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martedì, gennaio 12, 2010

Forza lavoro

Sembrava una terra senza speranza, la Calabria. Marchiata dalla stampa europea come la nuova frontiera meridionale della mafia (si veda il post “Corso di fotografia”). Un lager aspro e montagnoso dove scaricare rifiuti ed attingere all'occorrenza manodopera specializzata a costi “africani”.

Ed invece all'improvviso tutto è stato rimesso in discussione. Gli arresti di Gioia Tauro, la bomba davanti alla procura di Reggio Calabria ed ora la “rivolta” di Rosarno segnalano che anche dall'altro lato dello Stretto l'asse del potere si sta muovendo.

Rivolta lo abbiamo messo tra virgolette, perchè gli immigrati delle baraccopoli di Rosarno non hanno compiuto alcuna rivolta. Il loro è stato un vero e proprio assalto premeditato e guidato contro la popolazione locale. Una azione bene organizzata alla quale i poveri “disperati” si sono prestati nel miraggio di un miglioramento delle loro condizioni di vita.

La rivolta è stata quella dei calabresi, che hanno reagito in modo forse avventato alla provocazione.

Il meccanismo di causa-effetto strillato dai vari pennini di regime lascia molto a desiderare. Un canovaccio simile a quello già visto a Napoli, anche se meno tragico (“A Rosarno la rivolta degli immigrati”, Corriere.it 7 gennaio 2010):

A fare scoppiare la protesta il ferimento da parte di persone non identificate di due extracomunitari con un'arma ad aria compressa e pallini da caccia.

Nessuno si fa la domanda più importante: chi sono queste “persone non identificate”? Sono veramente abitanti di Rosarno, come lasciato intendere da tutti? A questa “ragazzata” che impallidisce rispetto agli episodi di violenza che si registrano nelle principali città del nord Italia la reazione è stata abnorme:

Centinaia di auto distrutte, cassonetti divelti e svuotati sull'asfalto, ringhiere di abitazioni danneggiate.

La premeditazione è tanto ovvia che non viene neanche taciuta, ma sdoganata come un diritto per chi apparentemente viveva “in condizioni ai limiti del sopportabile”:

la volontà di reagire che probabilmente covava da tempo nella colonia di lavoratori (...) era pronta a esplodere

Il “gruppo” che ha volontà di re-agire si organizza e poi cerca una scusa per passare all'azione.

Il comportamento dello stato, che ha lasciato liberi di compiere violenze da corte marziale gli immigrati ed è poi giunto sul posto a proteggere i delinquenti dalla giusta reazione dei cittadini, chiarisce chi avesse organizzato il tutto.

Le motivazioni che hanno spinto gli eventi nella direzione descritta sono probabilmente di ordine economico. Ma la decisione di fare scattare l'operazione in questi giorni sembra essere stata condizionata dagli eventi politici.

Dichiarazioni avventate da parte di Carneade vari non si sono fatte attendere. Quando Luigi Manconi, un ex-sottosegretario alla giustizia caduto in disgrazia, afferma che “Oggi Rosarno è l'unica città al mondo interamente bianca. Nemmeno il Sud Africa dell'Apartheid aveva ottenuto un tale risultato” dimostra di non capire di cosa si stia parlando.

L'Apartheid o la discriminazione non punta mai ad eliminare il diverso. Punta solo ad opprimerlo in modo da poterlo sfruttare economicamente. In Italia la presenza degli immigrati ha lo stesso scopo, e cioè il loro sfruttamento ai fini produttivi. Gli immigrati sono un risorsa economica. Oggi gli africani e gli asiatici hanno sostituito i meridionali il cui costo è salito enormemente a causa delle leggi europee pensate per favorire le grosse multinazionali ed allo stesso tempo strangolare sia la piccola impresa nord-italiana che l'agricoltura meridionale.

A causa di quelle leggi si è creato un meccanismo perverso secondo il quale un immigrato per rimanere “risorsa economica” deve anche essere immigrato illegalmente, altrimenti il suo valore non è più competitivo. Questa situazione ha fatto si che le forze produttive padane si affidassero a questa vera e propria tratta degli schiavi mentre i loro rappresentanti politici di destra (ed in particolare la Lega Nord) si intestavano una lotta di facciata a difesa dell'italianità.

Nel tempo il punto nevralgico della “tratta” è diventato il centro di prima accoglienza di Lampedusa. Almeno sino ai disordini dello scorso anno, durante i quali si verificò l'esatto opposto di quello che è accaduto a Rosarno e gli isolani si unirono ai maghrebini nella protesta anti-italiana a causa della quale il sindaco della martoriata cittadina (De Rubeis) sta ancora pagando subendo un attacco giudiziario dopo l'altro.

I problemi in Sicilia erano dovuti anche all'azione di Gheddafi che, avendo in mano il traffico tra le due sponde del Mediterraneo, lo usava per destabilizzare il governo romano inviando vere e proprie maree di disperati invece di regolare il flusso.

Grazie alla sua azione Gheddafi intendeva accumulare capitale politico da spendere poi al momento di sedersi al tavolo delle trattative con Berlusconi, culminate nel viaggio a Roma a seguito dei risultati delle europee dello scorso anno (vedi il post “Notizie di striscio”).

I risultati non si sono fatti attendere ed il ministro Maroni ha potuto annunciare lo svuotamento del centro di accoglienza di Lampedusa, tanto che La Sicilia del 29 maggio scorso poteva titolare “I ragazzi del centro di accoglienza cercano un nuovo lavoro”: all'improvviso il flusso è sceso a zero. In altre parole, l'immigrato sta cominciando a diventare una merce rara. Vogliamo sprecarla facendogli raccogliere le arance a Rosarno o i pomodori a Lecce?

Questo ci permette di circoscrivere le motivazioni di ordine economico dietro i fatti di Rosarno: nella presente congiuntura economica italiana era solo questione di tempo prima che la guerra per accaparrarsi le prestazioni degli schiavi cominciasse. Gli africani in fuga sono già stati indirizzati verso nord: Crotone e Bari per cominciare, ma molti sembrano già diretti verso nord. Verso quello che credono l'eldorado (credenza questa che li ha spinti a “collaborare” inscenando la “rivolta”):

Stanotte a centinaia sono stati fatti partire su treni e bus diretti al Nord Italia e ai centri d'accoglienza di Bari e Crotone. (Rosarno, è stata demolita l'ex fabbrica lager Maroni avvisa: "I clandestini saranno espulsi", IlGiornale.it 11 gennaio 2010)

Lo stato si sta anche assicurando di bruciare loro il terreno dietro per evitare che qualche “risorsa” rimanga troppo a sud:

“L'obiettivo del Viminale è portar via tutti gli immigrati da Rosarno entro domenica, per poi dare il via allo smantellamento dei capannoni dove hanno vissuto per anni gli stranieri in condizioni degradate.” (“Rosarno, la fuga degli extracomunitari Nuovi agguati: un uomo ferito a fucilate”, IlGiornale.it 9 gennaio 2010)

Lo stesso Giornale si lascia scappare in un altro articolo ("Calabria: sopravvive coi soldi del Nord ma importa mano d’opera") il nocciolo del problema, e cioè che quelle braccia servono al nord:

È singolare che una regione che la statistica descrive come miserevole possa permettersi di importare mano d’opera come le società opulente.

Vedrete che presto vi saranno problemi anche in Puglia.

Anche la scelta dei tempi la dice lunga, visto che la rimozione della principale forza lavoro a ridosso della campagna di raccolta delle arance provocherà danni notevoli ad una economia debole come quella calabra. Danni che vogliono dire ulteriore destabilizzazione all'interno dei processi che stanno spostando l'asse del potere nelle regioni meridionali in direzione “siciliana”.

A questo aggiungiamo la solita strana coincidenza: mentre a Rosarno i cittadini calabresi venivano assaliti da un'orda di disperati sobillati dalle veline padane, Raffaele Lombardo si apprestava ad un importante incontro con il presidente della Regione Campania Bassolino, al termine del quale i due rilasciavano una intervista congiunta nella quale si parla di un non meglio precisabile “Regno del Sud” con due capitali, Napoli e Palermo:



Dichiarazioni e movimenti, quelli del Presidente della Regione Siciliana, che dopo aver spaccato in due PDL e PD, rischiano di spaccare in due, oltre all'Italia, anche il Vaticano.

L'Osservatore Romano ieri ha portato gli italiani del nord a livello di quelli del sud:

Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all'odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato. (...) Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giù. ” (“Tammurriata nera”, 11-12 gennaio 2010)

Usando poi due esempi: il primo parla di intolleranza ed è tratto da una novella pirandelliana (Zafferanetta) ambientata però a Roma. Il secondo invece racconta di comprensione nei confronti del diverso. Ma in questo caso l'ambientazione è napoletana.

La CEI non poteva certo starsene zitta e così Monsignor Schettino a creduto di dover correggere leggermente l'organo del Soglio (Rosarno, l'Egitto protesta con l'Italia Bossi: "Da loro i cristiani li fanno fuori", IlGiornale.it, 12 gennaio 2010):

Fermo restando l’ossequio per l’Osservatore Romano, nella mia esperienza razzismo non ne ho trovato troppo, piuttosto alcune forme di xenofobia

Monsignor Schettino è il Vescovo di Capua. Forse per lui il “Regno del Sud” di capitali ne dovrebbe avere una sola.

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lunedì, giugno 08, 2009

Fortunato chi vota

«I casi segnalati in alcuni Paesi di connazionali che risultano non aver potuto votare nei seggi allestiti presso le Rappresentanze diplomatico-consolari italiane si spiegano con la circostanza che questi elettori hanno in passato chiesto di iscriversi alle liste elettorali locali in occasione di precedenti consultazioni elettorali, europee o anche amministrative, e sono pertanto - continua la nota - rimasti iscritti in tali liste, non avendo formulato espressa rinuncia nei termini di legge». «Questi cittadini - conclude la Farnesina - hanno quindi diritto a votare i candidati locali al Parlamento europeo del Paese in cui risiedono» (“Proteste degli italiani all'estero Farnesina: hanno optato per voto locale”, Corriere.it 6 giugno 2009)

Questo post viene pubblicato senza alcuna immagine a corredo. Non perchè non si riusciva a trovarne una che potesse in qualche modo descrivere o riassumere l'argomento trattato. Semplicemente perchè non si vuole rischiare una strumentale accusa di vilipendio alla bandiera ora che sembra potrebbero essere approvate certe leggi decisamente restrittive sulla libertà d'opinione su internet.

Certo un controllo è necessario, ma continuando a leggere questo post è facile immaginare in quale discrezionale maniera quel controllo verrebbe applicato nella nostra libera nazione da quegli stessi che rimangono a galla solo grazie al continuo vilipendio alla bandiera perpetrato ai livelli istituzionali più alti.

L'altra Sicilia nei giorni scorsi aveva già avvertito uno strano profumo nell'aria prima di un elezione che ha polarizzato lo scontro nord-sud in un modo dal quale difficilmente si potrà tornare indietro, puntando il dito sulla chiusura strategica di alcune sedi elettorali utilizzate alle scorse europee:

“Questa volta bisogna fare centinaia di chilometri per andare ai consolati, e neanche in tutti. Insomma se non ci andate a votare è meglio. Basti pensare che, ad esempio, in Belgio sarà chiusa anche l'agenzia consolare di Genk... (Risparmi? Sì, sulla nostra pelle e mai sui loro stipendi)”

Un ulteriore ostacolo al voto dei siciliani e dei meridionali emigrati che in quei paesi ci lavorano ed hanno famiglia. Non ci sono andati a fare l'Erasmus.

Ulteriore perchè la stessa legge elettorale sembra fatta apposta per bloccare questi voti che non faranno riferimento ad una circoscrizione estero come del caso delle politiche, ma che si dovrebbero aggiungere a quelli depositati in patria a supporto dei candidati siciliani.

Per le europee infatti non si può votare per corrispondenza. Non solo: se sei residente fuori dall'Europa ti viene anche impedito di votare, dato che puoi esprimere le tue preferenze solo tornando al paese di origine (pensate voi ad un siciliano emigrato in Australia o in Argentina che torna a Rosolini per le elezioni europee...).

Si potrebbe pensare che forse vi sia una qualche legge o una qualche motivazione legale specifica per cui non si possa votare per corrispondenza o nelle ambasciate degli altri paesi.

No. Non vi è alcun ostacolo legale. Infatti se sei un professore universitario (e quindi sappiamo bene il voto che darai...) allora non solo puoi votare in Australia senza bisogno di tornare a casa, ma puoi anche farlo per corrispondenza, tu ed i tuoi familiari. Ecco la legge:

I residenti nei paesi extra-europei (dipendenti pubblici, professori universitari e ricercatori temporaneamente fuori sede per motivi di servizio e i militari in missioni internazionali) possono votare solo se hanno presentato entro il 3 maggio apposita domanda. Il voto in questo caso avviene per corrispondenza.

Il motivo per cui si cerca di impedire il voto agli emigrati delle circoscrizione isole e del sud (da cui la quasi totalità degli emigrati proviene) risiede probabilmente nel metodo di calcolo dell'assegnazione dei seggi.

In Italia si vota con il sistema proporzionale ed in base a delle circoscrizioni alle quali viene assegnato un numero di seggi in base alla popolazione. Nella circoscrizione isole (Sardegna e Sicilia) però questo metodo ha sempre causato una sotto-rappresentazione ed invece dei previsti 9 eletti se ne sono avuti 6 (anche se in questa tornata qualcuno prevede un settimo seggio in Sicilia).

I restanti tre cono andati a circoscrizioni del nord Italia, in base ad un astruso calcolo dei resti basato non più su base circoscrizionale, ma nazionale e nel quale entrano in gioco il numero di votanti per la lista ma di nuovo su base regionale. L'impressione è che la mancanza dei voti degli emigrati meridionali abbia contribuito a questa sotto-rappresentazione della Sicilia.

Che siano proprio i siciliani a destare preoccupazione a Roma lo segnala la recente proposta ben vista dalla Lega di separare la Sardegna dalla Sicilia, in modo da assicurare un seggio all'isola più piccola. Strana preoccupazione, visto che nessuna regione d'Italia ha un seggio garantito per legge.

E non finisce qui. L'inciucio più vergognoso è saltato fuori in Olanda, in Finlandia, in Francia, dove parecchi siciliani si sono visti assegnare d'ufficio dallo stato l'opzione per il voto locale (vedi citazione all'inizio del post).

Inutile dilungarsi, si tratta di puri e semplici brogli effettuati dallo stato stesso, brogli di cui ci sono prove evidenti ma che non verranno mai investigati. Non siamo certo nello Zimbabwe dove si sono ripetute le elezioni....

A questo proposito ripropongo la testimonianza diretta che il rappresentante de L'Altra Sicilia in Olanda (Piermarco Burrafato) ha postato nei giorni scorsi su questo blog:

Mi sono recato ad Amsterdam per votare (30 km da casa mia). Dopo essermi sobbarcato il viaggio, mi e' stato impedito di votare!!!

Ero incazzatissimo. Dice che il ministero degli interni della merdosissima repubblica italiana ha fornito al consolato un elenco di "optanti" da non ammettere al voto. Gli "optanti" sono coloro i quali hanno optato di votare per i candidati olandesi al parlamento europeo. Ma sia io che mia moglie avevamo "optato" di votare per i candidati italiani.

Cosa davvero raccapricciante: a mia moglie hanno consentito di votare, a me no!... Ho detto di essere rappresentante per l'Olanda de L'Altra Sicilia, mi sono seriamente incazzato e lì mi davano tutti ragione. Volevo una fotocopia della pagina di questo fantomatico elenco di "optanti" in cui figurava il mio nome, ma a quel punto mi hanno detto che non era possibile. A un certo punto hanno chiamato il presidente di seggio che distava solo un paio di metri da me ma faceva finta di niente... all'italiana!!! Si avvicina questo signor Precisetti del nord italietta e ribadisce che la fotocopia non la posso avere con tono disturbato. Mi incazzo ancora di più e a un certo punto un'anima "buona" mi consiglia di andare a parlare col console.

Così faccio, ma il console è impegnato. Trovo la vice-console, che rammaricata mi dice che l'unica cosa che può fare è prendere nota dell'accaduto e rendersi disponibile per testimoniare in caso di necessità. Devo dire che la signora era veramente cordiale ed è riuscita a farmi calmare.

Ma com'è possibile? Sia io che mia moglie abbiamo optato di votare per i candidati italiani. Sia lei che io abbiamo ricevuto sia i certificati elettorali del consolato, sia quelli del comune di residenza qui in Olanda. Tant'è che ci eravamo detti: forse ci lasciano la possibilità di scegliere... mah! Arriviamo lì, dopo che uno si sobbarca chilometri per recarsi alle urne (anzi nel mio caso, 30 km sono niente rispetto a chi vive in parti più lontane del paese) e non sanno neanche dirti quanti sono i votanti che sono stati esclusi. Non sanno niente o fanno finta di non sapere. Sapevano solo che erano tanti. E a loro discolpa hanno detto che hanno perfino dovuto negare il diritto di voto a membri del parlamento europeo che si trovavano nella mia stessa situazione.

Una cosa è certa, a queste elezioni noi siciliani e meridionali siamo stati boicottati. E forte mi sorge il sospetto che nel mio caso, come rappresentante de L'Altra Sicilia, la cosa non sia per niente casuale!

Che ci vuole a negarmi di votare con la scusa che qualcosa è andata storta a causa del comune di residenza... scaricando in questo modo la colpa sugli olandesi.

Piermarco Burrafato
L'Altra Sicilia - Olanda


Che dopo aggiunge:

Avrei voluto andarmene gridando che tanto l'italietta sta per crollare... ma poi mi sono detto, da buon Siciliano... ca 'a megghiu parola è chidda ca un si dici!

Avremmo potuto allegare a questo post, per esempio, una bandiera italiana con al posto dello stemma dei Savoia un bel fecaloma. Ma non ne vale la pena, dare a questi barbari una scusa per colpirci.

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domenica, aprile 12, 2009

Video: Mambo (Sud) Italiano

Da oggi cercherò di dare continuità alla sezione “video”. In maniera più o meno regolare proporrò dei video (canzoni, servizi, documentari, anche barzellette) che ci dicano qualcosa in più sulla nostra Terra. A volte con un breve commento. A volte anche senza. Oggi iniziamo con la storia di una vecchia canzonetta: Mambo Italiano

Nel 1956 Carla Boni presentava al pubblico italiota una canzone dal titolo “Mambo italiano” che altro non era che il rifacimento di un pezzo scritto dall'americano Bob Merrill nel 1954 e cantata da Rosemary Clooney nello stesso anno. Il disco raggiunse anche la vetta delle classifiche inglesi nel 1955.

La versione italiana non è altro che un riadattamento di quel pezzo, malgrado il presentatore lo spacci per originale quando di recente l'ha riproposta in televisione:



Tra le parole del testo della Boni troviamo questa strana sequenza:

Hey mambo, mambo italiano
No, no, no non è solo siciliano
Non è calabrese non è un mambo piemontese


Perchè la Carla si è così tanto indispettita da sentirsi in dovere di specificare che il mambo non è “solo siciliano”?

Ascoltiamo la versione originale:



Ed ecco la prima parte del testo originale tradotto:

Una ragazza è tornata a Napoli
Perchè le mancava il paesaggio
Le danza locali e le incantevole canzoni
Ma aspetta un attimo, c'è qualcosa di sbagliato
Hey, mambo! Mambo italiano!
Hey, mambo! Mambo italiano
Vai, vai, vai, ti sei confuso con il siciliano
Tutti voi, calabresi fate il mambo come i pazzi
Hey mambo, non voglio la tarantella
Hey mambo, niente più mozzarella
Hey mambo! Mambo italiano!
Prova una enchilada con il pesce baccalà
Hey cumpà, amo come balli una Rumba
Ma ascolta un consiglio paisano
impara il mambo
(...)


Tutto ciò che viene nominato nella canzone viene dal sud Italia e dalla Sicilia, una testimonianza “indipendente” del fatto che non è “l'Italia” della canzone della Boni ad essere famosa nel mondo, ma la Sicilia ed il Sud Italia a causa del dramma dell'emigrazione al quale le popolazioni meridionali sono state sottoposte.

Senza contare che mentre di Napoli il testo ricorda il paesaggio e della Calabria la coesione sociale (i calabresi ballano tutti insieme) della Sicilia (oltre al baccalà...) ricorda... la lingua!

Ed invece cosa succede nella traduzione italiota? Scompare tutto. Anche i piemontesi scompaiono, per lasciare spazio a questa scialba italietta massonica senza identità.

Un ultima curiosità. Di recente una ennesima versione della canzone ha fatto furore nelle discoteche di tutto il mondo:



In essa si mette in risalto una altra caratteristica associata ai siciliani ed ai meridionali (che oltre oceano sono “gli italiani”): il “sex appeal”, simboleggiato nel video dal continuo alternarsi di bottiglie (uomo) con bicchieri e padelle (donna).

La chiave di lettura del video è data in questi due fotogrammi che appaiono a circa 2'20” nel video dove vediamo il bicchiere associato ad una ragazza e la bottiglia alla sua controparte maschile:





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lunedì, marzo 02, 2009

La piccola Italia vista dal grande Brasile

Tra i vari commenti dei tifosi alla partita di ieri sui vari siti palermitani e catanesi, uno di un Siciliano emigrato in Brasile mi è sembrato riassumere in modo emblematico l'attuale situazione dei rapporti tra la Sicilia e l'Italia da un lato e tra la Sicilia ed il resto del mondo dall'altro. Lo ripropongo qui senza ulteriori commenti.

Cca 'ndo brasili, a ruminica, rai international fa una trasmissione sul campionato italiano di calcio, mostrando servizi e goals...Quannu ficiru u sevvizio supra palemmu-catania, hanno paragonato il gol di Mascara a quello di maradona in un napoli-verona...du cessu di brio (ex juventus-medda) rissi ca chiddu di Maradona era voluto, chiddu di Mascara casuale...Il conduttore rissi ca il gesto tecnico di Mascara lasciava a desiderare...in studio dibattevano sul gol di Morimoto (ricevanu ca fossi era in fuorigioco, fossi stuppau u palluni co razzu)...SENZA PAROLE...
Ccá spesso fanu avviriri in diretta i pattiti do catania sui canali sportivi e quando, quelle rare volte, rai international manda in concomitanza in onda u catania (telecronaca in italiano), iú ma viru nde canali brasiliani (telecronaca in portoghese), co commentaturi che, palesemente, simpatizzano sempre ppo catania...

Minchia che italietta meschina c'avemu...


Il commento è stato originariamente postato qui
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mercoledì, febbraio 04, 2009

La striscia di Lampedusa

Mentre Putin ed il primo ministro ucraino Julia Timoschenko convolavano a giuste nozze (come subliminalmente suggerito dalla fotografia diramata dall'Economist a corredo della notizia sulla fine della crisi del gas), ai soldati israeliani veniva impartito l'ordine di ritirata. La coincidenza dei due eventi era stata già notata, anche per gli strani prolungamenti della crisi europea (gas sì, gas no) che hanno allungato il brodo sino alla diramazione dell'ordine di cui sopra. Ma inquadrandola in un quadro politico più generale il puzzle comincerà a comporsi in modo molto più netto.

Il coinvolgimento della Russia è stato implicitamente suggerito da una fonte molto particolare. Thierry Meyssan, giornalista ed attivista politico francese, è uno dei più famosi “cospirazionisti” in circolazione, con i suoi libri sull'11 settembre. Come per molti altri cospirazionisti, la sua fama è sospetta. Egli fa anche parte del Partito Radicale europeo ed addirittura nel 2002 ha preso il posto della Bonino nel coordinamento anti-proibizionista dei radicali, battendosi per la liberalizzazione delle droghe: insomma un “cospirazionista” sin troppo fermamente inserito in un certo sistema.

Nel citare queste fonti bisogna quindi fare attenzione, in quanto la loro specialità è quella di inserire tra le molte verità una qualche pillola avvelenata da fare ingoiare a tutti inavvertitamente.

Un suo interessante articolo sui fatti di Gaza, tradotto in italiano dallo storico catanese Alessandro Lattanzio, è un classico esempio di tutto ciò. Il titolo (“La guerra israeliana è stata finanziata dall'Arabia Saudita”) è di per sé un capolavoro di disinformazione che, dimenticando di inserire un “anche” dopo il “finanziata”, distorce la realtà assolvendo il democratico occidente e dipingendoci un malefico Israele libero di agire per i fatti suoi.

Nonostante questo, una frase all'interno del pezzo attira la nostra attenzione:

Il Consiglio nazionale di sicurezza [Usa, ndr] è in mano agli atlantisti, preoccupati che le provocazioni israeliane sfocino nell’interruzione dell’approvvigionamento energetico dell’occidente: il Generale Jones e Tom Donilon. Jones che era incaricato di seguire la conferenza di Annapolis, ha più volte espresso la sua irritazione [finta, ndr] di fronte alla mossa israeliana.

Come potrebbe mai verificarsi questa “interruzione dell’approvvigionamento energetico” se l'Arabia Saudita starebbe finanziando la guerra? Non credo si possa realisticamente pensare che un generale americano non sappia che Sauditi ed Egiziani sarebbero capaci di tutto per distruggere Hamas, la fazione palestinese che controlla la striscia di Gaza.

Il blocco energetico poteva essere credibile solo se effettuato dagli altri due fornitori dotati di rilevanza paragonabile a quella dei Sauditi: la Russia ed i paesi del nord Africa. Ebbene, possiamo ancora credere che sia stata solo una coincidenza, ma questo è proprio quello che è successo. La Russia ha bloccato le forniture con la scusa del battibecco con l'Ucraina, ed il nord Africa ha minacciato di farlo per interposta persona tramite la Sicilia, che ha a sua volta usato come paravento alcune squallide politiche di rapina italiane [*].

Così si è dunque bloccato Israele. Ma questo blocco, pur necessario, non era da solo sufficiente per fermare la guerra. Anche Hamas doveva essere “irregimentata”.

Secondo la versione ufficiale diramata in occidente, la fine delle ostilità sarebbe arrivata in seguito ad un “importante” summit dei paesi arabi tenutosi in Kuwait il 19 gennaio, al quale hanno partecipato tra gli altri Egitto, Arabia Saudita e Fatah, la fazione palestinese di Abbas che controlla il West Bank: «le più vive felicitazioni per il successo ottenuto dalla sua iniziativa diplomatica ed il profondo apprezzamento per la preziosa, paziente ed efficace opera di mediazione svolta dall'Egitto nella drammatica crisi di Gaza che ha contribuito a porre le condizioni per giungere alla cessazione delle ostilità, risparmiando tante vite umane e mettendo un termine alle sofferenze della popolazione civile della Striscia», ha blaterato il Napolitano, sempre più solo e triste.

Senonché i giornalisti della libera Europa non hanno fatto caso ad un altro summit, tenutosi improvvisamente il 18 gennaio in Qatar, uno di quegli stati che abbiamo visto firmare gli accordi di Mosca per “l'OPEC del gas”.

Il Jerusalem Post ne ha riferito preoccupato (Analysis: Keeping Iran's finger out of the post-war Gaza pie, 19 gennaio): “Al momento, gli stati dell'area sono profondamente polarizzati, come testimoniato dal summit di Doha del 18 gennaio: Qatar, Iran, Sudan, Siria, e Hamas hanno partecipato, mentre Egitto, Giordania, ed Arabia Saudita sono rimasti fuori. Sfortunatamente, il nuovo Iraq era anche presente.” Oltre a quelle citate erano presenti anche altre importantissime pedine del gioco mediorientale, quali il Libano, la Libia, la Turchia, l'Algeria, ed altri attori minori come la Mauritania, le Comore e Gibuti.

Malgrado l'invito, non si è presentato invece Abbas, cosa della quale riferisce il primo ministro del Qatar: “Il Presidente Palestinese Mahmoud Abbas lo ha informato di aver ricevuto pressioni affinché si astenesse dal summit di Doha”

Il summit di Doha ha ottenuto un risultato fondamentale, quello di fare accettare ad Hamas il cessate il fuoco. Il meeting in Kuwait, dove la fazione di Hamas non era stata invitata, non poteva avere alcun durevole successo per l'ostinazione politica a non voler riconoscere una delle parti in lotta. Riconoscimento ufficiale avvenuto in Qatar da parte di un gruppo ben preciso di paesi arabi, un gruppo teso ad allinearsi non tanto all'Iran sciita, quanto alla Russia ortodossa.

L'azione di Israele a Gaza ha permesso la formazione di un importante fronte che vede unite forze cristiane e forze islamiche orientali contro un nemico comune occidentale, uno schieramento sempre più presente anche nella politica italiana.

Una alleanza suggellata nel giro di pochi giorni da un altro importante fatto accaduto ancora una volta in Sicilia, la rivolta di Lampedusa (rivolta siciliana e nordafricana) il cui apice è stata la marcia comune che ha portato simbolicamente cittadini e prigionieri insieme per le strade dell'isola [**].

Una marcia che ha invertito completamente la propaganda di odio imposta dal regime tesa a diffondere solo notizie di scontri tra cristiani e musulmani con l'obiettivo di provocare nel Medio Oriente un conflitto più ampio che metta di fronte una “Europa giudeo-cristiana” [sic!] ed un oscuro oriente islamico.

Un obbiettivo che i Siciliani ed i loro alleati contrasteranno con tutte le loro forze.

[*] Nel caos, ognuno ha poi cercato di saldare qualche altro conto aperto, la Sicilia con Roma, la Russia con l'Ucraina.

[**] Si ricordi che il sindaco De Rubeis ha parlato di “carcere a cielo aperto”, lo stesso paragone da più parti usato per Gaza.
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giovedì, maggio 08, 2008

Siciliani vagabondi



Giramundo gira gira entre verdad y mentira
Senza meta o direzione, la tua destinazione
Varia in base a un temporale, al dondolio del mare
A dove batte il sole, a dove suona il canto dell’amore
Suono che si mescola, al ritmo dei tamburi,
bomba che trapassa i muri e scoppia in mille direzioni
nei porti e alle stazioni, tra popoli e religioni
tra dolore y carnaval tocando el suono global

Da quando la Sicilia è in Cataluna e Londra è in Mali
Da quando Kingston è in Africa e Lecce è la Giamaica
Da quando Sarayevo è in Palestina e il Cairo in Messico
Da quando Haiti è a Barcellona e Cuba nel Mar Baltico

Roy Paci, Giramundo
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mercoledì, dicembre 05, 2007

Ricordi di un buio passato

Caro Luca Cordero di Montezemolo,

che ricordi, i giorni in cui la FIAT guidava l'economia del paese, una delle prime aziende al mondo! E mentre gli operai votavano comunista, voi ed i sindacati eravate pappa e ciccia...

che ricordi, quando masse di meridionali e di Siciliani ridotti alla fame erano costretti a lasciare le loro terre per venire ad essere schiavizzati da voi, e per giunta dovevano subire i vostri insulti e sentirsi in un paese straniero dopo aver versato il loro sangue per costruirlo....

che ricordi, quando il muro era ancora in piedi e voi prendevate soldi da tutti, capitalisti e comunisti, e potevate giocare al piccolo imprenditore alle nostre spalle...

che ricordi, quando migliaia di Siciliani ogni anno venivano massacrati, sparati o incaprettati dai vostri tirapiedi e chi cercava di alzare la testa veniva fatto saltare in aria con il tritolo...

che ricordi, quando le brigate rosse tenevano alta la tensione e con la scusa della “ragione di stato” potevate impedire che noi Siciliani decidessimo il nostro futuro, per noi e per i nostri figli...

che ricordi, quando i migliori artisti del meridione vi si vendevano per un tozzo di pane e potevate girare i vostri filmetti propagandistici ed attirare sempre più gente verso le vostre periferie senz'anima...

che ricordi. Peccato che non torneranno mai più. Per un semplice motivo, caro Luca Cordero di Montezemolo: noi Siciliani abbiamo smesso di stare lì a guardare a bocca aperta mentre voi gozzovigliate liberamente sul nostro futuro. E senza Siciliani che stanno lì, a guardare a bocca aperta, questo bel film non si potrà girare mai più....


Quando i Siciliani brancolavano nel buio


xFruits


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domenica, novembre 04, 2007

Siciliani coraggiosi

Ha aperto ieri (3 novembre) a New York, al museo di Ellis Island, una interessantissima mostra sull'emigrazione siciliana verso gli Stati Uniti dal titolo "Sicilian Crossings" (vedi il manifesto).

Il professore Saija, curatore della mostra e direttore del circuito dei musei siciliani, ci ha gentilmente inviato il comunicato stampa ufficiale dell'inaugurazione, che alleghiamo al post.

La mostra contiene un sezione particolarmente interessante, riguardante le motivazioni che spinsero questa gran massa di siciliani a cercare fortuna oltre oceano.

Essendo essa curata dalla Regione Siciliana, probabilmente non troveremo quelle realtà "scomode" che tutti noi stiamo cercando di riportare alla luce e di diffondere tramite le nostre ricerche e le nostre analisi, ma è pur sempre un passo nella giusta direzione. Per la prima volta infatti ci vediamo protagonisti di un evento ufficiale quale Popolo Siciliano con dei confini culturali ben delimitati.

Ripeto, non è un passo da poco. Possiamo quindi capire quella caduta di tono, che troverete sia sul comunicato ufficiale sia sull'articolo de La Sicilia (non più presente sul server), in cui si parla di "un'altra Italia". Una conclusione sicuramente forzata e priva di logica.

Meno capiamo invece cosa ci trasi la mafia.

Chiunque abbia la possibilità di visitare l'evento di persona o di mandare amici e parenti residenti negli Stati Uniti, può recapitare le sue impressioni (positive o negative che siano) o eventuali documenti (video, commenti audio, foto) ad abatevella@hotmail.it così che si potrà fornire un feedback a tutti coloro i quali non potranno partecipare.

La mostra rimarrà aperta sino al 3 febbraio 2008.


Con la Sicilia sempre tra i ricordi


Comunicato Stampa:

La Sicilia dell`emigrazione

in mostra a New York

NEW YORK - (2 nov. 07) Una mostra allestita all`Ellis Island Museum, l`isoletta a cinque minuti di battello da Manhattan che ospita il piu` grande museo mondiale dell`emigrazione, racconta in 120 pannelli la storia dei siciliani che scelsero la via degli States e la sfida di un`avventura per molti rivelatasi felice. Un secolo in mezzo di "Sicilian Croissing", titolo dell`esposizione, che comincia dalle cause di un flusso emigratorio gia` dalla fine dell'Ottocento imponente.

E allora, perche` partirono ? Probabilmente non solo per la condizione economica conseguente alla difficolta`di esportare agrumi, alla crisi delle miniere di zolfo e di pomice; vigneti distrutti dalla fillossera, riduzione del lavoro nelle tonnare e nelle saline, pressione della mafia nel controllo delle masse contadine. Contribui`anche un forte elemento di attrazione determinato dalla fomidabile campagna promozionale messa in atto dagli agenti marittimi che avevano dalle Compagnie di navigazione una robusta provvigione sui biglietti per l`America, tanto da mettere su, persino nei piccoli centri dell`interno, una rete di sub-agenti cui veniva riconosciuta una meta dell` intero 3 per cento del costo totale del viaggio. Manifesti e messaggi che lasciavano spazio al sogno di un`America con pavimenti lastricati d`oro e lavoro in quantità, tanto da non doverlo cercare: 'Gia` sul molo qualcuno vi avvicinera` per dire cosa volete fare. Sarete voi a scegliere'.

In centoventi pannelli, realizzati dalla "Rete dei musei siciliani" e curati da Marcello Saija, presidente dell`organismo, c`e tutto il sogno americano: dal cosa e` stato a determinarlo, al come e dove si e` realizzato. Alla mostra "Sicilian Croissing" hanno partecipato i musei siciliani dell`emigrazione di : Salina, Savoca, Giarre, Canicattini Bagni, Ragusa, Acquaviva Platani, Santa Ninfa.

Cinque sale in cui trovano spazio sentimenti, testimonianze, scene struggenti sul molo, le valigie di cartone tenute da lacci, le paure dei momenti immediatamente precedenti all`abbandono, l`ansia determinata dalla visita medica, dalle formalita` dell`ultimo momento; poi le lacrime e i fazzoletti sventolanti sulla banchina e sulle navi che prendono il largo dai porti di Messina e Palermo. Nella terza galleria l`impatto con la nuova realta` e dopo il pasaggio da Ellis Island, tappa obbligatoria, la via di Manhattant, o di Chicago Little Italy, Rochester, ecc. Nelle ultime sale il ruolo delel societa` di mutuo soccorso che ciascuna comunita` ha costituito e alcune delle quali ebbero rapidamente considerazione e prestigio fino a diventare interlocutori delle principali industrie americane nella segnalazione dei lavoratori da assumere. Ma non solo perche` rappresentarono un catalizzatore aggregante per le famiglie gia insediatesi e quelle in arrivo.

La mostra sara l`occasione per presentare il nuovo Notiziario on-line di emigrazione e immigrazione con cui la Regione Siciliana intende offrire a questa altra Italia nel mondo un ponte di dialogo e alimentare un rapporto che dagli italiani in America e` fortemente sentito e sollecitato: "Qui Sicilia", affidato alla direzione del giornalista Mario Cavaleri, li informera' su normativa, questioni sociali e quant`altro puo` essere d'interesse, ospitera` contribuiti e proposte, dara` spazio ai protagonisti di questa avventura. Argomenti che saranno ripresi nella rivista trimestrale "Neos" il magazine di ,"Qui Sicilia" il cui primo numero sara` distribuito domani.

Inaugureranno la mostra il console generale d`Italia dott. Francesco Maria Talo` e l`assessore al lavoro della Regione Siciliana on. Santi Formica; presenti tra gli altri il sen. Enrico La Loggia, il presidente della Corte dei conti di New York Thomas Di Napoli, i rappresentanti dello Stato di New York e delle associazioni italo americane.




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domenica, settembre 09, 2007

Unnaddarè: tra le trazzere del villaggio globale

E' possibile per un siciliano vivere da siciliano nel mondo moderno? E' possibile conservare intatte le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria lingua, anzi recuperare quello che si è perso e ri-diventare siciliani ancora una volta nella moderna babele culturale del villaggio globale? E' possibile fare tutto questo senza chiudersi in se stessi, ma anzi accogliendo in pieno la moderna rivoluzione informatica ed entrando nel XXI secolo dalla porta principale, quella della tecnologia e della globalizzazione? La risposta a tutte queste domande è si. Senza alcun dubbio. E ne abbiamo la prova: si chiama Kalsa.

Kalsa: un vocabolo evocativo, che racchiude in sé la storia di un popolo, la sua essenza mediterranea ed il suo presente fatto di rovine e rimpianti. Ma anche la sua voglia di riscatto e di ritorno, di ri-scoperta della sua complessa interiorità.

Se qualche hanno fa gli Agricantus (a proposito, ne approfitto per segnalare il loro nuovo elegante lavoro Luna Khina) erano partiti dalla loro terra per raggiungere il mondo, oggi gli Unnaddarè ci riportano il mondo in dono come fosse un comune ma preziosissimo portuallo (“Munnu ca ti munnu”) e ce lo fanno sentire nei nostri gesti quotidiani, nelle nostre parole, nel nostro caldo mare.

Può sembrare azzardato paragonare la musica di questa nuova band a quella degli Agricantus, due modi di fare musica diversi legati a due momenti diversi di una modernità ultraccelerata. Ma se il trio Crispi - Acquaviva - Wiederkehr può essere considerato il genitore della globalizzazione siciliana, il ponte che ha portato la Sicilia a ricollegarsi con la sua diaspora, gli Unnaddarè ne sono i figli, sono quella diaspora che ritorna in Sicilia a reclamare i propri diritti (finora negati) di siciliani dispersi per il globo: gli Unnaddarè nascono a Roma grazie ad un gruppo di “fuoriusciti” siciliani guidato da Maurizio Catania, la vulcanica mente del gruppo.

Il loro primo CD si intitola appunto Kalsa, che qui non vogliamo identificare con il famosissimo quartiere di Palermo ma con uno stato dell'anima, sospesa tra un passato che vuole restare ed un futuro che in-Kalsa irriverente. Proprio come nella title track, dove un gregge di pecore ed il suo pastore ci conducono incredibilmente tra le trazzere virtuali di una nuova matrix nella quale tutti i siciliani vivono idealmente collegati alla loro sorgente di vita. Un suono che è la porta verso un'altra dimensione dove il nostro passato ritorna mescolato al ritmo del futuro:

Stratuzze di petri e supra robi stinnuti
E chi è sta magia unnaddarè



Annullato lo spaziotempo, le altre tracce ora si incastrano perfettamente con le nostre contraddizioni, a partire da Terrarussa, in cui i bit del nostro portatile sono una polvere che si appiccica alla pelle e ci fa sentire ancora l'odore dell'umida tavola di mare che vediamo all'orizzonte dei nostri ricordi:

Terrarrussa terrarussa
strata stritta nmezzu e sierre
culuri di sta trazzera ca porta rittu o mare
Cavuru cavuru e cavuru
na tavola di mari
ca aspetta lu so suli
Terra rina rina terra russa na so terra


Poi attraverso la realtà virtuale di “A mo' casa senza mura”, dove è il nostro corpo a mutare geneticamente e ad espandersi sino a racchiudere l'intera Trinacria:

Ogni vota ca tu trasi intra a casa
T'assetti nda poltrona ca era di mo nonna
talii sta bedda valli co mari ca s'ammuccia
ogni vota ca tu trasi intra a casa
Bedda sta valli ca è ca davanti
Bedda sta valli ca vidu ca
Chista è a mo casa, chista è a mo cura, chista è a mo casa senza mura


Ma sempre come ostriche cocciute attaccate al proprio scoglio, ora che la tecnologia ci ha finalmente liberato e ci permette di gridare quella cocciutaggine che vuol dire anche rifiuto di arrendersi (“A vergini e a Ulanza”):

Duci Duci
Sutta sti cuperti
U vuliemmu ndo disiu
U vuliemmu pi l'usanza
A vergini e a Ulanza


Sino al lontano suono di sintetizzatori e campionatori mescolati all'odore di farina e lievito naturale di Fuluvespiri:

Crisciutu cu capuliatu stinnutu fora a porta
Sienti a musica, a musica ca ju cantu
sutta a casa unni fanu a pani


Dove ci stanno portando gli Unnaddarè? Indietro nello spazio o avanti nel tempo? Intanto installiamo il loro sistema operativo (in versione rigorosamente siciliana), spegniamo una volta per tutte l'aria condizionata e, mentre assaggiamo il portuallo che ci hanno offerto, respiriamo il nostro futuro:

I pinsera currunu senza scampu
Viaggiandu m'arripigghiu tuttu u tiempu
Viaggiu e nun sacciu unni vaju





Le pecore, il pastore ed il portatile da scrivere


Gli Unnaddarè su internet
Sito ufficiale: http://www.unnaddare.com/
My Space: http://www.myspace.com/unnaddare
Canale di Maurizio Catania su Youtube: http://www.youtube.com/user/catania22

Post Scriptum: non sono un grande estimatore del diritto d'autore (anzi...), ma credo che faremmo il nostro dovere di siciliani se ogni tanto spendessimo qualcosa nella nostra cultura. Visto che i (nostri) soldi pubblici vengono buttati nelle volgari recite di un comico sopravvalutato che fa a pezzi Dante in uno stadio di calcio (vuoi vedere che ci tocca anche difendere la “loro” cultura?), non contento permettendosi pure di accostarlo a della banale ironia a sfondo politico, pensiamoci noi (ancora) di tasca nostra a sostenere qualcosa di sincero. Evitiamo di procurarci i brani degli Unnaddarè “illegalmente” e scarichiamo pagando le loro canzoni da qui: Digital iTunes
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giovedì, gennaio 04, 2007

La diaspora siciliana e la globalizzazione

Quest'anno a rappresentare l'Italia agli Oscar sarà una poesia più che una pellicola che ha anche un'altra particolarità che la rende forse unica nella storia del cinema italiano agli Oscar: il film non è recitato in italiano, ma in siciliano, tanto che da noi è stato distribuito con i sottotitoli (persino in Sicilia... sic!). Si tratta di Nuovomondo di Emanuele Crialese.

Da quando ho visto il film ogni tanto la sera mi soffermo su di un baule da viaggio di fine ottocento che tengo ai piedi del letto. Su di esso sono ancora incise con un punteruolo le iniziali della mia trisavola che, dopo essere emigrata negli Stati Uniti con la famiglia, decise di ritornare in Sicilia. Acquistò il baule, lo riempì e lo affidò ai facchini. Come esso sia arrivato sino a me, tra due guerre mondiali e la sistematica distruzione di tutto ciò che sapeva di siciliano e di popolare tra gli anni '50 e '70 del novecento, non saprei dire.

La diaspora siciliana, iniziata verso la fine dell'ottocento e di cui per breve tempo fece parte anche la mia trisavola, ha portato i nostri fratelli in giro per il mondo, come semi trasportati dal vento e scaraventati ai quattro angoli del globo. E dove questi semi hanno trovato terreno fertile, sono germogliati, ed i loro germogli hanno dato frutti.

E' per questo che, per esempio, oggi il presidente di una multinazionale come la Mobil (ora Exxon-Mobil) può chiamarsi Lucio Noto, o l'allenatore della nazionale argentina di calcio Alfio Basile.

I siciliani non sono però l'unico popolo ad aver subito il dramma dell'emigrazione. In tempi più recenti abbiamo visto il popolo indiano esplodere su tutti i continenti a poco a poco salendo la scala sociale dai lavori più umili sino alla stanza dei bottoni di molte multinazionali.

Gli indiani, al contrario dei siciliani, hanno capito l'importanza della ragnatela creata da tutti quei figli della "Madre India" dispersi in ogni angolo del pianeta. E stanno richiamando indietro i loro emigranti tramutando in oro quella che a prima vista poteva sembrare una sconfitta oramai la certa: la perdita cioè del loro DNA più sano.

In tempi di globalizzazione, o meglio di ritorno ad un mondo globalizzato quale quello esistente ai primi del novecento, i flussi migratori diventano reversibili. L'economia moderna, basata più sulle idee che sugli ingenti capitali una volta necessari per intraprendere nuove attività industriali, rende l'emigrato che ha girato il mondo raccogliendo esperienze e magari qualche titolo di studio, una specie di mina vagante capace di sconvolgere i normali flussi di ricchezza sclerotizzati del novecento, riportandosi indietro il benessere nel frattempo prodotto e per giunta con gli interessi.

Sotto questo punto di vista per l'Italia l'emigrato meridionale sta passando da fonte di moneta pregiata (Roma ha lucrato e speculato non poco sulle rimesse dei meridionali all'estero, lucro poi ovviamente dirottato al nord...) a potenziale forza rivoluzionaria capace di scardinare i classici rapporti coloniali tra nord e sud instauratisi all'indomani della cosidetta "unità".

In più l'emigrante (o i discendenti dell'emigrante meridionale dei secoli passati) non sono controllabili dai partiti e dai politici corrotti che hanno permesso il soggiogamento alle nordiche bramosie del popolo siciliano (e meridionale in generale) e sono immuni dalla coercizione culturale alla quale tutti noi siamo sottoposti giorno per giorno attraverso i media convenzionali.

Ritornando all'India, secondo dati forniti da The Economist, il 68% dei manager indiani che vivono attualmente negli Stati uniti stanno assiduamente cercando un'opportunità per tornare a casa. Non si hanno dati riguardanti i siciliani, visto che da noi la classe politica dirigente non ha alcun interesse alla cosa, ma possiamo immaginare che non sarebbero molto diversi da quelli indiani. Il problema è che non si fa niente per attirare imprenditori siciliani indietro dall'estero.

A questo punto la soluzione può essere un'altra: agire dal basso e spingere i figli della diaspora siciliana ad organizzarsi non solo come hanno fatto sino ad ora (e cioè per scopi culturali) ma anche con obbiettivi... rivoluzionari (mi sia consentito il termine, perchè quando ci vuole ci vuole!): la creazione di gruppi di pressione nelle nazioni di residenza affinchè la verità su quello che succede in Sicilia esca fuori dagli angusti circoli culturali, protestando per la mancata approvazione dello statuto regionale, per la continua messa in onda di film spazzatura italiani che continuano a diffondere l'idea di Sicilia quale terra di mafia (La Piovra viene ancora appositamente venduto dalla RAI in giro per il mondo), organizzando dimostrazioni di fronte alle ambasciate italiane, creando quei mass media siciliani che noi qui non abbiamo il permesso di avere (radio, sito internet, TV satellitari).

La rinanscita della nostra nazione deve passare attraverso la totalità dei suoi figli, e solo così potrà avvenire. Ed avverrà. Ovviamente senza capovolgere tutto scordandosi poi di quei figli che sono rimasti in Sicilia: se Crialese nelle interviste parla del coraggio di chi è partito, bisogna anche riconoscere che se la Sicilia è ancora una nazione con i piedi ben piantati sulla sua terra questo lo si deve soprattutto a coloro i quali hanno avuto il coraggio di restare (o di tornare).

Nuovomondo permetterà a tutti i siciliani nel mondo di chiudere il cerchio del loro peregrinare evocando ed esorcizzando il dramma che più di ogni altro ha segnato (anche inconsapevolmente) la loro storia: quella di un siciliano in Sicilia che può toccare il passato attraverso un oggetto testimone di quegli uomini e di quei fatti, quella di un siciliano di fuori che, figlio di emigrati, è idealmente tornato nel grembo della sua Madre Terra con un film capace di collegare da solo l'anima di Trinacria a quella di tutti i suoi figli.
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martedì, novembre 07, 2006

Immigrazione nella terra di santi e sciacalli

La trasmissione "Le Iene" andata in onda martedì della settimana passata (31 ottobre), non ha certo suscitato il clamore delle settimane passate, anche se conteneva un importante servizio (coraggioso ed ingenuo allo stesso tempo) sull'utilizzo di immigrati clandestini nelle campagne del Nord Italia. Come mai (si chiedevano i nostri) stampa e televisioni danno ampio spazio ai casi di sfruttamento solo quando questi avvengono nelle regioni del meridione d'Italia? (Nel servizio si dimostrava come questi casi erano comunissimi anche al nord). Non lo sanno le ingenue Iene che per capire e spiegare "come mai" bisognerebbe allargare di molto l'orizzonte, sino ad includere quelle vere, di iene: a Lampedusa, al terrorismo, al declino demografico italiano, al tracollo economico del Lombardo-Veneto.

Torniamo indietro di qualche mese, ad un editoriale estivo di Busetta su "La Sicilia" nel quale si puntualizzava qualcosa sui fatti di Lampedusa, e cioè che non proprio di sbarchi sull'isola si sarebbe dovuto parlare, perchè a Lampedusa i barconi ci venivano portati dalle navi italiane.
Andiamo ancora più indietro nel tempo, alla fine dell'ottocento, grazie alle immagini di Nuovomondo (il film di Crialese) o agli anni '60 del novecento, con un famoso articolo di Fava sul suo libro "I Siciliani": ambedue facce della medaglia a due conii (quello di latta per noi, quello d'oro per Roma) della diaspora siciliana, continuata ininterrotta per almeno un secolo e gestita ad arte per ricavarne valuta pregiata.

Abbiamo quindi un regime (quello Tosco-Padano) già scaltro nel commercio di carne umana e nel lucrare sulle rimesse degli emigranti, a gestirli nelle loro fabbriche costruite sul dramma di milioni di terroni. Abbiamo poi un'isoletta posta al centro del Mediterraneo, lontana da occhi indiscreti e che comunque già provocava un certo fastidio (invidia, forse è meglio aggiungere) per le sue acque cristalline e spiagge immacolate (ricordiamo che il New York Times qualche anno fa la pose tra le dieci isole dal mare più bello del mondo). Abbiamo infine il declino economico del Lombardo-Veneto, per giunta accoppiato ad un declino demografico generalizzato in Europa che promette di far saltare completamente il sistema delle pensioni.

In pratica ci sono i presupposti per mettere tutti d'accordo (su al nord): a destra come a sinistra, la chiesa ed i massoni, i servizi segreti di mezza Europa. E così possiamo costruire un bel romanzo, che noi ovviamente considereremo solo immaginario.

Tutte le nazioni europee si stanno prodigando nel favorire un'immigrazione per quanto possibile selezionata al fine di ottenere la crescita demografica necessaria al ricambio generazionale. Questo vale ancora di più per l'Italia, il paese che in Europa sta invechiando più velocemente.
Il problema come detto è chiaro a tutti, solo che politicamente spinoso per almeno una parte politica. All'inizio tutto avviene in modo molto caotico: vi sono sbarchi ovunque in Spagna e nel Sud Italia (ricordate che un tempo anche la Calabria e buona parte delle coste Siciliane ne erano affette?) Gli attacchi dell'11 settembre negli Stati Uniti, e la scoperta di cellule terroristiche islamiche (una volta dette semplicemente spie) portano però a più miti consigli: il flusso deve essere controllato.

Si erano già istituiti i centri di accoglienza, quindi si inventarono delle false leggi anti-immigrazione come la Bossi-Fini (abilmente sfruttata dal centro-sinistra ma assolutamente innocua), si fa anche qualche finto accordo con Gheddafi e si mandano indietro un paio di aerei carichi di disperati per "fare la parte". Alla fine la grande idea: deviare tutto il flusso verso un'unica porta d'ingresso, per rendere tutto più facile e per schedare tutti. L'Europa è d'accordo, anche perchè la Sicilia (grazie alla sua posizione) può facilmente diventare l'hub della disperazione mondiale. Viene deciso di convogliare tutti verso Lampedusa (tra i tripudi degli amici di Rimini). Che questa sia una chiara decisione strategica non vi sono dubbi, tanto è vero che l'estate scorsa si è deciso di raddoppiare la capienza del centro di accolgienza dell'isola: evidentemente ne vogliamo ancora di più.

Si scatena nel frattempo una cascata mediatica orchestrata ad arte che ha lo scopo principale di ammansire i Siciliani con una serie infinita di servizi mandati in onda da quel covo che è la sede di Palermo di Rai3. Giornalmente ci fanno credere che la notizia principale per noi sia l'arrivo di un barcone di disperati e non sapere cosa sta succedendo a Palermo (dove gli ascari, presidente incluso, appoggiano il gioco parlando dei "doveri di accoglienza verso chi soffre"). E non dimentiachiamoci uno degli scopi secondari: distruggere il turismo di Lampedusa, per il quale nessuno a Palermo alza un filo di voce.

Ma sorge un piccolo problema logistico: gli immigrati infatti servono alle fabbriche del nord, e non si può rischiare che rimangano al sud dove il clima è più piacevole, a lavorare per i terroni. Allora via con la nuova campagna mediatica anti-meridionale: il caporalato di Foggia, quello di Cassibile, le irregolarità nelle imprese edili siciliane e così via. Ed intanto i numeri dicono qualcos'altro, e cioè che tra il 2004 ed il 2006 le irregolarità sul lavoro degli extracomunitari rilevate dalla guardia di finanza sono circa 2000 l'anno per la Lombardia, 1000 per il Veneto, 500 per il Friuli. Ed a sud? Un centinaio per la Sicilia, circa 150 per la Puglia, 300 per la Campania.

E così abbiamo chiuso il cerchio arrivando, nella terra degli sciacalli, sino al servizio delle Iene.

Ma ovviamente tutto questo è solo immaginazione.
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