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domenica, marzo 20, 2011

Peggio tardi che mai

Ieri, 19 marzo, mentre su Tripoli cominciavano a piovere le bombe, Raffaele Lombardo dall'Albergo delle Povere di Palermo ha lanciato la costituente non per una nuova stagione dell'Autonomia Siciliana (tante volte sussurrata ma mai attuata) bensì per un altro (ennesimo) partito del sud.

Ennesimo partito che in realtà risulta essere quello vero, quello che da anni era stato programmato ma che si era sempre posticipato nell'attesa del momento propizio, ora catalizzato dallo scoppio delle ostilità nel Mediterraneo. Il partito vero: ripetiamolo nella effettiva consapevolezza che quei prematuri epigoni sorti qui e lì non siano altro che degli specchietti tattici volti a sminuire la temuta creatura del Presidente della Regione Siciliana, pre-destinata a spaccare l'Italia facendo da contraltare alla Lega Nord.

Tutto scritto, dunque. Tutto facile, sembrerebbe. Se non fosse per quel simbolo alle spalle di Lombardo. Che vorrebbe dire?

Malgrado molti facciano a tutt'oggi orecchie da mercante, non è più possibile tacere su quello che tutti vedono: lo scontro strisciante tra Napoli e la Sicilia, uno scontro congelatosi nel tempo e rimasto fermo a 150 anni fa. Ibernato, ma pronto a risvegliarsi ed ad indebolire il corpo di quella che presto potrebbe essere la nuova realtà politica nella quale confluirà la nostra isola.

E' ovvio che il leader siciliano ci vada con i piedi di piombo. Solo che in questo modo si rischia di cadere nel nulla e di tornare a creare qualcosa di artificiale, fondato appunto sul nulla, sperando che poi la strada la si trovi andando. Se la storia degli ultimi 150 anni dovrebbe insegnarci qualcosa è proprio di evitare a tutti i costi di rimanere intrappolati in una di quelle “espressioni territoriali” che sono andate tanto di moda nel XX secolo.

Ed invece i presupposti ci sono tutti, a partire da quella cartina che nella sua vuota banalità cancella millenni di storia da un lato e dall'altro dello stretto, quasi che si preferisca risolvere quel conflitto annullando i due lati dell'equazione invece di provare a sommarli.

I discorsi non dicono di meglio. Dichiarazioni come quella secondo cui la nuova formazione dovrebbe «perdere il suo connotato di partito siciliano», se da un lato tradiscono il (giusto) timore da parte di chi le pronuncia di suscitare un rigetto partenopeo, dall'altro gettano benzina sul fuoco del Sicilianismo, un fuoco che comunque vadano le cose non si spegnerà.

Peggio quando più in là si prende il delicatissimo argomento del nome del partito: «Io credo che il termine “meridionali” dovrebbe esserci». Una auto-segregazione assolutamente inaccettabile per chi vede il discorso dal punto di vista storico, l'unico punto di vista che può dare senso al progetto di uno stato che comprenda sia la Sicilia che il sud Italia.

Assimilando quel termine non facciamo altro che accettare la subalternità nella quale ci ha confinato il risorgimento, rendendola strutturale culturalmente e fissandola nell'immaginario collettivo: una nazione che nasce già sconfitta, che vuole pervicacemente rimanere colonia.

Un altro Sud Sudan, una ennesima Corea del Sud, un astruso Nord Dakota. I nostri padri fondatori normanni lottavano per conquistare gli imperi, da oriente ad occidente. Noi stiamo diventando una improponibile troncatura geografica.

Si corre il rischio di cancellare quello che nemmeno i Borboni si sarebbero mai sognati di cancellare: la gloriosa storia del Regno di Sicilia, comunque la si voglia vedere implicitamente incastonata anche nel Regno delle Due Sicilie.

Ieri, in un luogo il cui nome già di per sé suggerisce privazione, il popolo Siciliano (o Duo-Siciliano che dir si voglia), da Palermo a Napoli, dopo molti ritardi alla fine è stato castrato.

Ma non arrendiamoci ancora: una insperata erezione dell'orgoglio rimane sempre possibile. Presidente, faccia uno sforzo.

39 commenti:

zetan ha detto...

Queste sono scelte democristiane, con tutto il rispetto per il presidente che è riuscito ad opporsi totale deriva, però come non rilevare continuità con l'indole e le affermazioni di Pino Aprile, quelle di cui si scriveva nel precedente post.

Non è un caso che si utilizza la stessa immagine di copertina e si manifesta sintonia nel rivendicare il medesimo sentimento italiano espresso dallo scrittore giornalista.

Concordo con te Abate, ne avevano discusso anche in passato purtroppo manca un autentico partito indipendetista, questo è un grossissimo limite.

Peppinnappa ha detto...

Ma chissà, certo che quando hai davanti una falange molto consistente,la prima cosa da fare e cercare di dividerla. A pezzetti a pezzetti ti viene più facile destreggiarti: (Sicilia/ Italia (partita difficile)- Sud Italia e Sicilia/ Nord Italia (partita più equilibrtata) - Sud Italia/ Sicilia (partita più facile).

Anonimo ha detto...

Inutilmente italianista.
Inutilmente antisiciliano.
Il nuovo partito di Lombardo nasce decrepito. E, comunque la si voglia pensare, aprirà un fronte interno alla componenente sicilianista del movimento che lo indebolirà sino a sconfiggerlo.
Non nego l'importanza tattica di alleanze meridionali, anche strutturali, tra Napoletani e Siciliani e forse anche Sardi. Ma l'insensibilità "annessionista" al Sud è segno innanzitutto di scarsa intelligenza politica, di scarsa cultura storica.
Questo errore Lombardo lo pagherà. Il guaio è che lo farà pagare anche alla Sicilia che dovrà per l'ennesima volta ricominciare da zero per costruire una propria soggettività politica.
Massimo Costa

Anonimo ha detto...

Il Sud è una creatura massonico-risorgimentale, con l'italia è nato e con l'italia deve morire.

Antudo!

Comitato Siciliano ha detto...

Evidentemente il meridionalismo era la naturale evoluzione del sicilianismo.

Sinceramente non mi preoccuperei molto dell'exploit di Lombardo, anzi, vuoi vedere ca chista fossi fossi è a vota bona...

Non siamo più nel'800, le divisioni montate ad arte tra sicilia e napoli non hanno più ragione di esistere.

Cmq, è evidente che il presidente di questo partito sarà Pino Aprile

Anonimo ha detto...

Fanno bene i "duosicilianisti" a gongolare.
Questo è esattamente il loro progetto. Auguri.
Il punto è che non è più il nostro; non è più casa nostra.
Un partito della Sicilia autonoma federato a tutti i meridionalismi ci può stare, ma nascere "Siciliani" per morire "Sudditaliani" mi pare un po' troppo.
Addio Lombardo! Si ricomincia da zero.

Peppinnappa ha detto...

Ccu tuttu u rispettu ppi tutti,continuo ad insistere: non ci bagniamo prima di piovere. La politica è come una partita a scacchi. Se una "mossa" non ci piace non è detto che abbiamo scoperto tutto quello che ha in mente il giocatore e finiamo di vederci la partita. Quello che a me pare è che Lombardo non intende fare il leader di questo Partito del Sud. Ma il leader di cosa intende fare? Forse vuole fare come Cincinnato? Non ci credo. Io comunque le partite me le guardo, almeno sino a quando il risultato finale non appaia certo, non me ne sto a casa sulla base dei soli pronostici. Non è detto che ci azzecchi, ma d'altra parte 'n ci appizzu mancu nenti..., almeno sino a quando non ci siano percorsi di altra immediata, concreta e rilevante percorribilità.

amicopaolo ha detto...

Caro Abate,
anche se in ritardo voglio dirti che sono contento del tuo ritorno, poiché un soldato come te è importante per tutta la trincea sicilianista.

Riallacciando i fili e tornando al contenuto del post, purtroppo, ha ragione Massimo Costa, anzi, aggiungo, farà la fine di una marchetta che farà danni ai sentimenti di tutto il mondo sicilianista che si stava risvegliando diffusamente nel nostro popolo.

Ricorderai, spero, le mie previsioni in tempi non sospetti su Micciché e il suo neo partito suddista a trazione berlusconiana quando tutti non capivano le mosse del pupillo di Dell'Utri.
Purtroppo, Lombardo, anche se oggi i suoi sentimenti sicilianisti fossero veri e puri (come io credo), per il suo essere un uomo di un sistema del passato con tutti i lacci e lacciuoli che inevitabilmente lo legano, non può la persona adatta a fare nè il capo del nostro popolo, nè ha indirizzarne il nuovo leader che comunque dovrebbe rispondere alle sue logiche.

amicopaolo ha detto...

Secondo me, oggi, per la nostra Autonomia e per il riscatto del nostro popolo, l'unica possibilità è che il mondo sicilianista partorisca un "capopolo" incazzato e capace di scendere nelle piazze, altro che Pino Aprile come leader.

PS
La Sicilia prima di tutto e tutti, poi, se siamo capaci di riconquistare casa nostra possiamo parlare del Meridione.
Tutto il resto è demagogia che a noi non porta nulla di buono.

L'Ingegnere Volante ha detto...

Ho un vago sentimento che non tutto sia perso. Lombardo e' uno che una ne pensa e cento ne fa. Per ora sono solo speculazioni, ma ho la sensazione che in realta' il suo "nuovo" (?) percorso sia in linea con le cose che ci diciamo in questo blog ormai da qualche anno.

Secondo me, parlare di partito del Sud e di un partito autonomistico Siciliano nel contempo non e' cosa casuale. Credo che la Sicilia continuera' ad avere un ruolo di leadership in questo nuovo corso. D'altro canto la Sicila e' la vera leader del cambiamento in questo peculiare momento storico.

Se mi sto sbagliando, allora noi sicilianisti dovremo in primis pagarne le conseguenze. Ma ho comunque fiducia nel cambiamento in atto... non credo sara' tutto perduto: il sentimento sicilianista e' cresciuto, Lombardo lo ha intercettato e usato, ma allo stesso tempo gli ha dato una mano per farlo volare piu' in alto. E certo non possiamo dimenticare il suo ruolo di rottura: avere mandato in pensione la stagione cuffariana e' cosa non da poco, che gli va riconosciuta.

Una cosa sola proprio non riesco a capire. Nel suo ultimo video (pubblicato qui da Abate Vella), Lombardo sembra ribadire che non abbia nessuna intenzione di nominare una successione... cosa alquanto strana e per altro contro ogni buon senso... come mai secondo voi?

Un'ultima nota: avete notato il libro dal titolo "Sicilia '58" alle spalle di Lombardo nel video di cui sopra? Segno che il ragazzo stia ancora studiando l'autonomismo? O segno che i suoi "veri" piani siano tutt'altri?

zetan ha detto...

Il dibattito è complesso e coinvolge sentimentalmente tutti rendendo alcune volte difficile lo scambio, è vero dobbiamo fare uno sforzo nel tentativo di comprenderci.

Ognuno è portatore delle proprie idee sulla attuale trasformazione, dunque concordo con Peppinnappa e L'ingegnere Volante quando disinnescano la miccia del sentimento puro sulla valutazione del nuovo esperimento politico di Lombardo.

Accetto di buon grado questo invito e tento di avviare un dialogo che non sia condizionato da posizioni preconcette. Tento di evidenziare ciò che mi convince poco nell’operazione di uscire fuori dal territorio siciliano senza ancora aver consolidato i punti più importanti dello statuto. A dire il vero non mi sembra se si sia ancora pianificato il come e il tempo entro il quale intraprendere seriamente questo processo.

Mi convince meno se devo dedurre quale “capitale” tra Palermo e Napoli è destinata a rappresentare politicamente l’area del sud. Evito di argomentare le motivazione perché la seconda è nettamente favorita.

Ma quello che mi convince meno è ipotizzare la retrocessione del centro-nord; la retrocessione del centro-nord è collegata alla riemersione del sud qualora il progetto di l’Italia “federale” dovesse coinvolgere tutti; in questo caso per ribaltare equazione nord che produce sud che consuma e che si consuma nel caso non riesca più a consumare.

Entrando faticosamente in questo ambito si può affermare che tutti i centri di potere economici sono sempre più collocati al centro-nord e dunque come si pensa di contrastare il potere economico strutturato a difesa della area settentrionale? Assicurazioni, banche, importatori di ogni genere, sedi legali di imprese e multinazionali, per avere credibilità nella lotta contro le lobby del centro-nord bisogna comprendere che la politica in questo diatriba è la parte debole.

Dunque chi pensa che il centro-nord indietreggi per favorire una qualche, seppur minima, inversione deve ipotizzare come questo possa avvenire; ad oggi oltre alla possibilità di raccogliere adesioni politiche non si và. A dire il vero non si riesce ad esprimere neppure in questo ambito il vero potenziale, dico questo in merito a delle verifiche che effettuo con tanti siciliani, con persone che hanno trascorsi di indipendentismo o autonomia statutaria, tuttavia non appena inserisci l’idea che la Sicilia indipendente risulterebbe ricca e benestante, dopo un attimo di esitazione tutti riconoscono la validità di questa opportunità qualora si potesse realizzare.

Oggi il progetto di Lombardo non valorizza questo potenziale ne tanto meno della specificità siciliana che invece si diluisce in un sud informe e pieno di contraddizione, che rischia di travolgere la Sicilia insieme al sentimento che i siciliani stanno cominciando a riscoprire in modo pervasivo.

Anonimo ha detto...

Siamo tutti d'accordo su questo.
Lombardo ha creato una macchina che potrebbe fare una rivoluzione e la sta portando a sbattere contro un muro.
Non è per non allearsi con i meridionali o voler mettere improbabili muri sullo Stretto.
Ma qui il gioco è tanto chiaro quanto sporco. Vogliono fare una macroregione con Napoli capitale e tanti saluti all'Autonomia siciliana di cui non gliene frega niente. E' chiaro, non c'è neanche tanto bisogno di leggere tra le righe. Dietro quest'operazione c'è De Santis che in fondo è molisano e della Sicilia sai quanto gliene importa.
E infine tutto questo insistere sul tricolore e sull'unità d'Italia quando al Nord ci pigliano a pesci in faccia mi sa tanto di autolesionista.
In fondo è sempre stato un democristiano italiano.
Si riparte dai pazzi: da S-Cateno De Luca, da Sindoni, da chi ci sta.
Peccato, ci vorranno anni per ricostruire quello che ha fatto l'MPA, anche grazie a noi va detto.

Anonimo ha detto...

Secondo me pensare che la mancata applicazione dello statuto autonomo è la ragione di tutti i mali è sbagliato. Vi sono regioni a statuto ordinario, anche del Sud, che hanno un pil procapite maggiore della Sicilia.

Meglio insistere sulla dignità storica dei siciliani, che non sono poi tutti così affezionati allo Statuto come sembra, molti pensano addirittura che debba essere abolito.

Ci sta pure il fatto che la corte costituzionale lo ha praticamente gambizzato e prima che qualcuno abbia la forza di far cambiare idea a quella corte o metterla in stato di non nuocere, passeranno secoli.

Comitato Siciliano

Anonimo ha detto...

Che il "Comitato" sia contrario allo Statuto è assolutamente ragionevole. E' nella logica del meridionalismo napolicentrico che ispira tutti i nostalgici delle D.S.
Ma questo dimostra ancora meglio che la posta in gioco è la sopravvivenza dell'identità siciliana.
Non posso rivelare la fonte ma il disegno è quello di dissolvere tutte le regioni meridionali (isole comprese, pensa un po') in un'unica macroregione che poi guiderebbe la secessione dall'Italia.
Fantapolitica? Stiamo a vedere.
Quindi con i "mridionalisti", non solo si perdono le prerogative statutarie, ma persino la semplice autonomia amministrativa della Sicilia.
Nove prefetti e via, peggio che ai tempi delle 2S.
E noi dovremmo seguire questo disegno suicida per la Sicilia?
Buona fortuna, comitato, buona fortuna, senza di noi siciliani.

Comitato Siciliano ha detto...

Io non ho mai detto di essere contrario allo Statuto. Anzi io sono per l'allargamento di esso alle altre regioni meridionali.

Mi sono semplicemente limitato a citare dichiarazioni lette sui giornali, persino di membri dello stesso sicilianismo.

Anche io sono per una macroregione del Sud, magari si avverasse quanto dici, sarebbe l'unico modo per combattere politicamente lo strapotere del Nord. Le accuse di napolicentrismo per me rappresentano lo spauracchio di chi insegue un ideologia e la mette davanti al bene ed al futuro della Sicilia.

Io sono tra quelli che ha sempre proposto, in una macroregione o una repubblica indipendente del Sud, la capitale a Napoli ed il parlamento a Palermo.

Si può essere in disaccordo sulla politica ma sul bene della Sicilia è necessario marciare uniti

Anonimo ha detto...

Quello che dice il Comitato è purtroppo anche troppo chiaro.

L'Ingegnere Volante ha detto...

A me invece non e' chiaro cosa dica il Comitato: "La capitale a Napoli ed il parlamento a Palermo" mi sembra una formula astratta basata sul nulla. Non ha neanche un fondamento storico. Una ragione di piu' per ignorarli o, forse, stare molto attenti e cercare di decifrare messaggi sinistri come questo.

Comitato Siciliano ha detto...

Scusa Ingegnere, non capisco dove sta la "sinistrosità" del messaggio che invece è mirato ad una, a mio avviso corretta, ridistribuzione istituazionale di questa macroregione che, sembra, debba nascere. Se poi anche tu vuoi continuare a lanciare accuse di napolicentrismo, accomodati pure, ma come hai sicuramente notato, l'ideologia non tiene il passo della storia.

Dal 1734 la capitale delle Due Sicilie sta a Napoli (a Palermo stava un vicere) mentre Palermo ha il Parlamento più antico della storia, in che consistono le mancanze di fondamenti storici?

zetan ha detto...

La posizione del comitato la definisco alquanto ambigua, ricalcano per certi versi quelle espresse da Lombardo che pensa di stare a giorni alterni con gli autonomisti e con i duosicilianisti.

Tra questi mi rendo conto ci può essere collaborazione, a condizione però che sia totalmente eliminata ogni forma di confusione che renderebbe viziato lo scambio.

Tra i frequentatori di questo blog ritengo sia necessaria la massima chiarezza sulle posizioni di ognuno, non mi permetto di delegittimare quelle duosicilianiste solo perché diverse dalle mie ma, pretendo che queste siano espresse con trasparenza estrema.

Questo a mio avviso risulta essere un confronto estremamente utile e necessario, quello offerto dall'Abate non è uno spazio di discussione e basta, ognuno ritengo nel proprio territorio argomenta e attrae consenso ci mette la faccia come si dice in questi casi.

L'Ingegnere Volante ha detto...

Sono un indipendentista, separatista e Siciliano fino al midollo. Se e' ora di gettare la maschera, gettiamola pure.

Al Comitato vorrei dire che quella di napolicentrismo non e' un'accusa, ma un dato di fatto. Mi sembra pacifico che siate napolicentrici, come hai appena ribadito con il messaggio qui sopra. Puoi negarlo?

In quanto all'ideologia, rispedisco l'accusa al mittente. Non si capisce perche' io debba essere ideologizzato solo perche' tengo al bene della mia Patria, mentre tu che hai a cuore un'altra patria non lo sia.

Anzi, sei forse piu' ideologizzato di me, perche' la tua nazione non esiste e vuoi farla esistere a tutti i costi: voler rendere reale cio' che non e', e che mai sara', e tipico di una visione ideologica. La mia nazione invece e' esistita per secoli. Ed esiste ancora oggi!

Giusto per concludere il mio pensiero: non mi piace stare a guardare supinamente gli eventi. Siamo stati inquilini della nostra stessa storia per troppo tempo! Come puoi parlare di una macroregione che "sembra, debba nascere"? Cosa fai, stai ad aspettare che i grandi eventi geopolitici scrivano la storia senza che tu vi contribuisca? No grazie, non e' per me. Una macro-regione che "sembra, debba nascere" suona troppo borghese. Io non sto ad aspettare che gli extra-terrestri ci regalino questa splendida macro-regione. Tra Roma e Napoli, meglio Roma. Tenetevela cara questa meravigliosa Napoli.

La mia capitale e', e sempre sara', Palermo!

Comitato Siciliano ha detto...

Partiamo dal presupposto che pur contribuendo nel mio piccolo, gli eventi sono molto più grandi di me e non sono in grado di gestirli o controllarli, semplicemente mi travolgono.E se è vero l'affare della macroregione, travolgeranno anche te.

La nazione è una cosa, la macroregione che è un organismo statale, è un altra.
Sempre presupponendo che questa macroregione si faccia, quale dovrebbe essere secondo te la capitale, Palermo?Bene ma allora che differenza c'è tra essere napolicentrici e palermocentrici.

La mia proposta di portare la capitale di questa eventuale macroregione a Napoli ed il Parlamento a Palermo intende proprio a ridistribuire equamente queste istituzioni, altro che napolicentrismo.

La mia richiesta di mettere da parte l'ideologia viene dettata dal desiderio di mettere in evidenza innanzitutto il futuro ed il bene della Sicilia, non dipende da me certo se faranno la macroregione, ma sono convinto però che è l'unico modo per sottrarci al giogo ed al tirocinio del Nord.

L'Ingegnere Volante ha detto...

Comitato, ti ringrazio per avermi portato a conoscenza del fatto che una nuova mandria di colonizzatori imbufaliti sta per travolgerci e non vede l'ora di mettercela in quel posto.

Mi spiace per te, ma io non mi faro' travolgere. E quelli come me, caso mai, ne usciranno piu' forti!

Stato e nazione debbono coincidere, se no si rifa' l'errore italiano di uno stato che contiene al suo interno molteplici nazioni.

Questa macro-regione, per quanto mi riguarda puo' fermarsi sullo stretto. La mia nazione e' quella Siciliana, il mio Stato la Sicilia, la mia capitale Palermo.

L'Ingegnere Volante ha detto...

A proposito, qual e' la tua nazione?
Stato e capitale li conosciamo gia'.

Comitato Siciliano ha detto...

Caro Ingegnere, non capisco la tua preclusione ed ostilità nei confronti di una eventuale macroregione, quando parlo di ideologia, che permettimi di dire rasenta il fanatismo, lo dico a ragione quando leggo frasi del tipo "una nuova mandria di colonizzatori imbufaliti sta per travolgerci e non vede l'ora di mettercela in quel posto" e chi sarebbero tali colonizzatori, i pugliesi, i napoletani, i calabresi?

Detto questo ti auguro che la tua lotta sia foriera di soddisfazioni per te così come ti auguro che accetterai i fatti nel caso in cui le cose non vadano come speri (anche perchè non ci si può far nulla)

Non sono d'accordo che una nazione debba coincidere per forza ad uno stato, questo si chiama "nazionalismo" che ha portato lutti e rovine sia nel'800 che nel '900.
Per me la politica è il mezzo per arrivare al bene comune, non un fine a se stesso.

Per me il Sud è fatto anticamente di due nazioni, quella siciliana (di cui io faccio parte) e quella napolitana, ma questi sono concetti vecchi che appartengono al passato.Nel 2011 la Sicilia ed il Sud continentale non sono così diversi da non poter fare una macroregione, che è il fronte comune che può spezzare la politica filo nordista che questo paese porta avanti da sempre.

zetan ha detto...

Apprezzo la chiarezza del Comitato ma mi riconosco in quella dell'Ingegnere volante.

Il problema, Comitato, non è quanto siano grandi le scelte che vorrebbero subissimo; io per primo sono convinto che Napoli è stata scelta quale capitale di questa macro regione, però sono anche consapevole che i consensi sono voti che dovranno raccoglie uno ad uno ed i raggruppamenti che aderiscono ad un progetto invece che l'altro lo dovranno considerare.

A questo proposito fa molta differenza se questa scelta avviene senza alcun dibattito o viceversa con valutazioni che obbligano l'esposizione che consente una dignitosa presa di coscienza generale.

Faccio un esempio banale: le centrali nucleari apparivano una scelta non contrastabile, eppure c'è sempre imponderabile, qualcosa che sovverte il progetto iniziale, ad un tratto ciò che tutti davano per scontato si deteriora.

Adesso a me appare chiara l'ipotesi da te esposta, so perfettamente che questa è stata programmata con dovizia di particolari, ma mai accetterò di aderire ad un progetto che volutamente si trascina nell'ambiguità che Terroni di Pino Aprile evidenzia con fin troppa chiarezza. Best seller non si diventa così per caso, nemmeno Saviano si diventa così per caso, l'attacco mediatico di Napoli=monnezza non nasce per caso, Napoli che rischia di vincere il campionato di calcio non è frutto del caso.

La prova che tutto questo è suscettibile di modificazioni la da Lombardo con la propria danza che a ritmo di tarantella tenta collocazioni ora da una parte ora dall'altra.

Lombardo, a me appare chiaro, ha aderito alla soluzione della macro regione ma, è costretto a sostenere comunque la formazione di un raggruppamento sicilianista che purtroppo e non a caso è in forte riterdo, al quale egli ritiene probabilmente di non aderire, questo per non perdere i consensi pesanti di quanti non chiedo nulla oltre il riconoscimento della propria specificità.

L'atteggiamento di fare le carte sottobanco ha rotto definitivamente, è bene che si sappia, così come è bene che si sappia che i consensi dei puri di cuore non saranno disponibili per quanti li considerano solo degli stolti, il consenso di questi "stolti" in un progetto di questo tipo sono importanti, più di quello che vorrebbero farci credere.

Abate Vella ha detto...

Prima di parlare di Napoli capitale o del parlamento di Palermo, credo ci sia un problema a monte di tutto questo.

Questa benedetta capitale la possono mettere dove vogliono: a Napoli, a Roma o a Mosca. La stabilizzazione della Sicilia non dipendera' da questo.

La nostra forza dipende da quanto le diverse componeneti del Popolo Siciliano siano capaci di convivere pacificamente (di nuovo, confronto e non scontro).

Se noi troviamo il compromesso internamente tra i siciliani, allora la capitale la possono mettere dove vogliono: saremo forti anche con l'Italia unita. Se non troveremo il modo di far convivere in modo civile le diversi parti del Mediterraneo che qui si trovano in contatto, possiamo fare tutte le indipendenze del mondo, come Popolo sempre in quel posto la prenderemo.

Dal clima dei commenti, su questo blog come su altri giornali, possiamo farci una prima idea di come stanno le cose.

Certo Lombardo non aiuta questo processo con tutti i suoi tentennamenti.

Comitato Siciliano ha detto...

Zetan, con estrema sincerità ti dico che Pino Aprile non mi sta neanche tanto simpatico(e non sono il solo) tuttavia ti dico che è stato l'autore dell'unico libro che è riuscito a rompere il muro mediatico ed editoriale in cui per molto tempo testi come questo sono stati confinati, una pazzia non approfittarne.

Per quel che concerne la macroregione, ricordo che stiamo parlando di un ipotesi, di cui fino ad oggi nessuno è riuscito a dimostrarne la pianificazione(diciamo solo che si percepisce) e tutti i commenti in proposito(almeno da parte mia) sono solo opinioni e congetture.

Una cosa si può dire, la Sicilia politicamente da sola non ha mai avuto la forza di rialzarsi e 150 anni(e non solo) sono li a dimostrarlo.

L'Ingegnere Volante ha detto...

Lungi da me il voler dividere una compagine gia' cosi' flebile e numericamente di poca importanza.

E sia chiaro, non c'e' niente di personale nei miei commenti. Da questo punto di vista, Comitato, puoi stare tranquillo.

Voglio solo dire (e forse dopo questo messaggio me ne staro' bello quieto per un po') che il piu' grande problema di noi Siciliani e' che ci appassioniamo a cose altre da noi. Tifiamo per nazioni, squadre di calcio, culture che non sono le nostre. Siamo come bandiere al vento, la nostra identita' siamo i primi a calpestarla. Fintantocche' il nostro cuore battera' per Napoli, Roma, o Parigi, non ce ne usciremo da questo pantano. I 150 anni di colonialismo italiano forse, ahime', derivano proprio da questo.

E nel frattempo ci hanno privato di tutti i centri decisionali. Ovviamente, perche' cio' che viene da fuori e' sempre meglio. Tranne il mangiare: quello deve essere solo siciliano...

Abate Vella ha detto...

Ingegnere volevo mettere solo le mani avanti.

Comunque non sono d'accordo con te nell'essere così pessimista...

Non credo proprio che la Sicilia sia morta o stia per morire. Tutt'altro.

La situazione internazionale prevede uno stato del sud con capitale Napoli? Bene... la Sicilia è pronta: se non funziona, smontiamo anche quello. Ne abbiamo smontati tanti... Non si può pretendere di avere tutto subito, ma non si deve neppure smettere di lottare.

Abate Vella ha detto...

Una cosa si può dire, la Sicilia politicamente da sola non ha mai avuto la forza di rialzarsi e 150 anni(e non solo) sono li a dimostrarlo.

Comitato, non esageriamo...

Peppinnappa ha detto...

Io resto sempre dell'idea che da una Macroregione con capitale Napoli, che dovesse comprendere, in un primo momento, la Sicilia, un successivo passaggio, che veda la Sicilia autonoma dalla Macroregione meridionale, in ogni caso, diventa "na calata"... Per questo non ho paura delle alleanze: ... dammi tempu ca ti perciu ....

Comitato Siciliano ha detto...

Ingegnere, se ciò può tranquillizzarti il mio cuore non batte a Napoli, visto che tifo Catania.(ripeto, il napolicentrismo è solo uno spauracchio) Ma ritengo assolutamente necessario l'unione delle forze con le altre regioni meridionali per il bene e per il futuro della Sicilia.

Sono convinto che quando(e se) ciò accadrà nessuno chiederà più nulla perchè questa è la strada per togliere la Sicilia dalle logiche coloniali del Nord e per il suo tanto sospirato sviluppo economico.

Abate, non sei d'accordo sugli ultimi 150 anni o sul "anche prima"?Perchè dopo 150 anni siamo sempre a mezzo una strada, eppure le occasioni non sono certo mancate.

Abate Vella ha detto...

Comitato,

nessuno fa niente da solo: abbiamo gia' parlato di un certo indipendentismo isolazionista che non ha ne passato ne futuro.

La Sicilia da sola non ha mai fatto niente, come non ha mai fatto niente nessun altro: quando la Russia e' rimasta sola, ha perso la guerra di Crimea e da quella sconfitta e' iniziata la fine dei Romanov. Figuriamoci se la Sicilia si puo' permettere di "fare da sola".

Quella del "fare da soli" e' una fantasia malata figlia dell'epoca individualista, materialista e senz'anima in cui viviamo.

Per quanto riguarda gli ultimi 150 anni, vedo il tuo commento poco profondo. Stiamo parlando di processi storici che hanno bisogno di decenni, persino secoli a volte per realizzarsi. Il volere vedere i risultati nel nostro arco di vita e' nuovamente una deformazione dell'era moderna.

Comunque, lasciando la teoria ed andando alla pratica, e' grazie alla rivolta indipendentista del MIS che abbiamo ottenuto l'Autonomia , ed e' grazie all'Autonomia che oggi stiamo alzando la testa, senza quella non so dove saremmo.

Non solo: e' solo grazie a quell'Autonomia che oggi esiste una pur minima speranza di liberare tutto il sud.

E come ben sai, la speranza piu' consistente (se non l'unica) risiede sino ad ora con Lombardo, con tutte le critiche che gli si possono fare.

Lombardo, sino a prova contraria, e' di origini Siciliane, mi pare.

Per quel che mi riguarda le occasioni che si sono presentate le abbiamo sfruttate abbastanza bene. Poi ovviamente si tratta di opinioni.

zetan ha detto...

Dalle visioni di ognuno si comprende come si intenda la vicenda della Indipendenza della Sicilia piuttosto che l’appartenenza ad una macro regione insulare. A mio avviso in questo dibattito si è posto poco risalto a quello che è l’aspetto principale, quello che per gli indipendentisti ritengo sia l’aspetto centrale, quantomeno lo è per me, quale è il limite della sovranità dell’ipotesi di una adesione a questa ipotetica macro regione.

Fintanto che questo aspetto rimante nebuloso ci sarà contrapposizione, si dovrà necessariamente centrare questo argomento sin da subito se si vuole ricomporre la controversia. Chi avrà l’onere di studiare il dettaglio deve necessariamente tenere in conto, la diffidenza degli indipendentisti che hanno nella loro memoria, lo scippo dell’indipendenza per una autonomia mia riconosciuta esiste e non vederla è sintomo di una rinnovata inadeguatezza di quanti aspirano a classe dirigente. Chi non tiene conto di questa esperienza commette errori e sottovalutazioni grossolani che non gli danno credibilità accentuando ancora divisioni.

Quando il Comitato dice che pensa ad uno statuto allargato a tutte le regioni del sud, pensa forse ad uno stato federato fra le stesse? Napoli capitale quale ruolo pensa di esercitare? Il problema non è Napoli o Palermo ma, quali i ruoli essi avranno quali i limiti imporranno e quali le ingerenze al sistema normativo e politico amministrativo.

Il problema Abate non è indipendenza = individualismo, no non è questa la formula ma indipendenza = diffidenza, diffidenza nei confronti dell’ipocrisia figlia dell’individualismo, quello che vuole territori schiavi di altri, come risulta evidente dall’esperienza Siciliana. La collaborazione avviene automaticamente tra persone autonome padroni della loro vita, non certo che padroni e subalterni, quelli si che generano relazioni perverse e sono questi che gli indipendentisti vogliamo scongiurare. Nessuno pensa di fare da soli ma sicuramente nessuno vuole barattare la sovranità sul proprio territorio non più.

Chi non si rende conto che deve affrontare in modo credibile questo aspetto non farà altro che alimentarlo, dunque non cerchi responsabilità altrove ma dentro la proposta stessa che produce.

L’esperienza di Malta capisco che interessa pochi però esiste, ed ha avuto esperienze complessive migliori delle nostre, ed è li sotto i nostri occhi di Siciliani. 40 miglia le dividono ma nella esperienza politica sono 40.000, alimentate dalla assenza nel dibattito politico che ci riguarda.

Peppinnappa ha detto...

L'esperienza di Malta è effetto del protettorato britannico e non è dunque esperienza di solitudine.Credo vada poi considerato che chi si ritrova a destreggiarsi in un campo politico estremamente delicato e direi anche "pericoloso", la cosa più "cogliona" che possa fare è quella di affiggere manifesti con la plocamazione delle sue intenzioni reali. Ogni gioco comporta dei rischi,se vogliamo giocare dobbiamo considerare la necessità di certe regole. Altrimenti non giochiamo, ce ne stiamo a casa a vagheggiare le grandezze passate ed a sognare un paladino romantico, che vincerà come Davide sconfisse Golia. Queste cose, oggi, è ben difficile che succedano ed anche se fosse, con i tempi che corrono, e considerata la posizione strategica della Sicilia, non ci sarebbe da meravigliarsi se una qualche improvvisata coalizione internazionale venisse anche a bombardarci, per salvare la democrazia. Il cuore ci tenga saldi, dunque, ma facciamo lavorare il cervello ...

zetan ha detto...

Peppinnappa rilevo che non ci siamo compresi per nulla. Nessun problema la adesione coatta ai progetti non mi hanno mai interessato e continuano a non interessarmi.

Così come diffido di quelli che mi chiedono di fare lo spettatore quando si operano le scelte e di essere protagonista nel momento di raccogliere consensi.

Questo per dire che nessuno nelle democrazie, anche quando queste sono fittizie, possono bypassare la ricerca del consenso, a quel punto anche i più arroganti diventano degli agnellini, ne ho viste fin troppe scene di questo tipo purtroppo.

Ho compreso da taluni interventi anche autorevoli gli intenti, auspico che si abbia il buon gusto di lasciare agli spettatori questo ruolo sempre.

Per quanto attiene Malta, lo sbarco alleato presupponeva anche per la Sicilia la stessa prospettiva, gli inglesi dialogavano con i gruppi indipendentisti garantendogli l'appoggio che gli americani hanno boicottato.

Con Russia e Cina se ci fosse un progetto, che comprendo non può essere diffuso, si potrebbe tentare quello che ci sfuggì allora, ma a quel punto essere i protagonisti nella formazione della macro regione del sud non avrebbe senso, giusto per fare lavorare il cervello. Tu che ne dici.

In conclusione non ci trovo nulla di strano che ognuno possa aderire a ciò che ritiene utile, così come non ci troverei nulla di strano che sia tu che l'Abate chiariste quale delle ipotesi prediligete, perché io fino ad ora non l'ho capito.

Abate Vella ha detto...

Caro Zetan,

io non sono indipendentista, l'ho detto spesso.

Cioe': non credo che l'unica strada sia l'indipendenza della Sicilia intesa come isola. Essa e' una strada possibile, certamente.

Ma c'e' un problema dietro (all'indipendenza): una Sicilia indipendente, senza un sud Italia stabile ed inserito nello stesso contesto strategico e' destinata a durare poco: l'Africa e' lontana ma la Calabria e' molto, troppo vicina, se capisci quello che intendo.

Cosa questa osservazione significhi dal punto di vista pratico, lo devono dire i tempi.

Certo, se si deve fare uno stato unico da Palermo a Napoli, deve essere fatto con certi criteri il primo dei quali per me e' l'identita', come ho suggerito nel post.

zetan ha detto...

Abate mi è un po’ più chiara la tua visione del problema. Quello che avrei voluto si valutasse e che in Sicilia l'indipendentismo è un sentimento che si mantiene stabile, e quando questo si avverte come limite, come ho percepito da qualche intervento, senza osservare da dove prende origine e da dove la linfa, si rischia di esasperarlo maggiormente. L’atteggiamento che vorrebbe gli indipendentisti piegati al progetto della macro regione del sud senza alcuna garanzie rischia di innescare dissensi e conflitti e non ci si può rammaricare se poi tra Napoli e Palermo affiori contrapposizione.

Napoli e Palermo quali simboli ancor prima che capitali.

Abate Vella ha detto...

Zetan,

hai centrato perfettamente il problema nel quale credo si dibatta anche Lombardo.

L'indipendentismo e' un limite quando diventa isolazionismo. Altrimenti puo' essere un forte baluardo contro gli assalti che sicuramente continueranno verso le nostre istituzioni, anche qualora questa macroregione dovesse diventare realta'.