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martedì, settembre 22, 2009

La prefica allegra

Chi si ricorda ancora i piagnistei e gli alti lamenti per il disimpegno della Cai dagli scali siciliani, ed in particolare da quello di Palermo?

Il punto allora era: quelle che vedevamo stracciarsi le vesti e profferire solenni lastime, erano prefiche prezzolate oppure vedove sincere?

Rinfreschiamoci la memoria su quello che si era detto allora.

A parte la solita solfa sindacalista, la strategia disfattista italiota seguiva due direzioni principali (vedi il post “Slot machine”). La prima era quella della semina della zizzania campanilista, piantata ad arte tra Catania e Palermo.

Ecco cosa profetizzava Emanuele Lauria dalle pagine di Repubblica il 26 novembre 2008 ("Fontanarossa diventa l´hub siciliano. Così Catania vince il derby del potere"):

“Ci mancava la scelta della Cai di ridimensionare Punta Raisi e di salvaguardare Fontanarossa, a concludere la parabola di questo 2008 dei portenti. L'anno in cui il baricentro del potere si è spostato verso Catania.”

Lombardo all'assalto di Palermo, una capitale ridotta in macerie. Con la Cai che fiutato il cambiamento politico vira ad oriente.

Passa circa un anno, ed ecco come titola il sito del Quotidiano di Sicilia dello scorso 19 settembre: Aeroporti, volano alto quelli di Tp e Pa

E poi nel testo:

Ad agosto il dato sul traffico di voli ha fatto registrare un aumento dell’operatività del 3,85 per cento, mentre il numero dei passeggeri sui voli di linea è cresciuto del 3,10 per cento (483 mila 480 rispetto ai 468 mila 956 dello stesso mese del 2008)

Meno male che siamo in un periodo di crisi. Mentre i maggiori aeroporti d'Italia e del mondo (incluso quello di Catania...) sono in flessione, a Palermo il traffico aumenta.

Aveva ragione il Lauria nel voler dare un significato politico di quel tipo alle decisioni della CAI? Da dove ha dedotto la cosa? Al momento non sappiamo dirvi se il giornalista di Repubblica sia stato già licenziato.

Passiamo alla seconda strategia disfattista, quella del lamento sconsolato. Il rappresentante più esilarante in questo caso è stato il direttore di SiciliaInformazioni.com, Salvatore Parlagreco che aveva sentenziato Il Sud non conta niente, la Sicilia meno che niente.

Eppure mentre Alitalia e AirOne se la svignano incapaci di affrontare un mercato veramente libero, altri invece ne approfittano (“Aeroporto di Palermo, in calo il traffico aereo e passeggeri per il gruppo Cai nei primi otto mesi del 2009”, SiciliaInformazioni.com 12 settembre 2009, notizia ovviamente riportata in sordina e senza commento...):

La leadership di Alitalia, in termini di passeggeri (543 mila unità trasportate), è incalzata da WindJet con 539 mila passeggeri seppure in flessione dell'1,18% nei primi otto mesi dell'anno; il vettore siciliano, tuttavia, recupera sul movimento voli con un incremento del 13,9%. Il risultato migliore spetta a Easyjet con +95,6% di passeggeri e +112% di movimento voli.

Quindi anche una compagnia straniera (Easyjet) punta sulla Sicilia in un periodo di crisi nera per l'aviazione.

La decisione italiana di ritirarsi dalla Sicilia è sicuramente politica, ma non è dovuta né a pressioni paesane da derby calcistico domenicale, né ad un calcolato “abbandono” di un territorio debole e poco produttivo. D'altronde erano proprio le rotte siciliane quelle che portavano maggiore lucro al fallimentare vettore nazionale.

Ad essere deboli sono proprio Alitalia ed AirOne, che nella ritrovata sovranità siciliana non hanno la forza per competere ad armi pari con gli altri.

Una situazione che vediamo ripetersi a 360 gradi nell'ambito dei trasporti (vedi il post “In carrozza si (ri)parte”), sia nelle modalità del disimpegno dello stato centrale, che in quelle delle tattiche disfattiste di sindacati e giornalisti.

Certo il progresso fa anche delle vittime. Usanze e tradizioni centocinquantennali sono probabilmente destinate a scomparire per mai più ritornare. Come quelle delle “prefiche” prezzolate che ancora gironzolano allegre e pronte a gettarsi come avvoltoi sulle incertezze della gente.

Questa volta, purtroppo per loro, la vedova non è Siciliana.

Ringrazio Massimo Costa per la segnalazione e l'idea del post.

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sabato, agosto 01, 2009

Chiuditi cielo

A conclusione di una lunga e lacrimevole telenovela, ieri (31 agosto) dopo il governo anche il CIPE ha dato via libera ai fondi FAS destinati alla Sicilia.

E che è successo: apriti cielo!

Preparati dalla lunga campagna diffamatoria intorno alla reale destinazione di questi soldi ed infine aizzati dagli articoli apparsi sui siti dei maggiori quotidiani nazionali che evitano accuratamente di spiegare come quei fondi siano già vincolati, gli italioti si sono scatenati.

Ecco alcuni esempi tratti dai rispettivi articoli del Corriere (“Sud, via al piano del governo Subito 4 miliardi alla Sicilia” del 30 luglio e “Cipe, via libera ai 4 miliardi per la Sicilia” del 31 luglio).

Emosisntetique (30 luglio, ore 14:20) usa le tecniche raffinatissime:

“Perchè la Sicilia, il suo popolo, non si fà sentire ??? Fatelo caspita. Manifestate il vostro disappunto. Abbiate un sussulto di orgoglio. NOI QUEI SOLDI NON LI VOGLIAMO PERCHE' NON CI AIUTERANNO IN ALCUN MODO. Fatevi sentire amici siciliani. Dite ''ora basta''. Ma ditelo forte.”

Berluscpapi (30 luglio, 12:34) dimostra che forse Bossi non ha tutti i torti a voler mandare via gli insegnanti meridionali. Se è possibile fare a pezzi la storia così, vuol dire che non sono serviti a niente:

“Sono 250 anni che ci dicono che il Sud è una risorsa che lo si deve valorizzare che bisogna investirci chè una questione nazionale ec. ecc. ecc. e sono 250 anni che puntualmente vengono erogati fondi che poi non si sa che fine facciano”

Lettore_728172 (30 luglio, 11:56) la butta sul fatalista, malgrado non sembri essere meridionale:

"Il prossimo anno saremo ancora una volta a vedere questi "piagniòni" (come li chiama Bossi) a chiedere ancora una volta la carità.. e siamo ancora a dimenarci le meningi dopo 200 anni con al "questione meridionale", il sud purtroppo è una terra morta e questo lo sappiamo tutti, sappiàmo bène che non potrà mai produrre nulla".

Alek47 (30 luglio, 10:04) è veramente disperato:

"Vorrei implorare che fossero predisposti controlli capillari sulla modalità in cui questi soldi saranno spesi, ma sarebbe patetico, vero? Poi non offendetevi se quelli del Nord si arrabbiano".

Maya64 (30 luglio, 19:47) si da all'oroscopo:

“La gente del Sud non ha mai emancipato la propria storia, anzi vergognandosi della propria antica povertà ha pensato bene di rimuoverla. Così facendo il destino è segnato per una terra che potrebbe avere uno sviluppo con il progresso.”

politicamentescorretto61 (30 luglio, 14:38) invocava le maniere molto forti:

“Solo un pazzo investirebbe in un territorio che ti impone le proprie ditte [quali?, ndr], persone e servizi scadenti. I nostri governanti dovrebbero tirare fuori gli attributi e prima fare piazza pulita in zona di tutto il malaffare, anche con leggi speciali e senza contrastare un utilizzo massiccio di piombo”

Lettore_6392 (30 luglio, 14:09) sembra essere un esperto di geopolitica massonica, richiamando celebri giudizi emanati dall'Economist:

“La regione Sicilia e' una vergogna internazionale”

samorina (31 luglio, 13:23) – siciliano! – apprezza la sagacia tattica della lega:

“A chi se la prende con la Lega voglio dire : attenti, la loro mossa è di fine intelligenza, dimostreranno ancora una volta che dare soldi alla Sicilia è come buttarli a mare, e ne trarranno (loro) enorme consenso ancora una volta.”

Questa “delibera” così tanto pompata sui media è stata preparata per bene.

La storia del cemento depotenziato all'ospedale di Agrigento fatta uscire al momento giusto insinua un certo tipo di utilizzo per quei fondi [*].

Le dichiarazioni teleguidate di Riina (vedi il post "Balle imperiali") devono servire anche a fare credere che da qualche parte nelle parole del boss fosse stata nascosta una qualche minaccia alla quale lo stato ha dovuto sottostare scucendo il malloppo. Una bella imbeccata presa al volo da Di Pietro, che poi si atteggia ad opposizione.

Quanto tutto ciò sia campato in aria, lo indicano le precise dichiarazioni di Anna Finocchiaro (DS) che possono facilmente essere verificate (agenzia ASCA, 30 luglio2009):

«Il governo - continua la Finocchiaro - sta vendendo ancora fumo al fine di far tacere Lombardo e Miccichè. Si tratta solo di propaganda, si tratta del gioco delle tre carte. I 4 miliardi di fondi che il CIPE ha sbloccato fanno parte di quei 27 miliardi di fondi FAS regionali previsti già dal 2007. Non c'è nessun nuovo stanziamento. Di che cosa parla il governo? Hanno solo risolto una bega siciliana. Il governo gioca sulla pelle delle regioni meridionali una partita di ricatti tutta interna alle dinamiche politiche siciliane. Non c'è traccia di una strategia di sviluppo per il mezzogiorno ma c'è solo la vecchia logica di scambio per accontentare poteri locali che ricattano il governo nazionale».

La boutade dei FAS è servita a “cementare” la spartizione del potere nell'Italia post-berlusconiana. Anzi, nel nord-Italia post-berlusconiano, facendo apparire Tremonti come un eroico condottiero solitario alla testa delle genti padane. Colui che erediterà il potere del cavaliere lungo la piana del Po strappando la Patria alle grinfie dei siculi mafiosi.

Ed è servita, come dice la Finocchiaro, a concedere qualche altro punto a Lombardo e Miccichè che comunque non potevano fare altro che “stare (piacevolmente) al gioco”.

L'unica vera contesa politica in quest'Italia pre-scissionista è quella sul controllo del meridione, dove effettivamente l'asse Tremonti-Bossi ha giocato la sua carta separando le somme siciliane da quelle del regno continentale scavando un piccolo solco e chiarendo che quello siciliano nei confronti del sud Italia dovrà essere un vero e proprio atto di conquista.

Ma questa boutade è anche servita a far passare in secondo piano un'altra storia, che dovrebbe preoccupare gli amici settentrionali molto più dei soldi dati alla Sicilia.

Sopra di loro infatti pare che i cieli si stiano chiudendo:

Alitalia, per andare a Berlino bisognerà fare scalo a Parigi. Le nuove linee internazionali sono tutte dirottate su Francia e Olanda (Corriere.it, 29 luglio 2009)

Tremonti non sarà “principe” indiscusso della Padania. Egli dovrà tenere nel debito conto i veri padroni coloniali europei. Diciamo che sarà costretto a fare l'ascaro. In uno strano gioco delle parti, Milano da nord della penisola sta diventando sud del continente ri-prendendo il posto di colonia che sino ad ora era stato riservato alla Sicilia.

Come fino a ieri i siciliani pagavano dazio ai padroni padani vedendosi recluso ogni contatto autonomo con il mondo esterno grazie alle penalizzanti rotte aeree e navali, da oggi saranno i padani a dover pagare lo stesso tipo di dazio ai padroni francesi (o tedeschi per l'area veneta).

Da rilevare come questa decisione di costringere gli italiani a passare da Parigi o da Amsterdam sia una decisione esclusivamente politica e non economica, come lo è sempre stata quella di Alitalia di non fornire rotte internazionali dalla Sicilia, anche quando all'insorgere degli operatori privati siciliani questo avrebbe significato bancarotta sicura, come in effetti è stato.

Allora, cosa ci faranno i siciliani con questi fondi?

Un buon suggerimento viene dal Presidente della SAC di Catania che propone di usarli per allungare la pista dell'aeroporto di Fontanarossa e permettere i collegamenti diretti con Asia ed Americhe:

“Consentire l’allungamento della pista di volo per dare a Fontanarossa la possibilità di conquistarsi un spazio nel segmento di traffico dei voli intercontinentali e avvicinare Catania - e dunque la Sicilia – ad America e India.”

Una dichiarazione esclusivamente di “circostanza” volta a puntualizzare i cambiamenti a cui stiamo assistendo. Quegli interventi sono già stati decisi da tempo (vedi comunicazione ENAC del 9 luglio 2009). Ma il ricordarli mentre a Milano si sentono mancare l'aria era un sadico esercizio dal quale i perfidi siciliani non sono riusciti a sottrarsi.

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[*] Ad Agrigento, dopo lo strano sequestro con un mese di tempo per evacuare (ma allora non è vero che c'è pericolo di crollo immediato...), le cose si ammorbidiscono già. L'assessore Russo parla oggi di “operare in tempi brevissimi per il consolidamento della struttura”. Ma un'opera fatta con il cemento depotenziato non dovrebbe essere abbattuta? La magistratura dopo il chiasso fatto si prende la responsabilità di un futuro crollo?

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martedì, luglio 21, 2009

Learning to Efly

Nello scrivere il seguente post è doveroso chiarire che non si ha alcuna intenzione di prendere le difese “legali” dell'imprenditore in questione. Non si è neanche a conoscenza dei dettagli delle vicende legali alle quali si fa riferimento negli articoli della stampa maltese citati di seguito. Certe angolature però è bene metterle in evidenza, visto che mai si potrebbe sperare di vedere questo “lavoro” fatto dalla stampa ufficiale.

Qualche giorno fa, il 7 luglio, avevamo dato notizia della nascita di una nuova compagnia aerea grazie al fondatore della compianta (dai Siciliani) Air Sicilia, il calatino Luigi Crispino. La nuova azienda (la Efly) era stata registrata a Malta, da dove dovrebbe operare voli tra la stessa Malta, Catania e Londra.

Della cosa si erano occupati anche i giornali maltesi, ed in particolare il Business Today con un articolo di Karl Stagno-Navarra dell'8 luglio (“Air Sicilia founder eyes Malta for low-cost airline”) dove da un lato si riconosceva all'imprenditore il “merito” (almeno dal punto di vista siciliano...) di “aver rotto il monopolio dell'Alitalia nel 1994”, dall'altro si indugiava un poco troppo nelle conseguenze legali di quella sua “bravata” e in quelle di altri fatti non specificati (“la carriera di Crispino è costellata da progetti e da questioni con la giustizia italiana”) ammettendo sì che Crispino “è noto per la sua abilità di riabilitarsi”, ma senza spiegare cosa questo possa voler dire in Italia, e cioè che molte delle accuse a lui rivolte potrebbero avere avuto una origine politica.

Bastano queste parole tratte dall'articolo per capire quello cosa si intende dire: “Fu anche citato in giudizio e dovette pagare 145.000 Euro per danni ad uno dei suoi consulenti che aveva dichiarato di non essere mai stato pagato e che a quanto pare avrebbe istigato le ispezioni della Guardia di Finanza nei suoi patrimoni.” In pratica sembra di capire che una lite con un consulente finita in tribunale sia stata l'appiglio per l'intervento della Guardia di Finanza ed il suo susseguente arresto che portarono al fallimento di Air Sicilia.

Anche se è giusto dare un quadro completo della biografia di qualcuno che viene a spendere i suoi soldi ed a pagare le tasse a casa tua, evitando di scadere in una di quelle servili agiografie che abbiamo spesso visto fare in Sicilia a favore di sospetti imprenditori continentali, sembrano però eccessivi questi dettagli, maniacali sino al punto da citare la somma dovuta a causa della condanna per un fatto tutto sommato abbastanza comune nel mondo imprenditoriale.

Poi all'improvviso il 15 luglio lo stesso giornale maltese pubblica un altro articolo, sempre dedicato allo stesso argomento, ma più burrascoso del primo: “A tale of clipped wings” (Trad. “Un racconto di ali tarpate”).

A quanto pare Karl Stagno-Navarra era stato invitato ad intervistare Crispino, ma l'intervista era stata cancellata dall'entourage siculo solo poche ore prima dell'appuntamento. Ecco la motivazione: “Luigi Crispino ha dato le dimissioni da amministratore delegato di Efly Ltd con effetto immediato. Egli ha anche trasferito tutte le sue azioni ad un'altra azienda.”

Una svolta strana e quasi misteriosa per questa vicenda, visto che l'impresa in cui il nostro si è lanciato non sembra essere stata presa sottogamba. A dimostrazione di ciò lo stesso giornalista ricorda che “A Malta, Luigi Crispino ha assunto Frans Camilleri, precedentemnte a capo dell'ufficio di pianificazione strategica di Air Malta, come account manager per Efly. La reputazione di Camilleri nelle strategie aziendali nell'aviazione non è seconda a nessuno, inoltre possiede parecchi anni di esperienza in una serie di progetti, tra i quali il programma di rinnovo della flotta di Air malta nel 2002.”

L'articolo, dopo aver nuovamente rinvangato i trascorsi giudiziario-politici del precedente pezzo, va poi avanti raccontando le poco cortesi risposte ricevute dal Direttore Generale di Efly. Ma sono le parole dello stesso Crispino che più che spiegare il gesto, rendono la vicenda ancora più oscura.

Riporto nuovamente da Business Today:

“Le mie dimissioni sono state spontanee, e prese nel miglior interesse della compagnia aerea” egli [Crispino, ndr] ha evidenziato, ma si è rifiutato di spiegare quali siano stati questi “interessi”.

Aggiungendo poco dopo: “con le mie dimissioni ho rimosso l'ultimo ostacolo che rimaneva ad Efly per ottenere l'ultima parte della licenza.”

In effetti Efly sta ancora aspettando il via libera dal dipartimento dell'Aviazione Civile di Malta (DCA). E questa frase sembra suggerire che questo via libera non sarebbe arrivato se in cima fosse rimasto quel nome. Un ritardo che a questo punto non avrebbe motivazioni legali, ma politiche.

Air Sicilia, nel 1994, è stata la prima compagnia aerea Low Cost al mondo, con prezzi circa un quarto di quelli che fino a quel momento Alitalia estorceva per farci viaggiare. Il Siciliano Crispino, partendo dalla sua Caltagirone, ha creato un modello per un intero settore che di lì a poco sarebbe decollato distruggendo il predominio delle compagnie di bandiera, non solo in Italia.

Un'impresa che merita il giusto riconoscimento, ed i cui frutti (amari) questo imprenditore un po' troppo avanti con i tempi sta ancora assaggiando.

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giovedì, novembre 27, 2008

Slot machine

Alitalia (o come cavolo si chiamerebbe ora, la puzza non cambia...) ha tagliato i collegamenti da e per Palermo. Male, molto male. Questa decisione fa rabbia. E tutti i Siciliani dovrebbero ribellarsi. Per almeno due motivi.

Il primo è che i tagli sono stati effettuati solo a Palermo. Il secondo motivo di sconforto è dato dal fatto che i voli sarebbero stati tagliati del 70%. Non ci siamo: portate il taglio al 100%. E non solo a Palermo, anche a Catania.

Finalmente un po' di slot liberi per lo sviluppo della Sicilia! Di Alitalia e dei suoi epigoni non sappiamo cosa farcene. Visto che i siciliani non riescono a de-colonizzarsi liberamente, li de-colonizziamo a forza tagliando quei sospirati collegamenti con Milano e con Roma. Riempiamo invece le piste di voli per Parigi, Londra, Atene, Tripoli, Il Cairo, Dubai o Istanbul e costringiamo tutti a comprare biglietti per quelle destinazioni. Per legge. Costringiamoli per legge. Un biglietto (andata e ritorno, please) a trimestre per il capo famiglia, uno ogni sei mesi per gli altri componenti del nucleo familiare.

Misure d'emergenza per la de-colonizzazione mentale coatta del Popolo Siciliano. Ecco come li potremmo chiamare. Una bella serie di “corsi di aggiornamento” che dovrebbe essere gestita dal ministero (pardon... assessorato...) alla cultura. Altro che stato d'emergenza. Capace che riusciamo a farceli finanziare dalla famigerata Comunità Massonica Europea. Finanziano tante di quelle minchiate... Ai massoni piacciono questi “melting pot” di razze. Queste diluizioni culturali. Basta fargli credere che servano per farli scomparire i Siciliani, piuttosto che per crearli.

Ed invece i furbi sicari del potere romano cercano di sobillare e dividere, cercando di soffiare sul fuoco del provincialismo: “Fontanarossa diventa l´hub siciliano. Così Catania vince il derby del potere”, così titola la spelacchiata edizione palermitana di Repubblica. Ma lo sanno che le province in Sicilia sono state abolite dallo Statuto? E loro queste gabbie continuano a tenercele a forza sopra la testa.

Oppure fanno l'occhiolino agli LsU (Lagnusi siciliani Uniti, sia a Palermo che a Catania). Questa è la strada tentata dal Parlagreco: “Il Sud non conta niente, la Sicilia meno che niente.” Ora dovrei sentirmi solo ed abbandonato da tutti... mi metto la testa tra le mani e piango.

Solo che intanto il Parlagreco contraddice quanto detto da Repubblica: “Palermo perde il 70 per cento dei voli con Roma e Milano, Catania il 50 per cento” Allora non è proprio vero che si è deciso di “ridimensionare Punta Raisi e di salvaguardare Fontanarossa”, come profilato da Emanuele Lauria. Birbaccioni!

La verità probabilmente è un po' diversa. La verità è che quei voli Alitalia non se li filava più nessuno, da quando le compagnie private possono muoversi con libertà in Italia ed in Europa . Servivano solo a tenere qualche raccomandato in più. Ed ora che non ci sono più soldi, il raccomandato dovrà stringere la cinghia (di sicurezza) anche in mancanza del decollo.

Per decenni i Siciliani (ed i Calabresi che utilizzano l'aeroporto di Catania) hanno sovvenzionato questo vergognoso votificio volante pomposamente chiamato Alitalia tramite inutili collegamenti forzati con fermata a Roma e Milano anche per le altre destinazioni nazionali che ci costringevano ad un esborso aggiuntivo. Una tassa (o meglio una tangente...) che poi veniva rigirata ai vari raccomandati di turno che neanche sono siciliani (avete mai sentito un accento siciliano su uno dei fallimentari voli Alitalia?).

Ora le compagnie private italiane (da Air One, a Meridiana, alla stessa Windjet) e straniere (sia private che di bandiera) hanno mandato all'aria questo delitto perfetto, e quegli aerei viaggiano leggeri leggeri verso le loro antieconomiche destinazioni. Gli ottocenteschi patrioti del tricolore staranno più comodi per lo meno.

Vediamo invece cosa combinano i dirigenti di Punta Raisi e Fontanarossa. Vediamo come utilizzeranno questi slot. E se li utilizzeranno male, se non appronteranno quelle “misure d'emergenza per la de-colonizzazione mentale coatta del Popolo Siciliano” di cui parlavamo sopra, allora sì che i Siciliani avrebbero un (ulteriore) buon motivo per ribellarsi.
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giovedì, marzo 27, 2008

Area grigia


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sabato, gennaio 05, 2008

2008: la svolta è a portata di mano


Siamo arrivati alla fine dell'anno. E tanto per essere originali anche su queste pagine si giocherà a tirare le somme dell'anno trascorso, ed a tracciare un percorso per quello che verrà. Cercando di essere originali almeno nell'analisi. Perchè il 2007 è stato un anno importante, forse decisivo per l'assetto del Mediterraneo e della Sicilia in particolare. Probabilmente l'anno più importante sin da quel 1992 che segnò il crollo della struttura di potere che aveva retto le sorti della penisola italiana e della Sicilia per quasi 50 anni. Dal 1992 tutto è rimasto congelato. O quasi. Per lo meno niente si è mosso oltre lo stretto. Ma nella nostra Terra qualcosa deve essersi impercettibilmente assestato. Altrimenti non avremmo potuto assistere ai fatti che abbiamo visto succedersi con ritmo serrato in questo 2007.

2 febbraio – Stadio Massimino (Catania): La prima metà dell'anno è stata senza dubbio marcata dai drammatici eventi del derby Catania – Palermo. Gli scontri che causarono la morte dell'ispettore Raciti sembrarono scaraventare l'intera Sicilia (e non solo Catania...) nel baratro. Lo abbiamo detto sin dai giorni seguenti gli scontri: troppi segnali premonitori, troppo ben piazzati erano quei riflettori, troppe testimonianze parlano di cancelli lasciati aperti allo stadio affinchè più persone possibile entrassero, di quell'assalto eseguito solo da minorenni, del lancio di gas lacrimogeno sugli spalti, e poi l'arresto di agitatori di professione e la strana vicenda di Speziale. Ma la Sicilia ha saputo reagire e quell'attacco si è dimostrato inefficace. Dobbiamo ancora riassumere i fatti per mostrare cosa accadde (verosimilmente) quel giorno. Vedrò di farlo presto.

5 maggio - Apertura nuova aerostazione di Catania: Non si capisce bene quale sarà il nome del nuovo aeroporto, ma questa è una inaugurazione dal forte valore simbolico per tutta la Sicilia. Il primo piccolo nucleo di quello che sarà l'hub logistico Sicilia e che comincerà a prendere forma nei prossimi anni. Oggi la Sicilia è collegata con tutta l'Europa (Russia inclusa) con voli diretti da Catania, Palermo e Trapani. Presto lo sarà anche con il Nordafrica. Nel giro di qualche anno potremmo avere collegamenti diretti con gli Stati Uniti e con il Medio Oriente: i Siciliani avranno ripreso in mano le vie di comunicazione da e per l'isola.

Agosto – Lombardo e Musumeci pongono termine all'avventura sicilianista e tornano nei ranghi, richiamati dai rispettivi padroni romani. La fine di un'illusione per molti. Per altri un atto dovuto che prima o poi sarebbe stato espletato. Un fatto di rilievo questo anche per tutto il panorama politico nazionale, come si vedrà pochi mesi più avanti.

5 novembre - Arresto dei Lo Piccolo: se la mafia non è un fenomeno sociale e culturale (e noi ne siamo convinti) allora non è altro che una struttura di potere, asservita ad altri poteri ancora più forti. E se la mafia viene smantellata, come è accaduto negli ultimi due mesi, vuol dire che una struttura di potere è stata smantellata e soppiantata da qualcos'altro. Cosa ha permesso questo cambiamento? Cosa sta nascendo al suo posto? E' ancora presto per poterlo capire, ma per una volta ci sentiamo di essere ottimisti. Nel frattempo è curioso rilevare il tempismo di quegli arresti, al culmine della campagna dello stato italiano per l'invio dell'esercito nell'isola. Si voleva impedire lo smantellamento della struttura di potere della mafia, o ci si è decisi fare pulizia proprio per scongiurare il pericolo dell'invio dell'esercito?

11 Novembre – Disordini degli ultras nel nord Italia: follia collettiva o strumentalizzazione preordinata? Non ci vuole molto a capire che questi scontri nascondono e tentano di vendicarsi di certi spostamenti di potere in Italia e soprattutto in Sicilia. Un attacco deliberato contro le forze di polizia, forse per la loro azione contro la mafia in Sicilia. I disordini del 17 novembre chiudono il cerchio che si era aperto il 2 febbraio al Massimino. Il 2 dicembre in occasione del nuovo derby e prima del suo svolgimento, i vertici del Catania Calcio annunciano spavaldamente che non ci sarebbe stato alcun disordine allo stadio. Questore e prefetto confermano e dichiarano che Catania è ora una delle città più sicure d'Italia. La Sicilia si sta allontanando sempre più dal continente.

22 dicembre – Articolo sul Times di Londra. Questa divaricazione tra la Sicilia ed il resto d'Italia viene subito notata all'estero, ed è il giornale londinese che per primo la mette in risalto in un articolo ampiamente discusso sulla stampa italiana, eccetto che per la sua parte più importante, stranamente taciuta da tutti i media nazionali, inclusi quelli siciliani!!!!

Cosa accadrà nel 2008? Quali saranno gli eventi da tenere sott'occhio? Intanto osserviamo come andranno a finire le due saghe natalizie, quella di Alitalia e quella di Contrada. Per l'Alitalia come andrà a finire lo sappiamo già. Solo gli italioti stanno ancora a leggere i giornali. Ed Il Consiglio vi dimostrerà che era già tutto predisposto da tempo. Ma perchè la vicenda è importante per la Sicilia? La fine di Alitalia segna la fine della libertà per l'Italia del nord. Come fino a ieri lo stato italiano controllava tutti gli accessi alla Sicilia (almeno sino a quando la compagnia di Pulvirenti non riuscì a rompere questo blocco dopo che ci aveva provato invano la Air Sicilia di Crispino) da oggi la Francia farà lo stesso con il settentrione d'Italia. Scomparsa Alitalia dal panorama politico nazionale, difficilmente qualcuno riuscirà più a bloccare i Siciliani. Ma ne parleremo in dettaglio nel corso dell'anno.

Per quanto riguarda Contrada, invece la sua liberazione rappresenta un pericolo per la lotta alla mafia. Parliamoci chiaro, è improbabile che anche se si liberasse Riina la mafia riuscirebbe a risalire la cresta. Comunque meglio non rischiare.

Un altra importantissima opera infrastrutturale potrebbe sbloccarsi nel 2008: il porto di Augusta. L'opera strategica più importante dell'intero Mediterraneo. Questa sarà la prova del nove. Se si darà l'avvio alle opere di bonifica sui fondali potrebbe essere il punto di non ritorno. La Sicilia si appresta veramente a diventare l'hub logistico del Mediterraneo. Il blocco di queste opere fino ad ora indica che le forze che lottano per il possesso dell'isola sono ancora in equilibrio. Ma la nuova struttura di potere che si sta formando e che sta avendo la forza di estirpare la gramigna della malavita potrebbe averla vinta.

E veniamo e noi, Popolo Siciliano. Sicuramente stiamo partecipando facendo la nostra parte. Denunciando senza timore e mantenendoci calmi pur nel crescente disastro economico in cui ci dibattiamo. Ma non potremo mai dire la nostra senza una rappresentanza politica. Anche minima per cominciare. Potrebbe essere questo un anno di svolta? Se si procederà con l'estirpazione della gramigna di cui parlavamo sopra potrebbe esserlo. La mafia e la malavita sono infatti l'humus preferito del clientelismo politico in Sicilia. Senza quest'humus difficilmente il sistema politico attuale potrà resistere a lungo. Ci vogliono però i leader ed una struttura fatta prevalentemente da giovani, in contraltare alla politica nazionale, fatta dai dinosauri. Le basi sociali ci sono, le idee anche, gli “embrioni” politici (leggi partiti “sicilianisti”) stanno maturando. Se si lavorerà alacremente, i risultati arriveranno.

Una cosa vorrei raccomandare ai vertici di questi “embrioni” politici: pur nelle vostre differenze, tenete aperto un canale di comunicazione tra tutti voi, esattamente come fanno i nostri nemici, tutti quei partiti nazionali che alla fine erano concordi quando si trattò di assolvere Andreotti: il loro canale di comunicazione serve a delinquere, il nostro servirà a smascherare quell'atto delinquenziale.
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lunedì, dicembre 17, 2007

Spine nel fianco


La superbia è un brutto peccato. Perchè non ti fa più vedere chiaro. Ti sembra di emettere luce, una luce che confonde tutto intorno a te e ti fa vedere i contorni degli altri come tenui ed offuscati. La luce ti illumina la realtà dall'angolazione che meglio il tuo ego preferisce. E di superbia spesso peccano quelli poco abituati a vincere, quelli con poca esperienza alle spalle, i “new kids on the block”. Gli arripudduti, per dirla alla siciliana.

La cosidetta “Padania” non è mai stata protagonista sul palcoscenico storico prima dell'era risorgimentale, ed anche a partire dal 1861 non era veramente libera di agire a suo piacimento, dovendo sempre dare conto delle sue mosse alle altre potenze, in particolare all'Inghilterra prima dell'era fascista ed agli americani dopo.

Ecco: forse l'era fascista è stato l'unico tentativo italiano di far nascere una nazione con una qualche indipendenza reale e non solo di facciata. Ma senza correggere alcuno dei guasti creati con il risorgimento (oppressione, corruzione, rapina sistematica), ed anzi aggiungendone altri, il maldestro tentativo non potè andare tanto lontano.

Nel secondo dopoguerra l'inesperienza padana fu tenuta sotto controllo dal regime democratico-cristiano che al suo interno, malgrado la cronica corruzione, annoverava anche qualche intelligenza politica di primo piano, ma che per evitare lacerazioni centralizzò il controllo della cosa pubblica su Roma.

Purtroppo però il posto permanente nel G8 ed il quasi sorpasso dell'economia italiana su quella britannica (non scordiamo che fino a qualche anno prima la Gran Bretagna possedeva un impero) conditi dalla coppa del mondo del 1982 avevano fatto perdere la testa a tutti lungo le sponde del Po. Si cominciarono a fare statistiche senza senso, disaccoppiando le economie del nord e del sud Italia, di modo che la Padania da sola sembrava essere la nazione più ricca d'Europa (nessuno aveva fatto caso al fatto che il settentrione era ed è più ricco ESATTAMENTE di quanto il meridione era ed è più povero della media europea...).

Poi nel 1992 (ritorna sempre questa data...) all'improvviso si ritrovarono liberi da Roma, pronti a decollare alla conquista del mondo. E cosa partorirono per effettuare questo decollo? Partorirono la più grossa cattedrale nel deserto mai realizzata in Italia: l'aeroporto di Malpensa.

Inaugurato nel 1998 all'interno di un parco naturale (!??!) il nuovo aeroporto di Malpensa nella mente dei milanesi non era più solo l'aeroporto principale del nord Italia. Ora doveva essere un hub intercontinentale che avrebbe rivaleggiato con Londra e Parigi per le rotte tra nord e sud e tra oriente e occidente. Avrebbe dovuto schiacciare Roma grazie allo spostamento di Alitalia, senza peraltro temere concorrenza più a sud, visto che ai terroni ci avrebbero pensato loro ad impedire di muoversi.

La luce emanata impediva però loro di vedere appena oltre le Alpi, dove ad un tiro di schioppo (in relazione alla gittata di un volo intercontinentale) si trovano almeno altri due hub: Monaco e Francoforte. Chi vorrebbe mai spostare le sue rotte da Francoforte a Milano, conoscendo l'aria di corruzione e di incompetenza (oltre alla nebbia vera e propria) che regna sotto la Madonnina?

Senza contare la lotta di potere che (ovviamente) si è sviluppata per il tentativo di spostare le operazioni di Alitalia da Roma a Malpensa. Malgrado la Lega Nord ad un certo punto fosse riuscita ad infiltrare abbastanza bene la compagnia di bandiera italiana, la guerra non ha mai avuto un vincitore, con il risultato di indebolire pesantemente l'azienda riducendola sul lastrico (attualmente le perdite superano il milione di euro al giorno!) e di lacerare ulteriormente lo stato.

In Europa non hanno dovuto fare altro che stare a guardare, facendo scannare gli italioti tra di loro per poi fare di tutto un sol boccone. Ed ora che gli agenti della Comunità Europea sono al potere in Italia, il momento è giunto. Prodi e Padoa-Schioppa hanno pilotato per bene l'asta. Qualche mese fa per la prima hanno imposto condizioni assurde per i pretendenti (e difatti l'asta andò deserta) ed oggi, scremati i partecipanti che hanno capito l'antifona, ne hanno confezionata una su misura per Air France, che con una manciata di spiccioli sembra oramai vicina all'acquisto. D'altronde l'alternativa è il fallimento ed il disastro sociale per migliaia di dipendenti.

E così sono pronti a calare i francesi (arroganti nei modi di fare sì, ma superbi nell'essenza mai) nella persona del fastidiosissimo (mi riferisco al nome...) Jean Cyrille Spinetta, presidente di Air France, che nel frattempo intrattiene i giornalisti italiani con Foie Gras e Bordeaux, quale assaggio di quello che presto verrà servito anche a Fiumicino. Mettendo subito le cose in chiaro (finalmente):

“In nessun Paese - dice Spinetta - c'è posto per due hub (...) Malpensa è la principale causa delle perdite di Alitalia e della riduzione del mercato italiano della compagnia. (...) Milano continuerà ad essere collegata con i principali aeroporti europei e internazionali, ma non sarà un hub. È una questione di costi, di compatibilità geografica, di conformazione territoriale dell'Italia. Dire che l'hub italiano sarà Roma-Fiumicino non è un capriccio, ma una valutazione oggettiva del mercato.”

E se la “montagna” Air France potrà acquistare Alitalia per un tozzo di pane (34 centesimi per azione, mentre la quotazione ufficiale in borsa è più del doppio) ancora più incredibile appare l'offerta del “topolino” Air One (ancora da confermare, ma non smentita): 1 centesimo di euro per azione! Qui viene un altro sospetto, essendo questa cordata appoggiata da Montezemolo, Veltroni e Berlusconi, cioè una banda bassotti in piena campagna elettorale. Che appunto l'offerta non si altro che propaganda elettorale per mostrare lo scudo della strenua difesa della “italianità” quando in realtà non si ha alcuna intenzione di combattere una battaglia che è meglio perdere subito piuttosto che rischiare di riaprirla con un offerta congrua!

C'è anche un altro lato della vicenda che indica ancora di più quanto il destino di Alitalia sia legato a quello della nazione “unita” in generale. Alitalia non è solo un compagnia aerea di stato. Alitalia è anche potere politico, una specie di “votificio”, una serie di cassetti con tanti bei nomi scritti sopra (quelli dei proprietari politici) e tanti bei voti dentro. E questi preziosissimi voti stanno per cadere in mani straniere. I padani in questi giorni si stanno vedendo scivolare tra le mani un'altra bella fetta di potere. E la responsabilità è solo loro, che hanno continuato a litigare invece di trovare un accordo.

Cosa potranno fare ora a Milano? L'ultima volta che si ventilò l'abbandono da parte di Alitalia dell'hub alte grida si levarono in cielo, minacciando di dare lo scalo in pasto alle innumerevoli compagnie straniere che stavano già facendo la fila per potersi avvalere dei servizi loro offerti da Formigoni e la sua combriccola. E diedero corso alle minacce. Risultato, le “grandi compagnie straniere” altri non erano che Ryanair, una low cost! Come dire che Malpensa vale più o meno quanto il costruendo scalo di Comiso. E meno, ma molto meno di un eventuale sistema aeroportuale siciliano integrato (da Birgi, a Punta Raisi, a Fontanarossa).

L'Europa è per il momento lontana dalla Sicilia, e speriamo che rimanga tale. Ora che ci stiamo levando la “spina nel fianco” dell'Alitalia teniamoci stretti la nostra posizione geografica per piazzarci al centro degli equilibri mediterranei.

Ore 17:50, aggiornamento: l'offerta di AirOne di 1 centesimo (!!!!) per azione è confermata. Secondo Corrado Passera, ad di Intesa-SanPaolo, "in modo da destinare le risorse investite interamente al rilancio dell'azienda. Al termine del rilancio, l'offerente si è reso disponibile a riconoscere agli aderenti all'opa il 3% del capitale della nuova Alitalia". Sarà. Sarà. Sarà. Ma a me il concetto di Passera non suona tanto limpido.

xFruits


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martedì, gennaio 16, 2007

I forestali volanti di Alitalia

Combattere gli sprechi. Ecco il nuovo imperativo nel Bel Paese per contrastare lo sfascio economico a cui il nord è destinato. Scovare i più eclatanti casi e sbatterli in prima pagina come esempio.

E questa sembra essere la nobilissima intenzione di Roberto Galullo sulla prima pagina del Sole 24 Ore dello scorso 13 gennaio:


“I siciliani nell'attraversare una foresta devono incontrare non pochi ostacoli, e forse qualche belva feroce. Deve essere per questo che a ogni operaio-idraulico forestale la Regione Sicilia assegna non più di 12 ettari da pulire etc etc”

Il giornalista si riferisce al numero eccessivo di forestali presenti sull'isola, sicuramente con una qualche carenza tecnica (non esiste nessuna Regione Sicilia in Italia), ma forse a ragione (anche se quel tono di scherno probabilmente non gli sarebbe stato concesso in riferimento ai toscani, ai lombardi o ad altre nobili genìe nordiche).

Stranamente però la stampa economica estera, invece di occuparsi dei forestali siciliani, va a fare i conti da qualche altra parte e dà numeri in confronto ai quali il pagamento degli stipendi delle migliaia di forestali dell'isola diventano un atto di carità.

Il governo sta infatti tentando l'ennesimo salvataggio di quel carrozzone che è l'Alitalia, oramai in perdita dagli anni settanta ed i cui aerei sono riconoscibili più per l'insopportabile olezzo di votificio (proprio come i forestali siciliani, ed infatti l'accostamento non è casuale...) che lasciano ad ogni partenza ed atterraggio, che per il patriottico logo.

Alitalia tra il 1999 ed il 2005 ha accumulato perdite per 2,6 miliardi di €. Il governo ha versato nella casse della fallimentare impresa 2,8 miliardi di euro dal 2002 ad ora, e malgrado questo nell'ottobre 2006 il debito netto era di 972 milioni di €. Noncuranti della verità offerta da questi numeri, secondo gli amministratori Alitalia è una compagnia aerea altamente efficiente.
Il tutto mentre mentre le altre compagnie aeree, sia di bandiera che private, sfornano utili a ritmo frenetico: 116 milioni di € Iberia, 329 Ryanair, 556 British Airways e così via.

Non solo. A questo si dovrebbero aggiungere i soldi buttati in una delle più fallimentari opere mai progettate dall'italico ingegno: l'aeroporto di Malpensa, del quale mi propongo di discutere presto.

Quindi cari giornalisti, se volete veramente andare a scovare gli sprechi inutili ed i motivi per cui la vostra cara italietta sta fallendo, andateli a cercare a nord del Rubicone. E quando vi sarete decisi a dire le cose come stanno, allora farete bene anche a mettere in luce gli sprechi della Regione Siciliana, ma sempre tenendo presente una cosa: i soldi dei forestali sono soldi che vengono dal bilancio regionale, quindi lor signori possono stare tranquilli che siamo solo noi a perderci. Quelli dell'Alitalia invece sono soldi provenienti dal bilancio statale a cui tutti gli italiani contribuiscono. Ed anche noi siciliani, pur non sapendo cosa farcene dei vostri voli pindarici verso il fallimento.


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