Un nuovo padrone per il cane a sei zampe
Mentre Alitalia vola via lasciando Malpensa con una mano davanti e l'altra di dietro (un eventuale ritorno al potere di Berlusconi potrebbe solo ritardare l'esito scontato della telenovela) e Draghi promette la fine delle banche nazionali, un altro pezzo pregiato del tesoro padano potrebbe presto rispondere a dei nuovi padroni.
Tutte le mosse dell'ENI volte a diventare un vero leader mondiale nel settore degli idrocarburi sono fallite. Ma sono fallite in un modo molto particolare.
Paolo Scaroni, il CEO scelto dal governo Berlusconi nel 2005 ha iniziato il suo mandato buttandosi a capofitto nel business del gas russo. Dopo il completamento del progetto Blue Stream (una joint venture tra ENI e Gazprom) l'obbiettivo del cane a sei zampe è stato quello di trasformare la penisola italiana in un hub del gas per il Mediterraneo e l'Europa.
La sua strategia prevedeva due punti principali: la costruzione di una serie di rigassificatori per importare LNG prima dalla Nigeria ed in seguito dai paesi del golfo persico e l'intercettazione dei flussi di gas provenienti dal Mar Nero e destinati a raggiungere l'Europa da sud per mezzo del progetto South Stream, di nuovo una joint venture ENI-Gazprom.
Insieme a queste infrastrutture l'azienda riusciva anche ad assicurarsi un importante ruolo guida nello sviluppo del giacimento del Kashgan, in Kazhakhstan (2001), la più importante scoperta degli ultimi 30 anni.
Il successo di queste operazioni avrebbero portato l'ENI nell'olimpo delle aziende petrolifere più potenti, a metà tra le NOC (aziende petrolifere nazionali) e le sette sorelle (Shell, Exxon, etc etc). Il loro sostanziale fallimento la sta invece consegnando ad un amaro destino.
Per quanto riguarda il progetto South Stream basta aver letto i giornali in questi giorni per capire che l'ENI nel suo sviluppo conti quanto il due di coppe con la briscola a mazze. L'intero progetto dipende infatti dalla forza politica di Putin, che nei giorni scorsi è stato protagonista assoluto e con le sue visite in Serbia (dove si farà l'hub energetico che Scaroni voleva fare in Italia) ed in Bulgaria ha trasformato in una realtà il metanodotto disintegrando le pretese della concorrente Nabucco.
Nel frattempo il blocco della costruzione dei rigassificatori in Italia è stato seguito dalla perdita delle forniture nigeriane, conquistate dallo stesso Putin. Quando e se i terminali di ricezione si faranno, saranno sempre dipendenti dai russi.
L'ultima tegola infine riguarda il progetto Kashagan: l'ENI ha perso il ruolo guida nello sviluppo del giacimento (non solo per motivi politici, ma anche e soprattutto per motivi tecnici) ed ha dovuto accettare l'ingresso nel consorzio di Exxon, Shell e Total. Valery Nesterov, un analista moscovita del settore, ha così commentato:
“La storia del Kashagan ha dimostrato che l'ENI non appartiene al gruppo di aziende che possono trattare i compiti più importanti”
Chi si affiderà più all'ENI per sviluppare nuovi giacimenti, tutti scoperti in condizioni ambientali e geologiche critiche?
Le uniche mosse effettuate con qualche successo si devono quindi agli auspici di Gazprom, che in ogni caso non ha neanche preso gli italiani in considerazione per lo sviluppo del più importante giacimento russo, lo Shotkman, ma li ha accontentati con qualche posticino in alcuni giacimenti minori (ottenendo in cambio l'ingresso diretto nel mercato italiano!!!).
L'ENI è ora in un vicolo cieco e per giunta con le spalle al muro: anche se non si vede, Putin fa il bello ed il cattivo tempo a San Donato. E da quelle parti la nebbia è piuttosto frequente.
Che possibilità ha il cane a sei zampe se non quella di finire a fare una equivoca compagnia ai mastini russi? Solo una: Prodi potrebbe trovare un cavaliere bianco oltralpe (eufemismo del mondo finanziario che indica colui che ci guadagna in una svendita dei gioielli di famiglia) . E sicuramente ci avrà già pensato. Ma i tempi sono ristretti e prima dovrebbe fare fuori Scaroni. In tutti e due i casi il guinzaglio rimarrebbe corto. E l'accerchiamento dell'economia padana sempre più completo.
Per gli scettici riportiamo la frase di chiusura dell'agenzia dalla quale molte delle notizie riportate qui sono state tratte: “L'ENI si è rifiutata di commentare questo articolo”.

Le vie dell'ENI sono finite
[Continua a leggere...]