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giovedì, ottobre 16, 2008

Mafiosi brava gente

Ricorderete che qualche tempo fa avevo fatto notare come lo strano ed improvviso perdonismo verso Contrada non fosse altro che un giro più largo per arrivare ad un altro obiettivo, la liberazione dei mafiosi.

Una volta fatto accettare all'italiano medio, oramai reso totalmente deficiente da veline, calciatori dopati e pedofilie varie, la liberazione di chi aveva commesso gravissimi crimini contro tutti gli italiani rendendosi complice dei crimini mafiosi pur essendo ufficialmente pagato dai contribuenti, sarebbe poi stato più facile procedere alla rimessa in libertà dei mafiosi veri e propri.

Il motivo di base di questa ondata di amore verso il prossimo (un amore peloso, in verità) viene dal 1992, da quando cioè si inscenarono le stragi “mafiose” di Falcone e Borsellino. I vertici mafiosi allora (insieme a Contrada) servirono lo stato (o meglio, i poteri che dietro questa pagliacciata chiamata Italia si celano) non solo con un limitato aiuto logistico, ma anche accettando la fine del loro dominio territoriale che sarebbe venuta certamente a causa della necessità di inscenare una reazione ferma dalle istituzioni.

Quindi i mafiosi finiti in carcere anche in quel momento stavano continuando a servire lo stato. Anzi, ora erano addirittura in credito, una parola che in certi ambienti è sinonimo di ricatto. E' venuto il tempo per lo stato di pagare quel debito, altrimenti qualcuno potrebbe parlare...

La situazione è per certi versi simile a quella messa in evidenza da Gabriella Carlizzi riguardo al caso Moro, lo statista ucciso a Roma nel 1978:

(...) nelle mani di Moretti e dei suoi più fedeli, sarebbe rimasto a vita il ricatto di conoscere la verità sul reale svolgimento dei fatti. Infatti, di decine e decine di ergastoli inflitti, grazie a leggi fatte ad hoc, i Brigatisti arrestati scontarono pene ridotte a dieci/quindici anni, nonostante le stragi, nonostante le gambizzazioni, nonostante omicidi eccellenti, nonostante migliaia di rapine a mano armata ecc. ecc.

Non solo: ma a differenza di ex detenuti per reati comuni, i Brigatisti appena tornati in libertà, o semilibertà, hanno tutti avuto la possibilità di lavorare anche per società parastatali, vale a dire società create ad hoc, di cui lo Stato si serve, commissionando lavori specie nel settore informatico, con stipendi da capogiro.


Le BR hanno reso un servizio allo stato allora, ma per comprarsi il loro silenzio a vita lo stato promette loro che dopo qualche anno avrebbero riavuto la libertà. E mantiene le promesse!

Ora finalmente Contrada è tornato a casa, ed i giornali cercano di renderci partecipi del bel quadretto familiare che si è ricomposto:

"Ha dormito bene, adesso è un altro" (...) "Sono contenta e ammalata - aggiunge la signora Contrada - ma con il sorriso cerco di non darlo a vedere anche perché Bruno è tornato a essere lui, mia cognata Anna, che l'ha trattato come se fosse un padre, lo ha rigenerato: adesso è Bruno"

Cercate di frenare i conati di vomito per quello che ancora deve arrivare. Perchè questo è solo l'inizio.

L'innominato ad esempio ne approfitta subito per aiutare i vecchi amici, e così inizia l'operazione simpatia per il clan Santapaola, a partire dal figlio del capomafia etneo:

"Sono Vincenzo Santapaola - conclude la missiva - un uomo che vuole vivere una vita da uomo qualunque, perchè nel mio spirito, nel mio intimo, nel mio essere, io sono e mi sento un uomo qualunque".

Nel frattempo viene revocato il 41 bis al boss agrigentino:

Il tribunale di Perugia ha accolto la richiesta sostenendo che "non vi è prova alcuna che Massimino abbia trasmesso dal carcere di Torino all'esterno messaggi delinquenziali e direttive criminose".

Leggetevi e rileggetevi la motivazione perchè ha del paranormale.

Poi ieri il Garante dei detenuti (Marroni, chi era costui?) dichiara tranquillamente che il 41bis non sia nient'altro che tortura:

 "Il 41 bis per me è una vera e propria forma di tortura". Lo ha detto Angiolo Marroni, garante per i detenuti della regione Lazio, a margine di una conferenza a Roma dai garanti dei diritti dei detenuti per illustrare un disegno di legge per introdurre il reato di tortura nel codice penale italiano.

Traduco: proporre il 41bis per i mafiosi potrebbe presto diventare reato. Traduco ulteriormente: chi ci mette i bastoni tra le ruote potrebbe prima o poi rimanere vittima di un “suicidio”. O di qualche altro strano incidente.

E state sicuri che questo Carneade non verrà cacciato a calci in culo o linciato in piazza come meriterebbe. Anzi. Perchè vedrete che li libereranno tutti, dal primo all'ultimo.

Riamane da vedere se alla liberazione seguirà anche il progetto di ripristino dell'esercito mafioso. Tanto oramai tutto è lecito in Italia, anche dedicare un monumento alla banda della Magliana. Tanto per vedere come reagisce la gente. Anche loro in fondo hanno servito lo stato in modo esemplare.


I fantastici quattro

5 commenti:

Massimo ha detto...

Che ne sarà ora di quella timida ma evidente reazione degli imprenditori siciliani contro la servitù del pizzo? Già le denunce pare che stiano cominciando a calare... Appena lo stato si ricompatta con la mafia per noi siciliani non c'è scampo. E, ignominia, ci dobbiamo pure beccare il fango in faccia di "mafiosi patentati" in giro per il mondo. Certe volte vengono in mente cattivi pensieri per liberarsi della dominazione italiana.

Peppinnappa ha detto...

Per liberarsi di certi pericoli si potrebbe usare sempre il metodo Gaspare Pisciotta, ora però, mi rendo conto, gli amici sono tanti per cui il metodo diventa più complicato. Ma la domanda che viene spontanea leggendo la tua nota, abate Vella, è questa. Ma sono gli amici in mano dello Stato ovvero è lo Stato in mano degli amici? Questo dilemma rende ancora più vile, più abominevole il tradimento della propria gente, il baratto della terra dove si è nati, dove si sono mossi i primi passi e si è stati bambini,dove sono sbocciati e si sono conosciuti i primi affetti,i più semplici e i più sinceri di tutta la vita, dove riposano i propri cari.

Peppinnappa ha detto...

Voglio aggiungere che sino a quando ci saranno meccanismi che barattano la Sicilia con altri interessi pretesi nazionali, non ci libereremo mai della piaga immonda della mafia, non ci sono eroi o strategie che tengano. Purtroppo è questa l'amara verità di cui mi sono convinto.

Abate Vella ha detto...

Peppinnappa,

lo stato italiano é solo una creatura posticcia ad uso di quegli stessi poteri che lo hanno creato nel 1860.

La mafia fu creata da quegli stessi poteri.

In pratica tra questo stato e mafia non vi é differenza, sono la stessa cosa. La mafia é una operazione messa in scena da quei poteri per controllare la Sicilia (e poi piú tardi il resto del sud Italia).

Come le BR finirono dopo il caso Moro, cosí la mafia fu in parte fatta sparire dopo le stragi.

COme per le BR, ogni tanto si riesumano per qualche lavoretto sporco (il caso Biagi) e poi si sommergono di nuovo.

Con la mafia peró essendo cambiato lo scenario internazionale stanno avendo problemi a riesumarla quando serve ecco perché ora vediamo questo aiuto esplicito ai mafiosi. Si vuole liberarli e se non si sbrigano potrebbero non essere piú capaci di tornare a fare il loro sporco lavoro.

Vedi, come puntualizza Massimo, il solo mettere in giro voci di eliminazione del 41bis etc etc mette timore nella gente. Solo agitare lo spettro mafioso é un deterrente eccezionale.

Non mi semnbra peró corretto neanche lasciarsi andare al vittimismo. Dal 1992 ad oggi senza accorgercene siamo passati anche attraverso momenti peggiori di questo.

Orazio Vasta ha detto...

http://rarika-radice.blogspot.com/2008/10/gamorrasaviano-e-dintorni.html