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venerdì, gennaio 23, 2009

Napolitano si è fermato a Reggio

L'ultima volta lo abbiamo visto defilato riparare all'isolotto di Stromboli grazie alla scialuppa della capitaneria di porto, mentre a Palermo ben altro tipo di scialuppa portava ospite il Sultano dell'Oman.

Nei giorni scorsi (15 gennaio) quel povero Cristo di Napolitano non è più riuscito neanche a sfiorarlo il territorio della Nazione Siciliana e si è fermato oltre faro, in quel di Reggio Calabria, per una visita di due giorni. Tre chilometri più a sud l'Arcivescovo di Messina, Mons. Calogero La Piana, nel frattempo iniziava l'assalto per la liberazione della città di Messina rompendo il secolare silenzio sulla “cappa massonica” che avvolge la città:

«C'è una forma di ipocrisia che è tipica della nostra città. Una città che troppo spesso vive di effimero e di apparenza. E l'ipocrisia è l'espressione di una realtà più vasta che è la massoneria. La nostra è una città che vive sotto una cappa massonica che controlla tutto e tutti, che impedisce lo sviluppo per poter dominare tutto»

Ed a poco servono le allucinate parole di replica del Grande Oriente d'Italia che, a mezzo del notaio Silverio Magno, piccato, puntualizza (La Gazzetta del Sud, 14 gennaio 2009):

Nelle 11 logge [?] del Grande Oriente esistenti in città, non si discute di affari, né di politica; si parla di come sia possibile elevare l'uomo, affrancarlo dai “metalli” [??] che ne sviliscono l'esistenza (...) Riteniamo che Messina non abbia bisogno di fantasmi o di anatemi, ma usando espressioni a noi care, operai che sappiano lavorare le Pietre [???] della virtù, dell'altruismo e della disponibilità etc etc.

Servono a poco perché nel confronto tra il numero di logge citato dall'uomo di chiesa («tra 32 e 38») e quello dichiarato dall'avvocaticchio (e nell'ipotesi che nessuno dei due sia completamente uscito di senno) c'è la conferma dell'esistenza di numerose logge segrete che parlano e straparlano proprio di affari e di politica [*].

L'area dello stretto aveva già visto attestarsi i due nemici su queste posizioni in un'altra recente occasione. Per l'anniversario dell'immane terremoto di Messina, avvenuto il 28 dicembre del 1908, una particolare agenzia di stampa fu diramata da una massoneria sin troppo loquace negli ultimi tempi:

“(...) la massoneria calabrese del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani commemorerà l'evento con un concerto di musica sacra cui faranno da cornice una introduzione dello storico Santi Fedele dell'università di Messina e le conclusione del gran maestro Raffi.”

Anche Raffi, Gran Maestro dell'Oriente d'Italia, sembra essersi fermato a Reggio. E siccome il fraseggio dei comunicati stampa non è mai casuale, l'Arcivescovo ne deve aver tratto le conseguenze che lo hanno portato a pronunciare (ed era ora, direi!) l'anatema di cui sopra.

Altri strani movimenti che denotavano un qualche cambiamento, come l'accucciarsi di Sgarbi all'ombra di Lombardo ed il lento spostarsi dell'Innominato verso lo stesso, sembrano ora tutti preamboli al simbolico capolinea di Reggio al quale si sono fermati determinati poteri “occidentali”. Il nemico riconosce la nuova linea del fronte con una ritirata sperando anche di lasciare i Siciliani (ed i loro alleati “esterni”) al faro, impedendogli di raggiungere l'obiettivo finale: la Puglia, ultima speranza rimasta all'Europa per affrancarsi dal ricatto energetico russo.

Pochi giorni fa a proposito della crisi del gas nostrana (poi terminata in coincidenza di quella russo-ucraina) avevamo scritto che: "L'Italia è già divisa in due: la Sicilia e la “Padania” (...) Il sud Italia invece è ancora conteso (...). Ed è per via di questa contesa che il governo nazionale (svuotato di ogni reale potere) è surrettiziamente tenuto in vita (...). Sarebbe preciso interesse dei “padani” fare precipitare gli eventi staccando la spina a Montecitorio e lasciando che la Sicilia vada per i fatti suoi sin da subito senza più avere la possibilità di immischiarsi politicamente in questioni d'oltre faro."

Torniamo a chiederci: è veramente questa la situazione?

Non appena Napolitano segnala il capolinea di Reggio Calabria, improvvisamente tutti i nemici interni di Lombardo, da Castiglione, presidente della provincia di Catania e delfino di Firrarello, sino all'ascaro Enzo Bianco, ex sindaco della città etnea, prendono il treno. Ma non per ritirarsi definitivamente dall'isola. Solo per arrivare a Palermo. Ed accortisi, dopo qualche decennio, che ci vogliono ben 5 ore per percorrere 200 km, invocano finalmente la costruzione della linea veloce tra le due città, l'opera simbolo della libertà e dell'autonomia della Sicilia:

«E’ una vergogna contro cui bisogna battersi, al di fuori di ogni schieramento politico. Negli anni sia il centrodestra sia il centrosinistra hanno dimenticato il Mezzogiorno. Di fronte a situazioni come questa, dobbiamo battere i pugni sul tavolo tutti insieme, anche con iniziative clamorose come questa, per reclamare il diritto di essere una regione moderna che può guardare con fiducia al suo sviluppo»

Già, “negli anni” tuona Bianco... ma lui, ex ministro dell'interno, dov'è stato sino a ieri?

Insomma, tutto un crescendo che tende a stravolgere le posizioni e che porta allo scavalcamento della retorica autonomista del Presidente Lombardo da parte di quegli stessi che fino a pochi mesi fa chiedevano l'intervento dell'esercito nell'isola per ammazzare definitivamente ogni speranza di autonomia reale.

Con la ciliegina della clamorosa seduta all'ARS di ieri (21 gennaio) in cui “San Gennaro” ci ha fatto il miracolo, per dirla alla napoletana. Ecco come la racconta il quotidiano di Parlagreco:

I deputati del parlamento regionale per una volta si trovano tutti d’accordo, fanno pressing sul governatore Lombardo e votano all’unanimità due mozioni presentate dal Pdl e dal Pd, che mirano a salvaguardare gli interessi siciliani. Una, quella del centrodestra, applica l’articolo 37 dello Statuto, che prevede la riscossione da parte della Regione delle imposte pagate dalle imprese industriali e commerciali che hanno stabilimenti nell’Isola, ma sede centrale in altre Regioni d’Italia. L’altra, presentata dal Pd, primo firmatario il deputato questore Baldo Gucciardi, impegna il presidente della Regione Raffaele Lombardo a intervenire urgentemente affinché al disegno di legge delega sull’attuazione dell’art.119 della Costituzione sul federalismo fiscale, in discussione al Senato, vengano apportate modifiche “tali da rispettare la specialità siciliana e salvaguardare la piena attuazione delle norme sancite dallo Statuto autonomistico”.

Siamo al paradosso: mentre l'MPA rimane avvinghiato all'inconsistente stato italiano, lo stesso stato sembra volerci (finalmente...) mandare via per davvero. E Lombardo, legato mani e piedi non più a Roma o ad Arcore, ma a Mosca, non vuole acconsentire. Rischiando anche di essere veramente scavalcato e di vedersi nuovamente piombare l'insulso Napolitano a Palermo a riprendere possesso.

Se da un lato questa “richiesta” di separazione della Sicilia potrebbe essere una vera sfida dietro la quale si nasconde un insidioso tranello, dall'altro quali ragioni potrebbero esserci per continuare a temporeggiare?

Dall'unificazione ad oggi questa è la prima volta che la Sicilia si trova in una posizione di forza reale nei confronti di Roma. Applicando lo Statuto tutti i rapporti finanziari tra stato centrale e regione sarebbero regolati, costringendo Palermo a “vivere di quello che ha”. Tanto per fare un esempio, una volta applicato lo Statuto Berlusconi non potrebbe più “salvare” Catania. Visto che nel primo periodo di “autonomia” ci saranno sicuramente vacche magre per tutti, Lombardo potrebbe voler “spremere” il più possibile.

Abbiamo poi il “problema” russo. L'appoggio alla Sicilia non viene certo gratuitamente. Uno degli obiettivi russi è il controllo del sud Italia e della Puglia in particolare. Lombardo non può certo lavarsene le mani. Staccare la spina ora vorrebbe dire lasciare momentaneamente la preziosissima penisola pugliese all'Europa. Da qui la necessità di temporeggiare ulteriormente.

Rimane poi il discorso della sicurezza interna in Sicilia. Avere il nemico a pochi chilomentri di distanza non è certo una bella prospettiva. Come già detto altre volte, si rischierebbe una “belfastizzazione” di Messina. Quindi Lombardo ha le “sue” ragioni per voler fare le cose con calma. Vediamo quanto dovremo ancora aspettare.

E chissà che la prossima volta Napolitano non si debba fermare ad Eboli.

[*] Le parole del notaio non sembrano dirette a noi, ma ai poveri ingenui iscritti a quelle 11 logge ufficiali, la fede dei quali alle parole del prelato potrebbe aver vacillato infiltrando in essi il sospetto di essere semplici paraventi per le ben più significative logge segrete.

8 commenti:

COMITATO SICILIANO ha detto...

C'è aria di ribellione anche in Puglia....

http://comitatiduesicilie.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1349&Itemid=79

http://comitatiduesicilie.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1339&Itemid=79

Anonimo ha detto...

Anche la senatrice pugliese di AN Adriana Poli Bortone ex sindaco di Lecce si è dimessa dalla carica di coordinatrice regionale di AN:

http://www.adrianapolibortone.eu/wk_file_tabelle/comunicati_stampa/21012009_2.pdf

http://www.adrianapolibortone.eu/OpenBlog.asp?idblog=000003

E poi l‘emittente locale TeleNorba (la più grande di Puglia e del Mezzogiorno) da tempo sta svolgendo una campagna rivolta alle imprese locali contro Confindustria a favore di associazioni locali

BRIGANTE

rrusariu ha detto...

Da Siciliainformazione:

Decreto taglialeggi, l'Mpa denuncia: "C'è un errore, cancellato dl sullo Statuto"
oggi, 23 gennaio 2009


"Sarà stata certamente una svista, ma chiediamo al governo di rimediare". Così Carmelo Lo Monte, capogruppo alla Camera del Movimento per l'Autonomia, in vista dell'esame in aula del decreto Calderoli di semplificazione normativa, denuncia un errore nel testo segnalando che è stato cancellato il decreto legislativo "Norme transitorie per l'attuazione dello statuto della Regione siciliana (n.151 del luglio 1947). "In queste ore - afferma Lo Monte - stiamo studiando l'impatto che l'abolizione del decreto avrebbe sullo Statuto della Regione perché questo decreto è stato ratificato dalla legge n. 561 del 17 aprile 1956, richiamato dalle sentenze della Corte costituzionale n.77/58 e n.83/62, richiamato dal decreto del presidente della Regione del 5 luglio 1972 ed è citato nella legge regionale n.48 dell'11 dicembre 1991". "Riteniamo che non ci sia stata malafede - continua l'esponente dell'Mpa - ma l'errore è grave: queste norme sono necessarie alla vita della nostra Regione, devono perciò restare in vigore e per questo - conclude - annunciamo un emendamento ad hoc perché siano conservate".

DOBBIAMO ANCORA ASPETTARE?

Nebros ha detto...

l'Ass. all'agricoltura La Via, organizza un tavolo tecnico dove ci saranno presenti anche i rappresentanti delle altre regioni del sud, per far cambiare un decreto nazionale riguardo la Tristeza (malattia dei limoni).

dopo la riunione di lombardo a PA, anche in questo caso le altre regioni si affidano alla sicilia; evidentemente hanno capito che ci possiamo permettere di alzare la voce

rrusariu ha detto...

Ricordiamoci che la penisola italica è sempre stata liberata dalla Sicilia, le popolazioni proveniente dal nord non hanno portato a niente.

Pensiamo a come gestire Palermu caput mundi.

Peppinnappa ha detto...

Certe volte ci sono cose che non capisco. Ma se i rubinetti del gas saranno nel Sud Italia e in Sicilia, che senso ha fare dei rigassificatori in Sicilia?

http://www.agoravox.it/Via-libera-al-rigassificatore.html

Certe volte ho l'impressione che la politica di Lombardo sia quella di accucchiare tutto e tutti, pur di fare numero, vedi per esempio anche ponte sullo stretto la cui fattibilità, ma soprattutto reale situazione di percorribilità è oggetto tutt'ora di serio dibattito tecnico.

http://solleviamoci.wordpress.com/2008/11/29/caro-e-anche-pericoloso-bocciato-il-ponte-sullo-stretto/

Certo prima o poi certi numeri li dovrà sciogliere, per me resta tuttora un enigma. La sua credibilità comunque sta nel fatto che ormai si è spinto troppo avanti e se non riesce a realizzare ciò che progetta è politicamente finito; ma cosa progetta? Bho, staremo a vedere. Abate, non so se hai ricevuto la mia e.mail, non è per averne un riscontro, ma solo per sapere come è andata a finire, dato che conosco pochisimo le tecniche dei blog, non conosco una sola parola di inglese e mi sono fatto aiutare da una "frettolosissima" figlia.

rrusariu ha detto...

Sti' figghi!!!

Sto pomeriggio ero ad una conferenza a Como sul Regno delle Due Sicilie, e il relatore ha mostrato la foto della battaglia a Calatafimi. Erano tutti a pancia all'aria ad aspettare...
Una pittoresca immagine mostrava che le navi che fecero sbarcare i mercenari piemontesi a Marsala esponevano la bandiera di guerra della Marina Militare Inglese.
Gli atti della "onesta" commissione Mosca discussa in seduta segreta nel 1861 e la successiva commissione messari o mizzari che diede vita dopo alla legge criminale "Pica".
Altri documenti di stato dove veniva espressamente approvato il "pizzo" di stato sui documenti.
L'ammontare del numerario del Banco di Napoli nell'arco di un anno, da 19 milioni di ducati d'oro nell'agosto 1860, a circa 7 milioni subito dopo la resa di Gaeta. Dove sono i ladri?
La missioni di La Farina presso le cosche mafiose per preparare il terreno ... e l'artefice della spedizione Lord Gladstone...programmata nel 1856. Hanno aspettato che morisse Ferdinando II di Borbone...

Allora pensi che tutto era programmato... come lasciare uscire all'aria aperta quei poveri sbarcati a Lampedusa e i poveri abitanti dell'isola stessa.

Quando ci sarà Euno II?

Sapete cosa significa il colore verde accanto all'asta nel tricolore?

Abate Vella ha detto...

Carusi, stamuni sodi...

ancora non siamo neanche arrivati a Palermo caput Siciliae!

La politica di Lombardo é proprio quella dell' "accucchiare". Dirá si a qualunque cosa gli porti potere e no a qualunque cosa possa toccarlo, senza giudizi di merito.

Vale anche per il rigassificatore ed il ponte.

Nello specifico del rigassificatore, di fare si deve fare se si vuole mantenere una posizione strategica di rilievo mondiale (TUTTO il gas deve passare da qui).

Sulla localizzazione, certo neanche a me entusiasma Porto Empedocle, ma in tutto questo marasma, chi puó dire qualcosa sul progetto? Degli ambientalisti non c'é da fidarsi, quelli pensano e tutto tranne che all'ambiente.

Secondo me si sarebbe dovuto fare a Priolo dopo aver riconvertito una grossa fetta del petrolchimico.

Ma vai a vedere cosa c'é dietro tutta questa storia. Per ora il Popolo non ha voce in capitolo. Sino a quando un nuovo stato non sará fondato ed avrá poggiato un piede fermo nello scenario geopolitico mondiale difficilmente i problemi della gente comune verranno affrontati in modo fattivo e responsabile.

Per ora c'é la guerra, e tutto é sospeso. Alla fine, potremo anche noi fare la nostra parte.

Certo a Lampedusa la manifestazione insieme ai detenuti del centro era programmata per mostrare i muscoli a quella bestia di Maroni. Chissá quanti "infiltrati" dei servizi di Gheddafi e di Ben Alí (Tunisia) si trovano nascosti tra quella povera gente ;)

X Peppinnappa,

perdonami, non capisco a quale mail ti riferisci. Potrebbe essermi sfuggita. Puoi rimandarla per favore?