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venerdì, aprile 27, 2007

Bulli, Pupi e Pupari

La mia città massacrata. La mia Catania insultata ed infangata davanti agli occhi del mondo intero. Con bugie, falsità, menzogne.

La mia città spacciata per un covo di delinquenti, per un campo di battaglia permanente. I miei concittadini svenduti come ladri, violenti, imbroglioni.

RAI 3, telegiornale regionale delle 14:00 del 24 aprile 2007: va in onda lo spettacolo neocoloniale. Un falso reportage presenta la città come in preda a bande di "bulli" che prendono d'assalto la gente in pieno giorno mentre "fa lo shopping" con grave pericolo per l'incolumità personale.

In una città con un indice di criminalità comunque basso, dove puoi girare da solo la notte senza temere alcunché, patrimonio mondiale dell'UNESCO, dove le notizie degli efferati crimini che tranquillamente si consumano nei nebbiosi borghi padani sembrano provenire da un altro mondo, un inferno che Catania si è messo alle spalle con la fine degli anni '80 del secolo scorso.

Librino, un quartiere abitato da gente che fa i salti mortali per arrivare a poter riposare con lo stomaco pieno la sera, ma con dignità e senza scorciatoie.

Librino più sicuro del centro di Bologna in pieno giorno. Povero, ma vivo ed onesto. Librino dove anche amici e parenti miei hanno lavorato ed insegnato recandosi tranquillamente in motorino ogni giorno senza che mai gli fosse successo qualcosa. Librino il 2 febbraio scorso condannato senza processo ad essere considerato l'immagine stessa del degrado e del vizio umano: un falso costruito in piena e consapevole malafede dagli organi di informazione ragionali e nazionali.

Catania, la città che sta tentando di alzare la testa, testarda ed impertinente. Si è permessa di mettere le prime pietre per trasformare la Sicilia in quell'hub del Mediterraneo che ci hanno impedito di essere da 150 anni a questa parte. Che ha completamente riprogettato il suo centro storico per attrarre quel turismo che merita. Che sta tentando di fare sistema con altre aree dell'isola per creare il valore aggiunto che serve alla nostra economia.

Catania sicuramente strafottente ed a tratti incivile, ma mai doma. Come in quell'11 gennaio 1693, quando perdeva all'improvviso due terzi della sua popolazione di 18.000 persone, ma che in soli 10 giorni, tra le macerie che ancora riempivano le strade dopo l'immane terremoto, si asciugava le lacrime e riapriva le aule universitarie in ricoveri di fortuna: altro che 11 settembre americano! Vengano loro a prendere lezioni da noi!

Solo che ora qualcuno non vuole che a Catania si completi l'opera iniziata. E per questo ha sguinzagliato i suoi pupi, seduti tra gli scranni di Palazzo dei Normanni a Palermo.

Catania in fondo come tutte le altre città siciliane (Palermo inclusa), mortificate dall'opera interpretata da pochi pupi in veste di ascari, che per rispetto alle nostre stesse istituzioni chiamiamo comunque onorevoli, ma i cui fili vengono tirati lontano da qui.

Da quel giorno del 1693 non erano passati che poco più di 200 anni quando a Messina il 28 dicembre 1908 toccò la stessa sorte del Val di Noto. Solo che nel '600 tutto rifiorì più forte e più splendente di prima. Nell'Italia "unita" quella sventura segnò la fine di Messina, della orgogliosa città che cacciò i francesi nella guerra del vespro e che sino a quel fatidico giorno aveva rivaleggiato con Palermo con velleità da capitale.

Chi tiene questi fili? Chi è il puparo?

C'è la Catania prima stazione appaltante d'Italia ridicolizzando l'olimpionica Torino, c'è quella della squadra di calcio in A che quando si incontra con Palermo in un derby trasmesso in mondovisione e fa ascolti da far impallidire le stracittadine di Roma, Torino e Milano. C'è poi quella che nelle ultime elezioni regionali si è rifiutata di votare per Totò Cuffaro facendo ampio uso del voto disgiunto. Ed infine c'è quella del 2 febbraio, quando senza alcun indizio si parlò subito di Librino, che guarda caso è il serbatoio di voti principale dell'attuale amministrazione. Amministrazione che in cambio sta rendendo il quartiere degno di essere abitato da degli esseri umani (non ho timore di riconoscere i pochi meriti di una classe politica peraltro inconsistente).

Troppi fatti e troppe strade riportano a quel 2 febbraio. Troppo bene erano piazzati quei riflettori, e troppo tempestivi nell'accendersi all'unisono. Ma state attenti che non abbiamo paura di voi, bulli, pupi o pupari che siate.

4 commenti:

Piermarco Burrafato ha detto...

Caro Abate Vella,

Da Palermitano ti dico che Catania è una città stupenda, e stupendi sono i Catanesi. Ho sempre adorato questa città. Ho sinceramente 'goduto' nel visitare il suo centro storico un paio di anni fa. Era magnifico, un gioiello architettonico da lasciare senza fiato, un vanto per tutti i Siciliani.

L'ennesimo sopruso che l'Italietta corrotta sta perpetrando a questa magnifica città e ai suoi adorabili cittadini è l'ennesima dimostrazione che la nostra è una classe dirigente di ascari, fidi guardiani del potere coloniale italiano in Sicilia. Altrove si sarebbe immediatamente fatta la voce grossa, e chi di dovere si sarebbe affrettato a ripristire la decenza. Con noi invece, il conquistatore può tranquillamente permettersi di pisciarci in bocca! Sembra proprio si stia attuando una scientifica campagna di distruzione dell'immagine di questa favolosa città!

Da Siciliano esule posso testimoniare dell'immagine più che positiva di cui gode Catania all'estero. Molti belgi e olandesi decidono di passare una vacanza in Sicilia, a Catania, grazie ai collegamenti aerei diretti Bruxelles-Catania. Per non parlare dei tanti Siciliani esuli che sentono un bisogno primordiale, almeno una volta l'anno, di recarsi nella madre terra. Ed è proprio questa la ragione per cui si vuole infangare l'immagine di Catania: per riportare questo flusso migratorio verso le decotte località della truffaldina Italietta settentrionale!

Spero che i Catanesi e i Siciliani tutti prendano coscienza della truffa storica che si continua a perpetrare ai danni del Nostro Popolo dopo quasi 150 di dominazione italiana. Spero che un Nuovo Vespro possa finalmente nascere e che il Popolo Siciliano ritrovi il coraggio di alzare la testa e conquistare una volta e per tutte la libertà e il posto che gli spetta di diritto dentro la storia e sulla scena internazionale.

Antudo!

Piermarco Burrafato

Sicilia Messina libera ha detto...

ragazzi condivido in toto, ma vi asicuro che messina purtroppo non è come Catania e Palermo. La città morta definitivamente due volte (1908 e 1940-43)non si è mai più ripresa e sta lentamente ma inesorabilmente svuotandosi di tutto.Della vera città è purtroppo rimasto solo il nome e basta.

Piermarco Burrafato ha detto...

Messina non deve morire! Una città dal passato così glorioso non può fare questa fine! Messina è una città carica di simboli per la Sacra Nazione.

Che i messinesi riprendano in mano il proprio e il nostro destino!

Non voglio fare facile campagna elettorale, essendo io un candidato alle prossime elezioni comunali di Palermo. Ma certo è arrivata l'ora che il Popolo Siciliano si coalizzi, si unisca, senza differenze ideologiche, perché solo con la nostra unità potremo far valere i nostri diritti. La storia ci insegna che il Popolo Siciliano, quando è stato veramente unito, ha trionfato. Ha trionfato nella guerra del Vespro del 1282, proprio grazie alla valorosa gente di Messina. Ha trionfato nel 1946 quando ottenne a furor di popolo lo Statuto della Regione Siciliana.

No, la nostra Sacra Nazione non può morire. Uniamoci fratelli Siciliani, amiamo questa Nostra Madre Terra con tutte le nostre forze! Non voglio essere di parte, non nominerò neanche il movimento per cui mi candido, per rispetto a questo blog 'imparziale' gentilmente offerto da L'Abate Vella. Ma non sarò certo di parte se dico che il Popolo Siciliano deve crearsi una propria rappresentanza politica, unitaria, chiara, ben identificabile, che affermi i diritti del Popolo, al di fuori dei partiti italiani, cui interessano solo poltrone e giochi di potere.

Non sarò di parte se dico questo, perché al massimo avrò espresso un'opinione che sta dalla parte di tutti i Siciliani.

Alle prossime elezioni comunali di Palermo, c'è qualcosa di veramente nuovo, la cui portata storica viene forse sottovalutata. C'è un candidato che per la prima volta nella storia repubblicana si candida a diventare SINNACU e che per la prima volta dice VOTA SICILIANU! UN TI SCANTARI!

Gli altri movimenti della galassia sicilianista non hanno saputo cogliere la portata di questo evento. Non sappiamo bene quali calcoli li abbiano convinti invece ad affogare se stessi dentro i due schieramenti nazionali egemoni. Cosa credono di ottenere così? Forse pensano che in questo modo avranno più consensi?

No, non ci si può mescolare con chi ha già deciso che la Sicilia deve restare fuori dai circoli di produzione dell'economia, fuori dal sistema di trasporti italiani ed europei, fuori dal sistema creditizio e monetario.

No, non si può scendere a patti con politicanti che hanno distrutto lo Stato di diritto in Sicilia, che danno la carota a pochi e il bastone ai più.

No, proprio non si possono stringere alleanze con personaggi come Leoluca Orlando che pensa che l'emigrazione dei giovani Siciliani di oggi non sia un'emigrazione di bisogno!

No, proprio non ci si può mettere con uno personaggio come Cammarata, che ha continuato a distruggere la nostra Capitale tanto quanto i suoi predecessori.

Uniamoci Fratelli Siciliani! L'ora è giunta!

Piermarco Burrafato

Abate Vella ha detto...

Caro Piermarco, caro Sicilia Messina libera,

non so come ringraziarvi per i vostri commenti: il fatto che siano giunte parole da Palermo e da Messina sembra quasi un evento simbolico ad indicare che il Popolo Siciliano è vivo e pronto ad unirsi nuovamente nella lotta.

In questo momento in Sicilia ci sono tanti movimenti che hanno del buono, ed anche all'interno dei partiti che ancora si appoggiano al vecchio sistema si stanno creando delle correnti che prima o poi si uniranno a formare un unico inarrestabile fiume.

Sicuramente qualcuno sta dimonstrando una concretezza maggiore degli altri, ma questo non deve essere motivo di superbia bensì d'unione e di orgoglio per tutti, come certamente sarà.

Sino alla vittoria.