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giovedì, dicembre 10, 2009

Il fantasma dello stadio (terza parte)

3 - L'avvertimento

La domenica sportiva catanese ha sempre flirtato con la violenza. Partecipare ad un qualche tafferuglio con la polizia in occasione di un derby esercita un'attrazione irresistibile anche per il giovanotto di “buona famiglia” annoiato ed incapace altrimenti di sentirsi “popolo”.

Ogni tanto la ragazzata provoca però conseguenze di una certa serietà. Come quando negli anni '80 un guardiano esasperato sparò in aria da sotto la curva uccidendo alcuni spettatori. O come quando sempre in quegli anni, e con il Catania in serie A, durante la partita casalinga con il Milan l'aggressione all'arbitro costò alla squadra diverse giornate di squalifica del campo.

Un tale ambiente si presta perfettamente a strumentalizzazioni e stimoli esterni. Ad infiltrazioni ed all'innesco di scoppi di violenza in momenti di particolare tensione.

Bisogna peraltro ammettere che la morte dell'ispettore Raciti in quel 2 febbraio 2007 non stona assolutamente con un ambiente degradato socialmente e moralmente come quello raccolto intorno allo stadio etneo, dove la rabbia repressa acuita dalle precarie condizione economiche si mescola al bisogno di un qualche sfogo collettivo. Non vi sono dubbi che “il morto” a Catania ci sarebbe potuto scappare in ogni momento senza chiamare in causa complotti o cospirazioni.

Allora il fatto che la stampa nazionale ponesse giustamente l'accento sui comportamenti della “tifoseria” etnea, da solo, non può essere considerato indice di pianificazione.

Alcuni elementi di una certa importanza suggeriscono tuttavia che i tragici fatti del 2 febbraio 2007 si siano sviluppati intorno ad un qualche canovaccio attentamente predisposto.

Nella stagione agonistica 2006-2007 in serie A sono presenti 3 squadre siciliane: Palermo, Catania e Messina. Sin dalle prime giornate, inaspettatamente, il Catania riesce a seguire il Palermo nei piani alti della classifica oscillando sempre tra il quarto ed il quinto posto.

In questo quadro calcistico sicuramente anomalo, il 28 ottobre 2006 il Financial Times pubblica un articolo sulla situazione della serie A che avrà una larga eco anche sui giornali italiani: “Sorry state of Italian football boosts Sicily” (“Lo stato pietoso del calcio italiano permette il decollo della Sicilia”):

“Il calcio isolano non è mai stato così forte. Sarebbe bello dire che questo simboleggia una nuova Sicilia, ma non è così. Il sorgere della Sicilia simboleggia il malanno presente in Italia, la terra dei campioni del mondo”

Si sta veramente parlando solo di calcio o c'è dell'altro? La laconica chiusura del pezzo è ancora più incisiva:

“Quando la Sicilia può competere, allora sai che il sistema italiano è andato in frantumi”.

E' difficile non dare risvolti politici alla frase, anche dopo averla riletta inserita nel suo giusto contesto. Se la Sicilia vivesse veramente di assistenzialismo ed il sistema andasse in frantumi sarebbe proprio l'isola a soffrirne di più. Altro che decollo! Un dettaglio che non può certo sfuggire al Financial Times, che in fatto di economia la sa lunga.

Ma non è questo il brano che da più da pensare.

Malgrado l'elevato tasso di violenza esistente tra gli spalti degli stadi siciliani, non era solo qui che si erano registrati episodi tanto gravi. A partire dal 22 marzo 1982, quando Andrea Vitone, milanista, fu ucciso da una coltellata durante Milan-Cremonese, i morti non sono mancati su e giù per lo stivale. Arrivando a tempi più recenti si può ricordare Claudio Spagnolo, ucciso nel 1995 a Genova prima della partita con il Milan. Oppure Fabio Di Mare, morto per infarto durante gli scontri a seguito della partita Traviso-Cagliari. O ancora Alessandro Spoletini, precipitato dagli spalti del Dall'Ara (Bologna) l'11 febbraio 2001. Tutti fatti che coinvolgono squadre di primissimo piano.

Eppure il giornalista inglese, Simon Kuper, fa profeticamente di tutto per mettere in evidenza l'estrema violenza di cui sarebbe intrisa la cultura siciliana. Per spiegare gli eventi (e giustificarli, verrebbe da pensare a posteriori) chiama in causa persino il criminologo:

“Come dice il criminologo Nigel Walker: «L'usanza della vendetta è seguita non solo dai contadini siciliani, ma anche dalle squadre di calcio, dalle università, dai politici, da chi recensisce i libri e dai personaggi pubblici.»”

Il 7 marzo del 2000 un tifoso inglese viene accoltellato prima della partita di Coppa Uefa Roma-Leeds. Il 22 aprile dello stesso anno è il turno di un tifoso dell'Arsenal prima dell'incontro con la Lazio. Ma Simon, invece di avere il dente avvelenato contro i romanacci, insiste sempre con la Sicilia:

“Così nel 2001 gli hooligans del Catania festeggiarono quando lanciarono un razzo verso la tribuna dei tifosi del Messina. Un ventiquattrenne fu ucciso.”

Il tutto prende una piega sfacciatamente razziale quando, ricordando le magliette del West Ham con la scritta “Hammer vs The Mafia” o l'articolo della stampa ceca dedicato al Palermo ed intitolato “Kosa Nostra”, si farfuglia che “I siciliani se la prendono quando qualcuno da fuori cita la loro tradizione di violenza

In Italia siamo abituati a questo genere di invettive a mezzo stampa. Toni di questo livello si ritrovano spesso sulla stampa nazionale rivolti in senso generalizzato agli italiani del sud o del nord, oppure solo agli abitanti della città rivale. Ma che c'entra il Financial Times con le beghe da parrocchia nostrane? Che motivo ha Simon Kuper di prendersela con i siciliani in questo modo? Il tono suggerisce nuovamente astio politico dovuto a motivi molto più vasti che non la semplice e forse anche fortunosa permanenza di due squadre di calcio nei quartieri alti del campionato.

Vi sono altri due particolari che contribuiscono a rendere il quadro ancora più sospetto.

Il primo è il riferimento alla cattura di Provenzano, un passo che potremmo anche tentare di tradurre con un “avete vinto una battaglia ma non la guerra”:

“Le glorie calcistiche siciliane coincidono con la recente cattura in una casa di campagna isolata di Bernardo Provenzano, capo dei capi della mafia siciliana (...) Si sarebbe tentati di dire che questi eventi puntino verso una più generale rinascita locale. In realtà non è così. L'isola rimane disperata.”

Il secondo è il campanello che tuttora continua a risuonare a più di tre anni di distanza:

“Questo articolo si rifiuta di denigrare la Sicilia con vecchi stereotipi, ed in ogni caso sarebbe da sciocchi irritare gente che può fare offerte che non puoi rifiutare.”

A parte la stupida provocazione, la seconda parte di questa frase mal costruita ha un suono sinistro. Il riferimento al Padrino, il film di Coppola, sembra solo un altro insulto, ma potrebbe essere letto anche in forma generalizzata: “E' da sciocchi irritare gente che può fare offerte che non puoi rifiutare”. In fondo è una norma sempre valida.

Il pezzo di Kuper ha avuto larga eco sui giornali italiani, da Repubblica (Financial Times contro il calcio italiano "Sicilia in testa simbolo del declino", 29 ottobre) al Corriere della Sera (“Dal «Financial Times» pallonate al calcio italiano: «Brutto segno se vince la Sicilia»", 29 ottobre), dove è stato tradotto e riproposto fedelmente anche nei dettagli di quest'ultimo fraterno suggerimento. Particolare interessante, il Corriere fa una piccola aggiunta di propria iniziativa, dei puntini di sospensione che fungono anche da sottolineatura:

«sarebbe sciocco irritare persone capaci di fare offerte che non si possono rifiutare...»

L'articolo del Financial Times era un avvertimento per qualcuno in Sicilia? Forse. Sicuramente se fossi il presidente di una delle squadre coinvolte mi chiederei il perchè di un attacco mediatico da Londra. Zamparini (Palermo), Franza (Messina) e Pulvirenti (Catania) si saranno pur fatti qualche domanda. I giornalisti italiani stranamente non hanno creduto opportuno farsi alcuna domanda.

Ma le sole parole senza un “fatto” sarebbero certamente rimaste un avvertimento poco convincente. La mafia non ti fa saltare direttamente il negozio. L'obiettivo è quello di addomesticarti, di sottometterti e di costringerti a pagare il pizzo. Non quello di farti chiudere bottega. La bomba o la pallottola sono rimedi estremi.

Se i fili del 2 febbraio sono stati tirati veramente da Londra e quel pezzo è un avvertimento, prima di accendere la miccia che avrebbe dovuto fare chiudere definitivamente la bottega ci sarebbe dovuta essere una qualche dimostrazione di forza. Un chiaro esempio di quello che sarebbe potuto succedere.

Ebbene, quella “dimostrazione” ci fu ed ebbe luogo circa un mese prima della pubblicazione dell'avvertimento. Il 23 settembre 2006, durante il derby Catania-Messina, vi furono alcuni scontri tra sedicenti “tifosi” del Catania e le forze dell'ordine:

Da segnalare che prima della fine del primo tempo due agenti di polizia che prestavano servizio all'interno dello stadio sono rimasti feriti. I due sono stati colpiti nella zona della curva nord mentre tentavano di soccorrere un tifoso colto da malore. Sono stati medicati in ospedale, le loro condizioni non sarebbero gravi. (“Reti, espulsioni e colpi di scena, alla fine è pari tra Catania e Messina” Repubblica.it 23 settembre 2006)

I poliziotti caddero in un'imboscata appositamente pianificata: il tifoso colto da malore si rivelò poi uno degli assalitori e le condizioni per almeno uno dei poliziotti furono in realtà piuttosto gravi, tanto che si vide costretto sulla sedia a rotelle per diverso tempo. In seguito a questi scontri il Catania fu condannato a giocare due partite casalinghe in campo neutro ed a porte chiuse.

Scontri con le forze dell'ordine durante un derby al Massimino, agguato ad un poliziotto che viene ridotto in fin di vita, squalifica del campo per diverse giornate: le prove generali di quello che sarebbe successo pochi mesi dopo. L'offerta che non si sarebbe dovuta rifiutare.

Capitoli precedenti
1 – L'introduzione
2 - L'antefatto

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lunedì, novembre 23, 2009

Il fantasma dello stadio (Seconda parte)

Capitolo 2 – L'antefatto

Per inquadrare il 2 febbraio 2007 bisogna prima capire cosa è stato e cosa ha significato per la Sicilia l'eccidio di Portella della Ginestra del 1 maggio del '47. E per capire Portella si deve dare uno sguardo più ampio ad alcuni elementi di quel sistema di condizionamento politico generalmente noto come “strategia della tensione”.

Tale strategia si basa su meccanismi noti in ambito militare e poliziesco da secoli [*] e non è assolutamente da considerare una peculiarità italiana. Quello che rende particolare il nostro paese è semmai l'intensità e la frequenza con cui essa è stata utilizzata nel secondo dopoguerra.

Il perno intorno al quale ruota è quello del trauma che la violenza e l'apparente imprevedibilità dell'evento genera nello spettatore impotente. Un trauma che serve a sviare l'attenzione catturandola in un coacervo di empatia (per le vittime) e di terrore che potranno ora essere incanalate verso un punto prestabilito togliendo “energia” al sistema, facilitando l'accettazione generale dei cambiamenti politici pianificati ed impedendo che la naturale resistenza a quei cambiamenti possa essere canalizzata dagli avversari.

Per scatenare il trauma è necessaria, oltre alla “deflagrazione”, anche la presenza di un ulteriore elemento catalizzatore. In alcuni casi questo elemento è la morte dell'eroe (vedi ad esempio l'omicidio di Moro o la morte di Falcone e di Borsellino), in altri è l'esecuzione (perché di esecuzioni si tratta) di vittime assolutamente ignare, come nel caso della stazione di Bologna o di Portella. In ambedue i casi il trauma verrà subito dal “popolo” sia direttamente tramite il sacrificio degli innocenti, sia indirettamente tramite la morte di un personaggio in cui lo stesso popolo credeva di identificarsi.

Il trauma, a seconda degli obiettivi prefissati, potrà generare terrore (per la semplice constatazione di poter essere noi stessi vittime di una efferata violenza che appare ai nostri occhi irrazionale e disorganizzata, cioè imprevedibile) oppure sensi di colpa per non essere riusciti ad impedire o scongiurare la tragedia. O ambedue. In ogni caso esso rimarrà impresso nella psiche collettiva di una comunità per generazioni secondo meccanismi ben noti e che sono stati ampiamente studiati nell'ambito delle ricerche demopsicologiche [**] di Giuseppe Pitrè e di Salvatore Salomone Marino, insigni letterati siciliani attivi a cavallo tra il XIX ed il XX secolo.

Il Salomone Marino ebbe a scrivere che “Il popolo è storico memore e veritiero (...) Costretto da peculiari condizioni e violenze, può fino ad un certo punto attenuare il proprio sentimento e giudizio, far velo in certo qual modo alla verità[***]

Vi è quindi una “piaga” che viene tenuta coperta per evitare infezioni, ma dietro la quale la verità è sempre in agguato. Il “potere” dovrà preoccuparsi anche di tormentare le carni della vittima richiamando in vita lo spettro del trauma passato ed istigando nuovamente quei sensi di terrore o di colpa ad intervalli regolari per evitare che la ferita si cicatrizzi ed il velo possa essere rimosso.

Quanto duraturo ed efficiente possa essere tale sistema lo si può comprendere esaminando il caso di Bronte, una cittadina posta sul versante nord-occidentale dell'Etna.

Bronte possiede una peculiarità sociale che la differenzia in modo marcato dai paesi vicini: l'elevato consumo di alcool. Tale caratteristica non ha mancato di attirare l'attenzione di psicologi e sociologi. Una delle teorie portate avanti è proprio quella della presenza di un senso di colpa a livello collettivo collegato ai disordini scoppiati ai tempi dell'avventura garibaldina. Fu Nino Bixio ad occuparsi della repressione trucidando alcuni “responsabili”. Responsabili tra i quali si venne a trovare anche un minorato tirato a forza da un orfanotrofio vicino [****].

Questo avrebbe generato dei rimorsi nei compaesani che si convinsero della loro codardia per non aver offerto se stessi al suo posto. Tale senso di colpa nel tempo si sarebbe tramutato in un maggiore consumo di bevande alcoliche.

Ancora oggi la storiografia ufficiale si rifiuta di ammettere la scelta di Bixio come strategica, come un'azione mirata da parte di chi capiva benissimo quali sarebbero state le conseguenze del gesto.

A Bronte nel frattempo si continuano a tenere conferenze ed incontri sul tema: creato il trauma, dicevamo, esso va rinverdito di anno in anno tramite anniversari, celebrazioni, pubblicazioni di parte, di modo che i suoi effetti continuino a propagarsi di generazione in generazione.

Passando ora allo specifico di Portella, si deve chiarire quali erano gli obiettivi che tale azione si prefiggeva. Da cosa doveva essere sviata l'attenzione del popolo, ora moralmente provato e distratto dal dolore per le morti innocenti (dolore abilmente amplificato da quegli stessi che il crimine avevano perpetrato)?

La risposta si trova nella figura di quello che verrà indicato come il colpevole della strage: il bandito Salvatore Giuliano. Più precisamente nel legame che questi aveva avuto con l'indipendentismo siciliano come colonnello dell'EVIS, l'esercito dei volontari per l'indipendenza della Sicilia fondato a Catania dal professore Canepa.

La sua presenza sul posto al momento della strage (presenza ammessa dallo stesso protagonista), indipendentemente dalle sue responsabilità oggettive, è servita tra le altre cose a gettare una lunga ombra su quella stagione inoculando nell'immaginario popolare in un'unica soluzione MIS, mafia e fascismo grazie al trauma della strage. L'eccidio di Portella chiude la parentesi indipendentista siciliana della metà del secolo scorso sviando l'attenzione generale della gente dai suoi veri problemi ed inaugurando, complice consapevole il PCI di Togliatti, la stagione del “vittimismo di sinistra”.

L'orrore per i fatti di quella giornata provocò un temporaneo corto circuito al cessare del quale le menti non erano più focalizzate verso i problemi di un popolo (rappresentati sino a quel momento dal MIS, il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, e dai suoi 460.000 tesserati) ma verso una improbabile lotta di classe che non porterà mai a niente.

Certo si potrebbe argomentare che, al momento della strage, il MIS non aveva più alcuna speranza di sopravvivenza politica. Ma questo poco importa. Il punto è che esso aveva dato una coscienza ed una forma alle rivendicazioni di un popolo poco gradite a quei poteri il cui pugno si richiuse sulla Sicilia in quel primo di maggio. Il trauma di Portella servì a dirottare quella coscienza in direzione di quella lotta di classe fratricida che avrebbe poi permesso disastri sociali come Priolo o la SicilFiat.

Portella creò quel “velo” di cui parlava Salomone Marino oltre un secolo fa. Dietro di esso però la verità è ancora intatta. Gli eventi del 2 febbraio a Catania sono stati pianificati secondo lo stesso schema e dovevano servire a ricucire un pericoloso squarcio che andava formandosi in quel velo, a chiudere sul nascere una nuova stagione “sicilianista”.

Per completare la citazione riportata sopra, “[Il popolo] la verità non la tradisce, non la seppellisce, e chetamente, istintivamente, irresistibilmente, le fornisce luce ed aria perché viva e dia sentore di sé, perché un dì o l'altro trovi mezzo per venir fuori libera e più salda mai

Rimane ancora un elemento di fondamentale importanza. E cioè l'opinione pubblica. Per ottenere l'effetto sperato l'evento deve essere credibile, l'uomo della strada dovrà cioè accettare la spiegazione dei fatti data dall'ufficialità. In altre parole, prima di agire si deve preparare il campo.

Fine seconda parte.


Faccia da vittima


Capitoli precedenti:
1 – L'Introduzione

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[*] Se non da millenni: si pensi a come Nerone usò l'incendio di Roma da lui stesso appiccato per scatenare le persecuzioni contro i cristiani giustificandole agli occhi del popolo.

[**] La demopsicologia è la scienza dello studio delle tradizioni popolari.

[***] Tratto da “Il segreto cinquecentesco dei Beati Paoli” di Francesco Paolo Castiglione (Sellerio Editore Palermo). La citazione che fa Castiglione è a sua volta ripresa da “La Baronessa di Carini” di Salvatore Salomone Marino, edizione del 1914. Un grazie a Rrusariu per l'avermi affidato la sua copia del libro, tuttora in mano mia.

[****] Particolarmente vigliacco anche per gli oltremodo scadenti standard italo-massonici è il resoconto che della strage fa l'enciclopedia “libera” wikipedia. Questi poveri mafiosetti da oratorio arrivano ad asserire (in questo caso senza indicare la fonte delle loro falsità) che la rivolta fu “capeggiata da certi briganti” e la repressione fu compiuta da un “battaglione dell'esercito meridionale".
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giovedì, novembre 19, 2009

Il fantasma dello stadio (Prima parte)

Con quello di oggi si inizia la pubblicazione di una serie di post dedicati alla ricostruzione di un tragico episodio che ha segnato in modo doloroso le nostre coscienze in questi ultimi anni e che più di altri ha definito il succedersi degli eventi che stanno portando lo stato italiano alla dissoluzione. Uno snodo decisivo per lo spostamento dell'asse del potere al centro del Mediterraneo che nella mente degli organizzatori doveva diventare una nuova Portella della Ginestra, ma che invece potrebbe essersi rivelato il loro Vietnam.

Capitolo 1 – L'introduzione

La strage di Ustica, il Mostro di Firenze, gli attentati del 1992. E tanti altri “misteri italiani”. Tutti rimasti permanentemente tra le pagine dei quotidiani, nei talk show, nei libri di sedicenti investigatori sino ai nostri giorni senza che una vera soluzione processuale definitiva sia riuscita a dichiarare chiuso almeno uno di essi. A intervalli regolari spunta sempre una qualche rivelazione clamorosa che dalla fine è solo una bufala buona ad intorbidire nuovamente le acque.

I motivi per cui questo accade sono molteplici ma anche ricorrenti, nel senso che tutti (i motivi) concorrono a far si che le vittime di questi tragici esempi non possano riposare in pace, nella giustizia o nella menzogna. I processi durano anni ed anni seguendo percorsi tortuosi quando non surreali; le sentenze, se vengono raggiunte, contengono incongruenze inconciliabili; le diverse forze politiche coinvolte insistono ad utilizzare le scomode verità nascoste (nascoste al popolo...) per ricattarsi vicendevolmente per decenni. La guerra nascosta dietro la parvente unità nazionale italiana non dà ancora segni di trovare un qualche sbocco.

Invertendo il processo, dovrebbe essere possibile capire quando un fatto di cronaca apparentemente “normale”, per quanto tragico, possa essere incluso tra i “misteri italiani”. Possa cioè essere un tassello di quella guerra che ha coinvolto e coinvolge forze interne ed esterne all'Italia come riflesso locale di uno scontro globale ben più vasto. Uno scontro che nel nostro paese si manifesta con tipiche esplosioni parossistiche poiché è proprio all'interno di esso che è situata una delle maggiori linee di frizione tra i due blocchi.

Questo preambolo è necessario per poter comprendere i retroscena di un evento che avrebbe dovuto essere, nella mente dei progettisti, una nuova Portella della Ginestra capace di risettare la distribuzione del potere in Sicilia (e di seguito nell'Italia intera) all'ingresso della nuova era post-atlantica. Avrebbe, dicevamo. Perchè nello svolgimento dei fatti il “colpo di stato” non pare abbia sortito gli effetti sperati.

Ci riferiamo ai fatti avvenuti il 2 febbraio 2007 allo stadio Massimino di Catania ed all'assassinio dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, un assassinio di cui ancora oggi non si sa assolutamente niente. Come del resto è nella tradizione dei migliori “misteri italiani”.

Non si sa come l'ispettore sia morto, malgrado le ripetute autopsie. Non si sa dove e come sia stato ucciso, malgrado tutta l'area esterna ed interna allo stadio fosse attentamente sorvegliata da un complesso sistema di monitoraggio a circuito chiuso che già all'epoca dei fatti facevano dello stadio etneo uno dei più sicuri d'Italia. Non si sa come si svolsero gli eventi, tanto è vero che mai nessuno ha mai tentato una ricostruzione degli stessi, limitandosi solo a riprendere stantii luoghi comuni su Catania o sulla Sicilia tutta.

E come per tutti gli altri “misteri”, anche questo ogni tanto ritorna. E ritorna sempre al momento giusto: pochi giorni prima di un nuovo derby tra Catania e Palermo ed in un delicato momento politico di svolta tra soffi di vento che indicano come ravvicinate una nuova sfilza di elezioni anticipate.

Il 17/11/2009 [*] sul sito del quotidiano catanese La Sicilia viene diramata la notizia di una nuova perizia (l'ennesima) sulla morte di Raciti (Raciti, Ris esclude il “fuoco amico” [**]) . Quest'ultima è stata commissionata dalla Corte d'assise e dal Tribunale per i minorenni di Catania. L'ennesima perchè tutto l'interminabile processo si gioca solo su due perizie che vengono ripresentate da una parte e dall'altra come se fossero ordinate e preparate da mani diverse, ma che in realtà non rappresentano altro che due facce della stessa medaglia. Mentre non si sa sino a che punto le due parti politiche che si fronteggiarono in quel tragico giorno si stiano fronteggiando anche dentro al tribunale.

L'accusa pretende di dimostrare che Raciti fu ucciso da un sottolavello divelto dai bagni dello stadio e lanciato contro il poliziotto da due minorenni, Antonino Speziale e Angelo Daniele Micale, mentre dall'altro lato la difesa sostiene l'inconsistenza delle ricostruzioni della scientifica. Spingendo a tratti l'attenzione sulla tesi del fuoco amico supportata da precise analisi effettuate dal RIS di Parma, senza mai abbracciarla pienamente.

Basta riprendere le conclusioni surreali di questa ultima perizia dell'accusa per capire quanto tutto il procedimento penale non sia altro che una farsa destinata a protrarsi nel tempo senza apparente soluzione:

“Il presunto impatto tra il sottolavello e l'ispettore - scrivono i periti - non è documentato da alcuna immagine o filmato, ma va presa in considerazione l'ipotesi che il corpo della vittima potesse essere ruotato per chiudere la porta con l'innalzamento del lobo destro del fegato e la messa in trazione della capsula" che lo avvolge proteggendolo”

Gli stessi periti ammettono che non vi sia nessuna prova di quanto dicono e che non sia assolutamente possibile fornire prova dell'impatto, si veda anche la strana dinamica necessaria per permettere al fegato di rimanere tanto esposto da ricevere il colpo mortale ipotizzato.

Non solo. Secondo gli esperti “il decesso deve pertanto ricondursi a tale meccanismo violento”. Ma questa incontrovertibile consequenzialità evidenziata dal “deve” fa a pugni con quanto asserito prima, dove l'ipotesi della strana rotazione “va presa in considerazione”, ma non può essere provata come invece richiederebbe l'uso del verbo dovere.

Una perizia dunque inutile che altro scopo non ha se non quello di allungare e rimestare un brodo già torbido di per sé. Una perizia apparsa appena in tempo prima della partita di domenica prossima per lanciare chissà quale messaggio.

Ma c'è di più. Un altro particolare che ci riconduce sempre a quei “misteri italiani” e a tanti altri fatti di cronaca di questi anni apparentemente insignificanti. Ed è il nome dell'avvocato difensore di Antonino Speziale, il minorenne di Librino accusato sin dai primi giorni dell'assassinio di Filippo Raciti: Giuseppe Lipera. Un avvocato onnipresente sugli organi di stampa italiani a causa di altri due clienti di ben più alto profilo rispetto al giovane tifoso del Catania, e cioè l'ex funzionario del Sisde Bruno Contrada ed Antonino Santapaola. fratello del capomafia catanese Nitto, ambedue condannati in via definitiva ed ambedue impegnati nel tentativo di “evadere” la condanna a causa di più o meno accertati problemi di salute.

Il fatto che Lipera difenda Santapaola e Contrada non dovrebbe permettere a nessuno di dubitare dell'integrità professionale ed umana del legale. La cosa che stona nella vicenda è proprio la difesa nel caso dei fatti del 2 febbraio, difesa protrattasi oramai da più di due anni.

Come può la famiglia di Antonino Speziale permettersi la spesa per un professionista tanto ricercato e per così tanto tempo? Sono veramente loro a pagare il “disturbo” dell'avvocato Lipera?

Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2009.


Lipera difende i diritti umani


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[*] Teniamo sempre presenti le date in questa vicenda, in quanto esse costituiscono un elemento importante nella ricostruzione dei fatti che verrà fatta nei post seguenti.

[**] Un titolo estremamente contorto se non volutamente falso, visto che invece è proprio il Ris (quello di Parma) a sostenere la tesi del “fuoco amico” (e le virgolette non le ho messe io...), secondo un esame reso pubblico per la prima volta nel maggio del 2007 (“Raciti la pista è blu”, L'Espresso 31 maggio 2007)
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domenica, maggio 17, 2009

Una cosa che andava fatta

Alla fine Matarrese è saltato: è questo un esempio di quello che può succedere quando la Sicilia si presenta unita contro i suoi avversari.

Il primo maggio durante l'assemblea di lega, i club della massima competizione italiana hanno unilateralmente deciso di staccarsi dalla serie cadetta e di dar vita ad una associazione: "Diciannove società di Serie A hanno oggi deliberato di costituire la 'Lega Calcio Serie A', conferendo a tale scopo mandato al dottor Maurizio Beretta".

Una soluzione che lo stesso Zamparini ha definito poco soddisfacente, «ma è una cosa che andava fatta». Perché?

Era da febbraio che Matarrese non dormiva più sonni tranquilli a causa degli incubi che gli procurava Zamparini. La svolta è finalmente arrivata con l'alleanza tra Palermo e Catania (vedi il post “Tra Palermo e Catania non mettere il dito”): da quel momento era chiaro che i vertici della lega avessero i minuti contati.

Intanto un Catania in vacanza si è battuto alla pari con la AS Roma, in una delle partite chiave degli ultimi campionati di calcio della massima serie: dal 7-0 del primo incontro, sino alla vittoria del Catania per 3-2 a dicembre, per arrivare alla equilibrata partita vista ieri.

La disfatta della Roma, che l'anno prossimo non andrà in Champion's League e quindi non incasserà abbastanza per salvarsi dalle grinfie di Unicredit (vedi il post “Vino dell'Etna”), ha seguito la stessa parabola, ed ora la Sensi sarà costretta a vendere. L'alternativa è il fallimento.

Ora che Matarrese ed i Sensi sono battuti, la porta delle coppe europee è spianata per Palermo e Catania, e Zamparini non si è fatto attendere: "Porterò Palermo nella Champions". E questa volta dice sul serio.

Matarrese è tornato al potere in Lega a seguito della famosa “moggiopoli”, uno scandalo in stile tangentopoli che come la famosa stagione delle “toghe rosse” più che fare giustizia, ha fatto vendetta.

Esiste la registrazione di una conversazione telefonica che spiega in modo preciso la realtà sullo scandalo che ha stravolto la geografia politica del calcio italiano alla vigilia della coppa del mondo del 2006 (Il Corriere della Sera, 18 maggio 2006):

«Stamattina m' ha chiamato Geronzi... allora senza sape' niente... senza sape' niente ho detto a Geronzi: Cesare mettigli il pepe in culo a Carraro perché mi sembra rincoglionito!»

Queste poche famosissime parole spiegano una cosa direi lampante: non era Moggi il capo di questo gruppo dedito al pilotaggio dei risultati delle partite. Moggi era un esecutore che doveva chiedere ad altri che avessero più potere di lui per riuscire ad ottenere qualcosa: non è credibile che Moggi avesse più potere degli altri due suoi “compari”, Carraro e soprattutto Cesare Geronzi

Allora è facile capire chi fosse il vero obiettivo di “moggiopoli”: quel Cesare Geronzi al vertice di Capitalia, quella banca (attenzione al fondamentale passaggio) che abbiamo visto sponsorizzare l'evento sull'indipendentismo siciliano a Messina un paio di anni fa.

Il titolo dell'articolo del Corriere citato sopra, indica uno dei principali crucci del Geronzi:

Moggi al telefono: «Ora anche la Roma starà agli ordini»

Da dove vengano gli attacchi non è poi così difficile capirlo basta ricordare questa domanda rivolta da un parlamentare della doppiogiochista Lega Nord a Fazio, ex governatore della Banca d'Italia (Fazio respinge accuse parzialità, "amico di tutti i banchieri", MilanoFinanza, 21 gennaio 2004):

"Sono amico di tutti i banchieri, cosa sono queste accuse di parzialità?" ha detto Fazio rispondendo ad un parlamentare della Lega Nord che gli aveva chiesto ragione dei rapporti con il presidente di Capitalia Cesare Geronzi ed, in particolare, gli chiedeva conto di avere affermato di lui "uomini eccezionali in tempi eccezionali".

L'eliminazione del presidente di Capitalia faceva parte della strategia di decapitazione della finanza padana e cattolica attuata dai vertici finanziari anglosassoni, strategia apparentemente riuscita con la nomina di Draghi a governatore della banca d'Italia, ma sostanzialmente fallita a causa dell'arroccamento degli avversari all'interno di Unicredit.

Quella Unicredit che ha poi continuato a sponsorizzare l'indipendentismo siciliano (vedi il post “Il rastrello di Montalbano”) e che ha trovato in Gheddafi il cavaliere bianco che la salverà dal tracollo economico.

Non solo: quella Unicredit che ha continuato la aggressiva politica di accerchiamento nei confronti dei Sensi.

Quali erano gli obiettivi nascosti dietro “Moggiopoli”: in Italia il calcio porta potere attraverso il controllo politico delle ebeti masse cittadine della moderna società occidentale. Il calcio non è per niente l'evento sportivo che ci vogliono fare credere. Esso è un evento prettamente (se non esclusivamente...) politico.

Controllando il campionato di calcio, si controlla consenso. E la AS Roma ha un peso politico non indifferente. Anzi, fondamentale per chi si propone di ridisegnare l'Italia su linee pre-risorgimentali [*]. Ogni potentato economico-politico italiano ha la sua propagine calcistica, dagli Agnelli, ai Moratti, a Berlusconi... sino al piccolo Pulvirenti!

Ed ecco qui nuovamente lo snodo di tutto, il punto di collegamento di tutte le vicende che abbiamo attorcigliato sino ad ora: lo scandalo calcistico esplose con tutta la sua forza in un momento particolare, e questa coincidenza non può essere considerata casuale alla luce dei fatti successi negli anni seguenti, dal 7-0 dell'olimpico, al 2 febbraio del massimino, al 3-2 ed al 4-3 di quest'anno, alla ingloriosa fine di Matarrese e dei Sensi.

Lo scandalo calcistico esplose mentre in vetta alla serie B si trovava il Calcio Catania che, improvvisamente privo dell'appoggio in Lega, cominciò a balbettare sino a rischiare di vedersi superata dal Torino nelle ultime giornate, cosa questa che avrebbe nociuto pesantemente a determinate forze politiche locali.

A quel punto in molti non avevano altra opzione che appoggiare i Siciliani e così riuscirono a compiere l'ultimo sforzo: il Catania fece il sospirato salto di categoria.

Tutti movimenti che sono partiti da molto lontano, da quel famoso 1992 in cui mentre il signor Draghi si trastullava a bordo del Britannia progettando l'attacco a Fazio ed alla finanza cattolica, da Bari lo stesso Matarrese iniziava la battaglia che pochi giorni fa ha definitivamente perduto ("L' odissea di Massimino che vinse il primo round", La Gazzetta dello Sport, 6 giugno 2003):

Ricordate il 31 luglio del '93? E' una data dolorosa per i tifosi rossazzurri. E' il giorno in cui l' allora presidente federale Antonio Matarrese firmò il provvedimento di radiazione della società dell' allora presidente Angelo Massimino per un presunto dissesto finanziario

La battuta di Zamparini è la più adatta a chiudere l'ultimo round della vicenda: «è una cosa che andava fatta».

Ci fermiamo qui questa volta, con la promessa di riprendere l'argomento nuovamente in futuro.

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[*] Ed anche per chi a quel progetto si oppone: la scorsa estate si era offerto di comprare la Roma nientepopodimeno che George Soros.

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sabato, gennaio 05, 2008

2008: la svolta è a portata di mano


Siamo arrivati alla fine dell'anno. E tanto per essere originali anche su queste pagine si giocherà a tirare le somme dell'anno trascorso, ed a tracciare un percorso per quello che verrà. Cercando di essere originali almeno nell'analisi. Perchè il 2007 è stato un anno importante, forse decisivo per l'assetto del Mediterraneo e della Sicilia in particolare. Probabilmente l'anno più importante sin da quel 1992 che segnò il crollo della struttura di potere che aveva retto le sorti della penisola italiana e della Sicilia per quasi 50 anni. Dal 1992 tutto è rimasto congelato. O quasi. Per lo meno niente si è mosso oltre lo stretto. Ma nella nostra Terra qualcosa deve essersi impercettibilmente assestato. Altrimenti non avremmo potuto assistere ai fatti che abbiamo visto succedersi con ritmo serrato in questo 2007.

2 febbraio – Stadio Massimino (Catania): La prima metà dell'anno è stata senza dubbio marcata dai drammatici eventi del derby Catania – Palermo. Gli scontri che causarono la morte dell'ispettore Raciti sembrarono scaraventare l'intera Sicilia (e non solo Catania...) nel baratro. Lo abbiamo detto sin dai giorni seguenti gli scontri: troppi segnali premonitori, troppo ben piazzati erano quei riflettori, troppe testimonianze parlano di cancelli lasciati aperti allo stadio affinchè più persone possibile entrassero, di quell'assalto eseguito solo da minorenni, del lancio di gas lacrimogeno sugli spalti, e poi l'arresto di agitatori di professione e la strana vicenda di Speziale. Ma la Sicilia ha saputo reagire e quell'attacco si è dimostrato inefficace. Dobbiamo ancora riassumere i fatti per mostrare cosa accadde (verosimilmente) quel giorno. Vedrò di farlo presto.

5 maggio - Apertura nuova aerostazione di Catania: Non si capisce bene quale sarà il nome del nuovo aeroporto, ma questa è una inaugurazione dal forte valore simbolico per tutta la Sicilia. Il primo piccolo nucleo di quello che sarà l'hub logistico Sicilia e che comincerà a prendere forma nei prossimi anni. Oggi la Sicilia è collegata con tutta l'Europa (Russia inclusa) con voli diretti da Catania, Palermo e Trapani. Presto lo sarà anche con il Nordafrica. Nel giro di qualche anno potremmo avere collegamenti diretti con gli Stati Uniti e con il Medio Oriente: i Siciliani avranno ripreso in mano le vie di comunicazione da e per l'isola.

Agosto – Lombardo e Musumeci pongono termine all'avventura sicilianista e tornano nei ranghi, richiamati dai rispettivi padroni romani. La fine di un'illusione per molti. Per altri un atto dovuto che prima o poi sarebbe stato espletato. Un fatto di rilievo questo anche per tutto il panorama politico nazionale, come si vedrà pochi mesi più avanti.

5 novembre - Arresto dei Lo Piccolo: se la mafia non è un fenomeno sociale e culturale (e noi ne siamo convinti) allora non è altro che una struttura di potere, asservita ad altri poteri ancora più forti. E se la mafia viene smantellata, come è accaduto negli ultimi due mesi, vuol dire che una struttura di potere è stata smantellata e soppiantata da qualcos'altro. Cosa ha permesso questo cambiamento? Cosa sta nascendo al suo posto? E' ancora presto per poterlo capire, ma per una volta ci sentiamo di essere ottimisti. Nel frattempo è curioso rilevare il tempismo di quegli arresti, al culmine della campagna dello stato italiano per l'invio dell'esercito nell'isola. Si voleva impedire lo smantellamento della struttura di potere della mafia, o ci si è decisi fare pulizia proprio per scongiurare il pericolo dell'invio dell'esercito?

11 Novembre – Disordini degli ultras nel nord Italia: follia collettiva o strumentalizzazione preordinata? Non ci vuole molto a capire che questi scontri nascondono e tentano di vendicarsi di certi spostamenti di potere in Italia e soprattutto in Sicilia. Un attacco deliberato contro le forze di polizia, forse per la loro azione contro la mafia in Sicilia. I disordini del 17 novembre chiudono il cerchio che si era aperto il 2 febbraio al Massimino. Il 2 dicembre in occasione del nuovo derby e prima del suo svolgimento, i vertici del Catania Calcio annunciano spavaldamente che non ci sarebbe stato alcun disordine allo stadio. Questore e prefetto confermano e dichiarano che Catania è ora una delle città più sicure d'Italia. La Sicilia si sta allontanando sempre più dal continente.

22 dicembre – Articolo sul Times di Londra. Questa divaricazione tra la Sicilia ed il resto d'Italia viene subito notata all'estero, ed è il giornale londinese che per primo la mette in risalto in un articolo ampiamente discusso sulla stampa italiana, eccetto che per la sua parte più importante, stranamente taciuta da tutti i media nazionali, inclusi quelli siciliani!!!!

Cosa accadrà nel 2008? Quali saranno gli eventi da tenere sott'occhio? Intanto osserviamo come andranno a finire le due saghe natalizie, quella di Alitalia e quella di Contrada. Per l'Alitalia come andrà a finire lo sappiamo già. Solo gli italioti stanno ancora a leggere i giornali. Ed Il Consiglio vi dimostrerà che era già tutto predisposto da tempo. Ma perchè la vicenda è importante per la Sicilia? La fine di Alitalia segna la fine della libertà per l'Italia del nord. Come fino a ieri lo stato italiano controllava tutti gli accessi alla Sicilia (almeno sino a quando la compagnia di Pulvirenti non riuscì a rompere questo blocco dopo che ci aveva provato invano la Air Sicilia di Crispino) da oggi la Francia farà lo stesso con il settentrione d'Italia. Scomparsa Alitalia dal panorama politico nazionale, difficilmente qualcuno riuscirà più a bloccare i Siciliani. Ma ne parleremo in dettaglio nel corso dell'anno.

Per quanto riguarda Contrada, invece la sua liberazione rappresenta un pericolo per la lotta alla mafia. Parliamoci chiaro, è improbabile che anche se si liberasse Riina la mafia riuscirebbe a risalire la cresta. Comunque meglio non rischiare.

Un altra importantissima opera infrastrutturale potrebbe sbloccarsi nel 2008: il porto di Augusta. L'opera strategica più importante dell'intero Mediterraneo. Questa sarà la prova del nove. Se si darà l'avvio alle opere di bonifica sui fondali potrebbe essere il punto di non ritorno. La Sicilia si appresta veramente a diventare l'hub logistico del Mediterraneo. Il blocco di queste opere fino ad ora indica che le forze che lottano per il possesso dell'isola sono ancora in equilibrio. Ma la nuova struttura di potere che si sta formando e che sta avendo la forza di estirpare la gramigna della malavita potrebbe averla vinta.

E veniamo e noi, Popolo Siciliano. Sicuramente stiamo partecipando facendo la nostra parte. Denunciando senza timore e mantenendoci calmi pur nel crescente disastro economico in cui ci dibattiamo. Ma non potremo mai dire la nostra senza una rappresentanza politica. Anche minima per cominciare. Potrebbe essere questo un anno di svolta? Se si procederà con l'estirpazione della gramigna di cui parlavamo sopra potrebbe esserlo. La mafia e la malavita sono infatti l'humus preferito del clientelismo politico in Sicilia. Senza quest'humus difficilmente il sistema politico attuale potrà resistere a lungo. Ci vogliono però i leader ed una struttura fatta prevalentemente da giovani, in contraltare alla politica nazionale, fatta dai dinosauri. Le basi sociali ci sono, le idee anche, gli “embrioni” politici (leggi partiti “sicilianisti”) stanno maturando. Se si lavorerà alacremente, i risultati arriveranno.

Una cosa vorrei raccomandare ai vertici di questi “embrioni” politici: pur nelle vostre differenze, tenete aperto un canale di comunicazione tra tutti voi, esattamente come fanno i nostri nemici, tutti quei partiti nazionali che alla fine erano concordi quando si trattò di assolvere Andreotti: il loro canale di comunicazione serve a delinquere, il nostro servirà a smascherare quell'atto delinquenziale.
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venerdì, dicembre 21, 2007

Il Tarlo

Vorrei portare la vostra attenzione su di un blog (www.paolofranceschetti.blogspot.com) che a prima vista non ha niente (o poco) a che vedere con il mondo “sicilianista” (quanto ci stanno stretti questi ghetti!) al quale noi facciamo riferimento di solito, ma che rappresenta un caso paradigmatico sia di competenza e di coraggio (come vorremmo tanto rappresentarlo noi) sia di quell'incapacità di mettere a fuoco pienamente il bersaglio tipica di chi appunto coraggioso e competente è, ma continua a guardare le cose da “nord”, dove con “nord” si intende la rappresentazione ufficiale italiana (coinvolgente anche la maggioranza dei “meridionali”, dunque) della realtà.

Per rendersi conto che ci troviamo di fronte a gente coraggiosa e competente basta leggere la presentazione del blog. Le parole di Paolo Franceschetti nascono da esperienze personali, da rischi corsi di prima persona, da ricerche fatte sul filo di lama. E chiaramente da una infaticabile professionalità.

Ma leggendone le pagine, come quelle dei libri e dei racconti di chi come Franceschetti cerca di decifrare la torbida realtà italiana, ci si rende conto che questi poteri occulti sono un qualcosa di troppo nebuloso ed astratto, che troppe “deviazioni” ci sono lungo questi cammini, che troppo spesso si ricorre al deus ex machina della massoneria per spiegare quello che è ovvio ma che ci rifiutiamo di vedere perchè è una verità che ci fa troppo orrore. Ne siamo traumatizzati e così è più facile rimuoverla..

Sì, perchè l'avventura Siciliana ha “traumatizzato” l'Italia e l'italiano medio. E la maieutica, il doloroso portare alla luce il disordine dell'anima, quella verità che si trova nonostante tutto dentro di noi, è un arte difficile e spesso preda di ciarlatani.

Quanti decenni ha impiegato il popolo tedesco per confrontarsi con i campi di sterminio? Ancora oggi quei fatti pesano sulla coscienza di un intero popolo, causando sfiducia e depressione. Pur non essendo i tedeschi nazisti! Lo stesso meccanismo che impedisce all'italiano medio di fare i conti con una verità stampata su ogni coscienza. Una verità che sta spaccando il paese perchè è più forte della voglia che gli italiani hanno di confrontarsi con essa ed accettarla. La violenta verità sulla quale è fondata la nazione, e sulla quale la nazione morirà perchè i suoi cittadini non hanno il coraggio di affrontarla.

Per capire quello a cui mi riferisco si può portare ad esempio un post che ci dà una panoramica dall'alto (e da nord, ripetiamo...) dei rapporti che da sempre in Italia legano massoneria, politica e criminalità partendo da una frase che spiega pienamente la “miopia” di cui soffre il cittadino italiano:

“E le logge massoniche coperte sono il motivo, o comunque uno dei motivi, dell’espansione della criminalità organizzata mafiosa nelle regioni (...) del nord”

Basta cambiare una parolina in questa frase che tutto all'improvviso viene messo in ordine. Tutti i pezzi del puzzle che non combaciavano ora si incastrano alla perfezione, con delicatezza quasi. Ma il “settentrionale” (nel senso di italiano medio, al di là come al di qua del Rubicone....) non ci riuscirà mai ad accettare lo scambio. E la nazione per questo rifiuto è già morta spiritualmente. E presto lo sarà anche materialmente. A quale parolina mi riferisco? Molto semplice:

“nord”


E con quale parolina andrebbe scambiata? Ancora più semplice:

“sud”


Ed ecco come diventa ora la frase:

“E le logge massoniche coperte sono il motivo, o comunque uno dei motivi, dell’espansione della criminalità organizzata mafiosa nelle regioni (...) del SUD”

Il terremoto del Val di Noto ora ricorda il dondolio di una culla.

Attenzione perché la nuova versione è molto più diretta della vecchia. La versione “nordista” infatti presuppone, sottintende, suggerisce (vedete quanto inutile complottismo da spiegare?) una origine altra, un origine appunto da sud. La nuova versione invece è limpida e solare, non sottointende niente. Essa spiega direttamente l'IMMENSA ESPANSIONE della criminalità al sud. Così immensa da tracimare al nord (per la qual cosa non c'è alcun bisogno di invocare la massoneria!). Della sua origine non ci interessa. Perchè il luogo di nascita della persona non ha importanza. Contano le azioni. I sentimenti. I motivi.

Il ricercatore coraggioso dovrebbe per lo meno provare a ricostruire la genesi dei più importanti fatti della storia d'Italia basandosi su questo scambio. Le conseguenze sarebbero devastanti, chiare, e senza via d'uscita. Prima di tutto perchè il cambiamento avrebbe come immediata conseguenza la constatazione che non è la mafia a servirsi della massoneria per infiltrarsi al nord, ma la massoneria a servirsi della mafia per infiltrarsi al sud.

Aggiungiamo ora un altro piccolo pezzettino. Perchè c'è ancora un'altra cosa che impedisce al discorso di essere scorrevole. Ed è di nuovo una semplice parola: “deviati”. Servizi segreti deviati, massonerie deviate, lo stato deviato! Non propongo di sostituirla questa volta. Dico di cancellarla una volta per tutte! Ecco come:

“Tuttavia è un fatto che nei principali episodi stragisti dell’Italia di questi ultimi decenni (solo per far qualche esempio: Italicus, Ustica, Moby Prince, Piazza Fontana; Strage di Bologna; strage di Via D’Amelio e strage di Capaci) i servizi segreti DEVIATI erano sempre coinvolti in vario modo”

Rileggiamola:

“Tuttavia è un fatto che nei principali episodi stragisti dell’Italia di questi ultimi decenni (solo per far qualche esempio: Italicus, Ustica, Moby Prince, Piazza Fontana; Strage di Bologna; strage di Via D’Amelio e strage di Capaci) i servizi segreti erano sempre coinvolti in vario modo”

E le fontane di lava dell'Etna sono diventate un rinfrescante gavettone estivo.

E se non ci fosse mai stata nessuna deviazione, ma fosse stato precisamente quello il “legittimo” obiettivo dei servizi segreti, o meglio dello stato, di QUESTO stato italiano? Come andrebbero reinterpretati tutti i fatti di sangue della nostra nazione? Chi ha il coraggio di provare, anche solo per un attimo, a rileggere i fatti sotto questa luce? Provateci, e le cose andranno a combaciare così bene che non riuscirete più a tornare indietro.

Ma da dove cominciare? Come si fa a dare un senso a questa rilettura, a prenderla con le giuste maniere senza rischiare di sfocare il tutto in quello che con ottusa presunzione viene scartato come il solito piagnisteo dei “meridionali”? Due date posso suggerire, insieme a due luoghi. Due grimaldelli per scardinare tutto, ma solo per chi ha veramente il coraggio di farlo: 1 ottobre 1862, Palermo e 2 febbraio 2007, Catania. L'inizio e, sembrerebbe, la fine. L'alpha e l'omega (Sull'omega incrociamo le dita: potremmo essere smentiti in men che non si dica!) della storia della Sicilia legata a QUESTA Italia.

Per questo esorto sia Paolo Franceschetti, sia tutti quelli che veramente lottano e studiano per arrivare a capire il senso di tutto ciò, a cominciare a guardarsi un attimo dentro, per vedere se anche loro non si stiano nascondendo questa chiave nella coscienza.

Con una avvertenza finale: state in guardia! Come ci fa notare lo stesso Franceschetti ancora sullo stesso post, di morti in Italia questo sistema ne ha fatti a centinaia, forse a migliaia, tra tutti coloro i quali hanno anche involontariamente ficcato il naso entro quelli che sono in fondo eventi più o meno marginali. Chi vive all'interno di una galassia difficilmente ne comprende la forma. E voi siete ficcati nel suo cuore. I siciliani invece a partire da quell'1 ottobre 1862 hanno tentato in tutti i modi dal loro ammasso globulare periferico di arrivare direttamente al centro di questo sistema per nulla deviato. E di morti da allora ce ne sono stati centinaia di migliaia, solo in Sicilia. Ripeto, nel caso in cui crediate di non aver capito bene: centinaia di migliaia. Ed ovviamente, non ne sapete niente. Per ora. Fino a quando il tarlo che spero di avervi messo in testa non comincerà a rosicchiare.
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venerdì, novembre 30, 2007

Il Vuoto


Lo scontro in atto in Europa tra Chiesa Cattolica ed i gruppi liberal-finanziari che oramai controllano quasi per intero il continente è sotto gli occhi di tutti. Anche le diatribe sul tradizionale assetto della famiglia sembrerebbero rientrare in questo contesto e molti cattolici sono portati a pensare che quello familiare sia solo uno dei tanti fronti d'attacco aperti contro di loro da nemici senza Dio.

Questa impressione a ben guardare trova però poco riscontro nella realtà dei fatti, nel senso che la famiglia non è una istituzione cattolica e nemmeno cristiana. Anzi, la famiglia non è per niente una istituzione religiosa, in quanto essa, nella sua forma tradizionale, è sempre esistita all'interno del consorzio umano (tranne rarissime eccezioni): il potere religioso la ha semmai sacralizzata, riconoscendone la funzione portante che comunque già possedeva. Nemmeno il materialismo comunista al tempo del socialismo reale sovietico ha mai attaccato con tanto rigore la famiglia, limitandosi a ripulirne gli spazi da quella che considerava una posticcia patinatura religiosa.

Ma allora perchè il tentativo oggi in Europa di scardinare la cellula alla base della società umana?

Da destra sono arrivate parecchie analisi anche importanti del fenomeno. Ma tali analisi si limitano a discutere alcuni effetti (nefasti o benefici a seconda dell'angolo politico da cui li si osserva) senza mai proporre una spiegazione sui motivi che indurrebbero a promuovere un tale disfacimento, se non riferendosi ad una poco chiara voglia di sovvertire l'ordine naturale delle cose o a teleologiche influenze del maligno.

I motivi veri rimangono poco chiari, perchè il potere, di qualunque colore esso sia, ci tiene a non svelare i suoi trucchetti. Ed una volta sconfitto l'avversario toccherà al nuovo vincitore applicarne le regole. Chi non ha il potere ma tenta di conquistarlo, non ha incentivi a rivelare il meccanismo che si cela dietro quella che presto diventerà la propria arma.

Vediamo di spiegarci meglio. Sin dalla notte dei tempi i vincitori non si limitano a sottomettere i vinti, ma per piegarne la resistenza ne distruggono la storia: monumenti, templi, intere città, la lingua, le usanze.

Il Popolo Siciliano, e tutti i popoli del meridione d'Italia, stanno ancora subendo questo processo di de-culturalizzazione forzata, e proprio nella nostra esperienza possiamo trovare qualche indizio del perchè si stia cercando di azzerare la famiglia.

La famiglia allargata tipica del meridione d'Italia e della Sicilia al momento della conquista piemontese si è subito dimostrata un elemento di resistenza culturale difficile da fronteggiare. Gli oppressori per “spersonalizzare” i popoli soggetti e demolirne la struttura sociale, si inventarono (tra le altre) la storia delle famiglie mafiose. I fatti dimostrano invece che la mafia non ha alcuna base familiare, se non nel senso che chi nasce in un ambiente degradato ha buone possibilità di finire “male”. Nessuno fa però fa notare come non esista una cosca dei Provenzano o dei Riina (in questo caso si sono dovuti inventare “i corleonesi”) o che nella cosca dei Santapaola sono davvero pochi (il capo ed i suoi figli) quelli che portano questo cognome. Intanto, l'utilizzo della parola famiglia ha criminalizzato l'istituzione in sé, al punto che i Siciliani stessi quando usano il termine famiglia riferendosi alla propria parentela fanno un attimo di pausa mentale chiedendosi se l'interlocutore possa per caso fraintendere.

Si punta alla distruzione della famiglia (non della famiglia quale istituzione religiosa, ma quale struttura di coesione sociale) per rendere in questo modo l'individuo debole. L'individuo perde un punto di riferimento, un punto di appoggio; perde quella zona franca in cui sino ad ora ha potuto liberamente essere se stesso, rimanendo in balia di un mondo estraneo.

Franco Battiato in una interessante intervista a Repubblica TV in poche parole delinea precisamente cosa sia “l'uomo nuovo” nato da questo disfacimento (vedi dal minuto 13 circa):

“un corpo (che) cammina ma non c'é dentro un progetto, è una macchina che si muove”

Un individuo senza protezione che oggi vaga per le nostre città sventrate della loro storia: un involucro che ora può essere riempito a piacimento da chi ha il potere di farlo.

E riempirlo a piacimento significa controllarlo, decidere i suoi comportamenti, farne branco da pilotare per gli scopi più svariati. Ad esempio facendone una milizia da scagliare contro chi cerca di ostacolare le nostre voglie di potere.

L'undici novembre scorso tutta l'Italia ha potuto vedere il risultato di un paio di decenni di disfacimento sociale pianificato, il coagularsi di una generazione di corpi svuotati della loro anima e riempiti di un nulla che alla fine è l'unica cosa a cui questi moderni zombie riescono ad aggrapparsi per riuscire a sentirsi vivi.



Nel cult movie di Romero i morti vagavano nel parcheggio di un supermercato (simbolo di materialismo), in uno spazio vuoto e piatto che nell'intenzione del regista rappresentava anche quello che erano state le loro vite. Oggi gli stessi esseri trovano la loro sustanziazione nella struttura dello stadio di calcio, che anche nella forma ricorda un involucro svuotato dei suoi contenuti.



Nel giro di poche ore dalla morte di Gabriele Sandri, su internet tutti i media di una certa fazione del regime hanno cominciato a suonare i tamburi dell'adunata, flettendo i muscoli in uno degli scontri di potere che stanno scuotendo da dietro le quinte la penisola. La rabbia del branco è stata pilotata contro la polizia per alcune ore, dopo le quali tutto si è improvvisamente calmato.

Il taglio delle notizie è stato manipolato tanto, che nei giorni seguenti all'incidente persino i parenti della vittima si sono dissociati dal tono generale. Dall'altro lato si è lavorato per bene in modo da chiudere la cosa nel giro di poche ore: dopo un giorno esatto le notizie degli incredibili scontri verificatisi qui e lì nel Nord Italia erano già scomparse dalle pagine principali dei siti di regime, mentre i loro manutengoli si affrettavano a ufficializzare la creazione del branco con una spavalderia così plateale da mostrare a tutti quanto capillare sia il controllo sociale che posseggono.

Articoli programmatici come “L'ultrà che è dentro di noi” sono apparsi, in cui sin dal titolo si cerca di normalizzare ed anzi glorificare l'Ultrà. Ma si arriva all'inverosimile lo scorso 23 novembre, con un articolo in cui si beatifica addirittura il capo degli Ultrà bergamaschi, uno dei gruppi più violenti in cerca di un mandante (e che oramai sembra averlo trovato). Leggendolo sembra di entrare in una realtà altra, sembra di attraversare lo specchio e di atterrare tra le pagine sulfuree di un Dylan Dog, il famoso indagatore dell'incubo bonelliano.

Allo stesso tempo nessuna azione è stata presa contro i responsabili dei disordini dalla federazione, mandando al branco un forte segnale di appoggio e di impunità. A Bergamo, a Roma, a Milano si continuerà a giocare come se nulla fosse, mentre al Taranto viene data partita persa e campo squalificato, forse cercando di provocare una qualche reazione in tutto il sud. (Ed attenzione alle date: l'articolo della gazzetta sulle decisioni del giudice le precede temporalmente e le anticipa con una precisione voluta ancora per dimostrare il controllo, quasi una minaccia)

Ed ancora non abbiamo finito. Il 17 novembre con strano tempismo si svolge la manifestazione per ricordare i tragici fatti del G8 di Genova. Gli organizzatori promettono una manifestazione pacifica, e così è. Non vola nemmeno uno schiaffo. Volano però gli slogan. E si capisce che non c'è molta differenza tra quello che dicono oggi i manifestanti e quello che urlavano un paio di giorni prima i rivoltosi. Anzi i riferimenti sono piuttosto espliciti. Un altro flettere di muscoli, con le due parti che si guardano in cagnesco, mentre una delle due esercita un controllo “millimetrico” sul branco.

Ma c'è un altro particolare da attenzionare: la milizia è tutta settentrionale. A sud di Roma, a parte i deficienti di Taranto, non si è mosso niente. Un segno di mancanza di controllo, o una differenziazione voluta? Difficile rispondere per tutto il sud, ma in Sicilia dopo il sostanziale fallimento dei disordini organizzati lo scorso febbraio la prima ipotesi sembra più probabile: le tifoserie di Palermo, Messina, ed ora anche Catania sono sicuramente le più tranquille d'Italia.

Ecco su quali linee di violenza si profila lo scontro nel paese. Una violenza che almeno al Nord Italia sembra oramai inevitabile e che solo tenendo duro riusciremo ad evitare da noi. Una delle parti in lotta, quella che ci ha oppresso negli ultimi 60 anni per intenderci, crede infatti di poter trovare rifugio in Sicilia (dove nel frattempo per altre vie si sta facendo piazza pulita) per poi contrattaccare. Spetta ai Siciliani diventare ora gli avvoltoi, raccogliere le forze ed alla prima occasione colpire alla gola. Perchè basta poco per essere risucchiati dentro il vuoto. Basterebbe per esempio che una piccola scintilla scaturisca la prossima domenica (2 dicembre) a Catania, cosa che al momento sembra estremamente improbabile. Ma non abbassiamo la guardia.


A Catania anche il vuoto è arte


xFruits


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lunedì, novembre 12, 2007

Questa volta gli avvoltoi siamo noi

Capita ogni tanto nella vita che arrivi il momento di mettere da parte i buoni sentimenti, di comportarsi in modo cinico ed utilitarista. Che dimentichi di ogni carità cristiana sia necessario affondare il colpo sul nemico ferito che invoca pietà. Che anche noi, smessi gli abiti signorili che ci piace sfoggiare nelle grandi occasioni, ci abbassassimo un attimo a fare lo sgambetto al nemico distratto.

Oggi è uno di quei momenti, e visto che in pochi avranno il coraggio qui in Sicilia di smettere quell'ingombrante pastrano signorile, la prima pietra, pur nella consapevolezza di non essere senza peccato, la scaglierà questo blog, come esempio per la prossima occasione che sicuramente si ripresenterà presto.

Dove sono le analisi sociologiche tagliate su misura? Dove sono le condanne all'intera città? Dove sono le strane ed immediate interviste agli Ultrà? Dove sono soprattutto le immagini di tutto quello che è successo mandate a ripetizione su tutti i canali? Insomma, dove sono andati a finire i luridi vigliacchi che il 3 febbraio scorso veleggiavano radiosi sulle spoglie di una città umiliata e massacrata con preordinata precisione?

Ieri mattina in un autogrill in provincia di Arezzo un giovane definito solare da tutti i giornali dell'italietta è morto tragicamente ucciso dal proiettile di un poliziotto che neanche sa come fare il suo mestiere. Ora però, senza alcuna pietà, diciamo qualcosa di più preciso: quello che è morto ieri mattina ad Arezzo sarà anche stato un ragazzo solare, ma forse pure un po' balordo visto che in compagnia di balordi per motivazioni balorde era rimasto coinvolto in una rissa con altrettanti balordi di opposta fazione. Questo lo hanno ammesso i suoi stessi amici. Altri testimoni non vi sono, vista l'omertà che in questi casi solitamente regna sovrana in tutta la Tosco-Padania ed il Lazio.

Un tragico incidente indubbiamente. Ma appare ancora più tragico e surreale che da questo fatto (amplificato incredibilmente dai giornali) debbano poi scaturire le scene da guerra civile somala viste di sfuggita in televisione (stranamente questa volta le telecamere non erano piazzate benissimo come invece qualche mese fa a Catania...) in così tante città del nord e del centro.


Niente a che vedere con il panorama del Massimino


L'Italia è oramai alla bancarotta morale ed economica (nonché storica) totale, ma ancora ci sono maiali razzisti che a Rai1 hanno mandato in onda un servizio con le immagini di Catania invece di quelle che venivano registrate in quelle ore. Ci sono ancora veri e propri delinquenti che si permettono di scrivere falsità come questa sul Corriere della Sera:

“È stata la prima, spettacolare reazione al grande silenzio a cui le curve erano state costrette negli ultimi mesi dall'offensiva dei decreti. Ingabbiati dai tornelli e dai biglietti nominativi, disconosciuti dalla tifoseria ufficiale, ormai censiti dalla polizia a decine e decine di migliaia, gli ultrà hanno tentato ieri di uscire dall'assedio con una mossa così evidente da sembrare disperata.”

Mentre la realtà è che negli ultimi mesi di disordini negli stadi e nelle città se sono avuti a ripetizione, e non solo nel calcio. Mentre la realtà è che centinaia e centinaia di balordi della stessa razza di quelli coinvolti nella rissa nell'autogrill, uomini e donne di ogni età e di ogni ceto sociale, hanno pensato bene di sfogare il vuoto nel quale vivono contro tutto quello che gli passava davanti.

Sarà fermato il campionato? Sarà squalificato il campo dell'Atalanta per una decina di giornate? Sarebbe giusto, ma sappiamo che non lo faranno (anzi, le immagini sono già scomparse dai siti, e si parla di pene “severissime”, tipo vietare la curva di Bergamo: ripeto sono solo dei porci razzisti) e non ce ne potrebbe fregare di meno. Perchè questo è il momento delle decisioni dure. Questo è il momento in cui un governo siciliano veramente autonomo avrebbe impedito a tutte le squadre siciliane di continuare a partecipare ai campionati nazionali (ed avrebbe fatto rispettare la sua decisione con la forza se necessario, tramite la polizia che dovrebbe controllare) nell'attesa di creare un proprio comitato olimpico e di smantellare finalmente quei bunker che sono diventati i nostri stadi restituendoli alla nostra gente ed ai nostri ragazzi.

Mentre ancora qui da noi c'è una famiglia che piange un morto senza che niente si sappia su cosa sia successo quella sera, in cui stranamente si erano raccolti a Catania agitatori provenienti da altre parti d'Italia. Intanto le squadre di Catania e Palermo continueranno e giocare in questa vergogna che è il campionato di serie A italiano infangando la memoria del commissario Raciti e la rispettabilità di tutti i siciliani. E siamo tutti responsabili, dato che buona parte dei soldi che spendiamo per assistere a spettacoli sportivi oggi servono a finanziare questa banda di delinquenti razzisti che abusivamente controlla tutto.
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martedì, settembre 25, 2007

Non è ancora finita...

E torniamo nuovamente al 2 febbraio scorso, una data che deve rimanere impressa a tutti siciliani, perché quel giorno si è consumato un attacco ben organizzato contro la Sicilia ed il popolo siciliano. Un attacco concentrico che ha visto allearsi buona parte dei nostri nemici. E prima che qualcuno protesti, ripetiamo che a noi piacciono i complotti: le prove che qualcosa si stava organizzando da tempo sono sotto gli occhi di tutti. Però è difficile comporre il puzzle. Noi per ora prendiamo indizi di qua e di là, ma presto cercheremo di dare un quadro organico della situazione.

E tanto per ricollegarci all'ultimo post pubblicato, cominciamo da casa nostra, e precisamente dal sito de La Sicilia, che nel dopo partita ha messo in bella mostra l'articolo 'Tifosi Catania: un arresto ed una denuncia'. Niente da fare: i catanesi sono degli animali, tutti hanno pensato leggendo il titolo di sfuggita, ma seguendo il link si scopre che l'energumeno arrestato pretendeva di fare entrare gratis il figliolo. Niente scontri tra Ultras.

Passiamo al continente, acculturato e civile, a tutti i giornali ed i siti, ai telegiornali ed alle radio, che a quanto mi risulta NON hanno mandato in mondovisione quello che era successo a Genova, dove tra uno scontro e l'altro, SESSANTA persone hanno sfondato il recinto di prefiltraggio. La Gazzetta dello Sport minimizza: 'ma sono stati fermati dai tornelli'. Chiaramente lo stadio di Marassi non è sicuro, mentre noi qui dobbiamo vivere in una città fortificata. Motivo? Colpire il morale, farti sentire in uno stato di assedio. Trucchetti vecchi... li conosciamo bene e non ci spaventano.

Ovviamente la settimana calcistica non è finita qui: 66 ultrà della Lazio sono stati fermati armati di MACHETE (tra le altre cose) mentre si organizzavano per la trasferta di Bergamo. Niente di straordinario. Niente vergogna nazionale o interrogazione parlamentare.

Ovviamente, come detto, i catanesi, secondo i titoli de La Sicilia, non sono stati da meno, visto che un energumeno ha dato uno schiaffo ad uno steward. Mi sembra che il paragone regga.

D'altronde nei giorni scorsi qualcosa di inquietante (ma non di sorprendente) è trapelato: altre due persone sono state arrestate per gli scontri del 2 febbraio. C'è però un particolare. Non sono catanesi. Anzi, sembra che si trovassero qui proprio per partecipare agli scontri.

Povero innominato! Tira la coperta da un lato e si scopre dall'altro... e così il giornalista che non sa come giustificare la cosa tira fuori dal cappello un bel deus ex machina:

C'erano anche ultras di altre squadre, la cui tifoseria è "alleata" con quella etnea, a partecipare agli scontri del 2 febbraio scorso allo stadio "Angelo Massimino"


Bisognerebbe andare a vedere se veramente la tifoseria del Napoli e quella del Lamezia Terme (le città di origine dei due delinquenti) siano veramente ambedue alleate di quella del Catania.

Intanto però la cosa ci conferma che gli scontri erano stati preparati per bene (non vorranno anche dirci che questi erano venuti qui da soli tanto per passare il tempo a prendersi a botte con i palermitani!), sconfessando il famoso scoop di Italia 1 (per la verità sospetto sin da subito) nel quale un preteso ultras del Catania sosteneva la casualità degli scontri (secondo l'Ultras la tifoseria catanese si stava preparando per ricevere i romani, e quel giorno non ci sarebbero dovuti essere scontri).

Gli “stranieri” in questione per di più sono volti noti nel mondo della violenza calcistica. O forse sarebbe meglio dire agitatori di professione? Vedremo. Intanto alla fine dell'articolo il giornalista precisa meglio le parole della Digos:

Secondo quanto riferisce la Digos, era andato per sostenere i suoi amici catanesi negli scontri con i palermitani e le forze dell'ordine.


Quindi non è chiaro se la Digos sostiene la tesi dell'alleanza tra tifoserie o quella del cane sciolto venuto qui appunto tanto per passare un po di tempo. Anche qui, il tempo sarà nostro alleato.

Nel frattempo godiamoci un po' di civiltà nordica....



Eppure il cantante non sembra avere accento siculo...




Pisa: matricole universitarie o delinquenti matricolati?




Parma-Juventus: non mi pare si giocasse al Massimino, guarda che prato!

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giovedì, agosto 30, 2007

Nemo Propheta in Patria

Chi vorrebbe mai essere la Cassandra di turno quando in ballo c'è la vita di così tanti concittadini? In Sicilia, terra si di contrasti, ma anche e soprattutto di ascari, questo qualcuno lo si può trovare. La storia di questo traditore, di questo profeta che spera ardentemente di non essere creduto, ce la racconta il giornalista Alfio Sciacca, ascaro anch'esso ed in forza al Corriere della Sera.

Il profeta altri non é se non uno dei più scadenti PM che abbiano mai calcato i palcoscenici dei tribunali italiani, palcoscenici sui quali si recita oramai a soggetto più per ottenere un posto nell'elite del mondo dello spettacolo che per l'esercizio della giustizia.

Ignazio Fonso si é occupato dei fatti dello scorso 2 febbraio dello stadio Massimino indagando sulla morte dell'ispettore Raciti senza riuscire a concludere un fico secco, visto che malgrado l'aiuto di una incredibile mole di dati e di registrazioni video non vi sia nessuno al momento accusato dell'omicidio in modo credibile. Anzi, non si sappia ancora come sia morto il poliziotto, né si sia fatta un ricostruzione ufficiale degli avvenimenti.

Sul quotidiano dello scorso 8 agosto il nostro addirittura profetizza (verbo usato dallo Sciacca Alfio): “Se il buongiorno si vede dal mattino non c'è da stare allegri (...). Se non si interverrà con durezza é facile prevedere che il prossimo 2 dicembre, in occasione del derby con il Palermo, si ripetano scontri e attacchi alla polizia”.

E visto che sicuramente non si interverrà con durezza (Ma contro chi? Contro che cosa? Il nostro non lo dice...) crediamo che la speranza dell'inconcludente mangiastipendi sia proprio quella di poter profetizzare correttamente.

Qui forse si tralascia qualcosa: chi doveva intervenire la scorsa stagione e chi dovrà intervenire ora, non sono altri che le forze dell'ordine, cioè il questore Capomacchia. Sembrerebbe quindi che il dito sia puntato verso lo stato (come dovrebbe in verità essere puntato, visto che é lo stato incaricato di mantenere l'ordine, e non i cittadini o le società di calcio). I due ascari invece, con domande e risposte telefonate, suggeriscono proprio il contrario: e cioè che sia responsabilità della società di calcio, del comune e dei catanesi tutti mantenere l'ordine (vedi frasi del tipo “se non si fa veramente funzionare il prefiltraggio” oppure “incredibile é stata l'indifferenza della città”)

Certo sarebbe bello se i catanesi (ed i siciliani in generale) potessero veramente prendere in mano il governo della loro isola: siamo sicuri che gente come Sciacca, Fonso e Capomacchia sarebbero subito cacciati via. Ma purtroppo siamo ancora sottomessi, e dobbiamo leggere frasi del tipo “Temo che con questa voglia di inseguire sul caso Raciti assurde tesi sul fuoco amico...”, tesi peraltro tanto assurde da essere suggerite anche nel rapporto del RIS di Parma.

Comunque in base ai segnali dati sin qui, sembra chiaro che in occasione del derby calcistico più seguito al mondo (ecco un indizio importante!) non ci sarà un servizio d'ordine degno di questo nome, malgrado l'estorsione perpetrata dalla polizia di stato ai danni dei contribuenti del comune etneo sotto l'insegna di una maggiore sicurezza (ma anche qualcun altro pretendeva soldi in cambio di sicurezza a Catania, mi pare...), estorsione alla quale le autorità comunali e provinciali hanno subito ceduto, timorose forse di chissà quali rappresaglie personali.

Quest'anno allo stadio a Catania si andrà con la paura che qualcuno oltrefaro, tramite manodopera locale, stia tramando per fare diventare il Massimino un altro Heysel (dove guarda caso perirono diversi siciliani...). Un contentino però ce lo vogliono dare: la didascalia della foto a corredo dell'articolo di Sciacca dice testualmente “fuori dello stadio Massimino (...) scoppia una guerriglia”. Quindi almeno ammettono che la squalifica dello stadio, a norma di regolamento, sia stata ingiusta. Peccato! Detto ora, un paio di mesi dopo la fine del campionato, questa calcolata ammissione suona più come una beffa...
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lunedì, luglio 30, 2007

Il ritorno degli sceicchi

Per fortuna il campionato sta per ricominciare. Il disastro di una nazione in saldo potrà di nuovo essere nascosto dietro il marcio e la corruzione dello “sport” nazionale. Tutto è pronto. Si tratta solo di posizionare i riflettori al punto giusto, per fare in modo che si accendano quando sia necessario e poi pronti, via! Esattamente come prima. Nessuna novità.

E come l'anno scorso si riparte subito dal Catania: la passata stagione pubblicando un articolo preparatorio su Gazzetta.it dove si metteva l'Italia in guardia contro i violenti tifosi della squadra etnea, oggi continuando a parlare del caso Raciti.

Ma senza scandalizzarsi più di tanto per il fatto che ancora non si sappia chi abbia ucciso l'ispettore, e senza riportare la tesi più accreditata: quella del fuoco amico. Si parla solo della scarcerazione di Antonino Speziale, oggi rinchiuso in un centro di recupero. Accostandola ad un vecchio articolo che ci riporta al 2 febbraio (vi si può accedere cliccando in alto a destra): ovviamente un articolo che dice il falso, perché Raciti non è morto colpito da una bomba carta.

Pirandelliano: tolto alla famiglia per una resistenza a pubblico ufficiale. Ma non è maggiorenne oggi Speziale? Come può un tribunale togliere un maggiorenne alla famiglia? Bah... E comunque che centra l'accostamento di Speziale con il vecchio articolo sulla bomba carta? Il ragazzo non era accusato di aver usato un lavello?

Troppa attenzione sospetta su questa storia, come al solito. Tanto che Grazia Lizzio, la moglie di un altro Ispettore (capo) di Polizia, morto però per mano di mafia, non ha potuto fare a meno di dire la sua: “Non c'è neppure una targa che lo ricordi”. “Non siamo mai stati invitati alla festa della polizia”, sempre attraverso una di quelle lettere aperte che non vengono mai lette dagli interessati.

Chi non vede in queste parole un riferimento alla signora Raciti alzi la mano. La signora Raciti. Per bocca del suo avvocato risponde malamente al padre del ragazzo ingiustamente accusato dell'omicidio del marito, ma poi non chiede di sapere la verità sulla tragedia. Come è morto Raciti? Com'è che nessuno chiede conto e ragione al questore?

Ma i pezzi del mosaico a poco a poco si compongono. In questi giorni l'ultimo numero de La Voce dell'Isola propone alcuni “sussurri” che circolano da tempo in città, secondo i quali gli scontri del Massimino sarebbero parte di una serie di schermaglie tra polizia e piccoli spacciatori di quartiere.

Una pista da non sottovalutare, anche alla luce di quello che è venuto fuori dalle intercettazioni di alcune telefonate tra terroristi di sinistra, dove si parla del 2 febbraio come di una vera e propria rivoluzione contro le forze dell'ordine.

Senza voler dare troppo peso alle noiose interpretazioni dei brigatisti, essi fanno notare “che il casino è venuto fuori per il lancio di lacrimogeni, finiti, forse per errore, all'interno dello stadio, determinato, però, da incidenti all'esterno”. Ma guarda un pò: in una grande e moderna democrazia come l'Italia, ci volevano i terroristi per fare finalmente dire ad un mezzo d'informazione qualcosa di sensato!

E devono essere ancora i brigatisti a parlare per far dire al giornale quello che tutti sanno: “lo stadio, nel clima di dispersione avanzante, sia diventato un luogo di aggregazione e di espressione del disagio sociale”, anche se neanche loro sembrano aver capito che proprio questo è il gioco dello stato.

E si ricomincia anche sul fronte dei tifosi del Catania che commettono danni a casa degli altri, in Val D'Aosta. E dal Catania che paga. E si lamenta.

Secondo l' A.D. del Catania, Pietro Lo Monaco, abbiamo fatto brutta figura. Per quel che mi riguarda la brutta figura l'ha fatta solo chi quei danni ha causato. Non tutti i catanesi o i siciliani. Se i signorini valdostani hanno generalizzato, vuol dire che pensavano male già da prima, malgrado almeno un terzo della loro rappresentativa sia fatta di “oriundi” siciliani. E poi, se c'è qualcuno che ha motivo per pensare male, questi sono i siciliani che si ritrovano le grinfie padane in casa da 150 anni mentre gli ascari fanno il palo combinando danni ben maggiori.

Signor Pulvirenti, tutti capiamo la sua preoccupazione per quello che è successo a Chatillion, ma se crede che gli sceicchi del pallone quest'anno non abbiano niente in serbo per lei, si sbaglia di grosso. Senza offesa per gli sceicchi veri, s'intende.



Alessandro Mancuso: un siciliano che capisce la lingua degli sceicchi.

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martedì, giugno 05, 2007

Scarcerazioni facili

Quando avevo previsto che la posizione di AS riguardo i fatti del 2 febbraio scorso a Catania e riguardo l'uccisione del Commissario Raciti non si sarebbe risolta se non dopo il verdetto sul campionato della squadra di calcio del Catania (permanenza o retrocessione) non pensavo di colpire il bersaglio con tanta precisione.

I risultati degli esami condotti dal RIS di Parma sono infatti trapelati poco prima della partita finale con il Chievo, decisiva ai fini della salvezza, e non sono stati ufficializzati sino al martedi dopo. Ora, una settimana dopo la stessa partita, cade anche la misura di detenzione del ragazzo per i fatti di cui sopra (AS rimane in carcere per resistenza a pubblico ufficiale, caso piu unico che raro in Italia).

Ancora, il settimanale L'Espresso questa settimana torna a proporre con piu insistenza di prima l'ipotesi del fuoco amico. Tutto cio trasmette dei sinistri brividi di freddo lungo la spina dorsale dello scrivente, perche la figura che si sta componendo assume dei contorni parecchio inquietanti.

Ma qual era il legame tra AS ed il campionato del Catania? Presto detto: la squalifica dello stadio (e direi della citta intera) era basata sul fatto che l'aggressione a Raciti fosse avvenuta all'interno dello stadio. Il regolamento della FIGC prevede infatti la responsabilita oggettiva delle societa solo per i fatti avvenuti all'interno degli impianti. Caduta l'ipotesi AS, cade anche la squalifica dello stadio.

Se veramente esiste una dichiarazione di un polizziotto riguardo l'urto di Raciti con il mezzo della polizia, come mai sino ad ora la cosa e stata negata dagli inquirenti? Come mai il signor Capomacchia non viene crtiticato da nessuno? Forse che il questore di Catania abbia effettivamente fatto esclusivamente il suo dovere? Come mai il gruppo di scalmanati che aggredi la polizia FUORI dallo stadio era composto interamente da minorenni? Chi li ha organizzati? Come mai furono sparati quei razzi all'interno della curva nord con il conseguente pericolo che nella bolgia che poteva seguirne potessero perdere la vita schiacciate decine di persone? Si stava forse puntando ad un nuovo Heysel?

Ed infine, la cosa secondo me piu inquietante di tutte, come mai anche da Parma hanno comunicato i risultati solo DOPO (o meglio: appena dopo. Che tempismo!) la partita Catania - Chievo?
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venerdì, maggio 11, 2007

Partita facile

Leggete questo articolo apparso oggi sul sito de La Sicilia, soffermandovi sulla seguente frase:

'(...) curva nord, la stessa in cui è morto Filippo Raciti (...)'

Non suona un po' strana? Certo non è neanche lontanamente possibile pensare che il giornalista non sappia che quello che sta scrivendo è falso. E non è possibile credere che un giornalista scriva coscientemente il falso per sua libera iniziativa.

Intanto questo incredibile 'lapsus' ci dice tutto. Come sono andare le cose veramente quel 2 febbraio. Come AS debba a tutti costi rimanere dentro altrimenti la labile connessione tra causa (delinquenza di una città intera) ed effetto (squalifica dello stadio e distruzione dell'immagine della città) viene meno.

Guardate ora quest'altro articolo e riflettete su questa frase:

'(...) Ucciso (...) durante gli scontri tra i tifosi della squadra etnea e del Palermo (...)'

Un'altro falso: ora anche i tifosi del Palermo sono tirati dentro. In questo modo si crede di portare tutta l'isola alla gogna. Che furbizia questi signori...

E sì: il derby tra Palermo e Catania era diventato la partita più importante del campionato italiano, trasmessa in diretta in tutto il pianeta. E se il Catania dovesse rimanere in serie A, per scongiurare il pericolo che questo si ripeta hanno fatto una leggina particolare, secondo la quale gli scontri più a rischio si potranno giocare a porte chiuse preventivamente. E visto che non si ritiene necessario giocare a porte chiuse partite quali Roma-Lazio o Roma-Milan o nessun altra partita della Serie A, come dimostrato durante quest'ultimo girone di ritorno, provate ad immaginare quando verrà usata per la prima volta questa leggina...

Hanno avuto gioco facile ad approfittarsi del dolore delle persone, a scatenare zizzania servendosi del dolore della vedova Raciti, della vedova D'Arrigo o della sorella del giudice Borsellino. Ma chi li sta ascoltando? A chi credono di impressionare con l'intitolazione della sala del senato a Filippo Raciti, la cui memoria continuano a denigrare giornalmente? Come si dice dalle nostre parti: iddi sa cantanu e iddi sa sonanu.

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