Tutte le scarpe del presidente
Quei cattivoni fanatici degli ayatollah iraniani pensavano di fregare l'occidente. Credevano di potersi permettere di costruire reattori nucleari segreti. In un mondo in cui persino gli aghi persi in un pagliaio sono sotto controllo, loro si costruivano il reattore nucleare di nascosto.
La clamorosa Scoperta da parte dell'intelligence [sic!] americana, malgrado come sempre l'Iran si dica pronto a “fissare ispezioni con AIEA”, ha scatenato un'ondata di psico-indignazione sui giornali telecomandati e tra la popolazione lobotomizzata. Essa (la Scoperta) avviene come al solito in un momento sin troppo appropriato dal punto di vista propagandistico. Un momento in cui l'occidente più fanatico, anche grazie alla “glasnost” di Obama, ha preso in rapida successione due scarpate in testa più umilianti e precise di quella che l'anno passato mancò di un soffio George W. Bush.
Il primo tacco da cosacco in faccia arriva a proposito di un altro sito nucleare iraniano, quello ben conosciuto di Bushehr, per il quale l'agenzia per il nucleare civile russa (Atomenergoprom) sta per completare i lavori. Il combustibile nucleare è stato consegnato a Teheran già a gennaio e, secondo l'agenzia di stampa moscovita Rianovosti, “di norma, il combustibile nucleare viene consegnato ad un impianto nucleare sei mesi prima di entrare in funzione” (“Russia completes automated control system for Bushehr NPP”, 23 settembre 2009). Vale a dire, la centrale sta per entrare in funzione ed il cappio economico stretto al collo della nazione mediorientale sta per allargarsi.
La seconda pesantissima scarpa (anzi, scarpone) a colpire nel segno riguarda l'applicazione dell'accordo tra il Cremlino e Washington (vedi il post “Due stratagemmi”) a seguito del quale la settimana passata l'amministrazione USA ha cancellato il programma GBI (Ground Based Interceptor), ovverosia il piano dell'era Bush per uno scudo spaziale piazzato in Europa orientale come difesa (dice l'ufficialità) da un possibile attacco missilistico iraniano all'Europa ed agli Stati Uniti.
La psico-cacarella globale è stata organizzata per bene ed è in fondo anche tenero osservare il dispiegarsi di questi attenti preparativi attraverso le pentole senza coperchio esposte da quella strana ed improvvisa visita di cortesia fatta da Bill Clinton (marito di Hillary, il vero nemico di Obama) al carissimo amico nordcoreano Kim Jong II.
Il 25 maggio scorso il mondo era stato scosso dalla notizia della registrazione di un terremoto di magnitudo 4.5 in Corea. Senza pensarci due volte, le agenzia globali hanno parlato di test nucleari (Corea del Nord, nuovo test nucleare. Obama: «Minaccia per la pace», Corriere.it)
Il 4 luglio poi, senza farsi tanti problemi e malgrado le proteste cinesi, partono una serie di missili balistici con una gittata da 500 km che lambiscono il Giappone.
Risultato? La già ricordata visita festosa di cortesia con scambio di ostaggi del 4 agosto scorso (“In Nord Corea «graziate» le due giornaliste Usa”, IlSole24ore.com), esattamente un mese dopo la performance missilistica. Niente stracciamento di vesti per le strade di New York, niente articoloni sui maggiori quotidiani in questo caso. Anzi, secondo la stampa anglosassone l'unico motivo di preoccupazione risiede nel fatto qualcuno potrebbe copiare i coreani (“Will Russia and China pitch in?”, The Economist 10 settembre 2009):
“La dichiarazione del dittatore nordcoreano di stare ora sperimentando una seconda via alla bomba basata sull'urianio potrebbe meritare appena una scrollata di spalle [cioè, nessun pericolo in questo caso: come sono state scelte con cura le parole, ndr]. Eppure essa contiene un messaggio urgente per il mondo” poiché l'azione di Kim Jong II “sta incoraggiando altri che hanno ambizioni nucleari a pensare che anche loro potrebbero passarla liscia” [un “anche” che sta a significare che proprio la Nord Corea la passerà liscia, visto che il permesso lo ha ricevuto da qualcuno a Washington, ndr].
E chi mai potrebbe essere incoraggiato? “In questo momento ciò significa l'Iran”: e ti pareva.
Con tutti i suddetti preparativi alle spalle, il tempismo della notizia della centrale segreta iraniana diventa ancora più sospetto. I “falchi” con questa manovra stanno smontando di fronte all'opinione pubblica americana la politica estera di Obama che sembra lasciare campo libero al millantato attacco intercontinentale iraniano oggi contro Israele, domani contro l'Europa e dopodomani addirittura contro gli USA.
La realtà dei fatti è però lontana da questi scenari, tant'è che sino ad oggi la tecnologia militare persiana potrebbe forse permettere di colpire Israele (e ripeto forse), mentre obiettivi più lontani sono pure e semplici congetture basate non si sa su cosa.
E questo non lo dicono i siti cospirazionisti o anti-americani, ma lo stesso Congresso statunitense. Da un recente rapporto del CBO (Congressional Budget Office) sulle opzioni per la difesa missilistica europea (“Options for Deploying Missile Defenses in Europe”, febbraio 2009) è possibile apprendere che il missile a più lunga gittata disponibile con certezza in Iran è lo Shahab-3, con una raggio d'azione di 1300 km: appena appena capace di toccare Israele [*].
Per quanto riguarda gittate più lunghe, vi sono in circolazione solo rapporti poco precisi e nessuna conferma di eventuali test coronati di successo. Anzi, tutti i test di cui si ha notizia sarebbero falliti miseramente.
La “minaccia” iraniana è quindi quasi interamente fumo.
La verità sull'arrosto dello scudo spaziale europeo (GBI) è un altra, ed in fondo la sappiamo bene: esso sarebbe servito per neutralizzare gli armamenti missilistici russi e per dare agli USA una supremazia totale sullo scacchiere internazionale (supremazia comunque legata ad un successo in Afghanistan, oramai fuori dalla portata del Pentagono).
La figura qui sopra indica in blu lo spazio che sarebbe stato “protetto” dallo scudo spaziale contro attacchi missilistici iraniani (in rosso quello non “protetto”). Come è facile vedere, la copertura comprende anche l'intera Russia occidentale sino a Mosca. Più che una protezione sarebbe più giusto definirlo un “controllo”, infatti è lo stesso Economist ad ammettere che “la perdita del radr ceco riduce l'abilità dell'America di spiare in profondità all'interno della Russia” (“Shooting down a plan”, The Economist 24 settembre 2009).
Esaminando la figura si nota anche come il Mediterraneo orientale non sia coperto dal sistema. Questo si può comprendere facilmente: appena ad est della Sicilia comincia il regno di Israele e di quello che ai tempi del primo mandato di Bush era un fedele alleato: la Turchia.
Nel nuovo sistema pensato dall'amministrazione dell'era Obama, ci si è “accorti” che forse la minaccia iraniana non è poi così vicina, e per il momento si può fare a meno dei radar terrestri nell'Europa orientale. Il nuovo sistema si baserebbe su degli “intercettatori” mobili localizzati su di un tipo di navi chiamato “Aegis” (circostanza questa confermata dal citato articolo dell'Economist che utilizza lo stesso rapporto del CBO come base).Il rapporto del CBO indica quale dovrebbe essere la localizzazione delle navi (quadratini rossi nella figura a lato). Questa localizzazione è particolarmente interessante. L'area protetta dalle navi è rappresentata da un ventaglio che si apre in direzione opposta a quella di provenienza dei missili. Ebbene, non vi sono navi piazzate nel Mediterraneo meridionale.
Per capire cosa questo significhi osserviamo la figura seguente che rappresenta la copertura (area blu) data dalle navi indicate prima:
La Sicilia e buona parte del sud Italia non saranno coperti (o meglio “controllati”) dalle difese antimissilistiche americane piazzate ufficialmente contro un poco realistico attacco iraniano, ma chiaramente proiettate contro il braccio militare di Mosca.
Il rapporto verso la fine si arrende e confessa questa proiezione quando verifica la possibilità di neutralizzare attacchi russi (vedi pagine 46-47), ma evita di mostrare la reale copertura nel Mediterraneo con l'utilizzo del sistema di navi Aegis ora previsto. E' facile però capire come la mancanza di una nave posizionata nel basso adriatico o nello Ionio significhi la mancata “copertura” di Sicilia e Sud Italia.
Passando alla nostra situazione locale, bisogna ora analizzare i cambiamenti che questo accordo tra Mosca e Washington porta alla Sicilia.
Gli americani stanno di fatto rinunciando a proteggere Sigonella, mentre prevedono di rimanere presenti nel nord Italia (una delle navi dovrebbe essere posizionata nel Nord Adriatico) [**].
A Sigonella (per la precisione a Niscemi) i piani di Bush prevedevano (e prevedono) il piazzamento del MUOS, o Mobile User Objective System, un “sistema di comunicazione satellitare ad altissima frequenza (UHF) delle forze armate USA che integrerà comandi, centri d'intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota, ecc., con l'obiettivo di perpetuare la superiorità offensiva degli Stati Uniti d'America” (“Sorgerà a Niscemi la stazione terrestre USA del piano di riarmo spaziale MUOS”, Megachip.info, 11 settembre 2008). In pratica il futuro delle comunicazioni militari americane.
Il sistema globale prevede la presenza di un totale di quattro basi. Oltre a quella siciliana, una è stata piazzata alle Hawaii, una in Virginia (USA) ed una in Australia.
Anche ipotizzando la presenza di altri sistemi balistici di difesa nell'isola a noi sconosciuti, non sembra credibile che il Pentagono possa accettare di lasciare un centro operativo di tale importanza strategica sotto la minaccia di un attacco missilistico russo.
Le conseguenze del nuovo accordo firmato da Obama e Medvedev non tarderanno a farsi sentire anche da noi, in quanto il progetto del MUOS di Niscemi potrebbe a questo punto essere cancellato e l'auspicato ritiro americano dalla Sicilia diventare realtà.
Che possiamo farci. Vorrà dire che, privi della amorevole protezione della Nato, nelle calde notti estive staremo trepidanti a scrutare il cielo in attesa di vederci piovere addosso i missili intercontinentali armati di testata nucleare degli ayatollah iraniani.
Allah uh Akbar.
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Fuori dai piedi
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[*] Oggi il sito del Corriere della Sera ha pubblicato un falso clamoroso affermando che “sono stati lanciati prima missili Shahab 1 e 2 con una gittata compresa tra i 300 e i 700 km e successivamente gli Shahab 3 che, con una portata di 2 mila km, sono in grado di raggiungere Israele e le basi Usa nel Golfo.” (“Iran: lanciati razzi a lungo e a medio raggio alle esercitazioni militari”, 28 settembre 2009)
Vediamo invece cosa dice il rapporto del Congresso americano:
“Lo Shahab-3 è un missile a stadio singolo ed a carburante liquido con una gittata massima stimata in 1300 km.” (...) “Quella variante, designata come Shahab-3A, si crede abbia una gittata massima stimata in circa 1700 km. Un rapporto di intelligence del 2006 concludeva che lo Shahab-3A era ancora in fase di sviluppo e non ancora testato in quel momento.”
L'articolo del Corriere tenta di fare confusione tra lo Shahab-3 ed il 3A, un missile di cui non si hanno notizie precise circa il sua effettiva funzionalità, e senza dimenticare che comunque anche in questo caso la portata massima sarebbe di 1700 km e non di 2000 km. La gettata di 2000 km dovrebbe essere raggiunta dai missili Ashura, per i quali “alcune agenzie di stampa indicano che un test privo di successo è stato effettuato nel novembre 2007”. Insomma, ci piacerebbe sapere che fonti usa il Corriere e come mai sente il bisogno di creare tanta confusione.
[**] Previsione tutta da verificare, dato che presto francesi e tedeschi tenteranno con tutti i mezzi di dare il ben servito agli americani anche dal nord Italia, malgrado i giochetti di Berlusconi che tenta invece di tenerseli stretti in Padania per rimanere in equilibrio sull'isolotto di Arcore accerchiato da pescecani affamatissimi.
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