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venerdì, aprile 24, 2009

La leva del potere

Non per essere ripetitivi, ma anche per questa tornata elettorale continueremo a dire che l'unico voto che conta è quello dei siciliani. Quello che succederà in continente avrà rilevanza minima. Peggio, in continente contano solo i voti dell'MPA, che tramite quelli potrebbe superare o meno la soglia del 4%.

E questo non per campanilismo o altro. Ma perchè l'obiettivo di tutte le lotte politiche si svolgono in Italia sin dal 1992 è solo uno: il controllo della Sicilia e del suo hub infrastrutturale ed energetico. Un hub che sarà centrale nel nuovo ordine mondiale che si sta materializzando a passi sempre più veloci.

Nell'avvicinarsi di questo traguardo, gli schieramenti si sono esposti sempre di più, oltrepassando quella finta dicotomia destra-sinistra e mostrandosi alla luce del sole nella vera contrapposizione nord-sud.

Molti dei gruppi che da nord si fronteggiavano nello scontro azzannandosi ferocemente ed indebolendosi a vicenda si trovano oramai all'ultima spiaggia e si stanno giocando le poche carte rimaste. Basta vedere gli “assi” calati dal PD (previo assenso del pecoraio, statene certi...): si rispolvera ancora una volta la Borsellino, con quel suo sorriso inconsistente, dopo che la si era ostacolata duramente quando veramente avrebbe potuto combinare qualcosina.

Si rilancia lo stantio Crocetta, che come ad ogni viglia elettorale viene fatto vittima di un tentato omicidio (ma come ci può essere ancora gente che crede a sti minchiati?), e si aggiunge Italo Tripi, il segretario della CGIL siciliana.

L'IDV di Di Pietro propone addirittura De Magistris (la montagna “Why not?”, ha partorito il topolino della candidatura alle europee...) e la Sonia Alfano, mentre l'unica lista di sinistra che potrebbe veramente avere un anima meridionale, l'MPS di Vendola, scende in campo con amici a dir poco “sospetti”, quali i verdi, e potrebbe presentare lo stesso Vendola e il decano di Bruxelles Claudio Fava.

Dall'altra parte Cuffaro ha promesso di lanciare i suoi assi Antinoro e Gianni, già assessori-ministri della giunta Lombardo, mentre l'MPA si presenta con tre pesi massimi locali: lo stesso presidente, Nello Musumeci (La Destra) e Francesco Musotto, ex Forza Italia.

Il perchè di tutti questi “carichi” è presto detto: se l'obiettivo è conquistare il potere in Sicilia, allora la cosa da fare è togliere voti a Lombardo visto che è lui quello più vicino alla conquista del potere assoluto al centro del Mediterraneo.

Manca un partito all'appello: il gregge principale del pastore di Arcore, il PDL.

Nel PDL in effetti le cose non sono ancora chiarissime. Notiamo innanzitutto l'annunciata rinuncia di Buffardeci, vice presidente della regione.

La sua possibile assenza fa sottilmente il paio con quella della Finocchiaro, ed insieme dimostrano quello che dicevamo sulla divisione nord-sud: nei principali partiti nazionali il fronte meridionale è capeggiato da D'Alema (PD) e da Miccichè (PDL), mentre la Finocchiaro e Buffardeci sono i loro rispettivi delfini.

La loro posizione “meridionalista” li ha consegnati ad un lento declino nei loro partiti (o forse è stato il declino che li ha consegnati al “meridionalismo”?), ed ora costoro tentano di risalire la china da sud. Ma se da un lato D'Alema si trova confinato ad una tattica attendista, Miccichè dall'altro usando la sponda MPA continua a lanciarsi in attacchi all'arma bianca che hanno costretto il Cavaliere sulla difensiva e favorito l'ascesa di un altro siciliano, il guardasigilli Alfano, oggi delfino di Silvio, nella veste dell'ascaro di turno.

Alfano adempie al suo ruolo in pieno. Ad esempio in Puglia ha bloccato le indagini contro il collega di corrente Fitto, l'ascaro del tavoliere, ed in Sicilia sembra che nel ritardo del fondi FAS ci sia il suo di zampino.

A suggerirlo è lo stesso sottosegretario con delega al CIPE (“Miccichè fa outing: i fondi Fas non arrivano perché nel PDL lo temono”, SiciliaInformazioni.com 22 aprile 2009):

“Non è affatto vero [che ancora mancano chiarimenti dalla Regione, ndr], sostiene il sottosegretario Miccichè, non manca più nulla. Alcuni politici siciliani non vogliono che sia io ad erogarli in questa fase di campagna elettorale”.

A pensarla diversamente, cioè a sostenere che manchi qualcosa, è il presidente della provincia di Catania Castiglione, e basta seguire il filo che tirano le sue parole per arrivare, attraverso Firrarello, a Schifani e ad Alfano.

Da queste vicende si possono capire molte cose: innanzitutto che, malgrado tutti gli italioti continuino a non sapere dove si trovi e cosa succeda nell'isola a tre punte, le sorti del primo partito del paese sono nelle mani di tre siciliani (appunto Miccichè, Alfano e Schifani) e come qualcuno possa ancora dubitare che alla fine l'unico obiettivo di Berlusconi sia il controllo assoluto della Sicilia (che evidentemente ancora non ha...) francamente non lo so.

Capiamo anche quale sia la leva che il pecoraio sta usando per aprire questa cassaforte: un litigio tra siciliani. Spesso inventati per coprire le malefatte romane, questa volta siamo di fronte ad un litigio vero [*]: lo scontro tra questi tre figuri è puramente indirizzata alla conquista del potere a casa loro e questa lotta ha fatto sì che l'ex presidente dell'ARS si schierasse con il sud, e ad Alfano e Schifani toccasse la parte degli ascari.

Il problema per il nord è che questa leva non è così forte come potrebbe sembrare. Schifani al culmine delle celebrazioni per la nascita del PDL non si è presentato sul palco insieme alla Prestigiacomo e ad Alfano per il t(ri)onfo di Silvio.

Interrogato circa la sua assenza pare abbia detto di essere rimasto a Palermo per il compleanno della moglie: “Fra il battesimo della nuova storia e il compleanno della moglie, non avrebbe esitato. Meglio Palermo.”, ci sussurra Parlagreco (“Congresso PDL. Fini e Schifani unici assenti sul palco del trionfo”, SiciliaInformazioni.com 30 marzo 2009).

Già, “Meglio Palermo”. Alla fine, sempre di lotta per il potere si tratta. Ed il trono che conta è quello di Palermo. Non quello della triste Milano, dimenticata da tutti.

Si potrebbe pensare si tratti di punti di vista. Può darsi: non bisogna mai sottovalutare la forza della persuasione. Potrebbe anche darsi che Alfano si sia persuaso di essere lui quello che sta facendo la leva. Sul Cavaliere per conquistare Palermo.

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[*] E' all'interno di questo scontro che vanno interpretate le recenti esternazioni di Miccichè riguardo a Garibaldi. Nelle sue dichiarazioni non vi è alcuna avversione nei confronti dei poteri che hanno diretto il risorgimento italiano. Miccichè non ha proposto semplicemente di cancellare il nome del Nizzardo dalla Sicilia, ma anche di sostituirlo con quello di Federico II, da lui definito “illuminato” , aggettivo piuttosto “fraterno” (“Miccichè scatenato. Se la prende con Giuseppe Garibaldi e con il federalismo fiscale. Per par condicio”, SiciliaInformazioni.com, 20 aprile 2009).

25 commenti:

L'Ingegnere Volante ha detto...

Ho visto che hai scritto di Crocetta. La notizia l'avevo notata pure io (in bella mostra in alto sulla home page di Sicilianinformazioni). Non so come mai, ma sotto elezioni si riaggregano le cupole e ritornano le minacce di attentati mafiosi... mah!!!

sR ha detto...

Meno male che scrivi in italiano i tuoi posts...se usassi il dialetto della tua (vostra) Trinacria capirei ben poco.
Comunque si, le tue osservazioni a noi italioti (sono del continente io...) fanno riflettere.
Anche se per capire un pò cosa intendi ho dovuto andare a ritroso nei tuoi vecchi (anche del 2005...) posts.
Questa Sicilia è da molto tempo che fa da ago della bilancia, quasi da giudice direi. L'evoluzione che hai paventato spesso, pare stia avvenendo.
Però sappi che la vostra sorte è anche nostra.
Almeno per quelli come me (noi?) che vedono il sud sotto un'altra luce.

x_alfo_x ha detto...

sR ...di dove sei? Come ti chiami?

Abate Vella ha detto...

sR,

per italioti intendo tutti gli italiani che continuano a bersi lo spettacolo imbastito dai media ufficiali, siciliani e non (ti assicuro che la Sicilia è piena zeppa di italioti tanto quanto il continente).

Indubbiamente i destini di tutti i popoli italiani sono collegati. D'altrode prima dell'unificazione gli scambi culturali e sociali tra la Sicilia ed il resto d'Italia erano sempre stati fortissimi.

A mio avviso questi scambi sono addirittura cessati con l'unificazione che ha costruito un muro tra due realtà che già esistevano (sud e nord) ma tra le quali ci poteva essere si conflittualità politica, ma mai sociale, come invece è successo a partire da questa unità.

Per quanto riguarda la situazione attuale, Berlusconi sta facendo un grosso errore, perchè invece di gestire a nord quello che oramai è inevitabile, si sta ostinando a cercare di controllare anche il sud rischiando (nella peggiore delle ipotesi, ovviamente...) di far sfociare tutto in guerra civile.

sR ha detto...

e infatti quello è il pericolo più grande! Ci sta mettendo tutti contro tutti!
Io non ho davvero nulla in contrario ad un'eventuale indipendenza siciliana, per troppi anni siete stati sfruttati per mosse geopolitiche gestite in modo, diciamo così, "illuminato". Oltre ad essere ago della bilancia internazionale, lo siete stati anche, e soprattutto, a livello nazionale (1992).
Quindi cari miei, la vostra battaglia la sento particolarmente vicina.

un saluto a tutti

stefano

Peppinnappa ha detto...

Dico una cosa che non c'entra, ma che ritengo meriti attenzione.Il Comitato, pur non essendo io un adepto, gentilmene mi manda delle e.mail con le quali mi segnala dei post, che io mi vado a guardare trovandoli spesso interessanti. Ultimamente me ne ha mandato una per segnalare che al palazzo reale di Napoli è stato ripristinato un ponte che univa due ali del palazzo medesimo, ma ove al centro, allo stemma borbonico che stava in origine, è stato sostituito quello dei savoia. Ora credo che qui si stia veramente esagerando, qui non si tratta di essere borbonici o savoiardi, che oltre tutto i savoia, mi dicono, si difedono assai bene a "ballando sotto le stelle", qui è un attentato alla cultura, un vero e proprio falso storico. Se a Napoli nessuno sente il bisogno di rilevarlo, che lo si rilevi qui dalla Sicilia, anche il nostro Presidente, che si pone anche come leader nazionale, potrebbe farlo notare. Ripeto che non si tratta di una questione di "tifo" ma di un vero e proprio scempio al patrimonio culturale e nei confronti della storia, che piacerà o meno, ma è certamente quella che è: è come se a Palazzo dei Normanni levassero le aquile sveve e ci mettessero lo stemma dei savoia, oggi nel 2009, ma chi è, stamu niscennu pazzi!
Quanto al trasversalismo nord-sud, presente nelle due maggiori coalizioni nazionali, mi sembra assai chiaro per quanto riguarda il PDL, un po' meno con riferimento al PD, almeno quello meridionale. Non so cosa faccia D'Alema, ma è certo che personaggi, come per esempio la Finocchiaro, per recuperare il rapporto con "casa loro" lavoro ne devono fare e sinora non mi pare di aver visto nulla.

Abate Vella ha detto...

Peppinnappa,

hai perfettamente ragione sulla storia del ponte. Ho inserito il post del Comitato tra gli approfondimenti.

Come ho già detto in altre occasioni, i Borboni fanno parte della nostra storia e la loro memoria deve essere recuperata e riabilitata rispetto alle esagerazioni risorgimentali.

Per quanto riguarda il "meridionalismo" del PD, esso fa capo proprio a D'Alema, e la Finacchiaro è il suo "delfino".

D'Alema avrebbe voluto fare quello che sta facendo Lombardo, ma portando l'epicentro in Puglia (vi ricordate, parlava di fare l'aeroporto del Mediterraneo a Bari?). Credo anche che la scalata della Finocchiaro nel PD facesse parte di questo disegno: egli infatti aveva bisogno di una forza catanese per contrastare l'MPA. La cosa non gli è riuscita, ma oggi che tutti cercano di togliere voti a Lombardo, la Finocchiaro (che ricordiamo ha avuto parole di elogio per Lombardo) sta alla larga pur essendo un peso massimo a Catania ed in Sicilia. Questo per non favorire il PD nordista.

D'Alema è sempre in prima fila ai congressi dell'MPA.

Abate Vella ha detto...

Segnalo l'interessante articolo di Parlagreco sulla vicenda Bondi.

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/50225/alla-guerra-sicilia-avvertimento-bondi-lombardo-colpevole-presentare-liste-tutte-circoscrizioni.htm

In chiusura, da notare che finalmente il nostro si azzarda a dire una cosa che tutti noi vediamo da anni:

Raffaele Lombardo non se n’è reso forse conto, ma l’esito della sua battaglia di autonomia, anche all’interno dell’alleanza, darà risposte di più ampio respiro che non le vicende siciliane.Raffaele Lombardo non se n'é accorto? Mah... come si fa a sostenere certe tesi non lo so...

Anonimo ha detto...

Anche al Palazzo Reale di Palermo in uno dei portoni c'è un bello stemma di casa Savoia giustapposto agli ornamenti precedenti, purtroppo. Ma è un terreno minato che forse è meglio non toccare. Il Palazzo Reale di Palermo racchiude in sé tutta la storia siciliana, quasi sempre anche il centro del potere in Sicilia. Quello stemma ricorda la triste dominazione sabaudo-italiana e può restare dov'è. D'altronde il neo-borbonismo può essere anche una trappola. I Borbone portano responsabilità gravissime contro la Sicilia e sono stati dichiarati decaduti per sempre, e giustamente, dall'ultimo Parlamento sovrano legittimo che la Sicilia abbia avuto. Non ho nulla di particolare contro il Comitato, i neoborbonici, neanche contro il feticismo di andare a riprendere anticaglie di quel cinquantennio duosiciliano che tanto gli sta a cuore.
Ma la "dominazione napoletana" o "italiana del sud" non sarà mai un bel rimpianto rispetto a quella "italiana del nord". Se vogliono unirsi a noi, bene. Se pretendono di egemonizzare il grande risveglio siciliano con questo feticismo per una vecchia dinastia imbelle, stiano freschi.
I resti di quella dominazione sono stati ingiustamente cancellati, ma si tratta davvero di 4 pietre. I migliori beni culturali la Sicilia se li è costruiti "prima" che i Borbone tradissero il giuramento fatto all'atto dell''incoronazione. Dal 1816 al 1860, costruirono qualche carcere, qualche edificio militare e poche, pochissime opere destinate alla collettività. A Palermo il "teatro carolino", l'educandato "Maria Carolina", e il "Foro Borbonico" (oggi "Teatro Bellini", educandato "Maria Adelaide", "Forto Italico Umberto I") sono tutti del '700. Nell'800 costruirono solo l'Ucciardone mentre il Giardino Inglese fu fatto dalla municipalità palermitana. Insomma....

Peppinnappa ha detto...

Abate, interessantissimo il pezzo segnalato, per questo i sicilianisti, a mio avviso ripeto, non possono permetersi di fare gli "schizzinosi" oltre misura, i margini di manovra a Lombardo bisogna lasciarglierli. La sua è una battaglia già ben dura.
Quanto all'anonimo tengo a ribadire, che la questione posta "sulla integrià" di un monumento, come ho precisato, non riguarda un giudizio su i Borbone, bensì un obiettivo dato culturale.Sul piano del giudizio politico,invece, io tengo a preciare che non sono un neoborbonico, ma della storia di un Paese si può dir bene o male, ma ciò che non si può fare è semplicemente cancellarla, perchè questo significa cancellare la memoria storica di un popolo, qualunque essa sia stata. Peraltro, se è vero che i Borbone non furono per così dire "particolarmente affettuosi" verso la Sicilia, è anche verò che ove la storia non si cancelli, come si pretende di fare, ma la si interpreti, com'è corretto fare,per quanto riguarda la vicenda siciliana un raffronto tra la padella borbonica e la brace savoiarda bisogna pur farlo, altrimenti che senso avrebbero tutte le recenti polemiche, fortissime proprio in Sicilia, su Garibaldi liberatore, anche da parte di chi certamente neoborbonico non è? Non lasciamo mai che la nostra polemica nei confronti di qualcuno si sovrapponga al nostro amore per la trasparenza e la ricerca della verità. Ciao

nebros ha detto...

facciamo attenzione, però, a non sostituire alla falsa storiografia risorgimentale, la falsa storiografia filoborbonica

Anonimo ha detto...

Sono l'anonimo di prima e concordo tanto con Peppinappa quanto con Nebros: quello che i Borbone hanno costruito non è giusto sia stato rinominato con nomi sabaudi. Non intendevo che, per i torti che ci fecero, debbano essere puniti con la damnatio memoriae che li ha colpiti sinora. Hanno fatto anche qualcosa di buono, sarebbe antistorico dire il contrario. E' corretta anche la metafora della padella e della brace.
Per questo parlavo di trappola. Non dobbiamo guardare troppo a quel passato né, tatticamente, aprire un inutile fronte con i fratelli del Sud. Questa sì è una trappola: o diventate neoborbonici fino al midollo, e sbandate rispetto al processo nazionale di liberazione della Sicilia, o rispondete polemicamente contro il neoborbonismo e dividete inutilmente il fronte meridionale. La faglia sotto lo Stretto c'è, c'è sempre stata, non ampliamola oltre il necessario però. Sarebbe meglio non raccogliere troppo certe provocazioni tutte fondate sul giudizio storico di quel cinquantennio.
Un esempio per tutti e poi taccio. I governi in quei cinquant'anni erano affidati a "luogotenenti" (non più a vicerè, e ne corre di differenza) i quali erano quasi sempre poliziotti, funzionari degli interni, etc. Con una nobile eccezione: il Principe Leopoldo, fratello di Ferdinando II che, per qualche tempo, fece il luogotenente negli anni '30. Con lui riaprì l'università di Messina che Carlo II aveva chiuso nel '600 ai tempi della grande rivolta, con lui si costruirono strade e scuole e i Siciliani erano lusingati che il re avesse mandato loro un principe reale anziché il solito sbirro. Purtroppo le notizie di quell'idillio arrivarono a Napoli e Ferdinando II, conoscendo forse la storia di Federico III che era stato acclamato re dai siciliani contro il fratello Giacomo che, dall'Aragona voleva vendersi la Sicilia e poi di Giovanni di Pegnafiel cui fu offerta la corona, mentre era vicerè in nome del fratello Alfonso, decise di richiamare il fratello sin troppo popolare e continuò con i vecchi metodi. Insomma luci ed ombre, ma non al punto da farne chissà quale bandiera.

zetan ha detto...

L’unico limite che oggi possiamo considerare, in un progetto di autonomia vera, potrebbe essere quello collegata alla moneta, alla gestione mondiale della stessa, in riferimento alla nuovo ordine mondiale, che controlla i territori interferendo pesantemente sui governi, riguardo alla gestione e alla programmazione. Certo i riferimenti col recente passato sono sempre utili, ma con un atteggiamento di osservatori distaccati, non certo con l’aspirazione sentimentale di restaurare forme coloniale già vissute. Dunque il mio atteggiamento rispetto ad un programma di autonomia emancipata, non può riferirsi al desiderio di rievocare un periodo coloniale migliore, quale quello borbonico ma, progettare e dunque convogliare le energie verso la massima l’autonomia possibile. Oltrepassiamo questo vecchio steccato della sottomissione, per declinare la piena responsabilità di autogoverno. Proviamo a proiettarci su qualcosa di nuovo di attuale, più che rievocare il meno peggio del recente passato. Poi se c’è da lavorare sul ripristino di simboli ritenuti importanti bene, lo si faccia ma, senza però che questo assuma una qualità prevalente, senza che questo ponga dei limiti alle attuali potenzialità della nostra Autonomia. L’area di libero scambio, per esempio, rimane l’argomento centrale, per comprendere quali sono le dimensioni e gli interessi attorno al nostro territorio, proviamo a vederle in una prospettiva di massima indipendenza. Assumere una “Autorevole” ed Libera programmazione politica, può garantirci pieno splendore culturale, sociale, spirituale ed economico. Per trasformare la nostra condizione dobbiamo dimostrare a noi stessi di avere queste capacità, quindi non cerchiamo nascondigli, non ci sono scappatoie, per realizzare questo progetto è necessario mettere in discussione vizi e virtù. Se proprio vogliamo fare una comparazione, per afferrare un modello sociale utile probabilmente dovremmo attingere insegnamenti ed energie da quel passato che ci portiamo dentro, non scritto, ma inciso nel nostro DNA e continuamente testimoniato dal nostro territorio, del periodo preellenico. Proviamo a modificare l’atteggiamento tipico di chi ha subito secoli di subordinazione ed eviteremo di subirne ancora.

Peppinnappa ha detto...

Lo conoscerete tutti, ma lo segnalo lo stesso

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/50272/governatore-della-sicilia-risponde-bondi-decidevano-tutto-loro-alleati-vanno-rispettati.htm

L'intervista l'ho vista ed ottima mi è sembrata la performance di Lombardo, finalmente un Presidente che ci fa fare bella figura. Quanto al discorso dell'abate in ordine ai trasversalismi nord-sud, esistenti anche nel centro sinistra, comincio a convincermi anch'io, mai visto una Lucia Annunziata così "dolce", nonostante la presenza di Storace. Come si suol dire, se sono rose fioriranno, noi speriamo bene.

Abate Vella ha detto...

Peppinnappa,

riguardo alla "dolcezza" della Annunziata, vedi anche mio commento su alla domanda di Zetan su L'Obelisco del mondo.

Zetan,

una cosa volevo dire: in realtá la Sicilia di dominazioni straniere ne ha subite meno di molte altre nazioni. E'la storiografia italiota che le fa apparire tali. Le uniche due vere dominazioni sono state quella dell'impero romano e quella attuale dell'impero "occientale".

Per il resto sono distorsioni: la sicilia musulmana era un regno indipendente, quella normanna vale per noi come per l'Inghilterra (visto che furono due cugini che conquistarono il potere nelle due isole)

Le altre non sono dominazioni, ma unioni della corona siciliana con un altra corona, come quella spagnola o quella dei Borbone. E queste erano decisioni che venivano prese per tutte le nazioni europee, per la Francia, per la Spagna etc etc.

Addirittura si sono inventati una dominazione "Aragonese", in cui i sovrani nascevano a Carrapipi o a Ramacca ma visto che i loro trisavoli provenivano dall'Aragona...

COMITATO SICILIANO ha detto...

Ciao a tutti, io leggo che i Borbone portano "responsabilità gravissime" per la Sicilia ed io mi chiedo dove sono?
I Borbone furono Re, come furono i normanni e gli svevi, legittimi discendenti dalla dinastia di Ruggero e come tali devono essere rispettati.
Grazie ai Borbone la Sicilia fu proiettata in un epoca moderna, tant'è che diversi primati economici risiedono proprio in Sicilia e non si tratta solo di monumenti, ma parliamo anche di riforme economiche ed infrastrutture, di imprese, che non sono ancora note al grande pubblico solo perchè ci vuole tempo, ma ormai grazie ad Internet abbiamo accelerato. Ormai gli archivi sono stati aperti.

Molto difficile mi riesce poi comprendere perchè si fa iniziare una sorta di nuova era nel 1816, se i Borbone si instaurarono nel 1734.Dal 1816 nella pratica non cambiò nulla, il trono sempre a Napoli stava, la Sicilia conservò tutte le prerogative come la moneta propria.
Più che altro mi concentrerei su un analisi economica per vedere se effettivamente i Borbone regnarono bene o meno e mi pare che il governo fu molto buono visto che le cronache ci dicono che fino al 1848 la Sicilia era l'unica in Europa a non avere debito pubblico.(p.s. anche l'autonomia del debito pubblico era mantenuta)

Cosa fa una nazione, i confini o il nome?Gli Aragonesi dei Vespri le chiamarono Due Sicilie e così rimanga.
In ogni caso chiamamolo come vogliamo, ma i confini originali sono quelli di Ruggero e mi auguro che a distanza di quasi 1000 anni continueranno ad essere rispettati.

nebros ha detto...

abate, non è proprio come dici tu, ogni popolo venuto da fuori è un occupante e dominatore per chi ci stava prima. la differenza tra ad es. normanni e romani è che i primi rimasero in sicilia, ma agli occhi della popolazione locale, almeno all'inizio, essi era dominatori(e ne distrussero di paesi...).
il piemonte ci ha occupati come hanno fatto i normanni, gli arabi, ecc, con la differenza che quest'ultimi hanno solo saccheggiato questa terra.
riguardo ai borboni, la maggior parte dei siciliani non li ritengono loro re e non mi si venga a dire che nesun siciliano partecipò alla rivoluzione del 1860, perchè non è vero!
l'unica cosa in comune con il primo regno di sicilia sono i confini, stop.
cmq la vita và avanti e dei confini del regno delle 2 sicilie, non interessa a nessuno, nè dei borboni.

Abate Vella ha detto...

Nebros,

certo ho generalizzato. Ogni nuovo arrivato e' un occupante per chi ci stava prima.

La differenza pero' e' anche nel grado di autonomia che viene lasciato ai poteri "interni": il motivo ultimo per cui il ricordo dei Borboni trova spesso "qualche" scettico in Sicilia e' la loro modifica costituzionale del 1816. Anche se come dice il Comitato, alla fine tutto rimase lo stesso.

Pero' indipendentemente da quello che si possa ritenere, i Borbone erano legalmente i regnanti in Sicilia.

Per quanto riguarda il governo Borbonico, forse non ne so abbastanza, ma a me sembra che se raffrontiamo il periodo borbonico con quello spagnolo ad esempio, sul piano puramente economico credo che i Borbone abbiano dimostrato molta piu' attenzione alle popolazioni locali di altri.

Non ci scordiamo che il periodo era particolarmente difficile a causa delle pretese imperiali britanniche (che poi ebbero la meglio...).

Per me la riforma del 1816 fu un grave errore politico che apri' la crisi che poi porto' alla catastrofe risorgimentale. Ma in questo credo che ambedue le parti abbiano le loro responsabilita'.

Ma essendo io "sicilianista", sono convinto che le rivoluzioni del 16 e del 48 abbiano ancora di piu' forgiato la nostra identita', ed abbiano portato all'indipendentismo del secolo scorso.

Inoltre la " catastrofe" risorgimentale secondo me era inevitabile, qualunque cosa avessero fatto i Siciliani o i Borbone. Troppo isolati eravamo in campo internazionale e troppo forti i poteri finanziari che ci combattevano.

Peppinnappa ha detto...

Non mi trovo d'accordo con la tesi della "purezza della razza", che va fatta risalire al primo uomo apparso su una regione del pianeta. Una cosa del genere non esiste in nessuna parte del mondo, perchè la storia è fatta di migrazioni e di un mischiarsi degli uomini tra di loro. Anche i Greci sono popolazioni che emigrarono nell'attuale Grecia trovando ivi altre popolazioni, ma nessuno si sognerebbe mai di dire che quella greca non fu una civiltà autentica e radicata sul territorio. I traumi iniziali sono inevitabili e quanto più indietro si va nel tempo tanto più essi non riguardano necessariamente migrazioni esterne, potendo avvenire, come di fatto avvenute, anche tra comunità della stessa gente, per esempio, per il possesso di un pozzo d'acqua, di uno stacco di terreno più produttivo, per un rapimento di donne, come nella tradizione romana, ecc. Il problema vero è quello, appunto, dell'identificarsi infine col territorio e del "mischiarsi" con la gente preesistente su quel territorio. Ciò accadde certamente in Sicilia, sia con riguardo ai greci, sia con riguardo ai normanni, per cui più che di dominazione è più corretto parlare di periodo, così com'è corretto dire che quella borbonica, buono o cattivo che sia stato il loro governo, non fu per la Sicilia una dominazione, mentre tale fu l'annessione savoiarda. A voler ragionare per estremi come fai tu, te lo dico con affetto Nebros, un siciliano che ha il nonno o il bisnonno fiorentino o americano, non è e non sarà mai un siciliano autentico, ma con questi criteri chi sono i siciliani autentici e come li andiamo ad individuare? E non ti pare così che andiamo a sfociare in un campo assai ristretto oltre che assai poco edificante?

zetan ha detto...

1) declinare la piena responsabilità di autogoverno per me significa, pensare ad un passato dove, come ribadisce anche Nebros, non vi è una limpida autonomia di popolo, oggi a cosa serve se non ad alimentare il timore inconscio di non essere all’altezza di tale incarico? Possiamo immaginare che dal nostro popolo provenga la piena responsabilità politico programmatica? Non siamo nel 18° 19° o 20° ma nel 21° secolo e dunque proviamo ad immaginare cosa siamo in grado di fare oggi, oltre le nostre contraddizioni sociali che non scompariranno d’incanto anche con la più ampia delle Autonomie.
2) Assumere una “Autorevole” ed Libera programmazione politica, può garantirci pieno splendore culturale, sociale, spirituale ed economico, è chiaramente collegata alla prima e dunque: ci sentiamo la responsabilità di assumere quale atteggiamento la piena coscienza di comportamenti rispettosi verso le nostre Istituzioni che secoli si dominazione hanno annientato? Riscoprendo le antiche conoscenze anche mistiche che erano insite nelle nostre popolazioni? Autonomia anche mistico religiosa.
3) Non cerchiamo nascondigli, non ci sono scappatoie, per realizzare questo progetto è necessario mettere in discussione vizi e virtù, se ciò non dovesse avvenire ne i Borboni piuttosto che i Normanni o gli Svevi potranno salvarci, dobbiamo metterci in discussione adesso, per oltrepassare i limiti che conosciamo bene e pertanto non ci sono scappatoie in questo senso.

nebros ha detto...

la purezza delle razza?
mi pare che tu abbia travisato completamente il mio discorso.
quello che ho detto io è che oggi noi osanniamo i normanni o gli svevi, ma stai tranquillo che all'epoca ce ne furono di guerre contro di loro ed essi stessi misero a fero e fuoco la sicilia; questo vale anche per gli arabi, per i greci, ecc, ecc,

quando sento molti sicilainisti dire che bisogna ripulire il siciliano dall'italiano, mi domando perchè dovremmo farlo, visto che noi non andiamo fieri dei nostri termini di origine araba o greca o altra ancora; e questa cos'ha di diverso?

il discorso è che la storia non guarda mai alla realtà quotidiana che vivevano i protagonisti dell'epoca, e si cerca sempre di mitizzare o di demonizzare a secondo gli andamenti politici del momento in cui la storia è scritta.
da appassionato di storia, ho le scatole piene dell'uso politico e della manipolazione storica!

Abate Vella ha detto...

Zetan,

sottoscrivo tutti e 3 i tuoi punti, il terzo in modo particolare.

Nebros,

anche a me spesso l'uso politico della storia porta la nausea, ma eliminarlo completamente é forse utopia. Qualcuno diceva che l'uomo é un animale politico...

Ció non toglie che si possa fare di meglio che non continuare a dedicare piazze e strade a Garibaldi o ai Savoia ;)

Peppinnappa ha detto...

Il tempo è fatto di passato, presente e futuro. Il presente non si coglie se non si interpreta il passato ed il futuro non si progetta se non si intrepreta il presente. La storia è la politica di ieri e la politica di oggi sarà la storia di domani. Spezzare questa dinamica è a mio avviso articifioso e porta a progetti di corto respiro, cioè non politici, proprio come sta accadendo al giorno d'oggi.

zetan ha detto...

Mi dispiace Peppinnappa dissentire su un aspetto, oggi non c’è presente, perché agiamo in modo dissennato e per questo non creiamo un futuro degno. Non riusciamo a costruirlo perché dobbiamo sottostare a condizionamenti fortissimi, accettare i soprusi quale normale relazione tra essere evoluti, parliamo senza guardarci negli occhi, come noi adesso. Nel concreto dobbiamo garantiamo i costruttori affinché possano speculare indisturbati e, come in Abruzzo debbono continuare a farlo senza interferenze massacrando persone nel silenzio più assordante; siamo in mano alla veline, magari; siamo con i comuni pieni di derivati; ecc. E dunque siamo costretti a rivolgere lo sguardo al passato, perché il presente fa schifo, tentiamo di salvare i centri storici delle città perché siamo consapevoli che oggi nemmeno siamo in grado di immaginare come si possa realizzare l’eleganza, la dignità, la passione. Viene calpestata invece che riconosciuta la saggezza. Un dolore atroce che ci porta a soddisfare questo vuoto rivolgendo lo sguardo al passato quasi a volerlo resuscitare. Lo faccio anch’io quando mi immergo nei miei luoghi sacri, dei Siculi o Sicani. Ma credimi non serve a niente. Mi serve sono a capire che questi hanno avuto il dono e la capacità di vivere e noi no. Noi siamo spettatori piaccia o no. Viviamo una vita virtuale che non vogliamo accettare perché è inaccettabile.

Peppinnappa ha detto...

Zetan, il presente per definizione necessaria c'è, sarà brutto e squallido, ne convengo, ma c'è. Quanto al passato esso non costituisce certamente mio rifugio, ma oggetto di studio,o meglio, per essere più modesto, di curiosità. Tant'è che non mi fermo ai siculi e ai sicani, ma considero l'evoluzione della storia. I miei rifugi sono ben altri, direi che sono le speculazioni teo-filosofiche, cui indulge talvolta anche l'abate Vella con certi suoi post.