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giovedì, febbraio 11, 2010

Un calcio alla storia

Per capire quanto miserrimi siamo oggi e quanto lontana sia ancora la ricomposizione delle enormi lacerazioni che il periodo risorgimentale, iniziato in Sicilia nel 1816 con la cancellazione del Regno da parte dei Borbone, continuato con l'Unità d'Italia e durato almeno sino al 1946, ha lasciato nella nostra società basta leggere il codazzo di commenti causato dalla pubblicazione di un interessante articolo di Giuseppe Di Bella sulla vicenda garibaldina: “Garibaldi ad Alcamo: un equivoco Decreto inganna i siciliani” (SiciliaInformazioni.com, 8 febbraio 2010), l'ennesimo di una serie che ha avuto il grandissimo merito di aprire ad un più vasto pubblico un dibattito che sino a pochi anni or sono era confinato a certi “scalcinati” circoli sicilianisti o neo-borbonici.

Le conclusioni dell'articolo non fanno altro che confermare finalmente per via documentale quello che tutti sappiamo (i “sicilianisti”, per lo meno...):

I siciliani vennero tratti in inganno proprio dal formale ripristino della sovranità del Regno, surrettiziamente ostentata da Garibaldi, da una serie di provvedimenti demagogici, e soprattutto del fatto che l’apparentemente redivivo Regno di Sicilia, avrebbe potuto “patteggiare” da pari a pari, le condizioni del suo ingresso nell’Italia di Vittorio Emanuele.

Ma se una critica si può fare all'autore, è quella di mancare di “buon senso” nel discutere legalità e legittimità di determinate iniziative, buon senso ripristinato dal commento di Massimo Costa:

Il punto è che col tempo il fatto diventa diritto, ci piaccia o no. Quando è accettato da tutti, da tutta la comunità internazionale come legittimo, persino dalle stesse vittime... Altrimenti sarebbe facile dimostrare come non esista alcun ordinamento legittimo, giacché ogni ordinamento nasce da una rottura con quello precedente.

La semplice constatazione del Costa se da un lato ha l'immenso merito di “smontare” e smascherare la teatralità del concetto di legittimità/legalità quale supporto necessario al corretto svolgersi del processo storico e di trasformare quel concetto in mera pretesa (quello che in effetti è), dall'altro permette di fare alcune riflessioni sulle vicende degli anni che vanno dal 1816 al 1860 e su quelle della lotta indipendentista del secondo dopoguerra del secolo scorso. Riflessioni che lo stesso accenno alla dimensione (finalmente) “internazionale” dell'articolo del Di Bella suggerisce.

Il richiamo al Congresso di Vienna del 1815 quale sede decisionale per i destini della Corona di Sicilia (sensu strictu) è troppo spesso sottovalutato. Esso è in realtà fondamentale nella ricostruzione delle dinamiche siciliane ottocentesche e persino novecentesche.

La corona dei Normanni era da secoli vista in Europa come una presenza scomoda da eliminare, mentre in quel momento storico il trono di Napoli è oramai diventato l'agnello sacrificale dello scontro tra l'ancient regime ed il vento di modernità emanato dal secolo dei lumi, vento che dopo gli eccessi della rivoluzione francese era diventato una vera e propria tempesta.

Palermo era entrata in profonda crisi allo scoccare del '500 e quale ultimo relitto o vestigia della sempre più flebile presenza mediterranea dell'oriente andava eliminata per consacrare il trionfo perenne dell'Atlantico.

In questo modo l'Ancien Régime occidentale (cattolico), certo di una riscossa nei secoli avvenire (quella che stiamo vivendo ora...), pensò di avere eliminato definitivamente il nemico d'oriente (ortodosso) dalla scena.

Il discorso è complesso e non lo affronteremo in questa sede. Il punto che mi preme fare riguarda la la posizione dei Borbone nella faccenda. I Borbone non rappresentavano il “potere decisionale” ma il “potere esecutore”. La distinzione non è meramente formale: la nostra casa regnante era letteralmente tra l'incudine ed il martello. E fu costretta dagli “alleati” a fare quello che neanche l'onnipotente Carlo V ebbe il coraggio di fare per non aprire insanabili crisi costituzionali (Carlo V probabilmente aveva studiato per bene la lezione dei Vespri).

Le mire degli inglesi al centro del Mediterraneo in vista dell'apertura di Suez erano certamente note a tutti. La loro potenza marittima rendeva l'opporsi direttamente ai loro disegni un vero e proprio suicidio politico. In altre parole, il trono dei Borbone dopo la già ricordata rivoluzione francese, era un trono ad orologeria: nessuno sarebbe accorso in suo soccorso nel momento del bisogno.

Fu così che nel 1816 nacque il Regno delle Due Sicilie, un vicolo cieco in cui gli stessi alleati misero Ferdinando II assegnandogli il “lavoro sporco”.

Prova di questo ne sia la totale solitudine nella quale Napoli dovette fronteggiare le prevedibilissime (e sacrosante...) rivolte siciliane sin dal 1820, ben prima della guerra di Crimea che segnò il vero punto di non ritorno. La continua intromissione inglese negli affari interni del Regno di Sicilia non convinse nessuno ad intervenire.

Senza contare il tragico disinteresse nel quale il nuovo Regno affogò ingloriosamente tra i marosi della storia al termine dell'epopea garibaldina.

Considerare le rivolte siciliane del 1820, 1836, del 1847 e del 1860 come rivolte contro i Borboni è ingiusto e riduttivo per ambedue le parti. Quelle rivolte vanno inquadrate come ribellione alle decisioni prese dal Congresso di Vienna, ribellione che Napoli non ebbe il coraggio di compiere da sé.

La portata storica di quelle ribellioni non sarà mai esaltata abbastanza. Esse impedirono, per riprendere il commento di Massimo Costa, che il fatto diventasse diritto e seminarono poi quei germogli che nel 1946 diedero vita all'Autonomia Siciliana e, di conseguenza, alla rinascita della Nazione Siciliana. Fatto quest'ultimo che, malgrado la surrettizia cancellazione dell'Alta Corte, è sì diventato diritto.

Quelle rivoluzioni oggi hanno permesso il ritorno dell'oriente ortodosso e musulmano nel Mediterraneo a scapito dell'Ancien Regime europeo e del selvaggio liberalismo anglosassone.

Sembrano avvenimenti lontani nel tempo e poco correlati alla nostra vita quotidiana. Eppure domenica scorsa il Catania, pericolante in classifica, ha vinto la sua partita grazie ad un giocatore fornito a Pulvirenti all'ultimo momento dall'FK di Mosca: un bel calcio nel sedere al Congresso di Vienna.


Con le spalle coperte

15 commenti:

Anonimo ha detto...

Pienamente d'accordo su tutto il post.
Anche i commenti al post di S.I. sono assai interessanti.
Peccato che siano un po' ingolfati da sterili polemiche.
Ma il web è così. E comunque, per chi ha pazienza di leggerli, si capisce con evidenza da che parte stia la verità.
Ribadisco la mia opinione, scomoda per i separatisti forse, ma io non faccio agiografia di creature politiche del passato: il fatto diventa diritto e oggi l'appartenenza della Sicilia all'Italia è legittima, anche se sciagurata. E fra poco (se dura) sarà così anche per il nullissimo Trattato di Lisbona e per l'appartenenza all'Europa.
Ma sento che la Sicilia comunque sta per riprendere la propria strada.
Avete sentito di quel catanese che ha pubblicato un romanzo (Giubileo 2050) in cui prevede che l'Italia si dividerà in 4 e la Sicilia diventerà indipendente?
Fino a qualche anno fa non l'avrebbe scritto nessuno. A forza di dirle certe cose si trasformano in realtà.
Forse la libertà non è tanto lontana.
Massimo Costa

sR ha detto...

http://www.corriere.it/editoriali/10_febbraio_12/noi-italiani-senza-memoria-sergio-rizzo-gian-antonio-stella_a09dafbc-179e-11df-b8a8-00144f02aabe.shtml

leggete leggete...

zetan ha detto...

L'inesorabile trasformazione è visibile a tutti, ritengo anche a quanti non hanno particolare predisposizione a rilevare i contorni di vicende non veicolati attraverso le televisioni.

Attraverso le quali invece i veri padroni ostentano, senza pudore, la loro ingerenza nelle vicende politiche e giudiziarie italiane. Di questa visibilità dobbiamo ringraziare sicuramente Silvio, per il quale non ho mai nutrito particolare simpatia ma, se oggi è visibile a tutti la dominazione anglo-americana su questa nazione lo dobbiamo a lui.

Il caso Bertolaso è un prototipo in questo senso, posso anche immaginare che parte delle accuse abbiano una base di veridicità ma, questo è un andazzo generalizzato nell’ambito delle opere pubbliche, si potrebbe indagare per rilevare con certezza tali consuetudini ovunque, invece no. Si assiste ancora mediante l’intervento giudiziario all’esercizio del potere nel territorio adiacente al nostro, dove gli anglosassoni possono ancora contare su fiancheggiatori efficaci in chiara contrapposizione con a quello siciliano come chiaramente traspare dalle conclusione del post dell’Abate. Questa condizione ci colloca brutalmente al confine di due mondi distinti con tutte le difficoltà che ciò comporta se non adeguatamente supportati da quanti ne condividono interessi, cultura e fede religiosa.

sR ha detto...

Aggiornamento:

il Presidente ce l'ha con voi...

http://www.corriere.it/politica/10_febbraio_12/napolitano-unita-italia_72ded50a-17c2-11df-b8a8-00144f02aabe.shtml

Abate Vella ha detto...

sR,

ho letto gli articoli ed ho aggiunto il secondo tra i link in alto... ma non riesco a capire cosa voglia dire con quel "prospettive separatiste non indipendentiste"... a cosa si riferisce?

Fa riferimento agli "autonomisti" che non si dichiarano indipendentisti ma puntano alla separazione? Si riferisce al federalismo leghista?

Qualcuno ha un'idea?

sR ha detto...

infatti!!!appena ho letto mi sono detto:"ma cosa vuole dire???"
in effetti non si capisce!

comunque la morale è: guai a rivisitare il Risorgimento, la storia è quella e non si cambia!

Anonimo ha detto...

Un tribunale coloniale ha riportato il nome della piazza di Capo d'Orlando a Garibaldi. Peraltro non nome originario ma dato negli anni '30...
Curiosa la motivazione: mancanza di parere del Ministro dei Beni culturali che in Sicilia non ha competenze (voleva dire assessore regionale? no, ha detto proprio ministro) e parere del prefetto che in Sicilia teoricamente non dovrebbe esistere.
Alla faccia dello Statuto.
Dimostrazione che la Sicilia nell'Italia non potrà mai essere rispettata.
Bravo Sindoni per il coraggio, ma l'unica strada per la libertà è l'indipendenza.
E vergogna agli ascari orlandini plagiati.

Abate Vella ha detto...

Quello che conta è comunque il gesto e quelle martellate di Sindoni non le potrà cancellare nessuno.

Per chi vuole approfondire:

http://www.glpress.it/wordpress/?p=21931

Anonimo ha detto...

Ricorderemo i nomi dei soliti noti!

Abate Vella ha detto...

Per quanto riguarda 2050, il libro citato da Costa, suggerisco anche di dare un'occhiata a questo pezzo del Messaggero che si ricollega anche al discorso del "nostro" presidente ed agli articoli porposti da sR:

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=90374&sez=TITOLIDICODA

sR ha detto...

quel "sola con se stessa e con Cosa Nostra" nell'articolo del messaggero poteva essere risparmiato.

Anonimo ha detto...

Vi segnalo il mio intervento critico sull'utilizzo dei FAS su S.I.
Sarebbe un peccato se passasse inosservato.
Lombardo non ha bisogno di camerieri ma va incalzato ogni giorno.
Sui fatti di Capo d'Orlando penso sempre che quando uno stato usa la forza e non più la corruzione allora vuol dire che è debole, o almeno che comincia a essere debole.
Massimo C.

rrusariu ha detto...

Massimo ho inserito un commento al tuo articolo in prima pagina!

rrusariu ha detto...

SR, Ciancimino Jr li sta sputtanando, tutti i soldi arraffati vengono dalle nostre terre. In definitiva sembra che con i soldi di cosa nostra si sia fatta l'Italia.
U Guaglione Napolitano ha voglia di difendere la pizza, ma ormai la mozzarella non tiene più come legante.
Chi vorrà intestarsi adesso il debito pubblico dei compagni e capitalisti tosco-padani? Lo lasceremo in pegno al panem-et-circenses romano?
Il guaio grosso è che tutti cercheranno di scappare... a poi i confini li abbiamo già per natura!

Anonimo ha detto...

Per collegarci al post, tra un pò nel processo al senatore Marcello Dell'Utri, emergeranno le sue responsabilità circa gli sviluppi del congresso di Vienna

dell'Utrihttp://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/02/12/visualizza_new.html_1702633614.html

Brigante