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venerdì, novembre 21, 2008

Figli di

Un articolo pieno di luoghi comuni e di ignoranza pubblicato da uno dei soliti quotidiani-straccio nazionali ci conduce lungo uno strano percorso dai retroscena bui e tenebrosi. Una piccola traccia raccolta per caso si dipanerà sorprendentemente attraverso millenni di storia e ben 4 continenti. Una miniserie di tre post da leggere più come il canovaccio per un romanzo che come il resoconto di fatti reali. Cominciamo dalla superficie, prima di scendere in apnea nell'abisso.

Dato che da noi, malgrado le apparenti contrapposizioni destra-sinistra, tutto procede a “reti unificate”, non ci sorprende che il genere di immondizia propalata dalla rivista Focus (vedi post) venga diffusa contemporaneamente da più fonti.

La lingua (biforcuta) batte dove il dente duole, e gli eventi siciliani stanno facendo sentire fitte lancinanti molto in alto. Ecco quindi che anche il Corriere della Sera si lancia disordinatamente nel mucchio con il programmatico titolo “I fenici «papà» dei siciliani” dove si parla dell'ambizioso 'Genographic Project' del National Geographic:

"Se siete in Sicilia ed entrate in un posto affollato, guardatevi intorno: un antico fenicio, almeno uno, è vicino a voi. Perché un siciliano su diciassette, ancora oggi, nel suo patrimonio genetico porta un cromosoma Y che deriva direttamente dai maschi d’una delle più antiche e misteriose civiltà mediterranee."

Che nei siciliani (sia ad est che ad ovest) ci sia sangue fenicio lo sappiamo già e non abbiamo bisogno di nessuno studio eu-genetico di conferma. Quindi di per sè la notizia non è una notizia. Detto questo, passiamo a togliere il velo ed a leggere nel modo corretto tra le righe.

Si parla di “maschi” perchè, come dice Daniel Platt, uno dei ricercatori, “il cromosoma che abbiamo studiato si tramanda quasi intatto di padre in figlio”. Questo vuol dire che se da un lato lo studio ci dice che i nostri padri erano commercianti, dall'altro non è ancora chiaro cosa facessero le nostre madri. Cosa faccia (o facesse...) la madre del firmatario del pezzo (tal Francesco Battistini) lo possiamo intuire facilmente.

Questo voler evidenziare che di fenicio avremmo solo i padri richiama pesantemente le immagini riportate da Focus e discusse in uno dei video allegati al post. Sottintenderebbe cioè una facilità di costumi delle indigene, che secondo la (falsa) storia che ci insegnano non disdegnerebbero di tanto in tanto di offrirsi al ben più civile straniero.

Insomma, noi Siciliani saremmo dei bastardi secondo il Battistini.

Ma lasciamo che le gocce ci scivolino addosso e passiamo oltre.

Perchè sembra che alla redazione del Corriere abbiano scoperto il gene della delinquenza. Poco sotto infatti leggiamo che “i contemporanei e i posteri, gli assiri e i persiani e gli egizi, ce li descrivono (ai fenici, ndr) in varie testimonianze: abili mercanti, pratici, furbi, con una certa fama di veloce disonestà nelle trattative”. E non lascia adito a dubbi chiudendo il pezzo con la chiave per interpretare il passo precedente: “E magari capire che cos’è rimasto di loro, nei siciliani d’oggi.”

Ricapitolando, il papà e la mamma di Battistini pur non essendo siciliani, facevano quello che facevano. Ed il figlio potrebbe aver ereditato parecchio dai suoi genitori.

Di nuovo, lasciamo perdere le provocazioni ed andiamo per la nostra strada. Di questo in fondo si tratta, di provocazioni lanciate nella speranza di un qualche gesto inconsulto. Invece il nostro dovere è quello di stare calmi e di non lasciarsi prendere dal nervosismo.

L'ignoranza continua a veleggiare sicura anche in altre aree dello stesso articolo. Come nel caso della perla più preziosa di tutte:

“ci vollero i Romani e le Guerre puniche a chiudere la lunga dominazione di Cartagine sull’isola”

Di quale isola stiamo parlando? Voglio credere che qui ci si riferisca all'isoletta di Mozia, e non alla Sicilia tutta, dove all'arrivo dei romani la civiltà siceliota (e non greca!!!) fioriva. Senza contare che i fenici non avevano mai dominato un bel niente. Essi infatti impiantavano semplicemente i loro empori commerciali. Al massimo si potrebbe parlare di sfera di influenza. Non di impero.

E chiudiamo con lo strano riferimento ad Israele:

“gli scavi erano cominciati nel 2004, ma due anni fa la guerra fra Hezbollah e Israele aveva bloccato tutto.”

Dopo quello di SiciliaInformazioni.com discusso nei post precedenti e contenuto nel paragone tra Lombardo e Craxi, è il secondo richiamo nel giro di pochissimi giorni.

Al solito, sarà solo una coincidenza.

(Fine prima parte)

13 commenti:

teodosio3e ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
rrusariu ha detto...

C'è tra i ns. aficionados lettori
qualche avvocato?
Al limite anche un team...

A la Merica si chiamano Class Action, sto pensando a qualcosa del genere ...

Quello di Focus e Corriere si potrebbe chiamare antis.....ismo.

Nuatri nun ci scantamu, siamo l'unica terra emersa al mondo dove un certo razzismo benpensante non alberga e per giunta come scrisse una volta Fortunato Pasqualino: La Sicilia era già cristiana prima dell'arrivo del Cristanesimo!!!

nebros ha detto...

"come scrisse una volta Fortunato Pasqualino: La Sicilia era già cristiana prima dell'arrivo del Cristanesimo!!!"

tranne che nel Valdemone ;)

Orazio Vasta ha detto...

http://rarika-radice.blogspot.com/2008/11/onore-e-santita-il-siciliano-servo-di.html

rrusariu ha detto...

Beh non volevo dire che erano già stati battiati da San Giovanni degli Eremiti!!!

Volevo dire che il tipo di religiosità in Sicilia si connaturava bene con il Cristianesimo. Se poi qualcuno da Roma col suo cattedrino volevo continuare le vessatorie pratiche romani lo sappiamo benissimo!!!!!
Ma quanto non c'è con l'essenza del cristianesimo.

Ma stu Dyonisius nzoccu facìa a lu to paisi, Mysteris Dionisiaci?
Sto bbabbiannu, adesso, ma la Maronna ccu la minna ri fora la penso sempre come una Madonna Siciliana.

Ho letto da qualche parte del culto della Grande Madre, non quella Cerere che ci hanno appioppato i romani per sfruttare i ns campi con il grano per rimpinzare la loro città!!!

Bisogna approfondire questo aspetto di Dionisio in Sicilia.

http://abebedorespgondufo.blogs.sapo.pt/ ha detto...

I like your blog.
Paulo
Portugal

Anonimo ha detto...

Le imprecisioni storiche, quando si uniscono al razzismo, fanno andare in bestia. Uno ogni 17 significa più o meno il 6 %. Ora, secondo me, è possibilissimo che il 6 % dei Siciliani abbia avuto un ascendente fenicio, ma non nella via (stupida) che ipotizza il Corriere.
Quella dell'Antichità fu una colonizzazione estremamente marginale. Pochi empori qua e là prima della venuta dei greci (mi immagino con alcune decine tra soldati e mercanti di abitanti stabili o semistabili) che riuscirono a malapena a trasformarsi in cittadine quando nell'VIII secolo i Fenici "smontarono" tutte le botteghe nella costa orientale e meridionale per concentrarsi in pochi fortini dell'estremo ovest. Nei secoli successivi queste piccolissime cittadine crebbero, con apporti provenienti non più dalla Fenicia ma dall'interno e dall'est della Sicilia. Prova ne è che furono rapidamente grecizzate. Dal VI secolo ad Erice (città elimo-punica) si abbandona il culto di Astarte (con tanto di sacrifici umani) e si trasforma in quello di Afrodite. Poco lontano, a Segesta, si tengono rappresentazioni drammatiche in greco. La più popolosa città punica, Ziz, cambia nome in Pànormos, perché così la chiamano i sicelioti ormai maggioranza schiacchiante nella città. Forse solo a Mozia-Lilibeo la componente punica sopravvive in qualche modo.
I Cartaginesi esercitano su questa provincia un'egemonia e non una dominazione. Gli abitanti di questa "provincia" dell'estremo occidente dell'isola (puni ed elimi siceliotizzati della costa, e Sicani "siculizzati" dell'interno) chiamano se stessi con un nome greco, l'Epicratèia, che sta per "protettorato", o qualcosa del genere.
Solo pochi decenni prima della venuta dei Romani i Cartaginesi pare siano in procinto di annettersi l'isola, ponendo presidi qua e là e impadronendosi persino di Messina. Ma dura pochissimo.
Abbiamo testimonianze del fatto che lingua e civiltà punica si dileguano dall'isola poco dopo la fine della I guerra punica, praticamente senza lasciare tracce.
Insomma né gli antichi Fenici, né i Cartaginesi fecero mai colonizzazioni di massa in Sicilia o "stupri di massa" come suggerisce il Corriere.
Diversa la situazione in Tunisia, dove la colonizzazione semitica dei Puni fu massiccia, paragonabile a quella dei greci in Sicilia.
Alla conquista romana (146 a.C.) la Provincia d'Africa era tutta abitata da Fenici e loro discendenti, e solo nell'interno (Numidia) si trovavano ancora le popolazioni berbere.
Ebbene quei discendenti dei Fenici non sparirono certo. Si mescolarono ad apporti romani, vandali, greci, ma soprattutto furono la componente che per prima si arabizzò (il fenicio era quasi uguale all'arabo) e si islamizzò nel paese, mentre per i berberi la penetrazione si rivelò assai piàù difficile.
Che la componente punica sia stata determinante nella arabizzazione della Tunisia è dimostrato dal fatto che per secoli il baricentro del paese non fu né nell'interno profondo (troppo berbero e pagano) né a Cartagine o sulla costa (troppo cristiana e greco-romana, anche a lungo dopo la conquista saracena), ma nella zona intermedia, nel Sahel, a Kairuan esattamente, dove l'elemento semitico era rimasto forte.
Che i semiti poi abbiano conquistato la Sicilia sotto il nome di Saraceni e che abbiano lasciato tracce genetiche profonde è fuori discussione. Quanti degli Arabi che vennero in Sicilia dal IX all'XI secolo provenivano dalla Tunisia? La maggior parte. E quanti di queste avevano certe ascendenze puniche. Non possiamo più dire la maggior parte, ma certamente una parte ancora rilevante. A questo punto il 6 % di origini puniche ci può stare benissimo, anzi mi sembra davvero modesto se pensiamo che almeno un 30 % dei Siciliani attuali dovrebbe discendere da Siqilli provenienti dai quattro angoli del mondo saraceno durante quei secoli e poi fusi con i Siculi/Sicelioti. Se solo un quinto di questo 30 % era a sua volta di ascendenze puniche lo si spiega con l'annacquamento che lo stesso elemento aveva subito in Tunisia per effetto delle successive ondate migratorie.
Sempre ammesso che la ricerca abbia fondamento.
Ma il senso vero è quello di diffondere "disistima" nei Siciliani. La dominazione italiana in Sicilia si fonda sull'autodisprezzo che i Siciliani devono avere di sé. E questo sta squagliando anno dopo anno, inesorabilmente. Per questo sono nervosi. Ma non ci fermeranno.

rrusariu ha detto...

Assà bbinirica zzu Anonimu
come si direbbe un bel report da incorniciare a la facciazza del Corriere e dei suoi accoliti lettori che inorgogliscono per una univertà che diremmo Ammucca-pagghia (Bocconi)

Hai detto bene l'ultima parte che vogliono far sentire la disistima per sentirsi Siciliano, ma non ce la faranno, come disse che li Saracini arrivati alla fine si sentirono tutt'uno con la ns. terra.

Peppinnappa ha detto...

Trovandomi alla stazione Termini di Roma, per prendere il trenino che porta a Fiumicino, ho notato, per caso uno a fianco dell'altro, due treni, uno andava a Reggio Calabria, l'altro a Torino. Due treni diversi,stridenti l'uno con l'altro; uno da terzo mondo, l'altro da Paese civile; che tristezza! L'unica ideologia e l'unico sentimento di questa "nazione" è l'ipocrisia. Cosa ci si vuole aspettare allora, ma bisogna "che il seme marcisca, prima che dia frutto", ci ricorda Qualcuno. Non illudiamoci, ancora dovremo vederne tante, la cosa da curare più di tutto e che meno siciliani possibile vengano infestati dal "virus", che si sta tentando di diffondere tra di noi.

Peppinnappa ha detto...

Segnalo, anche se sicuramente l'avrete già visto:
http://www.siciliainformazioni.com/giornale/spettacoli/35660/lingua-siciliana-esce-folklore-racconta-mondo-nellalbum-desordio-suddmm.htm

Peppinnappa ha detto...

Per quanto riguarda il Corriere della sera vorrei osservare che la verità è che nessuno più dalla Sicilia difende la Sicilia ed allora ognuno può permettersi tutto quello che vuole. Ai tempi di Bufalino se qualcuno scriveva sciocchezze sulla Sicilia egli sapeva rispondergli bene con la sua autorità (ricordo la sua polemica con quel provincialotto di Giorgio Bocca). Ora i nostri cattedratici che si allarmano e si indignano prontamente allorchè a Capo d'Orlando cambiano il nome alla piazza Garibaldi, che dicono quando sentono sproloqui sulla storia della Sicilia? Per ora son tutti preoccupati per le manovre della Gelmini, che, vedrete, toccheranno soprattutto le università del Sud. Ma che vogliono, se lo meritano, se non sanno nemmeno alzare la voce, alzare il tono del livello culturale quando è il caso. Che vadano tutti in malora, spero solo che il popolo soffra il meno possibile.

Anonimo ha detto...

Ma che volete da un paese in cui persino gli squali cattivi del cartone animato Shark tale (Italia 1, prima serata, sabato scorso) vengono fatti parlare con l'accento siciliano, evidente parodia di gangster.
L'Italia ha costruito l'equazione Siciliano = Delinquente irredimibile, e lo fa impunemente senza che nessuno di noi reagisca con cause e richieste di risarcimento danni. Forse si dovrebbe iniziare da lì.

Abate Vella ha detto...

Per anonimo che ha parlato dell'immigrazione dal Nord Africa:

infatti, hai anticipato un pezzetto della seconda parte!

Grazie per le interessantissime notizie che ci hai dato!

Peppinnappa, ho giá ascoltato.

Le provocazioni servono sia a colpire i Siciliani, sia a creare ancora piú divisione tra nord e sud.