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lunedì, maggio 25, 2009

L'ingresso dell'India

Lo scuotimento del subcontinente indiano a causa della spinta provocata dal conficcarsi del cuneo americano in Afghanistan ha propagato le sue onde sino a lambire le nostre spiagge.

Gli attentanti del novembre del 2008 a Mumbai, con il loro epicentro di fronte alla “Gateway of India” tra l'Oberoi hotel ed la Nariman House, un centro culturale ebraico di cui gli stessi abitanti della megalopoli indiana ignoravano l'esistenza, hanno dato il via ad una serie di eventi che hanno trovato sbocco solo nei giorni scorsi, con la conclusione delle elezioni politiche nazionali.

Secondo la versione ufficiale degli eventi, quasi tutti gli attentatori sarebbero rimasti uccisi nella carneficina. Tutti eccetto uno, un certo Ajmal Amir Kasab che, catturato, ci ha tenuto a confessare la militanza degli assalitori in una organizzazione terroristica basata in Pakistan (Lashkar-e-Taiba).

Questa “sopravvivenza” è condita da una strana coincidenza. Durante lo svolgersi di quei drammatici fatti, fu diramata una foto di uno dei criminali che fu subito ripresa da tutti i media del mondo, con numerosi giornali che la riportarono in prima pagina ed in grande formato. Lo stesso fecero in Italia i siti dei maggiori quotidiani.

La coincidenza risiede nel fatto che proprio quello sarà l'unico degli assalitori a sopravvivere. Ed è accompagnata da un altro fatto inquietante: il sito del Corriere della Sera presentò quella ed altre foto ponendo in evidenza la presenza di un braccialetto arancione (vedi foto a lato) e sottolineando nel titolo come quello fosse un simbolo indù, e non musulmano (“Mumbai, il giallo del braccialetto”, Corriere.it 27 novembre 2008):

“Dubbi sono sorti a causa delle immagini di uno dei terroristi, un giovane in maglietta e jeans che porta al polso un bracciale sacro indù, usato come un segno di riconoscimento da alcuni militanti estremisti indù.”

Fatto ancora più strano, malgrado la cosa sia giudicata tanto rilevante da dedicargli il sottotitolo, nel testo poi si sbiadisce tutto: le righe riportate sono le sole a dare spiegazione.

Non si può certo credere che quello fosse un estremista indù solo in base ad una foto sgranata. Più che altro sembra che si sia mandato un segnale che spiegasse i meccanismi che avevano portato a quegli attacchi.

I meccanismi dietro agli attentati di Mumbai li svela dettagliatamente Hamid Gul, ex numero uno dei servizi segreti pakistani (ISI), oggi nemico di Washington (“We are paying a huge price for US friendship”, Gulf News 3 gennaio 2009):

Interrogato su quella che dovrebbe essere la migliore linea di azione del Pakistan, a seguito degli attentati di Mumbai, egli ha detto: «Dobbiamo pulire la casa dall'interno, ma ciò non significa repressione solo su Lashkar-e-Taiba chiamandoli “attori non statali” . Ci sono gli attori non statali come la CIA americana che operano liberamente in Pakistan. Non so a che gioco che stanno giocando. Per quanto ne sappiamo, potrebbero avere utilizzato il loro peso qui, addestrato alcune persone per lanciarle a Mumbai. Lo Special Service group , il gruppo “Spider”, il RAW Indiano [ala di Ricerca ed Analisi], il Mossad israeliano - tutti fanno i loro giochi qui. Abbiamo anche Blackwater qui per addestrarci. Voi pensate che essi addestrano solo la nostra gente, o anche altra gente che agiranno su loro mandato? Chi ci ha guadagnato dal dopo-Mumbai?»

Ci hanno guadagnato gli americani, che ora potevano sperare di destabilizzare un Pakistan che stava pericolosamente scivolando verso la Cina e che ora invece scivola verso l'implosione dopo l'assassinio di Benazhir Bhutto e l'estromissione di Musharaff.

Ed in India ci ha guadagnato l'opposizione interna, il cosiddetto BJP (Bharatiya Janata Party) o partito estremista Indù (ecco dove puntava quell'articolo del corriere...) che in vista delle elezioni poteva assediare con successo il “Partito del Congresso” di Sonia Gandhi.

Il BJP viene fondato nel 1980, ma rimane fuori dallo scenario politico internazionale sino al 1992 (un anno fondamentale per la storia, come sappiamo bene in Sicilia). L'evento che quell'anno tiene l'India con il fiato sospeso chiarisce molti punti.

Il 6 dicembre nella città di Ayodhya gli attivisti del partito demoliscono una moschea (la Moschea di Babri) per poi costruire sulle sue rovine un tempio Indù: l'artificiosità delle motivazioni addotte contribuisce a tracciare un parallelo terrificante con gli eventi palestinesi.

Il BJP raggiunge poi il potere nel 1998, quando Atal Bihari Vajpayee viene nominato primo ministro (fortunatamente un moderato), per poi perderlo nel 2004. Sono questi gli anni dell'esplosione di Bollywood in occidente e del miracolo della Information Technology. Gli Stati Uniti sembrano avere un feeling particolare con il governo degli “estremisti indiani” e Bill Clinton visita Hyderabad promettendo persino un circuito di formula 1.

L'attentato di Mumbai lancia la campagna elettorale di questi volenterosi “muratori”, appoggiati dall'alta finanza indiana e dallo “stardom” liberale Bollywoodiano ed Hollywoodiano, alleati nell'oscar de “Il milionario”. Secondo Gul l'obiettivo dei “neocon americani” è che “l'India deve diventare il bastione dell'area che dia protezione allo stato di Israele”, un programma tracciato sin dai tempi dei tragici fatti del 1992.

Se ancora qualcuno ha dei dubbi su chi abbia ordito gli attacchi, le seguenti parole del presidente pakistano Asif Ali Zardari dovrebbero fugarli:

«[I terrosisti che hanno compiuto gli attentati a Mumbai sono] apolidi, gente senza stato che vuole tenere in ostaggio il mondo intero» («I terroristi di Mumbai sono apolidi», Corriere.it 2 dicembre 2008)

Zardari sta accusando quell'Entità formata dagli apolidi leader della finanza globale che tramite il cuneo afghano ed in vista del collasso americano, tentano di intromettersi nel secolo asiatico in modo da poter continuare a pianificare la “ricostruzione del tempio” usando lo scudo indiano.

Dopo aver visto chi ci doveva guadagnare da questi attentati, vediamo chi ci dovrebbe perdere (oltre al popolo indiano e al partito di Sonia Ghandi).

Ahmid Gul dice anche questo: "Questo scenario (...) indebolirà la Cina”, la quale aveva già raggiunto accordi con il Pakistan per uno sbocco sul Mare Arabico (“Pakistan: cresce l'influenza cinese”, Effedieffe.com 18 luglio 2007):

Gli investimenti cinesi in Pakistan sono cresciuti di colpo dopo l'invasione americana in Afghanistan, ed oggi hanno raggiunto i 4 miliardi di dollari. (...) Il più grosso progetto - iniziato nel 2002, con stanziamento congiunto di 1,6 miliardi di dollari - è la costruzione del porto a Gwadar, un paesello sulla costa del Baluchistan che si sta trasformando in una base navale militare e commerciale di evidente importanza strategica per la protezione delle rotte delle petroliere che portano il greggio dal Golfo Persico alla Cina.

Ecco dove si trova il punto d'incontro tra India e Stati Uniti. Smantellando il Pakistan e inserendo l'esercito indiano in Afghanistan, si blocca l'espansione cinese verso il Golfo e verso il Mediterraneo.

La Cina non è stata a guardare. Il 2 gennaio 2009 il presidente dello Sri lanka, Mahinda Rajapaksa, annuncia la caduta di Kilinochchi, la capitale amministrativa dei ribelli Tamil.

Lo Sri Lanka è stato coinvolto in una crescente spirale di violenza sin dagli anni 80, quando le sedicenti Tamil Tigers (LTTE) cominciarono a seminare il terrore nell'isola spacciandosi per dei liberatori desiderosi di voler proteggere la minoranza Tamil dall'oppressione Cingalese con la creazione di uno stato autonomo, un'idea instillata nei Tamil sin dall'ottocento dagli inglesi secondo la loro tipica strategia della “crisi sociale” impiegata per dominare ed indebolire le popolazioni sottomesse.

Mentre nel giro di poche settimane il cappio si stringeva intorno alle ultime posizioni dei feroci ribelli, tutti i media occidentali (più la fintoaraba Al-Jazeera) cominciavano ad usare la solita litania dei “diritti umani”. Stranamente a parti invertite rispetto a quello che era da poco successo a Gaza, dove ad usare come scudo i civili, secondo la versione ufficiale occidentale, erano i ribelli di Hamas.

L'inarrestabile avanzata si ferma quando oramai il LTTE si trova confinato in pochi chilometri quadrati e la vittoria è ad un passo. Che cosa è successo? Le lamentele occidentali continuano a prefigurare stragi di civili: il governo cingalese si è dovuto arrestare di fronte ad una chiara minaccia diramata tramite l'ONU. Se avessero continuato, tutti i civili presi in ostaggio sarebbero stati sterminati dai valorosi ribelli tanto simpatici ai giornalistucoli pseudo-sinistroidi italiani.

Per capire il ricatto bisogna tornare in continente. La parte meridionale dell'India è occupata dal Tamil Nadu, la vera patria di origine dei Tamil dello Sri Lanka. Lì i politici locali hanno sempre usato la causa dei ribelli isolani come arma contro il governo centrale. Ed è grazie agli appoggi locali (e forse anche a quelli anglosassoni...) che il leader delle Tigri il 21 maggio 1991 riuscì ad assassinare nei pressi di Madras (la capitale dello stato del Tamil Nadu) il primo ministro indiano Rajiv Gandhi (marito di Sonia Gandhi).

Mantenendo alta la tensione nell'isola, si volevano influenzare le elezioni indiane favorendo indirettamente il BJP. Per questo la guerra civile doveva durare sino alla chiusura delle urne. Detto, fatto. Non appena il 16 maggio i risultati elettorali vengono diramati, i Tamil si arrendono. Il piano “occidentale” però sostanzialmente fallisce ed il partito dei Gandhi vince ampiamente sia sul continente che nell'isola con la fine delle ostilità.

In Europa si scoprono le carte. Il Financial Times il 16 finalmente rivelava che “Pechino in pochi anni è diventato un fornitore d'armi e d'aiuti cruciale per lo Sri Lanka” (“Tigers' harsh taming”, 16 maggio 2009).

Mentre l'Economist lo fa pochi giorni dopo, dovendo ammettere a denti stretti che il governo cingalese poteva rispondere picche agli ipocriti richiami occidentali “nascondendosi dietro l'appoggio diplomatico di Russia e specialmente Cina” (“Tainted Triumph”, The Economist 21 maggio 2009). Ma tacendo sul fatto che senza il benestare del governo indiano Russia e Cina non avrebbero mai potuto osare tanto: ammettere questo avrebbe voluto dire ammettere una disastrosa sconfitta in tutto il subcontinente.

Sarà per questo “nascondersi” che le comunità Tamil in Sicilia hanno più volte chiesto aiuto al leader in pectore di una nazione pienamente inserita in questo gioco (“Genocidio nello Sri Lanka, I Tamil protestano davanti alla Rai di Palermo”, SiciliaInformazioni.com 10 aprile 2009):

I Tamil hanno scritto anche una lettera al governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, che, nei mesi scorsi, aveva espresso parole di solidarietà nei confronti della comunità di minoranza nello Sri Lanka.

Evidentemente ne sanno più degli stessi siciliani, e capiscono che quella è la porta a cui bussare per essere ascoltati a Mosca.

Forse i suggerimenti erano arrivati da Washington, visto che anche gli americani avevano inviato a Palermo la loro bella minaccia con il solito strano tempismo (“Allarme Usa, terrorismo a Palermo”, SiciliaInformazioni.com 10 dicembre 2007): “Attenti, quell’ufficio dei tamil in pieno centro finanzia il terrorismo internazionale”

L'India ha fatto il suo trionfale ingresso nel secolo asiatico.


Il BJP incontra Washington dopo gli attentati di Mumbai all'ombra di un fascio di rose rosse


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12 commenti:

sR ha detto...

abate,
si apprende dalle agenzie della mossa di Lombardo di azzerare la giunta!

x_alfo_x ha detto...

si infatti l'ho letto anche io: «governo istituzionale» aperto anche al Pd. Un nuovo Milazzismo? Lo chiameremo Lombardismo? ihihih

Duffy ha detto...

ottimo post, grazie mille

Anonimo ha detto...

Volevo fare un commento legato al passaggio che l'Abate ha evidenziato (se serve anche all'ONU) ma, aprendo il sito, ho visto che già non era passato inosservato. Lombardo non dice niente a caso, è una bordata agli indipendentisti, se serve la Questione Siciliana sarà internazionalizzata.
Ma forse già lo è da tempo, è che molti fanno finta di niente.
Massimo Costa

nebros ha detto...

abati, autru chi morti politica, ccà u fannu satari in ta l'aria...

Abate Vella ha detto...

Per quanto riguarda Lombardo:

se ha fatto questa mossa vuol dire che può contare su almeno 46 deputati...

Per quanto riguarda il rischio fisico, c'è sempre. Ma ricordiamoci che Lombardo (e Miccichè...) hanno alleati importanti sul piano internazionale, come segnalato in chiusura di post.

Non credo che in questo momento l'occidente possa permettersi di sfidarli. Figuriamoci Tremonti.

Occhi aperti, comunque.

Anonimo ha detto...

per fare questa mossa secondo me ha la certezza di passare la soglia di sbarramento!!! complimenti per il bolg.

Peppinnappa ha detto...

Lombardo è ormai in mare aperto e la sua navicella non la governano da Roma, ma la governa lui. I sicilianisti veri, tutti, non possono ignorare questo momento. Io non solo voterò la sua lista, ma esprimendo le mie preferenze indicherò personalmente lui; glielo devo per non averlo votato alle regionali. Voterei poi anche il candidato sardo, se scatta il 4% solo se lo aiutiamo da qui i sardi potranno avere un eletto e credo che gli autonomisti sardi lo apprezzeranno molto. La tecnica sottile di Lombardo mi pare insegni che i percorsi politici si tracciano non piegandosi su se stessi, ma andando a cercare gli amici a casa loro e stanando i nemici sempre a casa loro. Tu cosa ne dici, abate?

zetan ha detto...

Siamo al dunque, per quanto mi riguarda ho creato le condizioni nel mio ambiente affinché il consenso verso Lombardo sia espresso, si tratta di un consenso recente, dunque aggiuntivo rispetto alle recenti consultazioni regionali, in quella occasione difatti mancava anche il mio.

Mi dispiace, non poco, però che nel mio territorio ha aderito di recente al MpA un pallone gonfiato, il quale tenterà ad autoriferenziare i risultati che si otterranno, anche quelli frutto del mio lavoro.

Abate Vella ha detto...

Zetan,

cosa succede all'interno dell'MPA lo sappiamo.. tutta gente senza alcuna idea nel cervello pronta a saltare sul carro del vincitore senza pensarci due volte. Zombie.

Non mi stupirei se il pallone di cui parli dovesse fare proprio quello che hai detto.

Sul post precendente ho risposto al tuo "appello" :)

zetan ha detto...

Anch'io adesso, ho letto pochi minuti prima.

zetan ha detto...

Tuttavia ho abbasta forza per contrappormi qual'ora fosse necessario. Non azzardo oltre le mie possibilità. I palloni scoppiano facilmente, a volte basta uno spillone.