Dalle pagine di SiciliaToday.com, Pietro Lipera si chiede retoricamente quale possa essere il motivo del nome (Iblis) dato all'inchiesta giudiziaria che potrebbe coinvolgere il Presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo (Iblis, gli effetti e la leggenda: Cronache di un'inchiesta giudiziaria, 4 dicembre 2010).
Iblis, ci spiega il Lipera, altri non è se non Sua “Santità” il diavolo. Quello arabo, però. Secondo l'Islam quando Dio creò l'uomo ordinò a tutte le altre creature di adorarlo. Iblis per l'appunto rifiutò e fece la fine che tutti sappiamo.
L'articolista procede poi spiegando come l'inchiesta più che danneggiare il Lombardo, lo abbia favorito enormemente, tanto che leggendo il pezzo si fa strada il sospetto che l'identificazione cercata sia quella tra l'uomo che tutti dovrebbero adorare ed il Presidente. Chi si rifiuta di inchinarsi... all'inferno.
Sintomatico a questo proposito è la reazione scomposta dell'editore del giornale catanese La Sicilia, Mario Ciancio, ai risultati del voto della camera del 15 dicembre, voto che ha allungato l'agonia del governo Berlusconi grazie a tre striminziti voti frutto di un vergognoso commercio.
La Sicilia del 16 dicembre a pagina 4, trattando delle conseguenze del voto, titola “Un partito Fini-Casini-Rutelli, nasce il partito terzopolista”: uno sgarro a Lombardo quando è proprio lui il collante di questo nuovo “polo”. Che sia proprio Ciancio, restio ad adorare la nuova creatura, il predestinato Iblis? Circolano voci sui giornali che anche lui sia coinvolto nell'inchiesta (si veda ancora il pezzo di Lipera).
Il parallelo religioso non finisce qui, perchè guardando alla composizione del nuovo polo risulta evidente come la principale forza sia quella cattolica (presente anche tra i finiani). Si è riformata la DC? Suggerirei di non dare molto orecchio a chi cercherà di metterla in questi termini. Quello non è solo un partito a maggioranza cattolica, ma anche una compagine a trazione tutta meridionale. Con due componenti territoriali prevalenti: quella romana (Casini, Rutelli) e quella Siciliana, la più importante numericamente con MPA, Fli, ma anche una buona fetta della base di Casini (si veda il suo subitaneo viaggio da queste parti, “Casini torna in Sicilia. Scissione e prove di terzo polo, Palermo è la capitale del partito per l’Udc”, SiciliaInformazioni.com 17 dicembre 2010).
Sommando il dato territoriale ai tre voti di differenza, e notando che lo stesso PDL si basa su due correnti siciliane (quella di Miccichè e quella di Alfano), otteniamo un sorprendente risultato sfuggito ai più: la nazione è praticamente in mano ai Siciliani che se non litigassero tra di loro per questioni “metafisiche” (ancora fa eco Iblis...) potrebbero farne ciò che più gli aggrada.
Invece ci sono voluti quei tre voti per due motivi: mettere la corrente atlantista di Alfano sotto ricatto, ed aprire le porte a quel terzo polo sotto il quale si nasconde il vero Partito del Sud che alle prossime elezioni si spartirà l'Italia con la Lega, oramai straripante al Nord.
Una prova indipendente che confermi questo quadro?
Il sorgere del nuovo polo pone all'orizzonte un bivio. Da un lato la possibilità di mantenere l'Italia unita, ma questa volta in forma cattolica e non più massonico-risorgimentale. Dall'altro adombra una spaccatura post-elettorale secondo linee pre-atlantiche (medioevali, quasi). Ambedue le strade dovrebbero sembrare anatema ai liberali anglosassoni.
L'unico che potrebbe ancora fermare questa deriva è proprio colui che è stato bravo sin qui a catalizzarla, il nostro caro Silvio Berlusconi.
Guarda caso, oggi il Financial Times ha offerto il suo supporto al Primo Ministro Italiano, che fino a ieri considerava un degenerato, dichiarando con un candido voltafaccia tramite l'opinionista Chstopher Caldwell (“Why Italy still has Berlusconi”) che “Berlusconi non è una minaccia per la democrazia” (il contrario di quello che lo stesso giornale spacciava ai suoi lettori fino a pochi istanti prima del voto della Camera).
Poi, riallacciandosi al discorso metafisico sul diavolo, apre la porte alla vera storia d'Italia dal 1990 ad oggi:
“Il sistema politico italiano ha cominciato a divergere in modo malsano da quello delle altre nazioni occidentali. I magistrati, invece dei legislatori, costituiscono l'opposizione. Il risultato immediato di Mani Pulite, ovviamente, è stato una specie di reggenza giudiziaria sulla vita politica italiana [Quello che ha sempre denunciato lo stesso Berlusconi, ndr]. I giudici, allo stesso modo, non sono stati capaci di comprendere perchè avrebbero dovuto smettere”
In altre parole il giornalista sembra suggerire che quando la testa di questo gioco era a Milano, con il famoso pool teleguidato da Londra, la reggenza andava bene. Ora che dei magistrati poco allineati si permettono di mettere in piedi inchieste come “Iblis”, non va più bene.
Questa offerta di supporto dai nemici di sempre potrebbe essere proprio quello che il paramassone di Arcore aspettava per aggrapparsi ancora al potere. Tre piccoli voti per salvare il salvabile. Il frutto della corruzione, o la manina di Londra che fa da supporto? Ecco che le parole del depositario di uno di quei tre voti, il siciliano Scilipoti, ("L'ho fatto per il bene del Paese") alla luce delle apparenti contraddizioni del Financial Times possono essere meglio comprese.
Scilipoti era stato eletto tra le fila dell'Italia dei Valori, il partito londinese di Di Pietro ed Orlando. La manina di Iblis.
Nell'immagine in alto, Iblis osserva gli angeli che adorano Adamo in una miniatura islamica.
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