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giovedì, novembre 15, 2007

Poker petrolifero: l'ENI cala... le braghe!

La partita per l'accaparramento delle risorse energetiche riveste un ruolo di primo piano nel nuovo assetto geopolitico mondiale. Ma il mondo delle compagnie petrolifere è un mondo chiuso ed opaco, fatto di attori sia pubblici che privati che tendono a salvaguardare gelosamente i loro segreti scientifici ed economici.

Il gioco dei contratti, delle alleanze, degli accordi con i governi proprietari delle risorse vede quindi i contendenti puntare spesso quasi al buio, rilanciare sulle offerte altrui e bluffare sulle proprie forze sperando che il proprio gioco non sia scoperto. Un duello fatto più di sguardi e smorfie ad un tavolo al quale è difficilissimo essere ammessi e dal quale non ci si alza se non quando si è perso tutto.

L'Eni sin dai tempi di Enrico Mattei è sempre stata uno dei giocatori più scaltri a sedere al tavolo non proprio verde di questo poker petrolifero. Partendo quasi da zero Mattei ha messo l'Italia all'altezza delle grandi compagnie petrolifere: un manager geniale e con pochi peli sullo stomaco che perseguiva i suoi obiettivi con diabolica pervicacia.

Ma Mattei è passato come tanti altri personaggi che hanno contribuito a portare il nord Italia nel club della politica mondiale. Solo che lassù non si sono ancora rassegnati e continuano a tentare colpi a effetto per ritornare su quelle cime che difficilmente potranno nuovamente toccare.

L'ENI negli ultimi anni ha veramente puntato grosso, cercando di trasformare i suoi possedimenti mediterranei (leggi Sicilia e Puglia) in un hub energetico destinato a convogliare idrocarburi da est e da sud verso l'Europa. Ma siccome capita che niusciuno è fissa, il suo gioco è stato scoperto prima ancora di cominciare la mano e la sua tattica smontata pezzo per pezzo (vedi post), tanto che ora il colosso energetico italiano è costretto alla difesa.

Il segnale più evidente di questa difficoltà, nonché delle paure che attanagliano la Padania, si è avuta in questi giorni con la firma dell'accordo per la costruzione del GALSI (il Gasdotto Algeria-Sardegna-Italia), un'opera dai costi esorbitanti e dall'apparente inutilità strategica.

Poggiare una tubatura sul fondo del mare ha dei costi elevatissimi rispetto all'interramento in superficie. I tratti in mare sono in genere brevi e si scelgono solo per una oggettiva mancanza di alternative: sarebbe impossibile fare arrivare il gas in Italia se non si attraversasse lo stretto di Messina. Certo, si sono costruiti tratti estesi nei mari asiatici interni e si sta costruendo una nuova tubatura sul fondo del Mar Baltico, ma le profondità di questi bacini hanno poco a vedere con i fondali mediterranei.

Tanto per fare un confronto, il GALSI (110 milioni si metri cubi al giorno, 2 miliardi di Euro di costi complessivi per 900 km di lunghezza) verrà a costare circa 3.3 milioni di dollari al km. In questi stessi giorni Iran e Turchia hanno raggiunto un accordo per un gasdotto di portata 5 volte superiore, ma lungo ben 2577 km interamente sulla terraferma: costo totale 5 miliardi di dollari. Costo al km: 2 milioni di dollari. Una bella differenza: sarebbe stato molto più conveniente costruire l'ennesima condotta attraverso la nostra isola!

Un tale sperpero di soldi (in buona parte pubblici) ha senso solo se vi sono delle precise motivazioni strategiche: mancanza di fiducia nella disponibilità dei siciliani a continuare a collaborare a costo zero?

Strani sono anche i termini del contratto: per ottenere la partecipazione della Sonatrach (l'azienda di stato algerina) al progetto e per assicurarsi il gas necessario a riempire il tubo gli italiani hanno spalancato le porte del mercato interno agli algerini e degli 8 miliardi di metri cubi annui che arriveranno in Italia, 3 potranno essere gestiti direttamente sui mercati italiani dai nordafricani. Praticamente l'ENI (o forse sarebbe meglio dire l'Italia) sta pagando per calarsi le braghe.

Cosa alla quale ultimamente pare si stia abituando parecchio: nel giugno 2006 un accordo simile era stato raggiunto con la Russia (e spacciato qui come a noi favorevolissimo, quasi che Putin fosse babbo...), mentre pochi giorni fa un contratto con la Libia è stato degradato di categoria (dai libici, ovviamente).

La cosa più tragica è che tutti questi stati (Russia, Algeria, Libia, Turchia, Iran) sembrano intendersela parecchio bene tra di loro mentre trasformano l'Europa in una immensa camera a gas dove stanno per morire asfissiati i sogni di potere di padani e liberali. Basterebbe che la Sicilia si allontanasse da Villa di qualche altro millimetro che le braghe non riuscirebbero ad alzarsele più.


Quante braghe porta un cane a sei zampe?

4 commenti:

SICILIA PAISI ha detto...

IL PARLAMENTO ITALIANO, con un furto ai siciliani di oltre 100mila miliardi di lire all'anno di tasse sulla raffinazione del petrolio, incassate incostituzionalmente dall'Italia, ha ridotto i siciliani al terrore quotidiano della povertà e del disastro ecologico incombente. Il comprensorio di Milazzo ha il record di morti per TUMORE ai polmoni. 1.000 nascite di bambini deformi nell'area petrolchimica di PRIOLO, raffinerie obsolete,da Moratti a ERG,
I Moratti trasferirono dall'America una vecchia raffineria ad Augusta-Priolo (la prima raffineria), buttando gli spiccioli e le briciole di questa feroce speculazione nella squadra dell'Inter, fino ad oggi. pane, calcio e basket per distrarre i siciliani dal cancro, dal genocidio e dall'inquinamento ambientale irreversibile.

Gonzalo ha detto...

Ancora manovre politiche
Il nuovo gasdotto italo-algerino e la caccia al poliziotto in Italia

..continua su www.neoborbonicisicilia.it

Gonzalo ha detto...

Ciao ragazzi, stavo riflettendo sugli scenari possibili relativi ad una Sicilia sotto influenza russa.

La base NATO di Sigonella è un grosso nodo che presto verrà al pettine.

Perchè non credo proprio che gli americani se ne andranno con una stretta di mano.

Sono sicuro che presto vedremo delle manovre politiche in tal senso.

Sigonella è la base più importante di tutto il Mediterraneo perchè consente di controllarlo tutto.

Secondo me gli americani hanno gia mosso la prima pedina di questa nuova partita e consiste nella nomina del meridionale Ammiraglio Di Paola

http://www.difesa.it/SMD/CaSMD/Capi-SMD/Giampaolo+DI+PAOLA.htm

a presidente del Comitato Militare della Nato.

saluti

Gonzalo ha detto...

Toh, guarda un po cosa ti trovo qui:

A quanto pare l'Amm. di Paola è di casa a Sigonella, peraltro il militare è un famoso sommergibilista.

http://www.stato-oggi.it/archives/00073075.html

e proprio a Sigonella c'è il 41° stormo anti-sommergibile.
http://www.difesa.it/backoffice/upload/allegati/2006/%7BF923E488-0E01-4B60-B4FB-89E5303EADE6%7D.pdf

http://www.paginedidifesa.it/2006/pdd_060274.html