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mercoledì, giugno 13, 2007

Delocalizzazioni

Uno dei tratti che più caratterizzano le nazioni nelle quali il potere è esercitato in modo parziale e dispotico è l’esistenza di oppositori rinchiusi in carcere o operanti dall’estero. Esempi di questa situazione sono l’Iraq di Saddam Hussein o il Kurdistan turco.

Nelle democrazie occidentali questo si è verificato solo in rare occasioni: possiamo ricordare l’Irlanda del Nord o la Nazione Basca. Anche negli Stati Uniti vi sono forti oppositori del sistema (basterà citare lo studioso Noam Chomsky) ma questi di solito non hanno alcun motivo di emigrare, viste le ottime condizioni di vita che il tanto odiato sistema gli consente.

Anche quando infuriava il “pericolo rosso” in Europa, difficilmente gli oppositori del regime borghese fuoriuscivano dal blocco atlantico. Tuttalpiù passavano da un paese occidentale all’altro. In una delle pagine meglio riuscite del nostro Sciascia, Candido (protagonista dell’omonimo libro) chiede ai suoi compagni comunisti, desiderosi di lasciare l’Italia, come mai invece di cercare rifugio in Francia non provassero a raggiungere Mosca: per questo il povero Candido fu bollato come provocatore ed espulso dal partito comunista.

Finito l’esperimento totalitario di sinistra oltre cortina, l’ebollizione clandestina che caratterizzava paesi come l’Italia o la Francia sembra essere diventata inoffensiva, insieme allla totale scomparsa del fervore migratorio. Niente più fuoriusciti politici in occidente dunque.

O forse no?

Certo nessun governo cosidetto democratico-liberale vuole vedere la trave nel proprio occhio, almeno fino a quando questa non comincerà a portare un fastidio insopportabile. Ed allora vediamo di cominciare a muoverla questa trave, perchè in realtà in occidente un popolo il quale, vedendosi privato della possibilità di esprimersi democraticamente si vede costretto a spostare le proprie risorse e le proprie istituzioni fuori dalla sua nazione c’è: il Popolo Siciliano.

Durante la lotta separatista di Finocchiaro Aprile e dell’Evis di Canepa, non si sono avuti contatti importanti con i siciliani della diaspora. L’acculturazione dei discendenti degli emigranti di allora, ed il generale aumento del livello di scolarizzazione dell’emigrante siciliano moderno, uniti alla facilità delle comunicazioni internazionali, anche per il loro prezzo ridotto quasi a zero, hanno però fatto si che il panorama del XXI secolo sia molto diverso da allora.

Il primo esempio che ci può dare il polso dell’attuale realtà di oppressione e prevaricazione esistente nell’isola ci è arrivato propio in questi giorni con lo svolgimento del 2° Festival del Cinema Siciliano

Il cinema rappresenta un veicolo fondamentale per la diffusione dell’immagine di una nazione e dell’identità del suo popolo: sia verso coloro i quali non fanno parte del popolo in questione, sia verso i suoi stessi componenti.

Come dice lo stesso Emanuele Viscuso, l’organizzatore:

Il suo scopo non è soltanto quello di offrire un divertimento in più a chi lo segue ma è ben superiore: è quello di mostrare il volto migliore della nostra meravigliosa Sicilia attraverso la sua cultura, non limitandosi ai film ma mettendo in mostra tutto ciò che può contribuire a fornire della nostra terra un'immagine completa di grande bellezza e modernità, libera dagli stereotipi che un certo cinema, un po troppo fissato solo su alcuni temi, ha contribuito a creare.

Ed infatti il festival non si svolge tra gli splendidi palazzi palermitani o sotto il maestoso scenario dell’Etna a Taormina, bensì a Miami, negli Stati Uniti, dove Rutelli (o chi per lui) non può mettere il naso e le rapaci mani dei politicanti nostrani non possono razziare.

Altro importante segnale è venuto dalle ultime elezioni amministrative. A Palermo abbiamo assistito a qualcosa che ha dell’incredibile: caso sicuramente unico in occidente, si è presentata una lista di un partito siciliano che però ha sede all’estero: L’Altra Sicilia.

Accomunare la sua attività a quella dei altri pseudo-partiti di italiani all’estero, specchietti per le allodole destinati alla raccolta dell’elemosina del voto per i potentati politici nazionali, non riesce a nascondere il fatto che L’altra Sicilia si propone di scardinare il sistema politico regionale, rappresentando tutti i siciliani e non solo quelli all’estero.

Il discorso potrebbe essere esteso a molti altri campi. Ad esempio durante gli ultimi campionati del mondo sono stati parecchi i siciliani in giro per il mondo che si sono chiesti come mai non vi era un solo siciliano nella nazionale italiana, mentre ve ne erano in altre squadre (ad esempio quella americana, che non poco filo da torcere ha dato ai “nostri”). Per non parlare delle innumerevoli iniziative editoriali gestite da siciliani all’estero (citiamo la Gazzetta del Sudafrica, dove sono apparsi anche alcuni articoli tratti da questo blog), mentre i quotidiani isolani appartengono tutti alla stessa persona a sua volta legata a doppia mandata ai centri di potere massonico torinesi.

O della musica: visto che da noi non si va oltre Ciuri Ciuri in versione Jazz, ci ha pensato il rapper “francese” Salvatore Fuca con la canzone “Pur la Sicile mon ile” a mettere alcune cose in chiaro partendo subito all’attacco con la frase “Fier de ma nationalité, Sicilien je suis” , cosa che nessun cantante siciliano che deve guadagnarsi il pane in Italia si sognerebbe mai di pronunciare.

Ma Salvatore Fuca, partito da Favara, non si è scordato del suo paese e della sua lingua ed infatti continua con “Favara unni sei? Aspetami, quindici anni fà ca non ti vidu”. E chissà per quanti anni non la vedrà ancora, visto che se si volesse organizzare un festival della musica siciliana dove non si canti solo Ciuri Ciuri probabilmente dovrà prendere un volo per Sidney.


N.B.: Scrivendo il Post, l'Abate Vella ha scordato di menzionare anche un'altro importante esempio di come la Nazione Siciliana sia costretta a "riparare" all'estero per poter sopravvivere. Sono molti coloro i quali tentano con i pochi mezzi che si ritrovano di salvaguardare la nostra lingua, ma mai nessun tentativo parte dalle istituzioni, tutte vendute allo straniero e piegatesi agli ordini di sabotaggio venuti da nord. L'unica associazione di riconosciuto livello accademico a proporsi come obbiettivo lo studio della lingua siciliana è Arba Sicula, fondata dal professore Gaetano Cipolla ed avente sede a New York, all'interno della St. John's University. Inutile aggiungere altri commenti.

5 commenti:

Gonzalo ha detto...

Gentile Signor Abate Vella,
mi sono sempre domandato come mai nessun partito sicilianista sia mai riuscito ad ottenere risultati tangibili.
Il motivo era davanti ai miei occhi ma per capirlo ho dovuto viaggiare, ho dovuto leggere e studiare tanto.

Ho capito che i siciliani non possono votare il partito sicilianista perchè questo non ha i soldi.

Perchè i siciliani, tenuti per il collo da 147 anni sono costretti a vendersi il voto per un pacco di pasta, per un mezzo lavoro, per una bolletta pagata, per 50 mila lire ecc.ecc.
E i poveri sono sempre la maggioranza della popolazione nelle città del sud.

Vuole sapere quando un partito sicilianista riuscirà a scardinare i partiti nazionali?
Quando si verificherà una di queste condizioni.

1)Il lavoro per tutti, ovvero una condizione economica tale che non consenta più al siciliano di vendersi il voto.

2)Il partito sicilianista ha i soldi per comprarsi i voti

p.s. Articolo 1° della Costituzione
L'Italia è una repubblica fondata sulla miseria delle famiglie meridionali.

cordiali saluti

Anonimo ha detto...

Caro Gonzalo
il tuo ragionamento è corretto,
ma penso d'ora in avanti dovremo smettere di piangersi addosso per le scelte dimostratesi infelici per il nostro Populu Sicilianu da parte delle classi dirigenti pro-tempore rivolte solo a salvaguardare i propri privilegi, come lo sono attualmente.
La proposta proveniente dagli emigrati di N'AUTRA SICILIA, come me emigrato nella Gallia Insubria o Contado del Seprio, nasce dell'esperienza di stare di mezzo a popolazioni dove la classe dirigente ha pensato, con tutti i limiti di interessi personali od altro, soprattutto a proteggere il proprio popolo, a saper difendere la propria identità.
Oggi la nostra classe politica "si vinni", pensa solo al guadagno immediato di poter vivere di rendita dalla posizione in cui si trova, tutti pronti ad osannare il berlusca di turno!!!
Il mese scorso si è visto a che punto han saputo ridurre l'espressione del voto alle Amministrative di Palermu, verbali di voto cancellati con il bianchetto e neanche rispetto per i candidati della propria coalizione che votavano nella loro sezione. Altro che pacco di pasta o le diecimila lire tagliate a metà di 40anni fa. Abbiamo gente pronta a corrompere tutti e a farsi corrompere pur di assicurarsi una posizione di rendita!!!!!
QUANDO SAPREMO ALMENO DIFENDERE LE NOSTRE SCELTE DI VOTO PENSO CHE COMINCERA' LA NOSTRA LIBERTA', non certo aspettare che arrivano le baionette delle camicie rosse che camuffavano i mercenari/banditi dei tosco-piemontesi.

Gonzalo ha detto...

Gentile Anonimo,
nella sua ultima frase, quella che conclude la sua interessante disanima, non fa che ribadire quanto io ho espresso nel mio precedente commento.

Infatti sono d'accordo con lei quando dice che "la nostra libertà comincerà quando sapremo difendere le nostre scelte" ma se non saranno delle "camicie rosse" a liberarci di certo non lo faranno nemmeno i proclama demagogici.
Non crede?

Per questo a mio sommesso avviso, bisogna stare con i piedi per terra, rendersi conto della realtà e cominciare a risalire la "lunga gradinata" passo dopo passo.

Cominciamo noi allora ad essere i primi che ci diamo da fare non per noi, ma per i nostri figli.

Anche io abito nella regione insubrica.

saluti

Anonimo ha detto...

Caro Gonzalo
Condivido in pieno quello che dici, per questo non voglio stare a "taliari" ed ad aspettare solo la pensione.
Anch'io finora non ho mai "militato" in un nessuna compagine politica perchè in fin dei conti non ho mai trovato nessuna che difendesse la nostra cultura siciliana, ma questo non vuol dire che mi aggrappo ancora a molti stereotipi che vengono trasmessi attraverso i mezzi di comunicazione italici.
Io sinceramente vorrei tornamene in Sicilia, ma desiderare anche che la nostra terra offrisse opportunità di vivere ai nostri figli che crescono.
Non voglio essere nient'affatto demagogico e pizzicare qualche corda per stimolare l'orgoglio.
Voglio solo dire che se sapremo essere solidali e non aver paura di nessuno, già da qui dall'Insubria potremo far capire ai nostri conterranei che gli emigrati vogliono una terra moderna.
Abito vicino all'Alberto di Giussano che sguaina la spada, ma spero di poterla incontrarla qualche volta.

A ssa bbirinica zzu Gonzalu!!!!!!

Gonzalo ha detto...

Gentile Anonimo,

mi invii una mail a gonzalo_980@hotmail.com
forse abitiamo più vicini di quanto sembri.

cordiali saluti