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sabato, giugno 10, 2006

II parte: L'isola senza porti


La rotta commerciale est-ovest passa da casa nostra. E lungo le rotte commerciali, lungo le moderne vie della seta, devono sorgere delle statio, delle fermate nei punti strategici, degli snodi, o per usare un termine moderno degli hub.
Ora, guardando una mappa del globo eurocentrica non possiamo non notare che il fulcro di tutte le rotte est – ovest o nord – sud è costituito proprio dal mediterraneo, ed il fulcro del Mediterraneo, il punto di snodo cruciale, l'hub per eccellenza è la Sicilia.
I porti, siamo un isola senza porti. Non ci hanno permesso di costruirli, non lo abbiamo chiesto, non lo abbiamo preteso, non abbiamo combattuto per i porti. E non lo stiamo facendo nemmeno ora. Ogni isola vive grazie al suo porto, anzi diventa ricca grazie al suo porto. Non noi.
Quanto tempo risparmierebbero le grosse navi container se nell'andare da oriente ad occidente non dovessero risalire tutto il Mediterraneo per scaricare o caricare prima di riprendere la via della Colonne d'Ercole? Il tempo risparmiato si misurerebbe in giorni. Un flusso incalcolabile di ricchezza. Per noi e per chiunque si servisse del porto.

Vediamo un po' di numeri. Oggi il porto itlaiano che movimenta il maggior numero di container è Gioia Tauro (3.160.981 Teu) circa il doppio rispetto al secondo (Genova). E questo malgrado il maggior costo del trasporto ferroviario rispetto a quello marittimo, che sembrerebbe dover favorire proprio Genova, e la mancanza a Gioia Tauro dell'alta velocità, cosa che non ha praticamente influenza alcuna.
Il motivo è proprio il tempo di navigazione: dalla Cina ad Amburgo ci sono 21,4 giorni di navigazione, che diventano 16,3 per Gioia Tauro, uno in meno circa di Genova, senza contare il ritorno.
Questi numeri indicano chiaramente che la funzione che le grosse compagnie di navigazione cercano è quella di hub mediterraneo da dove i container possano essere smistati per gli altri porti e per i mercati interni.
Dell'alta velocità non vi è così tanta richiesta.
E mentre nel mondo le uniche opere che non sono mai entrate in crisi sono i canali artificiali, da noi tutto quello che si riesce a pensare è un ponte. Le opere più fallimentari mai progettate, per giunta a favore dei mezzi di trasporto più antieconomici che esistano (cioè quelli via terra) sono i ponti.









Una povera isola senza ponti ma con un porto: Singapore




E mentre nel mondo le uniche opere che non sono mai entrate in crisi sono i canali di navigazione artificiali, da noi tutto quello che si riesce a pensare è un ponte.

Ma quali ponti ha Dubai, isolata da un mare di deserto? Intanto ha uno dei porti più importanti al mondo. Ma quali ponti ha Singapore? Guardate il suo porto. Ed i suoi grattacieli.

Un'Immagine del piccolo porto di Dubai

Apriamo gli occhi. E smettiamola di guardare a nord. Non è da li che viene la ricchezza. Non più.

2 commenti:

Mojzesz Kogler ha detto...

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Abate Vella ha detto...

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