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sabato, marzo 19, 2011

Guerra tra cani

Non c'è da meravigliarsi: era solo questione di tempo prima che l'instabilità dovuta al crollo dell'occidente arrivasse sino al Mediterraneo.

Asia Centrale, Medio Oriente, Corno d'Africa sono già da tempo sconquassati dal contorcersi delle spire dell'impero morente. Le uniche zone “pacifiche” sono quelle dove un nuovo ordine si è già instaurato, sotto il controllo cinese: dopo i tumulti finanziari dei passati decenni il sud-est asiatico gode di una situazione che per il momento potrebbe definirsi “sotto controllo”.

Ora tocca a noi.

Basta rileggere attentamente un passo fondamentale della risoluzione numero 1973 dell'ONU riguardante la Libia per capire come oramai il sistema sia in caduta libera e senza paracadute: secondo detta risoluzione gli Stati «potranno agire a livello nazionale o tramite organizzazioni regionali». In altre parole, l'ONU si auto-esonera da qualunque funzione di supervisione e da il via libera ad una vera e propria guerra non contro la Libia, ma per la spartizione della Libia. Le Nazioni Unite con queste poche parole hanno abdicato alla loro funzione di concerto, una funzione che per quanto spesso puramente fittizia fungeva almeno da valvola di sfogo di certe “pulsioni”.

Il tocco da maestro è comunque quello dei paesi astenuti (manco a dirlo: Russia, Cina, Brasile, India e soprattutto Germania), che ora staranno alla finestra a guardare USA, Gran Bretagna, Francia e, per quello che può contare, una moribonda Italia scannarsi a vicenda non solo per il petrolio libico ma anche per mettere un piede nel Mediterraneo (GB, Francia) o per cercare di tenercelo (Stati Uniti, Italia).

Chi ancora non aveva capito cosa stava succedendo, deve ricollegarsi alla strana ritrosia degli americani a dare corso ai fatti dopo tante minacce di intervento ed alla secca bocciatura di Gheddafi da parte dei russi, che a quanto pare d'ora in poi vieteranno al rais ed ai suoi familiari di mettere piede entro i confini della federazione: col passare dei giorni il sospetto di certi accordi sottobanco, ventilati tra le righe anche dal Financial Times (si veda il post “Un Cavaliere senza più staffe”), si sono fatti sempre più forti facendo saltare i nervi a Sarkozy ed a Cameron a fronte della ritrosia americana (“Libia, il risiko della risoluzione Onu: Francia ed Inghilterra in prima linea, Usa e Italia nelle retrovie”, IlFattoQuotidiano.it 18 marzo 2011):

Francia e Gran Bretagna, comunque, sembrano in prima linea. Solo in seconda posizione, invece, gli Stati Uniti: l’ambasciatrice Usa all’Onu, Susan Rice, ha detto di non voler parlare di “dettagli operativi”

La Sicilia, manco a dirlo, si trova in mezzo e non potrà che barcamenarsi tra i contendenti sino a quando non sarà abbastanza forte non solo da poter controllare il proprio territorio, ma anche da assolvere a quella funzione di sutura che spesso nei secoli ha ricoperto (si veda il post “Filo da sutura”) e che specialmente nel medioevo è stata per molto tempo garanzia di un certo equilibrio tra oriente ed occidente.

I prossimi delicatissimi mesi potrebbero trasformarsi in una prova durissima: la situazione di Lampedusa, sottoposta alle angherie della cosca padano-romana, è già drammatica. Noi dobbiamo affrontarli nella convinzione che sotto queste tribolazioni sin da ora una nuova Sicilia è pronta per nascere, una Sicilia che ricollegandosi alle sue tradizioni millenarie potrebbe risorgere ed essere all'altezza del compito che la storia le ha assegnato.

2 commenti:

hocecarp ha detto...

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