Approfondimenti - Il Consiglio News Feed

lunedì, dicembre 17, 2007

Spine nel fianco


La superbia è un brutto peccato. Perchè non ti fa più vedere chiaro. Ti sembra di emettere luce, una luce che confonde tutto intorno a te e ti fa vedere i contorni degli altri come tenui ed offuscati. La luce ti illumina la realtà dall'angolazione che meglio il tuo ego preferisce. E di superbia spesso peccano quelli poco abituati a vincere, quelli con poca esperienza alle spalle, i “new kids on the block”. Gli arripudduti, per dirla alla siciliana.

La cosidetta “Padania” non è mai stata protagonista sul palcoscenico storico prima dell'era risorgimentale, ed anche a partire dal 1861 non era veramente libera di agire a suo piacimento, dovendo sempre dare conto delle sue mosse alle altre potenze, in particolare all'Inghilterra prima dell'era fascista ed agli americani dopo.

Ecco: forse l'era fascista è stato l'unico tentativo italiano di far nascere una nazione con una qualche indipendenza reale e non solo di facciata. Ma senza correggere alcuno dei guasti creati con il risorgimento (oppressione, corruzione, rapina sistematica), ed anzi aggiungendone altri, il maldestro tentativo non potè andare tanto lontano.

Nel secondo dopoguerra l'inesperienza padana fu tenuta sotto controllo dal regime democratico-cristiano che al suo interno, malgrado la cronica corruzione, annoverava anche qualche intelligenza politica di primo piano, ma che per evitare lacerazioni centralizzò il controllo della cosa pubblica su Roma.

Purtroppo però il posto permanente nel G8 ed il quasi sorpasso dell'economia italiana su quella britannica (non scordiamo che fino a qualche anno prima la Gran Bretagna possedeva un impero) conditi dalla coppa del mondo del 1982 avevano fatto perdere la testa a tutti lungo le sponde del Po. Si cominciarono a fare statistiche senza senso, disaccoppiando le economie del nord e del sud Italia, di modo che la Padania da sola sembrava essere la nazione più ricca d'Europa (nessuno aveva fatto caso al fatto che il settentrione era ed è più ricco ESATTAMENTE di quanto il meridione era ed è più povero della media europea...).

Poi nel 1992 (ritorna sempre questa data...) all'improvviso si ritrovarono liberi da Roma, pronti a decollare alla conquista del mondo. E cosa partorirono per effettuare questo decollo? Partorirono la più grossa cattedrale nel deserto mai realizzata in Italia: l'aeroporto di Malpensa.

Inaugurato nel 1998 all'interno di un parco naturale (!??!) il nuovo aeroporto di Malpensa nella mente dei milanesi non era più solo l'aeroporto principale del nord Italia. Ora doveva essere un hub intercontinentale che avrebbe rivaleggiato con Londra e Parigi per le rotte tra nord e sud e tra oriente e occidente. Avrebbe dovuto schiacciare Roma grazie allo spostamento di Alitalia, senza peraltro temere concorrenza più a sud, visto che ai terroni ci avrebbero pensato loro ad impedire di muoversi.

La luce emanata impediva però loro di vedere appena oltre le Alpi, dove ad un tiro di schioppo (in relazione alla gittata di un volo intercontinentale) si trovano almeno altri due hub: Monaco e Francoforte. Chi vorrebbe mai spostare le sue rotte da Francoforte a Milano, conoscendo l'aria di corruzione e di incompetenza (oltre alla nebbia vera e propria) che regna sotto la Madonnina?

Senza contare la lotta di potere che (ovviamente) si è sviluppata per il tentativo di spostare le operazioni di Alitalia da Roma a Malpensa. Malgrado la Lega Nord ad un certo punto fosse riuscita ad infiltrare abbastanza bene la compagnia di bandiera italiana, la guerra non ha mai avuto un vincitore, con il risultato di indebolire pesantemente l'azienda riducendola sul lastrico (attualmente le perdite superano il milione di euro al giorno!) e di lacerare ulteriormente lo stato.

In Europa non hanno dovuto fare altro che stare a guardare, facendo scannare gli italioti tra di loro per poi fare di tutto un sol boccone. Ed ora che gli agenti della Comunità Europea sono al potere in Italia, il momento è giunto. Prodi e Padoa-Schioppa hanno pilotato per bene l'asta. Qualche mese fa per la prima hanno imposto condizioni assurde per i pretendenti (e difatti l'asta andò deserta) ed oggi, scremati i partecipanti che hanno capito l'antifona, ne hanno confezionata una su misura per Air France, che con una manciata di spiccioli sembra oramai vicina all'acquisto. D'altronde l'alternativa è il fallimento ed il disastro sociale per migliaia di dipendenti.

E così sono pronti a calare i francesi (arroganti nei modi di fare sì, ma superbi nell'essenza mai) nella persona del fastidiosissimo (mi riferisco al nome...) Jean Cyrille Spinetta, presidente di Air France, che nel frattempo intrattiene i giornalisti italiani con Foie Gras e Bordeaux, quale assaggio di quello che presto verrà servito anche a Fiumicino. Mettendo subito le cose in chiaro (finalmente):

“In nessun Paese - dice Spinetta - c'è posto per due hub (...) Malpensa è la principale causa delle perdite di Alitalia e della riduzione del mercato italiano della compagnia. (...) Milano continuerà ad essere collegata con i principali aeroporti europei e internazionali, ma non sarà un hub. È una questione di costi, di compatibilità geografica, di conformazione territoriale dell'Italia. Dire che l'hub italiano sarà Roma-Fiumicino non è un capriccio, ma una valutazione oggettiva del mercato.”

E se la “montagna” Air France potrà acquistare Alitalia per un tozzo di pane (34 centesimi per azione, mentre la quotazione ufficiale in borsa è più del doppio) ancora più incredibile appare l'offerta del “topolino” Air One (ancora da confermare, ma non smentita): 1 centesimo di euro per azione! Qui viene un altro sospetto, essendo questa cordata appoggiata da Montezemolo, Veltroni e Berlusconi, cioè una banda bassotti in piena campagna elettorale. Che appunto l'offerta non si altro che propaganda elettorale per mostrare lo scudo della strenua difesa della “italianità” quando in realtà non si ha alcuna intenzione di combattere una battaglia che è meglio perdere subito piuttosto che rischiare di riaprirla con un offerta congrua!

C'è anche un altro lato della vicenda che indica ancora di più quanto il destino di Alitalia sia legato a quello della nazione “unita” in generale. Alitalia non è solo un compagnia aerea di stato. Alitalia è anche potere politico, una specie di “votificio”, una serie di cassetti con tanti bei nomi scritti sopra (quelli dei proprietari politici) e tanti bei voti dentro. E questi preziosissimi voti stanno per cadere in mani straniere. I padani in questi giorni si stanno vedendo scivolare tra le mani un'altra bella fetta di potere. E la responsabilità è solo loro, che hanno continuato a litigare invece di trovare un accordo.

Cosa potranno fare ora a Milano? L'ultima volta che si ventilò l'abbandono da parte di Alitalia dell'hub alte grida si levarono in cielo, minacciando di dare lo scalo in pasto alle innumerevoli compagnie straniere che stavano già facendo la fila per potersi avvalere dei servizi loro offerti da Formigoni e la sua combriccola. E diedero corso alle minacce. Risultato, le “grandi compagnie straniere” altri non erano che Ryanair, una low cost! Come dire che Malpensa vale più o meno quanto il costruendo scalo di Comiso. E meno, ma molto meno di un eventuale sistema aeroportuale siciliano integrato (da Birgi, a Punta Raisi, a Fontanarossa).

L'Europa è per il momento lontana dalla Sicilia, e speriamo che rimanga tale. Ora che ci stiamo levando la “spina nel fianco” dell'Alitalia teniamoci stretti la nostra posizione geografica per piazzarci al centro degli equilibri mediterranei.

Ore 17:50, aggiornamento: l'offerta di AirOne di 1 centesimo (!!!!) per azione è confermata. Secondo Corrado Passera, ad di Intesa-SanPaolo, "in modo da destinare le risorse investite interamente al rilancio dell'azienda. Al termine del rilancio, l'offerente si è reso disponibile a riconoscere agli aderenti all'opa il 3% del capitale della nuova Alitalia". Sarà. Sarà. Sarà. Ma a me il concetto di Passera non suona tanto limpido.

xFruits

21 commenti:

rrusariu ha detto...

Ieri pensavo di aver inserito un commento e dopo mi sono accorto che non era stato recepito, vuol dire che lo rimetto giu'.

Oggi parlavo con un mio collega della Lega Nord a cui dicevo che il problema malpensa era che non si era creata una compagnia tipo Padania Air Lines, e la pretesa di trasferire Alitalia a milano non avesse avuto successo, anche lui mi dà ragione,....

Malpensa sopravvive senza alitalia, perchè tanti non la usano più se non per necessità "ultime" o per i prezzi stracciati dell'ultima ora. Poi t'accorgi che il volo "presunto" alitalia è fatto con il vettore di un'altra compagnia, alè...
Très facile, nous ne avons pas de problem, il n'y a pas de problem.

Una recente mattina ero a Malpensa per le 6 antimeridiane, check-in alitalia solo 2 hostess, nessun cliente. Di fronte le compagnie straniere con un po' di gente al check-in. Alitalia non intercetta quasi più nessun cliente, e gli abitanti della pianura preferiscono altre compagnie in ispecie low-cost. Come io mi servito per andare a Palermo, alitalia è solo l'ultima chance dopo aver peregrinato tra la giungla delle offerte su internet.

Spero solo di poter volare un giorno con una compagnia Siciliana.
Mi direte che c'è già WindJet, lo so. Ma uno che strombazza sulle tute dei calciatori il tricolore, allo stadio sulla gradinata c'è tanto di tricolore,... e poi ti strapazzano la tua squadra mi sa che ha del masochista...., ma sinceramente so che non può far altro!!!

Ci vuole più coraggio, sennò finisci a schifiu!!!

Abate Vella ha detto...

Rrusariu,

i seggiolini di quegli orribili colori al Massimino li ha messi il comune, con grande disgusto di tutti i tifosi e persino di alcuni politici di Alleanza Nazionale!

Originariamente dovevano essere rosso-azzurri, ma poi qualche ascaro ha tradito.

Comunque sopportiamo. Presto spariranno.

Windjet ogni tanto la puoi prendere: ricordati che il 2 febbraio uno degli obbiettivi era proprio quello di colpire Pulvirenti. Che con la sua azienda ha dato il colpo di grazia ad Alitalia. Ne parleró (spero) presto in un altro post.

rrusariu ha detto...

La prossima volta cercherò di prendere Windjet, vedrò quale sarà la mia situazione....

... cmq i "romani"/casta sotto la pelle della lupa hanno ben altri interessi, pensano solo ad incassare loro, che poi tutto sia in mano straniera non gliene frega niente

L'alitalia è solo uno degli specchi di un'italia affucata, incapace di tirarsi in piedi, ormai per tirarsi su c'è solo il tifo per le squadre di calcio, ma ormai anche quello lo stanno ammazzando.

Semmai vedo o prevedo che in italia c'è una strategia per impedire che la gente si aggreghi.
Anche le semplici partite di calcio mettono spauracchio, si preferisce che i giovani muoiono in strada dopo essersi "fatti" in discoteca.

Domenica sugli spalti di Bergamo c'erano due Bandiere Siciliane e tre bandiere rosanero.

I bergamaschi con un solo bandierone nerazzurro erano solo a gridarci "benvenuti in italia", ca si la tennu iddi!!!! Tanto li sta impoverendo anche a loro!!!!!!!

Spero solo che Pulvirenti cambi in un pezzo di logo che la facci sentire più siciliano...

coraggio!!!

kiko ha detto...

ciao, ho scoperto il tuo blog per caso e volevo sapere se ti va di fare uno scambio di link, perchè penso sia molto interessante...
Se ti va passa dal mio
http://kikocara.blogspot.com
e fammi sapere che ne pensi...
a presto kiko

Luciano Riccardi ha detto...

Interessante. Da milanese di origini siciliane che vive tra la nebbia di Pavia consiglierei però un tono meno offensivo verso chi vive qui.
Grazie.

Abate Vella ha detto...

Caro Luciano,

non sai quanto mi fa piacere il tuo commento!

Mi chiedi del tono che uso... ed è giusto che mi spieghi.

Questo non è un blog contro nessuno, è solo per la Sicilia. I "settentrionali" o "padani" (temini stupidi quanto il "meridionale" o persino "sicilianista" che sono costretto ad usare per catalogarmi in qualche modo) per me non sono nemici. Nemico è il regime, che in questo periodo storico ha la sua testa al nord.

Il tono che uso è il tono di tutti i miei post. E' uno schiaffo in faccia a chi continua a NON VOLER VEDERE la realtà. Le cose le canto chiare anche ai siciliani (vedi ad esempio il post Presa di coscienza dell'agosto 2007) anche se devo ammettere, evito di infierire. E lo faccio perchè caro mio i Siciliani non sono me e te. I Siciliani sono bastonati, hanno paura a prendere il bastone e tirare fuori li denti (come dice la famosa canzone tradizionale siciliana) ed a ribellarsi non contro il nord, ma contro la sparuta minoranza (leggi politici siciliani) che ha tradito e regge il moccolo ai ladri. La spinta che stiamo dando dal web ha qualche effetto, ma la diffusone è ancora limitata. Le cose però in Sicilia si stanno muovendo, per tanti motivi.

Credo comunque che debba tenere conto della tua osservazione, perchè il novero dei lettori si allarga e riuscire a mandare il messaggio anche "oltre cortina" sarebbe importante.

Perchè parliamoci chiaro, chi detiene il potere ha fatto fessi noi ed ha fatto fessi gli abitanti del nord Italia creando una divisione artificiale e senza senso tra nord e sud per giustificare l'oppressione politica ed economica attuata nel meridione.

Si... le cose sono andate bene fino al 1992. Ma ora? Se la nazione fosse stata un vera nazione, ora si sarebbero potute affrontare le avversità e superarle. Invece ora, grazie allo squilibrio mantenuto dal regime, la nazione è allo sfascio. E non si fermerà. Fino alla dissoluzione.

Comunque sto cercando di correggere un pò il tiro. Domani pubblicherò un primo post in cui cerco di andare oltre questi steccati e cercherò di spiegare la nostra versione della storia vista da sud ad altri blogger che invece scrivono da nord. Ti invito a leggere e (spero) a commentare.

Grazie di cuore!

Peppinnappa ha detto...

La battaglia politica di oggi sta nell'evitare che i processi di globalizzazione vengano governati dalle multinazionali. L'unico sistema è quello di decentrare quanto più è possibile il potere. Per questo il sicilianismo acquista nel momento attuale una valenza politica particolare, così come tutte quelle opinioni che tendono a mantenere il valore delle proprie radici contro il tentativo di omogeneizzazione di massa in corso. Non ci si scandalizzi dunque per i toni, dal nord al sud, dall'est all'ovest, non dico dell'Italia, ma del mondo, se essi servono allo scopo. L'importante è avere la consapevolezza che si combatte per un unico ideale, quello di una globalizzazione che non passa attraverso i filtri dei poteri forti, con la coscienza che tutti gli uomini sono fratelli ed in questo la Sicilia ha una tradizione internazionalista,culturale e storica, incontestabile.

Anonimo ha detto...

abate, le cose sono andate bene fino al 1992, ma solo per il nord; a noi sono sempre andate male dal 1860, non che prima si sguazzava nell'oro e nella legalità, ma quella data segna l'inizio dell'inferno per noi.
ora stanno male pure al nord, ma questo è dovuto al fatto che i politici non fanno più manco gli interessi padani, bensì quelli personali, escludendo il territorio settentrionale.
ora in italia si parla di crisi solo perchè la stanno sentendo pure al nord e forse ci avevano perso l'abitudine dopo 147 di bagni nell'oro altrui, ma noi questo stato di crisi non la sentiamo perchè ormai ne siamo assuefatti

Gonzalo ha detto...

Credo che a pensarla come Luciano siano in parecchi.
E ci fa capire la direzione che la politica siciliana deve prendere e non è quella isolazionista.

Ho constatato in passato che ad alcuni indipendentisti di matrice più estrema se ne fregano degli emigrati al nord, io però di certo non mi riesco ad immaginare una famiglia siciliana fatta di fratelli che stanno a Roma, a Milano ed a Catania con 3 passaporti diversi...

Le statistiche dicono che solo in Lombardia il 40% della popolazione è di origini meridionali.

Sono convinto che bisogna tenere conto anche delle persone come Luciano.

A proposito ho postato un nuovo articolo su www.neoborbonicisicilia.it
Prosegue la manovra di avvicinamento al Mediterraneo della Russia

che tratta anche della crisi economica in corso

saluti
Gonzalo

Luciano Riccardi ha detto...

Caro Abate,
ho scoperto il tuo blog girovagando da quello di Antonella Randazzo, e la prospettiva "siciliana" dell'avventura Malpensa mi ha davvero interessato, come ho dichiarato subito. Da buon "nordico" di origine siciliana - forse i miei antenati siciliani erano normanni, chi sa - mi inserisco volentieri in questa discussione.

Fra l'altro la citazione letteraria del blog non poteva non interessarmi.

Ho seguito solo in parte la vicenda Malpensa, non ero ad esempio al corrente del tentativo leghista di "infiltrare" Alitalia, e non sono in grado di fingere di conoscere adeguatamente la questione.

Tuttavia concordo con te sopratutto su un punto: che il gioco "meridionali" contro "settentrionali" è assolutamente ridicolo, e che giova unicamente alle Caste oligarchiche.
Mi diverto sempre ad osservare come al Sud sembra che il Potere stia "al Nord", mentre qui sembra esattamente il contrario...

La lettura del tuo post - ieri ho letto solo quello su Malpensa, leggerò gli altri in seguito - è stata stimolante, ed in questo senso utilissima: di questo sono io a ringraziarti.
Quando hanno aperto quel "semi-hub" in realtà molti fecero aperte critiche a come lo stavano realizzando: privo ad esempio di un reale collegamento ferroviario - ridicolo pensare che un piemontese, un emiliano o un veneto si facessero due o tre ore di treno con le ex FFS per poi sorbirsi una altra ora di Ferrovie Nord Milano... - ed in conflitto ancora parziale con Linate, che per i Milanesi è innegabilmente più vicino.

Ma non è il caso di dilungarsi oltre. Vedo che altri, come Gonzalo, conoscono una realtà settentrionale più complessa di quella che sembra. Ed in fondo qui nel tuo blog uno scambio di prospettive mi sembra interessante e stimolante.

Vado e leggere qualche post.

A risentirci,

Luciano

Abate Vella ha detto...

Caro Luciano,

ti rispondo qui, anche per alcuni dei commenti che hai lasciato sugli altri post:

1) La Lega e Alitalia: non so darti notizie più precise. Avevo conservato un articolo di 4-5 anni fa che parlava degli uomini del carroccio a Malpensa ed in Alitalia ma non sono più riuscito a trovarlo. Credo che oramai però gli uomini di Bossi non abbiano più nessuno in Alitalia. Alla Lega dopo il fallimento della Eurocredinord ed il mancato salvataggio da parte del duo Fiorani-Fazio (per le vicende che tutti sappiamo...) è rimasta solo la base elettorale, senza alcun potere effettivo. Le Lega ora sembra solo il solito gruzzolo di voti all'asta.

2)Regionalismo: sono d'accordo con te sul tipo di "folklore" che la Comunità europea cerca di promuovere (vuoto e debole). L'identità culturale però deve essere riconquistata da tutti i popoli italiani. L'identità culturale è la base che ti permette di confrontarti con gli altri senza timori. Per questo inizitive come quella dell'insegnamento a scuola della lingua locale (siciliano qui, piemontese da qualche altra parte) non è una trovata folkloristica è un rafforzamento dell'identità. Rafforzamento che ripeto deve servire come base per il confronto con gli altri. Altrimenti si ricade nel folklore.

Il cosidetto "sicilianismo" non è voglia di isolamento (come vuole fare credere una certa propaganda..) ma voglia di incontrare di nuovo il mondo da parte di una Sicilia che per troppo temnpo ne ha sentito la mancanza. I Siciliani stanno lottando da decenni per avere aeroporti e porti internazionali, per esportare la loro cultura e ricongiungersi ai loro cari lontani in tutto il mondo. E per Siciliani intendo il Popolo in generale. Non quei quattro politici da strapazzo che invece cercano di fare tutto il contrario. Questa non mi sembra voglia di isolamento.

Il fatto è che individuati degli ostacoli, si cerca di abbatterli. E se l'ostacolo principale è QUESTA Italia, allora i "sicilianisti" (ma sarebbe meglio dire i Siciliani...) agiscono di conseguenza.

Aggiungo di più: anche il Nord Italia per noi rappresenta "il mondo". Nessun Siciliano si è mai sognato di dire che qui i "padani" non dovrebbero mettere piede. Anzi, non smetterò mai di dire che per il me il prototipo dell'Italiano (maiuscolo...) ideale è Zamparini, nel senso di un Veneto che ha investito sull'immagine della Sicilia! (per il movimento opposto non credo vi sia bisogno di portare esempi!)

Luciano Riccardi ha detto...

Caro Abate,
grazie della lunga e cortese risposta.

Il fatto che mi interessa, ma che credo possa interessare tutti qui in questo blog, è allora proprio come e quale ruolo debba avere il "recupero" della profonda identità locale di questo o quel posto.
Insisto nel dire "locale" e non regionale in quanto i confini delle Regioni attuali sono arbitrari tanto quanto il confine tedesco-polacco, e non rispettano la reale identità del popolo.

Ad esempio, Mantova, capoluogo lombardo, è molto più emiliana di Piacenza, capoluogo emiliano - così come Novara, ma anche Vercelli, hanno storicamente più rapporti con Milano che con Torino, ecc
Di esempi così ne potremo trovare centinaia. Quello che mi interessava sottolineare, dopo aver letto sopratutto i commenti dei tuoi fedeli lettori, era che in fondo "noi e voi" vogliamo le stesse cose: salvaguardia della identità culturale locale e non essere trattati da colonia.

In realtà scopro allora oggi, pur avendone da tempo il sospetto, che "anche" la Sicilia - come il Veneto, come la Lombardia - "soffre" un profondo malessere che è ovviamente diverso da quello che ci viene "insegnato" dalla propaganda. Ed è questo che mi interessa nelle pagine del tuo blog: perché non troverò mai nulla di tutto ciò in un giornale o in una televisione nazionale.

Ad esempio, qui la maggior parte di noi ancora non ha capito se il famoso ponte di Messina serva davvero o no ai Siciliani! Molti sospettano che possa diventare un ennesimo pozzo senza fondo per regalare via soldi (ai soliti noti), altri che sia inutile, e così via. Ma in realtà nessuno ha mai sentito un siciliano dire la sua - e nota che sottolineo "sentito"...

Non ho, se vuoi, avuto la fortuna di vivere "entro" una precisa cultura. Sono il prodotto misto della modernità, amo Milano e le sue bellezze nascoste ma non ne sopporto le volgarità che da molti anni la imbarbariscono e che sono quanto di più lontano dalla tradizione meneghina ci possa essere, ma amo anche i luoghi dei miei antenati pugliesi e siciliani, che guardo con occhi inevitabilmente "da straniero".

Per questo sto leggendo tutti i tuoi post e tutti i tuoi commenti - commenti che, fra l'altro, spesso feriscono il mio animo: perché davvero non ci sono popoli "padani" che vorrebbero incatenare i siciliani o altri popoli - e, beninteso, nemmeno viceversa.

Ci sono forse invece astute minoranze, prive di identità nazionale - ed intendo nazione in senso lato, non italico - che manovrano in questo senso, per alimentare inutili divisioni.

Ma anche questo commento si sta facendo troppo lungo.

Alla prossima occasione,

Luciano

Gonzalo ha detto...

Ciao Abate hai fatto bene a sottolineare che il sicilianismo non è isolazionista come l'indipendentismo più estremo che anche se marginale purtroppo esiste in Sicilia.

Proprio sul Ponte sullo Stretto assistetti alla censura e conseguente ban da un forum indipendentista nei confronti di un sicilianista che era invece d'accordo sul Ponte.

A prescindere che il ponte sia utile o meno, credo che non bisogna fare la lista dei cattivi e dei buoni sulla base dell'essere pro o contro il ponte.

Sono convinto che una Sicilia libera deve partire anche da questo tipo di dialettica democratica.

saluti
Gonzalo

Anonimo ha detto...

"Il cosidetto "sicilianismo" non è voglia di isolamento (come vuole fare credere una certa propaganda..) "

gonzalo, creso che si riferisse proprio a te

Abate Vella ha detto...

Kiko,

grazie dell'interessamento...

non ho avuto ancora il tempo di navigare con calma sul tuo blog, lo farò nel fine settimana (finalmente arriva!). Comunque ho già notato che sei sardo, il che è molto interessante perchè ci permetterebbe di iniziare a scambiare opinioni anche con la tua stupenda isola.

A presto!

Massimo ha detto...

Attenzione! La Sicilia è una Nazione! Lo sanciscono la storia, la geografia, gli interessi strategici ed economici, la cultura e quant'altro, tutto sempre o quasi in contrapposizione a quelli della vicina Penisola!
L'Italia è un grande paese, che problemi abbiamo ad ammetterlo, ma è il paese che ci ha colonizzato e che ci continua ad opprimere.
Non voglio che la mia terra muoia per la gloria di Roma e del Rinascimento. Voglio ammirare Venezia come un americano o come un francese.
Che importa se molti siciliani vivono proprio nel paese che li ha sradicati dalla loro terra? O, ancora di più molti oriundi? Forse la presenza in Germania di cittadini di origine austriaca è buona ragione per rinnovare l'anschluss? Oppure il fatto che il 10 % degli inglesi di oggi è di origine irlandese per far diventare di nuovo l'Eire una provincia del Regno Unito?
Oggi la Sicilia è isolata dal resto del mondo proprio perché è italiana. Una Sicilia indipendente sarebbe direttamente a contatto col resto del mondo senza passare da Fiumicino o Malpensa. Quindi sarebbe meno isolata.
Una Sicilia indipendente sarebbe davvero al centro del Mediterraneo.
Una Sicilia italiana è solo il fondo del fondo dello Stivale.
Anch'io sono stato emigrato in Italia. E allora? E proprio lì che ho scoperto che la Sicilia non era una regione ma una Nazione. Bastava avere testa per pensare e occhi per vedere. E i miei cugini romani, ormai italiani per nascita e tutto? Pazienza, buona fortuna.
Non posso sacrificare la mia nazionalità perché qualcuno ci resta male. Il patriottismo siciliano è come il cristianesimo: crea lacerazioni anche dentro le famiglie ma dà identità. E l'identità è vita. L'omologazione è morte.
Però c'è un sottile confine che a mio avviso non deve mai essere oltrepassato. Io distinguo tra indipendentismo (magari da non mettere nell'agenda politica domani mattina, diciamo meglio "nazionalismo") da separatismo. Nel secondo c'è una componente di odio e disprezzo quasi razzista nei confronti del Popolo che ci colonizza. Quest'ultimo non mi appartiene.

Abate Vella ha detto...

Massimo,

sono d'accordo con te: la Sicilia è una nazione.

Ma converrai con me che la "forma" che deve prendere questa nazione debba essere inserita in un contesto internazionale, volenti o nolenti.
Una forma che chiaramente deve salvaguardare l'indipendenza del Popolo Siciliano. Forse molti di noi hanno già in mente quale sia questa forma. Io personalmente non vedo una soluzione unica e definitiva.
Tutti siamo concordi nell'affermare che quella attuale è una situazione insostenibile.

Ora, qualunque sia la nostra idea, dobbiamo saperla spiegare a chi siciliano non è (ed anche a qualche siciliano...), dobbiamo fare capire le nostre ragioni con umiltà ed anche portare a galla la realtà su questa Italia, che a noi che la studiamo da molti anni sembra chiara, ma che per altri può sembrare una follia.

Il tasto toccato da Luciano penso sia indicativo. Cioè: il modo in cui era gestita Alitalia e gli aeroporti italiani è stato deleterio sia per la Sicilia che per il nord Italia, insomma per tutti. Ma se io tento di spiegarlo fuori della Sicilia parlando di arroganza e presunzione forse il messaggio non andrà tanto lontano. Se invece mi limito a chiamarle "scelta sbagliate" chi ha orecchie per intendere sicuramente intenderà.

Un altro pensiero: le barriere, i muri in verità ci sono ora. Sono sicuro che una Sicilia libera contribuirà ad abbattere queste barriere e sarà di aiuto ai Siciliani che vivono nel nord Italia ed altrove molto più di una Sicilia in queste condizioni.

rrusariu ha detto...

Sono d'accordo con quello che dice MAssimo, e anche con te Abate Vella.

Semmai dovremo lavorare per una presenza significativa anche a livello politico, che sappia raccogliere chi riconosce le "scelte sbagliate" dentro una proposta politica tesa a salvaguardare soprattutto la "Nazione Siciliana", ci deve essere una proposta dirompente che attiri qualunque cittadino che riconosca la nostra salvaguardia è anche la loro libertà!!!
Ricordiamoci che Beppe Grillo con le sue parole d'ordine a fine post manda sempre dei segnali a chi sa.
Ma come ben sappiamo la politica italiana fa di tutto per sconfessare qualsiasi tentativo di identificazione storica.
La Lega Nord è stata un cane di guardia volta a scongiurare un'identificazione con la vecchia Repubblica di Venezia, tant'è che adesso ha il collare ben stretto dal burattino Berlusca che ha altri mastri che lo dirigono, quantunque si faccia accreditare "patrone televisivo" teso a una identificazione solo italiana, ogni volta che vedo italia uno con lo slogan rispondo a mo di beppe grillo "VAFFA...." visto che fa assonanza; sappiamo tutti che dietro a certi direttori di telegiornale ci sono ben altri gruppi di potere.
Il nuovo incipit di berlusca riguarda il PPL e il suo converso PD e le trattative per una legge elettorale tesa a premiare le due compagini è abbastanza eloquente.

UNA COSA SOLA HO NOTATO CHE BERLUSCA SI E' BEN ASTENUTO PER SPENDERE UNA PAROLA RIGUARDO ALL'"AFFAIRE ALITALIA" CHE E' STATO IMMEDIATAMENTE RISOLTO CON LA DISCESA DEL "ROI SOLEIL" SARKOSZY A ROMA. TUTTO A DISPETTO DEL GRAN BACCANO FATTO DALLA LEGA NORD E GOVERNATORI DEL NORD.

DICO IO SE VUOI UNA COMPAGNIA COMPRATELA E POI FAI CIO' CHE VUOI, IN QUESTO CASO CON LA TIRITELA DI QUESTI ANNI, A QUEST'ORA MI SAREI COMPRATA GIA' UN PEZZO L'ALITALIA...
MA SAPPIAMO CHE IL 50% E PASSA ERA DEL GOVERNO, PERCHE' BERLUSCA NON L'HA VENDUTO AD UNA CORDATA PADANA QUANDO ERA AL GOVERNO, C'ERA ALLORA AN ROMANA.

NON VOGLIO PIU' DILUNGARMI IN QUESTI MEANDRI ITALIANI... VIENE SOLO UN PO DI MAL DI TESTA.

L'UNICA VIA E' SOLO LA DIFESA DELLA NOSTRA NAZIONE, COME STAN FACENDO LA CATALUNYA E I PAESI BASCHI, FORTI A LIVELLO LOCALE E DETERMINANTI NEL GOVERNO DEL RE JUAN CARLOS DI BORBONE.

Abate Vella ha detto...

Rrusariu,

sai che pensavo in questi giorni?

La presenza della Lega nel panorama italiano per me è sempre stata strana... un po anomala.

Ora ho l'impressione che la Lega abbia QUASI sempre remato contro il Nord Italia, ed ora lo fa tenendo buona la sua base. Parla, parla... ma non si muove più... che paradosso!

A Sarkozy lo hai chiamato con il nome giusto. D'altronde anche le donne italiane lo hanno capito chi comanda ora... se sai a chi mi riferisco ;)

Riguardo a quello che si è detto sulla Nazione Siciliana, direi che al momento non si profila altra soluzione se non questa. Non possiamo certo farla noi la rivoluzione nel resto d'Italia! Se ne abbiamo la possibilità per motivi anche che non dipendono solo da noi, andiamo avanti. Preoccupiamoci però anche di diffondere le nostre idee.

Massimo ha detto...

Concordo con quanto è stato detto sopra. Ribadisco che la Nazione Siciliana deve intanto lottare per i suoi diritti (purtroppo) dentro lo stato italiano perché non ha la forza e l'autocoscienza (soprattutto) di una rivolta generale liberatoria. Già sarebbe rivoluzionario applicare il patto confederativo del 1946.
La battaglia quindi è soprattutto di sensibilizzazione e culturale (il che non esclude quella politica).
Purtroppo temo che il nord Italia abbia interessi oggettivamente contrapposti ai nostri (lo dico senza alcuna acredine per i "tosco-padani", è una constatazione). E spesso anche con gli italiani del centro-sud.
Il declino dell'Italia è vero, non millantato e noi, ad ora fondo dello stivale anziché centro del mediterraneo, andiamo per questo ancora più a fondo.
Oggi vanno avanti paesi giovani, con braccia e menti che si buttano nell'arena, o comunque a buon mercato. Oppure paesi con know-how elevatissimi, oppure ancora con risorse naturali ed energetiche da monopolio.
L'Italia non ha nulla di tutto ciò (lasciamo perdere la "fantasia"..) ed è condannata al declino, al ridimensionamento. In questo declino spremerà come potrà la sua cassaforte energetica siciliana, ma noi non ne avremo alcun vantaggio.
Se fossi italiano non vorrei sentir parlare di indipendenza e nemmeno di autonomia della Sicilia. Sarebbe una semplice iattura che taglierebbe il mio paese fuori dal centro del Mediterraneo e fuori per sempre dalle potenze medio-grandi del mondo. Soprattutto se da Roma in giù, con lo spauracchio del leghismo (non più di tanto, ha ragione l'Abate), la separazione dei Siciliani la vivrei come un vero suicidio.
Ma, purtroppo per i "fratelli d'Italia", i nostri interessi sono diversi, anzi contrapposti. Paradossalmente solo fuori dall'Italia rientreremmo nel mondo, in quel mondo dal quale siamo sequestrati da troppo tempo. E, tacendo dei beni culturali ed ambientali, della vitalità demografica ed altro, le sole risorse energetiche e la posizione geografica ci farebbero diventare in fretta una Svizzera nel centro del Mediterraneo. Saremmo noi a rilevare le industrie italiane e a dettare legge nella Penisola.
Piaccia o no è così e solo l'ignoranza dei Siciliani e i rapporti brutali di forza tra Penisola e Sicilia impediscono una soluzione di questo tipo.
Per questo credo che comunque il dialogo sia indispensabile, per "capire" anche il disagio degli italiani nei confronti di una classe politica impresentabile, per fare dove possibile fronte comune, ma per preparare grado per grado la nostra libertà, anche per mezzo di passi intermedi che sono comunque meglio di niente.
Bisognerebbe far assaggiare ai Siciliani il sapore della libertà e dell'identità propria, anche mantenendo qualche vincolo politico con l'Italia.
Che l'Italia propriamente detta, poi, debba implodere, o diventare una Confederazione, o restare com'è,...non so. Forse sarebbe bene che restasse unitaria (di questo magari ne parliamo a parte) o federale ma sostanzialmente unitaria. Ma in ogni caso non mi pare che un vero sicilianista si debba porre troppi problemi in tal senso.
Comunque buon Natale a tutti.

Anonimo ha detto...

bravo massimo, perfettamente daccordo.
grazie ad internet molti siciliani stanno venendo a conoscendo di quelle verità che nemmeno immaginavano e le reazioni che leggo sono di sdegno e di rabbia e a volte anche di rancore nei confronti di chi ci ha e ci prende tutt'ora in giro.
la divulgazione culturale è iniziata, ora parallelamente bisogna pensare all'unificazione sotto un'unica entità.
ci vorrebbe un nuovo Finocchiaro-Aprile.