Forza lavoro
Sembrava una terra senza speranza, la Calabria. Marchiata dalla stampa europea come la nuova frontiera meridionale della mafia (si veda il post “Corso di fotografia”). Un lager aspro e montagnoso dove scaricare rifiuti ed attingere all'occorrenza manodopera specializzata a costi “africani”.
Ed invece all'improvviso tutto è stato rimesso in discussione. Gli arresti di Gioia Tauro, la bomba davanti alla procura di Reggio Calabria ed ora la “rivolta” di Rosarno segnalano che anche dall'altro lato dello Stretto l'asse del potere si sta muovendo.
Rivolta lo abbiamo messo tra virgolette, perchè gli immigrati delle baraccopoli di Rosarno non hanno compiuto alcuna rivolta. Il loro è stato un vero e proprio assalto premeditato e guidato contro la popolazione locale. Una azione bene organizzata alla quale i poveri “disperati” si sono prestati nel miraggio di un miglioramento delle loro condizioni di vita.
La rivolta è stata quella dei calabresi, che hanno reagito in modo forse avventato alla provocazione.
Il meccanismo di causa-effetto strillato dai vari pennini di regime lascia molto a desiderare. Un canovaccio simile a quello già visto a Napoli, anche se meno tragico (“A Rosarno la rivolta degli immigrati”, Corriere.it 7 gennaio 2010):
“A fare scoppiare la protesta il ferimento da parte di persone non identificate di due extracomunitari con un'arma ad aria compressa e pallini da caccia.”
Nessuno si fa la domanda più importante: chi sono queste “persone non identificate”? Sono veramente abitanti di Rosarno, come lasciato intendere da tutti? A questa “ragazzata” che impallidisce rispetto agli episodi di violenza che si registrano nelle principali città del nord Italia la reazione è stata abnorme:
“Centinaia di auto distrutte, cassonetti divelti e svuotati sull'asfalto, ringhiere di abitazioni danneggiate.”
La premeditazione è tanto ovvia che non viene neanche taciuta, ma sdoganata come un diritto per chi apparentemente viveva “in condizioni ai limiti del sopportabile”:
“la volontà di reagire che probabilmente covava da tempo nella colonia di lavoratori (...) era pronta a esplodere”
Il “gruppo” che ha volontà di re-agire si organizza e poi cerca una scusa per passare all'azione.
Il comportamento dello stato, che ha lasciato liberi di compiere violenze da corte marziale gli immigrati ed è poi giunto sul posto a proteggere i delinquenti dalla giusta reazione dei cittadini, chiarisce chi avesse organizzato il tutto.
Le motivazioni che hanno spinto gli eventi nella direzione descritta sono probabilmente di ordine economico. Ma la decisione di fare scattare l'operazione in questi giorni sembra essere stata condizionata dagli eventi politici.
Dichiarazioni avventate da parte di Carneade vari non si sono fatte attendere. Quando Luigi Manconi, un ex-sottosegretario alla giustizia caduto in disgrazia, afferma che “Oggi Rosarno è l'unica città al mondo interamente bianca. Nemmeno il Sud Africa dell'Apartheid aveva ottenuto un tale risultato” dimostra di non capire di cosa si stia parlando.
L'Apartheid o la discriminazione non punta mai ad eliminare il diverso. Punta solo ad opprimerlo in modo da poterlo sfruttare economicamente. In Italia la presenza degli immigrati ha lo stesso scopo, e cioè il loro sfruttamento ai fini produttivi. Gli immigrati sono un risorsa economica. Oggi gli africani e gli asiatici hanno sostituito i meridionali il cui costo è salito enormemente a causa delle leggi europee pensate per favorire le grosse multinazionali ed allo stesso tempo strangolare sia la piccola impresa nord-italiana che l'agricoltura meridionale.
A causa di quelle leggi si è creato un meccanismo perverso secondo il quale un immigrato per rimanere “risorsa economica” deve anche essere immigrato illegalmente, altrimenti il suo valore non è più competitivo. Questa situazione ha fatto si che le forze produttive padane si affidassero a questa vera e propria tratta degli schiavi mentre i loro rappresentanti politici di destra (ed in particolare la Lega Nord) si intestavano una lotta di facciata a difesa dell'italianità.
Nel tempo il punto nevralgico della “tratta” è diventato il centro di prima accoglienza di Lampedusa. Almeno sino ai disordini dello scorso anno, durante i quali si verificò l'esatto opposto di quello che è accaduto a Rosarno e gli isolani si unirono ai maghrebini nella protesta anti-italiana a causa della quale il sindaco della martoriata cittadina (De Rubeis) sta ancora pagando subendo un attacco giudiziario dopo l'altro.
I problemi in Sicilia erano dovuti anche all'azione di Gheddafi che, avendo in mano il traffico tra le due sponde del Mediterraneo, lo usava per destabilizzare il governo romano inviando vere e proprie maree di disperati invece di regolare il flusso.
Grazie alla sua azione Gheddafi intendeva accumulare capitale politico da spendere poi al momento di sedersi al tavolo delle trattative con Berlusconi, culminate nel viaggio a Roma a seguito dei risultati delle europee dello scorso anno (vedi il post “Notizie di striscio”).
I risultati non si sono fatti attendere ed il ministro Maroni ha potuto annunciare lo svuotamento del centro di accoglienza di Lampedusa, tanto che La Sicilia del 29 maggio scorso poteva titolare “I ragazzi del centro di accoglienza cercano un nuovo lavoro”: all'improvviso il flusso è sceso a zero. In altre parole, l'immigrato sta cominciando a diventare una merce rara. Vogliamo sprecarla facendogli raccogliere le arance a Rosarno o i pomodori a Lecce?
Questo ci permette di circoscrivere le motivazioni di ordine economico dietro i fatti di Rosarno: nella presente congiuntura economica italiana era solo questione di tempo prima che la guerra per accaparrarsi le prestazioni degli schiavi cominciasse. Gli africani in fuga sono già stati indirizzati verso nord: Crotone e Bari per cominciare, ma molti sembrano già diretti verso nord. Verso quello che credono l'eldorado (credenza questa che li ha spinti a “collaborare” inscenando la “rivolta”):
Stanotte a centinaia sono stati fatti partire su treni e bus diretti al Nord Italia e ai centri d'accoglienza di Bari e Crotone. (Rosarno, è stata demolita l'ex fabbrica lager Maroni avvisa: "I clandestini saranno espulsi", IlGiornale.it 11 gennaio 2010)
Lo stato si sta anche assicurando di bruciare loro il terreno dietro per evitare che qualche “risorsa” rimanga troppo a sud:
“L'obiettivo del Viminale è portar via tutti gli immigrati da Rosarno entro domenica, per poi dare il via allo smantellamento dei capannoni dove hanno vissuto per anni gli stranieri in condizioni degradate.” (“Rosarno, la fuga degli extracomunitari Nuovi agguati: un uomo ferito a fucilate”, IlGiornale.it 9 gennaio 2010)
Lo stesso Giornale si lascia scappare in un altro articolo ("Calabria: sopravvive coi soldi del Nord ma importa mano d’opera") il nocciolo del problema, e cioè che quelle braccia servono al nord:
È singolare che una regione che la statistica descrive come miserevole possa permettersi di importare mano d’opera come le società opulente.
Vedrete che presto vi saranno problemi anche in Puglia.
Anche la scelta dei tempi la dice lunga, visto che la rimozione della principale forza lavoro a ridosso della campagna di raccolta delle arance provocherà danni notevoli ad una economia debole come quella calabra. Danni che vogliono dire ulteriore destabilizzazione all'interno dei processi che stanno spostando l'asse del potere nelle regioni meridionali in direzione “siciliana”.
A questo aggiungiamo la solita strana coincidenza: mentre a Rosarno i cittadini calabresi venivano assaliti da un'orda di disperati sobillati dalle veline padane, Raffaele Lombardo si apprestava ad un importante incontro con il presidente della Regione Campania Bassolino, al termine del quale i due rilasciavano una intervista congiunta nella quale si parla di un non meglio precisabile “Regno del Sud” con due capitali, Napoli e Palermo:
Dichiarazioni e movimenti, quelli del Presidente della Regione Siciliana, che dopo aver spaccato in due PDL e PD, rischiano di spaccare in due, oltre all'Italia, anche il Vaticano.
L'Osservatore Romano ieri ha portato gli italiani del nord a livello di quelli del sud:
“Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all'odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato. (...) Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giù. ” (“Tammurriata nera”, 11-12 gennaio 2010)
Usando poi due esempi: il primo parla di intolleranza ed è tratto da una novella pirandelliana (Zafferanetta) ambientata però a Roma. Il secondo invece racconta di comprensione nei confronti del diverso. Ma in questo caso l'ambientazione è napoletana.
La CEI non poteva certo starsene zitta e così Monsignor Schettino a creduto di dover correggere leggermente l'organo del Soglio (Rosarno, l'Egitto protesta con l'Italia Bossi: "Da loro i cristiani li fanno fuori", IlGiornale.it, 12 gennaio 2010):
“Fermo restando l’ossequio per l’Osservatore Romano, nella mia esperienza razzismo non ne ho trovato troppo, piuttosto alcune forme di xenofobia”
Monsignor Schettino è il Vescovo di Capua. Forse per lui il “Regno del Sud” di capitali ne dovrebbe avere una sola.
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