Approfondimenti - Il Consiglio News Feed

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domenica, giugno 14, 2009

Il duello

Una lotta immane, tra due concezioni diverse del mondo e della vita. La storia umana è dilaniata da questo ciclico scontro che raggiunge nei millenni altissime intensità per poi apparentemente placarsi mentre chi viene sconfitto cerca di riorganizzarsi per sferrare il prossimo attacco.

Nei nostri giorni stiamo attraversando uno di questi picchi di intensità, duemila anni dopo quello racchiuso tra le crocefissione di Cristo e la caduta dell'impero romano.

Due forze che attraggono l'uomo in direzioni opposte: l'una verso il cielo e l'altra verso gli inferi. L'una verso l'anima e l'altra verso il corpo. Ascesi contro materialismo.

Lo scontro tra Cristo ed Anticristo, nella nostra vita quotidiana rappresentato dagli elementi magici che più richiamano le due parti: sesso e castità.

Ogni volta che ci abbandoniamo al nostro corpo ci leghiamo alla terra evocando forze infere. Ogni volta che rinunciamo a quel corpo ascendiamo ed evochiamo forze celesti.

E così la nostra vita ondeggia tra i due estremi incapace di ricomporre lo squilibrio in cui il mondo è caduto. Ondeggia tra sesso e castità, mentre oggi ribussa l'eterna lotta tra questi due elementi.

La lotta tra la luce ed il buio, dove forze oscure si scatenano. Dove siamo costantemente risucchiati, nostro malgrado, a scegliere in ogni attimo della nostra esistenza. Senza speranza di soluzione alcuna.




Andando a caso consideravo girando per strade vuote
che l’equilibrio si vede da sè si avverte immediatamente
Ribussa ai miei pensieri un desiderio di ieri
ed è l’eterna lotta tra sesso e castità
Chissà com’è la tua vita oggi
e chissà perché avrò abdicato

Scorrono gli anni nascosti dal fatto che c’è sempre molto da fare
e il tempo presente si lascia fuggire con scuse condizionali
Ribussa ai miei pensieri un desiderio di ieri
ed è l’eterno scontro tra sesso e castità

Chissà com’è la tua vita oggi
e chissà perché avrò abdicato

Tra i sussurri l’indolente ebbrezza di ascendere e cadere qui
tra la vita e il sonno, la luce e il buio dove forze oscure
da sempre si scatenano

Felici i giorni in cui il fato ti riempie di lacrime ed arcobaleni
della lussuria che tenta i papaveri con turbinii e voglie

……chissà perché avrò abdicato con te riproverei….
Per capriccio gioco per necessità
Mi divido così tra astinenza e pentimenti
tra sesso e castità


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mercoledì, giugno 03, 2009

A ruota libera

Siamo al momento della divaricazione. Al momento in cui i politici siciliani si devono decidere sul futuro della loro Patria: libertà o schiavitù. Un momento che sapevamo dovesse arrivare prima o poi (Vedi i post "Repetita juvant" e "Ci siamo").

Raffaele Lombardo, dopo qualche tentennamento ha trovato il coraggio di affrontare la sfida anche grazie al sostegno di Gianfranco Miccichè, che sino a poco tempo fa lottava per essere lui il “Lombardo” della situazione e diventare Presidente della Regione Siciliana.

L'intervista rilasciata a Klaus Davi da colui che sta di fatto decretando la fine della parabola berlusconiana chiarisce una cosa: lui ad essere il “Lombardo” della situazione ci tiene ancora. E di questo i due ne riparleranno dopo le elezioni. Per il momento rilascia delle dichiarazioni che definire epocali non è esagerato.
Ascoltiamole attentamente: finalmente un politico che parla chiaro e senza troppi calcoli (sotto ad ogni spezzone è inserito un elenco dei punti salienti).




Prima parte

Solo per la Sicilia – Miccichè esordisce con il suo programma politico: “Qualsiasi cosa la faccio più per la Sicilia che altro”. Tradotto dal linguaggio politico, “il mio obiettivo è il potere in Sicilia”.

Lombardo – Il Presidente lo volevo fare io (e lo voglio fare io). Tutto quello che sta succedendo in questi giorni parte da lì.

Lega Sud – Un giro di parole per dire che di quello che succede a Roma non frega niente a nessuno qui.

Internet – L'esperienza con il blog



Seconda parte

Europee – Se Lombardo raggiunge il 4% o no, non cambia niente nella sostanza. La Sicilia ha imboccato la sua strada. Il PDL deve diventare il partito del Sud, cioè: Berlusconi deve fare quello che dico io...

Rivolta nel PDL – Il problema oggi sono gli ascari. Sono più di 600 gli amministratori che si sono autosospesi. Insomma, Berlusconi è avvertito.

Rifiuti a Palermo – Stuzzicato sulle ultime dichiarazioni di Berlusconi sulle cause della “crisi”, Miccichè rifila una bella stilettata: “Orlando non c'entra niente, facciamo autocritica”. Tra le altre cose, la rivolta di Miccichè ha bloccato la finta crisi dei rifiuti preparata come trappola per Raffaele Lombardo.



Terza parte

Ancora PDL – Berlusconi per la prima volta non è venuto in Sicilia per questa campagna elettorale. Questo per dare un idea di quello che sta succedendo. Ora ci penserà bene e poi prenderà le sue decisioni (Cioè calerà le ali).

Termini Imerese – La Fiat se ne va? Non so se gli convenga, in ogni caso benissimo, troveremo qualcun altro o qualcos'altro.



Quarta parte

Mafia – La bomba di Miccichè. Il primo politico ad avere il coraggio di dire le cosa in modo chiaro e senza contare i voti. Come da tempo diciamo su queste pagine, la mafia è crollata insieme all'abbattimento del muro di Berlino. Oggi non vi è più pressione da parte della mafia. Basta con i ricatti dell'antimafia: da manuale il modo in cui accusa sottilmente l'antimafia, tramite una esperienza personale che nessuno può smentire. Potrebbe uscire le prove.... Una dichiarazione pesantissima.

Vittime della mafia – Le vittime della mafia sono tutte siciliane, eccetto Dalla Chiesa. E' la Sicilia che ha sconfitto la mafia, ed è questo che deve essere detto dei Siciliani.



Quinta parte

Siciliano – Piccola “sciddicata” di Miccichè che parla di “dialetto siciliano”.

Ponte sullo stretto – Intanto non ci sono i soldi. E poi: avete visto fare espropri? Allora per ora niente ponte.

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Articoli sull'argomento:
LaSiciliaWeb.it
LiveSicilia.it

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giovedì, maggio 07, 2009

Video: Archeologia petrolifera

Un'area devastata da quello che ci hanno venduto come sviluppo industriale, provocando danni incalcolabili ed irreparabili per assicurare la sicurezza energetica dell'economia del nord Italia.

Una struttura che presto rimarrà semplice archeologia-spazzatura industriale quando, nel giro di pochi anni, si staccherà la spina all'economia del petrolio.

Tocca a noi cittadini lottare affinchè anche nel nuovo sistema energetico non sia il nostro territorio a pagare il prezzo più alto. Tocca a noi organizzarci e prendere il mano il nostro destino senza demandare più certe responsabilità a qualcuno che siede lontano da qui ed i cui figli non verranno mai contaminati da questi miasmi criminali.

E' quello che sta cercando di fare il TAT, associazione Tutele Ambiente e Territorio, operando nel comprensorio del Mela.

Nel video di oggi, l'intervista all'Architetto Crisafulli, rappresentante del TAT, eseguita da Peppe Croce (Reverse Information Blog):


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mercoledì, aprile 29, 2009

In musica sulla via di Damasco

L'1 maggio del 2008 Michele Santoro durante la sua trasmissione “Annozero” si interessava stranamente alle sorti di una piccola emittente privata catanese, Telecolor.

Il problema: l'attuale proprietario (l'Innominato, manco a dirlo...) avrebbe organizzato un riordino dell'emittente licenziando i giornalisti meno malleabili (vedi “Caso Telecolor ad Annozero”, comunicato dell'OGS del 7 maggio 2008) .

Incredibilmente Santoro sembra schierarsi con i più deboli, contro uno dei più inattaccabili paladini del regime italiano in Sicilia. Il crollo di quell'impero poteva essere salutato con favore dai Siciliani. Ma l'attacco di Santoro, noto antisiciliano, era già allora sospetto.

Quello che stava accadendo si sarebbe chiarito nel giro di pochi mesi e sarebbe diventato di pubblico dominio nell'ottobre scorso, quando durante il telegiornale di Antenna Sicilia fu trasmessa una intervista ad un Tuccio Musumeci (noto attore comico catanese) in versione antirisorgimentale ed indipendentista (vedi il video sul nostro post “Sorpresa nel finale”).

L'Innominato si era convertito alla causa Siciliana schierandosi con la fazione “meridionalista” dei partiti nazionali e la sua posizione si è poi consolidata, come ha dimostrato la ripetizione dell'attacco di Santoro e la sua amplificazione tramite la famosa puntata di Report su Catania (vedi il post “La frontiera” e “Report a Catania, quinta parte: il monopolio dell'informazione”, SiciliaToday.net, 16 marzo 2009).

Godiamoci i lati positivi di questa “conversione sulla via di Damasco” con alcune canzoni tratte dal Festival della Canzone Siciliana, una manifestazione che era stata interrotta negli anni 90, quando ancora il nostro “remava contro” e che ora viene ripresa in grande stile e con musicisti di altissimo livello.



Salina - Mario Incudine



Vera – Tony Canto



Tutti li cosi vannu a lu pinninu – Alfio Antico


E per una volta quella scenografia fatta di scale piramidali, occhio stilizzato e sole splendente la riterremo una coincidenza ;)

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Tutti gli altri video delle canzoni partecipanti possono essere visionati dalla relativa pagina de LaSiciliaWeb.it.


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martedì, aprile 21, 2009

Zancle, ovvero la porta della Sicilia

“Con la chiusura dell'Ente Porto di Messina il Governo Lombardo ha demolito l'ultimo baluardo siciliano contro lo strapotere dei militari sulla assoluta proprietà del demanio marittimo appartenente alla Sicilia sancito dallo statuto del Parlamento Siciliano. l'Autorità Portuale (Governativa Italiana) ha esteso le sue competenze dall'arredo urbano cittadino alla pesca portuale con la canna, dal verricello al lido balneare, dalle navi da crociera alla Fiera Internazionale di Messina (defunta per esose richieste di affitto del suolo del demanio appartenente in effetti alla Sicilia).

Il disastro continua,dopo la chiusura dei cantieri navali all'Arsenale, adesso si mette in pericolo anche la Rodriquez Aliscafi, bei tempi erano quelli quando 500 operai altamente specializzati sfornavano le imbarcazioni più veloci del mondo.”


Con queste parole Rino Baeli riassume la situazione di quello che dovrebbe essere il principale volano dell'economia della città peloritana.

Nel video seguente i dettagli di una storia che si trascina sin dal sorgere dello Statuto Autonomista e che penalizza tutti i Siciliani e gli abitanti di Reggio Calabria.

Lo spunto è preso da un articolo apparso sul settimanale Centonove. Per chi volesse leggere l'articolo principale, potrà farlo online a partire dalla prossima settimana (http://www.centonove.it/4DACTION/w_arretrati).


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domenica, aprile 12, 2009

Video: Mambo (Sud) Italiano

Da oggi cercherò di dare continuità alla sezione “video”. In maniera più o meno regolare proporrò dei video (canzoni, servizi, documentari, anche barzellette) che ci dicano qualcosa in più sulla nostra Terra. A volte con un breve commento. A volte anche senza. Oggi iniziamo con la storia di una vecchia canzonetta: Mambo Italiano

Nel 1956 Carla Boni presentava al pubblico italiota una canzone dal titolo “Mambo italiano” che altro non era che il rifacimento di un pezzo scritto dall'americano Bob Merrill nel 1954 e cantata da Rosemary Clooney nello stesso anno. Il disco raggiunse anche la vetta delle classifiche inglesi nel 1955.

La versione italiana non è altro che un riadattamento di quel pezzo, malgrado il presentatore lo spacci per originale quando di recente l'ha riproposta in televisione:



Tra le parole del testo della Boni troviamo questa strana sequenza:

Hey mambo, mambo italiano
No, no, no non è solo siciliano
Non è calabrese non è un mambo piemontese


Perchè la Carla si è così tanto indispettita da sentirsi in dovere di specificare che il mambo non è “solo siciliano”?

Ascoltiamo la versione originale:



Ed ecco la prima parte del testo originale tradotto:

Una ragazza è tornata a Napoli
Perchè le mancava il paesaggio
Le danza locali e le incantevole canzoni
Ma aspetta un attimo, c'è qualcosa di sbagliato
Hey, mambo! Mambo italiano!
Hey, mambo! Mambo italiano
Vai, vai, vai, ti sei confuso con il siciliano
Tutti voi, calabresi fate il mambo come i pazzi
Hey mambo, non voglio la tarantella
Hey mambo, niente più mozzarella
Hey mambo! Mambo italiano!
Prova una enchilada con il pesce baccalà
Hey cumpà, amo come balli una Rumba
Ma ascolta un consiglio paisano
impara il mambo
(...)


Tutto ciò che viene nominato nella canzone viene dal sud Italia e dalla Sicilia, una testimonianza “indipendente” del fatto che non è “l'Italia” della canzone della Boni ad essere famosa nel mondo, ma la Sicilia ed il Sud Italia a causa del dramma dell'emigrazione al quale le popolazioni meridionali sono state sottoposte.

Senza contare che mentre di Napoli il testo ricorda il paesaggio e della Calabria la coesione sociale (i calabresi ballano tutti insieme) della Sicilia (oltre al baccalà...) ricorda... la lingua!

Ed invece cosa succede nella traduzione italiota? Scompare tutto. Anche i piemontesi scompaiono, per lasciare spazio a questa scialba italietta massonica senza identità.

Un ultima curiosità. Di recente una ennesima versione della canzone ha fatto furore nelle discoteche di tutto il mondo:



In essa si mette in risalto una altra caratteristica associata ai siciliani ed ai meridionali (che oltre oceano sono “gli italiani”): il “sex appeal”, simboleggiato nel video dal continuo alternarsi di bottiglie (uomo) con bicchieri e padelle (donna).

La chiave di lettura del video è data in questi due fotogrammi che appaiono a circa 2'20” nel video dove vediamo il bicchiere associato ad una ragazza e la bottiglia alla sua controparte maschile:





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giovedì, ottobre 30, 2008

Sorpresa nel finale


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martedì, settembre 02, 2008

Ritorno sul fronte

Cari navigatori,

Il Consiglio finalmente ritorna dopo una lunga pausa estiva. Una pausa iniziata improvvisamente e senza preavviso e che si è protratta sino a questo settembre. Un periodo di disintossicazione necessario a riprendere forza e lucidità durante il quale si è volutamente evitato ogni contatto con televisioni, giornali, internet. E malgrado questa mancanza di contatto non è stato facile tapparsi gli occhi per non vedere il continuo andirivieni di mezzi arei militari lungo la costa ionica. Il buffonesco incedere dello strano trittico formato da due militari ed un carabiniere su e giù per la via Etnea di Catania allo scopo di mostrare a tutti l'applicazione del cialtronesco disegno di legge dello pseudo-siciliano La Russa. Il cumulo di macerie che è oramai l'Italia intera, in punto di morte finalmente unificata nello sfacelo e nel collasso economico generalizzato. Nei prossimi giorni riprenderemo a seguire gli eventi e ad annotare dettagli ed angolature sospette cercando di cogliere ogni indizio che possa suggerirci cosa stia per rinascere da queste ceneri tossiche. Se veramente la storia stia per aprire uno spiraglio attraverso il quale la nostra Sicilia possa riacciuffare la perduta libertà.

Antudo.


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mercoledì, giugno 25, 2008

Di ritorno dalla vittoria

Torna il poeta, partito soldato in guerra, a salutare la strada dove andava a trovare la sua amata Rosa. E saluta la finestra dove dentro riesce lo stesso ad immaginare quella rosa colorita, quel giovane bocciolo ancora chiuso che ha tenuto in piedi la sua vita durante i duri giorni nel fango dei campi di battaglia.

Rosa però non c'è: la guerra l'ha portata via e non la rivedrà mai più.

Passo di notte e ti saluto, strada.



Mokarta – Kunsertu

Bella figliola ca' ti chiammi Rosa,
chi bellu nomu mammete t'ha misu
t'ha misu u'nomu bellu di li rosi,
lu megghiu ciuri di lu paradisu
bella figliola ca' ti chiammi Rosa (2 volte)

Passu di notti e ti salutu strata,
cu na vamp' a lu cori a vuci ardita
puru salutu a tia finestra amata ca dintra c'è na rosa culurita
rosa di chilli rosi ammuttunata,
Rosa hai tinutu 'mperi la me vita
passu di notti e ti salutu strata...

Ju sta canzuni ta lassu stampata, ca dintra c'è na rosa culurita
ti pozzu offriri sulu na cantata, sulu sta vuci mi detti la vita
poeti,sunaturi e stampasanti, campanu sempri poveri e pizzenti
passu di notti e ti salutu strata...

E nesci Rosa tà diri na cosa (2 volte)
E nesci Rosa tà diri na cosa, na cosa
E nesci nesci Rosa...

Trad. italiano:

Bella figliola che ti chiami Rosa \ che bel nome ti ha messo la mamma \ Ti ha messo il bel nome delle rose \ il fiore più bello del paradiso \ bella figliola che ti chiami Rosa.

Passo di notte e ti saluto strada \ con una vampata al cuore ed a voce alta \ e saluto anche te, amata finestra che dentro c'è una rosa colorita \ rosa di quelle rose ancora chiuse \ Rosa, hai tenuto in piedi la mia vita \ passo di notte e ti saluto strada...

Io questa canzone te la lascio stampata, qua dentro c'è una rosa colorita (dipinta)\ ti posso offrire solo una cantata, solo questa voce mi ha dato la vita \ poeti, suonatori e stampasanti
(1), sopravvivono sempre poveri e pezzenti \ passo di notte e ti saluto strada...

Ed esci Rosa, ti devo dire una cosa \ Ed esci Rosa, ti devo dire una cosa, una cosa \ Ed esci esci Rosa...


Altro video dedicato a Rosa


(1) Stampasanti: i pittori di immaginette. La canzone, se non erro, è del settecento.
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mercoledì, maggio 28, 2008

Il rastrello di Montalbano

Cerco un centro di gravità permanente,
che non mi faccia mai cambiare idea
sulle cose e sulla gente



“Basta con queste macchiette di Montalbano!”, tuonava un paio di anni or sono l'allora presidente della provincia regionale di Catania, Raffaele Lombardo, mentre arringava la folla intervenuta ad un comizio in Piazza Università, nel cuore della città etnea. E lo gridava proprio di fronte al palazzo dove 60 anni prima si recava al lavoro un certo Antonio Canepa, di giorno professore di storia delle dottrine politiche in quella università, di notte (o ogni qualvolta gli eventi lo richiedessero) Mario Turri, rivoluzionario impenitente.

Da quel momento Andrea Camilleri e Raffaele Lombardo sembrano legati da uno strano filo del destino a quella figura inconsapevolmente evocata in quella calda serata. Un legame che i due continuano a trattare con ambiguità, ma dal quale non riusciranno a liberarsi facilmente.

E difatti ambiguo è stato il loro recente abbocco tra i due, posto a metà strada tra la decisione di Lombardo di fare dedicare una via cittadina al nostro professore ed una recente pièce teatrale sulla vita dell'indipendentista scritta da Camilleri, anche lui reclutato alla causa Siciliana.

Su di un articolo di presentazione pubblicato da Repubblica (ma sempre firmato dal Camilleri) non possiamo che condividere appieno il punto di vista dell'FNS, per cui non ci dilungheremo su un giudizio complessivo. Si deve però rilevare un strana particolarità.

Il legame (ideale) di Camilleri con Canepa risale a molti anni addietro, a quando sul finir di guerra il nostro andava in bicicletta da Serra di Falco a Porto Empedocle, come raccontato durante una tappa del Giro d'Italia. Nell'articolo di Repubblica il papà di Montalbano confessa che durante quei tragitti si dedicava anche a qualcos'altro:

«Chi scrive, allora diciottenne e all'ultimo anno di liceo, venne sorpreso e fermato dalla polizia mentre, munito di un rastrello, sconciava più manifesti che poteva».

Manifesti dell'esercito italiano. E non dei manifesti qualunque, ma la goccia che fece traboccare il vaso dell'insofferenza Siciliana verso il regime italiano, come spiegato nell'articolo. Quindi aggiunge:

«Ero tutt'altro che separatista. Ero solo un giovane italiano nato in Sicilia che si era sentito gravemente offeso».

Alla faccia dell'ipocrisia! Un colpo alla botte ed uno al cerchio...

Ma non è ancora questo il punto. L'articolo chiude così:

«Antonio Canepa è sepolto nel cimitero di Catania, nel viale dei siciliani illustri, vicino a Giovanni Verga e ad Angelo Musco».

Allora: sono rincoglioniti i Siciliani che seppelliscono Canepa accanto a Verga ed a Musco, o è Camilleri in preda ad una forma di demenza senile che gli fa rinnegare le sue “irresponsabili” azioni giovanili? Nessuno dei due. Camilleri malgrado l'età è furbissimo. Ci rivela che lui non è tanto d'accordo con questo pezzo che tuttavia ha diligentemente firmato. Lui da quest'opera teatrale (e da Canepa) per ora ci prende le distanze. Sembra voglia suggerirci che, in vista dell'anniversario della nascita del martire, stia lavorando su commissione. In altre parole, c'è uno sponsor dietro.

Ed allora seguiamo la sua traccia ed andiamo al sito del Festival di Massenzio, per il quale l'opera è stata scritta ed all'interno del quale è stata presentata.

Bingo.

Ricorderete che lo scorso ottobre a Messina si tenne una mostra sull'indipendentismo Siciliano. Tra gli sponsor incredibilmente faceva capolino Capitalia, allora proprietaria del Banco di Sicilia. Invece sul sito del festival romano tra gli sponsor troviamo Unicredit, quella Unicredit che recentemente ha acquisito proprio Capitalia. Ora, se dopo la prima potevamo al massimo proporre una teoria, oggi possiamo tranquillamente dire di trovarci di fronte ad una strategia.

Una banca che si occupa di fare propaganda all'indipendentismo siciliano? Dovrebbero essere dei folli. Chi può avere tanto potere da costringerli a fare una cosa del genere? A meno che... a meno che in Capitalia ieri, ed in Unicredit oggi non ci si stia posizionando favorevolmente in vista dell'arrivo del nuovo ordine che potrebbe presto nascere.

Non diamo più ascolto a chi ci dice ancora che l'indipendentismo fu una 'esaltante stagione vissuta da una minoranza', a chi tra le bombe atomiche, le camere a gas, le atrocità di fascisti e partigiani e le fucilate di Badoglio contro i palermitani che chiedevano il pane, si permette di chiamare l'EVIS una organizzazione terroristica che, nelle parole dello stesso Camilleri (ma siamo nel 2002, ed il nuovo centro di gravità non lo attirava ancora...), 'lasciò una lunga scia di sangue dietro di sé'.

Pur con i piedi in più staffe, sono tutti pronti al salto. Nel caso in cui. Come per il colpo al cerchio e quello alla botte di Camilleri: lui quel rastrello non lo ha gettato. Lo ha solo nascosto. Ed appena verrà il momento, dopo aver messo il bianchetto sul “tutt'altro che separatista”, non mancherà di riprenderlo in mano agitandolo con forza.

Ed ora finalmente ascoltiamoci la vera storia di quel professore dell'università di Catania dalla voce della sola persona che lo possa ancora “sentire”, la figlia Teresa, nella bellissima testimonianza raccolta da Rino Baeli:




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giovedì, maggio 08, 2008

Siciliani vagabondi



Giramundo gira gira entre verdad y mentira
Senza meta o direzione, la tua destinazione
Varia in base a un temporale, al dondolio del mare
A dove batte il sole, a dove suona il canto dell’amore
Suono che si mescola, al ritmo dei tamburi,
bomba che trapassa i muri e scoppia in mille direzioni
nei porti e alle stazioni, tra popoli e religioni
tra dolore y carnaval tocando el suono global

Da quando la Sicilia è in Cataluna e Londra è in Mali
Da quando Kingston è in Africa e Lecce è la Giamaica
Da quando Sarayevo è in Palestina e il Cairo in Messico
Da quando Haiti è a Barcellona e Cuba nel Mar Baltico

Roy Paci, Giramundo
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venerdì, aprile 18, 2008

L'anno dei terremoti

Due importanti e significativi anniversari il fato vuole fare capitare in quest'anno che tanto decisivo è per il destino della nostra terra. Essi hanno aperto il 2008 e lo chiuderanno, accerchiando questa tornata elettorale che si concluderà con le amministrative di giugno. Due eventi sui quali innumerevoli politici (siciliani e non) hanno costruito le loro infami carriere da sciacalli e che per questo ci sembra il caso di ricordare prima di analizzare i risultati del voto appena concluso.

Cominciamo con il 40° anniversario del terremoto del Belice. In quel 15 gennaio 1968 l'intero sistema di vita di una vasta area della Sicilia occidentale fu cancellato all'improvviso. I malefici artigli degli ascari e del regime hanno rapinato tutto quello che c'era da rapinare e non contenti hanno persino speculato sulle macerie, sulle quali è stato simbolicamente vomitato quella vergogna che è il “cretto” dello pseudo-artista Burri, che sembra voler seppellire sotto il cemento l'identità e la memoria stessa dei siciliani, impedendo agli abitanti di quella città anche il dolore del ricordo alienandoli definitivamente dalla loro terra.

Il primo video proposto è parte di un documentario sulla vita di S. Margherita del Belice prima della tragedia: confusi ricordi di un tempo che i protagonisti si sono visti troncare all'improvviso e che per questo forse sognano con più dolore degli altri Siciliani, che invece se lo sono lasciati sguggire più dolcemente.



Il secondo mostra la vita degli abitanti dello stesso paese tra le baracche che sostituirono le piazze ed i balconi di pietra. Quelle stesse persone che prima abbiamo viste confuse ma integre nel loro spazio vitale, ora vagano sperse nei monotoni colori delle promesse non mantenute e nel puzzo di corruzione politica emanato dai prefabbricati.



L'ultimo è un amaro sketch di Massimo Troisi: che distanza dalle volgarità da stadio dei saltimbanchi di oggi!



Il 28 dicembre l'anno si chiuderà invece con il centenario del terremoto di Messina, che permise al regime di cancellare la seconda città della Sicilia e forse di tutte la più orgogliosa e recalcitrante. Messina non si è ancora risollevata da quell'evento mentre le baracche, vergogna di tutto l'occidente, vengono tenute nascoste al mondo e appena appena illuminate in vista di una qualche speculazione politica. Il Corriere della Sera in questi giorni dedica un buon reportage a quelle baracche. Il video del cantautore messinese Tony Canto chiude testimoniando la voglia di rivalsa non solo dei messinesi, ma di tutti i Siciliani.


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lunedì, febbraio 11, 2008

I Pirati a Palermo




I pirati a Palermu
Arrivaru li navi
tanti navi a Palermu
li pirati sbarcaru
cu li facci di nfernu.
N'arrubbaru lu suli, lu suli,
arristammu allu scuru, chi scuru,
Sicilia (chianci)

Tuttu l'oru all'aranci
li pirati arrubbaru
li campagni spugghiati
cu la neggia lassaru.
N'arrubbaru lu suli, lu suli,
arristammu allu scuru, chi scuru,
Sicilia (chianci)

Li culura a lu mari
arrubbaru chi dannu!
Su mpazzuti li pisci
chi lamentu chi fannu.
N'arrubbaru lu suli, lu suli,
arristammu allu scuru, chi scuru,
Sicilia (chianci)

A li fimmini nostri
ci scipparu di l'occhi
la lustrura e lu focu
c'addumava li specchi.
N'arrubbaru lu suli, lu suli,
arristammu allu scuru, chi scuru,
Sicilia (chianci)


Traduzione del testo in italiano.

Etta Scollo, cantautrice Siciliana trapiantata prima in Autria e poi ad Amburgo in Germania, è una grande interprete che spazia dal blues, al pop, alla musica Siciliana. Malgrado in Italia i suoi dischi non abbiano avuto un grosso riscontro economico, alcuni brani da lei interpretati hanno fatto il giro del mondo. Valga per tutti la sofferta 'I tuoi fiori' (scritto da Etta medesima), colonna sonora del film coreano 'Bad Guy' presentato nel 2002 alla berlinale. Pochi avranno mai notato i suoi CD nei nostri negozi di musica. Vista la lottizzazione imperante anche tra gli scaffali della musica italiana li potrete inspiegabilmente trovare relegati nel polveroso ghetto della musica tradizionale. Accanto al CD "Le canzoni della mafia". Bastardi.

Per avere un'idea della sua produzione visitate il sito www.ettascollo.de dove potrete anche ascoltare diversi brani.

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venerdì, novembre 09, 2007

Nun semu chiù suli

Su questo blog si sono dedicati parecchi post a come stia cambiando il fenomeno della migrazione ed a come oggi l'esperienza migratoria possa rafforzare l'identità di un popolo anche attraverso le barriere dovute alla distanza che dividono le comunità emigrate da quella originaria, anche grazie alla rivoluzione informatica (su tutti voglio ricordare il post 'La diaspora siciliana e la globalizzazione' del gennaio scorso).

Vediamo in questi due video come l'esperienza diretta del processo possa segnare le parole e l'arte di un grande artista siciliano in uno spezzone di un intervista rilasciata a Repubblica.tv:


Argentina


Sulu, lontano dalla mia terra

L'intera intervista può essere ascoltata su http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=8367
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mercoledì, novembre 07, 2007

Il Popolo Siciliano tenta lo scacco

Cos'è una rivolta? Cosa succede quando un popolo spontaneamente si ribella e la folla tumultuosa rompe gli argini spalancando le porte dell'inferno per gli oppressori, che hanno solo un breve lasso di tempo per richiuderle prima di essere inghiottiti? In questa era moderna imbevuta di un vuoto “politicamente corretto” e del paradosso delle missioni di pace non c'è più la percezione della folla, della moltitudine inferocita. Persino la sensazione di appartenenza ad un popolo sembra essersi affievolita sino quasi a scomparire. Ma in Sicilia ancora no. In Sicilia il Popolo è ancora forte, e più di un secolo dopo la famosa rivolta del sette e mezzo, sessant'anni dopo i moti indipendentisti degli anni 40, il Popolo Siciliano mette ancora paura:



4000 poliziotti per un funerale di stato? Ma quannu mai... Il regime tremava, e sapeva quello che sarebbe potuto succedere. Non è successo per un pelo, ma quel segnale ha tramutato il martirio di Falcone e di Borsellino in una vittoria, in una spinta verso la libertà che, grazie anche ad una ruota della storia che si è rimessa a girare, non si è ancora spenta e sembra travolgere tutto con il suo impeto.

Una battaglia non è però la guerra, e la vittoria è ancora incerta. Ma chi si scontrava in quei giorni, e chi si sta ancora scontrando cominciamo a poter distinguere, per quanto scaltri gli attori principali siano nel muoversi nell'ombra.

Seguiamo allora questa traccia appiccicosa che come una scia pende dalle filiere degli immondi tessitori. E ripensiamo al video di prima. Chi era quel vecchietto sconsolato interrogato ad inizio filmato? Come mai quella vena di disfattismo che il regista pensa di fare collimare con quelle che crede (o vuole far credere...) siano scene di disperazione e che invece contrasta nettamente con quel moto di risveglio?

Quello che sembra un povero vecchietto spaurito è il realtà uno dei più grandi eroi dell'antimafia. O meglio, degli “antimafiosi”, potremmo dire maliziosamente. Quello è Antonino Caponnetto. Al tempo delle stragi mafiose magistrato in pensione. SUBITO DOPO le stragi, candidato con la Rete di Orlando (divenne presidente del consiglio comunale di Palermo). E dopo ancora gran parlatore in tutti i convegni dove si trattasse di mafia. Un eroe a parole, possiamo dire: Falcone, Borsellino e tanti altri che ancora lavorano in silenzio saranno ricordati per le loro azioni. Ma quali azioni ricordiamo oggi di Caponnetto? Solo premi e parole. Sicuramente messo nell'ombra da Falcone e Borsellino quando era ancora in servizio, raggiunse la fama solo DOPO la loro morte.

Ma in che rapporti era Caponnetto con Falcone in vita? Leggiamo un brano tratto dal libro “Il cono d'ombra” di Mario Patrono (Cerri editore,pag.103-105)*:

"Ma l'accerchiamento di Falcone non è opera solo dei politici,della Rete,del Pci-Pds. Incredibilmente i suoi più cari amici,i magistrati a cui è stato più vicino,non hanno esitazione a sottoscrivere pubblicamente contro di lui. Il 28 ottobre 1991 sessanta magistrati firmano una lettera contro la sua Superprocura, definendola uno strumento inadeguato, pericoloso, controproducente: una lettera che tanta amarezza cagionò a Giovanni Falcone. Le prime firme sotto il documento sono quelle di Antonino Caponnetto,di Giancarlo Caselli e di Elena Paciotti"

Caponnetto, con la sua autorità negli ambienti giudiziari, si occupò quindi di isolare Falcone 'da sinistra', insieme ad altri colleghi. Il motivo? Per alcuni si trattò forse di sincera convinzione personale dell'inutilità delle proposte del giudice. Altri probabilmente furono spinti da invidia professionale. Per un gruppetto però si intravedono motivazioni politiche.

Falcone infatti si rifiutò di prestare fede alle dichiarazioni di un pentito, tale Pellegriti (uno dei tanti delinquenti stipendiati dallo stato sia prima che dopo, per chi ha orecchie per intendere...), che chiamavano in causa Andreotti dando apparentemente sostanza all'ipotesi di un terzo livello politico romano (Pellegriti accusava Salvo Lima di essere il mandante dell'uccisione di Piersanti Mattarella). Questo lo rese inviso a tutta la 'sinistra' (a quel tempo pronta a saltare alla gola della DC oramai indebolita per accaparrarsi il potere) ed in particolar modo all'ambiente della Rete ed al duo Orlando-Caponnetto.

Falcone forse peccò a quel punto di ingenuità: isolato come detto a sinistra, non poteva certo cercare protezione nella tana del lupo e ricevere riconoscenza da una DC che aveva momentaneamente salvato (ma solo per onestà: secondo lui quel pentito non era credibile) e che nel frattempo lo attaccava altrettanto violentemente tramite i suoi rappresentanti locali**:



Falcone uomo fedele allo stato fino in fondo non poteva arrivare troppo in alto. Capì o non capì quanto fosse realmente isolato? Quando fu fisicamente eliminato dalla mafia (in esecuzione di ordini provenienti da più lontano) egli era già morto dal punto di vista civile, ucciso dall'antimafia.

Ma come detto ad inizio, la rivolta dei Siciliani il giorno dei funerali della scorta di Borsellino capovolse tutto. E sul martirio di due eroi fiorì il risveglio di un Popolo.

Oggi tutto questo sta tornando di attualità. Mentre in Sicilia si smantellano gli ultimi resti di una certa struttura di potere mafioso (vedi gli ultimi eclatanti arresti) senza che gli antimafiosi (o semplicemente anti-DC?) riescano a rimpiazzarla con un altra, sembra si stia cercando di iniziare lo stesso processo oltre faro, in Calabria, dove i recenti fatti di cronaca riguardanti De Magistris ricalcano la storia appena raccontata, come traspare dall'intervista pubblicata sul Corriere.

La guerra è appena cominciata ma la conclusione non è poi tanto lontana nel tempo. Come in un torneo di scacchi, vincerà colui che riuscirà a prevedere con maggiore anticipo le mosse degli avversari, ed il Popolo Siciliano è iscritto al torneo di diritto.

*La citazione ed altri passaggi del post traggono spunto da un articolo segnalatomi da un navigatore. L'articolo spiega dettagliatamente i passaggi che portarono all'isolamento di Falcone da parte dei professionisti dell'antimafia. Ricordiamo comunque che esso è scritto da Lino Jannuzzi (Forza Italia), parte in causa nella guerra di potere di cui si parla.

**Lo spezzone video è isolato e fuori contesto. Cuffaro difende il sistema dal punto di vista politico da nemici che valgono tanto quanto lui ed i suoi capi romani. Nemici che non cercano cambiamenti ma solo sostituzioni. Si intravede un Falcone “danno collaterale” di una spietata guerra per il potere. Bisognerebbe ascoltare anche quello dal giudice detto nell'occasione, ma all'antimafia di Falcone interessa solo la fotografia. Non le parole. Se qualcuno ha notizie di altri spezzoni della trasmissione di Costanzo è pregato di segnalarli.

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sabato, ottobre 27, 2007

Giuseppe Tornatore: Un Sogno Fatto in Sicilia

Un documento d'eccezione su un Siciliano d'eccezione: da Nuovo Cinema Paradiso, alla tragedia dell'emigrazione verso il nord svelata intimamente da Stanno Tutti Bene. Dal pianista che mai scenderà dalla sua nave-isola, alla "matria" che prostituisce se stessa all'imbroglione romano credendo di poter così salvare i suoi figli de L'Uomo delle Stelle

Personaggi leggendari appaiono in queste immagini: da Guttuso a Buttitta. Mettete l'immagine a tutto schermo e assaporate la Sicilia nascosta nelle parole di Tornatore.

E per chi ha viaggiato, ascoltate la sua esperienza di Siciliano a Roma nel mondo del cinema.


Parte 1


Parte 2


Parte 3


Parte 4


Parte 5


Parte 6


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venerdì, ottobre 19, 2007

Ancora sull'Indipendentismo a Messina





La mostra sull'indipendentismo a Messina chiuderà domani (non il 23 come detto nel video). Rinnoviamo l'invito a tutti quanti ne abbiano la possibilità a recarsi nella città dello stretto a visitare l'evento, importantissimo dal punto di vista storico in quanto ha il merito di rompere finalmente una censura pressochè totale sugli eventi trattati.

Riportiamo alcune ulteriori impressioni raccolte durante le numerose visite e gentilmente inviateci da Rino Baeli di www.messinacity.com:

"Oggi alla mostra c'erano due scolaresche, quando nel video sono apparsi i
titoli della strage di Palermo del 19 ottobre 1944 con 81 morti... sotto i
colpi di fucile dell'Esercito Italiano... i ragazzi sono ammutoliti, non
avevano mai sentito una cosa simile....
Giovanni Millimaggi e Finocchiaro Aprile, Antonio Canepa e Francesco
Restuccia, dalle foto appese ai muri ci sorridono, ci sfidano... aspettano
da noi un gesto di vitalità e di coraggio....
Molti visitatori sono ben oltre i 60 anni, cercano nelle foto i volti degli
amici di un tempo.
Un capitano della marina italiana ci dice che era in quella foto sotto i
bombardamenti, poi dopo le bombe scese in mare per cercare sacchi di farina
dentro una nave arenata nel porto....il giorno dopo le sue piccole navi
furono affondate dai bombardieri....

L'Istituto Salvemini di Messina, "Istituto di Alta Cultura" riconosciuto e
finanziato dal Parlamento Siciliano insieme a "Istituto Gramsci di Palermo"
e "Istituto Luigi Sturzo di Caltagirone" sono i tre enti che si occupano di
studi politici con biblioteche annesse e pubblicazione di libri e
realizzazione di mostre ed eventi culturali a carattere storico-politico.

Quello di Messina è di area storica socialista come lo era Salvemini, ancora
oggi il direttore è un professore dell'Università di Messina ex segretario
di sezione del partito socialista cittadino (rimasto illeso dal caso Craxi).

La mostra ha una presentazione spartana, ridotta ai documenti d'epoca, che
sono circa 200, con puntuali didascalie ma prive di ogni riferimento al
contenuto e al collegamento temporale dei fatti generali in cui si evolvono.

I I giornali esposti sono numerosi (spesso fogli unici/manifesto), gli
articoli fotografano i fatti, descrivono gli eventi, riportano parola per
parola gli interventi pubblici dei vari relatori per diffondere al meglio le
idee e le ipotesi di attività più adatte al momento politico in continuo
mutamento.

La difesa di un compagno indipendentista dell'avvocato Giovanni Millimaggi
(comunista indipendentista messinese) nelle aule del Tribunale di Messina
diventa un atto di accusa contro il governo italiano (Bonomi) privo di ogni
diritto di rappresentanza e quindi di potere giudiziario.....
L'accusa era relativa alla diffusione di volantini..... tutti potevano avere
i giornali di partito ma gli indipendentisti erano processati per
distribuzione di volantini ....l'imputato fu assolto.

I comunisti unitaristi denunciano Millimaggi con un telegramma (esposto
nella mostra in fotocopia) inviato al governo italiano di Roma per aver
usato le aule del Tribunale per offendere il governo.....

Larga esposizione di schede elettorali dei comuni del messinese dove si
potevano segnare sino a 20 preferenze in proporzione ai seggi
disponibili.... sino a 12 per 15 seggi, sino a 16 per 20 seggi.....a Messina
città sino a 3 preferenze per 50 seggi, ma si poteva anche votare in
negativo, cancellando il candidato.

Esposti gli elenchi degli iscritti nei vari gruppi e partiti, molti avvocati
nella lista di Messina degli indipendentisti, poi liste di autonomisti
democristiani, indipendentisti monarchici , separatisti giovanili e
unitaristi di ogni partito italiano."
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giovedì, ottobre 18, 2007

Sdrammatizziamo...

In questi ultime settimane la carica sui blog e sui siti sicilianisti sta subendo una escalation emotiva incessante.
Stasera concediamoci un qualcosa di più rilassante, prima di tornare alla carica domani...




Ma senza fari a jangati o stadiu...

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martedì, ottobre 02, 2007

Provate a censurare questo...


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mercoledì, giugno 27, 2007

Brigante se More






Ama lassatu chitarra e tanburo
pecché sta musica s'aqqa cagnà
simmo briganti e facimmo paura
e cu a scuppetta (1) vulimmo cantà
E mo cantammo sta nova canzone
tutta la gente se l'adda 'mparà
nun ce ne fotte d'o re Burbone
ma 'a terra è 'a nosta e nun s'adda tuccà
Tutte e paise d'a Basilicata
se so' scetati (2) e vonno luttà
pure 'a Calabria mo s'è arrevotata (3)
e stu nemico 'o facimmo tremmà
Chi ha visto o lupo e s'e miso paura`
nun sape buono qual' è a verità
o vero lupo ca magna 'e creature
è o piemontese c'avimma caccià
Femmene belle ca date lu core
si lu brigante vulite salvà
nun 'o cercate, scurdateve 'o nome,
chi ce fà guerra nun tene pietà
Ommo se nasce, brigante se more,
ma fino all'ultimo avimma sparà
e si murimmo, menate nu fiore
e na bestemmia pe' sta' libertà

(1) schioppo
(2) svegliati
(3) rivoltata


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