Ritorno a Camico
Popoli che perdono l'identità il senso della realtà c'è qualcuno che vuole cancellare la memoria modificare la storia perchè per mantenere il potere costituito bisogna manipolare il passato. E come è triste quando si rimane senza un minimo senso di appartenenza (...) di tanto in tanto mi rifugio nel passato (...) Fermate questo tempo frenetico voglio tornare a Camico.
Nuovi Briganti – Camico (1996)
Il mosaico umano siciliano è il frutto di un susseguirsi di migrazioni di svariata importanza dovute a fenomeni climatici, culturali o ad una commistione dei due.
Se per il periodo storico è possibile avere notizie documentali precise di detti movimenti, andando indietro nel tempo solo indizi archeologici o addirittura geologici e paleoclimatici possono venirci in aiuto.
Ad esempio, è grazie a dati archeologici che si è potuta mettere in dubbio la supposta migrazione dei Siculi, dei Sicani e degli Elimi da nord in tempi relativamente recenti (1200 a.c.) e la stessa esistenza in Sicilia di tre popolazioni differenziate geneticamente e culturalmente al tempo delle prime colonizzazione greche (vedi i post “Trapezio acrobatico” e “Da dove vengono i Siciliani”).
La leggenda di Minosse da sola basterebbe a smontare i moderni miti storiografici massonici ed a confermare i ritrovamenti archeologici. Il re cretese infatti sarebbe stato ucciso in Sicilia dalle figlie di Cocalo, re sicano, durante il suo viaggio alla ricerca di Dedalo, rifugiatosi a Camico, appunto la capitale del regno sicano.
Purtroppo però la civiltà minoica si eclissò nel 1400 a.c. circa: una incongruenza temporale inconciliabile e che non può essere giustificata con l'inesattezza del mito, spesso più fedele cronista degli storici che devono rispondere ad una autorità politica del loro operato.
Questo tentativo di forzare e mascherare fatti evidenti e di voler a tutti costi farci credere che le migrazioni che portarono l'homo sapiens in Sicilia provenissero da nord vanno inserite in un contesto molto più ampio che tende a ricostruire l'intera storia del genere umano indirizzandola verso una cosmogonia esoterica di stampo gnostico-pagano.
Nel caso specifico del percorso culturale dell'uomo, l'obiettivo è quello di provare, tramite la cosiddetta “scienza”, un origine africana unica del genere umano ed una sua diffusione nei cinque continenti per successive migrazioni a partire da circa 200.000 anni fa.
Questa visione servirebbe a convincerci che tutti gli uomini sono “uno” e che le divisioni culturali, religiose, o persino somatiche siano solo passaggi temporanei verso una nuova unificazione. Un processo evolutivo naturale e “buono”, che avrà come necessario corollario la scomparsa dei popoli (e la creazione di una moneta unica elettronica...).
La “scienza” che dovrebbe dimostrare questa visione altri non è che la gigantesca truffa della genetica. Ed il suo palco teatrale principale è sicuramente il Genographic Project del National Geographic.
Nel numero di Settembre della rivista è comparsa una mappa che riassume il supposto “viaggio umano” che falsi dati genetici raccolti letteralmente a casaccio dovrebbero confermare come realmente accaduto ("From Africa to Astoria by Way of Everywhere", 17 agosto 2009).
Uno sguardo veloce è sufficiente a capire come questa mappa presenti incongruenze e falsità evidentissime, bastanti a dimostrare come la stessa genetica, se veramente dovesse tendere a confermare le date e le migrazioni rappresentate, sia solo una bufala. Per lo meno nel modo in cui attualmente viene usata.
Come spiega il testo di supporto, l'uomo moderno si sarebbe evoluto da precedenti razze ominidi in Africa orientale circa 200,000 anni fa. Da lì sarebbe poi migrato sino a colonizzare quasi interamente il globo.
Le date e le direzioni di queste migrazioni sono alquanto particolari.
L'uomo moderno sarebbe arrivato in Nord Africa circa 70,000 anni fa e sarebbe uscito (finalmente...) dal continente nero dopo altri 20,000 anni, 50,000 anni fa circa.
A questo punto vi sono da notare due particolarità: la prima è che la diffusione dal medio oriente sino all'Australia è stata quasi istantanea (anche in Australia l'uomo sarebbe arrivato circa 50,000 anni fa), mentre ci sono voluti 30,000 anni per arrivare nell'Europa meridionale.
Non solo: di anni ce ne sarebbero voluti circa 50,000 per attraversare i pochi chilometri dello stretto di Gibilterra (seconda particolarità), mentre dall'altra parte della terra si affrontavano i viaggi transoceanici che avrebbero portato alla colonizzazione dell'arcipelago indonesiano.
E' possibile? E' possibile che in Asia l'uomo abbia cominciato ad andare per mare così precocemente, mentre nel Mediterraneo non erano capaci di salire su un tronco e fare qualche bracciata sino a Gibilterra o sino in Sicilia, la cui costa più volte durante i periodi glaciali si è trovata vicinissima a quella tunisina?
In realtà si sa benissimo che le cose non possono essere andare in questo modo. In Sardegna i reperti umani più antichi sono stati confermati come risalenti a circa 100,000 anni fa (reperti precedenti alla comparsa di homo sapiens in Europa). Ebbene, la Sardegna risulta essere stata isolata dalla terra ferma da tempi ben più antichi. Quegli “ominidi” devono essere arrivati lì via mare più di 100.000 anni fa!
Questa conferma potrebbe ora dare maggiore credibilità al lavoro del grande archeologo agrigentino Gerlando Bianchini che negli anni 60 diede un forte scossone al mondo finto-accademico mondiale scoprendo la presenza in Sicilia di manufatti umani risalenti sino a circa 500.000 anni fa! La critica fatta a questi ritrovamenti, che ponevano la maggiore isola del Mediterraneo quale testa di ponte della diffusione umana tra l'Africa e l'Europa, era proprio che mai Africa e Sicilia potevano essere state unite. Ora, grazie ai ritrovamenti sardi, sappiamo che anche allora i nostri antenati non disdegnavano l'avventura per mare.
D'altronde anche l'improvvisa sparizione dell'elefante nano (elephas falconeri) potrebbe avere una qualche relazione con lo svolgersi di una delle tante migrazioni umane. Simili improvvise sparizioni di fauna insulare a causa dell'arrivo di cacciatori umani sono state registrate in svariate aree della terra sin dalla preistoria.
E l'homo sapiens sarebbe stato per 50,000 anni a guardare l'altra sponda senza avere la tentazione di andare a curiosare di persona?
Il mistero diventa ancora più fitto (o forse la storia ufficiale più insensata... fate voi) proprio nel caso della Sicilia . Come detto al culmine dell'ultima glaciazione le coste siciliane e quelle tunisine erano estremamente vicine, venendo quasi a lambirsi (Vedi anche "Uno zoo simbolico racconta l' Europa glaciale", Il Corriere, 12 febbraio 1995).
Anche ammettendo una Sicilia disabitata, è possibile che questa vicinanza non abbia portato ad una colonizzazione massiccia dell'isola? Perchè i Sicani (o i Siculi o gli Elimi, che poi sono la stessa cosa...) non potrebbero essere arrivati da sud? E perchè una volta arrivati in Sicilia non avrebbero potuto attraversare lo stretto (a quel tempo emerso) e spingersi più a nord, sino a venire in contatto di quelle popolazioni proveniente dall'Europa e stabilitesi nell'Italia centrale?
I ritrovamenti archeologici ci dicono che non esiste una netta separazione tra i reperti della Sicilia nord-orientale e quelli del Sud Italia peninsulare. Piuttosto una variazione graduale e costante.
La verità a questo punto potrebbe essere quella da tutti sussurrata: i Sicani non erano altro che una popolazione berbera, e non indoeuropea. Un'eresia inaccettabile per la tirannica ideologia totalizzante ed “unificante” dell'Entità.
“Nei secoli recenti questi percorsi preistorici si sono riconnessi a New York ed in altri paradisi di immigrati”, scrive il National Geographic. Quale paradiso è più adatto a studiare queste “riconnessioni” della Sicilia?
Eppure se i Siciliani non sono un popolo indoeuropeo (almeno nei nuclei preistorici), ne consegue qualcosa di sconcertante per gli adoratori del sole. Il loro utopico “melting pot” non ha dato luogo ad una scomparsa dell'identità dei popoli, ma ad un suo rafforzamento.
L'umanità non ha percorso la sua strada in un unica direzione, dall'esplosione iniziale africana sino alla eventuale prossima ricongiunzione in un unica razza senza identità. Le migrazioni umane hanno fatto percorrere alle genti più e più volte le stesse strade, con rimescolamenti genetici che ne hanno modificato l'identità culturale senza mai annullarla.
In Sicilia flussi migratori e mescolamenti razziali senza paralleli nel genere umano non hanno minimamente intaccato l'identità del popolo siciliano. Ne hanno semplicemente modificato i contorni.
Tutto ciò fa crollare la teoria dell'origine unica. E non solo. Volgendo ora lo sguardo all'orizzonte, tutto questo ci mette anche la pulce in testa circa del prove “scientifiche” di ogni altra “teoria dell'origine unica”. Ed in particolare di due di esse. Due teorie che in fondo non fanno altro che ricalcare quella dell'origine unica della civiltà umana in modo sin troppo letterale: quella sull'origine dell'universo, secondo la quale tutto sarebbe derivato dall'esplosione (bing bang) di un singolo uovo, e la teoria evolutiva, secondo cui tutte le forme di vita sarebbero derivate da un solo organismo primordiale.
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Nota finale: recentemente la pagina della wikipedia relativa si Sicani è stata modificata in senso “sicilianista” (se così si può dire...). Quelli della wikipedia se la sono presa a male ed hanno segnato tutto in rosso, dalla probabile origine indoeuropea, alla dinastia del Kokalos, lunghissima in un periodo parallelo ai faraoni che va dal 2650 a.C. (fondazione di Camico) al terremoto di Thera (VIII secolo a.C.), sino alla osservazione ampiamente provata (vedi il post “Da dove vengono i Siciliani”) secondo cui non vi sia nessun reperto archeologico che possa essere di supporto a quanto affermato dagli storici greci. Consiglio vivamente di leggere la pagina prima che venga di nuovo modificata in senso “massonico”.
La canzone “Camico” del gruppo messinese dei Nuovi Briganti può essere ascoltata dal pagina di Facebook del gruppo.
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