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domenica, aprile 05, 2009

L'Opinione: Massimo Costa

I rapporti tra l’Autonomismo di Lombardo e l’Indipendentismo siciliano attraverso una corrispondenza significativa: lettera di un intellettuale sicilianista ad un politico indipendentista e sua risposta
di Massimo Costa

A seguito della recente presentazione (18 marzo u.s.) del libro di Massimo Costa sullo Statuto Siciliano alla Sala Gialla del Palazzo Reale di Palermo, alla quale, fra gli altri, sono intervenuti numerosi esponenti del mondo autonomista e nazionalista siciliano, il Presidente del Movimento Indipendentista Siciliano, Salvatore Musumeci, aveva chiesto in una conversazione telefonica allo stesso autore del libro cosa ne pensasse dell’attuale Governo regionale e del suo leader, nonché della sua capacità di dare realmente seguito agli impegni “ideologici” in difesa dell’autonomia speciale della Sicilia attraverso un movimento che è pur sempre “unitario” e “nazionale” (italiano ovviamente). La conversazione dovette essere rapidamente interrotta e fu continuata per e-mail. La si propone al pubblico perché rappresentativa dei rapporti che oggi sono vissuti tra l’autonomismo “di lotta e di governo” e il più estremo nazionalismo ed indipendentismo che, magari marginale per i numeri, è stato però nel tempo un microcosmo ricco di elaborazioni ideali e di lotte solitarie, magari ignorate dai più. Ovviamente “rappresentativo” non vuol dire “esaustivo”. Altre realtà potrebbero non sentirsi rappresentate minimamente da questo “dialogo” che, tuttavia, pare di un certo interesse.

Lettera da Massimo Costa a Salvo Musumeci:

Carissimo Salvo,

trovo ora il tempo di scriverti e rispondere alle sollecitazioni che portavi nella telefonata che sono stato costretto ad interrompere bruscamente; lo faccio con una lettera che, se non hai nulla in contrario, chiederò di pubblicare on line e quindi di rendere "aperta", perché le cose che ci diciamo mi sembrano di un interesse generale.

Che fare?

Per ora sono in una posizione "privilegiata" di spettatore. Posso parlare male di tutti e non avere una mia "politica". Quasi quasi continuo a fare lo studioso a tempo indeterminato. Anche di questo la Sicila ha bisogno. Avrai visto che, anche alla presentazione del libro, nei confronti del Presidente del nostro "Stato", "bonu" o "tintu" che sia ritenuto, ho riservato il giusto rispetto senza alcun servilismo. Ma non è di me che dobbiamo parlare.

Che giudizio dare di Lombardo? E che devono fare gli indipendentisti/nazionalisti oggi? Ebbene non lo so con esattezza, ma vedo alcuni dati che mi fanno riflettere.

Oggettivamente l'MPA ha alcuni limiti strutturali che fanno giustamente rivoltare ogni indipendentista. Da dove cominciare? Il ponte? OK, ma non solo. La continua confusione fra tematiche indipendentiste (larvatamente tali) e blandamente autonomiste, la continua confusione tra sicilianismo, duosicilianismo, meridionalismo, e addirittura "autonomismo" esteso all'Italia intera. Poi la stessa indigeribile alleanza con il cripto-fascismo berlusconiano e con l'antimeridionalismo xenofobo della Lega, che ad ogni passo vanno contro i nostri interessi di siciliani. E infine la "prassi", la stessa prassi clientelare ereditata dalla DC che renderebbe l'autonomismo lombardiano "uguale a tutti gli altri", o quasi, sul piano del metodo politico.

Per molti di noi ce ne sarebbe abbastanza per chiudere ogni discorso.

Ma ci sono anche - sono certo non sarete d'accordo - gli aspetti positivi del fenomeno, almeno nel momento che stiamo congiunturalmente vivendo.

Cominciamo proprio dalla prassi. E' vero che Lombardo ha ottenuto l'accumulazione primitiva del consenso con metodi simili o peggiori degli altri, da politico "catanese". Ma oggettivamente, da Presidente "siciliano", si sta comportando molto diversamente dai suoi predecessori. Non sto qui ad elencare i singoli fatti, le singole politiche. Dall'energia, all'ambiente, alla sanità, alla macchina burocratica regionale, alla politica di difesa, etc. le sue posizioni sono "oggettivamente" al posto giusto. Vanno tutte nella direzione di un'emancipazione sociale ed economica della Sicilia e quindi sono oggettivamente contrapposte tanto agli "unionismi" di certa sinistra isolana, quanto ai falsi "autonomismi", tanto cuffariani quanto forzisti, dell'assistenzialismo, del privilegio e dello spreco. Forse per questo generano tante resistenze, tanta stizza nei suoi stessi alleati. Se non ha fatto "molto", non è certo tutto imputabile a lui, quanto al fatto che il suo partito non "comanda" ma è solo "primus inter pares", cioè ha avuto la Presidenza solo per il fatto di essere stato "ago della bilancia" della politica siciliana, non per avere la maggioranza dei consensi, dalla quale è anzi lontanissimo. Le sue liste hanno totalizzato più del 22 % alle ultime regionali, più di quanto qualunque partito sicilianista abbia mai preso, 16 deputati, contro gli 11 del MIS di Finocchiaro Aprile del 1947 e i 9 dell'USCS di Milazzo del 1959, ma con tutto ciò è solo il "terzo" partito, in Sicilia, e in Italia praticamente si diluisce fino a diventare appena appena visibile fra i "grandi" della politica col suo 1% circa e un pugno di deputati e senatori.

Se i 4/5 degli elettori siciliani, disinformati sulla loro identità, continuano a dare il consenso ai carnefici di quest'isola, possiamo fare un torto agli autonomisti perché anziche avere raggiunto circa un quinto dell'elettorato in pochissimi anni, non hanno conquistato subito il 51 %? E noi "indipendentisti" o anche solo "sicilianisti" che titolo abbiamo per parlare, con le nostre perenni litigiosità, con le nostre percentuali da prefisso telefonico? Il titolo della "purezza" dirai, mah.. Lasciami essere scettico.

Poi c'è un altro fatto positivo ed è quello della democrazia interna che, nonostante tutto, c'è nell'MPA ed è scomparsa altrove dappertutto. Ormai l'Italia non è più una democrazia, se mai lo è stata. I partiti sono creature dei leader, brutte copie del "superpartito" padronale di Berlusconi, dove ci si vanta dell'assenza di correnti e di dibattito interno, dove ci si vanta del decisionismo a discapito del dibattito parlamentare. A molti questo va bene, a me questo preoccupa, molto. L'MPA è un partito piccolo piccolo, ma è l'unico che accetta adesioni collettive di "movimenti", che possono portare le loro istanze mantenendo la loro identità, proprio come era il MIS nei tempi migliori, quando al suo interno aveva il "partito comunista siciliano", il "partito socialista siciliano", e così via. Certo anche qui il leader comanda, dispone, ma mi pare ancora si possa parlare. Non è vero che è il "partito nazionale di partiti regionali"; ancora questo è solo un bell'artificio retorico, ma potrebbe realmente diventarlo, se mettesse radici profonde fuori dalla Sicilia. Per ora mi pare un forte partito siciliano con simpatizzanti altrove che hanno aperto "cantieri", talvolta creato rispettabili consensi ma ancora d'opinione" e non "di massa" come in Sicilia. In altre forze non si parla più, e i rappresentanti della Sicilia non hanno proprio alcuna voce in capitolo, a prescindere dal loro valore, dalla loro onestà, dal loro amore per la Sicilia. L'altra sera Bartolo Sammartino ha fatto il discorso politicamente più chiaro e più sicilianista (a breve vorrei fare un resoconto pubblico di questo interessante momento di confronto) ma ... dentro il PDL come porterà avanti il suo nazionalismo siciliano? E così potrei dire di Schifani, che ha apprezzato con lettera pubblica l’idea di un testo “per tutti” di divulgazione dei contenuti della nostra piccola costituzione e di tanti altri. Ma anche di Cuffaro, tutto sommato, che ha bisogno di un "padrone" romano, lui che porta in dote mezza UDC. E persino di Orlando, che ha bisogno di un capo, Di Pietro, visibilmente meno attrezzato di lui da un punto di vista culturale, ma "italiano", mentre il povero "siculo" può essere un genio ma dev'essere subalterno, razza inferiore. Persino la Alfano sta commettendo lo stesso fatale errore con Beppe Grillo: quando i Siciliani si comportano da "italiani", subito diventano "luogotenenti" nell'isola di “altri", che prendono le decisioni che contano. In queste condizioni l'autonomia, prima ancora che l'indipendenza, diventa una beffa tragica. E agli indigeni resta il sottobosco locale delle clientele, del malgoverno...

E Lombardo? Da chi prende ordini Lombardo? Da nessuno, va riconosciuto. Possiamo dirne tutto il male del mondo, ma è "burattino senza fili" e, come nella famosa canzone di Bennato, forse per questo andrebbe dichiarato "pazzo".

Insomma, bene o male, per la prima volta nella storia della Sicilia italiana (a parte la breve esperienza di Milazzo) la Sicilia ha nella politica statale un rappresentante, debole, deboluccio, ma ce l'ha, che non è "nominato" dall'Italia e che quindi non è in conflitto d'interessi. O forse ce l'ha un piccolo conflitto, perché per sopravvivere è attaccato al carro di questa maggioranza antisiciliana, ma molto meno di qualunque altro soggetto o tipo di personale politico disponibile e credibile.

E infine predica - e non è poco - che se e quando ne avrà la forza politica vorrà attuare per intero il nostro Statuto, Alta Corte compresa, e addirittura chiedere ulteriori margini di autogoverno. Per ora non può farlo. Ma chi dice una cosa del genere? Chi porta avanti leggi per la difesa del patrimonio culturale e linguistico siciliano?

Adesso si tratta di mettere questi "pro" su un piatto della bilancia e confrontarli con i "contra" di cui ho detto prima. Da quale lato pende la bilancia? Non lo so, davvero non lo so. Ma so che l'alternativa è un movimentismo settario che dovrà lavorare molto duro prima di emergere dalla quasi "clandestinità" in cui è relegato da quando è risorto qualche anno o decade fa.

Se fossi come te presidente di un movimento indipendentista non "batterei" le mani a Lombardo, né scioglierei il mio movimento, né mi incardinerei a lui. Resterei a fare la mia politica radicale, dura e pura, combattendo il governo regionale quando è giusto, ma solidarizzando quando porta avanti battaglie comuni. Non avrei paura di liste comuni se questo servisse per la causa. Le presenterei separate quando ci fossero le condizioni oggettive per questo passo.

Ma la vera opposizione un indipendentista non la deve fare a Lombardo "perché non è abbastanza separatista"; tutto ciò è ridicolo. Il vero sistema di potere politico-clientelare (per non usare un'espressione peggiore) sta altrove e quello va combattuto. Secondo me gli indipendentisti devono fare l'avanguardia degli autonomisti e così cercare spazi per i consensi; per i LORO consensi, che potranno anche non confluire nel listone autonomista quando i tempi saranno maturi. In altre parole si può difendere il "debole" Lombardo se non vuole il monopolio CAI-Alitalia delle rotte per la Sicilia, magari al contempo combattendolo organizzando un Comitato contro il Ponte.

Lui dice "cittadini non sudditi". Ebbene gli indipendentisti non devono essere "sudditi" o succubi neanche dell'MPA, ma non devono neanche averne paura. Il loro, per ora, è un discorso di élite, e tale deve rimanere, ma progressivo, man mano che la società siciliana prende coscienza dei reali rapporti che esistono e sono esistiti tra Sicilia e Italia.

In breve, a parer mio, l'autonomismo di Raffaele Lombardo può essere anche una grande occasione per la Sicilia, uno dei tanti tram che sono passati nella sua storia. Si può dire che non lo si vuole prendere perché non va al capolinea giusto, e nel frattempo si resta sempre in attesa del prossimo, del prossimo tram che non arriva mai, oppure si prende, e si va nella direzione giusta, anche se non proprio al giusto capolinea.

Per questa ragione gli amici come Mario Di Mauro e la sua "Terra e Liberazione", che lavorano, su temi specifici e condivisi, con il Presidente Lombardo e con molti dirigenti dell'MPA – temi che spesso hanno avuto origine proprio in Terra e Liberazione e non nell’MPA – possono forse essere visti come "compagni che sbagliano", per usare una vecchia ma efficace espressione da comunisti, ma mai come "traditori". E se foste voi invece i "compagni che sbagliano"?

E se la soluzione fosse quella di unire le forze in un unico movimento nazionalista siciliano che opera nelle amministrative e nella società, facendo un patto federativo con il grande movimento autonomista per non disperdere inutilmente le forze contro gli attacchi "italici"?

Oggi penso questo, magari domani mattina cambio idea. Da semplice cittadino e osservatore non ho l'obbligo della continua coerenza.

Ma penso di averti risposto. E riconosco che l'indipendentismo dei giovani del MIS è oggi una delle pochissime forze vitali in una Sicilia politicamente quasi spenta. L’ho detto l’altra sera commosso di fronte ai quei numerosi giovani che, col fazzoletto giallo-rosso al collo, hanno dimostrato che “la Sicilia non passa, mai”, e che il nazionalismo siciliano è strutturale alla nostra storia e non confinabile ad un episodio degli anni ’40, e lo ribadisco ancora. Ma si può essere nazionalisti senza essere inutilmente settari? Con maturità?

A voi la risposta; per ora personalmente ritengo di avere già "dato" alla politica.

Fraternamente,
ANTUDO

Massimo Costa

Risposta di Salvo Musumeci a Massimo Costa:

Carissimo Massimo,

ti ringrazio per la lettera, ricca di riflessioni e contenuti, che sicuramente ci farà discutere al nostro interno, poichè i temi trattati riguardano questo preciso momento storico della Sicilia che ha bisogno di nostre risposte chiare ed inequivocabili. Voler essere protagonisti della politica, oggi più che mai, implica decisionismo e non attendismo che spesso, oltre a non produrre effetti, non porta da nessuna parte; anzi rende i movimenti o partiti indipendentisti sempre meno credibili.

Ai nostri figli lasceremo la purezza dei nostri sentimenti, ma ciò non basta. Credo che si chiederanno che cosa hanno tentato di fare i loro genitori? E di fronte a questa ipotetica, legittima, domanda ritengo che sia giunto il momento di poter provare, senza perdere la propria identità e valori, a usare, perché no, la macchina degli altri stipulando acordi su possibili convergenze, con tasparenza e con autorevolezza di dialogo. Sono particolarmente convinto, per aver avuto l'opportunità, da indipendentista, di fare politica istituzionale sul territorio (consigliere comunale, presidente di consiglio, assessore e vicesindaco), che in tutti i partiti siciliani militano, in buona fede (avendo la passione per la politica e non vedendo sbocchi all'orizzonte... ad es. l'on. Sammartino ed altri), indipendentisti, autonomisti, federalisti ecc.. Il nostro eroismo dovrebbe essere quello di portare questi soggetti, condizionandoli con la nostra presenza, a lavorare concretamente per la giusta causa siciliana e ciò potrà realizzarsi solo attraverso il dialogo e non con gli oltranzismi del muro contro muro.

Certanente, ai "tragediatori" di turno e ai "bastiancontrari" di sempre, questa mia riflessione (del Presidente del Mis) sembrerà un'eresia, ma a loro rispondo subito che non ho nessun interesse di carattere personale e lo dimostra la mia attività politico-istituzionale. Se avessi avuto interessi particolari, oggi, con il giusto "padrino politico" avrei fatto carriera anziché tornarmene ad insegnare. Agli indipendentisti del Mis e non, dico di condannare quando c'è da condannare, incoraggiare quando occorre e di avere la forza di dialogare con autorevolezza e senza arroganza con gli avversari non ritenendoli aprioristicamente "infami".

D'altronde, se non cerchiamo di convertire alla causa gli avversari (intendo riferirmi non solo ai politici ma a quanti la pensano diversamente da noi), chi dovremmo convertire? Il nostro chiuderci, a lungo andare, rischia di risultare sinonimo di incapacità e di fallimento. Speriamo che ciò non accada.

Antudo!

Salvo Musumeci
Presidente Nazionale Mis

8 commenti:

nebros ha detto...

condivido la lettera di costa, trane quando dice che l'mpa è un partito, anche se lo ritiene debole; a mio avviso lombardo usa il sicilianismo per prendere consensi e una volta che si è assestato, prendere il posto di chi attualmente comanda in italia.
i sicilianisti (che per me è chiunque ha a cuore le sorti della sicilia) devono sfruttare questo fenomeno mpa e appena esso cambierà direzione, in funzione degli obiettivi che io credo lombarda abbia, allontanarsene e proseguire sulla retta via.

per quanto riguarda la risposta di musumeci, non c'è bisogno di aspettare i suoi figli, la domanda faccio io: "cosa state facendo per la sicilia?"
e la risposta gliela dò sempre io:"nulla!", almenochè non si ritenga che imbrattare le strade e le mura di qualche città, con la scritta "W l'indipendentismo" o "antudo" abbia qualche riflesso positivo per la società siciliana.
inoltre, a mio avviso, prima di parlare di purezza di ideali, bisognerebbe fare un po di pulizia all'interno, dove certi amorali personaggi non fanno altro che offenderli questi ideali.

Anonimo ha detto...

Il senso di essese siciliano e di appartenere alla gloriosa Nazione Siciliana e` innata in tutti Siciliani veri che non sono diventati
pseudosiciliani colonizzati. Attraverso i secoli il popolo Siciliano e` insorso un centinaio di volte fino al 1943-46. La prossima rivolta ( col Voto ) sta per arrivare.

Peppinnappa ha detto...

La politica, purtroppo, non si è mai fatta col petto nudo, gonfio dei propri ideali e le bandiere sciorinate al vento, questo secondo me è il grande errore ed il grande limite del "sicilianismo puro". La politica è un campo di battaglia crudele ove scorazzano branchi di lupi sanguinari. Lombardo si sta muovendo con ogni mezzo tra questo branco come una volpe dall'ingegno finissimo. E' vero quanto riportato nella corrispondenza segnalata dall'abate Vella, egli in questo momento sembra veramente non rispondere a nessuno dei capi branco e per questo diviene credibile. All'inizio, personalmente ero molto scettico nei confronti di Lombardo e sinora non gli ho mai dato il voto, ma credo sia giunto il momento di darglielo. Ne discutevo l'altra sera con un amico di Messina il quale esprimeva gli stessi concetti e sarebbe opportuno che in tutta la Sicilia, lasciati stare per un momento i campanilismi che per tradizione ci dividono, paese per paese, contrada per contrada,salvo a ritrovarci poi, non appena sbarcati a Villa S. Giovanni,tutti siciliani, si cominciasse a meditare un po' di più su questi temi. Lombardo è in campo in prima persona, al primo sbaglio, alla prima mossa falsa egli verrebbe letteralmente sbranato da tutti. E' per questo che gli altri "illustri politici" siciliani, che potrebbero assumere ruoli protagonisti si astengono bene dal farlo; sanno il rischio che correrebbero e ne hanno paura, per questo Lombardo si differenzia da loro. Piuttosto un'altra riflessione pongo. E' vero che i siciliani sono sempre stati "vivaci" e non hanno mai esitato ad "accompagnare" fuori dai confini dell'Isola gli "ospiti" non più graditi, ma ciò hanno fatto sempre non a vanvera,senza sapere poi dove si intendesse approdare, ma solo allorquando il moto della storia offriva loro il supporto. La Sicilia è piccola rispetto alla grandezza degli interessi che muovono attorno alla sua posizione geografica e la sua autonomia è indifendibile senza intelligenza. Per essere più chiaro, probabilmente i tanti famosi vespri non sarebbero mai scoppiati se i siciliani del tempo non avessero saputo che gli aragonesi, tramite la siciliana Costanza di Hohenstaufen, moglie di Pietro III D'Aragona, erano pronti a dar loro una mano. Ora Lombardo a me non pare che abbia la vocazione del martire, non so se ci riuscirà, ma credo che non combatta la sua battaglia "veramente" solo, credo che stia tentando di "traghettare" la Sicilia verso qualcos'altro e questo qualcos'altro lo sa. A noi sta far congetture, anche attraverso gli enigmi che ci propone l'enigmatico abate Vella.

Patriota Sicilianu ha detto...

Dico da sempre che prima o poi la Sicilia diventerà libera. Macari nun lu videmu nuautri, ma succederà con le nuove generazioni ca nun si scántanu chiú di dichiarari li propi sintimenti di siciliani (puru "in" lingua siciliana) picchí nun si vriúgnanu chiú! E siddu la storia ni dici na cosa è propiu ca li granni nazzioni e imperi s'acchiánanu e si scínninu. Chista accamora é l'ébbica taliana ma puru chista va a passari comu chiddi greci, árabbi, franzisi e spagnoli. M'affidu chiú dâ storia ca la "ripúgnica taliana" nata cu "l'unifi-cazzoni di Cari-baddi". La storia si ripete e la Sicilia si risorgerà n'autra vota!

P.S. A prupósitu dû ponti supra a lu strittu, nun avemu a scantari di nenti. La Sicilia si sposta abbersu la Sardigna ô ríttimu di circa un cintimetru l'annu. Tuttu lu corpu di la Talia si sta muvennu abbersu a lu Livanti. Dunca la Sicilia s'alluntana di la Talia e mancu lu cavadderi (Berlusca) pó fari nenti.

Salutamu!

Peppinnappa ha detto...

Sento di dover esprimere tutta la mia solidarietà al popolo abruzzese, vittima delle forze della natura, ma anche dell'incuria con cui questo stato gestisce il territorio e la prevenzione, attaverso la messa in sicurezza degli edifici, in relazione ad eventi che si è certi, prima o poi, si scateneranno con forza devastante.

COMITATO SICILIANO ha detto...

La sorte si accanisce contro le Due Sicilie :-(

Abate Vella ha detto...

Sono d'accordo con quanto detto da Nebros.

Per quanto riguarda gli indipendentisti, come ho gia' detto altrove, ho l'impressione che non si siano resi conto di quanto sia cambiato il mondo negli ultimi anni.

In ogni caso, lo dobbiamo anche a loro se oggi ancora esiste la Nazione Siciliana. 20 - 30 anni fa erano soli a parlare di certe cose apertamente.

Spero sempre che si riescano a coagulare in qualcosa di consistente (magari con qualche ricambio generazionale) perche' un partito indipendentista e' necessario per tenere alle corde chi governa.

Peppinnappa,

spesso non so molto piu' di quello che scrivo. Questo e' un blog e mi posso permettere il lusso di azzardare conclusioni e tentare ricostruzioni ardite, che a volte vanno nella direzione giusta.

Ma queste "ricostruzioni" servono a mettere il moto il pensiero in maniera diversa da quella dei giornali ufficiali. Secondo me permettono di avere una visione alternativa suggerendoci che esiste una versione diversa da quella ufficiale.

Alla fine ognuno, come dici tu, si fara' la propria idea. Io spero sempre che voglia condividerla con gli altri qui o su un altro blog.

Anonimo ha detto...

Furono o no illegittimi i plebisciti del 1860 66? I monarchi incorporavano il diritto divino e umano dentro I regni ma in modo illegittimo non seguivano il suddetto diritto ..i trattati a cosa servivano se potevano essere disattesi il giorno dopo con un altra guerra...la consuetudine ,le fonti del diritto erano o non erano superiori ai trattati?e gli accordi segreti tra regni ...qual.era il vero ruolo del papato come rappresentante del diritto divino se non controfirmava i trattati?e possibile oggi come oggi tramite la corte di giustizia internazionale dell.aja tornare agli stati preunitari?si parla tanto di stati democratici...ma che cos'è la democrazia se non ci sono i referendum propositivi,revocativi e confermativi?