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domenica, marzo 02, 2008

All'età del doppino

Internet è comunicazione. La comunicazione è informazione. L'informazione non è altro che dati. Ed i dati sono quelli sui quali si prendono le decisioni. Politiche ed economiche.

L'arrivo della rete ha moltiplicato i flussi di informazione (e quindi di dati) e li ha velocizzati sino a renderli praticamente istantanei. Ma ha anche complicato la loro gestione e li ha resi più vulnerabili.

Sino a pochi anni fa i “dati” erano custoditi in biblioteche, schedari, librerie, negli armadi degli uffici pubblici. I luoghi in cui l'informazione si conservava erano difficilmente accessibili per chi non viveva in prossimità di essi.

Oggi tutta quella massa statica è stata trasformata in sequenze di 0 e di 1 ed è stata riversata in rete. Potremmo dire che sia stata dinamicizzata ad un livello tale da essere diventata comunicazione. Il sapere con internet viene “comunicato” senza sosta causando un accelerazione dei processi decisionali inaudita ed una esclusione inappellabile dalle forze produttive di chi non riesce ad avere accesso ed a gestire tali flussi comunicativi continui.

E le strutture atte a questa “comunicazione” perenne sono diverse rispetto alle austere biblioteche di una volta. I dati sono raccolti nell'equivalente digitale di quelle biblioteche (i server), ed hanno poi bisogno di autostrade dedicate, di sistemi di trasporto sicuri ed efficienti: il flusso informativo è oggi assolutamente mercificato e come ogni merce si muove attraverso le sue vie di comunicazione, strutturate come quelle atte al trasporto delle merci tradizionali. Ed i principali assi di questo sistema sono i cavi telefonici sottomarini.

Queste vie di comunicazione possono e devono essere trattate alla stregua di tutte le altre infrastrutture, e come per le vie di comunicazione tradizionali, quando c'è da scegliere il luogo in cui piazzare il nostro quartier generale faremo di tutto per rimanere il più vicino possibile agli assi principali.

Per essere sempre capaci di prendere le decisioni giuste al tempo giusto i dati che ci interessano devono poter viaggiare in tutte le direzioni ed essere sempre disponibili 24 ore su 24 al riparo da eventuali distacchi o interruzioni che possano compromettere una o più delle vie di comunicazione principali.

Un esempio di quanto importante sia oggi il costante flusso di informazioni per l'economia mondiale si è avuto lo scorso 30 gennaio quando una serie di incidenti nel mediterraneo orientale e nel golfo persico hanno isolato per giorni intere aree del medio oriente, mettendo allo stesso tempo in crisi le attività di tutte quelle aziende occidentali che hanno bisogno per la loro attività del continuo contatto con quelle aree (si pensi alla delocalizzazione dei servizi telefonici in India).

La disposizione dei cavi sul fondo del mare per forza di cose ricalca quella delle grandi rotte navali di superficie, collegando due nodi con il percorso più breve percorribile tutto l'anno (non avrebbe senso affidarsi ad un cavo poggiato sotto il polo nord in quanto sarebbe virtualmente impossibile da riparare in caso di guasto). Ed i nodi non sono diventati altro che hub logistici della comunicazione, degli “hot spot” dove tutti vorrebbero piazzare non solo i loro server (le biblioteche digitali) ma anche centri di comunicazione, aziende di servizi globali, centri di ricerca.

L'8 febbraio a Roma alcuni colossi della telecomunicazione mondiale hanno firmato un accordo per la posa di un lunghissimo cavo (13.000 km) per le comunicazioni che permetterà di dare più spazio al traffico dati tra l'Europa e l'oriente. Il cavo partirà da Mumbai (la Bombay degli inglesi: gli indiani al contrario dei Siciliani si sono ripresi la loro storia...) e riaffiorerà in superficie nientemeno che... a Catania!

E questa non è una novità: basta dare uno sguardo alla cartina qui sotto (tratta da The Economist) per rendersi conto di come la Sicilia è già uno dei più importanti nodi mondiali della comunicazione, e si appresta a diventarlo sempre di più a causa della dipendenza dalla rete del moderno sistema economico globale.

Un server posizionato in Sicilia non potrebbe mai rimanere completamente isolato dalla rete, a meno che non sia la stessa rete nella sua interezza a smettere di funzionare.

La ricaduta economica da una tale situazione dovrebbe essere immensa. Oltre ai posti di lavoro, il costo delle telecomunicazioni e della connessione ad internet dovrebbe essere per i Siciliani vicino allo zero. E per le nostre aziende la possibilità di fare affari ovunque ed in qualunque momento passando per il canale principale.

Credo sia inutile ricordarvi quale sia invece la situazione attuale, con aziende che operano a livello globale (sì, ce ne sono in Sicilia. Anche se preferiscono rimanere nell'ombra) e che non dispongono neanche di una adsl. Il sole 24 ore Sud un paio di anni fa riportò il caso dei Vivai Faro di Riposto. L'azienda, un leader mondiale nella vivaistica delle piante mediterranee e tropicali, non disponendo di una linea adsl per mancanza di copertura locale aveva dovuto rinunciare a partecipare ad un appalto nell'emirato arabo di Dubai per l'impossibilità di mandare i documenti in tempo tramite il doppino telefonico!!!

Ma per fortuna ora ci fanno il ponte. Il manager di una azienda di Riposto per partecipare ad un appalto a Dubai invece di perdere tempo con il doppino telefonico, potrà tranquillamente salire in macchina, attraversare lo stretto comodamente senza aspettare il traghetto e poi farsi un bel viaggetto attraverso lo stivale, i Balcani, l'Iraq. E poi magari raccontare la sua avventura in diretta su una delle trasmissioni pseudo-ambientaliste della rai. Famosi grazie al ponte. Questo si che è sviluppo.

Ovviamente, nel frattempo la Telecom Italia continuerà a firmare contratti insieme alle più grosse aziende del pianeta per posare cavi tra la Sicilia e l'oriente. Tanto per loro la Sicilia è gratis. E noi non ce ne accorgiamo nemmeno, impegnati come siamo a scaricare una email da pochi kilobyte con il doppino.

1 commento:

Peppinnappa ha detto...

Ma noi siamo dei selvaggi sottosviluppati, caro abate Vella, non lo sapevi? Per carpire il nostro consenso è sufficiente qualche luccichino, così come bastava ai colonizzatori del 500 far brillare delle perline false per affascinare i rozzi ed arretrati autoctoni: non vedi come parla Berlusconi? Ma il dramma è che i politici di casa nostra avallano tutto ciò, che nella sostanza si risolve poi in lauti guadagni per i potentati del nord, con qualche non certo insignificante scolatura che giunge anche nelle mani di qualche potentato locale (non scordiamoci la vicenda dei Vicerè), alla faccia popolo siciliano.