Un tranquillo scricchiolio di paura
Durante i caldi pomeriggi estivi le avventure del commissario Montalbano scorrono veloci e piacevoli in quei libretti suddivisi in brevi capitoli. Leggendo i racconti non si può fare a meno di sentire i profumi dei luoghi delineati in poche parole dall'autore, non si può fare a meno di credere che quei personaggi scolpiti in brevi e precisi tratti non siano veri e che i fatti narrati non abbiano una qualche relazione con ciò che realmente avviene intorno a noi.
Una sensazione di realismo che colpisce in modo ancora più marcato in particolare in uno di questi piccoli romanzi: "La gita a Tindari", uscito nel 1996. In esso si racconta di una segretissima clinica privata, nascosta da qualche parte in Sicilia, dove da tutto il mondo si recherebbero pazienti particolarmente abbienti ed ai quali verrebbero trapiantati organi provenienti da circuiti “alternativi”, da donatori cioè forse non proprio consenzienti ed in certi casi neanche adolescenti.
Il giro era in pericolo di essere scoperto, per cui chi gestiva il tutto si stava premurando di fare sparire le tracce uccidendo i pesci più piccoli. Tutti. Eccetto uno: il chirurgo che si occupava di eseguire le operazioni che, visto il calibro dei pazienti, dovevano riuscire a tutti i costi. Se vi fosse stato spazio per continuare a lavorare, trovare un altro medico con le stesse capacità disposto a tutto questo non sarebbe stato così facile.
Sanità privata in Sicilia dunque. Un argomento scottante e particolarmente attuale in questi giorni in cui il futuro dell'isola ruota intorno a questo argomento, con Cuffaro che immancabilmente mette i bastoni tra le ruote non appena si toccano le cliniche private.
Ma il motivo per cui si è ripresa la trama del libro di Camilleri è un altro ed è dovuto ad un fatto di cronaca verificatosi lo scorso maggio: l'arresto, tra il 5 ed il 6 del mese, del cardiochirurgo Carlo Marcelletti, originario di Ancona ma primario dell'ospedale civico di Palermo.
Marcelletti è un chirurgo di fama mondiale specializzato in interventi al cuore su soggetti in età pediatrica. Alcuni ricorderanno i controversi tentativi di separazione di gemelle siamesi nei quali si doveva decidere di salvarne una a scapito dell'altra. Un vero e proprio omicidio a sangue freddo.
E questo “background” va puntualizzato prima di ricordare quali siano state le accuse che hanno cagionato l'arresto del “luminare”. La più importante dovrebbe essere quella di peculato, concussione e truffa ai danni dello stato. Praticamente il primario assicurava una corsia preferenziale ai genitori dei piccoli pazienti in cambio di somme di denaro, nel suo caso sotto forma di donazioni ad una onlus.
Certo mai nessun medico in Italia è sceso a tanto, come le nostre visite nello studio PRIVATO del primario di turno possono testimoniare. Ed il solo Marcelletti dovevano andare a prendere, ed a seguito di un esposto anonimo. Vengano da me gli inquirenti che qualche testimonianza senza copertura di anonimato la faccio io. Per parecchi primari. E non solo in Sicilia.
Ma andiamo oltre che la cosa si fa ancora più interessante: un'altra pesante accusa colpisce l'unico medico italiano che (pare) abbia mai tentato di truffare lo stato. Quella di detenzione di materiale pedo-pornografico. Sul suo cellulare sarebbero stati trovati 5-6 mms “hard” (al giornalismo zozzo di questi giorni piace usare terminologie di questo calibro) in cui si ritraevano parti intime di un corpo femminile. E dato che il numero da cui provenivano apparteneva ad una donna avente una figlia minorenne, quelle sono le tette ed il culo della figlia. Una deduzione logica e consequenziale, degna di un paese da operetta come il nostro.
In pratica, prima di farvi inviare messaggi strani dall'amante assicuratevi che i figli siano diventati maggiorenni, o potreste ritrovarvi in carcere con l'accusa (inconsistente, come quella rivolta al chirurgo, ma infamante) di pedofilia.
La somma delle due motivazioni significa solo una cosa: un accusa strumentale ad incastrare il medico per chissà quale motivo, ma che dovrebbe avere a che fare con qualcosa di poco pulito nella quale hanno un posto rilevante i minorenni.
E qui viene la parte interessante. Perchè il 20 maggio seguente (un martedì), all'improvviso la RAI manda in onda la versione televisiva del romanzo di Camilleri di cui abbiamo parlato sopra. Avventure del commissario Montalbano non ne erano state trasmesse il martedì prima, e non ne saranno trasmesse il martedì dopo. Una messa in onda strana e tempestiva, quasi senza preavviso. Strategica. Isolata a bella posta. Nelle cui scene finali si vede il famoso chirurgo del libro tenuto in ostaggio e brutalmente minacciato con una pistola infilata in bocca.
Poi la vicenda è andata via via scemando, e Marcelletti è uscito dalle indecenti cronache dei nostri mass-media. Segno che la minaccia è andata ad effetto?
Dopo anni passati ad analizzare il linguaggio dei mezzi d'informazione italiani (ed occidentali in genere) per capire i messaggi che inviano, non siamo più tanto innocenti. Solo una cosa rimane da capire: chi è che punta la pistola in bocca al primario del Civico di Palermo, e cosa spera di ottenere da quel gesto? Nel film a quel punto il minacciato commette il più grave dei peccati: confessa tutto al commissario che si era finto killer.
Mi sembra di aver udito una sedia improvvisamente scricchiolare dalla paura sotto uno spettatore.
La versione televisiva de “La Gita a Tindari” può essere vista interamente sul sito di RaiFiction. Aspettate qualche minuto per permettere al filmato di caricarsi.
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