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venerdì, novembre 19, 2010

I persiani a Palermo

Se da un lato rimane fondamentale per decifrare gli eventi politici di casa nostra tenere conto dei più ampi sommovimenti che stanno caratterizzando la presente era, dall'altro è importante anche dare conto dei piccoli passi che si fanno in Sicilia per tornare ad inserirsi nelle dinamiche storiche globali come soggetti attivi.

Pochi giorni fa abbiamo delineato brevemente il gioco di contrappesi medio-orientale in cui gli USA cercano di inserirsi per fronteggiare l'avanzata russo-cinese tramite terzi (si veda il post “Nuova Crimea”).

Vediamo ora di annotare due piccoli ma significativi eventi che mettono in risalto come anche da quelle parti, tra Damasco e Teheran, i vertici politici tengano sott'occhio gli sviluppi strategici dell'area centro-Mediterranea.

Il primo di questi eventi riguarda una conferenza tenuta nella capitale siriana nel giugno di quest'anno e denominata “Prima conferenza siriaco-italiana degli imprenditori”.

L'agenzia lanciata dalla Syrian Arab News Agency (“First Conference for Syrian, Italian Businessmen discusses developing Bilateral Cooperation”, SANA 8 giugno 2010) ruota intorno ai seguenti interventi:

“Il presidente dalla Camera di Commercio Internazionale siriana, Abdul Rahman al- Attar, ha invitato gli imprenditori siriani a servirsi dalla speciale posizione geografica della Sicilia nel sud dell'Italia per farne un ponte verso l'intera Europa.

Dal canto suo, l'ambasciatore italiano a Damasco, Achille Amerio ha invitato gli imprenditori siciliani a sviluppare la cooperazione economica e lo scambio di esperienze con la Siria, aggiungendo che la Siria è un partner fondamentale in quanto occupa una posizione geografica che ne fa un importante passaggio per il commercio ed i movimenti culturali tra l'oriente e l'occidente”.


La parte più significativa dell'intero discorso credo sia da considerarsi l'invito rivolto ai siciliani dall'ambasciatore italiano. Le sue parole indicano una rivoluzione strategica. Se fino a qualche tempo fa si faceva di tutto per censurare la posizione culturale siciliana, un ponte verso le aree medio-orientali, oggi nel nuovo sistema globale si cerca di sfruttare tale posizione. Questo perché, ora che il fulcro del mondo si sta spostando da occidente ad oriente, essa diventa sempre più imprescindibile.

Spostandosi ancora più ad oriente, nel caso dell'Iran, è stato invece il Parlamento Siciliano a muoversi con largo anticipo rispetto al resto dell'Europa.

Lo scorso maggio l'ambasciatore iraniano in Italia, Seyed Mohammad Ali Hosseini, è stato in visita a Palermo, secondo le agenzie di stampa persiane su invito del presidente dell'ARS Francesco Cascio (“Sicily to Hold Iran's Cultural Week”, Fars News Agency, 29 maggio 2010).

Hosseini riferisce che “Durante l'incontro Cascio ha evidenziato l'espansione della cooperazione culturale, commerciale ed economica tra l'Iran e l'Italia, la Sicilia in particolare”

I due avrebbero anche preso accordi riguardo ad un nuovo corso di lingua persiana all'università di Palermo ed allo svolgimento di una settimana della cultura iraniana nella capitale siciliana, oltre che discutere l'apertura di una camera di commercio iraniana.

Nella seconda parte l'articolo brevemente descrive alcune caratteristiche dell'Autonomia Regionale:

“La Sicilia è la più grande isola del Mediterraneo ed una regione autonoma dell'Italia. Le isole minori intorno sono anch'esse considerate parte della Sicilia.

La politica siciliana si sviluppa nella cornice di una democrazia rappresentativa presidenziale, nella quale il Presidente del Governo Regionale è il Capo di Governo, e di un sistema multi-partitico e multiforme. Il potere esecutivo è esercitato dal Governo Regionale. Il potere legislativo risiede sia nel governo che nell'Assemblea Regionale Siciliana.”


E con questo abbiamo anche scoperto qualcosa di nuovo sull'Iran: i persiani capiscono lo Statuto Siciliano meglio dei siciliani stessi.

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