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venerdì, giugno 19, 2009

Mafia ex machina (prima parte)

Il cerchio si stringe intorno a “L'ultimo”, Matteo Messina Denaro, e la commedia mafiosa volge al termine.

Sgominata la rete che da anni copriva la latitanza dell'imprendibile capomafia trapanese: molti i "padrini" che nonostante il 41 bis riuscivano a comunicare con lui, 13 gli ordini di custodia cautelare in carcere. Catturato anche il suo "ambasciatore" di fiducia, 300 gli agenti impegnati (“Messina Denaro è isolato”, LaSiciliaWeb.it 16 giugno 2009)

Con costanza, da qualche anno a questa parte, in seguito a spostamenti nell'asse del potere politico a Palermo, la caccia agli ultimi reduci mafiosi fa un passo avanti. Queste elezioni, che hanno visto l'inizio dell'irreversibile declino di Silvio Berlusconi, non sono state da meno. C'era da aspettarselo.

Nel teatro greco il termine “deus ex machina” indicava l'apparizione improvvisa della divinità sulla scena per mezzo di cavi e argani che letteralmente permettevano all'attore impersonante il deus di scendere dal cielo sulla scena.

Questo meccanismo veniva utilizzato nelle opere teatrali per risolvere vicende particolarmente complesse, da cui un umano non sarebbe mai stato capace di venire fuori da solo.

Nel linguaggio moderno l'espressione ha un significato molto più allargato, ed indica una situazione risolta in un modo che non sembra avere alcuna connessione con la logica interna della storia.

E' a causa di un meccanismo come questo che molti non riescono ad accettare l'evidenza, e cioè che in questo momento in Sicilia quel poco che rimane della mafia non ha più alcun potere e che non stia influendo più di tanto sulla nostra vita quotidiana. Questo atono finale imposto alla tragedia mafiosa non ha alcuna connessione logica con le spiegazioni chi di solito si sono date del fenomeno mafioso.

Questo perché la mafia è stata negli ultimi 50 anni il “deus ex machina” non solo della politica italiana, ma anche di quella dell'imperio anglosassone nel Mediterraneo.

Capirete che se il nostro Euripide avesse usato questo “deus ex machina” per risolvere ogni singola scena di una sua tragedia, la trama dell'opera sarebbe stata sempre meno credibile sino a renderla addirittura ridicola agli occhi degli spettatori che avrebbero cominciato a rumoreggiare nell'arena ed a chiedere indietro il prezzo del biglietto.

Lo stesso è avvenuto per la mafia.

La mafia siciliana non è/era controllata dallo stato italiano. Vi erano degli scambi tra i due organismi, ma in generale questi hanno sino ad oggi rappresentato poteri paralleli dello stesso livello, anche se alleati. La mafia è/era un altro stato.

Fin qui, il quadretto dipinto coincide grosso modo con quello ufficiale datoci dai “professionisti dell'antimafia”.

Quello che sfugge ai più, ed anche quello che le élite non vogliono e non possono rivelare, è come questi due stati paralleli facciano parte della stessa piramide. Siano cioè in ultima analisi manovrati dalle stesse persone, dalla stessa “Entità”.

L'“operazione mafia” è stata avviata all'interno dell'impresa risorgimentale perché ci si è resi subito conto che la creazione di uno stato artificiale ed artificioso come quello italiano difficilmente avrebbe dato luogo ad una struttura di potere stabile. Ed il suo punto debole sarebbe stato negli infidi e riottosi Siciliani.

D'altronde l'occupazione militare perenne dell'isola non era pensabile, o l'impostura democratica (la balla secondo cui la democrazia sia la soluzione di tutti i mali dell'uomo) non avrebbe funzionato. L'invisibile mafia avrebbe assolto al compito di occupare l'isola indebolendola e distruggendone l'economia, così facilitandone la sottomissione. La mafia ha permesso la creazione di quella che è stata più volte definita come una colonia interna.

Questo meccanismo ha funzionato in modo quasi perfetto sino all'insorgere del fascismo, che ha smantellato la rete mafiosa e l'ha sostituita con l'esercito, non dovendo quest'ultimo preoccuparsi di reggere il moccolo alla balla democratica.

Dopo la seconda guerra mondiale l'impero dell'Entità, una volta ripreso possesso dell'isola, ha cercato di ricreare le condizioni pre-fascismo per ripristinare l'impostura. Ma le cose non sono andate lisce a causa del fenomeno indipendentista che scosse la Sicilia nell'immediato dopoguerra e che riuscì ad infilarsi tra la fine dell'occupazione militare fascista e la riorganizzazione di quella criminale mafiosa. Il ristabilimento dell'ordine, suggellato dai fatti di Portella delle Ginestre (vedi post “Di sicuro si sa solo che è morto”), è stato cruento e difficile, ed ha anche lasciato un pericolosa falla nel sistema: lo Statuto Autonomista Siciliano.

Questo Statuto costituisce una falla nel sistema perché dota i Siciliani, cioè il punto debole dell'impero, di un arma pericolosissima, che nei decenni seguenti costringerà la prepotenza e l'arroganza imperiali a rendersi più volte manifeste.

La storia della mafia nel dopoguerra è quella di una continua escalation di violenza sino al culmine del 1992. Una parabola ben diversa da quella silenziosa del primo secolo di fiction unitaria, quando le “vendette” mafiose avevano un'eco politica quasi esclusivamente locale.

A partire dai fatti di Portella si sono massacrati giudici, giornalisti, politici, tanti di primissimo piano. Ora la mafia non era più un fatto siciliano. Malgrado i tentativi dei giornali di regime di continuare a dipingere la cosa come un'increspatura culturale, retaggio del feudalesimo siciliano [*], gli intricati eventi che il “deus ex machina” mafioso andava a risolvere creavano dei cerchi sempre più larghi, in cui ogni nuovo arco tracciato serviva a coprire quelli precedenti. La mafia in questo modo tracimava oltre le coste dell'isola. Sembrava diventare, agli occhi dello spettatore di questa tragedia, sempre più potente. E sempre ulteriori interventi si richiedevano per coprire la verità.

La verità di una mafia che non ha mai cambiato il suo stato di pedina manovrata dall'alto, incapace di fare mosse autonome. Le sue mosse erano/sono sì più o meno autonome rispetto allo stato. Ma non rispetto alla mano che ambedue controlla. Gli spettatori solo non vedono i fili che pendono da Londra o da New York.

Fine prima parte.

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[*] Ricordiamo che in Sicilia esiste un parlamento da circa mille anni. Parlare di feudalesimo in Sicilia nel senso “europeo” del termine è probabilmente errato. Considerare tale istituzione, in relazione al fenomeno mafioso, sintomo di arretratezza è per lo meno sintomo di pochezza culturale.

9 commenti:

sR ha detto...

abate,
hai parlato delle altre mafie in qualche tuo vecchio post?
se no mi piacerebbe avere il tuo punto di vista acnhe sugli altri fenomeni mafiosi italiani.

Per quanto attiene al post, ho capito che dopo il 1992 la mafia e lo stato sono parte integrante di uno stesso sistema. Che tu riconduci all'Entità.

Peppinnappa ha detto...

Mi permetto segnalare questa Adnkronos

http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Sicilia/?id=3.0.3448332971

Duffy ha detto...

molto interessante, grazie

Abate Vella ha detto...

sR,

ho parlato poco delle altre mafie. Mi sono occupato di tanto in tanto della Calabria, soprattutto della strage di Duisburg (che per modalitá sembra piú opera di un commando specializzato che di pochi pecorai di S. Luca)

La loro struttura e formazione comunque ha sempre come base il modello siciliano. Se cerchi su wikipedia la voce Cutolo e "nuova cammorra organizzata", vedi che anche li ricordano che Cutolo avesse fondato l'organizzazione partendo dal modello massonico.

No, non dopo il 1992: la mafia e'sempre stata una creatura dell'Entita' e non ha mai avuto vita autonoma. Nel 1992 l'Entitá ne ha perso il controllo ed ha poi cercato di riconquistarlo. Ne parleró nella seconda parte. Poi faró anche un post per spiegare come l'Entitá ha formato nel periodo immediatamente precedente al risorgimento l'esercito mafioso.

La mafia ha fatto in Sicilia quello che le BR hanno fatto al nord Italia. Contringere la politica nazionale in determinate direzioni ed eliminare gli oppositori politici. Le BR sono finite con l'assassinio di Moro, la mafia con quelli di Lima e di Falcone e Borsellino. Attualmente lo stesso identico sistema si sta usando con il terrorismo islamico, una fenomeno quasi inesistente nella realta' in cui gruppi eversivi vengono manovrati per ottenere determinati obiettivi politici sia interni che esterni (politica internazionale).

Al Qaeda non e' altro che la CIA.

sR ha detto...

allora poi ne riparliamo quando concludi con i post.

Anonimo ha detto...

Abate, volevo alcune precisazioni circa lo sviluppo del fenomeno mafioso dal 92’ ad oggi e l’ascesa, ed il declino, politico di Berlusconi.
Il ’92 è stato un anno cruciale per le sorti del paese e della mafia, da qualsiasi punto di vista si effettua l’analisi.
Un momento importante è stato senza dubbio la strage di Falcone a Capaci (qua la pace), un omicidio maturato a quanto sembra per ristabilire la pace fra poteri che si scontrano, pace che apre la strada alla ascesa del Berlusca in politica, che all’epoca, era l’unico personaggio che aveva la possibilità di garantire certi equilibri.
Al momento Berlusconi sembra che stia per essere scaricato da tutti, cos’è realmente cambiato dal ’92 ? quanto pesa in tutto questo l’evoluzione del fenomeno mafioso ? cosa né pensi a riguardo ?
Un saluto
Brigante

Abate Vella ha detto...

Brigante,

dal 1992 ad oggi la mafia siciliana non ha mosso un muscolo.

Le stragi del 1992 non sono state un modo per riportare la pace, ma l'inizio della guerra.

Nel 1992 a Capaci sono saltati gli accordi di potere presi 50 prima a Portella.

Prima del 1992 tutti erano d'accordo e la mafia teneva in piedi il sistema. Le tensioni erano pero' iniziate da tempo. Le BR, la P2, Craxi a Sigonella, non sono altro che sintomi di quelle tensioni.

Crollato il muro le tensioni erano pronte ad esplodere, e lo hanno fatto nel 1992.

Da allora siamo in guerra, anche se per fortuna la guerra e' sotterranea. Per questo dico alla fine della seconda parte che in questo momento la verita' vera sulla mafia non si puo' dire: se la si dicesse la guerra verrebbe in superficie e sarebbe violentissima.

Berlusconi: il suo obiettivo e' continuare quello che aveva iniziato la P2, cioe' la ribellione al potere anglosassone. In pratica tenere l'Italia unita allo stesso modo, ma con il controllo interno invece che uno stato fantoccio. Lo stesso obiettivo che si proponeva Mussolini. La mafia sarebbe ripresa piu' in la', dopo aver conquistato tutta l'Italia.

Se alle ultime elezioni il pdl avesse preso il 50% in Sicilia, nel giro di qualche anno la mafia sarebbe tornata a controllare la Sicilia. Lo stesso se qualche anno fa la sinistra avesse distrutto Berlusconi.

Oggi con il golpe di Micciche' e Lombardo questo pericolo e' un po' piu' lontano.

Anonimo ha detto...

Ecco cosa mi sfuggiva "... la P2, cioe' la ribellione al potere anglosassone ..."
ma la P2 non è stata una operazione della CIA ?
Brigante

Abate Vella ha detto...

Brigante,

Cia o non Cia, sicuramente le origini della P2 vanno ricercate in ambito massonico. Ma qualcosa deve essere successo, se poi tanto astio la stessa massoneria ha dimostrato verso la P2, Craxi e poi verso Berlusconi.

Vedo nella P2 una specie di scheggia massonica impazzita (quello che dicevo nel post Il Paramassone) che ad un certo punto ha creduto di potersi rendere indipendente dai vertici della piramide.

Poi nei miei post mi occupo prevalentemente di Sicilia e parlo della ribellione dei siciliani etc etc.

Ma questo non vuol dire che al nord o in latre parti d'Italia se ne stessero con le mani in mano. I tentativi di comabattere l' Entita' sono stati tanti, e le BR furono messe in campo per fermarli.

I Siciliani dal canto loro erano naturalmente alleati di queste forze. Ma appena la sinistra e' stata sbaragliata alle scorse politiche, l'alleanza contro di essa e' terminata, ed ora Berlusconi (P2) si e' trovato contro i siciliani e contro la chiesa cattolica.

Le stessa alleanza tra siciliani e chiesa cattolica continuera' sino a quando l'Italia non sara' finalmente spaccata ed il Vaticano riprendera' posseso di Roma. A quel punto la Sicilia e Roma cominceranno a "cozzare".