Approfondimenti - Il Consiglio News Feed

Visualizzazione post con etichetta Russia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Russia. Mostra tutti i post

venerdì, aprile 29, 2011

Padania sbranata (seconda parte)

Il cinico gioco di Mosca (abbasso Gheddafi, lunga vita a Gheddafi) non è poi così difficile da capire: prima ha fatto intendere di voler scaricare il rais libico vietandogli addirittura l'ingresso nel paese e favorendo l'impantanamento occidentale in una lunga guerra di posizione, ora il Cremlino preme affinché questa guerra si allunghi il più possibile. La difficile situazione di Berlusconi non ha minimamente preoccupato il duo Putin-Medvedev.

Ed infatti a partire dal voto delle Nazione Unite sulla Libia la posizione di Arcore è precipitata. Il 18 aprile uno dei pezzi strategici più importati dell'arsenale del cavaliere è saltato: secondo il resoconto di Repubblica “Giuseppe Recchi è stato indicato nuovo presidente dell'Eni al posto di Roberto Poli, storico commercialista di Silvio Berlusconi, mentre Scaroni è stato confermato ad. Recchi, scelto personalmente da Tremonti, è uno stimato manager della multinazionale americana General Electric.”[*].

Sarebbe proprio Tremonti il “traditore”, come già a suo tempo segnalato da Il Consiglio (Si veda il post “La sfilata di Tramonti” del 1 giugno 2009), e come indicato dal titolo del pezzo di Repubblica (“Tremonti e l'allarme Usa sull'Eni «Col gas russo spinti troppo in là»”, 18 aprile 2011). Già nel 2008 Tremonti veniva segnalato dall'ambasciatore americano a Roma come “particolarmente convinto dell'esigenza di riequilibrare la politica energetica con i russi”.

Va da sé che una volta scollegata l'ENI da Berlusconi, anche l'entente cordiale tra il cane a sei zampe e Gazprom potrebbe presto entrare in un vicolo cieco.

Sino a ieri Scaroni aveva tenuto testa alle pressioni degli USA riguardo ai rapporti di ENI con i russi. Basti pensare che ancora a gennaio in una intervista su La Stampa, si concedeva il lusso di esprimersi senza mezzi termini riguardo alla possibile sinergia tra il progetto South Stream (portato avanti da ENI e Gazprom ma inviso agli americani) e quello del gasdotto Nabucco (caldeggiato dalla UE):

«C’è una parte “a terra” che potrebbe farli viaggiare paralleli, dalla Bulgaria in su. Un anno fa avevo pensato che si potessero ridurre gli investimenti con un tratto comune. Poi il tema è morto, perché il Nabucco non mi sembra avanzi. Non si può essere sinergici con chi non esiste».

(Scaroni: "Così ci siamo spiegati con l’America", La Stampa 11 gennaio 2011)

Ma oggi, dopo la defenestrazione di Poli e le pressioni di Tremonti rafforzate dalla debilitata posizione politica di Forza Italia, non sarebbe prudente scommettere sulla ripetizione di quelle parole. La posizione del ministro dell'economia è in ogni caso perfettamente coerente con il quadro geopolitico internazionale: tramontata la speranza di un sostegno russo, l'unica mossa che può in qualche modo aiutare ad arginare l'avanzata delle potenze economiche europee nel nord Italia evitando di essere sbranati senza opporre resistenza è quella di un riavvicinamento a Washington.

Meno comprensibile è invece la confusa virata verso Parigi che sta tentando Berlusconi (vedi la novità del coinvolgimento degli aerei italiani nei bombardamenti di Tripoli...) con il rischio di spaccare la sua stessa maggioranza che ora tenta di mettere il piede in troppe staffe dopo aver perso sia quella libica che quella Siciliana (si veda il post “Un cavaliere senza più staffe”): quella anglosassone (Tremonti), quella tedesca (la Lega) ed appunto quella francese.

Mosca dal canto suo non è da meno. Il nord Italia viene certamente visto dal Cremlino come facente parte dell'Europa sia dal punto di vista storico che da quello culturale. Immischiarsi nelle faccende del vecchio continente sarebbe visto da Francia e Germania come un ingresso a gamba tesa nella loro sfera di influenza. Al contrario il miglioramento delle relazioni con le due potenze europee fornisce a Putin il supporto necessario per allontanare la Nato dai suoi confini. Niente lacrime dunque sulla fine della luna di miele dalle parti di un ramo del lago di Como.

Diverso è il caso della Sicilia e del Sud Italia (Puglia in particolare), due aree dove il profumo d'oriente si respira ad ogni piè sospinto: i legami con Bisanzio prima e con la Russia zarista dopo non si sono mai del tutto spenti ed oggi ritornano prepotenti alla ribalta.

A questo proposito basti notare la recente acquisizione da parte di Lukoil del pacchetto di maggioranza della raffineria Isab di Priolo, la più grande in Sicilia (si veda il post “Nel segno dell'Ariete”, 28 febbraio 2011). Una mossa che regala una certa profondità strategica al centro del Mediterraneo Senza scordarci del nostro uomo al Cremlino (si veda il post del 2 dicembre 2010) che ora spinge anche la produzione agricola siciliana nella sua seconda patria (“I prodotti d'eccellenza made in Sicily sbarcano in Russia”, SiciliaInformazioni.com 22 aprile 2011):

Creare una piattaforma Sicilia - osserva Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Mosca e rappresentante in Russia del gruppo Intesa Sanpaolo - deve rappresentare il punto di partenza per attivare il rapporto di collaborazione tra mercato e aziende

Come hanno reagito i russi? “La Federazione russa e' ben felice di accogliere le aziende siciliane nel proprio mercato”: parola di Alexey Meshkov, ambasciatore russo in Italia... o in quel che resta di un'Italia fatta a pezzi.

--------------------------
[*] Un altro “americano” dopo Marchionne alla FIAT....

Leggi la Prima parte

[Continua a leggere...]

mercoledì, marzo 30, 2011

La croce del Presidente

La pulce nell'orecchio che mi mise l'amico Abate continuava a tarlarmi. Non che io fossi un esperto di croci e crocifissi, ma quell'oggetto posto tra i libri dell'ufficio di Raffaele Lombardo sembrava abbastanza familiare.

Esclusi subito che si trattasse della croce di S.Damiano, quella cara a S.Francesco D'Assisi per intenderci, difatti confrontando la conformazione si nota subito la loro differenza.

Decido così di mettermi alla ricerca su internet e dopo qualche minuto mi imbatto su un'oggetto ligneo decorato nella cui descrizione vi era scritto "croce di pentecoste" molto simile a quella posseduta dal Presidente.

Certo di aver trovato la strada giusta, approfondisco la ricerca e scopro che tale oggetto viene venduto su un noto sito di articoli religiosi dell'Ortodossia russa...

Fingendomi un cliente, invio un email al negozio allegando l'immagine che ritrae la foto della croce di Lombardo e chiedo se posseggono l'oggetto in questione. Dopo qualche giorno arriva la risposta: "abbiamo un articolo che gli somiglia", con sopresa noto che mi indirizzavano sempre alla "croce di pentecoste", la stessa scovata su internet che poi ho scoperto essere anche un link al loro sito.

Seguendo il filone e la linea secondo la quale nella libreria di Lombardo vi sarebbero dei testi che in qualche modo indicano la via politica che Lombardo sta percorrendo e ben consci dei sempre più stretti legami tra l'imprenditoria russa e la Sicilia (dalla Lukoil alla Windjet, passando per la Gazprom fornitrice del rigassificatore di Porto Empedocle e le visite della diplomazia di Mosca) si può ipotizzare che l'esposizione di quella croce russa (probabilmente donata in una delle visite) sia un messaggio per ribadire i rapporti speciali tra la Sicilia e la Russia.

Raffaele d'Agostino

[Continua a leggere...]

giovedì, dicembre 02, 2010

Il nostro uomo al Cremlino

Commentando sull'affare “wikileaks” durante una intervista per il Larry king Show sulla CNN, il primo ministro russo Vladimir Putin, dopo aver “pregato” i diplomatici statunitensi di essere più cauti con la loro corrispondenza, suggerisce che quei file siano stati creati con il preciso intento di raggiungere determinati scopi politici (“Our spies compare favorably to US ones” – Putin parries with King, RussiaToday.com 2 dicembre 2010).

E con questo la potremmo anche chiudere lì, con questi “wikileaks”. Solo che all'improvviso nella faccenda è stato tirato in ballo un certo Ciancimino, figlio del più famoso sindaco di Palermo.

Tanto per fare un po' di mente locale, vi ricordo che questo Cincimino è quella “gola profonda” che tutti scansano anche se non ne sanno il perchè. Si ricorderà infatti che costui è finito sulle pagine dei giornali per la storia del supposto tesoro del padre. Storia che non si sa bene dove sia arrivata. E di cui non si capiscono alcuni risvolti. Perché non succede la stessa cosa, per esempio, a Bobo Craxi? Con che soldi fa politica costui?

Ma lasciamo perdere, per ora.

Lo spunto per queste poche righe viene invece dalla strana domanda che i giornalisti hanno posto al Ciancimino dopo il moscio scoppio del petardo “wikileaks”:

Ciancimino, non esageri: dopo la trattativa Stato mafia, ora ci vuole spiegare pure la trattativa Putin-Berlusconi sul gas, non le sembra un po’ troppo? Ma il figlio dell’ex sindaco di Palermo spiega: “Io sono stato prima un protagonista e poi una vittima di quella trattativa. Wikileaks riporta la nota degli americani in cui si parla del mediatore italiano che parla russo? Tutti si chiedono chi sia. Bene, io “il mediatore” lo conosco bene, si chiama Antonio Fallico, e chi me lo ha presentato lo definiva ‘la chiave per Gazprom ‘” (Un siciliano fra Berlusconi e Putin. Ciancimino: “E’ Antonio Fallico”, LiveSicilia.it 30 novembre 2010)

Per qualche dettaglio su Antonio Fallico, l'uomo misterioso che tutti conoscono visto che si trova dedicati articoli su tutte le maggiori testate italiane oramai da anni, rimando ad altre pagine, come quella specifica del sito “Brontesi nel Mondo” (www.bronteinsieme.it).

Il punto qui è che se questi file sono stati preparati di proposito come suggerito da Putin, il riferimento al brontese illustre non può essere casuale.

Siamo sempre nel solito circolo: il tramite tra Berlusconi e la Russia è la Sicilia, nel senso che i russi trattano con Berlusconi perchè sono interessati alla Sicilia, dove hanno anche altri agganci. Il file di Wikileaks cita il particolare di Fallico per puntare il dito verso il più complesso disegno alle spalle di tutto.

Tornando a Ciancimino, ecco cosa aggiunge riguardo alle trattative sul gas:

Io l’ho conosciuto prima del mio arresto quando per primo avevo capito le potenzialità del business dell’energia e trattavo con Gazprom per importare il gas dalla Russia. Ero a un passo dalla conclusione, poi mi hanno indagato e l’affare se lo sono preso gli amici di Berlusconi”.

Così Berlusconi si è inserito di prepotenza in uno di quei legami tra Sicilia e Russia che dicevamo. E così Ciancimino ha potute dire apertamente il vero motivo dei suoi guai giudiziari, iniziati quando la sua Fingas stava per chiudere l'accordo con Gazprom sulle forniture di gas in Italia addirittura scavalcando l'ENI, avete capito bene (“L’uomo del gas” Il fatto quotidiano, 29 novembre 2010).

Bobo Craxi può dormire sonni tranquilli, visto che lui di gas non se ne intende.

Stiamo parlando di cose enormi. E su queste cose enormi a quanto pare Putin si fida più dei Siciliani che di Berlusconi, che per lui in questo caso è soltanto un ripiego.

Quale sia lo scopo politico degli americani qui ognuno può immaginarlo da solo, anche se non credo ci sia dietro tanto la voglia di difendere la Sicilia, quanto quella di preservare l'Italia unita.

Chiuso il semicerchio russo, vediamo ora di chiudere brevemente quello siciliano.

La storia della Singas è estremamente complessa ma caso (?) vuole che per un certo periodo il difensore di tal Gianni Lapis, socio nella stessa Singas e sospettato dagli inquirenti di essere prestanome del Vito Ciancimino, sia l'avvocato Palermitano Giovanna Livreri, di cui Il Consiglio si è già occupato (si veda il post “Il pecoraio ha versato il latte”).

Ebbene, la Livreri è anche uno dei più importanti referenti in Patria de L'Altra Sicilia, l'associazione sicilianista di Francesco Paolo Catania con sede a Bruxelles.

Il che ci fa scorgere tra i vari attori della vicenda se non un collegamento fisico continuo, per lo meno una sorta di collante ideologico. Un collante a tre gambe.

--------------------

Per i clamorosi dettagli politico-legali della vicenda rimando ad un'intervista che la stessa Livreri ha rilasciato a suo tempo a L'Altra Sicilia.

Altri dettagli sono contenuti nel post "Il bisogno del mito" ed articoli collegati in fondo, sempre dal sito de L'Altra Sicilia

Post correlati:
Il pecoraio ha versato il latte
A Bocca aperta

Nella foto in alto, Fallico insieme a Putin.



[Continua a leggere...]

domenica, novembre 14, 2010

Nuova Crimea

Il 14 febbraio del 2005 nelle strade di Beirut, grazie a 100 kg di tritolo, venne assassinato Rafiq Hariri, ex primo ministro dimissionario del governo libanese.

L'omicidio, oltre a ricordare quello di Falcone nelle modalità (in quel caso si trattò di 350 chili di dinamite, molto più potente del tritolo), lo ricorda anche per le conseguenze: la conflagrazione infatti catalizzò le forze politiche che giostravano (e giostrano) intorno all'area cardine del medio oriente facendole venire allo scontro aperto. Scontro che ha raggiunto il suo apice con la tentata invasione israeliana del libano nel luglio 2006.

Ancora oggi in occidente ci si chiede ipocritamente chi abbia assassinato il leader politico libanese, mentre sui giornali è già stato deciso che il colpevole doveva essere la Siria. Il fatto che Hariri stesso avesse più volte dichiarato pubblicamente che proprio la Siria era assolutamente necessaria alla protezione del suo paese contro Israele ed avesse allo stesso tempo rifiutato di implementare la legislazione anti-terrorismo caldeggiata dagli USA (come ricorda la wikipedia inglese, ma invece censura quella italiana) non viene minimamente ricordato.

Fallito il tentativo di rompere l'impasse con la violenza della ricordata invasione del 2006, il fronte occidentale ha cominciato a circuire Bashar al-Assad, il presidente siriano, con la promessa di aprire il mondo al suo paese, da tempo sotto embargo internazionale. Diversi articoli sui mezzi da guerra mediatica anglosassoni (The Economist, Financial Times, National Geographic) cominciavano subito a riabilitare l'immagine di quello che fino a poche ore prima era un stato canaglia tra i neuroni facilmente impressionabili di buona parte dei propri lettori.

Il processo di normalizzazione nelle relazioni USA-Siria lo scorso mese di ottobre (il 4 per l'esattezza) portava ad un contrattacco nel caso “Hariri”, con la Siria che all'improvviso spiccava dei mandati di arresto internazionali contro 33 rappresentanti governativi libanesi con la stessa accusa che questi gli avevano rivolto precedentemente (la responsabilità dell'assassinio di Hariri). I mandati ovviamente non hanno alcuna speranza di essere eseguiti, perché l'Interpol difficilmente li avallerebbe. Ma dal punto di vista politico rappresentano uno stravolgimento sia nei rapporti di forza interni libanesi, che in quelli più vasti dell'area.

Il momento in cui tutto questo avveniva, lo scorso ottobre, ha anche altri risvolti, poiché la richiesta emessa dai giudici siriani preludeva, facendone da supporto, alla visita ufficiale del presidente iraniano Ahmadinejad in Libano che sarebbe iniziata il 13 seguente e che poi si sarebbe rivelata un immenso successo diplomatico iraniano.

La Siria si sarebbe dunque presa gioco di Washington? Forse sì, forse no, perché se da un lato il segretario di Stato USA, Hillary Clinton, continua ad esprimersi con toni aggressivi (“Il comportamento della Siria non ha soddisfatto le nostre aspettative degli ultimi 20 mesi, e le azioni siriane non hanno soddisfatto li suoi obblighi internazionali”, AFP 12 Novembre 2010), dall'altro il senatore democratico Kerry, in visita a Damasco, “ha sottolineato il ruolo della Siria nel raggiungimento della sicurezza e della stabilità nell'area” (9 novembre 2010), in effetti mostrandosi ansioso di trovare un punto d'incontro.

Quello che però sembra di poter leggere tra le righe è che il rinnovato feeling tra Teheran e Damasco, teatralmente messo in mostra nell'occasione ricordata sopra, non abbia inciso sul riavvicinamento tra Damasco e Washington. La qual cosa dovrebbe stupire non poco, visto che non facciamo altro che leggere peste e corna sui “fondamentalisti” persiani.

Se però includiamo nel quadro l'improvviso calo nei rapporti tra Teheran e Mosca, che recentemente insieme a Pechino ha appoggiato nuove sanzioni dell'ONU contro l'Iran ed è tornata indietro sulla vendita di armamenti (vedi dichiarazioni Ahmedinejad del 4 novemnbre) possiamo cominciare ad intravedere qualcos'altro prendere forma, e cioè un incredibile riavvicinamento tra gli Stati Uniti e l'Iran in chiave anti-russa ed anti-cinese.

Ecco perché la Siria non è stato “punita” dopo la sua spavalda dimostrazione di supporto nei confronti dell' “amico” Ahmendinejad: Damasco rappresenta la principale leva che Obama sta utilizzando per centrare un impensabile colpo politico.

Un colpo che qualora fosse messo a segno, potrebbe riaprire una immensa ferita che dopo oltre 150 anni stenta a cicatrizzarsi, una ferita che nella Mosca ortodossa chiamano la “Questione orientale”, sfociata nel 1856 nella tremenda Guerra di Crimea, l'evento politico che più di ogni altri ha determinato il destino della Sicilia nel XIX e nel XX secolo, quando la sconfitta delle “terza Roma” ad opera di musulmani ed anglosassoni (questi ultimi sostenuti anche dalla cattolicissima Austria) aprì le porte all'avventura Garibaldina.


Due illustri sopravvissuti alla Guerra di Crimea: Checov e Tolstoy

[Continua a leggere...]

giovedì, marzo 11, 2010

La legge del 1971 è uguale per tutti

Sigonella sì, Sigonella no. Pochi giorni fa è spuntata la notizia secondo la quale 62 lavoratori siciliani stavano per essere licenziati dalla base americana situata nella Piana di Catania (“Licenziamenti nella base di Sigonella. L'assessore Capuana [a lato, ndr] scrive a La Russa.”, SiciliaInformazioni.com 4 marzo 2010)

La notizia di per sé diceva già tutto. Il numero non è tanto piccolo: ogni unità lavorativa locale, occupata per esempio nelle mense o in altre mansioni d'ufficio, fornisce supporto ad un certo numero di soldati USA. Anche solo ponendo il rapporto sulla scala di 1 a 10, avremmo una riduzione del personale di stanza in Sicilia di circa 600 unità.

Nulla di sorprendente, da tempo era stato segnalato come un accordo tra Russia e USA nel Mediterraneo avrebbe incluso anche la dismissione di Sigonella (si veda il post “Tutte le scarpe del presidente”). L'accordo è finalmente stato concluso (si veda il post “Il compromesso”), come segnalato dalle smancerie scambiate tra Lombardo e gli ambasciatori di Israele e Stati Uniti [*]. Sigonella dovrebbe quindi avere le ore contate.

Oggi arriva quella che crediamo essere la conferma di ciò attraverso una fonte che più autorevole non potrebbe essere su questo caso: il blog dello stesso Presidente Raffaele Lombardo che titola “La Regione vicina ai lavoratori di Sigonella”.

L'articolazione del post è difficile da fraintendere:

Questi lavoratori godono già di un diritto importante. Una legge nazionale del 1971, infatti, prevede che, in caso di dismissioni delle basi USA in Italia, i dipendenti sarebbero assunti nei ruoli dello Stato

Sigonella sì, ma vogliamo vederci atterrare aerei siciliani.

Acqua alta a Sigonella: gli americani ne approfittano per prendere il largo


--------------------------
[*] Corollario dell'accordo USA-URSS sembra essere la rinvigorita battaglia tra Miccichè e Lombardo (si veda il post “Il libro enigmistico”). Il primo sembra aver trovato nuovo supporto dai lealisti, che a questo punto non possono fare altro che buon viso al cattivo gioco di Gianfranco. Il secondo nel frattempo si era già preparato cominciando lo spostamento a sinistra.
[Continua a leggere...]

martedì, marzo 02, 2010

Il compromesso

La Sicilia è terra di equilibri. Non per vocazione culturale, ma per vocazione geografica: prospera tra le nazioni e soffoca tra le braccia degli imperi a causa della sua collocazione centro-mediterranea.

L'obiettivo politico dei siciliani è sempre stato quello di impedire le conquiste e le sopraffazioni. Non certo a causa di un qualche vago senso di giustizia. Semplicemente perchè il nostro popolo galleggia (letteralmente) sulle divisioni, sui confini. Sulle differenze culturali, politiche, economiche. E sul compromesso.

Un mondo di stati sovrani vuol dire una Sicilia forte. Un mondo di governi globali, unioni fraudolente (italiane o europee), imperi finanziari e missioni di “pace” non può che vedere una Sicilia in estinzione. Lo abbiamo visto con l'impero romano ieri, lo stiamo vedendo con l'impero anglosassone oggi..

In termini pratici, più sono le squadre in campo, più sono livellate le loro forze, più potere ha chi si trova al centro di quel terreno di scontro che è il Mare Mediterraneo. Non è casuale se all'opposto della decadenza vissuta nei periodi imperiali si possa collocare il periodo storico racchiuso tra esplosione islamica alla riconquista spagnola dell'Andalusia, periodo che avvolge il regno normanno di Sicilia, fiorito proprio nell'equilibrio di forze tra occidente cristiano ed oriente musulmano.

I cavalieri normanni in una prima fase hanno contribuito a bloccare l'espansionismo musulmano riconquistando la Sicilia. In un secondo tempo hanno poi impedito all'Europa cristiana di ricacciare indietro gli arabi rifiutandosi di partecipare alle crociate e precludendo a tratti la via marittima alle sante carovane che così erano spesso costrette a raggiungere la Palestina a piedi.

Il gioco è stato e sarà sempre lo stesso: troppo piccolo per cambiare le regole, il nostro minuscolo partito risulta negli equilibri decisivo nel decretare un temporaneo vincitore grazie al suo posizionamento strategico che ne moltiplica le forze.

Non possiamo permetterci nemici, ma solo potenziali alleati. Restando ferma la nostra identità, non possiamo permetterci il lusso di una guerra ideologica. E se vogliamo sopravvivere non possiamo neanche sceglierci gli amici: dobbiamo prendere quello che ci offre il mercato, con la giusta dose di cinismo.

Per gli estranei questa è una terra infida ed allo stesso tempo attraente per i suoi contrasti da quel cinismo derivanti, per i suoi sempre mutevoli confini, per le sue contaminazioni culturali dovute al continuo ruotare delle alleanze.

La vittoria della nostra terra consiste nel costringere gli altri al compromesso ed all'accettazione della nostra centralità mediterranea. Chi l'accetta è nostro alleato. Gli altri vanno combattuti ma non più di tanto: ogni volta che un duellante scompare, noi perdiamo qualcosa.

Esempio pratico di tutto questo è stata la recente visita a Palermo dell'ambasciatore di Israele in Italia, Gideon Meier, giunta al culmine di una serie di movimenti tesi a rilassare le relazioni tra USA e Sicilia dopo le tensioni derivate dal prolungato protettorato berlusconiano.

Il fulcro simbolico della visita può essere considerato l'invito da parte di Raffaele Lombardo ad alcune iniziative culturali:

Contiamo di coinvolgere il museo d’arte moderna di Tel Aviv nel progetto triennale Le città del Mediterraneo realizzato in collaborazione con la Regione Campania e presentato proprio ieri e di inserire questo sito nei venti musei di altrettante città del Mediterraneo che partecipano a questa iniziativa

La risposta dell'ambasciatore, dichiaratosi “molto contento di questo invito del presidente Lombardo, perché abbiamo parecchi temi sui quali poter lavorare insieme, anche in forza della lunga tradizione storica e culturale che accomuna i nostri popoli” è in fondo un implicito, seppur parziale, riconoscimento di quella centralità mediterranea (“Sicilia e Israele, a Palazzo d’Orleans incontro tra Lombardo e Gideon Meir”, Raffaele Lombardo Blog 23 febbraio 2010)

Senza contare il contro-invito rivolto da Meier a Lombardo relativo ad una visita in Israele: il Presidente siciliano non è stato invitato a cospargersi il capo di cenere di fronte al memoriale dell'olocausto, come conviene ai nemici sconfitti (si veda il post “Mi arrendo”), ma in occasione di un momento di celebrazione, particolare questo che prova come l'approccio non sia nato sotto gli auspici di Arcore.

L'incontro di Palermo viaggia su un binario parallelo a quello preso dai rapporti tra la Regione Siciliana e gli USA, un nuovo corso suggellato dall'accordo tra il “Ministero” dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana ed il Getty Museum di Malibù (si veda il post “La venere dei fannulloni”). Anche in questo caso i termini del confronto rendono implicito il riconoscimento del ruolo siciliano in seno al Mediterraneo, ruolo non più filtrato dalla cupola romana.

Questa nuova fase nel valzer delle alleanze geopolitiche va inserito nel più vasto contesto dei rapporti tra l'occidente e la Russia, rapporti che sembrano aver raggiunto un nuovo plateux con il sommesso abbandono da parte degli USA e della UE delle pretese imperiali nei paesi ex-sovietici. Chiaro esempio di ciò è stata la supina accettazione dei recenti risultati elettorali in Ucraina, dove l'elezione di Victor Yanukovich riporta le lancette indietro di qualche anno, a quando cioè la cosiddetta “rivoluzione arancione” spodestò lo stesso Yanukovich per installare un governo filo-occidentale. Persino l'Economist ha abbassato i suoi toni provocatori ed arroganti riconoscendo per una volta i fatti:

Victor Yanukovich è stato dichiarato il 25 febbraio il quarto presidente dell'Ucraina democraticamente eletto” (“Yanukovich's mixed blessing”, The Economist 27 febbraio 2010)

Si aggiunga a questo l'abbassamento di ali della Georgia, apprezzato così tanto da Mosca da convincere il Cremlino a riaprire i collegamenti via terra con Tblisi, ed il progressivo abbandono al proprio destino dei Kosovari, destinati a tornare presto all'ovile (Si veda il post "Giù la maschera").

Dall'altra parte rimane teso il rapporto con chi non vuole accettare una Sicilia libera nel nuovo ordine mondiale (leggi Francia, si vedano i post “C'est la vie” e “Intesa segreta”) o si deteriorano quelli con chi credeva, dopo averci aver aiutato, di poter fare di noi un sol boccone, come nel caso del signor Gheddafi [*], responsabile nei giorni scorsi di un gravissimo attacco contro la marineria siciliana (“I libici sparavano per ucciderci”, LaSiciliaWeb 1 marzo 2010).

Un sfuriata “compromettente”sulla quale costruire un nuovo accordo. Per il nostro bene.

Per la versione originale della foto a corredo, si veda il post "Il paramassone"

-----------------------------
[*] Per gli aiuti ricevuti da Tripoli, si veda il post “Il califfo nel pallone

[Continua a leggere...]

domenica, febbraio 07, 2010

Giù la maschera

Nel corso del documentario “Maradona”, il Pibe de oro discute con il regista serbo (Emir Kusturica) i motivi del ritardato intervento occidentale per fermare la disastrosa guerra che distrusse negli anni '90 la oramai ex Yugoslavia: il menefreghismo degli USA Diego lo spiega con la mancanza nei Balcani di petrolio.

La spiegazione non è però convincente: è vero che da quelle parti non vi sia granché nel sottosuolo, ma a quanto pare in un prossimo futuro del prezioso liquido ne dovrebbe scorrere parecchio in superficie.

I progetti sul tavolo sono almeno tre: da un lato il South Stream, proposto da ENI (Italia) e Gazprom (Russia), dall'altro il cosidetto AMBO (Albania-Macedonia-Bulgaria-Oil pipeline) e il Nabucco (oleodotto Turchia-Austria), ambedue caldeggiati dall'occidente.

Di questi quello che oggi sembra avere più possibilità di essere realizzato, malgrado gli uffici di Londra e Washington, è proprio il South Stream che lo scorso anno ha ricevuto il disco verde anche dalla Bulgaria.

I progetti concorrenti hanno trovato poco entusiasmo nella stessa Bulgaria ed in Asia Centrale (Nabucco) oppure si sono ritrovati dentro un vicolo cieco (AMBO)

Il tracciato di quest'ultimo prevede di portare il greggio dal Mar Nero sino al porto Adriatico di Vlora in Albania. A parte il punto interrogativo rappresentato ancora una volta dalla Bulgaria, il problema principale è dato dal destino di questo greggio una volta arrivati a Vlora: dall'altra parte si trova infatti la Puglia, il cui posizionamento politico sembra oramai destinato a ricalcare quello Siciliano, lontano dagli interessi occidentali.

Anche per questo l'enclave Kosovara sempre aver perso l'attenzione della UE, che ora sembra temporeggiare sul suo destino. In quell'enclave gli americani avevano piazzato una base militare, Camp Bondsteel, che a quanto pare doveva servire a sorvegliare quel vitale oleodotto.

Ora i russi rispondono creando un centro di coordinamento per le emergenze intorno all'aeroporto di Nis in Serbia, a suo tempo diligentemente bombardato dagli “alleati”, che ovviamente genera il sospetto di una base militare appena appena camuffata e strategicamente piazzata lungo il tragitto del South Stream.

Questa settimana l'Economist riprende l'argomento infastidito forse dall'impennata dell'attività di Mosca nell'area e preoccupato dal contemporaneo ritiro americano da Kosovo:

Dopo la guerra gli americani costrirono Camp Bondsteel, una base capace di ospitare 7000 uomini, in Kosovo. (...) Ci sono solo 1400 soldati americani lasciati nel Kosovo. Quando il numero totale di soldati guidati dalla Nato nel Kosovo scenderà dagli attuali 10000 ai pianificati 2300, Camp Bondsteel potrebbe chiudere per sempre. ("Base Camps", 4 febbraio 2010)

Chiaramente la breve vita della repubblica Kosovare rischia di giungere ad un precoce capolinea.

Dall'altra parte, in Serbia, dove è stato rinnovato e riaperto al traffico internazionale l'aeroporto Costantino il Grande di Nis, i preparativi fervono. Il settimanale britannico questa volta non riesce più a trattenersi e strappa la maschera agli infidi siciliani:

Windjet, una compagnia aerea low-cost italiana, ha appena iniziato i voli verso l'aeroporto di Costantino il Grande.

Sì, proprio Windjet, la compagnia di Antonino Pulvirenti presidente di quel Catania Calcio sulla cui panchina da poche settimane siede il serbo Sinisa Mihalovic (si veda il post “Panchine scottanti”).

La dipartita politica di Silvio Berlusconi (si veda il post “Mi arrendo”) con il suo viaggio a denti stretti in Israele ed il successivo annuncio dell'abbandono dell'Iran da parte dell'ENI (“Italy's ENI to pull out of Iran”, Washington Post 4 febbraio 2010), se da un lato potrebbe avere indebolito l'alleanza con Gazprom alla base della realizzazione del progetto South Stream, dell'altro ha lasciato liberi i siciliani di stabilire relazioni più dirette e proficue con Mosca.

Speriamo che la prestigiosa citazione sull'Economist non porti scalogna all'imprenditore siciliano.


Chi gioca veramente per il Catania?


---------------------
Non sempre le citazioni sul famoso settimanale di propaganda capitalista portano fortuna alle compagnie aeree. Si veda a questo proposito il post “A noi! Addis Abeba”.
[Continua a leggere...]

venerdì, dicembre 18, 2009

Assedio nella steppa

Termini Imerese è un fulcro intorno al quale si muovono tante leve ma come ogni fulcro rimane immobile ed indifferente. In equilibrio tra le diverse forze. Allo stesso modo, la questione di Termini appare enorme se vista alla distanza, con leve che sembrano muoversi da un continente all'altro. Ma quando poi ci si avvicina, ci si accorge che non c'è assolutamente niente e che alla fin fine il futuro della fabbrica FIAT per la Sicilia conta poco. Anzi, nulla.

Conta nulla perchè quella di Termini Imerese è una fabbrichetta marginale di un “business” in forte crisi che può essere sostituita in ogni momento. Basta la volontà politica. Conta nulla perchè nei fatti la questione della SicilFIAT non ha alcun risvolto economico o sociale. Essa è solo ed esclusivamente una questione politica.

I caroselli dei sindacati, le vuote e mai decisive “veline” diramate dall'azienda torinese, le ardite difese del Governo Siciliano e le repentine prese di posizione di uno Scajola qualunque, sono solo voti e baratto politico nella triangolazione Sicilia, Arcore, Europa.

Con i lavoratori dello stabilimento e dell'indotto a fare da ostaggio nelle mani di Berlusconi e dei suoi nemici globali. Palermo deve solo fare argine, perchè il tempo gioca a suo favore.

La questione ha preso quota all'interno delle trattative per l'acquisto di Opel da parte di una cordata russo-canadese appoggiata dal Primo Ministro russo Vladimir Putin.

In quel frangente Marchionne, anche lui interessato all'affare, nell'imminenza delle elezioni europee (si veda il post “Carburante elettorale”) ebbe buon gioco nel ricattare Silvio Berlusconi, al tempo più vicino a Raffaele Lombardo, minacciando la chiusura di Termini con relativa perdita di voti.

L'affare Magna (dal nome dell'azienda canadese decisa a rilevare la Opel dalla General Motors) andò avanti grazie al gradimento del governo tedesco e il Presidente del Consiglio italiano fu costretto a capitolare ed a discutere con Putin possibili compensazioni per FIAT in Russia.

In altre parole, da questo momento Marchionne (e tutto quello che gli sta dietro) sono alleati di Berlusconi che nel frattempo, dopo le scorse europee, si è riposizionato ad una certa distanza dall'MPA.

Il 7 ottobre 2009 Marchionne si incontra a Mosca con Putin, seguito pochi giorni dopo dal pecoraio, per dare corso agli accordi già presi da qualche tempo (si veda il post “Colpo di coda”). Malgrado questo il calvario dei lavoratori siciliani non è terminato in quanto ora la chiusura è minacciata non come schiaffo a Berlusconi ma su suo mandato. Un modo come un altro per tenere sulle spine Raffaele Lombardo e per non fargli alzare troppo le ali.

La posizione economica generale della Regione Siciliana non è poi tanto malvagia se si pensa ai rating delle varie agenzie di valutazione. Recentemente Moody's ha confermato un A1 mentre Standard and Poor's ha fatto lo stesso con il suo A+ : “secondo S&P, la forza dello statuto autonomo della Sicilia e' un fattore chiave per il rating.

Tanto per fare un confronto, la Grecia, la cui situazione è una delle più precarie dell'intera Europa, secondo la Standard and Poor's ha oggi un rating BBB+.

I greci però di farsi sbranare dai lupi delle banche occidentali non ne vogliono sapere e quindi, come aveva già fatto l'Islanda qualche mese fa, si sono giocati la carta orientale ed hanno sventolato in pubblico la predisposizione dei cinesi a coprire il debito ellenico tramite l'acquisto di 47 miliardi di bond che Atene emetterà il prossimo anno ("La sindrome cinese", La Repubblica 10 dicemnre 2009). In questo modo i levantini sperano di arginare il tentativo dei mercati finanziari di portare sempre più stati europei al fallimento in modo da farli cadere nelle mani dei burattini di Bruxelles.

Marchionne e Berlusconi a Termini stanno tentando una manovra simile, cercando di affamare di voti l'esecutivo siciliano per portarlo al collasso ed alla resa. Una manovra velleitaria con pochissime se non nessuna possibilità di successo, ma capace di causare comunque danni cosnsistenti.

A Palermo, dicevamo, non devono fare altro che temporeggiare nell'attesa della fine di quel cavaliere solitario e solo. Certo l'attesa può diventare noiosa, per cui qualche diversivo di tanto in tanto gli assaliti se lo concedono per tentare di arginare l'irruenza degli assalitori.

Ecco allora spuntare l'ipotesi cinese, secondo cui sarebbe la Chery a rilevare la fabbrica siciliana, a pochi giorni dalle rivelazioni ateniesi. E poi anche quella indiana.

Ma il messaggio principale non è destinato nè al lingotto né ad Arcore. E' tra le fredde steppe russe, a Mosca e tra i corridoi del Cremlino che il messaggio deve arrivare.

[Continua a leggere...]

domenica, novembre 08, 2009

Colpo di coda

Non bisogna mai aver timore dell'avversario. Ma nemmeno sottovalutarlo.

Ci si aspettava qualche bella sorpresa da Termini Imerese dopo gli improvvisi accordi tra Marchionne e Putin del 7 ottobre ed il susseguente viaggio di Berlusconi a Mosca, ed invece la FIAT insiste: niente autovetture assemblate in Sicilia e riconversione della fabbrica alla componentistica per trattori della Cnh.

Una decisione che sa di sberleffo, visto che proprio intorno alla Cnh si è giocato l'accordo tra il Lingotto ed uno degli occupanti del Cremlino (“Marchionne vola da Putin Accordo sui veicoli industriali” Corriere della Sera 8 ottobre 2009) [*].

Sarebbe la prima volta che il Presidente del Consiglio riesce a spingere un disegno anti-siciliano tra i corridoi del potere moscovita. E purtroppo questa non è l'unica notizia poco felice.

Il campionato di calcio è uno dei nodi principali del potere politico ed economico in Italia. Ogni spostamento anche minimo viene riflesso nell'andamento delle squadre coinvolte nei campionati professionistici.

L'anno passato siamo stati testimoni del riassestamento verso sud del potere calcistico quando l'alleanza tra Catania e Palermo (insieme ad altre società quali Lazio, Napoli, Sampdoria, Genoa, Udinese, Bologna, Milan e forse Juventus) riuscì a togliere terreno sotto l'allora presidente di lega Matarrese (si veda il post “Una cosa che andava fatta”). Non appena questi cadde, immediatamente il fratello pensò bene di vendere il Bari, giusto giusto risalito nella prima serie grazie agli auspici del gruppo in quel momento ai vertici.

Eppure... eppure oggi, dopo 12 giornate di campionato, qualche cosa non quadra. Come mai il Catania viaggia sommesso nelle ultime posizioni in classifica malgrado il suo potere in Lega sia aumentato a dismisura con il suo amministratore delegato (Pietro Lo Monaco) eletto consigliere insieme ai rappresentanti delle squadre elencate sopra?

Si potrebbe imputare tutto alla sfortuna o a scelte tecniche discutibili. Ma c'è da rilevare anche l'assoluto immobilismo della società che non prende provvedimento alcuno. Sostituendo l'allenatore ad esempio. Solo una triste rassegnazione.

Le solite coincidenze suggeriscono che potrebbe esserci dell'altro.

Lo scorso 3 novembre Antonino Pulvirenti, presidente del Catania Calcio, è stato accusato di evasione fiscale proprio in merito all'acquisto della società sportiva da Gaucci (“Pulvirenti accusato di evasione fiscale ”, LaSiciliaWeb 3 novembre 2009). Le motivazioni sono farraginose (il pacchetto di proprietà sarebbe passato attraverso una società intermedia per realizzare minusvalenze) e, dato lo stato del sistema giudiziario italiano e l'ambiguità delle leggi, sembrano indicare che la decisione del giudice, strategicamente piazzata a fine campionato (11 luglio), potrebbe essere squisitamente politica.

Ieri invece è toccato all'altra importante azienda dell'imprenditore etneo, la compagnia aerea Windjet. Un suo aereo in volo per Mosca è stato costretto ad un atterraggio in Bielorussia a causa di una crepa apparsa in uno dei finestrini della cabina di pilotaggio. La notizia è stata subito ripresa dai media nazionali (“Atterraggio forzato a Minsk di un volo Wind Jet dall'Italia”, Corriere.it, 7 novembre 2009).

Bisogna fare molta attenzione a gridare al lupo, ma è sempre quell'accavallarsi di coincidenze che salta all'occhio. Se però si accetta la tesi intimidatoria volta al ricatto politico (successo economico + successo sportivo = voti), una cosa è certa: non può essere casuale la scelta del volo, diretto in Russia.

Questo mirino puntato ad est ci ricollega ai fatti di Termini riportati sopra. Rendendo più pressante l'interrogativo sul cosa sia cambiato a Mosca.

Le voci circa un “raffreddamento” dei rapporti tra l'attuale Presidente della Federazione Russa, Dimitri Medvedev, ed il suo predecessore si susseguono dalla scorsa primavera, quando all'improvviso il primo rilasciò una intervista ad un giornale notoriamente critico dell'operato di Putin, il "Novaya Gazeta", nella quale si strizzava parecchio l'occhio ai liberali (leggi occidente). Intervista che la sua portavoce, Natalya Timakova, allora dichiarò “un’autonoma decisione del presidente” (cioè contraria al parere di Putin) aggiungendo che “Rilasciando questa intervista, il presidente vuole esprimere il suo supporto morale al giornale” (“Medvedev si smarca da Putin aprendo alla stampa e parlando di libertà”, L'Occidentale 16 aprile 2009).

Nei mesi seguenti abbiamo effettivamente visto sempre più in giro tra le pagine dei giornali Medvedev e sempre meno Putin. E dietro il fumo pare si celi anche l'arrosto. E' stato lo stesso Medvedev a trattare con Washington la fine del progettato scudo anti-iraniano (ed anti-russo) nell'Europa dell'Est (si veda il post “Tutte le scarpe del Presidente”), apparentemente assicurando in cambio un certo appoggio nel confronto con l'Iran.

Una frattura dove si potrebbe essere insinuato velocemente il nostro caro Silvio piazzando un tremendo colpo di coda. Si provi ad immaginare: che altro poteva fare, il caro Silvio, se non spiegare all'amico Vladimir che se non avesse ottenuto ascolto da lui non avrebbe avuto altra scelta che andare a bussare a Dimitri?

Rimane da capire quanto il Presidente russo voglia strizzare l'occhio ai liberali (leggi sempre “occidente”). Le ultime dichiarazioni trapelate dopo l'apparente rifiuto iraniano all'arricchimento in Francia dell'uranio necessario ai suoi reattori risultano abbastanza ambigue da risultare rassicuranti per la Sicilia:

"Non vorrei che tutto ciò si concludesse con l'adozione di sanzioni internazionali, poichè le sanzioni, come è noto, sono una strada in una direzione molto complessa e pericolosa. Ma se non ci saranno passi avanti, nessuno può escludere un tale scenario"

Parole che sanno di temporeggiamento lasciando aperta la speranza che tutto torni al suo posto e che la frattura russa sia solo dovuta ad una questione interna e non a divergenze ideologiche più profonde che dilanierebbero l'intero fronte orientale.

Perchè una cosa deve essere chiara a tutti: l'unico destino possibile per la Sicilia è ad oriente. Qualunque altra direzione risulterebbe fatale al nostro Popolo. Ogni volta in cui la Russia vacilla i contraccolpi arrivano amplificati al centro del Mediterraneo, ma se la Terza Roma riuscirà a ricomporsi anche noi alla fine ne usciremo rafforzati.


Berlusconi e Putin indossano il salvagente per cercare di rimanere ancora a galla


Aggiornato il 9 ottobre 2009
------------------------------
[*] Per ricapitolare, ricordiamo che la sorte di Termini Imerese sembrava legata alle trattative di Berlino che vedevano la FIAT contrapposta ad una cordata russo-canadese per l'acquisto di OPEL. La FIAT ne uscì sconfitta e finalmente scoprì le carte ammettendo che quella sconfitta avrebbe significato al fine della fabbrica siciliana (da notare come questo fosse il contrario di quanto fatto trapelare in precedenza, e cioè la notizia secondo cui se FIAT avesse acquistato Opel, Termini avrebbe chiuso). Ma ora il gioco di Berlusconi si fa più chiaro: il suo mancato supporto in quel frangente alla casa automobilistica torinese ha forzato Marchionne a pagare dazio ad Arcore, ed ora il pecoraio può minacciare i ribelli siciliani.
[Continua a leggere...]

mercoledì, ottobre 07, 2009

I segreti di Pulcinella

Il momento di cominciare a fare trapelare anche sui media ufficiali i dettagli su quello che sta accadendo in Italia dietro le quinte è arrivato.

Le recenti aggressioni nazionali ed internazionali a Berlusconi, per una volta finalmente efficaci, hanno causato una accelerazione degli eventi la cui prima conseguenza di un certo peso è stato l'avvio della formazione del PDL Sicilia a Palermo da parte degli uomini vicini a Miccichè (vedi il post “Vota Stefania”).

Questo inaspettata novità del “PDL Sicilia” probabilmente non è altro che un ripiego, essendo venuti a mancare i tempi tecnici per la formazione di un vero Partito del Sud. Cosa questo voglia dire lo possiamo intuire dalla ricaduta dei detriti di fango precipitati sui siciliani a Messina: la Sicilia potrebbe andare avanti per la sua strada arrivando persino a dichiarare quella indipendenza che ha già nei fatti, ma che non ha esplicitato per poter continuare a lavorare per la liberazione del Sud.

Sintomatiche a questo proposito le parole di Bertolaso di fronte al disastro messinese (“Messina, la Sicilia e il Meridione di serie B”, SiciliaToday.net 3 ottobre 2009):

“Siamo in Sicilia, c'è una protezione civile siciliana, noi da domani andiamo via”

Ma torniamo subito a quel “trapelare dei dettagli”. Qualche mese fa nel trattare gli eventi del subcontinente indiano abbiamo fatto riferimento alla situazione dello Sri Lanka, isola di notevole importanza per lo sviluppo infrastrutturale dell'oceano indiano.

Il parallelo con la Sicilia va ben oltre l'aspetto geografico e la funzione di hub che la nostra isola si appresta a ricoprire per il Mediterraneo.

Nella vittoriosa lotta contro la guerriglia terrorista interna dei Tamil[*], il governo di Colombo ha trovato il supporto economico e militare di India, Cina e Russia (vedi il post “L'ingresso dell'India”).

La cosa era risaputa e persino ovvia, ma i media occidentali evitavano accuratamente di riferire la cosa per chiari motivi propagandistici. Non appena la guerra civile si è conclusa gli altarini sono stati invece scoperti in modo da poter accusare strumentalmente il governo cingalese di connivenza con regimi totalitari ed antidemocratici (segnatamente Cina e Russia).

In Italia il sentore della presenza sul campo di paesi stranieri “non alleati” è stato negli ultimi anni sempre più forte anche se stranamente nessun analista si è mai azzardato a dire qualcosa. I motivi, al solito, sono prevalentemente propagandistici, sia dall'una che dall'altra parte: l'opinione pubblica ha un peso rilevante in questi eventi e di deve cercare in tutti i modi di manipolarla.

Nessuno però, per quanto ci si sforzi, potrà mai spiegare con forze interne o anche “alleate” alcuni fenomeni verificatisi nel Bel Paese, quali la rivolta di Pianura contro il piano rifiuti del governo, occasione nella quale ricordiamo anche la sinistra si schierò con Bertolaso [**]. O le strane ed ordinatissime fughe dal centro accoglienza di Lampedusa.

Fenomeni intorno ai quali non abbiamo sentito il solito puzzo anglosassone che circonda casi come quello dell'omicidio Moro, della strage di Ustica o del rampimento di Abu Omar.

Ora, visto il precipitare e soprattutto l'irreversibilità degli eventi, i primi sussurri riguardo la presenza “attiva” in Italia dei servizi segreti di paesi quali la Russia o la Libia vengono fuori. Essi infatti serviranno a posizionare di fronte all'opinione pubblica lobotomizzata dell'occidente la Sicilia (ma anche il resto d'Italia se non riescono a sbolognare anche Tremonti) tra i cattivi, alleata di regimi dispotici e reazionari (nonché sovrani, ma questo particolare verrà taciuto).

Ieri (6 ottobre) il Corriere della Sera ha pubblicato delle indiscrezioni circa l'aiuto apparentemente chiesto dal premier Silvio Berlusconi ai servizi segreti di “una potenza amica non alleata”.

Non alleata significa senza dubbio “non occidentale”, mentre per amica deve probabilmente intendersi “amica del premier”. Non possiamo non pensare alla Russia, con la Libia subito dopo a pochissima distanza.

Questo aiuto sarebbe dovuto arrivare per difendersi dal complotto anti-italiano ordito dai cosidetti “alleati” [sic!]. Ma non sembra credibile che ci si possa riferire solo agli eventi dell'ultimo mese: non è così all'improvviso che si possa creare una rete di agenti capace di mettersi subito in azione. Questa rete operativa deve esistere da lungo tempo ed avere degli appoggi forti sul territorio che si sono potuti instaurare, per quanto riguarda la Sicilia, a seguito dell'abbattimento avvenuto negli anni '90 del capillare sistema di controllo mafioso. Tanto forti, ad esempio, da convincere Obama ad abbandonare la protezione della base di Sigonella contro i missili di Mosca (vedi il post “Tutte le scarpe del presidente”).

Evidentemente quel territorio è già definitivamente perso.

---------------
[*] Guerriglia Tamil solo in apparenza, visto che l'esercito delle tigri del Tamil non era altro che un'operazione dei servizi segreti americani ed inglesi.

[**] E per chi ancora pronuncia il nome della camorra invano, consiglio il post “Spazzatura d'occidente”: è stato proprio il Procuratore Antimafia Piero Grasso a legare la costruzione dei termovalorizzatori con gli affari illeciti connessi al ciclo dei rifiuti. Quale miglior soluzione dell'incenerimento potrebbe esserci per nascondere definitivamente un rifiuto tossico...

[Continua a leggere...]

lunedì, settembre 28, 2009

Tutte le scarpe del presidente

Quei cattivoni fanatici degli ayatollah iraniani pensavano di fregare l'occidente. Credevano di potersi permettere di costruire reattori nucleari segreti. In un mondo in cui persino gli aghi persi in un pagliaio sono sotto controllo, loro si costruivano il reattore nucleare di nascosto.

La clamorosa Scoperta da parte dell'intelligence [sic!] americana, malgrado come sempre l'Iran si dica pronto a “fissare ispezioni con AIEA”, ha scatenato un'ondata di psico-indignazione sui giornali telecomandati e tra la popolazione lobotomizzata. Essa (la Scoperta) avviene come al solito in un momento sin troppo appropriato dal punto di vista propagandistico. Un momento in cui l'occidente più fanatico, anche grazie alla “glasnost” di Obama, ha preso in rapida successione due scarpate in testa più umilianti e precise di quella che l'anno passato mancò di un soffio George W. Bush.

Il primo tacco da cosacco in faccia arriva a proposito di un altro sito nucleare iraniano, quello ben conosciuto di Bushehr, per il quale l'agenzia per il nucleare civile russa (Atomenergoprom) sta per completare i lavori. Il combustibile nucleare è stato consegnato a Teheran già a gennaio e, secondo l'agenzia di stampa moscovita Rianovosti, “di norma, il combustibile nucleare viene consegnato ad un impianto nucleare sei mesi prima di entrare in funzione” (“Russia completes automated control system for Bushehr NPP”, 23 settembre 2009). Vale a dire, la centrale sta per entrare in funzione ed il cappio economico stretto al collo della nazione mediorientale sta per allargarsi.

La seconda pesantissima scarpa (anzi, scarpone) a colpire nel segno riguarda l'applicazione dell'accordo tra il Cremlino e Washington (vedi il post “Due stratagemmi”) a seguito del quale la settimana passata l'amministrazione USA ha cancellato il programma GBI (Ground Based Interceptor), ovverosia il piano dell'era Bush per uno scudo spaziale piazzato in Europa orientale come difesa (dice l'ufficialità) da un possibile attacco missilistico iraniano all'Europa ed agli Stati Uniti.

La psico-cacarella globale è stata organizzata per bene ed è in fondo anche tenero osservare il dispiegarsi di questi attenti preparativi attraverso le pentole senza coperchio esposte da quella strana ed improvvisa visita di cortesia fatta da Bill Clinton (marito di Hillary, il vero nemico di Obama) al carissimo amico nordcoreano Kim Jong II.

Il 25 maggio scorso il mondo era stato scosso dalla notizia della registrazione di un terremoto di magnitudo 4.5 in Corea. Senza pensarci due volte, le agenzia globali hanno parlato di test nucleari (Corea del Nord, nuovo test nucleare. Obama: «Minaccia per la pace», Corriere.it)

Il 4 luglio poi, senza farsi tanti problemi e malgrado le proteste cinesi, partono una serie di missili balistici con una gittata da 500 km che lambiscono il Giappone.

Risultato? La già ricordata visita festosa di cortesia con scambio di ostaggi del 4 agosto scorso (“In Nord Corea «graziate» le due giornaliste Usa”, IlSole24ore.com), esattamente un mese dopo la performance missilistica. Niente stracciamento di vesti per le strade di New York, niente articoloni sui maggiori quotidiani in questo caso. Anzi, secondo la stampa anglosassone l'unico motivo di preoccupazione risiede nel fatto qualcuno potrebbe copiare i coreani (“Will Russia and China pitch in?”, The Economist 10 settembre 2009):

“La dichiarazione del dittatore nordcoreano di stare ora sperimentando una seconda via alla bomba basata sull'urianio potrebbe meritare appena una scrollata di spalle [cioè, nessun pericolo in questo caso: come sono state scelte con cura le parole, ndr]. Eppure essa contiene un messaggio urgente per il mondo” poiché l'azione di Kim Jong II “sta incoraggiando altri che hanno ambizioni nucleari a pensare che anche loro potrebbero passarla liscia” [un “anche” che sta a significare che proprio la Nord Corea la passerà liscia, visto che il permesso lo ha ricevuto da qualcuno a Washington, ndr].

E chi mai potrebbe essere incoraggiato? “In questo momento ciò significa l'Iran”: e ti pareva.

Con tutti i suddetti preparativi alle spalle, il tempismo della notizia della centrale segreta iraniana diventa ancora più sospetto. I “falchi” con questa manovra stanno smontando di fronte all'opinione pubblica americana la politica estera di Obama che sembra lasciare campo libero al millantato attacco intercontinentale iraniano oggi contro Israele, domani contro l'Europa e dopodomani addirittura contro gli USA.

La realtà dei fatti è però lontana da questi scenari, tant'è che sino ad oggi la tecnologia militare persiana potrebbe forse permettere di colpire Israele (e ripeto forse), mentre obiettivi più lontani sono pure e semplici congetture basate non si sa su cosa.

E questo non lo dicono i siti cospirazionisti o anti-americani, ma lo stesso Congresso statunitense. Da un recente rapporto del CBO (Congressional Budget Office) sulle opzioni per la difesa missilistica europea (“Options for Deploying Missile Defenses in Europe”, febbraio 2009) è possibile apprendere che il missile a più lunga gittata disponibile con certezza in Iran è lo Shahab-3, con una raggio d'azione di 1300 km: appena appena capace di toccare Israele [*].

Per quanto riguarda gittate più lunghe, vi sono in circolazione solo rapporti poco precisi e nessuna conferma di eventuali test coronati di successo. Anzi, tutti i test di cui si ha notizia sarebbero falliti miseramente.

La “minaccia” iraniana è quindi quasi interamente fumo.

La verità sull'arrosto dello scudo spaziale europeo (GBI) è un altra, ed in fondo la sappiamo bene: esso sarebbe servito per neutralizzare gli armamenti missilistici russi e per dare agli USA una supremazia totale sullo scacchiere internazionale (supremazia comunque legata ad un successo in Afghanistan, oramai fuori dalla portata del Pentagono).



La figura qui sopra indica in blu lo spazio che sarebbe stato “protetto” dallo scudo spaziale contro attacchi missilistici iraniani (in rosso quello non “protetto”). Come è facile vedere, la copertura comprende anche l'intera Russia occidentale sino a Mosca. Più che una protezione sarebbe più giusto definirlo un “controllo”, infatti è lo stesso Economist ad ammettere che “la perdita del radr ceco riduce l'abilità dell'America di spiare in profondità all'interno della Russia” (“Shooting down a plan”, The Economist 24 settembre 2009).

Esaminando la figura si nota anche come il Mediterraneo orientale non sia coperto dal sistema. Questo si può comprendere facilmente: appena ad est della Sicilia comincia il regno di Israele e di quello che ai tempi del primo mandato di Bush era un fedele alleato: la Turchia.

Nel nuovo sistema pensato dall'amministrazione dell'era Obama, ci si è “accorti” che forse la minaccia iraniana non è poi così vicina, e per il momento si può fare a meno dei radar terrestri nell'Europa orientale. Il nuovo sistema si baserebbe su degli “intercettatori” mobili localizzati su di un tipo di navi chiamato “Aegis” (circostanza questa confermata dal citato articolo dell'Economist che utilizza lo stesso rapporto del CBO come base).

Il rapporto del CBO indica quale dovrebbe essere la localizzazione delle navi (quadratini rossi nella figura a lato). Questa localizzazione è particolarmente interessante. L'area protetta dalle navi è rappresentata da un ventaglio che si apre in direzione opposta a quella di provenienza dei missili. Ebbene, non vi sono navi piazzate nel Mediterraneo meridionale.

Per capire cosa questo significhi osserviamo la figura seguente che rappresenta la copertura (area blu) data dalle navi indicate prima:



La Sicilia e buona parte del sud Italia non saranno coperti (o meglio “controllati”) dalle difese antimissilistiche americane piazzate ufficialmente contro un poco realistico attacco iraniano, ma chiaramente proiettate contro il braccio militare di Mosca.

Il rapporto verso la fine si arrende e confessa questa proiezione quando verifica la possibilità di neutralizzare attacchi russi (vedi pagine 46-47), ma evita di mostrare la reale copertura nel Mediterraneo con l'utilizzo del sistema di navi Aegis ora previsto. E' facile però capire come la mancanza di una nave posizionata nel basso adriatico o nello Ionio significhi la mancata “copertura” di Sicilia e Sud Italia.

Passando alla nostra situazione locale, bisogna ora analizzare i cambiamenti che questo accordo tra Mosca e Washington porta alla Sicilia.

Gli americani stanno di fatto rinunciando a proteggere Sigonella, mentre prevedono di rimanere presenti nel nord Italia (una delle navi dovrebbe essere posizionata nel Nord Adriatico) [**].

A Sigonella (per la precisione a Niscemi) i piani di Bush prevedevano (e prevedono) il piazzamento del MUOS, o Mobile User Objective System, un “sistema di comunicazione satellitare ad altissima frequenza (UHF) delle forze armate USA che integrerà comandi, centri d'intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota, ecc., con l'obiettivo di perpetuare la superiorità offensiva degli Stati Uniti d'America” (“Sorgerà a Niscemi la stazione terrestre USA del piano di riarmo spaziale MUOS”, Megachip.info, 11 settembre 2008). In pratica il futuro delle comunicazioni militari americane.

Il sistema globale prevede la presenza di un totale di quattro basi. Oltre a quella siciliana, una è stata piazzata alle Hawaii, una in Virginia (USA) ed una in Australia.

Anche ipotizzando la presenza di altri sistemi balistici di difesa nell'isola a noi sconosciuti, non sembra credibile che il Pentagono possa accettare di lasciare un centro operativo di tale importanza strategica sotto la minaccia di un attacco missilistico russo.

Le conseguenze del nuovo accordo firmato da Obama e Medvedev non tarderanno a farsi sentire anche da noi, in quanto il progetto del MUOS di Niscemi potrebbe a questo punto essere cancellato e l'auspicato ritiro americano dalla Sicilia diventare realtà.

Che possiamo farci. Vorrà dire che, privi della amorevole protezione della Nato, nelle calde notti estive staremo trepidanti a scrutare il cielo in attesa di vederci piovere addosso i missili intercontinentali armati di testata nucleare degli ayatollah iraniani.

Allah uh Akbar.

Post correlati:
Cime tempestose
Due stratagemmi
Saggezza orientale
Il paramassone
Pericolo di crollo
Fuori dai piedi

---------------------------------
[*] Oggi il sito del Corriere della Sera ha pubblicato un falso clamoroso affermando che “sono stati lanciati prima missili Shahab 1 e 2 con una gittata compresa tra i 300 e i 700 km e successivamente gli Shahab 3 che, con una portata di 2 mila km, sono in grado di raggiungere Israele e le basi Usa nel Golfo.” (“Iran: lanciati razzi a lungo e a medio raggio alle esercitazioni militari”, 28 settembre 2009)

Vediamo invece cosa dice il rapporto del Congresso americano:

“Lo Shahab-3 è un missile a stadio singolo ed a carburante liquido con una gittata massima stimata in 1300 km.” (...) “Quella variante, designata come Shahab-3A, si crede abbia una gittata massima stimata in circa 1700 km. Un rapporto di intelligence del 2006 concludeva che lo Shahab-3A era ancora in fase di sviluppo e non ancora testato in quel momento.”

L'articolo del Corriere tenta di fare confusione tra lo Shahab-3 ed il 3A, un missile di cui non si hanno notizie precise circa il sua effettiva funzionalità, e senza dimenticare che comunque anche in questo caso la portata massima sarebbe di 1700 km e non di 2000 km. La gettata di 2000 km dovrebbe essere raggiunta dai missili Ashura, per i quali “alcune agenzie di stampa indicano che un test privo di successo è stato effettuato nel novembre 2007”. Insomma, ci piacerebbe sapere che fonti usa il Corriere e come mai sente il bisogno di creare tanta confusione.

[**] Previsione tutta da verificare, dato che presto francesi e tedeschi tenteranno con tutti i mezzi di dare il ben servito agli americani anche dal nord Italia, malgrado i giochetti di Berlusconi che tenta invece di tenerseli stretti in Padania per rimanere in equilibrio sull'isolotto di Arcore accerchiato da pescecani affamatissimi.

[Continua a leggere...]

mercoledì, settembre 23, 2009

La tempesta

In questi giorni di piogge torrenziali, la tempesta in un bicchier d'acqua su Baarìa non riesce a placarsi.

Il ministro della pubblica amministrazione Brunetta, non si sa a che titolo, sproloquia anche lui sulla questione dei finanziamenti ai film:

“Lo Stato deve finanziare la cultura ma mescolare cultura e spettacolo è un imbroglio” “Io dico: non diamo un euro ai film, si arrangino”.

Sembrano le farneticazioni di un cretino, ma Tornatore ha capito dove è puntato il mirino e risponde a tono confermando la nostra impressione (Tornatore: “Il costo di Baarìa è stato gonfiato”, SiciliaInformazioni.com 23 settembre 2009):

“Brunetta non sa di che parla”, dice Tornatore, “la sua è una visione malata”

Il fatto è che di pari passo agli attacchi al regista siciliano sono di colpo ri-esplose altre due vicende che avevamo già collegato con un leggero fil di fumo al set co-finanziato dalla Regione Siciliana, da un magnate tunisino e da Berlusconi (vedi il post “Peppuccio il mangiapreti”): la saga del partito del sud e quella degli assalti vesco-vili alle mura di Arcore.

Dopo la vicenda “Boffo” la stampa estera aveva sottolineato come l'affondo della Cei non significasse automaticamente una divergenza tra il Papa ed il presidente del consiglio. Ad esempio secondo l'Economist il Papa avrebbe espresso fiducia nei confronti dei vertici della stessa Cei “per calmare i rumori circa le differenze tra il Vaticano ed i vescovi italiani sulle loro critiche circa la vita privata del primo ministro” Ma, nota ancora il settimanale inglese, “Il giornale del Papa, L'Osservatore Romano, non ancora profferito una parola di censura.” (“Superman strikes back”, 3 settembre 2009)

La conferma di queste divisioni interne alla Santa Sede è arrivata pochi giorni dopo, quando Ratzinger, forse in modo un po' incauto, sbotta in pubblico puntando il dito senza esitazioni:

Si soffre anche nella Chiesa, «come nella società civile», perché molti «lavorano per se stessi e non per la comunità» (...) Il Papa ha ricordato che «Gesù è venuto nel mondo per servire» ed ha dunque esortato i vescovi ad essere «servi» fedeli, prudenti e buoni. (Corriere.it, 13 settembre 2009)

Il 21 settembre però Bagnasco ha rincarato la dose, attaccando il governo su più fronti. Dall'etica, alla crisi economica, alla scuola, all'informazione etc etc. (“Cei, Bagnasco durissimo: "La Chiesa non si fa intimidire né coartare. Occorre sobrietà nella politica", SiciliaInformazioni.com).

Insomma un insieme di argomenti che sono in campo da 40 anni e che non giustificano una presa di posizione tanto secca ed improvvisa contro il leader politico italiano che più di ogni altro nella pratica ha aiutato la chiesa almeno dai tempi di Moro.

A rompere il muro del silenzio sulle vere motivazioni finalmente forse ci ha voluto pensare Paolo Guzzanti che ieri non solo ha profetizzato la caduta del pecoraio, ma ha addirittura fatto uno strano collegamento. Prima ha dichiarato che “la Chiesa, dopo aver a lungo dibattuto, sembra orientata a far mancare il suo appoggio al presidente del Consiglio per i suoi comportamenti privati e pubblici e per la vicenda Boffo.” aggiungendo che “non solo la Cei, ma lo stesso papa Ratzinger dice di aver superato la soglia del sostenibile”. Poi è passato al piano internazionale discettando dei rapporti con USA ed Israele. In questo caso “I rapporti personali e privati, nonché pubblici ed economici con Putin sono al centro del problema” ("Entro la fine dell'anno Berlusconi cadrà", IlPolitico.it).

La combinazione di questi eventi, porteranno giù il leader del PDL.

Rimane sempre da chiedersi se sia mai pensabile che la Chiesa per via di un mezzo direttore di Avvenire e di qualche donnicciola dai facili costumi possa convincersi a scaricare un prezioso alleato. Vogliamo forse credere che non sapessero cosa egli facesse nelle sue notti brave?

Insomma, il problema è Putin anche per i Vescovi? E perchè mai Putin dovrebbe essere un problema per il Vaticano?

Intanto in Sicilia Raffaele Lombardo sembra (ripeto: sembra...) gettare acqua sul fuoco abbracciando idealmente Boffo: “Solidarizzo pienamente con lui e se il mio Movimento, quello che sara' il Partito del Sud di domani, avesse le risorse per poterlo fare ingaggerebbe Boffo immediatamente.” Un abbraccio un po' troppo anticipatore direi. Un abbraccio che punta dritto al Partito del Sud.

Anzi. Visto quello che sta combinando Miccichè con la formazione dei gruppi autonomi in vari ambiti politici locali, la cosa vista a posteriori diventa una anticipazione sottilissima: che sia proprio questo Partito del Sud la vera causa dell'onda abbattutasi sul povero giornalista?

I gruppi di Miccichè non sono altro che il nucleo di quel Partito del Sud, e dato che non sembrano essere arrivati segnali di contrarietà da Arcore malgrado i mal di pancia di certi colonnelli lealisti, si direbbe che un cenno di assenso dovrebbe essere arrivato proprio da lì.

La Sicilia che si sta venendo a formare è forse un po' troppo “orientale” per i gusti di Bagnasco?

Rimproverando i Vescovi, Benedetto XVI ha anche detto che certuni “lavorano per se stessi e non per la comunità”. Cioè, traducendo, cercano la loro gloria terrena a breve termine e non quella della Chiesa tutta, che necessita di tempi molto più lunghi.

I Vescovi hanno fretta di condurre in porto una certa operazione politica a modo loro per averne la gloria subito, mentre il Papa, saggiamente, chiede prudenza poiché certi cambiamenti potrebbero richiedere secoli.

Le domande a cui rispondere sono tante, ma la sensazione che l'operazione politica in questione riguardi il Regno di Sicilia diventa sempre più tumultuosa.

[Continua a leggere...]

sabato, luglio 11, 2009

Due stratagemmi

Il politico di primo piano non parla mai a vanvera. E Silvio, pur essendo un paramassone prestato alla politica, sa il fatto suo.

In più il Presidente del Consiglio ha la capacità di lanciare messaggi, minacce e stilettate confezionandole in piccoli “sketch”. Banali all'apparenza, ma con il potere di fare imbufalire i destinatari dell'affondo facendoli sentire sbeffeggiati dal contesto.

Lo abbiamo visto sia nel caso dell'abbronzatura di Obama, che quando pochi giorni fa ha ribadito la sua decisione di insistere nelle politiche anti-occidentali (vedi il post "Il nano, il sardo ed il cattivo").

Durante il discorso di presentazione del G8 dell'Aquila ne ha combinata un'altra delle sue. Si è intestato il merito degli accordi sul disarmo nucleare raggiunti recentemente tra Obama ed il presidente russo Medvedev, sostenendo che il miglioramento dei rapporti tra USA e Russia «premia gli sforzi dell'Italia» (“Berlusconi lancia le sfide del suo G8”, Corriere.it 8 luglio 2009).

Peccato che sia stato lo stesso Medvedev a smentire, almeno apparentemente («Gli Usa non sono più intransigenti, Con Obama soluzioni possibili», Corriere.it 5 luglio 2009): «Noi contiamo sul suo aiuto e sul suo sostegno di amico. Ma questo non vuol dire che comunichiamo con gli altri Paesi attraverso l'Italia e il capo del suo governo».

Una sbruffonata del Cavaliere o una calcolata provocazione?

Indiscrezioni provenienti da oltre oceano sembrano puntare verso la seconda ipotesi (“Berlusconi fa infuriare George Soros”, SiciliaInformazioni.com 8 luglio 2009):

Parrebbe che George Soros (79 anni il prossimo 12 agosto), il finanziere filantropo e multimiliardario capofila del cartello dei grandi sponsors finanziari - supporters politici “liberal”- del Presidente Barack Obama, martedì sia saltato su tutte le furie, ruggendo contro Silvio Berlusconi. La goccia che avrebbe cagionato l’ira del mentore del nuovo corso democratico alla Casa Bianca, parrebbe sia stata la conferenza stampa del Premier italiano di “presentazione politica” dell’evento G8. Esattamente, il fattore scatenante sarebbe stato quando il Cavaliere si è detto soddisfatto dell’accordo sul nucleare USA –Russia, attribuendo a se una parte concreta del merito sul raggiunto accordo, vista la sua intima amicizia con Vladimir Putin.

Possibile che Soros se la sia presa per una bestialità insignificante pronunciata da un politico locale in declino? Deve essere strato proprio l'accordo con i Russi a metterlo di malumore. Il commento del paramossane poi deve averlo fatto esplodere.

Perchè più che un accordo quello con i russi è stata una resa incondizionata, visto che non solo è stato Obama a scomodarsi ed a volare sino a Mosca a chiedere un po' di elemosina per l'ultimo pezzettino di impero rimasto, la guerra in Afghanistan (secondo gli accordi, “Una dozzina di velivoli americani al giorno per il trasporto di truppe ed attrezzature in Afghanistan potrà sorvolare la Russia. Questo permetterà di risparmiare tempo e denaro” - Barack, Dmitry—and (offstage) Vladimir, The Economist 9 luglio 2009), per giunta, mentre gli USA in cambio del permesso afghano dovranno rinunciare a importanti fette dei loro armamenti, da parte loro i russi non hanno concesso nulla, come conferma ancora l'Economist: “L'arsenale [nucleare, ndr] della Russia sta invecchiando velocemente, e non dovrà fare molto per raggiungere gli obiettivi[di disarmo previsti dall' “accordo”, ndr]. Tutto l'unilateralismo sbandierato da Washington sino a pochi mesi fa è scomparso.

Berlusconi ha certamente i suoi meriti in questo, avendo contribuito ad indebolire irreparabilmente la posizione degli USA nel Mediterraneo grazie alle manovre politiche siciliane, cosa che ha permesso ai russi di impossessarsi del manico del coltello.

Ecco perchè Soros è andato su tutte le furie sentendo quell'affermazione.

La sconfitta dell'ala atlantica e nordista del pdl (la corrente La Russa/Bondi/Alfano/Schifani, per intenderci) alle europee ha consegnato la Sicilia nelle mani di Lombardo e Miccichè e dei loro alleati orientali. Indipendentemente dal giudizio che ognuno può avere dei due, erano almeno 150 anni che i siciliani non avevano più potere reale a casa loro.

Lo spostamento definitivo dell'asse del potere mediterraneo verso sud costringe ora l'occidente a cambiare strategia. Se da un lato tramite “complotti” vari si deve fare in modo di accelerare il più possibile il tramonto di Arcore, che oramai funge solo da scudo alla preparazione del “partito del sud” a Palermo, dall'altro bisogna riorganizzare la propaganda anti-siciliana su due nuovi fronti.

Il primo stratagemma è quello classico della mafia, anche se dopo l'attacco suicida del sindaco di Gela Rosario Crocetta, che pur di metterci del suo nello smacco elettorale subito da Berlusconi in Sicilia non aveva esitato a sporgersi in favore di Raffaele Lombardo, allineandosi clamorosamente con Dell'Utri (vedi il post “Suicide Bomber”), questo è un fronte che offre poche possibilità di movimento.

Le fantasiose “rivelazioni” di uno dei soliti quotidiani inglesi (The Independent) non possono fare altro che tornare al passato, visto che nel presente c'è ben poco da accusare senza coinvolgere gli “amici” alla Crocetta:

“Il premier, minacciato da Cosa nostra, sarebbe sceso in campo per mettere a disposizione della malavita una delle sue reti televisive.” ("Berlusconi in politica per servire la mafia" LaSiciliaWeb.it 6 luglio 2009)

In pratica si sta capovolgendo la strategia usata sino ad ora: non è più il mafioso a fare lo stalliere ad Arcore, bensì Berlusconi a fare lo stalliere della mafia. Da carnefice direttamente a vittima. Questa riconversione è necessaria per spiegare come Lombardo e Miccichè possano essere riusciti a vincere senza rivelare al popolo chi veramente li appoggi da oriente. Ovviamente a questo punto molte cose non quadrano più. Ad esempio crolla il teorema P2, quello secondo il quale sarebbe stata la famosa loggia a controllare tutto in Italia, dalla stessa mafia sino al terremoto dell'Abruzzo.

Il secondo stratagemma per l'apertura di un nuovo fronte anti-siciliano è ancora più sorprendente. Ne avevamo parlato ancora prima delle elezioni: si sta mettendo in giro (nuovamente) la voce che l'“autonomismo” siciliano sia di matrice massonica. Nuovamente, perchè questa è cosa vecchia. Cosa detta dai Borbone per coprire i loro errori politici, e ripresa dagli stessi massoni italiani quando alla fine della seconda guerra mondiale il MIS rischiò di fare saltare il banco [*].

Dopo la strana lettera ricevuta da Blondet (“Lombardo (da alcuni dato come referente di un’associazione vicina al Bildeberg) scioglie la giunta siciliana a due settimane dal voto. (...)”, vedi il post “La sfilata di Tremonti”), che ha diramato l'ordine, ora si è passati ai fatti.

Su LiveSicilia.it il 3 luglio esce un articoletto a firma di Giuseppe Sottile: “La pax di Lombardo arriva fino al Grande Oriente”. L'argomento è insinuante al punto giusto:

La nomina del professore Gianni Puglisi a superconsulente della Regione con poteri che vanno dai Beni culturali all’alta formazione, dalla ricerca al sistema bancario e finanziario. Una sorta di Alto Segretariato per la programmazione molto simile a quello inventato dal governo Milazzo, alla fine degli anni Cinquanta, per l’avvocatissimo Vito Guarrasi, parce sepulto. (…) Lombardo e Miccichè lo hanno voluto arruolare piuttosto nella qualità, poco conosciuta alle masse popolari, di testa pensante della rivista “Hiram” diretta da Gustavo Raffi, Gran Maestro della loggia massonica di palazzo Giustiniani.

Ecco la lurida deduzione. Senza alcuna indicazione a supporto, Puglisi è stato arruolato dal Presidente per la sua affiliazione massonica. Avete mai sentito dire niente che Napolitano sia stato eletto presidente o Prodi primo ministro a causa delle loro simpatie massoniche? Eppure ambedue si sono più volte sbracciati in occasione di ricorrenze e convegni fraterni.

Ora però, visto che un massone dichiarato ha un posto di rilievo alla regione (non è il primo, né l'ultimo: si devono sempre tenere in conto tutti i poteri...), eccoci tutti “sottilmente” massonizzati.

A proposito, ecco come si è espresso il Blondet qualche hanno fa (quando ancora gli era permesso parlare) a proposito dei massoni alla Puglisi in una intervista rilasciata allo studioso calabrese Giuseppe Cosco:

Bisogna tuttavia stabilire che qui parliamo di massonerie che, però, non sono la normale massoneria. La massoneria, quella che conosciamo, è soltanto un vivaio, da cui vengono poi cooptate le persone fiduciarie per cerchie sempre più interne di cui non si sa assolutamente niente, solo ogni tanto viene fuori qualche notizia come, ad esempio, la società segreta di "Sckull and Bones" di Bush. In generale, quando si parla di massoneria non si deve intendere la massoneria che fa i comunicati sui giornali.

Quando qualcuno potrà portare degli indizi che suggeriscano che Puglisi sia stato “cooptato”, ne riparliamo.

Ma in realtà quell'articolo serviva solo da apripista per l'affondo dello stesso Sottile (“Né Lombardo, né Miccichè Il solo vincitore è Dell’Utri”, LiveSicilia.it 9 luglio 2009):

Dentro “Forza Sud”, sembra questa la sigla fortunata, ci sono gli uomini e i vettovagliamenti necessari, le lobby massoniche e i poteri forti; c’è una linea politica e c’è un forte legame con il territorio, simile a quello che la Lega di Bossi ha con il Nord. Cosa si può volere di piu’?

Ecco fatto. Siamo noi i massoni. Siamo noi la mafia, la P2, la Lega Nord. Cosa si può volere di più?

Il Sottile fa finta di non capire una cosa importante. Gli schieramenti politici non sono mai dei compartimenti stagni, ed il potere non si conquista dall'oggi al domani. Il processo di “pulizia” è lento e spesso poco lineare. Ma ciò che conta è l'indirizzo generale. Ed una notizia dei giorni scorsi è una chiarissima indicazione di quell'indirizzo.

La provincia di Catania, in mano a Castiglione, pupazzo del Sindaco di Bronte Firrarello, rappresentante etneo della corrente atlantica di La Russa e Bondi, si è inventato una bella delega ai rapporti con la base USA di Sigonella, per sottolineare (sin dai termini del comunicato stampa) ancora di più il costante servilismo verso certi poteri.

Quella delega è stata significativamente assegnata a Daniele Capuana, il traditore che alle amministrative di Motta S. Anastasia, paese la cui economia è fortemente condizionata dalla presenza delle base USA, aveva ritirato al sua candidatura con l'MPA in favore del candidato sindaco del PDL contro il volere del suo partito ed era stato per questo espulso dal partito.

Se la massoneria è schierata con Lombardo e Miccichè, allora in base al premio assegnato a Capuana che coraggiosamente si era rifiutato di assecondare queste fantomatiche "lobby massoniche", dovrebbe anche essere schierata contro il “patto atlantico”.

Vedremo chi riuscirà a cadere in questo stratagemma.

---------------------
[*] La ripropone oggi il Panvini in questo pezzo pubblicato da SiciliaInformazioni.com

Nell'immagine in alto, il "filantropo" George Soros. Qualche dettaglio in più lo potere leggere qui...

[Continua a leggere...]