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martedì, settembre 16, 2008

Fegato spappolato

Cosa succede se il comune di Catania si dichiara insolvente e di fatto manda all'aria l'economia di centinaia (se non migliaia) di dipendenti comunali? Secondo i telegiornali di Telecolor ed Antenna Sicilia (cioè secondo l'Innominato, cioè secondo i palazzi del potere) potrebbero scoppiare disordini. Forse una vera e propria insurrezione.

Lo stesso dicasi ad Agrigento a causa della cronica mancanza d'acqua. Idem a Palermo per la questione spazzatura. Sempre secondo la solita fonte.

Alcuni diranno “finalmente, sarebbe anche l'ora”. Altri, più cautamente guarderanno poco più in là per intravedere la minaccia nascosta dietro al notizia.

A chi conosce bene lo Statuto dell'Autonomia Siciliana infatti non potrà non tornare in mente l'articolo 31 di questo benedetto misconosciuto:

Al mantenimento dell'ordine pubblico provvede il Presidente regionale a mezzo della polizia dello Stato, la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l'impiego e l'utilizzazione, dal governo regionale. Il Presidente della regione può chiedere l'impiego delle forze armate dello Stato.

Tuttavia il Governo dello Stato potrà assumere la direzione dei servizi di pubblica sicurezza, a richiesta del Governo regionale, congiuntamente al Presidente dell'Assemblea, e, in casi eccezionali, di propria iniziativa, quando siano compromessi l' interesse generale dello Stato e la sua sicurezza.


Se scoppia veramente l'insurrezione, per di più contro delle istituzioni locali, la stato centrale non potrà fare a meno di intervenire pesantemente tramite l'esercito, non tanto per ristabilire l'ordine dopo qualche schiamazzo programmato, ma per defenestrare qualche recalcitrante in modo pulito, elegante e soprattutto “legale”.

Il dissesto del Comune di Catania, come la crisi della spazzatura a Napoli, non sono dovuti ad amministratori deficienti, come vorrebbero fare credere a tutti gli italiani. Bensì a sindaci e governatori dotati di capacità delinquenziali ben superiori alla media.

Questo dissesto è stato programmato ad arte per avere a disposizione l'arma del ricatto da fare scattare al momento opportuno. Il dottor Scapagnini, dopo aver ordito la trappola, si è messo al riparo a Roma sotto le ali del suo padrone, mentre qui l'MPA non ha potuto fare altro che cadere coscientemente nel tranello imponendo lo scambio Castiglione – Stancanelli in modo da non perdere il potere nell'epicentro del nuovo assetto mediterraneo, la Piana di Catania ed il porto di Augusta.

Stacanelli può scegliere tra due strade diverse: affondare insieme alla città o rompere con il Presidente Lombardo e passare il Rubicone. Come è stato posto il ricatto al primo cittadino? Seduti ad un tavolo al catanese si sono contrapposti i soliti due cagnacci Tremonti (cioè Berlusconi) e Maroni (cioè Berlusconi) che hanno consigliato al Presidente del Consiglio (scusate il gioco di parole...) di lasciare fallire il comune. In mezzo il pecoraro ha buttato uno sguardo ammiccante al supplicante, come per dire “dimmi tu cosa devo fare”.

Stancanelli con coraggio resiste e rimane al fianco del Presidente della Regione Siciliana (Lombardo: il vero obbiettivo del piduista). Come lo sappiamo? Dagli sviluppi della domenica pallonara. Prima il Maroni (cioè Berlusconi) impone lo stop alla trasferta dei tifosi del Catania (e gli organi sportivi in ossequio al capo supremo obbediscono), poi impone il deferimento dell'amministratore della squadra, dopo una polemica provocata anch'essa ad arte (e gli organi sportivi in ossequio al capo supremo obbediscono nuovamente).

Questo immediato seguire dell'azione degli organi sportivi alle dichiarazioni del ministro-burattino ne indica la matrice politica. Tanto dolore procuratoci proprio da Silvio che negli ultimi anni tanti punticini ci ha regalato? Se Stancanelli non cede, povero il fegato di Silvio!

11 commenti:

Peppinnappa ha detto...

Abate Vella i tuoi ultimi ragionamenti, argomentati come sempre, vanno meditati. Intanto cosa ne pensi di questa manovra all'A.R.S.?
http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/sicilia/sicilia.html

Abate Vella ha detto...

Peppinnappa,

riguardo al post (tanto per esplicitare meglio) quella di cui ho parlato è l'ultima mossa tentata dal Berlusca per piegare Lombardo (malgrado quello che si dice l'unico in Italia a non essere totalmente asservito). Ora dobbiamo aspettare la contromossa, perchè da quella dipenderà il futuro dell'autonomia. Se Lombardo cede, lo Statuto verrà annullato (dal governo regionale) nella riforma federalista. Se riesce a resistere, lo Statuto verrà applicato integralmente.

Per il gruppo all'ARS bisognerebbe capire bene da che parte stanno i componenti. Federalismo è il termine usato per nascondere la dissoluzione dello stato italiano. Ma la Sicilia dovrebbe esserne esente perchè ha già un suo statuto. Quel gruppo potrebbe segnalare la fase preparatoria all'annullamento dell'autonomia ed al varo di questo finto federalismo che creerà uno stato fantoccio nel sud nelle mani di poteri esterni e maligni.

Abate Vella ha detto...

Scusate, più che "verrà applicato integralmente" dovrei dire "saremo più vicini alla sua applicazione integrale"

Massimo ha detto...

Con il "combinato disposto" di piena applicazione dello Statuto, della riforma del Titolo V e del trattato di pace di Parigi del 1947 (per ciò che riguarda la Sicilia), la differenza tra autonomia e indipendenza diventa davvero impercettibile: un po' come il Kurdistan iracheno oggi fa ancora parte dell'Irak (cioè non ne fa parte più da tempo, ma aspetta solo tempi migliori per una formale dichiarazione d'indipendenza). La storia è piena di questi esempi: per ottanta anni circa stati come l'Egitto o la Serbia facevano parte dell'Impero ottomano senza ..più farne parte. L'applicazione integrale dello Statuto è eversiva, diciamocelo fra di noi, in questo la Corte Costituzionale ha ragione. Politica estera semi-autonoma, riserve valutarie proprie, polizia propria, passaggio integrale di tutte le funzioni e gli uffici statali alla Regione, smilitarizzazione dell'isola, sistema tributario quasi completamente separato e l'unico tributo di qualche peso rimasto allo stato (le imposte di produzione sui derivati degli idrocarburi) diviso a metà tra Sicilia e Italia.
Se l'Autonomia fosse integralmente applicata, nel giro di 20 anni la Sicilia sarebbe così forte, ricca e rispettata che potrebbe dettare le sue condizioni all'Italia: restare in un blandissimo formale commonwealth o dichiarare la totale indipendenza. Nessuno potrebbe fermarci. Ma il vero nemico non va sottovalutato. Da un lato c'è chi in Italia lavora per l'azzeramento del nostro Statuto (chi ha capito, non molti per fortuna, che per l'Italia la sua applicazione è una fregatura), ma il vero nemico è l'Europa, subdolo perché i Siciliani neanche sanno quanto ci sia nemica.

Peppinnappa ha detto...

Abate Vella, mi sono convinto anch'io che in questo momento il Presidente Lombardo va sostenuto, quello che non capisco è che interesse può avere oggi Berlusconi a "spacchettare" l'Italia.

Anonimo ha detto...

fantapolitica

L'Ingegnere Volante ha detto...

D'accordo che l'applicazione integrale dello statuto sia eversiva. Ma solo dal punto di visto del regime italiano. Non dal punto di vista della Nazione Siciliana.

Massimo, vorrei capire se tu la vuoi oppure no l'applicazione integrale dello Statuto.

Massimo ha detto...

Certo che la voglio. Per me "eversivo", in questi casi, è un complimento. La prima volta che ho sentito usare questo termine riferito al nostro Statuto è stato da Luciano Violante; dopo di che mi è venuta la curiosità di leggermelo bene questo Statuto "eversivo" e alla fine mi sono vergognato per non essere degno di una Carta tanto importante. Solo intendo dire che non sarà una passeggiatina.

Peppinnappa ha detto...

Non capisco perché lo Statuto siciliano sia eversivo. Esso è un regolare patto stipulato tra la Sicilia e l'Italia, che ha ogni crisma formale di legalità e siccome "pacta sunt servanda" caso mai è eversivo chi boicotta e non osserva lo Statuto. Quanto alla ricorrenza dell'anniversario dello Statuto osservo che in realtà i siciliani sanno in genere pochissimo dello Statuto, lo conoscono al massimo per la sua burocrazia, ma disconoscono invece i diritti che per loro prevede lo Statuto. Divulgarli, farli conoscere questi diritti, rendere pienamente consapevoli i siciliani di quanto loro spetta per legge, questo può rendere più forte lo Statuto e più agguerrito, perchè sorretto dalla forza del popolo, chi si batte per la sua osservanza.

Anonimo ha detto...

«Il fallimento del comune di Catania no conviene a nessuno», cosi ha esordito Stancanelli ad una recente intervista, che ho sentito in questi giorni. E si perché bisogna vedere che linea vorranno seguire, se lo fanno fallire non succederà nulla, di quello che viene paventato, niente rivolte e niente roghi,( almeno che qualcuno non dia gli input giusti) ma un generale affossamento dell’economia catanese che ruota attorno al comune, (e non è poco). L’altra ipotesi è quella di tenere a “bagno” il comune di Catania, cioè mantenerlo nel limbo del fallimento, ma senza farlo fallire. Al momento è la cosa che “conviene” a tutti; come mettere la biada davanti al cavallo per farlo andare dove si vuole!. Non commento neanche l’accanimento mediatico che si sta avendo contro Catania, sfruttando l’elemento calcio. Mando un saluto a tutti.
Molto interessanti anche i precedenti post, mi dispiace di non aver avuto tempo per commentare.
Ciao!
Mimmo

L'Ingegnere Volante ha detto...

Massimo, ti ringrazio per la precisazione, sono d'accordo con te.

Peppinnappa, mi trovo d'accordo anche col tuo punto di vista. Del resto anche noi dovremmo cominciare a esprimerci come Violante!

Stamane in una trasmissione di politica andata in onda su Rai Uno si diceva che in relazione al federalismo fiscale la Sicilia è riuscita ad ottenere di più, grazie all'applicazione del suo Statuto di Autonomia. E si diceva anche che i svariati di milioni che resteranno in Sicilia grazie alle accise sulla produzione petrolifera hanno fatto adirare le altre regioni!!!

Quando sento 'ste conse avrei tanta voglia di dichiarare l'indipendenza unilateralmente. Non solo gli "regaliamo" ancora una buona parte delle tasse, ma pure si lamentano!!!