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venerdì, marzo 05, 2010

Il libro enigmistico

A Miccichè lo stiamo tutti aspettando al passo. La sua bella mossa falsa prima o poi la deve fare.

Dove vuole arrivare in fondo lo sanno tutti: Gianfranco vuole prendersi il posto di Lombardo a Palazzo d'Orleans e da lì partire alla conquista del Sud. Il problema semmai è un altro: come ed insieme a chi (altri avrebbero scritto “per conto di chi”...) voglia mai fare tutto questo.

La sua battaglia la conduce con l'energia di un giovanotto. Attaccato dai giornali cosiddetti “di sinistra”, da Repubblica a l'Unità, per la prima volta lo abbiamo visto sbraitare in modo poco composto. E per la prima volta invece di rivelarci qualcosina, come fa di solito, ha semplicemente negato gli addebiti con toni accessi e coloriti: “Proprio ieri è stato consegnato all’ordine dei giornalisti una villa confiscata alla mafia, covo dell’ultimo periodo di latitanza di Totò Riina: non me ne vogliano i giornalisti seri e onesti, ma credo che sede più appropriata non potesse essere scelta”, ha urlato dal suo blog (“E' tutto falso”, 17 febbraio 2010). Riguardo ai giornalisti non ha certo tutti i torti.

Ma il punto rimane oscuro: qual'è il vero motivo dell'attacco? Che cosa non si vorrebbe che Miccichè faccia, così tanto da fargli meritare l'onore di una piccola gogna mediatica? Ora che Lombardo ha promesso di governare con il PD esplicitamente in giunta, vai a capire da che parte arriva l'attacco!

Perché se quando lo si guarda da lontano tutto sembra chiaro su Miccichè, avvicinandosi il quadro va fuori fuoco. Gianfranco è o no il figlio di Berlusconi? Si. Ma resta il fatto che la parabola discendente di Berlusconi, oggi a pochi centimetri dal tonfo finale, è iniziata quando a Palermo quoque lui decise di appoggiare Raffaele Lombardo in vista delle europee. Potremmo discuterne quanto volete, ma della verità su questo punto non si sarà mai sicuri: l'eutanasia politica era stata preventivamente autorizzata dal “padre” nel caso in cui avesse perso la facoltà di muoversi liberamente o no?

Misterioso è anche il suo coinvolgimento nell'affaire Banco di Sicilia, e più precisamente nei dettagli dello sbarco di Intesa in Sicilia (si veda il post “Intesa segreta”). Con la presenza del fratello Gaetano tra i vertici del gruppo bancario diventa arduo nascondere il lato politico dell'operazione. Ma quale è stata la funzione del Miccichè Gianfranco? Svendita finale del BdS e degli interessi dei Siciliani a favore di quelli familiari, o soccorso a Lombardo sul filo di lana?

Ancora più misteriosa è la recentissima uscita sul nucleare. Si può anche qui discettare sugli scricchiolii (sempre presenti) con Raffaele Lombardo. Ma l'ARS si è dichiarata contraria al nucleare a metà gennaio (si veda il post “C'est la vie”). Se si aspetta l'1 marzo per dire la propria, vuol dire che nel frattempo qualche dettaglio deve essere cambiato. Miccichè sta giocando in attacco o in difesa?



Il discorso sulla pericolosità dei nucleare è in fondo condivisibile. Facile che risulti statisticamente più rischioso guidare una macchina che vivere a pochi chilometri da una centrale. Ma anche quando si mettano da parte i pudori ambientali, qualcos'altro nel discorso non quadra: è veramente quella la strada da prendere se non vogliamo dipendere da Francia, Russia o Algeria? Dallo straniero insomma.

Una centrale nucleare non produce energia dal nulla: bisogna metterci dentro un carburante. Il carburante di queste centrali non si chiama petrolio, bensì uranio. E' vero che gli arabi non potranno ricattarci più. Ma le vicissitudini iraniane suggeriscono che i pezzi grossi del pianeta vorranno sempre ficcare il loro nasaccio nei nostri problemi energetici interni. Ed aprire una centrale nucleare è una buona scusa per lasciarglielo fare.

Anche il discorso uranio merita attenzione. Lo scorso 19 febbraio in Niger i militari hanno portato a termine un colpo di stato e deposto il presidente Mamadou Tandja. In casi come questi è sempre interessante sentire cosa ne pensano a Londra. L'Economist (25 febbraio 2010) titola “Sembra popolare, sino ad ora” e poi spudoratamente chiosa “La gente sembra apprezzare il colpo di stato”, tutto corredato da una simpatica fotografia dei dolci militari coperti da ombrelli multicolore. Sappiamo quindi che Londra e Washington appoggiano l'azione dei militari.

In Italia le agenzie ci tengono invece a diramare le opposte preoccupazioni francesi:

Le prime conferme sul fatto che si trattasse di un golpe (...) sono arrivate da un alto funzionario francese. Parigi ha immediatamente invitato i connazionali che vivono e lavorano nella città a non uscire di casa: solo a Niamey sono residenti circa 1.500 francesi e 500 cittadini Ue.

Oggi i colpi di stato non si fanno più per accaparrarsi i campi petroliferi ma le miniere di Uranio, ed il Niger è uno dei maggiori detentori mondiali di riserve di quel minerale (il nono, per l'esattezza): lo scorso 19 febbraio quelle riserve sono passate dalle mani francesi a quelle anglosassoni.

Il fisico nucleare svizzero Michael Dittmar ha recentemente dipinto un quadro a tinte fosche per il nucleare asserendo tra l'altro che “senza accesso ai depositi militari, i depositi civili d'uranio dell'occidente si esauriranno entro il 2013” (“The coming nuclear crisis”, MIT Technology Review 17 novembre 2009).

Avrà torto, avrà ragione, ma chissà a quanti sono rizzati i capelli quando, con la storia del riscaldamento globale che comincia a fare acqua da tutte le parti, Obama si è messo a fare il pacifista:

Il presidente Obama intende perseguire una strategia che prevede una «spettacolare» riduzione nel numero di ordigni nucleari dell'arsenale Usa. (...) Robert Gates (...) presenterà alcune delle opzioni disponibili come un più ampio sviluppo di armi non nucleari”. (“Nucleare, la mano di Obama: «Riduzione spettacolare dell'arsenale»”, Corriere.it 1 marzo 2010).

Dittmar voleva riferirsi al fatto che “oggi, il materiale precedentemente usato per le bombe proveniente dalla Russia costituisce il 45 per cento del carurante per i reattori nucleari americani” e che “il programma per lo smantellamento e la diluizione del nucleo atomico delle testate russe decommissionate scadrà nel 2013” (“Power for U.S. From Russia’s Old Nuclear Weapons”, The New York Times 9 novembre 2009)

Uranio in giro ce né molto poco, e difficilmente la Russia continuerà a regalare il suo a Washington. Con il rischio di finire stritolati tra questi ingranaggi, affidarsi al nucleare non sarebbe dunque così saggio se non ti trovi l'uranio in casa. Questa volta Miccichè potrebbe aver detto semplicemente una bestialità.

Ma ecco che sorge un altro mistero. Lo scorso ottobre è arrivato nelle librerie siciliane un libro scritto da Giuseppe Firrincieli dal titolo “Noi italiani e voi siciliani!”. La trama del racconto si sviluppa racchiusa tra le interessantissime pagine dedicate all'indipendentismo siciliano e con i protagonisti che disegnano le loro azioni tra le pieghe della cronaca italiana degli ultimi vent'anni.

Come nel caso del capitolo scomparso da un famoso e tragico libro di Pasolini, improvvisamente ritrovato in questi giorni da Marcello Dell'Utri, il realismo di questa trama è tale da costringere il lettore a chiedersi se dietro i nomi di comodo non siano celati dei personaggi in carne ed ossa. In effetti uno di questi caratteri è sicuramente reale: il finanziere siciliano Trig-ona è modellato sul bancarottiere di Patti Michele Sind-ona.

Usando la figura di quest'ultimo come chiave del rebus, si potrebbero ad esempio assegnare ad uno dei caratteri principali, l'uomo d'affari siciliano (che però ammette di non sentirsi siciliano) Ber-tani, le fattezze del più noto dei magnati italiani. E così via per il suo braccio destro (un avvocato che dopo aver studiato in Sicilia si trasferisce a Milano) e per il figliolo desideroso di fondare, con l'aiuto del padre, indovinate cosa: una specie di PDL-Sicilia.

Per chi non lo leggerà, rimarrà il solleticante mistero. Per chi ha intenzione di leggere il libro, non voglio rovinare la sorpresa. Ma è meglio avvertire subito che dopo la lettura il solletico invece di cessare potrebbe aumentare, reso ancora più fastidioso dal continuo apparire sui nostri giornali ad intervalli regolari della seguente notizia finora rimasta senza riscontro:

Il ministro alle attività produttive ha assicurato di avere in tasca un elenco “segreto” di 34 comuni pronti a ospitare le centrali tra cui uno in Sicilia (pare nel ragusano)

(“Ritorno al passato per le centrali nucleari” La Repubblica 25 febbraio 2009)


Giuseppe Firrincieli è su Facebook

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lunedì, gennaio 04, 2010

Il sol dell'avvenire

Enel Green Power, Sharp e Stmicroelectronics firmano l'accordo per la più grande fabbrica di pannelli fotovoltaici in italia (Comunicato stampa Enel del 4 gennaio 2010)

Sicuramente in tanti avranno notato lo “strano” assembrarsi di aziende produttrici di pannelli fotovoltaici in Sicilia.

Solo poche settimane fa (21 dicembre) la Moncada aveva inaugurato a Campofranco (Agrigento) quella che allora era la fabbrica più grande d'Italia, ma che oggi è stata superata da quella praticamente pronta (vedi foto a lato) dei tre colossi energetici e tecnologici alle porte di Catania ed ad un tiro di schioppo dall'Aeroporto di Fontanarossa.

E non sono i soli. Abbiamo visto di volta in volta mostrare interesse gli spagnoli della AG-Solar, gli svizzeri della Asp-Aton Sun Power ed anche altri gruppi isolani come la Cappello di Ragusa che ha anch'essa deciso di realizzare una fabbrica nell'area industriale del capoluogo ibleo.

Tanto interesse se da un lato fa capire che genere di sicofanti siano i catastrofisti che continuano a lanciare alti guaiti da Termini Imerese, dall'altro fa sorgere qualche brivido al pensiero del dove costoro vorrebbero installarli questi pannelli. Ci sarà ancora spazio per piantare qualche pomodoro in Sicilia tra qualche anno?

Questa stessa enorme concentrazione produttiva potrebbe sembrare senza senso alcuno anche per chi ancora crede che la Sicilia sia un'area marginale destinata alla desertificazione totale, un'area che giustamente un accorto amministratore come il Marchionne ha pensato bene di lasciare al suo destino.

Fino a quando a scommettere su questa terra senza speranza (come amano definirla i piagnoni) erano i Moncada o i Cappello si poteva ancora prestare qualche neurone ai farfugliamenti del suggeritore dell'Amministratore delegato di FIAT (si veda il post "Il suggeritore"). Fino a quando quelle della AG-Solar o della svizzera Asp-Aton Sun Power apparivano come dichiarazioni di intenti a beneficio politico delle varie amministrazioni, qualche argomento i disfattisti potevano accamparlo.

Ma ora che ci ritroviamo già pronta una fabbrica di calibro mondiale dove si insedierà una joint-venture di tre colossi mondiali quali Sharp, Enel, ed St e che l'annuncio viene dato tramite comunicato officiale delle aziende? Che Marchionne e la FIAT se ne vadano definitivamente al diavolo.

Il suddetto comunicato ufficiale da una spiegazione per la decisione presa che non dovrebbe sorprendere per niente chi segue questo blog:

“La Sicilia è una regione “chiave” nell’area del Mediterraneo per lo sviluppo di campi fotovoltaici, perché fornisce una collocazione unica rispetto a tutte le rotte necessarie a raggiungere i mercati limitrofi.

Ed i mercati limitrofi, sempre secondo il comunicato, sono:

“La produzione della fabbrica catanese sarà destinata a soddisfare la domanda dei più promettenti mercati del solare della regione EMEA (Europa, Medioriente e Africa) con particolare riguardo all’area mediterranea”

Come discusso nei giorni scorsi, la Sicilia è destinata a diventare nel giro di un paio d'anni uno dei maggiori hub mondiali per gli scambi tra l'Asia ed il Mediterraneo, la principale rotta commerciale del prossimo secolo. Il terminale della nuova via della seta (si veda il post “La via della seta”).

Anzi, sembra che questa notizia abbia già percorso la moderna via della seta e sia arrivata subito sino in India ("Sharp, Enel, STMicro to jointly make solar cells", Reuters India 4 gennaio 2010)

Ripubblichiamo la mappa per un veloce ripasso:

(Ingrandimento)

Difatti quei pannelli non verranno installati tutti in Sicilia. La maggior parte di essi è destinata a coprire vaste estensioni del Sahara e del deserto arabico. Già lo scorso ottobre, in occasione della firma di alcuni accordi commerciali tra la Sicilia ed il Marocco, il fotovoltaico fu incluso tra i settori d'interesse per i quali furono stabilite specifiche intese (“Missione in Marocco: siglati accordi per 40 milioni di euro”, EconomiaSicilia.com 6 ottobre 2009).

Con buona pace dei "terroristi" di Al Qaeda.

Sorge il sol dell'avvenire a Catania

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giovedì, novembre 26, 2009

Scienza esatta

Dopo aver avallato truffe quali il buco dell'ozono, la genetica (si veda il post “Ritorno a Camico”), l'estinzione dei dinosauri a causa di un meteorite, ed il riscaldamento globale, la fiducia nei confronti della scienza come soluzione dei problemi materiali e persino morali dell'uomo è entrata in una fase calante che potrebbe non vedere più alcuna risalita.

Tramite la statistica oggi lo scienziato può dimostrare di tutto. La statistica permette di piegare la realtà alle nostre voglie demiurgiche nascoste. Permette di creare una verità artificiale capace di accodarsi ai gusti del momento: se voglio dimostrare che i siciliani sono fessi, ne prendo cinque a caso e se tre hanno un quoziente intellettivo inferiore alla media il gioco è fatto.

E' su questa falsa riga che alcuni ricercatori delle università di Catania, Palermo e Messina, analizzando lo sviluppo di tumori tiroidei nella popolazione dell'isola , dopo aver creduto di constatare una maggiore incidenza nella città di Catania basandosi su rilevamenti fatti in un brevissimo e poco rappresentativo arco di tempo (2002 – 2004), hanno cercato di suggerire che la cosa sia da associare alla presenza del vulcano.

“I residenti della provincia di Catania con la sua regione vulcanica sembra avere una più alta incidenza di cancro tiroideo papillare che altre aree della Sicilia”: queste le allusive conclusioni del gruppo di stipendiati pubblici che senza prova alcuna mettono sul piatto nuovi allarmismi da aggiungere a quelli sui terremoti o sull'inesistente pericolo della febbre suina ampiamente usati dai media per seminare il panico tra la popolazione.

L'articolo è stato pubblicato dal Giornale del National Cancer Istitute (JNCI) di Oxford con il titolo “Papillary Thyroid Cancer Incidence in the Volcanic Area of Sicily” ed è stato subito ripreso dalla stampa internazionale con titoli che “opportunamente” esaltano la presunta connessione vulcanica: “Thyroid cancer may be more common near volcanoes” (Trad.: “Il cancro tiroideo potrebbe essere più comune vicino ai vulcani”, Reuters, 9 novembre 2009)

Ma sono gli stessi ricercatori ad ammettere che le conclusioni da loro stessi indicate non hanno alcuna evidenza scientifica: «Altre spiegazioni non possono essere escluse» ha detto Vigneri, uno del gruppo, aggiungendo anche che “Altri studi sono necessari per determinare quali siano i contaminanti dell'acqua potabile, se ve ne sono, che potrebbero essere coinvolti del aumento del rischio di candro tiroideo”.

L'unico dato che riescono a produrre a favore della loro spiegazione è che “In molti campioni di acqua potabile provenienti dall'area vulcanica abbiamo trovato che 4 metalli il composto naturale radioattivo radon 222 erano superiori alla massima concentrazione accettabile

Un po' pochino per poter lanciare allarmi di questo tipo e papparsi impunemente lo stipendio pubblico. Anche perché ci sono dei particolari forniti dalla stessa ricerca e che conducono in altre direzioni.

Ad esempio, l'incidenza di cancro alla tiroide appare in aumento. Malgrado il breve lasso di tempo considerato, l'articolo cerca di attribuire la cosa ad una migliore qualità dei controlli, ma l'impalcatura traballa lo stesso: l'Etna non è sbucata dal nulla in questi ultimi anni, e se le cause fossero davvero quelle suggerite, avremmo dovuto osservare invece un'incidenza stabile.

Il collegamento all'acqua potabile rende poi la cosa ancora più grottesca. A partire dagli anni 80 il consumo di acque locali è sicuramente diminuito a favore delle acque minerali imbottigliate provenienti dal nord Italia. Se il problema risiede negli elementi disciolti negli acquiferi vulcanici, pur nella maggiore media rispetto alle aree limitrofe, si sarebbe dovuta rilevare una diminuzione dell'incidenza: l'opposto di quanto osservato dagli “scienziati”.

Lo studio, che ha tra l'altro permesso ad uno dei più importanti periodici di divulgazioni scientifica (Scientific American) di titolare “La maledizione siciliana”, rivela anche una maggiore incidenza in città rispetto alle campagne. E questa è un altra stranezza: se la causa è il vulcano, che differenza c'è tra Catania ed il più minuscolo dei paesini etnei? E che differenza ci sarebbe tra Catania, le isole Eolie, Pantelleria o l'area iblea a cavallo tra Catania e Siracusa dove si trovano numerosissimi vulcani oramai estinti?

Se, come rilevato dal team, l'inquinamento industriale è da escludere, viene da chiedersi perchè non si sia proposto ad esempio il cambiamento delle abitudini alimentari avvenuto negli ultimi 10 – 15 anni, più marcato a Catania dove la Grande Distribuzione Organizzata è molto più diffusa che nel resto della Sicilia.

Ma la statistica in Sicilia non se la prende solo con i vivi. Anche i morti devono essere difesi.

Dopo aver “statisticamente” accertato che i Siciliani discendono dai fenici (si veda il post “Figli di”) , ora ci vogliono dire che i nostri antenati sicelioti adoravano il sole.

Un certo Alun M. Salt, in base alla constatazione che i templi ellenici della Sicilia al contrario di tutti gli altri tendono “statisticamente” ad essere orientati preferenzialmente verso est, ha concluso che questo sia stato un omaggio al sorgere dell'astro.

A dire il vero le premesse dello studio (“The Astronomical Orientation of Ancient Greek Temples”) sono interessanti, poiché sembrano indicare una qualche differenziazione tra sicelioti e greci: “Quindi ne concludo che le differenze tra gli allineamenti tra la Sicilia e la Grecia riflettono pressioni differenti nell'espressione dell'identità etnica

L'autore sembrerebbe affermare che culti precedenti in Sicilia abbiano potuto influenzare tale situazione. Ma come sappiamo, qualunque cenno ad una civiltà siciliana preesistente all'arrivo dei coloni greci deve essere bandita dai libri di storia occidentali. E così nel testo dell'articolo la spiegazione della frase diventa paradossale, tanto che il nostro dimostra una totale ignoranza del soggetto studiato:

L'auto-identificazione dei greci di Sicilia come greci che vivevano all'estero potrebbe aver provocato una aderenza agli ideali greci come imperativo per assicurare sia se stessi che i visitatori dalla madrepatria che il fatto che fossero lontani non li faceva meno greci.

I fatti dicono che invece i sicelioti (o greci di Sicilia) tendevano ad evidenziare il più possibile le loro differenze culturali con i greci veri. Basta ricordare la famosa frase pronunciata da Ermocrate, stretega siracusano, durante la guerra del Peloponneso nel 424 a.c. : “Ne ioni, ne dori, ma siciliani”. Quel voler “assicurare” se stessi ed i visitatori della loro grecità, sa tanto dei moderni colonizzati siciliani che sventolano le loro vuote bandiere tricolori negli stadi. Un'immagine che poco si addice ai Siciliani di allora che sconfissero Atene.

Questa dunque sarebbe la causa dell'allineamento solare: “Se vivi in Grecia, non hai bisogno di provare la tua identità greca e la tua religione” ha detto il dottor Salt, “Se vivi all'estero, potresti sentirti meno sicuro della tua identità greca e potresti sentire il bisogno di fare le cose seguendo ancora di più le tradizioni.” (“Ancient Greek worshippers showed inclination towards the Sun”, TimesonLine, 19 novembre 2009)

Anche a voler accettare la teoria del siciliano più greco del greco, a mister Salt l'idea che l'orientamento potrebbe essere quello perchè è ad oriente che si trova la madrepatria, più che il sole, non viene in mente.

No. Mr. Salt, in base alla sua legge statistica crede di poter dire quello che gli pare malgrado, come lui stesso ammette, altri propongano teorie molto meno traballanti ma che avrebbero implicazioni esplosive per i nostri libri di storia:

I templi greci in Sicilia sono chiaramente greci nello stile, ma erano usati in maniera greca o per caso i siciliani usavano l'architettura greca per costruire templi per culti locali come fecero i romani?

Questa è la domanda che altri studiosi si pongono (vedi pubblicazioni 13 e 14 nei riferimenti bibliografici della pubblicazione, disponibile anche in pdf). O in altre parole, forse esisteva già una civiltà in Sicilia che subì l'influsso ellenico ma che lo plasmò per adattarlo alle proprie credenza: i templi “greci” di Sicilia, furono costruiti dai greci o dai.... Siciliani? Il pensiero corre ai templi di Selinunte e di Segesta, piazzati in un territorio storicamente molto poco Greco.

I ricercatori delle università di Catania, Palermo e Messina ci potranno poi dire se anche quei siciliani che costruivano i finti templi greci soffrivano di cancro alla tiroide oppure no.

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lunedì, ottobre 19, 2009

Eroi per scelta

Di Simone Neri e delle sue gesta durante le tragiche ore dell'alluvione che nei primi giorni di ottobre ha colpito Giampilieri (Messina) ne hanno parlato tutti i giornali. Ma come per tutte le vicende legate a quegli eventi si sono usate immagini oblique, dalla forma indefinita ed ambigua.

Simone Neri è stato infatti definito un «eroe per caso». Ci saranno forse mille motivazioni per aver usato questa definizione. O forse non c'è ne nessuna, visto che Simone era semmai un «eroe per scelta», e non per caso. Quello che ha fatto era solo il suo dovere di uomo della Marina.

Simone ha fatto il suo dovere. Ed è solo questo il motivo per cui egli è un eroe. Portando ad esempio la sua abnegazione si educano i più giovani. Ma Simone non è diventato un eroe solo a seguito della sua morte, e dichiararlo «eroe per caso» è come sputare sulla sua tomba.

Eroe è chi compie il suo dovere sino in fondo, ed il dovere di ogni essere umano è quello di professare la verità. In qualunque momento si stia professando la verità, si sta facendo il proprio dovere e ci si sta comportando da eroi. Non è sempre necessario sacrificare la nostra vita per diventare eroi.

Simone non è diventato un eroe quel tragico giorno. Lo era anche prima.

Gli eroi vanno cercati nella vita quotidiana, tra la gente comune e nelle cose semplici. Eroe può essere un leader politico, un imprenditore, il parroco del quartiere o una semplice coppia di genitori che portano del pane onestamente alla tavola dei loro figli ogni sera.

Eroe è ad esempio l'imprenditore Rodolfo Guajana che recentemente ha rilasciato al festival della legalità a Palermo la seguente dichiarazione (Festa della legalità, un imprenditore accusa gli ipermercati. "Sono in mano alla mafia", SiciliaInformazioni.com, 6 ottobre 2009):

“Vi siete chiesti come sia possibile che non solo sorgano tanti centri commerciali, ma soprattutto che siano in grado di praticare prezzi tanto bassi? La risposta è semplice: possono farlo perché coprono le perdite con i soldi sporchi del pizzo dell'usura” aggiungendo che nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) possono anche “contare sui soldi dei boss”.

Eroi sono anche i partecipanti ad un incontro svoltosi lo scorso 10 ottobre all'istituto oncologico di Viagrande (Catania) sulla pericolosità del virus H1N1 (la cosiddetta febbre suina...) che invece di cedere ai cadeux delle case farmaceutiche hanno dichiarato che “la situazione non si può definire critica dal punto di vista sanitario, che le previsioni sulle complicazioni si sono ridimensionate, che la pandemia già arrivata non si può paragonare alle grandi pandemie della storia e che quindi si deve trattare come una comune influenza” chiudendo poi con una semplice osservazione dettata dal buon senso: “Fra l'altro questa influenza ha già fatto il suo percorso nell'emisfero australe ed è stato dimostrato che il sistema sanitario ha retto perfettamente” (“Influenza A, timori ridimensionati”, La Sicilia, 11 ottobre 2009). Dove sono in Australia i milioni di morti previsti?

Eroe, per tornare a Messina, è stato anche il Presidente dell'Ordine degli ingegneri di Messina il quale, invece di invocare cemento ed asfalto come di solito fanno i suoi colleghi, ha puntato il dito contro la sconsiderata violenza perpetrata contro il territorio negli ultimi 150 anni («Il vero disastro è geologico ma non servono maxiopere», La Sicilia 13 ottobre 2009).

Il totale di 150 anni non è citato nell'articolo, ma si può desumere dalla seguente frase:

“Gli esperti denunciano una situazione compromessa a valle. Dove la presenza della statale 114 e della ferrovia Catania-Messina hanno provocato al realizzazione di una serie di valloncelli e transiti per las ede stradale e per quella ferroviaria anche nei canaloni delle fiumare (...). La necessità di ospitare i passaggi di auto e treni ha fatto restringere anche quelli che originariamente erano gli argini dei fiumi e dei torrenti. Da quando sonos tate realizzare la strada e la ferrovia, in sostanza, questi spazi si sono ridotti.”

Ferrovia e statale realizzati nell'800 dal nuovo stato italiano con l'obiettivo non di sviluppare il territorio, ma di sfruttarlo il più possibile. Gli unici due assi ferroviari funzionanti in Sicilia, quelli che da Palermo e da Catania portano a Messina, sono stati pensati per trasportare mano d'opera oltre lo stretto e realizzati lungo il tracciato più economico possibile indipendentemente dalle conseguenze economiche, sociali ed ambientali.

La soluzione? Si sa da anni: lo spostamento della linea ferrata più a nord, che lo stato prevede di completare nel 2017 (quindi dopo il supposto completamento del ponte, ad ulteriore conferma che in nessun caso ci si vuole interessare veramente al territorio) [*].

Ma è ancora più incredibile andare a scoprire da quanti anni si sappia di questa soluzione: già i Borbone, tenendo presente le naturali vocazioni economiche del territorio e la sua orografia, avevano previsto di costruire una linea Palermo-Messina con diramazione per Catania che passasse internamente all'isola e non lungo al costa, dove allora continuava ad essere più agevole e veloce il trasporto via mare che oggi dovrebbe essere ripristinato con mezzi moderni (vedi “Rinvenuti i progetti borbonici delle ferrovie siciliane (1859)”, Comitati delle Due Sicilie, 29 marzo 2009).

E parlando dei Borbone, non si può non notare come nell'occasione di questa alluvione non si sia fatto alcun richiamo al più ovvio dei precedenti, e cioè alle alluvioni di Sarno del 5 maggio 1998 che costarono la vita a 160 persone.

Basta vedere le foto in basso per rendersi conto di quanta similitudine ci sia tra i due eventi:


Sarno




Messina


A Scaletta Zanclea come negli altri paesi interessati non vi erano costruzioni abusive. In alcuni casi quegli insediamenti sono lì da centinaia di anni. Come mai non vi è memoria storica di fatti analoghi, in Sicilia come a Sarno, dove alcune colate di fango hanno attraversato persino il centro del paese?

L'Italia è sempre stata un'area delicata dal punto di vista ambientale ed il rischio idrogeologico è sempre stato in agguato. Credere che solo in tempi moderni sia nata la necessità di tenerne conto può servire ad auto-assolversi, ma chi questa credenza tenta di diffondere non sta certo professando la verità.

Senza cura per l'ambiente non si sarebbe mai potuta costruire Venezia. Eppure oggi Venezia sta scomparendo inghiottita dal disprezzo che la nazioncina italiana nutre sin dalla sua nascita per i suoi stessi popoli.

Per capire come ieri a Sarno sia potuto succedere quello che è successo (per giunta a seguito di piogge non particolarmente intense) bisogna andare sul posto ed osservare. Risalire lungo i canaloni ed i valloni lungo i quali quell'inferno è sceso e scoprire che man mano che si sale la presenza di opere murarie lungo gli alvei degli stessi è sempre più evidente.

Gli ingegneri borbonici avevano capito il rischio idrogeologico insito in quei costoni e visibile nelle foto di sopra ed avevano provveduto a mettere in opera dei piccoli accorgimenti idraulici che all'occorrenza avrebbero aiutato il deflusso delle acque verso valle impedendo quel mescolamento con detriti e terra che pochi anni fa causò la tragedia.

Ma ci siamo scordati. Arrivata la “libertà” di Garibaldi, a sud (ma anche a nord) ci siamo dimenticati di quei precisi lavori di protezione ed abbiamo lasciato che i canaloni si riempissero di rifiuti e di terra, aspettando solo il momento giusto per essere sommersi nella nostra ritrovata barbarie.

Vi sarà pur stato un motivo per cui quei paesi sono potuti sopravvivere per centinaia d'anni in quella posizione apparentemente così precaria. Ma non è solo una questione di ingegneri più o meno bravi, di governi più o meno corrotti.

Il problema di fondo è solo uno: la mancanza di eroi. Centocinquanta anni fa abbiamo smesso di essere eroi ed abbiamo preferito cedere all'impero della menzogna e dell'illusione. Oggi le illusioni stanno crollando davanti ai nostri occhi e quei pochi che hanno la sfrontatezza ed insieme l'umiltà di professare ancora la verità ci sembrano lontani ed inarrivabili nel loro coraggio, come Simone.

"La compagnia di telefonia mobile [Vodafone Italia, ndr] comunica che sono a disposizione per la popolazione alluvionata del messinese delle sim gratuite con traffico telefonico di 5 euro e l’opzione You and Me Parole e Messaggi (promozione che permette di chiamare, videochiamare e mandare sms a 0 centesimi senza scatto alla risposta al numero Vodafone preferito). Le sim potranno essere ritirate in qualsiasi punto vendita Vodafone One di Messina e Provincia." (“Vodafone, sim gratuite per la popolazione alluvionata”, SiciliaToday.net 7 ottobre 2009)

In quanti, cenciosi ed elemosinanti, pur non avendo perso niente in quei terribili giorni si saranno recati a chiedere una SIM in quei punti vendita pieni solo di illusioni sputando sulla tomba di Simone?

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[*] Il semplice spostamento della ferrovia non risolverebbe comunque tutti i problemi: rimarrà sempre la cintura d'asfalto autostradale.
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sabato, settembre 12, 2009

De cinere surgo

Il profumo di polvere pirica si respirava da tempo tra gli ultimi rifiuti risorgimentali rimasti ancora ad ammorbare l'aria in Sicilia. La miccia accesa dal tramonto del cuffarismo e catalizzata dai risultati delle scorse europee nell'isola è giunta alla fine del suo percorso:

"La giunta regionale siciliana ha ritenuto nulli gli atti che dipendono dalla gara di realizzazione dei termovalorizzatori nell'Isola, dichiarata illegittima dalla Corte di Giustizia Europea"

Un terremoto annunciato che squarcia il velo sulla realtà politica della Sicilia di oggi. La gara per la costruzione dei megainceneritori varata dal governo Cuffaro e bocciata dalla corte europea è andata definitivamente deserta. Si ricomincia da zero.

Ecco come esordisce Ignazio Panzica su SiciliaInformazioni.com in un articolo che consiglio a tutti di leggere attentamente (“Saltato “l‘affaire” termovalorizzatori in Sicilia: eccovi “i retroscena” ed i possibili sviluppi. Vincono Lombardo e Cracolici, perdono quelli dell’asse Udc-ex Fi”, 11 settembre 2009):

“Il gioco non vale più la candela”, è stata la sintetica, ma efficace, valutazione fatta da un grosso manager del giro di una delle “società di scopo”, che i quattro termovalorizzatori in Sicilia li doveva costruire. E’ stato questo giudizio, secco e conciso, pronunciato con la giusta punta di cinico realismo, in un summit riservato e di altissimo livello (tenutosi fuori dalla Sicilia), che ha posto la pietra tombale su questa megaoperazione da 5 miliardi e mezzo di euro.

Senza voler ancora dichiarare vittoria per la Sicilia e per i Siciliani (che genere di piano varerà ora la giunta Lombardo?), vi sono dei punti da evidenziare.

Il primo e più importante deriva da una semplice dichiarazione effettuata dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante l'inaugurazione dell'impianto di Acerra:

“Ed ora tocca alla Sicilia” (“Berlusconi accende Acerra”, LaSiciliaWeb.it, 26 marzo 2009)

Raffaele Lombardo non ha sconfitto solo Cuffaro o Felice Crosta, il manager dell'ARRA incaricato del genocidio del popolo siciliano tramite incenerimento dei rifiuti. Il Presidente della Regione Siciliana ha sconfitto Berlusconi, Bertolaso e diversi gruppi affaristici globali (in particolare la tedesca Falck) che stavano dietro a quest'ultimo, personaggio stranamente tenuto nella massima considerazione sia a destra che a sinistra.

Questo per chi ancora si ostina o considerare Lombardo un pupazzo di Arcore.

La cosa è oramai tanto evidente che non si può più tacere e Fassino, rompendo i ranghi, la rende pubblica:

"La crisi di autorita' di Berlusconi, la sua caduta di autorevolezza, la crepa, la frattura nel centrodestra e' cominciata in Sicilia. Tanto e' vero che il presidente del Consiglio a Palermo non riesce piu' a governare il Pdl"

Non è un caso che lo faccia proprio in concomitanza con l'uscita della notizia sugli inceneritori.

Possiamo criticare il modo in cui ciò avviene, ma in Sicilia in questo momento comandano i Siciliani.

Il secondo punto da discutere riguarda le fantastiche dichiarazioni di Salvino Caputo, presidente della Commissione parlamentare Attività Produttive:

"Bisogna capire veramente come mai gli imprenditori e i grandi gruppi italiani ed europei che operano nel settore energetico ambientale rinuncino a uno dei più grandi appalti realizzati negli ultimi anni da un ente pubblico, in un momento in cui in tutto il continente imperversa uno stato di grave crisi economica e imprenditoriale".

In Sicilia sarebbe attesa, come pagliacciata di contorno alla vicenda, una commissione d'inchiesta. Dove si indirizzerà questa commissione di straccioni è già stato indicato:

Previste inoltre le audizioni dei procuratori distrettuali antimafia di Palermo e Caltanissetta

Si spera insomma di pescare in quel poco ed asfittico torbido che è rimasto. La mafia avrebbe spaventato gli imprenditori? Ma come, secondo gli ultimi capovolgimenti acrobatici Berlusconi è sempre stato in mano alla mafia [*], e si sarebbe permesso di appoggiare la costruzione degli inceneritori contro la volontà dei suoi padroni?

Il quadro oramai fa acqua da tutte le parti, e non entreremo più nei dettagli. Chi vuole ancora credere a queste bestialità e libero di farlo. I Siciliani nel frattempo vanno avanti senza guardarsi indietro.

Il pezzo forte arriva però dagli ambientalisti. Ed è questo il terzo punto che metteremo in evidenza.

"Anche i bandi di gara per i termovalorizzatori con procedura negoziata sono andati deserti: l'ennesimo fallimento mette la Sicilia a rischio di una pesantissima multa da parte dell'Ue, senza un rapido intervento del governo e dell'Assemblea regionale"

Indovinate chi si lamenta per il fallimento del piano di devastazione oncologico della Sicilia (“Il flop dei termovalorizzatori”, LaSiciliaWeb.it 11 settembre 2009): il WWF! Proprio loro, quelli del Fondo CONTRO natura! Ce li saremmo aspettati entusiasti del fallimento del piano. Evidentemente abbiamo frainteso i loro interessi.

Otto anni fa, in questo stesso giorno (11 settembre) il mondo mutò drammaticamente nel giro di poche ore. La sconfitta di certe lobby affaristiche globali questo 11 settembre segna il ritorno ufficiale sulla scena di un antico e mai domo attore, il Regno di Sicilia.

ANimuus TUus Dominus

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[*] Vedi ad esempio certe allusioni estrapolate dalle dichiarazioni di Ciancimino junior apparse proprio oggi (guarda caso...) sui giornali: “Per certo so che Berlusconi era piuttosto una vittima della mafia”.

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venerdì, luglio 17, 2009

Allo scoperto

Pubblichiamo di seguito il recente comunicato dell'ufficio stampa del TAT (Associazione per la Tutela Ambiente e Terriitorio) di Milazzo, facendo attenzione allo strano interesse per certe vicende locali nostre di alcuni parlamentari leghisti che escono ora allo scoperto. A questo proposito tenete ben presente quanto scritto nel precedente post, “Roulette siciliana”, sui giochetti nascosti dietro gli inceneritori del piano dei rifiuti licenziato da Salvatore Cuffaro e su come Tremonti sia a sua volta venuto allo scoperto sulla questione.

NON PAGO CON LA MIA VITA, IL TUO POSTO DI LAVORO!!!
Gran concitar, attorno al caos Edipower, e già immagino cosa accadrà con la Raffineria-  Discutono le dosi da propinarci, le diluizioni etc.

La Edipower tenta di convincere che le emissioni  su cui si impegna  non sono nocive,, ma come possiamo crederci ?

Nessuno si domanda  se le strutture biologiche della Valle del  Mela sono alterate, certamente sui tavoli emergono le problematiche occupazionali, la tutela delle strategie speculative, ma nulla viene detto su come si  intende tutelare la salute e l’ambiente.


Mi sono rimaste impresse le affermazione di un sindacalista il quale affermava  che le avversità poste nei confronti della Centrale Termoelettrica di S. Filippo del Mela erano tutte strumentali, ed io personalmente gli rispondo che non sono disposto a pagare  con la mia salute o con la mia vita il suo posto di lavoro, ma sono disposto a cooperare affinché si creino le condizioni ottimali per un sistema occupazionale più evoluto con una miglior organizzazione economica,  senza che la mera speculazione prevalga su tutto.

I parlamentari Leghisti On. Fava, Torazzi, Reguzzoni, Allasia, Brigandì e Comaroli,  chiedeno al Ministro dello Sviluppo Economico se “..sia a conoscenza dei fatti di cui in premessa e voglia chiarire come verrà soddisfatto, a partire dal 2010, il fabbisogno elettrico siciliano, sempre garantendo il rispetto degli alti livelli di sicurezza nella gestione della rete elettrica siciliana; se non ritengano che la situazione descritta in premessa possa determinare conseguenze negative sul sistema elettrico nazionale ed isolano; se il Ministro dello sviluppo economico voglia fornire indicazioni in merito ad eventuali aumenti dei prezzi dell'energia che potrebbero determinarsi, anche a livello nazionale, a causa della significativa riduzione di potenza installata e di produzione di energia elettrica nella Regione Siciliana.”

L’Interrogazione è priva della preoccupazione Ambientale e del dissesto del territorio, cosa del tutto insolita per politici del livello degli interroganti.

L’unica preoccupazione è la sicurezza della rete siciliana.

A tal punto ci domandiamo, perché si interroga  con specifici e mirati indirizzi? Come mai rappresentanti della Lega Nord, pongono questioni inusuali e comunque incomplete? Non credo sia difficile comprendere gli assetti strategici, si vuol tramutare una palese difficoltà in necessità strategica della gestione energia elettrica Siciliana,  minacciando possibili incrementi dei costi della energia elettrica.

Lo stesso n° 1 della società si è mosso per assicurare tutti sulle buone intenzioni della Edipower, ma noi non ci crediamo, noi pensiamo che questa volta coloro i quali si assumeranno la responsabilità di sottoscrivere l’autorizzazione, anche in forma condizionata, debbono avere nome e cognome, perché li indicheremo come responsabili.
 
Avvisiamo il Comune di San Filippo del Mela, di mantenere alta la difesa degli interessi di tutti i Cittadini, compreso quello della salute e dello sviluppo economico sostenibile, di non lasciarsi lusingare da promesse e inutili compensazioni ambientali, e di proporre un vero riassetto territoriale compreso il risanamento e la riqualificazione strutturale. 

All’insegna del  sospinto materialismo addebitato alla scienza moderna, si vuol consentire ad una tecnologia vetusta di aggredire  senza scrupoli, una realtà storica, ricca di tradizione avvolta da una spirale distruttiva.

Fermiamo questi manager che prima di inquinar l’ambiente inquinano le strutture istituzionali per scopi prettamente utilitaristici e mai umanitari, pretendiamo il rispetto per la nostra salute, per il nostro ambiente, per la nostra cultura.

Pensiamo ad uno sviluppo organico e pianificato, con indirizzi condivisi, ma con impostazione di rigenerare una economia locale del tutto inesistente.

Non sarà certo un caso se in un fazzoletto di terra, lambito dal mare, si localizzano e si sviluppano infrastrutture industriali pesanti ad Alto Rischio con ulteriori emissioni in ambiente, con una Agenzia Regionale per l’Ambiente che di fatto non c’è (è meglio dire così), con l’Assessore Provinciale all’Ambiente, che non sa nemmeno cos’è l’elettromagnetismo di bassa frequenza, e oltretutto si rifugia sempre sull’ARPA pur sapendo che non funziona, gli organi Regionali che oltre a fare conferenze, altro non riescono  fare, allora sembra palese che il territorio risulta completamente vulnerabile dalla speculazione industriale.

A volte ho la sensazione di essere un visionario, perché sembra che sia il solo a vedere quel degrado fisico del territorio, che sia il solo ad andar in crisi respiratoria  quando mi applico nel mio giardino, probabilmente per la tossicità dei depositi atmosferici sul terreno.

La nostra zona sembra un vero teatro di guerra, camini  da tutte le parti, serbatoi, torri di distillazione etc., un innaturale paesaggio che contrasta e deturpa oltremodo la bellezza del golfo di Milazzo,  senza legami vitali, senza un’armonica coerenza quantistica della natura viva, un fallimento della tecno scienza.

Si faccia un vero piano industriale con obiettivi lungimiranti, perché si vuol far credere che la sicurezza della gestione elettrica siciliana dipenda da un ferraccio arcaico ed obsoleto come di fatto è la Centrale di San Filippo del Mela ?

Allora scommettiamo su uno sviluppo tecnologico, la cui scienza comprenda scelte etiche di una società olistica, sobria che sappia regolarsi al minimo dei bisogni e dei consumi, in armonia con la natura.

Il “conto” che la Valle del Mela sta pagando è elevato, crisi ambientale, malattie degenerative, incoerenza economica, depauperamento del patrimonio, danno esistenziale, direi che è giunto il momento di rivendicare il diritto alla vita ed al lavoro.

Milazzo lì, 15 Luglio 2009
                                                  
Il Vice Presidente T.A.T.
Arch. Salvatore Crisafulli


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lunedì, luglio 13, 2009

Puzza di pesce

Ovvero, due strane notizie che oggi circolano in rete.

Il riscaldamento globale causato (ci dicono) dall'uso indiscriminato di combustibili fossili, si fa sentire più che mai in Sicilia.

Ogni estate ritorna la storia secondo cui il clima sarebbe completamente diverso rispetto al passato, anche se nessuno sa spiegarci quali siano i termini di paragone. In più abbiamo il problema delle specie tropicali che invadono i nostri mari, provenienti da sud e dal Mar Rosso.

A volte però questi pesci “tropicali” puzzano.

E' il caso ad esempio degli squali che secondo il componente della Segreteria Nazionale dei Comunisti Italiani, Orazio Licandro, si stanno mangiando il lungomare di Catania ("Gli squali stanno rubando il lungomare ai catanesi", LaSiciliaWeb.it 10 luglio2009)

"Gli squali che stanno divorando la città sono ancora qui più famelici che mai. Con una colossale variante al Prg, nel nome della protezione civile, esproprieranno i catanesi del loro lungomare, attribuendolo per 38 anni in concessione a un gruppo imprenditoriale che vi realizzerà un centro commerciale lungo 1,2 km al costo di 100 mila euro al metro"

Possiamo immaginare senza problemi di che specie siano gli squali in questione. Stiano tranquilli però gli ambientalisti, che questa specie è comune dalle nostre parti. E' endemica, ma la ridurremmo volentieri in via di estinzione, malgrado alcune “associazioni” lottino per mantenerne intatta la diffusione ed il numero degli individui.

Il problema è che dopo tre giorni i pesci, tropicali o no, puzzano ancora di più.

E circa tre giorni (12 luglio) dopo le “profetiche” parole di Licandro, ecco materializzarsi la putredine:

Squalo tropicale a Catania
Pescato nella notte tra venerdì e sabato un esemplare aggressivo lungo circa tre metri. Gli esperti rassicurano: "Presenza importante per mantenere in equilibrio l'ecosistema"
(LaSiciliaWeb, 12 luglio 2009)[*]

Lo squalo in questione è un Mako, che è un tipo di pescecane normalmente presente nel Mediterraneo, così come riferito dalla Wikipedia. Esattamente come lo Squalo Bianco o i Capodogli.

Alle coincidenze oramai non ci crediamo più. Rimane da capire se il ritrovamento dello squalo sia l'ironica risposta alla sparata politica, dietro la quale non sappiamo quanto ci sia di vero, o se piuttosto sia un minaccia che quella dichiarazione accompagna.

Ritornando al clima, che i nuovi venti siano caldi e provengano da aree tropicali lo suggerisce anche lo strano articolo apparso oggi 13 luglio sul sito de Il Giornale: “E' emergenza caldo: sale l'afa dalla Libia, picchi fino ai 40 gradi”.

Strano perchè è la prima volta che questa “afa” ha una provenienza politica specifica. Di soluto si dice dal Nord Africa o dal Sahara...

L'articolo sembra rimarcare i recenti sviluppi geopolitici del Mediterraneo:

Ondata di caldo in tutte le regioni del centro-sud Italia a causa dell’aria proveniente dal Nord Africa.

Le estati italiane da dieci anni a questa parte (...) sono come in "altalena" con ondate di calore alternate ad aria fresca e soprattutto hanno perso l’anticiclone delle Azzorre che garantiva stabilità.

le nostre estati sono caratterizzate dall’alta pressione africana mentre fino a dieci anni fa "avevamo il nostro fedele anticiclone delle Azzorre che ora va a 'spasso'. Tende infatti a salire verso nord e lascia spazio a perturbazioni sulla nostra Penisola"

"abbiamo di nuovo questo promontorio di alta pressione dalla Libia e successivamente sembra che si sia un cedimento dell’Alta pressione sull’Atlantico".


Il nostro fedele anticiclone “atlantico” sembra aver perso la bussola e sembra allontanarsi sempre di più dalla Sicilia, dove ora spirano i caldi venti libici.

Il nuovo clima avanza, sospinto dai combustibili fossili di Gheddafi e compagni. Da sud nuove specie arrivano a lambire le nostre coste, mentre quelle vecchie di origine atlantica vanno in putrefazione.

Il tanfo di Sigonella nel frattempo è più forte ogni giorno che passa.

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[*] La notizia è stata ripresa anche dai giornali nazionali

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venerdì, giugno 26, 2009

Il paradiso deve attendere

La mitica opera del Ponte sullo Stretto compie un passetto in avanti sul titolo di un articolo postato sul sito de La Sicilia il 19 giugno scorso (“Nel 2010 il via per il ponte”, che è già un ritardo rispetto alle dichiarazioni pre-elettorali) ma poi ne fa due indietro nel testo, dove Ciucci chiarisce che del ponte non vedremo la minacciosa ombra nemmeno nel prossimo futuro:

“Determinante l'accordo che abbiamo firmato con il contraente generale che prevede l'individuazione fin dall'inizio di opere propedeutiche, già previste dal contratto e di grande importanza per la viabilità locale, cantierabili già a partire dall'inizio del prossimo anno”

Ad iniziare nel 2010 saranno (forse) le opere propedeutiche al ponte. In realtà le uniche fattibili, visto che il ponte vero e proprio non lo faranno mai.

Non lo faranno mai perchè l'unico interessato a metterci i soldi è lo stato italiano per accontentare i vari Berlusconi, Ligresti, Impregilo. Nessuno fuori da questi vuole rischiarci un euro. Se è tanto importante per lo sviluppo dell'hub infrastrutturale mediterraneo chissà come mai le aziende cinesi non si sono fatte avanti includendolo nel contesto dello sviluppo del porto di Augusta e dell'aeroporto di Catania da loro caldeggiato. E chissà come mai i vari Berlusconi, Ligresti, Impregilo non si sono interessati al porto di Augusta o ad altre opere facenti parte di questo previsto hub (Vedi il post "Complotto terrorista").

Ora che il declino di Berlusconi è iniziato e che la Sicilia è in mano a poteri nemici di Bruxelles, non si vede da dove dovrebbero arrivare questi soldi. Dalla Lega, che oramai ha il nord Italia in pugno e che non ha mai nascosto la sua profonda avversione al progetto?

Certo è possibile che una volta levatisi dai piedi quelli di cui sopra, possano intervenire soggetti che al momento sono in attesa. Si vedrà.

Le nostre preoccupazioni verso il ponte oggi comunque appaiono esagerate. Anche perchè vi è qualcosa di ben più mostruoso del Ponte. Incombe ancora su di noi e sulle future generazioni lo spettro degli inceneritori. Uno spettro ben più terrificante degli sbancamenti di terra necessari per quelle “opere propedeutiche”.

Il mostruoso progetto degli inceneritori prese corpo quando Cuffaro fu appositamente nominato commissario speciale per l'emergenza rifiuti nell'isola.

Il progetto da costui licenziato prevedeva 4 inceneritori capaci di trattare circa 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti annue, a fronte dei 4 milioni complessivamente trattati in Italia al momento. Ed a fronte di un previsto carico di rifiuti da termovalorizzare in Sicilia di 600 mila tonnellate annue.

Non ci vuole molto a capire che ci apprestavamo a diventare la pattumiera d'Italia e forse d'Europa. Questo perchè, essendo in mano ai privati, quegli inceneritori devono assolutamente bruciare quella predeterminata quantità di rifiuti: nessuno potrà bloccarli, o saranno i cittadini a pagare la differenza alle aziende.

Ci apprestavamo o ci apprestiamo?

La commissione europea ha bloccato i bandi grazie ad una tecnicalità (tali bandi non sarebbero stati pubblicizzati adeguatamente e nel rispetto delle norme europee...), e dopo le elezioni la patata bollente è passata al nuovo governo, presieduto da Raffaele Lombardo.

La giunta da lui presieduta si è espressa accogliendo anche le altre richieste delle commissione europea riguardo alla tecnologia da usare, mentre lui stesso il 22 aprile ha usato parole forti (“Piano termovalorizzatori in Sicilia. Decisioni e retroscena. Il Governo Lombardo sceglie: l’ambiente e minor costi”, SiciliaInformazioni.com):

Decidete voi cosa fare di questa storia dei termovalorizzatori, per me tutte le soluzioni vanno bene. Mi basta che – ha spiegato- si rispettino pedissequamente le leggi europee e nazionali in materia di rifiuti, e non vi sia alcuna alea di attentato all’ambiente. A quel punto ha tirato fuori i fascioni di email , che hannom sommerso la Presidenza della Regione nell’ultima settimana. Quelli inviati su invito dell’Associazione “firmiamo” : più di diecimila. Che appunto gli chiedevano di rispettare le previsioni di legge, ed in particolare le ultime novità tecnologiche in materia di bruciatura dei rifiuti e le tabelle obbligatorie sugli obbiettivi da raggiungere in Sicilia nella raccolta differenziata.

Tutto bene quindi, sembrerebbe.

Tutto bene eccetto l'incipit. Quel pilatesco “Decidete voi” che gli ha permesso di scaricare tutto sull'ARRA (l’Agenzia regionale delle acque e dei rifiuti) e su Felice Crosta, il manager dell'agenzia:

La Giunta di Governo ha rimesso all'ARRA (l’Agenzia regionale delle acque e dei rifiuti) le ulteriori attività di definizione del procedimento amministrativo (ndr:iniziatosi con il bando di gara del 2002).

Felice Crosta è in realtà uomo vicino al PDL ed all'UDC. Quindi Lombardo non ha fatto altro che rimettere tutto nelle mani dei terroristi. Ed infatti, dopo pochi giorni, il 30 aprile, siamo punto e a capo (“Termovalorizzatori, la madre di tutte le battaglie politiche in Sicilia. Lo slalom di Felice Crosta”, SiciliaInformazioni.com):

Infatti, i nuovi bandi mantengono, formalmente, il sovradimensionamento complessivo (su tre impianti rimasti in gara) di circa due milioni di tonnellate annue (al netto del sito di Paternò che era capace di 660mila tonnellate annue) da bruciare. A fronte di una produzione verificata in tutta l’Isola, già nel 2004, di appena due milioni e mezzo. Per cui rimane la non considerazione della fisiologica diminuzione della produzione indistinta dei rifiuti, in ottemperanza della logica e degli obblighi di legge sulla raccolta differenziata per il riciclaggio dei rifiuti: che in Sicilia dovrebbe attestarsi obbligatoriamente al 60% entro il 2011.

Rimane fuori solo l'inceneritore di Paternò, il più controverso per la verità, per il quale, come ci ricorda Panzica sullo stesso articolo di SiciliaInformazioni.com, non si può accettare come opportuno ridimensionamento complessivo, il mancato decollo della nuova gara d’appalto per il sito SicilPower a Paternò (per i bacini delle province di Catania e di parte di quella di Messina).

C'è poco da fare: Raffaele Lombardo o non vuole o non può. Come nel caso di Paternò (dove la decisione di lasciar perdere sembra essere stata suggerita dalle accese proteste dei residenti, più che da reali perplessità tecniche) toccherà al popolo organizzarsi.

Anche perchè oltre al pericolo ambientale vi è anche quello economico: gli inceneritori vengono costruiti per usufruire dei (finti) incentivi ambientali CIP6. Ma chi ci assicura che con uno stato così indebitato e sull'orlo della bancarotta questi dureranno veramente 20 anni? Dovessero interrompersi, non credo che i cittadini del nord Italia vorranno pagare la differenza (giustamente). Quindi saremmo noi a dover pagare l'immondizia per 2 o 3 volte e poi ad avere indietro energia elettrica a prezzi ancora una volta maggiorati che dovremo comprarci per forza, visto che a quel prezzo non riusciremo mai ad esportarla verso nord.

Infine, per quanto riguarda il Presidente, sul “volere” non mettiamo parola. Ma sul “potere” i suoi limiti sono ovvi. Anche se lui ed il cavaliere hanno invertito le loro posizioni, ed ora è il siciliano ad avere la le carte migliori in mano, come dimostrato anche dagli accordi che sembrano essere stati raggiunti in queste ore, ciò non significa che gli sia possibile sbarazzarsi in un sol colpo sia dell'estraneo che di Cuffaro, soprattutto ora che i vari pupazzi Orlando, Fini e Di Pietro si sono raggruppati per un assalto finale (vedi il post “Sta per nascere il partito del sud, tra trappole ed insidie”, Comitati delle Due Sicilie 23 giugno 2009).

Siamo ancora tra due fuochi: quello dell'inferno, agitato dalle pagine dell'Economist che dedica un articolo agiografico a Fini ponendolo come successore del Pecoraio alla guida del PDL [*], e quelle degli inceneritori, attizzate dagli interessi privati dei compagni di merende dello stesso Pecoraio.

Nell'attesa, invece di girarci i pollici aspettando che il paradiso scenda sulla terra, non guasterebbe un bel po' di pressione in più sull'argomento a chi di dovere.

Nota: Leggi anche l'articolo “Rifiuti in Sicilia. Le prospettive di un affare da cinque miliardi di euro” di Carlo Ruta, giornalista ragusano famoso per il caso di censura del suo sito “accadeinsicilia.net”.

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[*] Ecco un piccolo estratto dall'articolo del settimanale britannico (Fini to the fore, 4 giugno 2009): “Negli ultimi mesi ha messo in discussione le dure politiche in materia di immigrazione del governo, ha implicitamente lamentato il ruolo attivo della Chiesa Cattolica in politica ed ha ignorato uno dei più durevoli tabù della destra tradizionale entrando in confidenza con degli attivisti omosessuali”.

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mercoledì, maggio 13, 2009

Le apparizioni di Riposto

Alla recente presentazione del PEARS (il Piano Energetico ed Ambientale della Regione Siciliana) è intervenuto l'economista americano Jeremy Rifkin, fondatore del TIR, acronimo che sta per Terza Rivoluzione Industriale.

Per Rifkin, “E' stata la prima rivoluzione industriale a mettere insieme la stampa e l'alfabetizzazione con il carbone e la ferrovia. La seconda ha combinato il telegrafo ed il telefono con il motore a scoppio e con il petrolio. Quella che abbiamo ora è la possibilità di una rivoluzione energetica distribuita.

A seguito della terza “Tutti potremo produrre la nostra energia, e distribuircela l'un l'altro.

In parte, stiamo già vivendo questa “rivoluzione energetica”: le tragiche vicende afghane ed iraqene, l'incredibile espansione delle infrastrutture per lo stoccaggio e la distribuzione di gas in Europa (Vedi i post "Gas per tutti" e "Carburante elettorale"), la nascita ed il rafforzarsi di regimi ostili all'occidente, sono tutti segnali di quello che sta avvenendo.

Questa “rivoluzione” non è per niente priva di tensioni, come è possibile vedere da questa breve lista.

Alla Regione è dal 2007 che parlano di questa “Terza Rivoluzione Industriale”:

La terza rivoluzione industriale è alle porte e vedrà come protagonista l’idrogeno come vettore per le fonti rinnovabili. È questa la via che il pianeta percorrerà nei prossimi decenni. L’era del petrolio resisterà ancora per qualche decennio. Dopo si dovrà cambiare. E non sarà il principio della riduzione dei gas termoalteranti a guidare il cambiamento, ma, come la storia racconta, tutto deriverà dalla convenienza economica.

scriveva SiciliaInformazioni.com a proposito di un convegno sulle energie alternative organizzato allora (“Investire nelle rinnovabili per creare sviluppo in Sicilia”, 5 dicembre 2007).

Ma in Sicilia è da molto più tempo che ne parliamo. Da molto tempo prima che Rifkin incominciasse a divulgarne il verbo. Si sa, noi Siciliani siamo sempre avanti a tutti:

Prima che la terza Rivoluzione Industriale
provochi l'ultima grande esplosione nucleare


cantava Franco Battiato già nel 1982 echeggiando quelle tensioni di cui dicevamo prima.

Un genio il nostro Franco. Un visionario. Aveva già previsto la cosa. Anche troppo aveva previsto. Infatti dopo continua:

Prepariamoci per l'esodo
(…)
Nelle vie calde la temperatura s'alzerà
moltitudine, moltitudine
non si erano mai viste
code tanto grandi, tanto lunghe
tanto grandi, tanto lunghe.
(…)
arriveranno da tutte le parti


Ovviamente il tutto solo dopo la fine dell'Unione Sovietica ed il crollo del capitalismo anglosassone:

Fine dell'imperialismo degli invasori russi
e del colonialismo inglese e americano


Insomma, il nostro (geniale comunque) pescatorello di Riposto aveva già previsto il cambiamento climatico, le migrazioni di disperati verso l'occidente, la fine dell'Unione Sovietica, quella degli Stati Uniti. E non li aveva previsti ponendoli indefinitamente in un qualche ipotetico futuro orizzonte temporale.

Li aveva legati ad un ben preciso evento: la terza rivoluzione industriale di Rifkin e le tensioni da essa derivanti.

I Siciliani se la vantano di essere sempre i primi in tutto, ma sinceramente mi sembra che qui si esageri un pochino. Quindi, a meno che non si voglia credere ad una qualche apparizione celeste che abbia rivelato questi segreti al pescatorello di Riposto, dobbiamo pensare che il nostro recitasse un copione suggerito da qualcun altro.

Meditiamoci sopra. E meditiamo sul fatto che una delle cose dette ancora non si è realizzata: “l'ultima grande esplosione nucleare”. Chissà che almeno su questa il suggeritore non si sia sbagliato.



Gloria in excelsis deo
Gott mit Uns
Ein Zwei Drei
prima che la terza Rivoluzione Industriale
provochi l'ultima grande esplosione nucleare
prepariamoci per l'esodo
il grande esodo
un esodo
per noi giovani del futuro.
Fine dell'imperialismo degli invasori russi
e del colonialismo inglese e americano
prepariamoci per l'esodo
il grande esodo
un esodo
per noi.
Nelle vie calde la temperatura s'alzerà
moltitudine, moltitudine
non si erano mai viste
code tanto grandi, tanto lunghe
tanto grandi, tanto lunghe.
Moltitudine, moltitudine

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lunedì, maggio 11, 2009

Carburante elettorale

Ai tedeschi i conti non tornano. Dall'imminente implosione italiana credevano di trarre immenso profitto pappandosi il Lombardo-Veneto, ed invece rischiano di vedersi arrivare le zampe degli italiani in casa. Per giunta da Torino, area di interesse economico francese.

Il ventilato acquisto della Opel da parte di Fiat ha provocato qualche mal di pancia ai mangiacrauti, che hanno subito reagito all'aggressione spargendo un bel po' di veleno (nella forma di un dossier autografo di Marchionne) per mettere scompiglio (politico) in casa dei mangiapasta in vista delle elezioni. Dossier che prevederebbe la chiusura di almeno due stabilimenti italiani, uno al nord ed uno al sud. Convenientemente senza dire quali.

Il Lingotto sta vivendo un periodo particolare, trovandosi sotto i riflettori contemporaneamente in più parti del mondo, nelle le più disparate angolature e a diversi livelli mediatici. Le recente cagnara dovuta ai probabili accordi con Chrysler e Opel è stata preceduta ed accompagnata da strani sibili nelle pagine di cronaca: dalla inusitata debacle della Ferrari in Formula 1, alle strane notizie di incidenti riportate dalle agenzie in Sicilia (vedi il post “Danno collaterale”), sino al suddetto dossier.

I fili che si intrecciano sono molteplici, ma possiamo provare a vedere dove si arriva seguendo quelli che pendono dalle nostre parti.

Gli strani messaggi in codice inviati tramite le agenzie di stampa e culminati prima nell'incendio doloso al deposito di Palermo e poi nell'incidente al direttore della raffineria di Gela investito da un camion Iveco che “frenando ha sbandato ponendosi di traverso sulla intera carreggiata” sembravano puntare al carburante usato nelle macchine.

Qualche settimana prima si era anche presentato in pompa magna il nuovo piano energetico regionale (PEARS) con la presenza a Palermo dell'autorevole economista americano Jeremy Rifkin.

Rifkin è un teorico della cosiddetta “terza rivoluzione industriale”. Nel suo libro “Economia all'idrogeno” prevede un prossimo futuro privo di petrolio e fatto di propulsione ad idrogeno. La traccia suggerisce dunque di dare una sbirciatina a questo famoso PEARS.

Ai punti 12 e 13 della Dichiarazione di sintesi troviamo scritto:

12. creare, in accordo con le strategie dell’U.E, le condizioni per un prossimo sviluppo dell’uso dell’Idrogeno e delle sue applicazioni nelle Celle a Combustibile, oggi in corso di ricerca e sviluppo, per la loro diffusione, anche mediante la realizzazione di sistemi ibridi rinnovabili/idrogeno;
13. realizzare forti interventi nel settore dei trasporti (biocombustibili, metano negli autobus
pubblici, riduzione del traffico autoveicolare nelle città, potenziamento del trasporto merci su rotaia e mediante cabotaggio.


Qui non vi sono mezzi termini: in linea di principio il PEARS farà in modo che la Sicilia si ponga per legge contro le imprese operanti nel campo della raffinazione. Non credo serva fare nomi. Non solo: nel fare ciò darà appoggio (economico) alle aziende operanti nel settore dei trasporti (principalmente le aziende automobilistiche) che decidessero di fare lo stesso, cioè mettersi di traverso agli interessi di quelle aziende operanti nel campo della raffinazione. Insomma, quello che ha fatto il camion Iveco tagliando la strada al direttore della raffineria di Gela.

Rimane da vedere se questo PEARS contenga solo aria fritta oppure se almeno qualcosina stia bollendo in pentola.

Il 21 aprile scorso l'assessore all'industria Pippo Gianni ha presentato il progetto per il nuovo autoporto di Siracusa con questa premessa (“Siracusa - Autoporto, al via il primo sistema intermodale”, Corriere del Sud 21 aprile 2009):

Nei prossimi giorni convocheremo i sindaci del territorio (...) chiederemo loro di non consentire più il transito dei mezzi pesanti all'interno delle città. Le merci potranno essere smistate all'interno dell'autoporto e poi, partendo da lì, tramite mezzi ecologici potranno raggiungere le destinazioni finali all'interno dei centri urbani. [*]

Un indirizzo che collima pienamente con quanto dettato del PEARS.

Il problema è che per fare tutto ciò serve un partner industriale capace di fornire le tecnologie necessarie all'adattamento del parco veicolare. Pochi giorni dopo l'incendio al deposito della Fiat la Regione, tramite l'Assessore Pippo Gianni, tendeva la mano all'azienda automobilistica torinese scrivendo a Marchionne (Pippo Gianni tende la mano alla Fiat: "La Regione è pronta a investire su Termini Imerese", SiciliaInformazioni.com 7 aprile 2009):

“Auspico (...) che possa ripartire la sinergia tra il suo Gruppo, imprenditori locali e sovra regionali e la Regione Siciliana per concretizzare un programma di investimenti e di sviluppo del territorio”.

Insomma la Regione promette soldi. E nel comunicato si suggerisce una certa direzione. La lettera infatti avrebbe anche fatto riferimento ad una “semplificazione al rilascio delle autorizzazioni per favorire l’incremento degli impianti di distribuzione di GPL o metano”.

Il 16 aprile lo stesso Assessore firma il decreto che permette la realizzazione e l'esercizio di impianti di distribuzione di solo metano in Sicilia. Questo ha fatto imbestialire non poco i petrolieri che armati solo di arroganza pretendono di imporre con la violenza che li contraddistingue il loro volere:

“Il provvedimento, favorendo la distribuzione di metano contro quella di benzina e gpl non rispetta i principi comunitari di uguaglianza dei carburanti”, dichiara Assopetroli rifacendosi ad una surreale “carta dei diritti del carburante”. Assopetroli che già l'anno scorso aveva ottenuto una vittoria in questa guerra, quando il CGA di stato aveva accolto un loro fantasioso ricorso violando senza alcun problema lo Statuto.

Tralasciando ora questo problema, almeno dovremmo guardare alla bottiglia mezza piena: a Palermo hanno preso a cuore il problema degli operai di Termini Imerese. I sindacati dovrebbero essere contenti.

Ma neanche per idea! Da questo momento in poi su giornali, televisioni e internet parte una guerra dei comunicati che rispecchiano l'era schizofrenica in cui ci troviamo.

Il primo proiettile viene lanciato dai soliti ignoti: la FIOM il 26 aprile dichiara che “La Fiat ha rinviato la produzione della nuova Lancia Ypsilon (...) Adesso ci è stato comunicato che la produzione della nuova vettura viene rimandata al 2011, ma senza comunque certezza che venga prodotta nello stabilimento siciliano”. Panico per tutti.

Risponde di nuovo Gianni il primo maggio ("FIAT, a Termini si produrrà la Ypsilon Gpl", EconomiaSicilia.it 1 maggio 2009): “All’assessore regionale all’Industria Pippo Gianni è pervenuta una lettera con la quale la Fiat gli annuncia la decisione che a Termini Imerese sarà prodotta la nuova versione della Lancia Ypsilon a Gpl ed euro 5”. Rilanciando: “Da Bruxelles è finalmente arrivato il via libera che, non considerandoli aiuti di Stato, sblocca i 46 milioni di finanziamento del governo nazionale che dovranno essere utilizzati nell’ambito dell’Accordo di Programma quadro per il rilancio di Termini Imerese”. [**]

Ma i soliti ignoti insistono, ed è a questo punto che salta fuori il dossier “Fenice” sulle pagine della stampa tedesca. Dossier che tutti giurano contenere (anzi no... suggerire...) la chiusura definitiva di Termini Imerese.

Dove sta la verità?

Viene difficile credere che l'assessore Gianni si sia inventato tutto. Che si sia esposto in questo modo senza avere prima avuto una qualche pezza d'appoggio da Torino. E viene difficile credere che la Fiat sia nella posizione di rifiutare gli aiuti finanziari della Regione e dello stato, visto che nessun altro impianto si vede così ben dotato finanziariamente. Sembra anche difficile credere che la FIAT stia per mettersi contro la UE mentre sigla certi accordi di mercato: l'autorizzazione agli aiuti di stato giunta da Bruxelles è un chiaro segnale politico. Rifiutarli avrebbe delle conseguenze.

Ed allora? Allora se da un lato bisogna capire la prudenza di Marchionne in vista di una tornata elettorale che darà finalmente una chiara misura delle potenzialità siciliane, dall'altro bisogna anche capire lo spericolato abbaiare della CGIL (“È un vero e proprio grido d'allarme quello lanciato da Roberto Mastrosimone, il rappresentante Cgil degli operai Fiat di Termini Imerese. "Lo stabilimento e' gravemente in bilico. Si parla di un ballottaggio per la chiusura tra noi e Pomigliano. Penso che, purtroppo, siamo favoriti”, "Accordi internazionali Fiat, pagherà Termini Imerese?", EconomiaSicilia.it, 8 maggio 2009): il loro presidente regionale, Italo Tripi, si è da poco dimesso dalla carica per candidarsi alle prossime elezioni nella lista del PD. Bisognerà pur tirargliela sta campagna elettorale!

Per vedere risolti questi dubbi gli operai di Termini (e tutti noi) dovremo aspettare ancora qualche settimana.

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[*] Altre interessanti particolari di questa presentazione potranno essere colti al volo da chi segue questo blog con assiduità:

“L'autoporto vuole essere una piattaforma logistica sempre più capace da integrare e rafforzare l'internazionalizzazione del sistema delle piccole e medie imprese siciliane, ma anche di porsi al sevizio di un'area molto più vasta, collocata nel cuore del Mediterraneo” (Marina Noè, presidente della Società Autoporto di Siracusa)

“Appare necessario il collegamento del porto di Augusta con il sistema ferroviario e dello stesso porto con l’autoporto di Siracusa”. (Titti Buffardeci, assessore regionale al turismo, ex sindaco di Siracusa)

Il comunicato stampa chiude ricordando che “Ogni anno nel Mediterraneo, attraverso lo stretto di Gibilterra, gli stretti di Dardanelli e il canale di Suez passa un terzo del traffico marittimo mondiale. In questa regione transita quasi il 25% dei traffici petroliferi e il 20% dei flussi crocieristici. Il 90% del commercio internazionale si svolge mediante naviglio, fenomeno destinato a crescere, e il ricorso alle rotte marine, come vera e propria alternativa sostenibile, oggi più che mai assume un'importanza sempre maggiore.”

[**] Come è facile piegare le regole. Sentite la motivazione data per la concessione degli aiuti: La misura, spiega Bruxelles, risulta compatibile con i requisiti previsti dagli orientamenti sugli aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013 e dalle norme sui grandi progetti di investimento, perché Fiat non aumenterebbe considerevolmente la sua capacità di produzione. "Si può pertanto ritenere che gli effetti positivi di questo investimento in termini di sviluppo regionale superino le possibili distorsioni della concorrenza" All'improvviso abbiamo qualche santo in paradiso a Bruxelles.

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giovedì, maggio 07, 2009

Video: Archeologia petrolifera

Un'area devastata da quello che ci hanno venduto come sviluppo industriale, provocando danni incalcolabili ed irreparabili per assicurare la sicurezza energetica dell'economia del nord Italia.

Una struttura che presto rimarrà semplice archeologia-spazzatura industriale quando, nel giro di pochi anni, si staccherà la spina all'economia del petrolio.

Tocca a noi cittadini lottare affinchè anche nel nuovo sistema energetico non sia il nostro territorio a pagare il prezzo più alto. Tocca a noi organizzarci e prendere il mano il nostro destino senza demandare più certe responsabilità a qualcuno che siede lontano da qui ed i cui figli non verranno mai contaminati da questi miasmi criminali.

E' quello che sta cercando di fare il TAT, associazione Tutele Ambiente e Territorio, operando nel comprensorio del Mela.

Nel video di oggi, l'intervista all'Architetto Crisafulli, rappresentante del TAT, eseguita da Peppe Croce (Reverse Information Blog):


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venerdì, maggio 01, 2009

Gas per tutti, paghiamo noi

Tra le tante infrastrutture che si vorrebbero installare su questa nostra isola contesa, un'altra di quelle che ha suscitato notevoli controversie è il rigassificatore. In Sicilia ne sono stati progettati due: uno a Priolo ed uno a Porto Empedocle. E per tutti e due la battaglia politica continua ad essere aspra.

Quella del rigassificatore è una struttura assolutamente necessaria alla Sicilia. Non certo per rifornire di gas le nostre imprese (per quello potrebbe bastare quello conservato nei “nostri” giacimenti) ma per costruire quell'hub energetico che ci permetterà il necessario bilanciamento tra le nuove potenze che stanno sorgendo.

Il predominio del petrolio come fonte energetica si avvia al tramonto. E le motivazioni non sono ambientali. I giacimenti contenenti le tipologie più leggere (cioè dal minore contenuto di zolfo) e più economiche da raffinare sono in via di esaurimento, mentre le qualità ad alto contenuto di zolfo (pesanti) rendono l'utilizzo di questa fonte sempre più problematico e costoso.


Il gas sta per questo diventando l'idrocarburo di riferimento in Europa: l'Italia, così come gli altri paesi della Comunità Europea, negli ultimi anni ha speso enormi risorse per costruire reti di distribuzione e centrali elettriche a gas.

Il gas costituirà uno dei capisaldi del nuovo sistema energetico che sta nascendo, come previsto e programmato da tempo.

In questo passaggio la posizione della Sicilia al centro dell'hub energetico Mediterraneo, risulterà addirittura rafforzata, non essendo il gas un elemento flessibile tanto quanto il petrolio.

I sistemi di trasporto, distribuzione ed utilizzo degli idrocarburi leggeri (in questo caso, quelli in fase gassosa alle condizioni di temperatura e pressioni ordinarie) sono più rigidi e complessi di quelli necessari per gli idrocarburi liquidi ed economicamente più o meno convenienti a seconda della profondità di interramento delle condotte di trasporto (un lungo tratto sulla terraferma e' preferibile ad un breve tratto in mare).

Questo rende il passaggio in Sicilia dei metanodotti obbligatorio per i prodotti provenienti da sud.

I gassodotti comunque da soli non sono sufficienti. E non sempre sono una via praticabile, specialmente quando la zona di produzione è estremamente distante e separata dall'area di consumo da zone politicamente instabili o sensibili, come nel caso del gas nigeriano o di quello proveniente dal golfo persico.

In questi casi entra allora in gioco il trasporto via nave, previa liquefazione (ad altissime pressioni) della sostanza gassosa. Il terminale d'arrivo di questo genere di prodotti (LNG) è appunto detto rigassificatore.

Il posizionamento di un rigassificatore è quindi una scelta di enorme valore strategico che condizionerà in modo rilevante la disponibilità ed il prezzo finale del gas anche in base a fattori di ordine politico.

In pratica, le problematiche connesse alla localizzazione della struttura attengono alla prossimità delle principali rotte di navigazione da e per le aree di produzione ed alla presenza di arterie atte alla distribuzione dell'idrocarburo.

Insomma, la Sicilia è pronta per tale localizzazione. E deve sfruttare questa possibilità per rafforzare il ruolo centrale di hub energetico posizionandosi come interlocutore tra le due sponde del Mediterraneo anche in questo frangente

Chiaramente al contrario di quanto successo sino ad ora, bisogna diventare parte attiva del processo, e questo può essere fatto solo riappropriandosi del territorio. Altrimenti continueremo a subire solamente i danni di questa situazione ripetendo la tragica esperienza delle raffinerie.

I rigassificatori progettati in Sicilia, come dicevamo all'inizio, sono due. Il primo ad essere proposto è stato quello di Priolo, che dovrebbe essere costruito da un consorzio formato dalla Shell e dalla italiana Erg all'interno del complesso della raffineria dell'azienda ligure.

La realizzazione di questa struttura sembra essere la più (politicamente) ingarbugliata delle due, malgrado (o forse proprio per questo...) ci sia dietro il peso della Shell. Essa è stata di recente al centro della controversia causata dalle sospette proteste inglesi contro un'azienda siciliana (la IREM spa) che avrebbe dovuto eseguire dei lavori all'interno di un complesso industriale della stessa Shell. In quella occasione Raffaele Lombardo prese posizione puntando il mirino proprio sulle autorizzazioni per il rigassificatore di Priolo.

Come se ciò non bastasse, bisogna anche ricordare che la la Erg ha di recente venduto il 49% della sua raffineria siciliana alla russa Lukoil (con una opzione per la cessione del restante 51%) e che a questo punto i russi potrebbero voler dire la loro su quello che succede intorno al complesso industriale [*].

Dal canto nostro, dobbiamo dire che chiunque riesca ad avere l'ultima parola sulla questione, due sono le condizioni necessarie affinché la Sicilia possa accettare questo nuovo impianto. La prima è quella ambientale. L'area su cui esso dovrebbe insistere è un area fortemente compromessa, con pesanti danni “collaterali” alla salute dei cittadini. Il rigassificatore può essere accettato solo nell'ambito della più ampia conversione petrolio/gas discussa sopra. E non ci riferiamo qui alla raffineria, che ancora dovrebbe operare per diverso tempo, ma a tutti gli altri impianti del petrolchimico nel cui ciclo produttivo entrano prodotti di scarto della raffinazione dal notevole impatto ambientale e sanitario.

Riconvertire alcuni di questi impianti (diciamo pure “chiudere”...) contestualmente alla realizzazione del rigassificatore potrebbe essere una soluzione accettabilissima da tutte le parti. Lo stoccaggio di LNG è infatti più sicuro e meno inquinante delle produzioni oggi attive nell'area di Priolo.

La seconda condizione necessaria affinché il progettato impianto possa essere accettato dal Popolo Siciliano (condizione comune anche alla struttura di Porto Empedocle) è la partecipazione delle istituzioni locali e regionali al progetto.

Sono diversi i modi in cui questo discorso andrebbe attuato, e tutte le modalità dovrebbero trovare spazio nella compagine societaria che gestirebbe l'infrastruttura: a) Partecipazione delle Regione b) Partecipazione del comune all'interno del cui territorio l'opera insiste c) Partecipazione di un'azienda siciliana d) Trasferimento della sede legale del consorzio atto alla gestione della struttura in Sicilia.

Fino ad oggi praticamente nessuna delle condizioni elencate qui è mai stata soddisfatta per le raffinerie, che pagano le tasse a Milano o altrove in Nord Italia mentre i ladri che le gestiscono si trastullano circondandosi di calciatori e veline pagati con i soldi dei Siciliani.

A Porto Empedocle qualcosa si è mosso, ma è veramente ridicolo il risultato finale ottenuto dal Governo: nella compagine societaria della struttura progettata dalla ENEL rientra per appena lo 0,5% il comune empedoclino, ma non ritroviamo né la Regione, che dovrebbe invece avere una quota sostanziosa, compresa tra il 20 ed il 30% (i paesi del cosiddetto terzo mondo riescono ad ottenere quote ben maggiori), né una minima impresa siciliana pubblica o privata.

Ed ancora non sappiamo se l'ultima della condizioni elencate (il trasferimento della sede legale del consorzio atto alla gestione della struttura in Sicilia) sia stata soddisfatta dopo l'appello dell'assessore all'industria Gianni ("Il rigassificatore a Porto Empedocle si farà, via libera della Regione. Alla Sicilia 50 milioni di euro l'anno", SiciliaInformazioni.com, 20 gennaio 2009):

“Firmerò il decreto - ha spiegato l'assessore regionale all'Industria Pippo Gianni - non appena Nuove Energie trasferirà la sua sede legale e fiscale da Roma in Sicilia”.

Ai pavidi politici di oggi, ricordiamo che un certo Mattarella era stato capace di ottenere il 30% per una delle tubature provenienti dal Nord Africa in periodi molto più difficili di questo. Sappiamo come finì: nel giro di qualche giorno il Presidente era morto e di quella condotta non si fece più niente. Chi oggi crede di fare la storia dovrebbe sapersi confrontare con il recente passato.

Anche Porto Empedocle ha i suoi problemi politici: la comunità europea ha negato il suo supporto, cosa che alla fine potrebbe farci comodo per una possibile rinegoziazione del tutto con il consorzio.

Qualcuno si è poi lamentato dell'impatto ambientale anche per questo secondo impianto [**]. Certo, tutti gli impianti hanno un impatto ambientale, e dovunque li si voglia costruire il problema sarebbe lo stesso. La struttura da qualche parte si dovrà fare. Non abbiamo scelta. Anche qui, si potrebbe riconvertire qualcuno degli impianti di Gela. Ma non credo che a Palermo, come detto, abbiano le palle necessarie per un simile approccio.

Dall'altro lato si è messa in campo la valle dei Templi, con la “democratica” consultazione popolare organizzata ad Agrigento dal sindaco Zambuto, referendum dall'esito farsesco che ha messo la (ennesima) pietra tombale sull'istituto referendario in Sicilia: come fanno gli abitanti di un comune ad immischiarsi nelle decisioni di un altro? Sarebbe questa la democrazia? Piuttosto sarebbe interessante capire cosa offenderà di più l'occhio del turista, la colonna del rigassificatore o i palazzoni di Agrigento.


Divisi dal gas


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[*] La mossa dei Garrone ha un suo significato strategico proprio in virtù di quello che abbiamo detto prima riguardo al passaggio dall'economia del petrolio, a quella del gas: con il rigassificatore sposterebbero i loro investimenti verso l'idrocarburo più leggero.

[**] Gian Antonio Stella questa volta che Lombardo sta favorendo certi poteri, si è schierato con Palazzo D'Orleans criticando gli ambientalisti (“Il rigassificatore a Porto Empedocle e l’ipocrisia finto-ecologista”). In quanto a ipocrisia a costui non lo batte nessuno...

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