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mercoledì, luglio 08, 2009

Trapezio acrobatico

Tra le rovine di Morgantina, comunità siculo-ellenica distrutta da Ducezio nel 459 a.c. e situata nei pressi di Aidone (Enna), una delle costruzioni meglio conservate è quella dell'ekklesiasterion, o assemblea cittadina. Dai contorni trapezoidali, fatto che molti considerano un unicum, la sua conformazione lascia interdetti coloro i quali hanno letto la storia solo attraverso le classiche fonti di regime.

In Sicilia si conosce l'esistenza di almeno un altro elemento architettonico di forma trapezoidale che permette anche di dubitare dell'originale destinazione d'uso di quello citato sopra: il teatro di Siracusa, che però non è giunto sino a noi nella sua forma originale.

Il teatro trapezoidale di Siracusa fu sostituito da uno a sviluppo circolare tra il 476 ed il 470 a.c. dall'architetto Damacopo, che a quanto pare seguì i suggerimenti diretti di Eschilo che lì avrebbe poi eseguito le prime assolute de I persiani e delle Etnee.

Della versione originale si trovano chiare testimonianze nelle tracce presenti sulla scena. Diversi autori però negano questa evidenza e suggeriscono come data di fondazione della struttura quella del 476 a.c. desunta dalle citazioni nelle fonti greche. Secondo loro il taglio trapezoidale si deve considerare come il risultato della trasformazione del teatro a luogo per spettacoli e giochi d’acqua.

Questa “congiura del silenzio” sviluppatasi intorno alle origini del teatro potrebbe essere solo l'ennesima pezza messa a tappare le enorme falle presenti nei testi ufficiali riguardo alla nostra storia.

La falla che si vorrebbe tappare è quella aperta dalla versione ufficiale di uno dei fatti più importanti della storia della città di Siracusa, e cioè la rivolta dei Killichirioi (Cilliri, in siciliano) avvenuta proprio agli inizi del V secolo a.c., pochi anni prima della ri-costruzione dello stesso teatro.

La versione ufficiale della storia, una panzana socialista data a bere al popolo bue per poterlo addormentare meglio, sproloquia di una classe indigena composta da esseri culturalmente inferiori sottomessa a dei “padroni” detti Gamoroi (di razza greca e culturalmente evoluti). I subordinati si sarebbero un giorno improvvisamente svegliati e, stanchi delle angherie dei capitalisti, sarebbero scesi in piazza con tanto di bandiere rosse urlando slogan contro Berlusconi. Cacciati via gli sfruttatori, poterono finalmente istituire la Repubblica Socialista Sovietica della Pentapoli.

I Gamoroi, poco inclini ad accettare la giusta vittoria dei deboli, avrebbero chiamato in loro aiuto i fascisti di Gela nella figura del dittatore Gelone che, ristabilito l'ordine, trasformarò l'idillica URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Siracusane) in una tirannica Repubblica Sociale di Ortigia. Per fortuna, qualche secolo dopo dallo stivale arrivarono i democratici romani a liberarci.

Sublime. Ma con tutta probabilità completamente falso.

Questa versione proviene pari pari dalle fonti letterarie greche (o meglio, siceliote) come nel caso dell'origine del teatro. L'uso che si fa di queste fonti letterarie greche nella ricostruzione della storia Siciliana rappresenta un unicum mondiale, credo. Esse vengono assunte a verità assoluta senza alcun contraddittorio ed indipendentemente dalle risultanze archeologiche o storiche precedenti.

Purtroppo per i nostri inutili cattedratici, queste fonti greche sono già state ampiamente sbugiardate. In particolare Rosa Maria Albanese Procelli , studiosa di Piazza Armerina, nel libro “Sicani, Siculi, Elimi. Forme di identità, modi di contatto e processi di trasformazione” (Longanesi, 2003, vedi il post “Da dove vengono i Siciliani?”) ha evidenziato come le risultanze delle indagini archeologiche siano ampiamente in contrasto con le tesi degli storici greci (tesi anch'esse accettate ciecamente dall'ufficialità moderna) circa l'esistenza in Sicilia di tre diverse popolazioni (Siculi, Sicani, Elimi) tutte di recente immigrazione al momento dell'arrivo dei coloni orientali.

I riscontri sul terreno non mostrano alcun segnale di significative immigrazioni in Sicilia per migliaia e migliaia di anni prima della fondazione delle colonie elleniche e sopratutto non mostrano alcuna discordanza culturale tra le aree ritenute occupate dalle diverse popolazioni: l'isola era allora occupata da un solo popolo.

I motivi per cui le fonti hanno “creato” un sistema di quel genere sono di ordine propagandistico e politico, come sottolinea la stessa autrice del libro. Si dovevano avvalorare le ragioni degli occupanti mostrando come occupanti fossero anche tutti gli altri. E si volevano evidenziare le alleanze politiche sul campo: Elimi sarebbero i siciliani alleati con i cartaginesi, Siculi quelli alleati con i greci e Sicani quelli “indipendenti” o neutrali. Inoltre si doveva mostrare la loro inferiorità culturale e spirituale ed il loro bisogno di essere “guidati”.

Ma l'asino casca proprio a Siracusa.

Quando gli inglesi, gli spagnoli o i portoghesi presero d'assalto le Americhe e fondarono (o rifondarono) le loro città dopo aver sottomesso o sterminato le popolazioni locali, si ricordarono delle loro origini, e chiamarono gli insediamenti più importanti “Nuova York”, “Sao Paulo” o “Buenos Aires”. Invece la principale colonia greca d'occidente, fondata nel 734 a.c., si chiama Siracusa, un nome la cui origine non è possibile nascondere visto che il greco lo sanno in tanti: Siracusa è un nome di origine sicula derivante da Syraka (“abbondanza d'acqua”).

Secondo la vulgata, sul luogo era già presente un semplice insediamento siculo, poche capanne insomma. Invece quel mantenimento di nome suggerisce che lì fosse presente una vera e propria città sicula. E siccome non si hanno tracce di scontri così precoci tra greci e siciliani, non ci vuole molto a capire che i coloni greci si insediarono in una città sicula che continuò a rimanere sostanzialmente sotto il controllo dei siculi. Quello che accadde con molta probabilità fu che i nuovi arrivati scacciarono alcuni coloni precedenti, e cioè i fenici, prendendone il posto.

Sappiamo però che prima o poi quei coloni greci, dopo essersi inseriti appieno nel contesto sociale cittadino ed aver raggiunto (molti di essi) condizioni di privilegio, riuscirono a prendere il controllo della città. Non sembra credibile che i siculi abbiano ceduto quel controllo con gioia ed entusiasmo. Da qualche parte ci deve essere stato un trauma, una lacerazione.

Anche qui possiamo ricorrere ad una analogia con fatti simili. Quando alcuni secoli dopo i siciliani si ribellarono ai romani, questi pretesero di chiamare quelle guerre come “servili”, così da ottenere il supporto dell'opinione pubblica nelle loro azioni di repressione.

I greci tramandarono quel trauma nei loro racconti allo stesso modo: come la ribellione dei servi, dei “ Killichirioi”. La differenza con gli episodi più tardi, sta nel fatto che i siculi riuscirono effettivamente a scacciare i greci, che dovettero chiedere aiuto alla città di Gela.

Questo successo, per quanto effimero, più che di ribellione sa di guerra civile. Non tra ricchi e poveri, ma tra due gruppi di potere in generale suddivisibili etnicamente, ma caratterizzati anche da notevoli mescolamenti (le tracce archeologiche confermano ciò).

Tornando al teatro della città, che a questo punto potremmo pensare ricostruito in una nuova forma per motivi prevalentemente politici, per cancellare le tracce di un certo passato, perchè si potrebbe voler nascondere l'esatta età del teatro dietro queste acrobazie storiche?

Se quell'età si scoprisse anteriore alla foglia di fico della guerra “servile” siracusana, non lontana a sua volta dalla ribellione di Ducezio, ne risulterebbe che in una città ancora controllata dai siculi vi fosse già un teatro di notevole importanza culturale.

E tutta la storia dell'occidente dovrebbe essere riscritta.

44 commenti:

rrusariu ha detto...

Kista è storia!!!

D'altronde se guardiano al teatro italiano moderno, le prime compagnie teatrali erano di gente nostra, sikuli moderni.

Per non parlare di un certo Gugghiermu Crollanza, anglicizzato in William Shakespeare, il nostro connazionale Mikelancilu Floriu!!!

zetan ha detto...

Personalmente sono molto legato al periodo di cui parli Abate e, ritengo si dovrebbe avviare, non appena raggiunta l’adeguata autonomia, che consentirà interventi di queste dimensioni, una revisione totale di tutto il periodo preellenico, da affrontare con studi comparati, rispetto alle prevalenti simbologie ereditate e non solo.

Prendiamo ad esempio il racconto dei Ciclopi descritti da Omero, un popolo di illuminati, utilizzando i parametri delle culture d’oriente, culture a noi molto vicine visto che con il sanscrito condividiamo termini comuni anche nel significato.

Per questi popoli lo sviluppo del 6° chakra (occhio aperto in mezzo alla fronte) ha da sempre ravvisato la condizione di coloro che hanno abbandonato la fase istintuale, nella direzione della coscienza cosmica, termine, questo, utilizzato per tentare di rappresentare uno stato di coscienza individuale che percepisce in se stesso e in ciò che lo circonda l’essenza divina.

Ma visto che l’Isola era popolata dai Ciclopi, i giganti della coscienza del Mediterraneo, sarebbe opportuno ritenere che un intero popolo si trovasse in questo stato di coscienza superiore.

Ricercare nella direzione opposta a quella che ci hanno imposto gli impostori, potrebbe rappresentare una chiave di collegamento che consenta la vera interculturalità indo mediterranea.

Chiaramente con metodi di studio adeguati, oltrepassando i sistemi tradizionali alla Piero Angela.

rrusariu ha detto...

Caro Zetan
ank'io ho approfondito alcune tematiche, grazie ad un autore spagnolo, Juan Atienza, che pubblicò un libro circa 40 anni, e che fortunatamente trovai tra gli scaffali di un supermercato di Valencia a prezzo scontato.
"Las supervivientes de la Atlantida" che conservo gelosamente, perchè descriveva questi giganti "Lestrigoni" che abitavano la Sicilia in un'epoca precedente l'arrivo dei greci.
La descrizione delle sepolture corrisponde a quelle delle mie parti come mi venivano raccontati dai miei parenti e dai miei compaesani. Pensa che queste affermazioni erano raccolta da uno storico romano che raccontava ciò da testi antichi. Mi sfugge il nome dello storico, sono riuscito a trovarne una copia tradotto nello spagnolo da un sito internet iberico.

Quello che dici del terzo occhio è molto plausibile, perchè la "platera di Sant'Angelo Muxaro" mostra dei bovini simili alle incisioni di Mohenjo Dario ed Harappa, nella valle dell'Indo. Ho anche un libro degli anni 30 del secolo scorso che mostra le incisioni che ben raffigurano questi bovini. L'anno scorso fortuitamente all'aereoporto di Kuwait City trovai un paio di pubblicazioni celebrative del Pakistan in cui c'erano le immagini degli scavi e dei suppellettili ivi trovati.

Un'altra cosa è la nostra lingua siciliana.
E' molto precisa nella pronuncia e nel caratterizzare i termini sia dei sostantivi che dei verbi.
La fonetica è molta affine al sancrito, d'altronde i ns. sikuli sono associati agli indo-ariani.
Da questi dati possiamo dire che le genti che abitavano le nostre isole avessero una cultura evoluta per l'epoca. Non dimenchiamo che tra l'epoca di Merneptah e fino all'ultimo dei Ramessidi, i Sikuli tentarono ripetutamente di occupare l'Egitto. Siamo nel 1200-1100 avanti Cristo. Chi poteva permettersi questa flotta? Che ripetutamente ogni lustro s'affacciava sulle coste del delta del Nilo. Non certo gli abitanti della nebbiosa padania(?!?!?), o i porcai romani. Certo i greci cominciarono a meta dell'ottavo secolo a.C., i fenici ben prima.

Abbiamo un'alfabeto antecedente quello fenicio!!! Ma si skantanu a diriccillu!!!

Eravamo evoluti, ma nella penisola dà sempre fastidio la capacità dei Siciliani di eccellere!!!

zetan ha detto...

A volte da fastidio anche a noi eccellere.

E' molto più comodo piangersi addosso o accampare scuse, purtroppo caro Rrusariu è vero anche questo.

Ci proviamo ogni tanto a stimolare quanti hanno voglia di vedere quanto sono lunghe le radici di questa pianta.

Per quanto attiene ai Sikuli, non lo ritengo il termine esatto occupare l'Egitto.

Era un popolo evoluto al punto da comprendere i limiti di un occupazione.

Ma questa, come sempre, è solo la mia percezione.

Anonimo ha detto...

Mi dispiace utilizzare questo spazio per un mio interesse personale, ma, visto il tema e la vostra competenza, vorrei chiedervi un consiglio su quale testo di "storia della Sicilia" consultare e che sia il più possibile veritiero, non contaminato, cioè, dalla campagna di disinformazione attuata dal regime italico. Molte grazie.
Luca

Abate Vella ha detto...

Luca,

non credo che la domanda che poni sia solo un tuo interesse personale.

In veritá sollevi un problema di estremo rilievo.

Per quel che mi riguarda potresti cominciare dai libri di Salvatore Spoto editi da Newton Compton:

http://www.lafeltrinelli.it/products/9788882897505/Sicilia_antica/Salvatore_Spoto.html?aut=258155&cat1=1

Spoto scrive in maniera semplice ma efficace e il libro che ti suggerisco e' un'ottima base per rendersi conto di quante falsitá ci siano nei nostri libri di scuola e nelle tanto sbandierate "Storie d'Italia" dei soliti noti.

Da lí credo che poi si tratta di seguire le tracce autonomamente attraverso pubblicazioni dedicate.

Ad esempio il libro che cito nel post e' un libro tecnico che descrive i ritrovamenti archeologici in dettaglio e potrebbe risultare pesante al lettore medio in quanto non puo' essere letto come un racconto lineare, ma offre prospettive sorprendenti.

Poi ci sono studi singoli come quelli che riguardano l'origine "etnea" del nome Italia (ne ho parlato nel post "repubblica Etnea").

Poi si possone leggere i libri di Santi Correnti, anche se li' di tanto in tanto si rischia di andare nel puro patriottismo (siciliano).

Posso anche suggerirti la recente storia di sicilia di Romeo, uscito un paio di anni fa.

Altri potranno darti qualche altro riscontro (accetto suggerimenti anche per me stesso...) nei prossimi commenti.

Abate Vella ha detto...

Dimenticavo un dettaglio importante: Spoto non e' siciliano... leggendo il libro basta pensare a questo per capire quanto siano in malafede gli storici di "regime".

nebros ha detto...

mi sembra pure superfluo ricordare qual'è il culto che portò in seguito alla creazione delle rappresentazioni teatrali e che aveva in una determinata parte della sicilia la sua rocca forte...

Peppinnappa ha detto...

Personalmente non condivido certi tagli. Secondo me l'identità e la ricchezza di un popolo è data dalla summa della sua dinamica ed esperienza storica.Chi conosce la storia di Aretusa ed Alfeo, per esempio, non può non vedere l'afflato profondo che legò la Grecia classica con la Sicilia, la quale contribuì in maniera significativa, così come un po' tutta l'Italia meridionale, a connotare quello splendido periodo mediterraneo che viene definito come greco. Poi io credo che, in particolare, siciliani non necessariamente si nasca, ma ci si può diventare. E' l'Isola a farla da padrona; quando ti ammalia sino a farti scordare le tue origini, sino a farti sentire figlio, parte di lei c'è poco da fare, essa diventa inresistibilmente protagonista fatale.Conosco una signora polacca la quale vedo come, a poco a poco, stia subendo, senza nemmeno rendersene conto,questa stregoneria. Non accadde forse questo a Ruggero il normanno?

Abate Vella ha detto...

Peppinnappa,

il post non e' un viva i siculi, abbasso i greci, e questo lo puoi vedere dal modo in cui ho spiegato la rivolta dei Cilliri: uno scontro di potere tra due gruppi tra i quali la demarcazione razziale non era neanche tanto precisa.

Questo perche' non dobbiamo scordarci che i coloni greci erano pochi e solo maschi. Per cui si mescolarono abbondantemente (cosa che sarebbe stata impossibile se veramente i siculi vivevano nelle capanne come gli indiani d'america)

Il motivo per il quale furono accolti dai siculi sta proprio nelle novita' culturali che essi portarono. La societa' sicula si "ellenizzo'" assorbendo molto da loro. Ma all'inizio non subi' i nuovi arrivati.

Il punto che si vuole fare e' che la cultura greca non si innesto' sul vuoto, ma su una cultura a sua volta complessa ed evoluta, anche se forse non raffinata come quella ellenistica.

Anzi, pare che il teatro fosse gia' conosciuto ai siculi da tempo in forme locali (vedi commento di nebros). Sicuramente il teatro siculo non era paragonabile alle cime di Eschilo (mai piu' raggiunte dal genere umano, anche se forse il signor Crollalanza si e' un po avvicinato...) ma testimonia una cultura di un certo tipo.

Per quanto riguarda la propaganda anti-sicula, questi sono processi naturali che ogni vincitore utilizza, quindi non ci vedo nulla di scandaloso... ma a me piace chiamare le cose con il loro nome.

Per il resto i fatti ai quali ci riferiamo avvennero 300 anni dopo l'arrivo dei primi coloni. Non credo che dopo 300 anni qualcuno possa permettersi di dire che quelli non fossero siciliani!

Anonimo ha detto...

Grazie Abate.
Luca

zetan ha detto...

Purtroppo do per scontato molti particolari che forse è bene accennare per comprenderci meglio.

Il teatro fa parte di una cultura che prende spunto dalle capacità intellettuali dell’essere umano di rappresentare eventi e stati d’animo, che la tradizione ufficiale, viene ricondotta al periodo ellenico.

La conoscenza ha un valore, per me, diverso dalla cultura. Quando vado al museo di Siracusa ed osservo i manufatti risalenti al neolitico, realizzati dagli abitanti della nostra terra, percepisco chiaro la stato d’animo di chi li ha realizzati, come percepisco la libertà interiore degli autori, sembrano opere di arte moderna, sono opere senza tempo perché privi di condizionamenti sociali.

Entrando nel parte greca del museo, osservandone il vasellame, arriva un pugno sullo stomaco, quelle forme trasmettono un tempo definito sono fortemente caratterizzati in questo senso, nessuno si sognerebbe di mettere in discussione il periodo di realizzazione.

Trasmettono la presenza di un forte condizionamento sociale, forme precise segni e colori altrettanto definiti. Sono portatrici di una sofferenza sociale che sono tipiche del nostro tempo, dove il condizionamento ha assunto livelli patologici.

Il teatro e le altre forme d’arte sono strettamente legate alla sofferenza sociale di fatti danno sfogo o rappresentano vicende, perlopiù, drammatiche quale specchio di una condizione di sofferenza sociale generalizzata, le “tragedie” greche non sono una mia invenzione.

La conoscenza è altra cosa, i Sikuli si permettevano di orientare la loro energia verso l’armonia sociale, sceglievano i posti dove vivevano con parametri di conoscenza precisi, certo noi riusciamo a coglierne solo l’estrema bellezza dei luoghi, ancora oggi splendidi, ma per ad andare oltre ci manca la conoscenza per comprendere a fondo che casa fossero realmente.

La conoscenza di cui parlo non è legata all’intelletto, il culto dell’intelletto nasce con i greci, difatti non ha caso vengono riconosciuti nella nostra civiltà come gli unici punti di riferimento ufficiali.

Tra i Sikuli e i Greci ci sono due mondi distinti, i Greci in effetti sono i padri della nostra civiltà, che ci permette di esaltare le qualità dell’intelletto e disconosce, per le masse, la conoscenza legata alla percezione e ai sentimenti, che invece vengono utilizzata in modo distorto dai nostri cari amici che governano le sorti della coscienza mondiale, mediante il controllo dell’economia.

Questo è il motivo per cui sono molto legato a quel periodo tenuto conto che le conoscenze non hanno tempo ma, o sono potenti oppure non lo sono. E quelle dei nostri antenati lo erano molto.

Mi espongo al pubblico ludibrio.

L'Ingegnere Volante ha detto...

C'e' tanta "apparente" confusione in queste ore. Tutti (stra-)parlano di Sud e di partito del Sud, ma tutti hanno inevitabilmente a cuore l'Italia e non la Sicilia o il Mezzogiorno. Vedi le ultime dichiarazioni di Cracolici (che parla si' di "ascari" - fatto di per se rivoluzionario per un post-comunista - ma anche di far crescere l'Italia!), o di Granata e di Dell'Utri.

D'altro canto cosa ci aspettiamo da chi e' stato formato pensando all'Italia come sua "nazione"?

Credo che Lombardo rimanga ancora la nostra sola speranza. Al partito del Sud si e' dovuto piegare gioco-forza, ma non lo digerisce. La partita e' ancora tutta aperta. E credo il nostro Presidente ci riservera' ancora qualche sorpresa.

Che Dio lo benedica!

Abate Vella ha detto...

Zetan,

sul passaggio dal periodo pre-greco al periodo ellenico su certe cose ti do ragione. Come dici tu, l'arte greca indica la presenza di una societá molto piu' strutturata di quella sicula.

Proprio qui sta la differenza principale tra ellenismo e le civiltá mediterranee precedenti.

Bisogna peró fare attenzione ad una cosa. Indipendentemente dalle nostre convinzioni personali, i siculi abbracciarono la civilta' ellenica liberamente, ne furono attratti e diedero ad essa il loro contributo.

Il trauma é un qualcosa di posteriore, legato ad una lotta di potere tra un gruppo si prevalentemente ellenico, ed uno prevalentemente siculo, ma ellenizzato. I ritrovamenti archeologici mostrano chiaramente come l'ospite orientale si fuse perfettamente con l'elemento locale.

Quindi quella che tu vedi come involuzione, altri (incluso il sottoscritto) la vedono come evoluzione.

E' lo stesso discorso del cristianesimo, accolto dagli ellenici senza trauma, almeno nei momenti iniziali.

C'e' quindi un passaggio graduale da una cultura ad un altra.

Il vero fattore reazionario per me é rappresentato dall'Impero Romano, puro esercizio di potere che ben poco ha portato, ma ha scatenato la crisi che é poi sfociata nel cristianesimo.

Il teatro e le forme d'arte greche non sono secondo me legate alla sofferenza sociale, ma ad una sofferenza derivata da una presa di coscienza, la presa di coscienza di qualcosa che stava gia' avvenendo nella societá sicula ma che avrá bisogno del catalizzatore greco per materializzarsi: l'allontanamento dalla Madre Terra, o meglio dalla religione pagana universale.

Ripeto, personalmente non vedo un trauma culturale tanto netto nel passaggio verso l'ellenismo. Vedo semmai un trauma politico. Lo stesso tipo di trauma che si avrá qualche secolo dopo non a causa dell'arrivo del cristianesimo e della sua vittoria culturale, ma a causa della sua vittoria politica.

Abate Vella ha detto...

Ingegnere,

secondo me oramai la separazione in Italia é cosa fatta.

Il punto e' che cosa ne sará del sud, che aspetto politico avrá la nuova creatura.

I contorni del progetto sono volontariamente fumosi ed imprecisi. Qualcuno continua a volere annullare l'identitá siciliana.

Intanto come sicuramente hai notato anche tu, iniziano le prime scintille tra Lombardo e Micciché. Scintille dovute alla lotta per il potere certo. Sará interessante capire se ci sono anche divergenze "progettuali" tra i due.

L'Ingegnere Volante ha detto...

Abate,

Credo, e spero, che la lotta per il potere sia anche una lotta per l'affermazione di progetti diversi.

Quello che sta succedendo in queste ore all'ARS ha dell'incredibile: il Presidente vuole riformare la Regione per il bene comune, e il PDL e l'UDC gli fanno opposizione. A volte mi chiedo come mai Lombardo non si rivolga direttamente al popolo, facendo vedere chiaramente che questi partiti giocano contro il popolo.

Ad ogni modo il treno si e' messo in corsa. Cerchiamo di portare quanta piu' gente possibile alle nostre idee. Il risultato di Lombardo alle ultime europee e' una buona base di partenza. Ora dobbiamo fare come in Scozia. Dobbiamo far riscoprire ai Siciliani la propria storia.

zetan ha detto...

L'equazione che mi interessava rilevare era:

più intelletto meno conoscenza.

L'altra, che il nostro territorio è stato testimone di società evolute, molto più di quanto noi stessi riusciamo ad immaginare.

Terzo, una società fondata sull'esaltazione dell'intelletto è esposta alle degenerazioni che oggi viviamo.

Mi rendo conto che ciò mina le certezze su cui si fonda tutto il nostro ordinamento.

Questa tuttavia è la mia percezione, l'ho esposta con l'intento di fornire un mio punto di osservazione autentico.

Consapevole che avrebbe potuto destare anche delle perpessità, le tue Abate non mi sorprendono affatto, le ritengo legittime anche se non c'è totale convergenza.

L'Ingegnere Volante ha detto...

Zetan,

Hai detto tre cose che hanno stimolato la mia curiosita':

1) Più intelletto meno conoscenza.

2) Il nostro territorio è stato testimone di società evolute, molto più di quanto noi stessi riusciamo ad immaginare.

3) Una società fondata sull'esaltazione dell'intelletto è esposta alle degenerazioni che oggi viviamo.

Ho difficolta' a capire la prima. Apprezzerei molto una spiegazione a proposito.

Comprendo la seconda, ma mi piacerebbe avere un esempio di quanto evolute fossero le societa' a cui fai riferimento.

In quanto alla terza, non la capisco proprio. Potresti per favore elaborare meglio questa tesi?

Grazie in anticipo!

Abate Vella ha detto...

Zetan, Ingegnere

Credo di capire che il terzo punto sia relativo alla materializzazione della vita quale la vediamo oggi, all'ergere la ragione al di sopra di tutto pensando che da sola possa risolvere tutti i nostri problemi, che quindi diventano tutti problemi materiali.

Se e' cosí questo punto mi trova concorde, quello che mi lascia perplesso e' l'identificazione della civiltá greca con questo.

A mio modo di vedere, la tragedia greca e' da un lato il piu' alto prodotto dell'intelletto umano, ma é anche il riconoscimento che questo intelletto non basta, in quanto non e'capace di spiegare il "dramma" umano.

L'eroe tragico e' colui il quale indipendentemente da quale sia la sua personale volontá o il suo guadagno personale, viene trascinato dagli eventi e dalle passioni rimanendo schiacciato dal suo stesso destino.

I greci riconobbero che l'uomo da solo non e' niente, che l'intelletto non e' sufficiente. Che c'e' qualcosa oltre.

La differenza con i siculi e con le civiltá mediterranee pre-greche e'che queste cercavano quel qualcosa nella natura (con sempre minore sicurezza per la veritá) mentre i greci capirono che quel qualcosa é oltre la stessa natura, inafferabile per loro (gli dei stavano isolati sul Monte Olimpo e non si curavano degli affari umani) e questo li lasciava sgomenti perché non trovavano una soluzione, soluzione che é stata poi trovata con il monoteismo.

I greci capirono che la vita era un fatto tragico, ma non ne capivano il senso e si interrogavano. Il Cristo ha dato senso a quella tragicitá con la sua personale tragedia, che é la rappresentazione della tragedia di ogni uomo e che spiega ad ognuno di noi i nostri doveri dando un senso compiuto alla vita.

Questo era piu' o meno quello che dicevo nel post Eresia di natale.

zetan ha detto...

Ingengere Volante, solo qualche spunto non è semplice argomentare ciò. Ci provo visto che me lo chiedi.

L'intelletto è collegato alle nozioni, legge dunque so, è quello tipico, niente di più falso, una nozione non ti rende capace di compiere azioni, infatti aleggia il dubbio quelle volte che non sentiamo ciò che facciamo.

Per condizionare i nostri comportamenti i muratori del tempio utilizzano la simbologia, che non si rivolge all'intelletto ma all'inconscio ai sentimenti.

Questo perchè sono i sentimenti a governare l'intelletto non il contrario.

Non cercano di convincerti con le argomentazioni ad acquistare la coca cola, perché con l'intelletto sai che fa schifo, tuttavia la compri la bevi e la fai bere ai tuoi figli.

Vedi quanto è potente la comunicazione simbolica.

Nel nostro territorio, come dicevo in precedenza, si conosce, anche, mediante gli scritti di Omero che abitavano i ciclopi chi erano costoro. Leggi quanto detto in precedenza.

L'intelletto ha un ruolo molto importante come tutto ciò abbiamo ricevuto però è un mezzo molto limitato perchè governato dalla parte emozionale e sentimentale del nostro essere. Dunque se noi non conosciamo come relazionarci e governare le emozioni e sentimenti, ci esponiamo alla mercè di chi sa come manipolarli, rischiamo di essere automi, credendo persino di essere liberi pensatori.

L'intelletto separa, il sentimento unisce. Nel discutere con gli altri ti renderai conto che ciò avviene.

Il sentimento sicilianista è forte, non le argomentazioni seppur possenti e condivisibili.

Acquisire consapevolezza in tale direzione rafforza i popoli, poiché tutti veniamo governati allo stesso modo e con i medesimi principi, tali metodi l'intelletto li subisce ma, grazie all'ego ci si illude del contrario.

zetan ha detto...

Abate cerco di essere più esplicito con un esempio singolare.

Gli antichi dai quali abbiamo ricevuto tutta e ribadisco tutta la conoscenza che noi oggi al massimo ci limitiamo a conservare, si chiedevano, ad esempio, come superare il sentimento della paura.

Non ricercavano delle argomentazioni per dissuadere quanti erano avvolti da tale sentimento in talune situazioni. Non sarebbero stati efficaci.

Allora utilizzavano dei metodi tentavano di sbloccare il soggetto.

Costruivano delle camere nelle viscere della terra in luoghi a magnetismo assente. Come quella che si sta cercando ai piedi della sfinge in Egitto. E mediante dei processi propedeutici di tipo meditativo preparavano il soggetto ad raggiungere la stanza buia, importantissimo a magnetismo bassissimo se non zero. Affinché accelerare i processi legati alla notte scura dell'anima, come chiamante dagli antichi Esseni, ottimi conoscitori delle relazioni umane.

Dunque tecniche, tecnologie, volte a modificare ed oltrepassare i limiti che il nostro sistema nervoso ha memorizzato per secoli. Le esperienze di tutti, ed i sentimenti vengono memorizzati come in un hard disch, dal magnetismo terrestre e, restituiti sotto forma di condizionamenti profondi.

La massa critica è strettamente legata al modifica della memoria che il magnetismo terrestre conserva.

Come vedete per essere spiegato mediante l’intelletto diventa complesso e difficile ma, se vi capita di avere delle esperienze che vi collegano a questi fenomeni vi accorgerete invece della naturale facilità.

zetan ha detto...

Abate concordo sulla sublime espressione dell'intelletto nella creazione delle tragedie greche.

Concordo come dici che comunica l'incapacità dell'intelletto di affrontare il dramma umano.

Perché non è l'intelletto che può aiutarci in questa direzione, la tragedia è tale perché comunica l'inadeguatezza nell'affrontare questo disagio che da loro abbiamo ereditato.

Da loro ma non per colpa loro, è iniziata la nostra era, ancora oggi rappresentiamo le stesse incapacità che continuiamo a rappresentare in maniera sublime i drammi connessi alla nostra condizione. Di ignoranza.

Concordo su un'altro aspetto della tua riflessione gli Dei sono sul monte Olimpo e sono separati dai devoti, così come lo è il Dio monoteista che sta nei cieli come ci insegna la preghiera più famosa.

In entrambi i casi c'è separazione, la separazione è frutto dell'intelletto. Questo crea il disagio e la degenerazione, manca la conoscenza per percepire la condizione divina che avevano i nostri antichi. Manca la conoscenza.

Dall'aramaico la traduzione della preghiera del Padre Nostro equivale che sei in ogni cosa che sei ovunque e non nei cieli, è questa la distorsione creata dal cattolicesimo. Ci separa ancora dal divino rendendoci schiavi e disperati.

Separazione ancora intelletto.

A molti sembrerà filosofia in senso dispreggiativo, io lo ritengo un punto centrale.

L'Ingegnere Volante ha detto...

Zetan,

Ti ringrazio per la spiegazione. Adesso capisco e concordo sul fatto che il sentimento sicilianista sia forte!

Per questa ragione vorrei proporre a tutti di investire la gran parte delle nostre energie in quella direzione "sentimentale", in quanto allo stato delle cose credo sia l'unica strada che da percorre per unirci.

Ovviamente la ragione non la si puo' escludere, anzi! Bisogna ragionare ed argomentare pacificamente con argomenti "solidi", ovverosia fondati sulla "verita'". Ma e' proprio questo il punto: non agire secondo ragione e' contrario alla natura di Dio, come ha ricordato Benedetto XVI durante la lectio magistralis di Ratisbona su "Fede, ragione e universita'".

Quindi, se non si dispone di una solida formazione teologica, io eviterei di cogitare troppo sulla religione della stragrande maggioranza dei Siciliani. Personalmente, su una preghiera centrale della fede Cristiana, come il Padre Nostro, ci andrei piano piano e con moltissima umilta'. E soprattutto con il rispetto dovuto a chi considera la Chiesa sua Madre.

Non ti nascondo, infatti che quando leggo cose molto "stravaganti" in relazione alla mia fede in giro per i vari forum sicilianisti, mi verrebbe tanta voglia di mandare tutto per aria e di andarmi a iscrivere all'UDC, di stringere amicizia profonda con Toto' Cuffaro, e se del caso diventare un membro attivo dell'Opus Dei. E al diavolo il sicilianismo!... A forza di martellare sulla Chiesa Cattolica, questa tentazione diventa sempre piu' grande ogni giorno che passa!

Cordialmente,

Ing. Volante

L'Ingegnere Volante ha detto...

Abate,

Grazie anche a te per la spiegazione. Hai ragione, i greci si interrogavano su cosa ci fosse oltre la vita materiale. Per questa ragione gli apostoli trovarono un terreno fertile in Grecia e i greci, come i siciliani, accettarono "naturalmente" il Cristianesimo attraverso la ragione.

Per i greci il cristianesimo rappresento' la risposta piu' "logica" alle proprie domande.

Anonimo ha detto...

"In entrambi i casi c'è separazione, la separazione è frutto dell'intelletto. Questo crea il disagio e la degenerazione, manca la conoscenza per percepire la condizione divina che avevano i nostri antichi. Manca la conoscenza."

Quindi l'ntelletto, la razionalità, creano disagio e degenerazione...ergo l'istintualità dovrebbe farci percepire la condizione divina.

Sbaglio o c'è qualcosa che rimanda ai culti esoterici in questo modo di ragionare?

Anonimo ha detto...

"Dall'aramaico la traduzione della preghiera del Padre Nostro equivale che sei in ogni cosa che sei ovunque e non nei cieli, è questa la distorsione creata dal cattolicesimo. Ci separa ancora dal divino rendendoci schiavi e disperati."

La conquista dell’impero persiano da parte di Alessandro Magno, molto prima della venuta di Cristo, aveva fatto diventare il greco lingua ufficiale in tutto il Medio Oriente; contemporaneamente l’aramaico diminuiva in importanza per ramificarsi in dialetti.

La versione più antica dei vangeli è quella greca.

La versione aramaica del Padre nostro preferita da alcuni è quella che propone:

"Padre nostro che nei cieli sia santificato il tuo nome..."

Ci si chiede allora: se il cielo è disabitato chi deve santificare il Padre nostro? Ha senso una traduzione del genere?

Anonimo ha detto...

"Ci separa ancora dal divino rendendoci schiavi e disperati."
"Separazione ancora intelletto."

La separazione è necessaria per capire qual'è la meta e la direzione verso essa.

Se non c'è separazione non c'è più meta e direzione e nemmeno...facoltà intellettuali.

zetan ha detto...

Scusate se ho creato confusione non ne avevo alcuna intenzione, anche se sospettavo che la razionalizzazione di alcuni concetti avrebbero potuto creare turbamento. Ti chiedo scusa Ingegnere Volante se ti ho comunicato ostilità verso la tuo fede non era il mio obiettivo. Il problema è , per quanto mi riguarda, che in modo inconsapevole siamo tutti coinvolti da questa condizione di ignoranza, e le forme di culto non fanno eccezione purtroppo.
Ma la mia era solo una considerazione un esempio non c'era alcun sentimento di ostilità versa i cattolici e i suoi vertici. Tuttavia se ho offeso quancuno chiedo scusa pubblicamente.

L'Ingegnere Volante ha detto...

Zetan,

Non ti preoccupare. A volte mi sale il sangue in testa... che ci posso fare, sono siciliano! :-)

Purtroppo la condizione d'ignoranza, che ci coinvolge tutti (sono d'accordo), si coniuga ai nostri giorni sempre piu' spesso con l'arroganza degli interventi (non e' il tuo caso - e scusami tu semmai se ti ho frainteso).

Il tuo ultimo messaggio invece ti fa onore: raramente ho letto parole di scusa in tutti i forum che ho visitato. Ti ringrazio per la tua onesta', la apprezzo veramente!

A risentirci,

Ing. Volante

nebros ha detto...

scusate ma chi l'ha detto che l'irrazionalità non sia conoscenza?
nel culto dionisiaco l'irrazionalità era proprio il mezzo per raggiungere la conoscenza

COMITATO SICILIANO ha detto...

Ciao a tutti, il Padre Nostro è la preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli.

In ogni caso, i vangeli oltre alla lettura, offrono una chiave di lettura. Chiaramente chi non ha fede non ha la chiave.

X Ing. Volante, giusto giusto Totò Cuffaro? ;-)

L'Ingegnere Volante ha detto...

Anonimo,

Concordo con te quando dici che "La separazione è necessaria per capire qual'è la meta e la direzione verso essa".

Nebros,

Scusami tu, ma come puo' l'irrazionalita' essere il mezzo per raggiungere la conoscenza?

L'Ingegnere Volante ha detto...

Comitato,

L'ho sparata grossa quando mi riferivo a Toto' Vasa Vasa... lo so! Ma a seconda del contesto (capisci a me) a volte mi fa piu' simpatia di tanti altri.

Saluti!

Anonimo ha detto...

Volendo fare una battuta si può tranquillamente affermare che per noi siciliani l'unità è stata la maxima jattura, mentre la separazione sarebbe la salvezza...

L'Ingegnere Volante ha detto...

Ahahaha :-D
Forte la battuta! ;-)

zetan ha detto...

Siccome sono certo della buona fede di tutti intervengo ancora una volta su questo argomento, ringraziandovi per l’interesse manifestato. Visto che sento la responsabilità di aver avviato il dibattito, non me posso uscirmene alla chitichella.

L'Ingegnere Volante l'ha dimostrato oltre che a se stesso a tutti noi, dicendo ciò che tutti sappiamo non pensava intimamente, come in uno stato d'animo condizionato da sentimenti particolari si fatto affermazioni di cui pentirsi. Contestarle equivale a disconoscere che siamo governati dai sentimenti, tutti quanti. Gli ho chiesto scusa proprio perché ho percepito il suo stato d’animo e ne ero dispiaciuto sinceramente, ho ritenuto, visto che non avevo alcuna intenzione di provocare sentimenti “polarizzati”, di tentare una comunicazione non intellettuale ma di tipo emozionale, autentica, difatti ci siamo compresi immediatamente. Lo ringrazio perché lui ha accettato questo scambio, senza pensarci due volte, per questo manifesto gratitudine verso di lui.

L’intelletto è collegato direttamente all’ego, io sono diverso da te, so molte cose, possiamo competere, posso dimostrare la mia abilità. E tanto altro ancora.

Ho ritenuto di utilizzare una comunicazione non troppo esplicita per dare ad ognuno la possibilità di ricercare nella propria esperienza fenomeni collegabili, ma quando leggo però che il mio intento è promuovere l’istinto, bene a questo punto invito l’anonimo a valutare il post sui Ciclopi. Ho detto che erano esseri superiori perché avevano abbandonato la fase istintuale. Tuttavia andiamo oltre.

Proviamo a limitare il tutto al nostro interesse prevalente, l’indipendenza della nostra terra, questo sentimento ci unisce tutti, non appena però cominciamo ad argomentare cominciano le prime differenze legittime, che ancora non dividono; continuando ci accorgiamo che più diventa di tipo intellettuale adesione al progetto e meno SENTIMENTALE e più riusciamo a dividerci, al punto di fare un movimento a misura di ognuno, non ditemi che così non è.

E allora cosa è successo, siamo diventati solo intelletto escludendo il resto, è questo che desidero rilevare. Non ho mai pensato di detestare l’intelletto lo utilizzo anche in questo momento comunicando con tutti voi; tuttavia ribadisco la prevalenza di quest’ultimo è DELETERIA. E’ quanto volevo portare alla vostra attenzione. Le società che hanno avuto il maggior equilibrio e hanno compreso come relazionarsi con se stessi e con gli altri hanno prodotto risultati collettivi di benessere individuale. I Siculi per quanto mi riguarda erano evoluti, perché avevano le conoscenze per condividere i sentimenti di popolo, vivevano insieme nel rispetto e non nel disprezzo reciproco, come l’esasperazione dell’individualità figlia dell’intelletto ci impone oggi. Questo modello è sponsorizzato dai muratori del tempio per governarci. Dividi ed impera, per dividere devi esasperare i valori intellettuali di ognuno mettendoci in competizione, se ci cascano è fatta.

E’ questo il modello che metto in discussione, ha delle radici precise, inizia con il periodo greco perché è l’inizio di un periodo buio e da allora ad oggi a vasi alterne si è manifestato e, oggi è visibile al punto che ne possiamo discutere. E difficile da ammettere perché rivoluziona la nostre credenze, la nostra struttura mentale, ancora per me e difficile da ammettere del tutto, nonostante lo osservo privo di veli ogni giorno. Quindi non mi sorprendono le vostre reazioni, perché sono state anche le mie.

Anonimo ha detto...

Zetan, l'aspirazione all'indipendenza della Sicilia credo sia un sentimento che nasca soprattutto da delle ragioni storiche, morali ed economiche.

E' stata la conoscenza di queste che a molti ha fatto scattare tale sentimento.
In principio era il logos.

Siamo sicuri, poi, che le divisioni sull'argomento non siano dettate dagli individualismi esasperati dei singoli e non dalle diverse visioni intellettuali?

Certo, sarebbe meglio che i sicilianisti usassero un po' di più la sapienza, cioè quella particolare dimensione che unisce intelletto, umiltà, etica, prudenza e amore, anzichè il solo amore o intelletto, ma ciò credo sia difficile possa avvenire in un clima in cui i valori del cristanesimo sono trattati con sospetto e ostilità. Ed è questo, in realtà, il fine dei muratori: annientare la visione e i valori del cristianesimo per togliere ogni riferimento assoluto, annegando così l'umanità nel mare del relativismo.

Abate Vella ha detto...

Zetan,

ti espongo il mio pensiero a proposito di alcuni dei punti da te ripresi.

Che i siculi (come gli altri popoli mediterranei pre-greci) avessero conoscenze oggi perse o dimenticate è vero.

Ma anche i greci avevano delle conoscenze oggi diementicate.

Per spiegarmi mi rifaccio a quello che hai detto a proposito di quel processo che sarebbe iniziato con i greci e che ha portato al predominio dell'intelletto.

Il processo a cui fai cenno esiste, ma non credo si possa parlare di "predominio" dell'intelletto nel senso moderno di divinizzazione della ragione, quel processo che i muratori hanno usato per corrompere l'uomo.

Io parlerei di un uso diverso dell'intelletto, che nel tempo è stato focalizzato verso uno scopo, una meta. Per usare una figura cristiana, focalizzato verso il calvario e verso l'unione finale con Cristo (Cristo è il calvario sono solo metafore qui!)

Il processo in questione non è iniziato con i greci, ma molto prima. Gli stessi siculi lo hanno portato avanti.

Per usare ancora una simbologia cristiana, che poi non è cristiana ma universale, quel processo è iniziato nel momento in cui Eva ha morso la mela, cioè ha provato la gnosi.

Da allora il mondo è "caduto" per qualcuno, per qualcun altro è "nato" l'uomo.

Da quel momento di nascita in poi, le fasi della civiltà umana sono come le fasi della vita di ognuno di noi.

L'infanzia, la giovinezza, l'età adulta sono caratterizzate da conoscenze diverse e vere alle quali rinunciamo (spesso con dolore) per andare avanti nel nostro cammino.

Da adulti proviamo spesso una fitta quando ripensiamo a quello che abbiamo perso quando abbiamo lasciato la giovinezza, ma allo stesso tempo guardiamo avanti e continuiamo la nostra strada, perchè andando avanti abbiamo trovato altri valori ai quali non vorremmo rinunciare.

Il dolore più grande lo abbiamo provato al momento del passaggio all'età adulta. Questo era il dolore dei greci: il dolore che si prova in quella linea d'ombra, quel passaggio pieno di incertezze in cui vediamo i sogni della nostra giovinezza allontanarsi e cominciamo a sentire i dolori della vita reale (la via crucis).

Quei sogni sono gli dei che i greci vedevano lontano sul Monte Olimpo. Ed i greci soffrivano nel vedere i loro dei (la loro giovinezza) allontanarsi sempre di più.

Anche io rileggo provando immenso piacere nel ricordo dei tempi in cui i nostri antenati si radunavano al santuario dei palaci. Provo dolore al pensiero che quei tempi siano andati. Ma non ho alcuna intenzione di tornare indietro, perchè credo sia mio dovere andare avanti. Senza rinnegare quel passato.

Abate Vella ha detto...

Santuario dei Palici, scusate il grave errore nel sacro nome.

zetan ha detto...

Abate, è un confronto molto interessante quello che è uscito fuori e, mi piace condividere anche gli aspetti che sono rimasti impliciti delle riflessioni che abbiamo tentato di condividere.

“La percezione di Dio separata dall’uomo”, indipendentemente se sul Monte Olimpo o nei Cieli, per quanto attiene alla mia esperienza, genera, nella migliore delle ipotesi, uno stato di disagio. Questa occultamento delle conoscenza Cristiana viene, deliberatamente, esercitata tra il 350 e il 400 d.c.

Da allora si è strutturata una evoluzione delle conoscenze che hanno condotto ad una preghiera che percepiva il Divino all’esterno, comunque in un luogo fuori dal proprio essere. Noi siamo peccatori non siamo degni di ospitare l’essenza divina nel nostro animo. Cosa pensi che genera un condizionamento di questo tipo. Sofferenza, la stessa sofferenza che prova un bambino separato dai propri genitori, perché gli rivelano non è degno di loro.

La cristianità in questi secoli, e sono molti, ritengo abbia perso molta della conoscenza originaria ma in questa affermazione non c’è alcuna critica, perché sono consapevole che non poteva andare diversamente. Questo gradirei fosse chiaro per evitare equivoci. Ribadisco che intimamente non provo alcun sentimento di ostilità verso i cattolici, mi sento di ribadirlo visto che alcune delle mie affermazioni sono state assimilate ad un anticattolicesimo diffuso, presente in tutti gli strati sociali, che dovrebbe semmai dar riflette tutti, cattolici compresi.

Oggi abbiamo la fortuna di vivere un periodo di trasformazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo riporto l’attenzione sino ai periodi preistorici, forse non è del tutto vero che erano solo degli abominevoli uomini delle nevi o trogloditi. Riconosciamo che Dio esisteva anche prima della nascita di Cristo, dalle visite nei luoghi sacri che gli antichi popoli hanno realizzato avverto che avevano delle conoscenze collegate alla percezione. Questo è solo un punto di partenza per cercare di distaccarsi da questa ipocrisia.

zetan ha detto...

A me interessa solo la verità che riesco a percepire in ogni cosa che osservo, mi scruto questa facoltà senza inibizioni o auto censure, non mi interessa cercare consenso od approvazione. Mi espongo al pubblico ludibrio, se riconosco che possono esserci le condizioni peri valutare oltre le apparenze esercitando il desiderio e la passione di sentire. Le letture trasversali tento di applicarle anche in questo ambito ma, essendo consapevole dei miei limiti, tento di condividere talune esperienze, se ne ravviso le condizioni, con quanti possano fornirmi spunti di riflessione.

L’esercizio delle facoltà della percezione sono andate perse nella nostra società, non ci possono essere trasmesse, cosa che avveniva, puntualmente, in altre civiltà, per le quali una formazione in questa direzione diventava la base per la crescita dell’essere umano verso la percezione di Dio, senza la necessità di intermediari. L’esercizio del potere che oggi è evidente in tutte le religioni, che giunge a limitare la libera esperienza di ognuno è un esempio limitante. Ciò diventa un fattore di condizionamento pesante per quanti intendono assumere responsabilmente un atteggiamento maturo di ricerca ed è funzionale al controllo delle masse più che allo sviluppo dei singoli.

Perché questa non è una critica? Perché è solo una costatazione della nostra condizione generalizzata, le grandi organizzazioni sentono come tutti il dovere di perpetuare la propria esistenza, essendo messe in competizione tra di loro. Sono vittime del sistema perverso loro stessi, difatti si deve stare attenti ai musulmani perché voglio prevaricare i cattolici piuttosto che i buddisti ecc.

Quello che sto tentando di affrontare è un aspetto molto più grande di quanto io stesso riesco a spiegare in questi dialoghi, ma lo faccio per onesta nei confronti di quanti, in un territorio, rivestono sicuramente una avanguardia in termini di apertura oltre l’ovvio. Lo faccio per un inno ad una verità che tu Abate conosci non meno di noi frequentatori del tuo blog. Quindi vi prego di abbandonare l’ipotesi che possa essere il semplice esercizio della sterile provocazione.

Infine l’auto governo l’indipendenza, non è legata alla costatazione del fallimento o dell’esercizio depredatorio di chi esercita il potere coloniale nel nostro territorio. Questa è solo la logica conseguenza, se i territori non sono affidati alla responsabilità dei fruitori e dei nativi dei luoghi. E’ nelle cose ciò avvenga, si genera automaticamente una spirale perversa che prosciuga le energie dei popoli e dei territori. Per me è una legge naturale è dunque divina.

Vogliate scusarmi se lo fatta lunga ma sentivo di farlo.

Peppinnappa ha detto...

Un chiarimento. Io sono siciliano da generazioni per parte di padre e di madre a memoria d'uomo, però non riesco a stabilire se l'approdo in Sicilia dei miei primi stipiti risalga al periodo normanno, a quello arabo o a quello greco o a quello siculo o sikanio. Posso continuare a sentirmi legittimamente siciliano o no? E poi tutti quelli che c'erano in Sicilia già molto prima dei siculi dei sikani e degli elimi, che facciamo li buttiamo a mare?

Anonimo ha detto...

Ognuno ha i propri dilemmi e, talvolta molti di questi non trovano risposte oltre se stessi. Mi dispiace, tuttavia, che i tuoi sono così complessi da mettere in discussione persino la tua identità. Anche se a volte, per molti, questo è un bene.

Peppinnappa ha detto...

Io la mia identità, come dovrebbe apparire chiaro, ce l'ho per certa. Il problema riguarda il punto di vista di quelli che fanno risalire "la purezza" e tanti distinguo di pensiero ai sikuli. Uno scrittore fine come Guy de Maupassant scrive: " ...Quando si sono visti questi monumenti che, pur appartenenti a epoche e origini diverse, possiedono un medesimo carattere, una natura identica, si può dire che non sono nè gotici, nè arabi, nè bizantini, ma siciliani; si può affermare che esiste un'arte siciliana, uno stile siciliano, sempre riconoscibile, che fra gli stili dell'architettura è certo il più attraente, il pù vario, il più colorato, il più ricco d'inventiva". E' ciò che lo scrittore dice per l'architettura può esser detto pressochè su ogni manifestazione culturale siciliana e su tante altre cose, persino sui cannoli e la cassata. La grande specialità della Sicilia è che essa si pone come irresistibile elemento catalizzatore e certe estrapolazioni di tipo etnico culturale, a parte il fatto che sono apodittiche, finiscono con lo sminuire proprio questa grande qualità della Sicilia.