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giovedì, marzo 19, 2009

Fuori dai piedi

Strano come il rombo degli aerei
da caccia un tempo,
stonasse con il ritmo delle piante
al sole sui balconi... (...)
La pace ritornò
Ma il Re del Mondo,
ci tiene prigioniero il Cuore
(...) e il giorno della Fine
non ti servirà l'Inglese.
Franco Battiato – Il re del mondo


Del movimento “No Dal Molin” e dell'opposizione all'allargamento della base di militare americana di Vicenza ne hanno parlato tanto giornali e telegiornali. Tutta la sinistra radicale in piazza, dalle femministe ai centri sociali.

Ecco ad esempio la presa di posizione del “Gruppo di donne del presidio Dal Molin”:

“Ci sentiamo private della scelta sul nostro corpo [?], sul nostro territorio, sul nostro futuro.

Non vogliamo assistere da spettatrici silenziose alla costruzione di un’ennesima base militare, all’aeroporto Dal Molin, che devasta la nostra città UNESCO per esportare la guerra in altri paesi.”


Poi sullo stesso sito del movimento (www.nodalmolin.it) si vede che questa “sinistra radicale” si accorge di quello che avviene in Sicilia. Per quel tanto che gli fa comodo. Ed infatti in bella evidenza troviamo il link ad un articolo del Corriere della Sera del 17 marzo: “Sicilia, stop alla Marina Usa: «No alle mega parabole»”:

Proprio ieri sera è andata in scena l'ultima delle tante iniziative del comitato «No Muos»: una riunione in contemporanea dei consigli comunali di tutti i 15 Comuni (tra cui anche Gela, Caltagirone, Vittoria) per impedire che siano piantate nell'ex base Usa di contrada Ulmo, a 2 chilometri da Niscemi, le gigantesche parabole del diametro di 18 metri e alte circa 100 metri.

Ben 15 consigli comunali uniti contro l'occupazione americana! Le cronache però non ci dicono niente circa la presenza della sinistra radicale. Solo censura? Ma se la sinistra radicale o anche quella parlamentare fossero state coinvolte, il chiasso lo avremmo sentito proprio attraverso siti come quello dei “No Dal Molin”.

Dov'è Licandro, il comunista, quello che dovrebbe rinunciare alla cittadinanza della città di Catania, sputando tra l'altro nel piatto in cui mangia i voti tramite i quali continua la sua carriera politica? Non prende anche lui posizione insieme ai “15 consigli comunali”? Dopo le denunce sulla situazione della sua città (denunce che purtroppo sappiamo in larga parte essere corrette) non partecipa a questa battaglia a fianco del Popolo Siciliano?

Il “Muos” è “un sofisticato sistema di comunicazione satellitare ad altissima frequenza (UHF), un sistema multi-service a terminali e siti mobili e fissi in grado di integrare comandi, centri d'intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera e velivoli senza pilota.” [*] Esso in realtà non viene da solo, ma accompagnato al sistema AGS, il sistema di sorveglianza permanente della superficie terrestre della NATO.

Per quanto riguarda l'AGS, è stato già annunciato con immensa soddisfazione da Ignazio La Russa che ha aggiunto che ciò comporterà “un ritorno non proprio indifferente dal punto di vista sociale per quell'area della Sicilia” (“La Russa: «Prestigio all'Italia, presto l'arrivo di 800 militari con relative famiglie»”, SiciliaInformazioni.com, 20 gennaio 2009).

I ritorni sociali dell'occupazione americana li abbiamo tutti sotto gli occhi. Sarà anche per questo che a Niscemi ed in tutto il calatino (ricordiamo, area di provenienza anagrafica e politica del presidente Lombardo) non ne vogliono sapere del Muos, mentre i servili italioti si sono già affrettati ad approvarne l'istallazione: “Il sistema radar 'Muos' (Mobile User Objective System ) è stato approvato dal Ministero della difesa italiano ma deve essere ancora deciso, definitivamente, dove realizzarlo.”[*]

Ma che vuol dire... si è deciso ma non si è deciso “definitivamente”... boh! Tutti questi mastri parolai non risultano convincenti. Di cosa hanno paura gli atlantidei ed i loro burattini romani?

Abbiamo visto intorno alla metà di febbraio Soros precipitarsi alla Piana di Catania tentando di metterci fretta per la storia dell'hub aeroportuale (Vedi il post “Pronti al decollo”: il finanziere americano Soros detiene il 30% della società cinese venuta a visitare Centuripe). Lo vuole costruito lontano dall'ingessato Fontanarossa. O forse lontano dalla dibattuta Sigonella?

Passano una decina di giorni, il tempo di organizzarsi, ed a Niscemi scatta la protesta (“Niscemi in piazza contro il radar USA”, LaSiciliaWeb.com, 28 febbraio 2009):

Tremila persone sono scese in piazza a Niscemi per dire no all'installazione dell'impianto Muos (...) La manifestazione, promossa dagli studenti del liceo scientifico Leonardo Da Vinci, ha coinvolto tutte le scuole del paese. In prima fila sindaci e amministratori dei comuni del circondario (Caltagirone, Gela, Butera, Riesi, Mazzarino). Alcuni bambini, durante il corteo, si sono bagnate le mani nella vernice lasciando le impronte su striscioni di tela bianchi con scritto: "Diamo una mano per salvare il mondo".

A perorare con più forza la causa “sociale” (secondo la definizione del La Russa) delle onde ad altissima frequenza si è allora dovuto scomodare anche sua maestà il console americano di stanza a Napoli, Patrick Truhn, lo scorso 10 marzo in visita a Catania («Sigonella geostretegica, è destinata a crescere», La Sicilia 11 marzo 2009).

Attenzione che le parole del console vanno tenute nel giusto conto, più di quelle del governo italiano. Infatti, come ci avverte il giornalista Vittorio Romano “Truhn è a capo del Consolato generale di Napoli sotto la cui giurisdizione rientrano Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.”, Senza voler essere troppo capziosi, sul vocabolario italiano il termine giurisdizione fa riferimento all'amministrazione della giustizia. Ne conseguirebbe che a dettare legge nel sud Italia ed in Sicilia sarebbe il signor Truhn. Che lapsus!

Chissà come mai Sua Eccellenza giurisdizionante ha sentito il bisogno di muovere il regale culo per venirci a ripetere di persona nuovamente che “il numero dei nostri militari è destinato a crescere negli anni per garantire più sicurezza ai nostri popoli. In quest'ottica si inserisce anche l'impianto Muos (mobile user objects system) che presto sorgerà in territorio di Niscemi - ha aggiunto il console -. Non si tratta di un radar, ma di un sofisticato sistema di comunicazione satellitare che non procurerà alcun danno alla salute dell'uomo, come hanno già accertato i nostri rigidi test”

Tanta insistenza ci fa sorgere dei dubbi sulla reale capacità del regime americano di continuare a tenere la Sicilia sotto la propria “giurisdizione”, per usare il termine di Romano. Sembra uno di quei lanci di volantini “rassicuranti” di fine fascismo: chi gli diede retta e rimase in paese invece di rifugiarsi nelle campagne perì sotto i criminali bombardamenti dei “fratelli”. Uhm... un altro lapsus, scusate. Volevo dire “alleati”.

D'altronde il Re del Mondo mentre cerca di assicurarsi la nostra fedeltà, non ci promette niente di buono: “Questo è uno dei punti sui quali vorremmo lavorare. Promuovere un cambio di mentalità tra i giovani siciliani”. Traduciamo: ancora colonizzazione culturale e lavaggio del cervello, che quelli subiti sino ad ora non si sono rivelati sufficienti.

La risposta del governo Siciliano non si è fatta attendere. L'iter approvativo dell'autorizzazione per il Muos era già stato bloccato lo scorso ottobre dall'Assessore-ministro regionale all'ambiente Sorbello (“L'assessore Sorbello: «La Regione ha bloccato l'iter per il progetto sul Muos»”, SiciliaInformazioni.com, 5 marzo 2009). Ora interviene anche il Presidente buttando in prima linea Berlusconi, cavaliere con il piede in troppe staffe (“Progetto Muos, Lombardo chiede a Berlusconi un intervento ufficiale con gli Usa”, SiciliaInformazioni.com, 16 marzo 2009).

Lombardo ha chiesto infatti al premier Silvio Berlusconi un intervento ufficiale per manifestare all’Amministrazione statunitense “il disappunto per la mancata informazione e la ovvia contrarietà della Regione a che il sistema venga installato”.

Non si parla più di problematiche burocratiche. Qui sembra quasi che il Muos la Sicilia non lo voglia e basta. Anche se dovesse fare bene alla salute.

Si potrebbe ridere di queste prese di posizione. Cosa deve fare mai il “governo siciliano” di fronte al Re del Mondo. Si potrebbe persino sospettare di peggio. Cioè che dietro le presunta opposizione del governo regionale ci sia l'intenzione di guadagnare qualche voto in vista delle elezioni lasciando poi cadere la cosa. Niente di nuovo sotto il sole: le proteste così bene organizzate della cosiddetta “sinistra radicale” spesso sono solo questo, una via di sfogo della rabbia popolare che poi tutti sanno concludersi a niente.

Per scacciare gli americani da Sigonella in modo da piazzarci finalmente questo mitico hub aereo non bastano le belle parole e le pacifiche marce. Ci vuole anche il bastone.

Lo scorso 4 marzo un aereo NATO facente parte del sistema AWACS è stato costretto ad un atterraggio di emergenza a Trapani per un problema al carrello. Lo stesso giorno a Lampedusa un altro aereo ha un problema simile (scoppio della ruota). Le agenzie ci avvertono che a bordo vi era personale ONU. Le due notizie vengono messe vicine vicine da SiciliaInformazioni.com (foto a lato). Pura coincidenza o roteamento di bastone? La cosa comincia a farsi interessante.

L'agenzia stranamente ci segnalava anche che “a Birgi al momento dell'incidente di registravano forti raffiche di vento da sud”. Un vento che cresce ogni giorno che passa.

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[*] SIGONELLA: ANCORA NON E' CERTA L'ISTALLAZIONE DEL RADAR "MUOS" , portale di libera informazione per le forze armate e di polizia, 1 febbraio 2009


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mercoledì, marzo 18, 2009

Vista panoramica

Il sistema aeroportuale siciliano è composto da quattro scali internazionali (Palermo Puntaraisi, Trapani Birgi, Comiso Magliocco, Catania Fontanarossa) e da due scali minori situati nelle isole di Lampedusa e Pantelleria.

Anche se la cattiva politica sia regionale che nazionale ne ha impedito il corretto sviluppo socio-economico e strutturale, tale sistema potenzialmente servirebbe in modo capillare e senza inutili sovrapposizioni tutta la Sicilia: in qualunque punto del territorio ci si trovi, in circa un'ora si dovrebbe essere capaci di raggiungere uno scalo.

Le uniche aree a trovarsi a distanza superiore sono quelle eoliana e nebroidea. Per la prima la soluzione più logica dovrebbe essere quella di un moderno idroscalo nelle vicinanze del porto di Lipari raggiungibile anche da Napoli e che permetterebbe di arrivare nell'arcipelago da qualunque area del Mediterraneo con un solo scalo intermedio in Sicilia o nel sud Italia. Un sistema usato con enorme profitto alle Maldive.

Per quanto riguarda l'area nebroidea, più che in un aeroporto locale la soluzione del problema dovrebbe risiedere nei collegamenti ferroviari con Termini Imerese e con Punta Raisi (il trasporto su gomma è comunque destinato al declino). Come per il versante jonico della provincia messinese, anche per quello tirrenico si dovrebbe puntare ad un tempo di percorrenza non superiore ad un'ora per i paesi costieri più distanti.

Su questo sistema già estremamente sviluppato, anche se per vari motivi deficitario nei collegamenti intermodali, dovrebbe innestarsi uno scalo di tipo “hub” capace di fungere da centro di smistamento per i voli intercontinentali per l'intero bacino mediterraneo.

Diamo ora una sguardo a questo sistema dall'alto, grazie alle immagini satellitari di Google Earth.

1) Aeroporto Palermo Punta Raisi



L'aeroporto della capitale è, tra tutti gli aeroporti siciliani, quello in posizione meno felice essendo a ridosso del mare per tre lati e con l'ostacolo delle montagne dal quarto lato. La sua pista, malgrado non sia ulteriormente allungabile, misura 3326 metri, abbastanza per poter effettuare collegamenti intercontinentali, ma non per permettere la funzione di “hub”.

Il vergognoso stato del collegamento ferroviario con il centro cittadino (gestito dalle ferrovie di stato) dovrebbe da solo essere causa di rivolta: Punta Raisi dovrebbe essere un gioiello, la vera porta della Sicilia servito da una compagnia di bandiera con collegamenti diretti con le principali capitali mondiali.

2) Aeroporto Trapani Birgi



Posto a soli 13 km da Trapani nelle immediate vicinanze della costa in un'area a fortissima vocazione agricola e turistica. Destinato a servire, oltre l'area trapanese, anche quella agrigentina e parte di quella nissena per i flussi turistici e per l'esportazione dei prodotti agricoli (vini pregiati).

Solo l'integrazione nel polo Punta Raisi – Termini Imerese (e quindi Palermo-Catania-Siracusa) tramite collegamento ferroviario veloce permetterà di sfruttarne al massimo le potenzialità.

E' dotato di una pista di 2695 metri di lunghezza, che potrebbe essere allungata senza problemi (la linea bianca in figura misura 5 km).

La sua posizione defilata rispetto all'asse Augusta – Termini Imerese non lo rende ideale per la funzione di hub.

3) Aeroporto Comiso



Stessa funzione dell'aeroporto di Birgi per un territorio con le stesse vocazioni. Anche la pista realizzata (2546 metri, quella militare ancora visibile nella foto ne misurava 1740) ha dimensioni simili dovendo accogliere la stessa tipologia di traffico. Servirà principalmente il ragusano ed alcune aree del siracusano, del calatino e nel nisseno.

La gara d'appalto per la gestione è stata vinta dalla SAC (Società Aeroporto Catania), cosa che permetterà l'integrazione e la razionalizzazione con Fontanarossa (il discorso gestionale che dovrebbe essere fatto anche per Birgi e Punta Raisi)

La comica “inaugurazione” della pista del 30 aprile 2007 ha, come previsto, lasciato il campo a ritardi di ogni tipo. Ovviamente, la data di inaugurazione definitiva dell'impianto non è stata rispettata.

4) Aeroporto Catania Fontanarossa

Fontanarossa è il primo scalo della Sicilia ed il terzo-quarto in Italia . In effetti a pensarci bene rimane un mistero come un aeroporto dotato di una singola pista della lunghezza di appena 2435 metri (!!), una delle più corte d'Italia, possa smistare più passeggeri di una struttura molto più adeguata quale quella palermitana.

Ma i “movimenti” geopolitici che stanno portando alla creazione del blocco infrastrutturale Augusta-Interporto di Bicocca-Fontanarossa-Termini Imerese sono iniziati già da almeno un paio di decenni. E chi tali movimenti voleva impedire sembra non essere stato con le mani in mano. Ed ha agito proprio su Fontanarossa, l'aeroporto che dovrebbe essere trasformato in hub.



Ecco come si presenta oggi Fontanarossa, “ingessato” da un lato dal mare e dall'altro dalla linea ferroviaria Catania-Siracusa, dall'asse attrezzato, e dalla tangenziale in serrata sequenza: grazie a questa “attenta” pianificazione non è possibile allo stato attuale allungare la pista di un solo metro.

Guardando bene l'immagine vediamo un prolungamento della pista sino ai 5km (linea gialla), cioè la lunghezza necessaria per il proposto hub, finirebbe esattamente in corrispondenza della tangenziale. Allargando lo sguardo un pochino (figura sotto) vediamo che il tracciato autostradale (linea rossa) sembra deviare verso oriente dalla sua naturale prosecuzione proprio in corrispondenza dell'aeroporto. Ed anche il posizionamento dell'asse attrezzato (linea blu) non sembra razionale, visto che il prolungamento dell'autostrada Catania-Palermo (linea gialla) va a finire praticamente nello stesso punto. Non sarebbe stato più logico costruire l'asse attrezzato in modo da congiungersi alla CT-PA all'altezza della tangenziale?



Le cose sono due: o non è stati capaci di pianificare, o si è pianificato sin troppo bene... chi ha orecchie per intendere intenda.

D'altronde senza quegli “intoppi” (in ogni caso facilmente aggirabili dal punto di vista ingegneristico) i Siciliani si sarebbero potuti mettere strane idee in testa, tipo quella di avere un sistema radar autonomo. E la cosa oltre Atlantico avrebbe dato fastidio (vedi il post "Pronti al decollo"). Ora invece sembra che, grazie a quei pianificatori sin troppo attenti, non potremo fare altro che andare a distruggere la fertile Piana per costruirci questo “hub” voluto un po' da tutti, americani, cinesi, russi.

Invece guardate che bella struttura che hanno a Sigonella. Ah! come sarebbe facile piazzarvi una o due piste di 5 km:



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I dati sulla lunghezza delle piste provengono dal sito dell'ENAC (www.enac-italia.it)

Per visualizzare le immagini degli aeroporti da satellite in modo nitido, scaricare il programma Google Earth (www.earth.google.it) e digitare nella barra delle destinazioni a sinistra i nomi delle strutture come indicati nel post.

Post Correlati:

Pronti al decollo (Febbraio 2009)

I pagliacci (Maggio 2007)

Aeroporti: la Regione Siciliana all'attacco di se stessa (Marzo 2007)

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domenica, febbraio 22, 2009

Pronti al decollo

L'idea circolava già da qualche mese, ma adesso i manager cinesi ci credono davvero e nei prossimi giorni verranno in Sicilia per mettere mano al progetto di realizzare un aeroporto a Enna, precisamente a Centuripe, come quello di Malpensa. (“Sette cinesi a Centuripe sognando Malpensa” MilanoFinanza, 17 febbraio)

Malpensa? I cinesi sanno cosa sia e dove sia Malpensa? Ho i miei dubbi. O forse a sognare Malpensa sarebbero i Siciliani? Direi piuttosto che un po' tutti gli italiani pensando ai soldi buttati in quell'avventura hanno gli incubi. Al contrario i milanesi che durante le loro vacanze sono capitati dalle parti di Centuripe, si ricordano ancora di quelle aspre colline e di quelle vallate con dolce nostalgia nelle loro serate autunnali.

Vogliamo veramente distruggere i dolci ricordi dei nostri ospiti?

L'idea dell’aeroporto internazionale piazzato nell'ennese non circola da qualche mese, ma da almeno un decennio. Il primo politico a proporre qualcosa del genere fu l'allora Presidente della Provincia Regionale (ahinoi...) di Catania, Nello Musumeci che nel 2002 dichiarava:

I presidenti delle Province si sono soffermati, inoltre, sulla sempre più evidente necessità di dotare la Sicilia orientale di un grande aeroporto intercontinentale che potrebbe essere localizzato nella Piana di Catania, quasi al confine con Enna.
"Già tre anni fa abbiamo illustrato lo studio commissionato ad una società specializzata - ha spiegato Musumeci -. Lo scalo di Fontanarossa è "ingessato", non può estendersi e , quindi, tra pochi anni sarà nell'impossibilità di accogliere un numero maggiore di transiti. Fra l'altro, questa emergenza cenere ha dimostrato che bisogna fronteggiare nuovi scenari e la localizzazione dell'aeroporto nella Piana consentirebbe di limitarne la chiusura a casi veramente eccezionali".


Ma sentite cosa diceva a Salvatore Parlagreco l'economista Edward Luttwak, americano di origine rumena ben ammanicato a Washington e con le mani in pasta un po' ovunque (“La Sicilia di Luttwak”, Euromediterraneo del marzo 2000):

Affidarsi alle scelte della compagnia di bandiera, l'Alitalia, è sbagliato ed oggi non più possibile. Come per i trasporti marittimi, e ancora di più, una concessione internazionale darebbe frutti immensi, senza richiedere alcun investimento. Un aeroporto hub & spoke, centro di smistamento a raggiera, per il Mediterraneo: ecco che cosa va fatto e subito in Sicilia. Niente a che vedere con la Malpensa, che è una specie di scherzo del destino. Tutti i voli che partono dal Nord Europa o dall'Est e devono attraversare una vasta area del Mediterraneo possono essere smistati in Sicilia, in un grande scalo internazionale, appunto hub & spoke. Si tratta di utilizzare l'autonomia regionale nell'ambito delle regole europee, in modo da soddisfare una domanda altissima di traffico aereo mediterraneo: dalla Spagna, il Portogallo, il Regno Unito verso il Medio Oriente, la Turchia, Israele, il Libano.

Nel frattempo che a MilanoFinanza escono dalla preistoria e vengono in Sicilia a sentire profumo di futuro, spingiamo il naso un po' più avanti degli altri e cominciamo a capire il vero motivo per cui si insiste con questa localizzazione in provincia di Enna [*].

Musumeci nel suo discorso di motivi ne indica già due: la “ingessatura” di Fontanarossa e la cenere vulcanica.

La cenere è un non-motivo. Durante le ultime “crisi” vulcaniche la follia autolesionista italiota si è spinta sino a chiudere l'aeroporto di Reggio Calabria. La provincia di Enna è molto più vicina. Comunque, per risolvere il problema basta aggiungere all'ottima rete di monitoraggio vulcanico una piccola stazione meteorologica (su questo argomento vedi il post "Fontanarossa, il ponte aereo dei Siciliani").

Per quanto riguarda l'ingessatura, il termine si riferisce alla “strategica” presenza della linea ferroviaria proprio in testata di pista, seguita poco più ad ovest dall'asse attrezzato e dalla tangenziale. Certamente il problema sussiste, ma anche in questo caso si tratta di problematiche già affrontate e risolte anche altrove (vedi il post "Fontanarossa e l'aeroporto dei balocchi").

Si è posto anche un problema politico: la provincia di Enna sarebbe più gradita a Palermo. Se crediamo di dover decidere il nostro futuro in base alle coordinate provincialistiche tipiche del più becero risorgimentalismo, stiamo freschi: meglio ammettere di non essere capaci di autogovernarsi.

I terreni della Piana di Catania hanno un valore agricolo incalcolabile. Una bella colata di cemento ed asfalto che in definitiva non serve alla nostra agricoltura ed alla nostra industria (per quelle abbiamo già 4 aeroporti internazionali in Sicilia...) a copertura di una delle zone più fertili DEL MONDO per risparmiare 10 minuti di treno, non mi sembra un buon modo di fare politica.

Ma allora qual'è il vero motivo per cui viene con insistenza proposto l'allontanamento dall'area di Fontanarossa?

Azzardiamo la nostra risposta sulla base di un articolo apparso qualche anno fa su Il Manifesto (“Basi Usa in Italia, il caso Sigonella”, 6 luglio 2004):

L'ostacolo, benche' noto [ma a quanti?], va ricordato e si chiama radar. (...) A 150 chilometri da Sigonella gli aerei civili escono dalla rete di radar nazionale ed entrano in quella militare (americana) che li accompagna, quando non ci sono emergenze militari, fino a due chilometri dall'aeroporto; per questi due ultimi o piu' delicati chilometri il volo va a vista e se il pilota non e' sicuro, per comprensibile e ragionevole prudenza non atterra a Fontanarossa, ma a Punta Raisi o altrove. Se poi il pilota e' audace cresce il rischio... dei passeggeri.

Manca il radar! E non solo: gli aerei vanno persino a vista! Si può mai pensare di costruire un hub internazionale in queste condizioni?

E siccome viviamo in una nazione di pavidi, nessuno si azzarda a dire niente ed invece di lottare per i nostri diritti continuiamo a piegarci ignobilmente. Anche perchè al popolo colonizzato il cervello è stato lavato per bene, e per la maggior parte anche solo immaginare la chiusura di Sigonella sembra un'eresia.

Il mondo però gira per tutti. Oggi capita anche che una piccola nazione come il Kyrgykistan possa decidere di chiudere il sipario sull'occupazione americana:

Il Parlamento del Kyrgyzstan ha approvato oggi la chiusura della base militare americana sul proprio territorio. Con 78 voti a favore ed uno solo contrario [?]

Se solo a Sala D'Ercole... E pensare che non avrebbero neppure bisogno di forzare tanto la mano. Basterebbe ristabilire la legalità ed applicare gli articoli 49 e 50 del trattato di pace di Parigi (1947):

In Sicilia e Sardegna tutte le installazioni permanenti e il materiale per la manutenzione e il magazzinaggio delle torpedini, delle mine marine e delle bombe saranno o demolite o trasferite nell'Italia continentale entro un anno dall'entrata in vigore del presente Trattato

Non sarà permesso alcun miglioramento o alcuna ricostruzione o estensione delle installazioni esistenti o delle fortificazioni permanenti della Sicilia e della Sardegna;

In Sicilia e Sardegna è vietato all'Italia di costruire alcuna installazione o fortificazione navale, militare o per l'aeronautica militare, fatta eccezione per quelle opere destinate agli alloggiamenti di quelle forze di sicurezza, che fossero necessarie per compiti d'ordine interno;


Il linguaggio è antiquato ma il senso chiarissimo [**].

La partita oggi si gioca tutta intorno ai famigerati sistemi di sorveglianza MUOS ed AGS (quest'ultimo illegalmente annunciato recentemente dal "siciliano" La Russa [***]), disperato tentativo italo-americano di tenere la Sicilia sotto le luride grinfie.

Se si impedirà la loro costruzione, Sigonella tornerà ai Siciliani. Ed è lì che vedremo sorgere il nuovo aeroporto.

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[*] Per avere senso logistico e per attirare capitali stranieri l'hub deve sorgere sulla direttiva Augusta-Termini Imerese. Questo esclude Birgi (TP) e, vista l'impossibilità di allungare la pista di Punta Raisi, l'unica possibilità rimane la Piana di Catania, estesa da Fontanarossa (CT) sino al territorio di Catenanuova e Centuripe (EN).

[**] Per un commento completo agli articoli in questione vedi “Lettera aperta ai candidati alla Presidenza della Regione sulla smilitarizzazione della Sicilia”, L'Altra Sicilia 7 aprile 2008.

[***] Il sistema AGS è già stato approvato (ripeto, illegalmente) dal ministero della difesa italiano. Cosa che non ci preoccupa minimamente: oggi le decisioni del governo italiano valgono quanto il due di coppe con la briscola a mazze.
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