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domenica, giugno 14, 2009

Il duello

Una lotta immane, tra due concezioni diverse del mondo e della vita. La storia umana è dilaniata da questo ciclico scontro che raggiunge nei millenni altissime intensità per poi apparentemente placarsi mentre chi viene sconfitto cerca di riorganizzarsi per sferrare il prossimo attacco.

Nei nostri giorni stiamo attraversando uno di questi picchi di intensità, duemila anni dopo quello racchiuso tra le crocefissione di Cristo e la caduta dell'impero romano.

Due forze che attraggono l'uomo in direzioni opposte: l'una verso il cielo e l'altra verso gli inferi. L'una verso l'anima e l'altra verso il corpo. Ascesi contro materialismo.

Lo scontro tra Cristo ed Anticristo, nella nostra vita quotidiana rappresentato dagli elementi magici che più richiamano le due parti: sesso e castità.

Ogni volta che ci abbandoniamo al nostro corpo ci leghiamo alla terra evocando forze infere. Ogni volta che rinunciamo a quel corpo ascendiamo ed evochiamo forze celesti.

E così la nostra vita ondeggia tra i due estremi incapace di ricomporre lo squilibrio in cui il mondo è caduto. Ondeggia tra sesso e castità, mentre oggi ribussa l'eterna lotta tra questi due elementi.

La lotta tra la luce ed il buio, dove forze oscure si scatenano. Dove siamo costantemente risucchiati, nostro malgrado, a scegliere in ogni attimo della nostra esistenza. Senza speranza di soluzione alcuna.




Andando a caso consideravo girando per strade vuote
che l’equilibrio si vede da sè si avverte immediatamente
Ribussa ai miei pensieri un desiderio di ieri
ed è l’eterna lotta tra sesso e castità
Chissà com’è la tua vita oggi
e chissà perché avrò abdicato

Scorrono gli anni nascosti dal fatto che c’è sempre molto da fare
e il tempo presente si lascia fuggire con scuse condizionali
Ribussa ai miei pensieri un desiderio di ieri
ed è l’eterno scontro tra sesso e castità

Chissà com’è la tua vita oggi
e chissà perché avrò abdicato

Tra i sussurri l’indolente ebbrezza di ascendere e cadere qui
tra la vita e il sonno, la luce e il buio dove forze oscure
da sempre si scatenano

Felici i giorni in cui il fato ti riempie di lacrime ed arcobaleni
della lussuria che tenta i papaveri con turbinii e voglie

……chissà perché avrò abdicato con te riproverei….
Per capriccio gioco per necessità
Mi divido così tra astinenza e pentimenti
tra sesso e castità


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domenica, aprile 26, 2009

L'obelisco del mondo (seconda parte)

Leggi la prima parte

Premessa: Secondo il Libro dei Re (7:21) il Tiro Chiram “21Eresse le colonne nel vestibolo del tempio. Eresse la colonna di destra, che chiamò Iachin ed eresse la colonna di sinistra, che chiamò Boaz. 22Così fu terminato il lavoro delle colonne.”. Poche parole che però sono abbastanza per permettere ad un esperto archeologo, quale il Prof. Negri, di asserire che “Il portale monumentale [del tempio addossato al Kothon di Mozia fu] realizzato dagli architetti tirii anche nel Tempio di Salomone a Gerusalemme”. Questo per mettere nella giusta prospettiva le “labili” tracce seguite in questi due post. Abbiamo chiuso la prima parte parlando del primo Tempio di Salomone. Apriamo la seconda saltando all'era del secondo Tempio. I fili sono tanti e complicati. Ma alla fine della storia alcuni di essi si ricollegano. Labili tracce che necessitano di parecchi approfondimenti.

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Lo scorso dicembre il National Geographic (versione inglese) andò tempestivamente in edicola con il mirino puntato sulla Palestina: appena in tempo per richiamare l'attenzione su un determinato periodo storico prima che l'esercito israeliano lanciasse la sua feroce offensiva su Gaza.

La copertina recitava: “Il vero re Erode [il grande, ndr] – Architetto della Terra Santa” mostrando i resti dell'imponente palazzo da lui costruito a Masada, ad oriente della Striscia di Gaza sulle sponde del Mar Morto. Ma tra le pagine patinate della rivista era qualcos'altro a farla da padrone: il Secondo Tempio di Salomone, costruito dal re giudeo nel 10 a.c.

Basta leggere tra le prime righe dell'articolo ("King Herod Revealed - The Holy Land's visionary builder") per rendersi conto sotto quale nuova luce si vuole ritrarre Erode il grande:

“Un leader astuto e generoso, un brillante generale, ed uno dei più immaginari ed energetici costruttori del mondo antico, Erode guidò il suo regno a nuove prosperità e potere. Malgrado ciò, oggi egli è meglio conosciuto come il viscido e omicida monarca del Vangelo di Matteo, che fece massacrare ogni bambino maschio in Betlemme in un tentativo senza successo di uccidere il neonato Gesù, il profetizzato Re dei Giudei. (...) Erode è quasi certamente innocente di questo crimine, del quale non vi è alcuna notizia se non nel racconto di Matteo.”

Si è più volte accennato al Vangelo di Matteo: è l'unico di tutti i Vangeli a riportare un episodio che però è diventato uno dei più famosi di tutta la vita di Cristo, la “Strage degli Innocenti”. L'unicità del racconto è sospetta da un punto di vista storico. Ma considerarlo una mera invenzione è allo stesso tempo ingenuo. Di tanto in tanto qualche commentatore parla di un modo per nascondere dietro dei simboli i sacrifici di infanti perpetrati da Erode.

Erode non era un ebreo “purosangue”: di madre araba, era figlio di un consigliere di stirpe Edomita del re dei Giudei. Gli edomiti erano i discendenti di Esau, fratello maggiore di Giacobbe, figlio di Isacco e nipote di Abramo. Il “meticcio” ascese al trono grazie al servilismo dimostrato verso i romani, nei fatti costringendo Israele al giogo romano sopprimendo gli aneliti di libertà dei suoi conterranei.

Ed è proprio questo lato “servile” del re giudeo che al National Geographic sembrano apprezzare maggiormente:

“L'accordo di Erode con i Romani, a lungo considerato un tradimento, ora comincia ad essere visto più come capacità politica”

Il parallelo tracciato da queste parole è sin troppo evidente per non saltare subito all'occhio. Si intravede, dietro queste due righe di esaltazione del ruolo “ascarico” di Erode, un nuovo regno di Israele sottomesso tramite il suo re ad un impero esterno in qualche modo simile a quello romano di 2000 anni fa.

Essendo questo il National Geographic si è subito portati a pensare all'impero “americano”. Ma su queste pagine abbiamo già spiegato come l'attuale impero americano non sia altro che una momentanea emanazione dell'impero neo-pagano dell'Entità, la piovra finanziaria apolide che controlla l'occidente.

Ma non fu propriamente Erode a consegnare gli Ebrei nelle mani di Roma. Egli si limitò a continuare la politica iniziata dal suo predecessore. I romani si inserirono nella lotta tra due fratelli per il trono di Giudea (Aristobulo ed Hycarnus) appoggiando quello che poi vinse (Hycarnus).

Quello che sembra differenziare Erode da Hycarnus è la sua opera architettonica, come richiamato dalla copertina. E la sua opera principale fu la ricostruzione del tempio di Salomone a Gerusalemme, di cui oggi rimane il famoso muro del pianto e sulle cui fondamenta si trova oggi la spianata delle moschee.

Ritornando alla figura di Erode, la sua riabilitazione ha provocato nei lettori cristiani del National qualche malumore, come testimoniato dalla lettere di protesta pubblicate nell'edizione americana di questo mese (aprile 2008). Ecco come risponde la redazione, focalizzando proprio l'episodio della strage:

Abbiamo ricevuto un gran numero di lettere di protesta per aver detto che Erode è quasi sicuramente innocente dell'infanticidio descritto nel Vangelo di Matteo (...). Confermiamo quanto detto. (...) Detto questo (...) l'uccisione di giovani ragazzi a Betlemme – o di chiunque altro che potesse rappresentare una minaccia per lui – sarebbe stata sicuramente consistente con la sua personalità.

L'aggiunta “chiunque altro che potesse rappresentare una minaccia per lui” non ci convince tanto. Che Erode fosse dedito a strani sacrifici lo conferma altrove lo stesso articolo:

Durante la sua ultima malattia egli progettò un piano per precipitare l'intero regno nel lutto dopo la sua morte, ordinando al suo esercito di imprigionare un gruppo di cittadini dell'elite giudea nell'ippodromo e di massacrarli quando la sua morte fosse stata annunciata.

Malgrado le ricercate parole, la verità è sin troppo ovvia: Erode aveva programmato un immenso sacrificio umano collettivo di ebrei. Come fare a non pensare che si dedicasse a certe attività anche da vivo?

Insomma, la domanda dobbiamo porcela: il tempio di Erode era veramente il tempio di una religione monoteista? Che riti si praticavano all'interno di quel tempio il cui ingresso ricordava (come per il suo predecessore) quello dei luoghi di culto dedicati a Baal e ad Astarte, culti che a Mozia abbiamo visto collegati al Tofet degli infanti sacrificati? Erano quelli veramente dei riti ebrei?

I collegamenti descritti sino ad ora potrebbero sembrare alquanto labili. Stiamo supponendo in pratica che questa Entità, più o meno coincidente con l'elite finanziaria globale, sia composta non da ebrei, come spesso sostenuto, ma da seguaci del culto di Baal. Sarebbero dunque loro a volere la ricostruzione del tempio.

Stiamo anche suggerendo che neanche i vertici del moderno stato israeliano siano realmente ebrei. Ma come Erode 2000 anni fa, seguaci di quei culti di origine fenicia. Gli ebrei sarebbero solo “ostaggi”.

Esistono degli indizi in questo senso. Ed i più lampanti sono tutti contenuti in un'altra opera architettonica: la sede della Corte Suprema israeliana, inaugurata nel 1992.

Per capire a cosa mi riferisco, basta andare su Google Immagini e digitare “corte suprema Israele”, o meglio ancora, in inglese “Israel supreme court”. Appariranno obelischi, piramidi e laghi sacri: sono tutti simboli inseriti nell'esoterica costruzione.

Nella foto a lato, sul tetto della struttura vediamo evidenziata la piramide con l'occhio, mentre in quella più in basso, tratta dal sito dell'ambasciata israeliana in Italia, si vede il lago sacro con il canale proveniente dall'interno di una costruzione. Altri descrivono nel giardino annesso un “obelisco egizio occulto”, dato dallo stesso canale visto in prospettiva.

All'interno della struttura è impossibile rintracciare i finanziatori del prodigio architettonico: una lettera in cui Dorothy Rothschild esprime l'intenzione di donare qualcosa per la sua costruzione fa bella mostra di sé.

Furono lei e suo marito Jones a fondare la Yad Hanadiv, una associazione dedicata al supporto di Israele che poi finanziò proprio la corte suprema.

Jones era figlio di Edmund de Rothschild, uno dei padri fondatori di Israele. In memoria del quale fu emesso anche un francobollo.

Rimane da stabilire se i personaggi nominati (da Erode il grande a Dorothy de Rothschild) siano ebrei o no. Se siano ad esempio seguaci del culto di Baal.

Abbiamo detto che Erode era un edomita. Riprendo da wikipedia le poche righe di descrizione del tipo di religione seguito dagli antenati del “grande” re:

La natura della religione edomita resta ampiamente ignota. Come parte della cultura cananea, si ipotizza adorassero divinità quali El, Baal e Asherah. Gli Edomiti potrebbero aver avuto come loro dio nazionale Kaus o Qos. [*]

Lo scrittore palermitano Salvatore Requirez nel suo splendido libro “Il Leone di Palermo” (Flaccovio Editore) ripercorre le vicende che caratterizzarono la parte discendente della parabola della famiglia Florio.

In uno dei capitoli si descrive un incontro a Palermo tra Ignazio Florio ed il barone Edmund de Rothschild, al tempo già impegnato nella causa sionista.

L'imprenditore palermitano chiedeva appoggio per le sue imprese, appoggio che il finanziere negò. Forse i Florio non si erano ancora accorti dei “nuovi dei che avanzavano”.

Il colloquio, nella finzione del romanzo, fu interrotto dall'arrivo di un amico comune: Giuseppe (Joseph) Isaac Spatafora Whitaker.

Post correlato:
Il centro del mondo

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[*] Da segnalare un altro importante particolare che si riallaccia al parallelo tra l'impero romano e quello dell'Entità: secondo la tradizione ebraica sarebbero stati proprio gli Edomiti a fondare Roma.

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mercoledì, aprile 15, 2009

L'obelisco del mondo (prima parte)

Venti di profezia
parlano di nuovi dei che avanzano
Il vuoto – Franco Battiato


Premessa: La storia scritta dai romani ci dice che le donne puniche dell'isola di Mozia, oggi nel trapanese, erano orgogliose di poter donare i loro figli appena nati per quegli assassinii rituali, tanto il potere era stato capace di manipolare il popolo.

Molti secoli dopo in quei placidi lidi sbarcarono gli inglesi, che si misero subito in affari impiantando produzioni di vino Marsala da esportare attraverso il loro impero.

Fu un (siculo) inglese, Giuseppe (Joseph) Isaac Spatafora Whitaker, proprietario dell'isola, a dare inizio agli scavi archeologici nel 1906, individuandone gli elementi principali: dal Tofet (il cimitero degli infanti sacrificati), al santuario del “cappiddazzu”, al Kothon.

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Gli scavi di Mozia sono oggi divenuti uno dei principali siti archeologici della Sicilia. L'attenzione è sicuramente giustificata, essendo questo l'unico insediamento fenicio in Sicilia ad essere giunto ai nostri giorni quasi intatto. Malgrado i libri di storia siano dimentichi a riguardo, i fenici prima dell'arrivo dei greci controllavano tutti i maggiori centri dell'isola incluse Siracusa e Catania (particolare questo che contribuisce a rendere poco credibile la supposta divisione dei popoli siciliani pre-greci in Elimi, Siculi e Sicani, vedi il post “Da dove vengono i Siciliani”). Costretti a retrocedere, l'ultima loro roccaforte fu l'isolotto dello stagnone di Marsala, conquistato da Dionigi, tiranno di Siracusa, nel 397 a.c.

Gli ultimi eccezionali ritrovamenti stravolgono completamente molte delle idee sul significato dei principali edifici della cittadina, in particolare quello del cosiddetto “Kothon”.

Un dettagliato resoconto dello stato attuale delle ricerche è stato pubblicato dalla rivista “Kalòs – Arte in Sicilia”, un prodotto editoriale di altissima qualità e che mette in risalto sempre il meglio della nostra storia e della nostra cultura.

L'articolo “Il lago sacro e l'obelisco”, scritto dal Professore Lorenzo Nigro dell'Università La Sapienza di Roma e pubblicato nel numero di febbraio-marzo 2007, rende noti ad un pubblico più vasto dettagli che suggeriscono un lungo filo, sottile ma resistente, che collega l'antica Mozia con l'era moderna.

Chi ha visitato il sito, incastonato tra i cristalli di sale dello stagnone, ricorderà come la guida turistica segnalava nel quadrante sud-occidentale dell'isolotto un “bacino di carenaggio” o porticciolo dove avrebbero riparato le barche dei pescatori, appunto il “Kothon” (vedi mappa dal sito dedicato alla campagna di scavi dall'ateneo de La Sapienza).

Le ultime scoperte hanno dimostrato che il significato di questo “bacino” è totalmente differente:

Nel suo impianto originario la vasca non era collegata con il canale che, apparentemente, la connette alla laguna dello stagnone di Marsala.

Particolare che non rende plausibile il suo utilizzo quale bacino di carenaggio. Invece, a ridosso del margine orientale del Kothon è stato scoperto un imponente edificio sacro, anch'esso distrutto da Dionigi di Siracusa nel 397 a.c.

La struttura di quest'area sacra presenta dei particolari di notevole interesse: oltre una porta monumentale affaciantesi sul Kothon, all'interno del perimetro del tempio troviamo degli elementi che ci avvicinano alle origini fenicie dei coloni punici di Mozia, e cioè un pozzo sacro ed un obelisco addossato ad una piccola piattaforma cultuale.

Dal pozzo e dall'obelisco si dipartono due condotti che poco dopo si uniscono per andare a terminare nel bacino del Kothon. Questi condotti sono da mettere in relazione con un'altra recente scoperta: sul lato settentrionale del bacino, una volta prosciugato lo stesso, sgorga la stessa sorgente che alimentava il pozzo sacro. E “se si ripristina il livello originale [di 2500 anni fa, ndr] delle acque dello stagnone (...) la sorgente non è più sommersa e riprende ad alimentare la vasca del Kothon e il pozzo sacro al centro del tempio. Il Kothon appare allora come una grande piscina d'acqua dolce, la cui funzione deve essere ricercata in ambito religioso.

Secondo il ricercatore questi condotti erano “per lo scolo nel sottosuolo e lo smaltimento dei liquidi” provenienti dal consumo di libagioni nell'area cultuale. Ma il termine “smaltimento” non sembra il più appropriato, quando il canale di scolo terminava all'interno del bacino sacro fulcro del rito. Più che ad un rifiuto, quello che arrivava al laghetto tramite le canalette dovrebbe essere associato ad una offerta. E' difficile credere che un semplice canale di smaltimento possa essere stato collegato al lago sacro.

In fondo, la funzione simbolica (o anche esoterica...) di queste offerte è spiegata poco oltre nell'articolo:

al tempio degli dèi Atargatis e Hadad a Hierapolis di Siria (De Syria Dea, 12-28), dove le libagioni venivano effettuate in memoria del Diluvio, versando acqua marina in una “voragine”, e stavano a rappresentare il ritorno agli inferi delle acque dell'abisso (fuoriuscite con il diluvio), dal quale doveva riemergere la vita

inoltre per “le acque e la loro presenza nei templi (...) non [si deve escludere] il più ampio e fondante significato che alle stesse veniva attribuito come elemento di connessione tra il mondo terreno e quello sotterraneo, dal quale doveva essere riportata la vita sulla terra in occasione della primavera. Il dio Baal, nei testi mitologici della città di Ugarit, riusciva nell'impresa affrontando il malvagio dio delle acque marine Yam, un successo che si doveva rinnovare ogni anno e che era propiziato dalla sua paredra Astarte e suggellato anche da precisi eventi naturali ed astronomici[*]

L'autore ci fa notare anche un altro interessante particolare, risiedente nella prospettiva offerta a chi dal bacino osservasse la porta monumentale. In questo caso l'obelisco apparirebbe inquadrato nel portale del tempio, “in un modo che possiamo immaginare grazie alle rappresentazioni scolpite sulle numerose stele del Tofet” (vedi figura a lato).

Non dovrebbe allora sembrare troppo azzardato mettere in relazione i sacrifici di infanti (seppelliti nel Tofet) con quei rituali che si sarebbero celebrati nel tempio, tanto più che secondo quanto rivelato da un'altra campagna di scavi dello stesso Nigro (“Mozia ed il segreto di Astarte”, Archeo luglio 2008) il culto di Astarte era sentitissimo a Mozia e che incidentalmente, tra le stele del Tofet di Mozia si sono ritrovate diverse statuette rappresentanti la dea.

Se i fanciulli venivano sacrificati ai piedi dell'obelisco, allora la canaletta avrebbe portato al lago come offerta il sangue di quelle piccole vittime come elemento propiziatorio in vista della battaglia tra Baal e Yam, tramite la sua associata Astarte (o Venere, il pianeta rosso).

I collegamenti tra i sacrifici umani, l'obelisco e l'acqua sgorgante dal sottosuolo sono stati suggeriti anche altrove. Un esempio di notevole forza scenografica proviene da un film : “From hell” o “La vera storia di Jack lo squartatore” nella sua versione italiana (vedi il post “Labirinto infernale”), successo hollywoodiano interpretato da Jhonny Depp.

Secondo la versione romanzata della torbida vicenda londinese, quegli assassini sarebbero maturati in ambito massonico e sarebbero stati eseguiti secondo determinati rituali. In questi rituali l'importanza dell'elemento acqueo nel film viene suggerita senza essere citata esplicitamente. Alcuni degli omicidi avvennero in giorni di pioggia (un diluvio simbolico) mentre in un altro caso una delle vittime si vedeva riflessa nello specchio di una pozzanghera (il lago sacro, appunto) prima di essere sacrificata. Nel frattempo un obelisco viene inquadrato nel film nelle notti in cui il killer (o la setta...) agiva (vedi immagine all'inizio del post o trailer film in basso).

Per quanto questi siano solo degli artifici narrativi non verificabili nella realtà, nei resoconti dei fatti di allora si ritrova un dettaglio tralasciato nel film ma pertinente. Vicino al corpo della seconda vittima, Annie Chapman, sotto un rubinetto dell'acqua fu trovato un grembiule di cuoio sporco di sangue ed inzuppato d'acqua, come se fosse stato lavato.

La simbologia di questo ritrovamento è fenomenale: il grembiule richiama l'ambiente massonico, lavato in acqua dopo (immaginiamo) essere stato sporcato di sangue, azione che richiamerebbe i riti di Baal descritti sopra. In quel luogo ed in quel momento storico poi richiama anche il Tempio di Salomone: nella realtà quello era un grembiule da macellaio, il principale mestiere degli ebrei nel quartiere di Whitechapel a Londra sul finire del XIX secolo.

Quel ritrovamento non avrebbe dovuto incolpare gli ebrei, come credette il popolo allora (e come preferirono credere gli inquirenti). Avrebbe dovuto indicare un luogo preciso, anche in virtù del fatto che i liberi muratori fanno idealmente risalire la loro origine proprio alle congregazioni dei manovali che costruirono quel Tempio.

Come rileva il professore Nigro nell'articolo pubblicato su Kalòs, “Il portale monumentale [del tempio addossato al Kothon di Mozia, ndr] era contraddistinto, inoltre, dalla presenza di due pilastrini inseriti all'interno delle ante, privi di qualsiasi funzione strutturale,e che devono essere considerati una rielaborazione punica di un classico apprestamento dei templi fenici, già descritto da Giuseppe Flavio (C. Ap. 1, 112-127) a proposito del tempio di Zeus (Baal Shamin) a Tiro, ossia la coppia di pilastri anteriori riccamente decorati e recanti probabilmente alcuni simboli divini (e realizzato dagli architetti tirii anche nel Tempio di Salomone a Gerusalemme, secondo la nota descrizione del I Libro dei Re, 7:21)

(Fine prima parte)

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[*] L'obelisco e le due stele eretti accanto al pozzo sarebbero allineati con il punto dove, al solstizio d'inverno (21 dicembre) sorge la costellazione di Orione, il Baal fenicio. Recenti “profezie”, riportate anche dal programma televisivo Voyager, indicano per la fine del mondo la data del 21-12-2012.

Sui fenici e sui sacrifici umani vedi anche i seguenti post:
Figli di (prima parte)
Figli di (seconda parte)
Figli di (terza parte)



Ten Bells: pub o ingresso del Tempio? (vedi a 0:36”)

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giovedì, gennaio 08, 2009

Il centro del mondo

L'argomento religioso negli ultimi post sembra essere stato portato prepotentemente alla ribalta. Dietro questo “revival” non si cela la voglia di predicare o di convertire. L'obiettivo de Il Consiglio non è cambiato: svelare, togliere il velo che ricopre i fatti che accadono intorno a noi e mostrarli nella loro cruda essenza. O almeno provare a farlo.

L'unico lusso è il punto di osservazione, cioè la Sicilia: nessun mistero su questo.

La religione assume una posizione predominante in funzione del fatto che, volenti o nolenti, le motivazioni di fondo che hanno mosso (e che tuttora muovono) le azioni dell'uomo (che ci piaccia o no) siano quasi esclusivamente religiose. Mistiche, esoteriche se preferiamo.

Questo rende automaticamente la neutralità (anche nel senso di ateismo) una chimera, uno stato del sè inadeguato ed inattuabile. Rende la neutralità sinonimo di ignavia. E non è detto che in questo campo l'ignavia abbia spazio reale, poiché molto probabilmente tutti siamo destinati a prendere una parte, volenti o nolenti.

Ma chi ha il coraggio di guardare sotto il velo potrà schierarsi con consapevolezza, dall'una o dall'altra parte. Altrimenti, qualcuno sceglierà per lui. E forse è proprio questa l'ignavia: quella di lasciare che qualcun altro scelga per noi.

Per vedere all'opera tutto questo oggi faremo un viaggio nel centro del mondo: la Palestina (delusi che non sia la Sicilia?).

Ne abbiamo sentite di tutti i colori: genocidio, terrorismo, guerra, ribellione, razzi, carri armati, cessate il fuoco e nuove offensive. Tutti fanno politica intorno a quella striscia di terra. Perché?

“Fanno politica”. Che è come dire che la verità non è tutta in quelle parole. Come sempre c'è qualcosa un po' più in là. Un “più in là” che è sotto gli occhi di tutti, contenuto nelle Sacre Scritture. E la verità è la stessa per tutti: cristiani, musulmani, ebrei e pagani. Tutti ruotano intorno allo stesso luogo, alle stesse parole.

Gli obiettivi di ciascuno sono scritti e per capire cosa sta realmente succedendo a Gaza basta aprire il libro e leggere.

Partiamo dagli israeliani. Il loro obiettivo finale non è semplicemente la sopravvivenza di Israele. Non è l'espulsione dei palestinesi. Non è neanche il loro annientamento (genocidio). Il loro vero obiettivo è la ricostruzione del tempio si Salomone. Tutto il resto è funzionale a questo. Questo perché le profezie dicono che una volta ricostruito il tempio, il loro messia arriverà ed essi domineranno il mondo.

Tocca ora ai cristiani. Negli Stati Uniti (ma non solo...) essi hanno appoggiato Bush senza tentennamenti. Che a sua volta ha fatto lo stesso con gli israeliani. Nuovamente, la spiegazione è nelle Sacre Scritture: una volta che gli ebrei conquisteranno il mondo, saranno annientati. Seguirà il trionfo di Cristo ed il giudizio universale. C'è un qualcosa di perfido in questa visione: per Cristo non si può fare del male neanche se il nostro scopo è legittimo.

Passiamo ai pagani, alla “Entità”. Il discorso qui è un poco più complesso. Ci dà una traccia uno studioso siciliano, Sigismondo Panvini, che nel suo ultimo libro (“Geometrie del male” [*]) scrive:

“La Bibbia è il codice della massoneria, che deve essere interpretato come un percorso a ritroso dell’intera storia umana, che comincia da Mosè e si conclude con la creazione, preceduta da un tragico diluvio.”

I vertici (l'Entità) che controllano la massoneria sono pagani. Il loro obiettivo è quello di un ritorno al “paradiso terrestre”. E' possibile quindi che stiano cercando di ri-avvolgere gli eventi e, dopo la ri-costruzione del tempio, abbiano intenzione di ri-crocifiggere il Cristo. Dopo Babilonia (vedi guerra in Iraq) ri-porteranno gli ebrei in Egitto (pensiamo a quanto di egiziano ci sia nei riti massonici). Infine, dopo il diluvio (tutte le storie sullo scioglimento dei ghiacci vi dicono niente? Comunque l'arca di noè è già pronta...), ri-condurranno l'umanità nel paradiso terrestre con una nuova creazione (studi sul DNA), allegoria dietro cui si cela la ri-nascita dell'ancestrale religione universale (circoli di pietra e sacrifici umani annessi): quella naturale.

Ed i Palestinesi? Separare il popolo palestinese dagli altri musulmani sarebbe un errore. I musulmani rivestono in questo momento un ruolo cruciale: il loro obiettivo è quello di proteggere la spianata delle moschee a Gerusalemme, il luogo dove il tempio di Salomone una volta sorgeva. E siccome sono in ritirata di fronte all'avanzare dell'impero, all'avanzare di questa “Entità”, hanno lasciato una retroguardia a cercare di ritardare (e possibilmente fermare) questa avanzata.

Ecco cosa ci fanno i Palestinesi a Gaza e nelle altre enclavi, ecco perché non se ne vanno ed anzi gli altri paesi arabi impediscono loro di scappare. Perché quella è la loro funzione: quella di resistere sino all'ultimo uomo. I Palestinesi sono la loro (e pure la nostra, in verità) retroguardia. Ed anche quella degli stessi Ebrei, che oggi l'Entità usa per i suoi fini ma che poi renderà schiavi come tutti.

Quello che gli arabi vogliono è impedire la ricostruzione del tempio. E gli israeliani non hanno nessuna intenzione di compiere un genocidio: i palestinesi devono cacciarli via. Non hanno alternative se vogliono raggiungere il loro scopo.

Da questo è possibile anche comprendere meglio il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, e la sua negazione dell'olocausto. Egli non nega l'olocausto come fatto storico (i campi di concentramento sono esistiti eccome, e di ebrei lì ne sono morti a milioni). Egli lo nega dal punto di vista ideologico. Nega cioè che l'obiettivo finale possa essere mai stato lo sterminio totale degli ebrei (di conseguenza ritenendo errato il termine “olocausto”). Il vero obiettivo era costringerli ad andare via, ad accettare di trasferirsi nella Terra Promessa.

Esattamente quello che Israele tenterebbe di fare oggi.

I Siciliani di qualunque credo, per tentare di sventare questa visione malata delle Scritture come un libro di ricette sulle quali mettere il prezzemolo prima di servire, non devono cedere alla violenza sparando inutili razzi su Israele o bruciandone la bandiera. E non possono voltare le spalle confidando nel “giudizio universale”, ma di fatto lasciando strada libera al male. Devono aiutare i palestinesi a porgere l'altra guancia sostenendo la loro fermezza nel rimanere nella Terra Santa. L'entità ha fretta, ed un ulteriore ritardo, anche minimo, potrebbe essere quello a lei fatale.

Per l'ignavia, dicevamo, non vi è spazio alcuno.

[*] La citazione proviene da un post del blog di Paolo Franceschetti. Non ho ancora letto il libro, spero di colmare presto questa lacuna.



Look at me
Across the border
To Paris boulevard
Je me souviens now
do centro del mundo
that's rising into my mind

Follow me, meravigliosa
no homeland and no disguise
my rendez-vous c'est
au centro del mundo
ni tengo nombre tonight

Am I in no time?
Am I in no space?
Au centro del mundo
centro del mundo

Before I die
quiero salir de esta vida
to be inside
mi casa is called now
el centro del mundo
es mi destino to fly

From a tribe
venue d'etoiles
pour chercher des espoires
my rendez-vous c'est
au centro del mundo
that's rising into my mind

Am I in no time?
Am I in no space?
Au centro del mundo...

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domenica, gennaio 04, 2009

Lega pagana

Dove ricordate di avere visto questo simbolo? Certo, la Lega Nord.

Quando recentemente ci siamo occupati del partito irredentista padano abbiamo senza tanti giri di parole delineato la presenza costante di un burattinaio che etero-dirige la struttura politica celodurista sin dalle origini al fine di favorire (tra l'altro) lo scioglimento dello stato italiano nel progetto europeo.

Berlusconi sembrerebbe essere riuscito (con i suoi metodi da pastore che ben conosciamo) ad assoggettare politicamente il progetto “lega”, ma questo non ha affatto bloccato il carroccio dal continuare con altri capitoli della propria agendina “grigia”.

Avevamo evitato di approfondire sul contenuto di questi altri capitoli poiché ci mancavano determinati riferimenti. Ora che almeno una parte di essi sono stati acquisiti (vedi i post sui Celti e sui sacrifici umani), possiamo cominciare a sfogliare quelle paginette dal colore ambiguo.

Partiamo innanzitutto dal repertorio “folkloristico”.

Il revival celtico in Europa ha infatti visto in Bossi e nei suoi “cattolicissimi” soci il cavallo di troia per la sua introduzione a sud delle Alpi, tramite anche quelle che sembrano giornate campali da tagliaboschi, i cosiddetti “giochi celtici”:

I campioni saranno premiati domani sera da Mario Borghezio, "ministro degli Interni" dei Celti padani. "Dopo tutto siamo europei e nordici. E dunque i giochi celtici fanno per noi perche' mica si fanno nella Magna Grecia.

La scusa sarebbe quella della ricostituzione di una identità che si opponga a quella romana, identificata come rappresentativa dello stato italiano.

Certo, pare che i leghisti non siano il massimo della cultura e potrebbero avere frainteso il messaggio di questo particolarissimo revival, messaggio di cui Il Consiglio si è occupato di recente. D'altronde i neoceltici della bassa padana non si dedicano certo al sacrificio umano dei “diversamente abili” durante codesti giochi.

Passiamo alla pretesa “intransigenza” cristiana della truppa di Pontida.

Anche qui certe recenti affermazioni che non dovrebbero trovare spazio tra le labbra di un tradizionalista cattolico non suonano rassicuranti. Eppur ci sono. Prendiamo ad esempio l'uscita di Bossi sull'eutanasia:

“ho detto a mia moglie che se mi fossi trovato nella condizione di non poter più decidere di me stesso, lei non avrebbe dovuto permettere accanimenti. Non avrebbe dovuto lasciarmi ai medici”

Cioè, sua moglie avrebbe dovuto “staccare la spina”. L'accettazione dell'eutanasia presuppone la natura divina dell'uomo, la presenza in ognuno di noi di luce (lucifero). Solo essendo noi stessi degli dei potremmo decidere della vita e della morte di un altro uomo. Questo è precisamente uno dei capisaldi delle religioni pagane o naturali

Ma si sa, Bossi è malato e forse sdragiona. Chissà cosa voleva dire veramente.

Passiamo ora alla Martini, sottosegretario leghista:

“un giorno apparirà evidente che non solo uomini e donne, ma anche i nostri amici animali hanno un'anima”

Forse le conseguenze di questa affermazione non sono del tutto chiare. Assegnare un anima agli animali è un'altra delle caratteristiche della religione naturale, che considera la stessa terra la “dea madre”. Ogni essere ed ogni cosa reale è di conseguenza partecipe di questa “luce”. Il punto di arrivo di ciò, non è l'elevazione degli animali al livello umano, bensì l'abbassamento dell'uomo al rango di bestia da una ristretta cerchia di “illuminati” (“luciferi”). La Martini con quel “un giorno apparirà evidente” non fa altro che preconizzare un prossimo ritorno al paganesimo.

Ma no... la Martini è solo trepidante per il suo cagnolino... niente di questo nelle sue dichiarazioni.

Ma ancora più interessante appare un altro fattaccio stranamente passato quasi inosservato da noi: il voto a favore del Trattato di Lisbona. Esso viene messo in evidenza per bene però in Francia. Le Monde ne parla a proposito del successo ottenuto dal cattolicissimo Borghezio durante un raduno dei principali “partiti populisti e xenofobi” [sic!] Europei, notando però che “L'accoglienza è stata molto più riservata quando il deputato ha spiegato che il suo partito ha dovuto votare a favore del Trattato di Lisbona, per, in cambio, ottenere le sue riforme per una più dura politica di immigrazione in Italia”.

Quindi la Lega ha votato per i massoni (e per la reintroduzione della pena di morte...), in cambio di cosa? Di poter avallare l'immigrazione illegale (di fatto la Lega non fa niente contro di essa, vedi nostro post...) rendendo impossibile quella legale. Una immigrazione pianificata da decenni, innescata dalle politiche di controllo delle nascite in Europa e che è funzionale all'azzeramento culturale ed alla successiva schiavizzazione dell'uomo.

Ma sicuramente uno come Borghezio non si rende conto di cosa comporti il voto a favore del Trattato di Lisbona per i cattolici. A guardarlo bene non sembra tipo da poter cogliere certe sottigliezze legali.

Certo anche l'atteggiamento tenuto nei confronti dei musulmani non ci sembra tanto cattolico. Soprattutto da parte di chi non spende una parola contro la corruzione morale (tutt'altro che cattolica...) che si propaga tra i giovani padani. Senza contare quella maglietta indossata da Calderoli che più che difendere la tradizione cattolica del bel paese, anche grazie al sapiente ingigantimento mediatico ha condannato a morte chissà quanti cristiani in giro per il mondo sobillando rabbia nei destinatari dell'insulto.

Ma anche qui, si sa, Calderoli è spesso avventato... non ci avrà pensato su due volte. Un gesto irruento ed istintivo.

E torniamo al simbolo che avete visto all'inizio. La “stella alpina”. Che tanto alpina poi non è. Eccola qui riprodotta nuovamente. Questa volta a corredo di una stele funeraria. Questa però non viene assolutamente dalla Padania o dal Nord Europa. E' invece possibile che provenga dalla Sicilia, essendo questa una stele funeraria fenicia che avevate già visto a corredo di un post in cui si parlava dei sacrifici di infanti perpetrati dal popolo semitico. Ed è proprio la stele di un tophet, il cimitero degli infanti sacrificati.

Questo perchè la “stella alpina” (o stella a 6 punte, o rosa celtica) altro non è che un simbolo solare pagano il cui uso più antico conosciuto è quello fenicio. Ed il culto del sole sta particolarmente a cuore a svariate “fratellanze”. Ed ai pagani.

Ma anche questa, come tutto ciò che riguarda la Lega, sarà certamente una semplice coincidenza.
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venerdì, dicembre 12, 2008

Figli di (terza parte)

Dopo aver perlustrato la superficie nella prima parte, ci siamo immersi. Ora scenderemo nell'abisso.

Nella seconda parte del post abbiamo visto come la presunta diffusione di un patrimonio genetico di derivazione direttamente fenicia nei Siciliani e negli altri popoli mediterranei sia con tutta probabilità una pura fantasia.

Ma non permetteremo a tale “svista” di passare come un semplice peccato di presunzione accademica o un madornale errore di valutazione dello stesso National Geographic Magazine (non nuovo per altro a fatti del genere, basti ricordare la truffa dell'anello di congiunzione tra rettili ed uccelli [*}).

In ballo c'è sin troppo. Oltre alla sponsorizzazione dello stesso NGM e della IBM, qui si rischia di screditare l'intero progetto di mappatura genetica, progetto già discutibile di suo. La stessa genetica potrebbe subire un colpo mortale a causa di queste sconsiderate e frettolose conclusioni.

Dobbiamo quindi chiederci il motivo per cui un tale castello di sabbia sia stato messo in piedi e cosa vi sia nascosto nelle sue segrete.

Una prima importante traccia ci arriva ancora dallo stesso (pseudo) scientifico articolo. L'autore crede di poter confutare l'origine greca di determinati “marker” genetici (specificatamente i cromosomi R1b) assegnandoli implicitamente all'espansione dei Celti o addirittura alle crociate. Ecco come si esprime a questo proposito il blog di antropologia Dienekes:

Sicuramente una parte del Rib presente nella regione potrebbe essere dovuto agli europei d'occidente, ma assegnarlo interamente a questo fattore non ha senso. Apparentemente i geni del progetto genografico hanno deciso che la breve scorrazzata dei Celti in Grecia abbia introdotto un enorme quantità di R1b, ma al contrario mille anni di dominio greco-romano sul levante non hanno portato a niente di simile.

Sembra che il discorso fatto per i Fenici si stia ripetendo anche nel caso dei Celti: si deve a tutti i costi dimostrare che questi abbiano disseminato il loro DNA nel modo più esteso possibile. Si vogliono cioè riportare in vita i Celti dalle nebbie della storia dell'Europa ed allo stesso tempo comprimere nel più angusto spazio possibile l'ellenismo.

Ed anche qui il nostro NGM non ha lesinato sforzi negli ultimi anni, con più di un articolo dedicato all'argomento. In particolare è interessante rileggere alla luce di quanto detto a proposito dei fenici quello che è stato scritto a riguardo delle popolazioni e della cultura celtica nel marzo del 2006 dal National Geographic Magazine.

Ai Celti viene assegnata la stessa onnipresenza assegnata dalla fanta-genetica ai Fenici:

Molti di noi non sono al corrente del fatto che i Celti una volta dominavano l'Europa nella sua larghezza dal Mar Nero all'Atlantico, e per lungo tempo.

Il termine “dominazione” è perlomeno azzardato, visto che, come ammesso nel corso dello articolo, essi non costituivano una entità politica.

I Celti e tutto ciò che vi è di celtico all'improvviso sembrano onnipresenti. [I Celti] stanno attirando l'attenzione come una delle seducenti identità del nuovo secolo: liberi di spirito, ribelli, poetici, con il culto della natura, magici, auto-sufficienti. (...) La gente sta abbracciando [la spiritualità celtica] per la sua aurea di ricerca del divino nella natura e perchè considera le donne come spiritualmente uguali all'uomo.

Tutte caratteristiche che vengono assegnate ai Celti senza alcun fondamento, se non nel caso della venerazione della natura tipica delle civiltà pagane pre-elleniche (e di certi movimenti cosiddetti verdi...).

Fino alla programmatica frase finale riecheggiante nuovamente l'immagine degli spiriti ancora presenti tra di noi:

Il passato danzava nel presente, e tutti con un cenno rivolto a San Guenole, potevano sentirsi grati che in questo giorno il mondo non veniva sentito come strano o ostile. Veniva sentito come celtico.

Insomma, la rinascita dei Celti in Europa dobbiamo salutarla per forza con entusiasmo. Come quella dei Fenici nel Mediterraneo.



Con tutti i riti orgiastici annessi, come evidenziato dalla foto tratta dal magazine. Foto che casuale non è. I riti orgiastici pagani sono stati infatti inoculati nella popolazione europea gradatamente, nascosti nella liberalizzazione dei costumi iniziata nel 1968. E le nuove sacerdotesse non sono altro che le dive dell'industria pornografica che oggi occupano posti di rilievo sui siti delle testate giornalistiche più diffuse nel nostro paese.

Il ritorno del paganesimo e dei suoi riti. Ecco una via lungo la quale andare a rovistare per risolvere quello che è oramai a tutti gli effetti un vero intrigo internazionale.

Concentrandoci sui riti orgiastici mettiamo però in un vicolo cieco la nostra ricerca, dato che questi erano praticati anche dai greci.

L'espulsione dei Greci da questo supposto olimpo di popoli pagani eletti a nostri progenitori trae origine da qualche altra parte. E qualcun altro deve essere il denominatore comune esistente tra Celti e Fenici.

Quella dei Celti e quella dei Fenici non sono le uniche due civiltà pagane per le quali negli anni la rivista non si è risparmiata nel tentativo di diffondere curiosità ed interesse tra i lettori. Un altro tasto su cui ha battuto con notevole insistenza è stato quello delle civiltà “classiche” del centro-America. I Maya su tutte, ma anche Aztechi e Inca.

In questo caso si tratta per la verità di una discendenza per acclamazione più che per inciucio genetico, visto che la stragrande maggioranza degli americani moderni sono di origine europea.

Ed anche qui ritroviamo progetti per studiare la civiltà Maya, numeri speciali dedicati a questa splendida civiltà (immagine a lato), ed i soliti articoli di rievocazione, speculari a quello dedicato ai Celti discusso prima, in cui gli autori si immergono nei riti pagani rimanendo (ovviamente...) entusiasti dell'esperienza:

Senza la caverna, il percorso attraverso la foresta, ed i giorni passati tra i Maya, questa sarebbe stata una rivelazione che non avremmo mai potuto ricevere.

Un quadro più vasto di accerchiamento dell'occidente, un tentativo di riscrittura del substrato culturale dei popoli occidentali attentamente progettato e delicatamente attuato, se non fosse per il passo falso compiuto con i fenici.

Rimane ora da trovare quel comune denominatore di cui parlavamo prima. Cosa potrebbe mai legare assieme Celti, Fenici, Maya?

E di converso, che cosa la civiltà greca (ma neanche quella egizia) NON ha in comune con esse?

Quando hai scartato tutte le spiegazioni possibili non ne rimane una. Quella impossibile. Quella a cui rifiuteremmo volentieri di credere.

L'unica cosa che Celti, Fenici e Maya avevano in comune SONO i sacrifici umani, oggi sottilmente inoculati nuovamente tra di noi con l'etichetta di “omicidi rituali”, scomparsi con l'ellenismo e poi reintrodotti dai romani con i giochi dei gladiatori e le esecuzioni rituali.

Sacrifici di infanti per i fenici, di giovani fanciulle per i Maya, di adulti deformi per i Celti.

Ecco come la BBC, il servizio televisivo di stato britannico, candidamente conclude un suo servizio sull'argomento dei sacrifici umani:

Che ci piaccia o no, il sacrificio umano è stato con noi per più di 5000 anni e, nella forma del suicidio altruistico [sic], è una delle tante caratteristiche che ci distingue dagli animali,

con il verbo "distinguere" sinistramente usato al presente ad indicare che in mezzo a quei 5000 dovremo includere anche l'anno che sta per iniziare. Che ci piaccia o no.

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[*] L'argomento è stato messo a tacere vergognosamente, tanto che anche allora in Italia se ne occuparono in dettaglio solo giornali e siti cattolici. Rovistando sul sito della National Geographic Society è ancora possibile trovare traccia dell'articolo originale.
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venerdì, novembre 07, 2008

Labirinto infernale



Cos'è l'occidente? Chi detiene veramente il potere nel cosiddetto “occidente”? Addentrarsi in questo labirinto protetto da un Minotauro infernale è opera alla quale pochi audaci si sono dedicati, e nessuno è ancora riuscito ad uscirne vivo. Gli stessi Falcone e Borsellino con la vita appesa al loro filo d'Arianna si sono dovuti arrendere alla bestia immonda. Descrivere questo labirinto e identificare le tracce del suo abitante luciferino intanto che aspettiamo un nuovo Teseo ci aiuterà ad essere vigili ed a sorvegliarne le trame, pur non potendole disfare.

L'Italia intera è una terra di frontiera, il limite ultimo di questo regno ora in bilico nella sua eterna lotta contro quell'oriente da cui in definitiva è nato. Ed in Italia i punti in cui oriente ed occidente si saldano fondendosi misteriosamente sono almeno tre: uno al nord, nell'area compresa tra Venezia, la Slovenia e l'Austria, dove il cuore dell'Europa tocca il mondo balcanico. E due al sud, e cioè le Puglie, ponte verso la Grecia, la Turchia ed il Caucaso, ed infine la Sicilia, magica terra di sintesi dove a partire dalla riconquista normanna sino ai vergognosi ascari moderni,un'elite occidentale ha governato una koinè culturale cresciuta su di un substrato siculo, fenicio, ellenico, ortodosso, arabo.

Per questo è proprio qui che il mostro sta scoprendo pericolosamente il fianco mentre l'alba del secolo orientale illuminando gradatamente il percorso all'interno del labirinto lo fa indietreggiare a nascondersi nel suo epicentro.

In un post recente abbiamo elencato una serie di personaggi senza spiegare il nesso logico che li unisse. Cominciamo a dipanare questa matassa, sperando che il filo che ne ricaveremo non sia troppo corto per segnare a ritroso il percorso intrapreso una volta scorto l'orrore che si cela in quell'epicentro.


A Pechino le autorità cinesi hanno dato il via alle olimpiadi il giorno 8-8-08 alle 8:08 con l'inizio della cerimonia d'apertura dei giochi. La data potrebbe sembrare casuale. Ma l'ora? Non si tratta certo di un ritardo: secondo programma la cerimonia sarebbe dovuta iniziare esattamente alle 8:08, ora di Pechino.

Ed il motivo non è per niente misterioso: il numero otto (8) in Cina è considerato un numero fortunato, per cui gli organizzatori hanno fatto in modo di concentrarne il più possibile in un determinato momento così da dare più forza alle loro azioni.

Pensiamoci bene un attimo. La nazione più popolosa del pianeta, una delle principali potenze economiche, politiche e militari dello scacchiere geopolitico mondiale ha modificato e piegato l'immensa macchina organizzativa di quello che è forse l'evento oggi più seguito in modo da ottenere quella sfilza di 8 al momento giusto.

Ecco quanto immensa sia la forza che anche uomini tra i più potenti del pianeta assegnano ad un semplice numero. Pensiamo a quante azioni, a quante decisioni, a quante vite persino quel numero ha condizionato in questa occasione

Ma quella è la Cina. In occidente le cose sono forse diverse?

Innanzitutto cerchiamo di precisare meglio quanto detto sopra. Abbiamo parlato di “numero fortunato”, ma avremmo dovuto parlare di “poteri”. Il numero in questione è un simbolo capace di sprigionare determinate forze quando usato nel modo corretto.

I simboli per essere efficaci vanno impiegati in un preciso contesto e secondo rituali prestabiliti e comprensibili agli “adepti” iniziati ai segreti del simbolo. I poteri connessi con questi simboli sono cioè di tipo “esoterico” (dal greco esoterikos, interno).

Una interessante spiegazione “visuale” di questi concetti è stata data da una pellicola del 2001 interpretata dall'attore americano Jhonny Depp: nel film “From hell” (titolo italiano “la vera storia di Jack lo squartatore”) si ricostruisce la serie di delitti attribuiti ad un misterioso serial killer che si accaniva su delle prostitute nel West End londinese di fine ottocento e che culminarono con quello di Mary Jane Kelly, già menzionato in un post precedente, la quale fu letteralmente fatta a pezzi nella stanza dove dormiva.

L'ispettore di polizia incaricato delle indagini sugli efferati omicidi dell'autunno del 1888, dietro una trama “cospirazionista” per altro poco plausibile, non fa altro che condurre lo spettatore più attento alla scoperta della simbologia impiegata dalla massoneria britannica (o da altre organizzazioni ad essa connesse) per portare a termine degli assassinii rituali, equivalenti in tutto e per tutto a veri e propri sacrifici umani.

In questo senso i dettagli riportati nel film sono assolutamente fedeli ai resoconti dell'epoca, anche se spesso vengono enfatizzati per guidare l'occhio dello spettatore su simboli che magari non vengono commentati esplicitamente.

E' così, ad esempio, che al primo omicidio della serie vediamo scintillare la lama dell'assassino nell'aria secondo una serie di traiettorie che prima formano una V (simbolo del pentacolo, la stella a 5 punte usata nella simbologia massonica, ma anche stilizzazione del principio femminile) e poi completano la raffigurazione allegorica con un fendente verticale indirizzato all'addome della vittima (l'obelisco, altro simbolo molto utilizzato dai massoni, ma anche stilizzazione del principio maschile).

Ma i “dettagli” su cui voglio soffermarmi sono alcuni tra quelli che anche nelle indagini reali sono stati annotati dalla polizia. Tre in particolare: la presenza accanto alle vittime di alcuni dei loro averi sparsi a terra apparentemente a caso, i resti di un grappolo d'uva ed i riferimenti all'acqua (pioggia, pozzanghere, lavatoi).Oltre all'asportazione di determinati organi.

Sono questi particolari che ci svelano come le organizzazioni responsabili di quegli omicidi siano ancora tra noi ed operino esattamente allo stesso modo ancora oggi. Solo che essendo le conoscenze sottese a questi riti bestiali appunto esoteriche, l'individuazione da parte dei non adepti dei moventi e dei responsabili diventa quasi impossibile. Anche a causa degli ostacoli piazzati sul percorso delle indagini dalle famose “manine appiccicose”.

Tra gli anni settanta ed ottanta i fatti di Whitechapel del 1888 si sono ripetuti in maniera pressoché identica in Italia. Mi riferisco ai dei delitti del cosiddetto “Mostro di Firenze”, per i quali la definizione di omicidi rituali comincia a farsi sempre più strada, malgrado gli ostacoli posti da queste “organizzazioni”.

Gli omicidi delle campagne fiorentine sono assolutamente speculari a quelli londinesi: dalla asportazione di organi (in ambedue i casi uno inviato per posta), allo spargimento degli averi della vittima femminile accanto ai cadaveri, alla presenza di vigneti o corsi d'acqua nei pressi del luogo del delitto.

Le somiglianze sono innumerevoli e non è scopo di questo post descriverle tutte, arrivando queste persino alla presenza nelle due le serie di un rituale interrotto apparentemente per le condizioni ambientali nel caso londinese, più probabilmente per creare un depistaggio ed allo stesso tempo per “citare il maestro”, proprio come i giovani registi fanno nei loro film riadattando in segno di rispetto scene girate in precedenza da colleghi che li hanno preceduti.

Quello che interessa a noi qui è fare un piccolo resoconto del tipo di simbologia usata in questi casi. E dei possibili mandanti. Essere capaci di individuare quei simboli, quelle firme nei resoconti degli avvenimenti odierni ci permetterebbe infatti di indirizzare lo sguardo nella direzione giusta. Ci permetterebbe di decifrare numerosi avvenimenti della nostra storia passata e presente, la storia dell'occidente “massonico”. Ed é dai simboli che inizieremo con il prossimo post sull'argomento.

Sitografia

From Hell

http://it.wikipedia.org/wiki/La_vera_storia_di_Jack_lo_squartatore_(film)
Nella wikipedia sia inglese che italiana, di solito molto loquace a proposito dei titoli di cassetta, si dice molto poco su questo film. In particolare si tace interamente quello che è esplicitamente il tema principale del film, cioè la massoneria e gli omicidi rituali.

Jack The Ripper

http://it.wikipedia.org/wiki/Jack_lo_squartatore


Il Mostro di Firenze

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/12/il-mostro-di-firenze-quella-piovra-che.html
http://lagiustainformazione2.it/articoli/dis/2.pdf

Jack The Ripper & Il Mostro di Firenze

http://cosco-giuseppe.tripod.com/esoterismo/jack_lo_squartatore.htm
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mercoledì, ottobre 15, 2008

In Libia con furore

Gli amici dei Comitati delle Due Sicilie si stanno occupando già da qualche tempo della situazione di Salemi, cittadina della provincia di Trapani di cui è diventato di recente sindaco Vittorio Sgarbi. L'ultimo post pubblicato sul loro sito ci permette di inquadrare il personaggio ricordando di che genere di iniziative il nostro si fa promotore.

Ora, visto che STRANAMENTE nessuno in Italia si è ancora chiesto cosa ci faccia Sgarbi a Salemi (in compagnia di gente come Oliviero Toscani e Massimo Moratti) e che nessuno si sia mai chiesto in questo spensierato paese chi sia realmente Sgarbi, cercheremo di aggiungere qualcosa al post ricordato sopra e di fare noi quello che in un paese REALE altri avrebbero il dovere di fare.

Chi è Sgarbi? Anzi, esprimiamo meglio il concetto: che cosa rappresenta Sgarbi? La domanda dovrebbe sorgere spontanea ragionando un attimo sulla sua notorietà. A cosa è dovuta? In base a quale motivo costui è diventato così famoso? Come è possibile che un personaggio che non è una velina, un attore, un politico, un calciatore, un comico o qualcosa del genere abbia avuto tanto spazio sui mass-media, nella vita politica italiana, persino tra le pagine di gossip? Sgarbi non fa una minchia nella vita. Ufficialmente, produce meno del cervello di una velina. Eppure è sempre tra i piedi!

Un indizio importante è arrivato proprio il giorno del suo insediamento a sindaco nella prima capitale d'Italia (sic!). Dico spesso a chi mi segue di leggere i giornali sempre di traverso, mai per diritto... Rileggiamo ora l'articolo che descriveva quella storica giornata:

“(...) adesso sarà lui a unire le coppie per sempre. E siccome per Vittorio Sgarbi oramai tutto é possibile, riuscirà a farlo ancor prima di officiare alla cerimonia di giuramento a Sindaco: insomma prima che la sua veste di Primo Cittadino di Salemi sia proclamata ufficiale.”

Leggiamo “di traverso”: Sgarbi non è ancora sindaco (non ha ancora giurato) ma può già sposare! Anzi, organizza il tutto in modo da precisare in modo plateale questo punto. Ed i giornali fanno lo stesso.

Quindi Sgarbi è sindaco a Salemi ma non rappresenta i cittadini, rappresenta qualcos'altro. E quella coppia non è stata sposata da un sindaco, ma da quel qualcos'altro. Il punto è capire da che cosa. Subito il pensiero di molti correrà alla massoneria, d'altronde il matrimonio massonico esiste (le foto alla fine della pagina collegata qui ne sono un esempio). Potrebbe essere una risposta. Anche se unendo questi ragionamenti al tipo di eventi organizzati dallo pseudo-sindaco mi viene da pensare a qualcosa di più tenebroso. Collegata forse alla prima risposta, ma difficilmente definibile.

Certo in Sicilia di personaggi particolari, un po' alla Sgarbi diciamo, ne abbiamo ospitati parecchi. Ad esempio mi vien voglia di ricordare un certo Aleister Crowley (*), famoso occultista e satanista, che in pieno ventennio si stabilì dalle parti di Cefalù, dove seminava il terrore tra la popolazione con i suoi indescrivibili rituali (la sua casa esiste ancora ed è persino oggi accuratamente evitata da tutti). Tanto che ad un certo punto lo stesso Benito Mussolini decise di dichiararlo persona non grata in Italia (ce ne fa un ironico resoconto Sciascia nella raccolta “Il mare colore del vino”).

L'accostamento è del tutto gratuito, ma potrebbe aggiungere qualcosa alla definizione di quel qualcosa.

Passiamo ora all'articolo de Il Giornale citato (“La mia richiesta a Gheddafi: la Libia si annetta la Sicilia”). Su questo la mia interpretazione differisce da quella data dal Comitato Siciliano. Voglio idealmente accostarla alla loro in modo tale da permettere a chi legge un confronto.

Anche in questo caso, la mia proposta è di leggere l'articolo “di traverso”. Prendiamo la frase incriminata:

«La Sicilia aspira all’autonomia dall’Italia. Potrebbe approfittarne per annetterla alla Libia»(**)

La costruzione che usa Sgarbi non è univoca. Potrebbe essere interpretata in un paio di modi. Il primo modo è quello del titolo da popolo bue scelto dal giornale, un'esortazione al leader libico. Il secondo invece è quello dell'insinuazione. In pratica la frase potrebbe essere letta anche così:

«La Sicilia aspira all’autonomia dall’Italia. Non è che lei ne approfitta per annetterla alla Libia?»

Che, amici miei, ci crediate o no è quello che sta succedendo. Ma anche qui: non date al verbo “annettere” il significato che SEMBRA volergli dare Sgarbi. Sgarbi non vuole riferirsi all'annessione territoriale, ma all'annessione nella sfera d'influenza. E la sfera di influenza della Libia è coincidente con quella della Russia!

Sgarbi sta facendo due cose: da un lato avverte gli italiani delle mire di Gheddafi, dall'altro avverte Gheddafi del fatto che dovrà prima passare dal suo cadavere:

«Credo che sarebbe una buona cosa che lei venisse in Sicilia, e non soltanto a Salemi...»

Il riferimento alla “sfera di influenza” diventa ancora più forte quando, sibillino, Sgarbi invoca un altro personaggio, il cui fantasma sicuramente da quel momento avrà cominciato ad ondeggiare davanti agli occhi del leader libico:

«Dalla Sicilia è venuto anche il figlio di un presidente della Regione con cui lei ha avuto rapporti»

Faceva parte della comitiva il figlio di Rino Nicolosi, Presidente della Regione, passato a miglior vita a seguito degli attacchi di cui fu fatto segno proprio per i suoi rapporti con Gheddafi e per la sua pretesa di dotare la Sicilia addirittura di una politica estera.

Sgarbi con questo articolo ha rivelato all'Italia TUTTI i motivi dei recenti attriti tra Tripoli e Roma. Che tenerezza il presidente del consiglio che va a regalargli un autostrada o chissà cos'altro quasi come stesse trattando con un Bossi qualunque. Sgarbi sa quant'è fesso il pecoraio ed è andato di persona dal nemico con aria di sfida a cantargliene quattro in casa sua.

Gli altri politici italiani presenti, tra i quali Andreotti, capivano tutto ed erano sulle uova, stando al racconto di Sgarbi. Che poi non rinuncia all'ironia ed a farci vedere quanto fessi siano certuni. Ed il più fesso di tutti (ci dice Sgarbi, non lo sostengo certo io) era Dini, che infastidito dall'insistenza per un viaggio in Sicilia e dimostrando si essere l'unico a non aver capito niente si intromette dicendo:

«Ma in Italia ci sono anche Roma, Firenze, Milano»

Buonanotte Lamberto!


Note:

*Riguardo Crowley, mi sembra interessante segnalare come la wikipedia (la “libera” enciclopedia) riesca della apparentemente impossibile impresa di fornire un'immagine addirittura positiva del personaggio sostenendo che “Nel passato gli è stata erroneamente attribuita la fama di satanista”. Evidentemente deve avere dei seguaci piuttosto potenti...

**Ulteriore segnalazione lanciata di traverso da Sgarbi. Usa il termine autonomia e non indipendenza, che sarebbe più logico unito al concetto di annessione alla Libia. Non è difficile vedere in questo un riferimento politico alle trame tessute da Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'Autonomia.

PS: Piccola nota paranoica finale. Aggiungo un commento tratto dal sito dell'MPA e segnalato sempre in un post dagli amici del Comitato Siciliano. Osservate il numero del commento. Sarà una coincidenza...

Autore: Leonardo | Città: Trapani N°: 6661 | 3/08/2008, 9:52am   L'altro giorno sono andato a Salemi (invitato) in questo bellissimo paese si era dato un convegno,gestito dalla nota ditta " Sgarbi & soci"per valutare le intelligenze del territorio. C'era gente di Messina,Siracusa,Catania insomma tutte le province erano rappresentate,al suo incipit un noto fotografo O.T. con la puzza sotto il naso ,cominciò ad offendere i Siciliani,subito contestato,alcuni, dopo una raffica di parolacce pronunciate dal fotografo, se ne sono andati. Gli altri,dopo che l'assemblea si era quietata hanno cominciato,dietro invito,a dire il perchè erano là presenti, tutto veniva registrato dalle telecamere. Il nostro illustre ospite continuando gli interrogatori si è imbattuto in un giovane che, causticamente, esprimeva il perchè della sua presenza,dopo appartandomi con lui sono rimasto colpito da quello che ha detto ma sopratutto da quello che non ha detto. Egli veniva da Palermo,credo in veste di osservatore,amo pensare che fosse un inviato del Nostro Presidente Lombardo e che fosse lì in veste referente. In quella sede ho appreso che lo Sgarbi vuole recuperare il Ghetto ebraico di Salemi e sembra che abbia trovato una banca ebrea disposta a finanziare l'opera,inoltre,si sta dando da fare per trovare tre milioni di euro per celebrare degnamente il 150 anniversario del proclama di Garibaldi effettuato a Salemi,a quanto pare la Regione non ha alcuna intenzione di contribuire,giustamente a tale spreco, però sembra che Il Cavaliere sia disponibile,certo se realizza queste due cose la ditta "Sgarbi & C." rimarrà ancora a Salemi se non dovesse mi chiedo e vi chiedo chi pagherà le spese di soggiorno di codesta illustre fauna al hotel Kampiskji di Mazara del Vallo? Non credo che il comune di Salemi abbia risorse tali da poter pagare questi enormi costi di soggiorno.
Mah! chi vivrà vedrà. ANTUDO

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domenica, ottobre 12, 2008

L'Europa nuoce gravemente alla salute (dei suoi avversari)

Un post forse criptico, nel quale i collegamenti tra le varie figure non saranno subito chiari. Ad esempio non tutti capiranno immediatamente chi sia questa Mary Kelly e cosa ci faccia in compagnia dell'Arciduca d'Austria o di Haider. Questa piccola raccolta di obituari però introduce un argomento che abbiamo già implicitamente sfiorato in altre occasioni su questo blog, e che ora bisognerà trattare più ampiamente per cercare di scavare in determinati episodi che hanno caratterizzato la storia della nostra Sicilia negli ultimi 148 (!) anni. Parlo dell'esoterismo, e di come esso permei tuttora la società occidentale condizionandone le vicende politiche ed economiche. Ne riparleremo presto.

Mary Jean Kelly, una semplice prostituta nata in Irlanda nel 1863 circa, ed uccisa a Londra il 9 novembre del 1888.













Arciduca Francesco Ferdinando
, erede al trono d'Austria. Ucciso a Sarajevo il 28 giugno del 1914. Il suo assassinio provocò lo scoppio della prima guerra mondiale. Il principe acquistò nel 1889 il castello di Konopiště, 50km a sud di Praga, dove andò ad abitare. Secondo la leggenda a partire dal 1907 impiegò un giardiniere inglese per coltivare delle rose. Il suo obbiettivo sarebbe stato quello di ottenere, attraverso incroci vari, una rosa nera, malgrado qualcuno lo avesse avvertito che le rose nere portassero guerra e morte. Egli raggiunse il suo scopo nel 1914, e nel giugno dello stesso anno invitò l'imperatore tedesco, Guglielmo II, ad ammirare le sue rose. Pochi giorni dopo cadde vittima di una cospirazione gestita da mani ancora ignote.

Aldo Moro, ucciso a Roma il 9 maggio 1978 a causa del famoso tentativo di raggiungere il compromesso storico. Tutto ciò che riguarda il suo rapimento e la sua successiva eliminazione è ancora avvolto nel mistero. Poco tempo prima del rapimento l'Economist aveva pubblicato in copertina una caricatura dello statista raffigurato come una marionetta tirata da fili da dietro le quinte con dietro al scritta “è finita la commedia”. Per capire che genere di manovre ci fossero dietro il rapimento suggerisco di dare un'occhiata ai post sull'argomento pubblicati dal blog di Paolo Franceschetti (1 e 2) e riferentesi ad una discussione che si sta svolgendo sul forum del sito di Gabriella Carlizzi.

L'immagine è stata estratta dal seguente articolo:
http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/may/10/newsid_2522000/2522891.stm

Giovanni Falcone, ucciso a Palermo il 23 maggio 1992 Il giudice siciliano forse fu quello che più di tutti si avvicinò al cuore stesso del potere occidentale. E cercò di ficcarvi dentro un paletto di frassino. Fu fatto saltare in aria, fu fatto a pezzi. Come lui aveva fatto saltare in aria le sottili trame di quelle che chiamava “le menti raffinatissime”.

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http://www.youtube.com/watch?v=j2VizTcMRk4

Pym Fortuyn, ucciso il 6 maggio 2002 ad Hilversum, nel nord dell'Olanda, 9 giorni prima delle elezioni parlamentari. Pym era un nazionalista, nel senso che credeva nello stato (in questo caso l'Olanda) e probabilmente non avrebbe mai tradito la costituzione cedendo la sovranità alla Comunità Europea. La sua affermazione alle elezioni era data per scontata.

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http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/1979335.stm

Anna Lindh morì a Stoccolma l'11 settembre 2003 alle 5:29 del mattino in seguito alle 22 coltellate ricevute il giorno prima in un negozio cittadino. L'assassino, malgrado le telecamere lo avessero ripreso, non fu mai trovato. Con quei colpi riuscì a danneggiarle irreparabilmente tutti gli organi interni. Il futuro primo ministro svedese perse il 60% del suo sangue. Qualcuno dice un lavoro professionale. Anna Lindh aveva spesso denunciato i crimini commessi dagli israeliani contro i palestinesi. L'assassinio ebbe luogo 3 giorni prima del referendum per l'adozione dell'Euro in Svezia. Il “no” era in forte vantaggio ed Anna Lindh era a favore della moneta unica. La sua morte avrebbe potuto fare riprendere quota al “si”, ma i “no” furono l'80%

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http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/3125774.stm

Joerg Haider, ucciso a Klagenfurt (da un incidente stradale, dicono...) l'11 ottobre scorso. Un altro nazionalista, un altra spina nel fianco della Comunità Massonica Europea. Nel 1999, quando entrò nella coalizione di governo, con minacce e vili misure repressive, riuscirono a liquidarlo politicamente. Questa volta non ci sarebbero riusciti: la crisi economica avrebbe portato la maggioranza della popolazione austriaca a ribellarsi alla UE. Ed a votare in massa per Haider. La liquidazione questa volta doveva essere fisica.
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