Approfondimenti - Il Consiglio News Feed

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venerdì, aprile 29, 2011

Padania sbranata (seconda parte)

Il cinico gioco di Mosca (abbasso Gheddafi, lunga vita a Gheddafi) non è poi così difficile da capire: prima ha fatto intendere di voler scaricare il rais libico vietandogli addirittura l'ingresso nel paese e favorendo l'impantanamento occidentale in una lunga guerra di posizione, ora il Cremlino preme affinché questa guerra si allunghi il più possibile. La difficile situazione di Berlusconi non ha minimamente preoccupato il duo Putin-Medvedev.

Ed infatti a partire dal voto delle Nazione Unite sulla Libia la posizione di Arcore è precipitata. Il 18 aprile uno dei pezzi strategici più importati dell'arsenale del cavaliere è saltato: secondo il resoconto di Repubblica “Giuseppe Recchi è stato indicato nuovo presidente dell'Eni al posto di Roberto Poli, storico commercialista di Silvio Berlusconi, mentre Scaroni è stato confermato ad. Recchi, scelto personalmente da Tremonti, è uno stimato manager della multinazionale americana General Electric.”[*].

Sarebbe proprio Tremonti il “traditore”, come già a suo tempo segnalato da Il Consiglio (Si veda il post “La sfilata di Tramonti” del 1 giugno 2009), e come indicato dal titolo del pezzo di Repubblica (“Tremonti e l'allarme Usa sull'Eni «Col gas russo spinti troppo in là»”, 18 aprile 2011). Già nel 2008 Tremonti veniva segnalato dall'ambasciatore americano a Roma come “particolarmente convinto dell'esigenza di riequilibrare la politica energetica con i russi”.

Va da sé che una volta scollegata l'ENI da Berlusconi, anche l'entente cordiale tra il cane a sei zampe e Gazprom potrebbe presto entrare in un vicolo cieco.

Sino a ieri Scaroni aveva tenuto testa alle pressioni degli USA riguardo ai rapporti di ENI con i russi. Basti pensare che ancora a gennaio in una intervista su La Stampa, si concedeva il lusso di esprimersi senza mezzi termini riguardo alla possibile sinergia tra il progetto South Stream (portato avanti da ENI e Gazprom ma inviso agli americani) e quello del gasdotto Nabucco (caldeggiato dalla UE):

«C’è una parte “a terra” che potrebbe farli viaggiare paralleli, dalla Bulgaria in su. Un anno fa avevo pensato che si potessero ridurre gli investimenti con un tratto comune. Poi il tema è morto, perché il Nabucco non mi sembra avanzi. Non si può essere sinergici con chi non esiste».

(Scaroni: "Così ci siamo spiegati con l’America", La Stampa 11 gennaio 2011)

Ma oggi, dopo la defenestrazione di Poli e le pressioni di Tremonti rafforzate dalla debilitata posizione politica di Forza Italia, non sarebbe prudente scommettere sulla ripetizione di quelle parole. La posizione del ministro dell'economia è in ogni caso perfettamente coerente con il quadro geopolitico internazionale: tramontata la speranza di un sostegno russo, l'unica mossa che può in qualche modo aiutare ad arginare l'avanzata delle potenze economiche europee nel nord Italia evitando di essere sbranati senza opporre resistenza è quella di un riavvicinamento a Washington.

Meno comprensibile è invece la confusa virata verso Parigi che sta tentando Berlusconi (vedi la novità del coinvolgimento degli aerei italiani nei bombardamenti di Tripoli...) con il rischio di spaccare la sua stessa maggioranza che ora tenta di mettere il piede in troppe staffe dopo aver perso sia quella libica che quella Siciliana (si veda il post “Un cavaliere senza più staffe”): quella anglosassone (Tremonti), quella tedesca (la Lega) ed appunto quella francese.

Mosca dal canto suo non è da meno. Il nord Italia viene certamente visto dal Cremlino come facente parte dell'Europa sia dal punto di vista storico che da quello culturale. Immischiarsi nelle faccende del vecchio continente sarebbe visto da Francia e Germania come un ingresso a gamba tesa nella loro sfera di influenza. Al contrario il miglioramento delle relazioni con le due potenze europee fornisce a Putin il supporto necessario per allontanare la Nato dai suoi confini. Niente lacrime dunque sulla fine della luna di miele dalle parti di un ramo del lago di Como.

Diverso è il caso della Sicilia e del Sud Italia (Puglia in particolare), due aree dove il profumo d'oriente si respira ad ogni piè sospinto: i legami con Bisanzio prima e con la Russia zarista dopo non si sono mai del tutto spenti ed oggi ritornano prepotenti alla ribalta.

A questo proposito basti notare la recente acquisizione da parte di Lukoil del pacchetto di maggioranza della raffineria Isab di Priolo, la più grande in Sicilia (si veda il post “Nel segno dell'Ariete”, 28 febbraio 2011). Una mossa che regala una certa profondità strategica al centro del Mediterraneo Senza scordarci del nostro uomo al Cremlino (si veda il post del 2 dicembre 2010) che ora spinge anche la produzione agricola siciliana nella sua seconda patria (“I prodotti d'eccellenza made in Sicily sbarcano in Russia”, SiciliaInformazioni.com 22 aprile 2011):

“Creare una piattaforma Sicilia - osserva Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Mosca e rappresentante in Russia del gruppo Intesa Sanpaolo - deve rappresentare il punto di partenza per attivare il rapporto di collaborazione tra mercato e aziende”

Come hanno reagito i russi? “La Federazione russa e' ben felice di accogliere le aziende siciliane nel proprio mercato”: parola di Alexey Meshkov, ambasciatore russo in Italia... o in quel che resta di un'Italia fatta a pezzi.

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[*] Un altro “americano” dopo Marchionne alla FIAT....

Leggi la Prima parte

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venerdì, ottobre 29, 2010

La Nazione riesumata

Italiani popolo di ingenui. Che ancora segue i dibattiti, ascolta le interviste, legge l'ultimo saggio storico. Va a votare, persino.

E poi si meraviglia o forse anche si scandalizza dello strano feeling che sembra essere sbocciato tra i leghisti più irriducibili, quelli veneti, ed il Presidente della Regione Siciliana.

I Siciliani siamo esperti nel “porgere l'altra guancia”. Seguiamo con ardore gli insegnamenti del Cristo. Sopportiamo con pazienza e rassegnazione quello che il destino ha in serbo per noi. Ma lo facciamo con cinismo. Un cinismo spietato, innato. Opprimente, persino.

Qualcuno vorrebbe convincerci che Salvatore Giuliano fosse solo un bieco e spregiudicato delinquente. Che i Siciliani dovrebbero smetterla di portarlo sempre sugli scudi come un martire. Ma noi lo sappiamo benissimo chi era Giuliano, ed è proprio per questo che, immaginario o reale che sia, è e rimarrà sempre un eroe qui in Sicilia.

Giuliano è colui il quale ha abbandonato le convenzioni lasciando sgorgare per intero il suo legame con questa terra invece di pensare alle rappresaglie che lo stato avrebbe riversato contro la sua famiglia (rappresaglie che continuano ancora oggi...). Senza pensarci due volte, ha preso il fucile ed ha sparato contro il carabiniere che lo aveva sorpreso a contrabbandare grano, quando invece tutti noi a quel punto ci saremmo lasciati ammazzare, schiacciati da troppi secoli di storia, per non mettere in pericolo le nostre madri, sorelle, i figli.

Malvolentieri, ma ci saremmo lasciati ammazzare. Ci saremmo lasciati morire sognando di vivere almeno un giorno da Giuliano. Tutti vorremmo avere il coraggio di pagare per le nostre scelte. Invece non paghiamo mai. Tramiamo nell'ombra un passettino alla volta, secolo dopo secolo, millennio dopo millennio, camuffandoci di nobili intenti familiari, fino a quando il nemico, senza accorgersene, si ritrova un coltello piantato nel cuore.

Ed alla fine, otteniamo l'indipendenza senza prendercene la responsabilità. Vogliamo fare la parte delle vittime fino all'ultimo: la colpa è della Lega.

Raffaele Lombardo, dopo l'ultima caustica intervista rilasciata al Giornale (“Lombardo: secessione? La fa la Sicilia”, 28 ottobre 2010), spiega tramite il suo blog di aver usato la forte provocazione per dare una lezione a quella Lega che vorrebbe spaccare l'Italia (“Vogliamo ricostruire una vera unità nazionale”, 28 ottobre 2010):

Battono sulla secessione per liberarsi di questo peso morto che è il sud e la Sicilia. (…) Io ho risposto a questo continuo stillicidio di accuse dicendo 'Ma andare al diavolo voi, questa benedetta secessione datecela, così vediamo'

I veneti però non sono tanto fessi, ed oggi hanno risposto per le rime, coprendo il piatto e chiamando così il bluff del leader siciliano per bocca di Tosi, il sindaco di Verona (“La Lega benedice la formula siciliana”, SiciliaInformazioni.com 29 ottobre 2010):

"Se Lombardo vuole spezzare le logiche clientelari e ottenere il federalismo - prosegue - sarà il nostro migliore alleato"

Aggiungendo che non vi è alcuno bisogno del carroccio al sud, perchè “c'è l'MpA, è come se ci fossimo noi”

Popolo di ingenui, che ancora cerca di capire come stanno le cose. Sotto la benedizione del gran capo, Veneti e Siciliani sono d'accordo per smantellare l'Italia. Ma noi non ci vogliamo prendere la responsabilità, ed allora “porgiamo l'altra guancia”, aspettiamo di essere messi alle corde così che Armao possa poi andare in battaglia, lancia in resta, contro i torti promessi. Aspettiamo che il “popolo” venga a chiedere con forza a Palazzo Reale.

Non ci volete credere ancora. Ma Zamparini a Palermo, non vi dice niente? E Zonin che investe sull'immagine della Sicilia invece di portarsi armi e baracche su al nord come era stato fatto sino e ieri? Ed i Siciliani che spopolano sia al festival di Venezia che al Vinitaly? I leghisti (veneti) e gli autonomisti (siculi) possono anche alzare la voce, ma a quanto pare lontano dagli schermi televisivi vanno d'amore e d'accordo.

Quest'anno per il giorno dei morti, dopo aver partecipato alla sfilata del 30 ottobre, tornerà anche Giuliano, riesumato fresco fresco per l'ennesima tragedia siciliana (o si tratta forse di una commedia italiana?).

Chissà cosa penserà di tutti noi che continuiamo con sempre maggior cinismo a porgere l'altra guancia. Che dichiariamo l'indipendenza per interposta persona. Chissà se alla fine deciderà di lasciarci lo stesso un regalino.

E comunque, Viva la Sicilia liberata e libera: domani a Palermo non mancate, mi raccomando. Domani a Palermo la storia della Sicilia farà un altro passettino avanti.


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giovedì, ottobre 29, 2009

La nazione infetta

La brillante idea di un governo mondiale, di uno stato globale unico sotto il quale una sola umanità si possa sollazzare ininterrottamente come polli in batteria in una perpetua ed algida pace dei sensi, non è venuta oggi ad un gruppo di massoni dell'ultima ora. Il progetto parte da molto lontano ed è stato portato avanti attraverso i secoli da adepti che vi aderivano (e vi aderiscono) in modo totale ed assoluto allo stesso modo in cui un credente aderisce con fervore ai misteri della propria fede.

Oggi vediamo la possibile materializzazione dello spettro di questa superdittatura, prima europea e poi mondiale, malcelata dietro il Trattato di Lisbona. Nelle alte sfere del potere però l'obiettivo finale non è mai stato un mistero, da un lato come dall'altro: la testa ruzzolante di Luigi XVI più di duecento anni fa capiva perfettamente cosa gli stesse spiccando la testa dal collo, e lo stesso potrebbe dirsi del Borbone mentre vedeva il suo stato liquefarsi ai piedi di un pirata di bassa lega.

La Comunità europea, le cui basi attuative furono gettate quando a Messina nel 1955 i ministri degli esteri degli stati fondatori firmarono una dichiarazione d'intenti in tal proposito (si veda il post “La Comunità dalle gambe corte”), al pari di tanti simili progetti oggi presenti un po' ovunque nel mondo (vedi il Gatt nord-americano o il GCC dei paesi della penisola arabica o l'ASEAN), non è altro che un passo nella direzione del governo unico globale.

La Repubblica in Italia inoltre fu instaurata precisamente con l'obiettivo di procedere verso il mostro europeo di oggi ed infettata tramite l'articolo 11 della costituzione, dove i “padri” della patria (massonica) inserirono il seguente virus:

“L'Italia (...) consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

La costituzione italiana prevede esplicitamente lo smantellamento della patria per favorire un qualche futuro e fumoso (nel senso di solfureo) progetto che assicuri pace e “giustizia” (quale giustizia?) tra le nazioni in via di estinzione.

Certo il cammino non è poi stato così semplice e felice come quella bella frase auspicava, e si è dovuti ricorrere ad imbrogli e sotterfugi, inclusi il più volte ripetuto referendum irlandese ed alcune modifiche non proprio ortodosse alla costituzione italiana per poter accettare lo scippo della sovranità monetaria ed altre sottigliezze (si veda a tal proposito l'interessantissimo e dettagliato articolo di Solange Manfredi “Il grande inganno: da Maastricht a Lisbona”, Paolo Franceschetti Blog 23 ottobre 2009).

Ma altre operazioni hanno accompagnato negli ultimi anni lo sbocciare di questi agenti infettivi per favorire l'avvicinarsi a quel traguardo nascosto che oramai tutti hanno avvistato.

Una delle più importanti è stato il risveglio manovrato delle autonomie regionali in quasi tutti gli stati dell'Europa occidentale.

A partire dagli anni 90 l'esistenza degli stati nazionali non è stata minata solo dall'alto grazie ai vari processi di centralizzazione facenti perno sulla creazione della Banca Centrale Europea, ma anche dal basso a seguito delle spinte centrifughe dovute a questi movimenti autonomisti o indipendentisti.

La Spagna è stato forse il paese più colpito da questa “sindrome” con le rivendicazioni basche e catalane. Ma anche la Francia è stata scossa dal “revival” corso, l'unione britannica dalla ritrovata “verve” degli scozzesi, il Belgio dalle prese di coscienza delle sue due metà (quella fiamminga e quella francofona)

Movimenti aventi tutti una base storica solida ed ampiamente riconosciuta, sia ben chiaro. Ma che all'improvviso trovavano spazio politico e mass-mediatico in ambienti che fino a pochi anni prima erano assolutamente impermeabili a spinte di questo tipo.

Si pensi ad esempio alle politiche di decentramento condotte dal governo Zapatero in Spagna. O al cedimento del governo britannico che concede agli scozzesi addirittura un parlamento autonomo.

Giornali e televisione non sono da meno. E lo notiamo attraversando le Alpi: da noi è la Lega Nord, un movimento nato dalla fusione di tutta una serie di micro-partitini padani, che improvvisamente entra a far parte di questa élite autonomista. Ebbene, si pensi a quanto abbia influito sul successo di Bossi e compagni lo spazio gentilmente concesso a livello continentale dai media: nel giro di pochi mesi in Europa sanno tutti dell'eroico movimento separatista che lotta contro la poca voglia di lavorare dei terroni.

La cosa più strana è proprio il modo in cui viene retto il moccolo alla formazione padana, che viene sì accusata di razzismo e di un'altra fantasiosa malattia occidentale (la xenofobia), ma evitando accuratamente di smentire le cause di quel razzismo così da additarle come veritiere agli occhi dell'opinione pubblica occidentale e possibilmente mondiale.

Il gioco è rischioso, poiché bisogna stare attenti a non farsi sfuggire di mano i movimenti che si vogliono pilotare o l'implosione controllata degli stati-nazione europei non andrebbe a buon fine: quegli stessi movimenti indipendentisti non ci metterebbero niente a trasformasi in anti-europeisti non appena abbattuti gli stati-nazione.

In questo quadro a questo punto si inserisce una strana dimenticanza.

L'unico movimento “rivoluzionario”, di ribellione alla costrizione degli stati nazionali moderni che abbia avuto un qualche successo politico dal dopoguerra ad oggi nell'Europa occidentale è stato quello siciliano del MIS (Movimento Indipendentista Siciliano), affiancato dalla minaccia armata dell'EVIS (Esercito Volontari per l'Indipendenza della Sicilia), che impose importanti modifiche all'assetto costituzionale italiano ottenendo l'approvazione di uno statuto autonomista prima del voto referendario che mandò i Savoia in esilio. Il tutto senza piazzare bombe a destra ed a sinistra o ammazzando turisti e passanti come altri hanno fatto di recente.

Le azioni del MIS e dell'EVIS dovrebbero essere tenute ad esempio da tutti i movimenti di autonomia regionale europei, eppure questo non accade. A livello mediatico vi è stato in questi anni un assoluto silenzio a reti unificate. Il MIS viene citato con la massima parsimonia o come appendice mafiosa delle congenita tendenza criminale isolana.

In pratica le élite finanziarie che stanno gestendo lo scardinamento delle democrazie europee a forza di trattati non hanno ritenuto opportuno utilizzare le fortissime spinte centrifughe siciliane per controllare l'implosione italiana, ma si sono rivolte ad una improbabile Lega Nord, fautrice di una ancora più improbabile “patria padana”. Lega Nord che ha anche avuto buon gioco nel tenere sott'occhio i veri movimenti indipendentisti del nord Italia, dal Veneto alla Liguria.

Si potrebbe a questo punto ritenere che le spinte "sicilianiste" non fossero ritenute affidabili o gestibili da Bruxelles, o addirittura che fossero già state intercettate da qualcun altro [*].

Ma fino a quando queste forze si potevano nascondere? La Lega Nord, tra gli altri, aveva anche il compito di bloccare queste spinte forzando i vari governi (più o meno compiacenti) alla chiusura di ogni forma di trasferimento di risorse economiche dallo stato centrale verso la Sicilia ed il Sud. In altre parole cingendo d'assedio l'isola e cercando di costringerla alla resa per fame.

Sotto questo aspetto potremmo anche sospettare che Bossi sia stato incaricato [**] di cercare preferenzialmente alleanze con il centrodestra di Berlusconi, perché quest'ultimo premeva invece per aumentare i trasferimenti verso sud [***], cosa che gli avrebbe permesso di ottenere quegli appoggi “orientali” utili per contrastare i suoi nemici della City londinese: la sinistra post-comunista, interamente nelle mani di quella City, non aveva certo bisogno della spinta della Lega Nord per andare contro il sud. Chi doveva essere guidato o costretto a compiere certi passi era proprio Berlusconi.

Oggi possiamo dire che anche se i leghisti sono riusciti a ritardare il propagarsi di quelle spinte, non sono riusciti certo a fermarle, al punto che i poteri di Bruxelles, preoccupati che le idee siciliane possano dilagare al Sud Italia, hanno finalmente cominciato a squarciato quel velo di silenzio.

Se ieri è stata la rivista Limes (Rivista Italiana di Geopolitica), del gruppo editoriale L'Espresso, a pubblicare un dettagliato articolo dal significativo titolo “Sicilia Nazione” (edizione del marzo 2009, purtroppo non consultabile online), oggi è il giullare di corte Beppe Grillo ad urlare pubblicamente “La Sicilia si dichiari indipendente. Da sola ha più possibilità di farcela che con i cosiddetti continentali, riuscirà a proteggere meglio i suoi uomini migliori. Meglio sola che male accompagnata da chi è peggio dei mafiosi.” (“Gli smemorati di mafia”, Beppe Grillo Blog 23 ottobre 2009).

L'articolo di Limes, scritto da Paolo Verre (ottima la scelta del cognome per l'argomento trattato...), prima procede con il solito tono canzonatorio (“La rete di relazioni diplomatiche della Sicilia all'estero è dunque una chimera”) senza dimenticare la giusta propaganda che tornerà utile nell'eventuale dopo secessione (“Certo a guardar bene [il progetto autonomista di affaele Lombardo, ndr] potrebbe sembrare la riproduzione postdatata del progetto secessionista targato P2 e condiviso dalle falangi mafiose”), poi però chiude su una nota molto più seria:

“Ma nello scenario dell'Euromediterraneo la Sicilia potrebbe veramente contare di più. Se il pensiero inconfessabile di Tremonti è quello di liberarsi dal peso che rappresenta la Sicilia, non è da escludere, in un futuro neanche troppo distante, che il tentativo di sganciarsi dal resto del paese possa invece partire da Sud, dalla Sicilia. Dando così concretezza alle previsioni di Jaques Attali, che nella sua breve storia del futuro preconizza una scissione tra il Sud ed il Nord del nostro paese”

Più chiaro di così: Tremonti (ma anche Grillo e chi tira le fila delle sue dichiarazioni) preferirebbero che la Sicilia si stacchi subito, perché altrimenti potrebbe farlo dopo da una posizione di forza e portandosi dietro tutto il Sud. E questo futuro non è neanche troppo distante. Diciamo un paio d'anni al massimo?

Ecco perché Gianfranco Miccichè e Raffaele Lombardo rimangono attaccati a Reggio Calabria con le unghie e con i denti.


Un titolo che è tutto un programma
(Dal Blog di Gianfranco Miccichè)


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[*] Non è difficile vedere come i “mondialisti” siano rimasti scottati in Sicilia durante la rivolta del MIS. Si sa che dopo un primo appoggio al movimento di Finocchiaro Aprile ed a seguito delle rimostranze sovietiche, gli americani ritirarono la manina. Quello che accadde dopo, sino alla concessione dello Statuto, non lo avevano preventivato. Ed è proprio quella la porticina attraverso cui oggi l'oriente sta assalendo l'occidente.

[**] Sulla Lega Nord ed i suoi mandanti si veda il post “Lega pagana”

[***] A tal proposito bisogna ricordare come non appena Forza Italia conquistò il potere per al prima volta, il Presidente del Consiglio si diresse immediatamente a Napoli dove organizzò il G8. La consegna del famoso avviso di garanzia in quell'occasione non fu casuale ma va inserita nel quadro qui delineato.
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venerdì, luglio 17, 2009

Allo scoperto

Pubblichiamo di seguito il recente comunicato dell'ufficio stampa del TAT (Associazione per la Tutela Ambiente e Terriitorio) di Milazzo, facendo attenzione allo strano interesse per certe vicende locali nostre di alcuni parlamentari leghisti che escono ora allo scoperto. A questo proposito tenete ben presente quanto scritto nel precedente post, “Roulette siciliana”, sui giochetti nascosti dietro gli inceneritori del piano dei rifiuti licenziato da Salvatore Cuffaro e su come Tremonti sia a sua volta venuto allo scoperto sulla questione.

NON PAGO CON LA MIA VITA, IL TUO POSTO DI LAVORO!!!
Gran concitar, attorno al caos Edipower, e già immagino cosa accadrà con la Raffineria-  Discutono le dosi da propinarci, le diluizioni etc.

La Edipower tenta di convincere che le emissioni  su cui si impegna  non sono nocive,, ma come possiamo crederci ?

Nessuno si domanda  se le strutture biologiche della Valle del  Mela sono alterate, certamente sui tavoli emergono le problematiche occupazionali, la tutela delle strategie speculative, ma nulla viene detto su come si  intende tutelare la salute e l’ambiente.


Mi sono rimaste impresse le affermazione di un sindacalista il quale affermava  che le avversità poste nei confronti della Centrale Termoelettrica di S. Filippo del Mela erano tutte strumentali, ed io personalmente gli rispondo che non sono disposto a pagare  con la mia salute o con la mia vita il suo posto di lavoro, ma sono disposto a cooperare affinché si creino le condizioni ottimali per un sistema occupazionale più evoluto con una miglior organizzazione economica,  senza che la mera speculazione prevalga su tutto.

I parlamentari Leghisti On. Fava, Torazzi, Reguzzoni, Allasia, Brigandì e Comaroli,  chiedeno al Ministro dello Sviluppo Economico se “..sia a conoscenza dei fatti di cui in premessa e voglia chiarire come verrà soddisfatto, a partire dal 2010, il fabbisogno elettrico siciliano, sempre garantendo il rispetto degli alti livelli di sicurezza nella gestione della rete elettrica siciliana; se non ritengano che la situazione descritta in premessa possa determinare conseguenze negative sul sistema elettrico nazionale ed isolano; se il Ministro dello sviluppo economico voglia fornire indicazioni in merito ad eventuali aumenti dei prezzi dell'energia che potrebbero determinarsi, anche a livello nazionale, a causa della significativa riduzione di potenza installata e di produzione di energia elettrica nella Regione Siciliana.”

L’Interrogazione è priva della preoccupazione Ambientale e del dissesto del territorio, cosa del tutto insolita per politici del livello degli interroganti.

L’unica preoccupazione è la sicurezza della rete siciliana.

A tal punto ci domandiamo, perché si interroga  con specifici e mirati indirizzi? Come mai rappresentanti della Lega Nord, pongono questioni inusuali e comunque incomplete? Non credo sia difficile comprendere gli assetti strategici, si vuol tramutare una palese difficoltà in necessità strategica della gestione energia elettrica Siciliana,  minacciando possibili incrementi dei costi della energia elettrica.

Lo stesso n° 1 della società si è mosso per assicurare tutti sulle buone intenzioni della Edipower, ma noi non ci crediamo, noi pensiamo che questa volta coloro i quali si assumeranno la responsabilità di sottoscrivere l’autorizzazione, anche in forma condizionata, debbono avere nome e cognome, perché li indicheremo come responsabili.
 
Avvisiamo il Comune di San Filippo del Mela, di mantenere alta la difesa degli interessi di tutti i Cittadini, compreso quello della salute e dello sviluppo economico sostenibile, di non lasciarsi lusingare da promesse e inutili compensazioni ambientali, e di proporre un vero riassetto territoriale compreso il risanamento e la riqualificazione strutturale. 

All’insegna del  sospinto materialismo addebitato alla scienza moderna, si vuol consentire ad una tecnologia vetusta di aggredire  senza scrupoli, una realtà storica, ricca di tradizione avvolta da una spirale distruttiva.

Fermiamo questi manager che prima di inquinar l’ambiente inquinano le strutture istituzionali per scopi prettamente utilitaristici e mai umanitari, pretendiamo il rispetto per la nostra salute, per il nostro ambiente, per la nostra cultura.

Pensiamo ad uno sviluppo organico e pianificato, con indirizzi condivisi, ma con impostazione di rigenerare una economia locale del tutto inesistente.

Non sarà certo un caso se in un fazzoletto di terra, lambito dal mare, si localizzano e si sviluppano infrastrutture industriali pesanti ad Alto Rischio con ulteriori emissioni in ambiente, con una Agenzia Regionale per l’Ambiente che di fatto non c’è (è meglio dire così), con l’Assessore Provinciale all’Ambiente, che non sa nemmeno cos’è l’elettromagnetismo di bassa frequenza, e oltretutto si rifugia sempre sull’ARPA pur sapendo che non funziona, gli organi Regionali che oltre a fare conferenze, altro non riescono  fare, allora sembra palese che il territorio risulta completamente vulnerabile dalla speculazione industriale.

A volte ho la sensazione di essere un visionario, perché sembra che sia il solo a vedere quel degrado fisico del territorio, che sia il solo ad andar in crisi respiratoria  quando mi applico nel mio giardino, probabilmente per la tossicità dei depositi atmosferici sul terreno.

La nostra zona sembra un vero teatro di guerra, camini  da tutte le parti, serbatoi, torri di distillazione etc., un innaturale paesaggio che contrasta e deturpa oltremodo la bellezza del golfo di Milazzo,  senza legami vitali, senza un’armonica coerenza quantistica della natura viva, un fallimento della tecno scienza.

Si faccia un vero piano industriale con obiettivi lungimiranti, perché si vuol far credere che la sicurezza della gestione elettrica siciliana dipenda da un ferraccio arcaico ed obsoleto come di fatto è la Centrale di San Filippo del Mela ?

Allora scommettiamo su uno sviluppo tecnologico, la cui scienza comprenda scelte etiche di una società olistica, sobria che sappia regolarsi al minimo dei bisogni e dei consumi, in armonia con la natura.

Il “conto” che la Valle del Mela sta pagando è elevato, crisi ambientale, malattie degenerative, incoerenza economica, depauperamento del patrimonio, danno esistenziale, direi che è giunto il momento di rivendicare il diritto alla vita ed al lavoro.

Milazzo lì, 15 Luglio 2009
                                                  
Il Vice Presidente T.A.T.
Arch. Salvatore Crisafulli


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domenica, gennaio 04, 2009

Lega pagana

Dove ricordate di avere visto questo simbolo? Certo, la Lega Nord.

Quando recentemente ci siamo occupati del partito irredentista padano abbiamo senza tanti giri di parole delineato la presenza costante di un burattinaio che etero-dirige la struttura politica celodurista sin dalle origini al fine di favorire (tra l'altro) lo scioglimento dello stato italiano nel progetto europeo.

Berlusconi sembrerebbe essere riuscito (con i suoi metodi da pastore che ben conosciamo) ad assoggettare politicamente il progetto “lega”, ma questo non ha affatto bloccato il carroccio dal continuare con altri capitoli della propria agendina “grigia”.

Avevamo evitato di approfondire sul contenuto di questi altri capitoli poiché ci mancavano determinati riferimenti. Ora che almeno una parte di essi sono stati acquisiti (vedi i post sui Celti e sui sacrifici umani), possiamo cominciare a sfogliare quelle paginette dal colore ambiguo.

Partiamo innanzitutto dal repertorio “folkloristico”.

Il revival celtico in Europa ha infatti visto in Bossi e nei suoi “cattolicissimi” soci il cavallo di troia per la sua introduzione a sud delle Alpi, tramite anche quelle che sembrano giornate campali da tagliaboschi, i cosiddetti “giochi celtici”:

I campioni saranno premiati domani sera da Mario Borghezio, "ministro degli Interni" dei Celti padani. "Dopo tutto siamo europei e nordici. E dunque i giochi celtici fanno per noi perche' mica si fanno nella Magna Grecia.

La scusa sarebbe quella della ricostituzione di una identità che si opponga a quella romana, identificata come rappresentativa dello stato italiano.

Certo, pare che i leghisti non siano il massimo della cultura e potrebbero avere frainteso il messaggio di questo particolarissimo revival, messaggio di cui Il Consiglio si è occupato di recente. D'altronde i neoceltici della bassa padana non si dedicano certo al sacrificio umano dei “diversamente abili” durante codesti giochi.

Passiamo alla pretesa “intransigenza” cristiana della truppa di Pontida.

Anche qui certe recenti affermazioni che non dovrebbero trovare spazio tra le labbra di un tradizionalista cattolico non suonano rassicuranti. Eppur ci sono. Prendiamo ad esempio l'uscita di Bossi sull'eutanasia:

“ho detto a mia moglie che se mi fossi trovato nella condizione di non poter più decidere di me stesso, lei non avrebbe dovuto permettere accanimenti. Non avrebbe dovuto lasciarmi ai medici”

Cioè, sua moglie avrebbe dovuto “staccare la spina”. L'accettazione dell'eutanasia presuppone la natura divina dell'uomo, la presenza in ognuno di noi di luce (lucifero). Solo essendo noi stessi degli dei potremmo decidere della vita e della morte di un altro uomo. Questo è precisamente uno dei capisaldi delle religioni pagane o naturali

Ma si sa, Bossi è malato e forse sdragiona. Chissà cosa voleva dire veramente.

Passiamo ora alla Martini, sottosegretario leghista:

“un giorno apparirà evidente che non solo uomini e donne, ma anche i nostri amici animali hanno un'anima”

Forse le conseguenze di questa affermazione non sono del tutto chiare. Assegnare un anima agli animali è un'altra delle caratteristiche della religione naturale, che considera la stessa terra la “dea madre”. Ogni essere ed ogni cosa reale è di conseguenza partecipe di questa “luce”. Il punto di arrivo di ciò, non è l'elevazione degli animali al livello umano, bensì l'abbassamento dell'uomo al rango di bestia da una ristretta cerchia di “illuminati” (“luciferi”). La Martini con quel “un giorno apparirà evidente” non fa altro che preconizzare un prossimo ritorno al paganesimo.

Ma no... la Martini è solo trepidante per il suo cagnolino... niente di questo nelle sue dichiarazioni.

Ma ancora più interessante appare un altro fattaccio stranamente passato quasi inosservato da noi: il voto a favore del Trattato di Lisbona. Esso viene messo in evidenza per bene però in Francia. Le Monde ne parla a proposito del successo ottenuto dal cattolicissimo Borghezio durante un raduno dei principali “partiti populisti e xenofobi” [sic!] Europei, notando però che “L'accoglienza è stata molto più riservata quando il deputato ha spiegato che il suo partito ha dovuto votare a favore del Trattato di Lisbona, per, in cambio, ottenere le sue riforme per una più dura politica di immigrazione in Italia”.

Quindi la Lega ha votato per i massoni (e per la reintroduzione della pena di morte...), in cambio di cosa? Di poter avallare l'immigrazione illegale (di fatto la Lega non fa niente contro di essa, vedi nostro post...) rendendo impossibile quella legale. Una immigrazione pianificata da decenni, innescata dalle politiche di controllo delle nascite in Europa e che è funzionale all'azzeramento culturale ed alla successiva schiavizzazione dell'uomo.

Ma sicuramente uno come Borghezio non si rende conto di cosa comporti il voto a favore del Trattato di Lisbona per i cattolici. A guardarlo bene non sembra tipo da poter cogliere certe sottigliezze legali.

Certo anche l'atteggiamento tenuto nei confronti dei musulmani non ci sembra tanto cattolico. Soprattutto da parte di chi non spende una parola contro la corruzione morale (tutt'altro che cattolica...) che si propaga tra i giovani padani. Senza contare quella maglietta indossata da Calderoli che più che difendere la tradizione cattolica del bel paese, anche grazie al sapiente ingigantimento mediatico ha condannato a morte chissà quanti cristiani in giro per il mondo sobillando rabbia nei destinatari dell'insulto.

Ma anche qui, si sa, Calderoli è spesso avventato... non ci avrà pensato su due volte. Un gesto irruento ed istintivo.

E torniamo al simbolo che avete visto all'inizio. La “stella alpina”. Che tanto alpina poi non è. Eccola qui riprodotta nuovamente. Questa volta a corredo di una stele funeraria. Questa però non viene assolutamente dalla Padania o dal Nord Europa. E' invece possibile che provenga dalla Sicilia, essendo questa una stele funeraria fenicia che avevate già visto a corredo di un post in cui si parlava dei sacrifici di infanti perpetrati dal popolo semitico. Ed è proprio la stele di un tophet, il cimitero degli infanti sacrificati.

Questo perchè la “stella alpina” (o stella a 6 punte, o rosa celtica) altro non è che un simbolo solare pagano il cui uso più antico conosciuto è quello fenicio. Ed il culto del sole sta particolarmente a cuore a svariate “fratellanze”. Ed ai pagani.

Ma anche questa, come tutto ciò che riguarda la Lega, sarà certamente una semplice coincidenza.
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lunedì, ottobre 06, 2008

Partiti trasversali

Recentemente ci siamo soffermati ad analizzare il fenomeno “Lega Nord” ed il modo in cui tale entità politica sia parte integrante del disegno politico che sta modificando gli assetti della penisola italiana.

Abbiamo iniziato notando come il ministro Calderoli abbia licenziato una bozza federalista che, indipendentemente dalle ricadute per il sud e per la Sicilia (positive o negative che siano) si configura come un disastro per il nord del paese, a vantaggio di poche individualità che potranno speculare su tale nuovo assetto.

Dopo abbiamo brevemente gettato uno sguardo più ampio sull'intera parabola politica della Lega Nord, notando come gli obiettivi di questo movimento siano sempre stati contrari agli interessi padani che pretendevano di rappresentare (e questo, ripeto, non vuole dire che fossero, o siano, conseguentemente favorevoli agli interessi nostri).

Unica eccezione a tale visione potrebbe essere stato il periodo di saldatura con il ministro Tremonti durante la scorsa legislatura Berlusconi. Ma quella saldatura nei fatti non produsse alcunché di concreto (ricordiamo il referendum sul federalismo sonoramente bocciato).

Infine si sono evidenziate le modifiche apportate al codice penale italiano volute da Berlusconi e firmate dal venerando maestro Ciampi (con il ministro guardasigilli Castelli posto a controllo quale specchietto per il popolo bue) e che nei fatti rendono possibile lo smembramento, addirittura legalizzandolo.

Soffermarsi su questi fatti così tanto su questo blog potrebbe sembrare eccessivo. Ma la portata di queste azioni è di notevole interesse per i Siciliani anche dal punto di vista storico in quanto svela meccanismi che a suo tempo furono attuati nel periodo risorgimentale, e che oggi vengono riproposti a parti invertite.

Facendo un parallelo con la storia Siciliana, e considerando nuovamente come gli interessi di cui sono latori i “celoduristi” siano assolutamente contrari agli interessi del territorio in teoria rappresentato, non potremmo che concludere che la Lega Nord non sia nient'altro che un partito di ASCARI. E della peggior specie.

Andando ora indietro nel tempo, al vertice dell'ascarismo siciliano penso nessuno avrà più dubbi nel collocare quel Francesco Crispi che tradì le aspirazioni autonomiste della sua patria svendendola all'invasore. Se però cercassimo di considerare la figura del Crispi in ogni suo aspetto (benestante, difficilmente corruttibile dal semplice denaro, dotato sicuramente di coraggio ed intraprendenza e con uno spessore culturale notevole), ci risulterebbe alquanto difficile associare queste caratteristiche con un tradimento così vile e plateale.

L'unica spiegazione possibile è che il Crispi fosse legato ad un qualcosa che considerasse molto più importante della sua terra o della sua appartenenza al Popolo Siciliano. Nessuno oggi si dovrebbe sorprendere nel sentirsi dire che quel “qualcosa” fosse la massoneria anglosassone. E che il legame fosse dato da quel giuramento che di lì a poco sarebbe stato usato come modello per la costituzione dell'esercito d'oppressione mafioso.

Oggi parliamo di ascaro come di un essere abbietto, allevato in modo tale da fargli apparire la depravazione del tradimento come accettabile ed anzi auspicabile, funzionale al soddisfacimento dei più bassi desideri materiali. Ma questo è un sistema che è stato creato nel tempo e che non poteva certo funzionare in modo così pervasivo ab initio.

E' possibile che l'esistenza nel nord Italia di un intero partito votato all'ascarismo sia da vedere nella stessa ottica? Se non fosse così, si dovrebbe ritenere che sia pura coincidenza che una tale massa di lestofanti si sia raggruppata sotto le insegne leghiste. E' invece più semplice pensare che la Lega sia stato sin dall'inizio un partito destinato a compiere la sua parte nel gioco che oggi vediamo dispiegarsi dinanzi a noi.

E l'operazione è stata compiuta infiltrando all'interno di un gruppo di persone sinceramente ed idealisticamente motivate (motivazioni giuste o sbagliate, questo è un altro discorso) degli elementi appartenenti al cosiddetto “partito trasversale”. In pratica inoculando il germe dell'ascarismo nella giovane formazione politica e facendolo poi esplodere al momento opportuno.

Qual'è allora la differenza tra l'ascarismo leghista ed il cosiddetto “sicilianismo”? Sono per caso due facce della stessa medaglia? Assolutamente no. Sono due modi diversi di concepire il futuro e lo sviluppo dei popoli. La differenza tra i due si può misurare esattamente: è la distanza intercorrente tra il progetto di “macroregione” meridionale e lo Statuto dell'Autonomia Siciliana.

L'unica cosa in comune è il concetto di “partito trasversale”: noi Siciliani siamo infiltrati ovunque, in tutte le forze politiche, in tutte le aziende, in tutte le nazioni. Il giuramento di fedeltà alla Sicilia è più forte di qualunque giuramento massonico, e chi lo ha fatto non riesce più a tornare indietro. Abbiamo attraversato tutte le epoche e tutte le guerre. Ma ogni tanto siamo stati costretti a scendere nella clandestinità per potere preservare e tramandare i nostri ideali alle generazioni future e prepararle al giorno in cui potranno finalmente tornare libere alla luce del sole.



Nel video, quello che qualcuno dice essere un “fraterno” saluto fra i parlamentari Paolo Bonaiuti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all'editoria, ed il leghista Roberto Cota.
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venerdì, settembre 12, 2008

Ore contate per i seggiolini

Tanto per aggiungere qualche altro dettaglio al quadro generale che si è delineato negli ultimi articoli, val la pena di riprendere una nota recentemente pubblicata da Disinformazione.it riguardante alcune modifiche al codice penale in materia dei reati d'opinione effettuate nel 2006 durante il III° governo Berlusconi.

In particolare va rilevata la modifica all'articolo 241, che da così:

- Attentati contro la integrità, l'indipendenza o l'unità dello Stato
Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l'indipendenza dello Stato è punito con l’ergastolo.
Alla stessa pena soggiace chiunque commette un fatto diretto a disciogliere l'unità dello Stato, o a distaccare dalla madre Patria una colonia o un altro territorio soggetto, anche temporaneamente, alla sua sovranità.


Viene modificato in:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti violenti diretti e idonei a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l'indipendenza o l'unità dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni. La pena è aggravata se il fatto è commesso con violazione dei doveri inerenti l'esercizio di funzioni pubbliche».

La modifica è sostanziale: sono punibili solo gli atti violenti. In pratica oggi il presidente Berlusconi potrebbe dividere l'Italia in due, venderne un pezzo alla Russia ed uno agli USA e non potrebbe essere processato per questo, poiché è riuscito a farlo senza fare scoppiare la guerra civile, ma solo usando la Lega per aizzare i padani e renderli così cornuti contenti.

Stessa sorte tocca all'articolo 283, che originariamente diceva:

- Attentato contro la costituzione dello Stato
Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni. 

E che ora invece è valido solo in caso di atti violenti:

«Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di Governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni».

Il che vuol dire che oggi un partito può tranquillamente dichiararsi indipendentista: fino a quando non commetterà atti violenti, non potrà essere accusato di niente.

Comica poi la modifica dell'articolo 299, secondo cui i colori nazionali possono essere vilipesi senza problemi (basta che non siano su una bandiera), il che ci permette di imbrattare impunemente i seggiolini bianchi, rossi e verdi dello stadio Cibali.

L'articolo 290 sul vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate non prevede più il carcere ma solo delle multe.

Per finire il seguente articolo viene semplicemente abrogato:

Art. 272
- Propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale

Chiunque nel territorio dello Stato fa propaganda per la instaurazione violenta della dittatura di una classe sociale sulle altre, o per la soppressione violenta di una classe sociale o, comunque, per il sovvertimento violento degli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato, ovvero fa propaganda per la distruzione di ogni ordinamento politico e giuridico della società, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se la propaganda è fatta per distruggere o deprimere il sentimento nazionale, la pena è della reclusione da sei mesi a due anni (1).


Il discorso è più chiaro ora? Si può fare quello che si vuole, basta non darsele di santa ragione.

Ma ancora non si vuole capire. O si fa finta di non capire. Secondo la nota di Disinformazione.it queste modifiche prefigurerebbero l'instaurazione di uno stato di polizia. Ma come si fa? Questo è tutto il contrario di uno stato di polizia. Questa è la fine dell'Italia unita. Niente, a nord fanno orecchie da mercante. Si ritroveranno con una mano davanti ed una di dietro senza neanche accorgersene.

L'accoppiamento poi con quest'altro resoconto sui fatti di Vicenza per l'allargamento della base americana suggerisce un ulteriore spunto. Come mai Berlusconi mentre irrita gli USA con le sue tendenze filo-russe, poi non transige sull'allargamento della base militare? La nuova cortina di ferro dovrebbe forse tagliare in due la penisola? E sì. Potrebbe essere questo il nuovo ordinamento che sta per essere varato e per il quale ad Arcore si sono modificati i sopracitati articoli. Modifiche ad personam, come sempre.

Non vedo l'ora...

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mercoledì, settembre 10, 2008

I cornuti della valle del Po


Nella cronologia degli eventi che stanno portando l'Italia all'implosione controllata manca qualcosa. Un piccolo elemento a suo tempo passato inosservato e la cui tempestività ancora oggi pochi riescono a mettere a fuoco.

Il 22 novembre 1989, tre settimane soltanto dopo la caduta del muro di Berlino, avvenuta il 9, davanti ad un notaio di Bergamo vengono sottoscritti l'atto costitutivo ed il testo dello statuto del Movimento Lega Nord. Il 9 dicembre seguente la Lega Nord nasce ufficialmente.

Ci sarà da aspettare ancora un annetto, ma quando l'andazzo oltrecortina è oramai chiaro, ecco che nel febbraio del 1991 (l'URSS crollerà ufficialmente nel dicembre dello stesso anno) al primo congresso federale della Lega Nord lo statuto viene approvato, mentre nel nuovo movimento confluiscono in massa tanti altri partitini autonomisti, federalisti, indipendentisti del nord Italia.

Giornali e televisioni cominciano a parlare della cosa con il solito trucchetto del 'male, purchè se ne parli' ed il gioco è fatto: diverse amministrazioni locali vengono subito conquistate, sino alle elezioni del 1992 quando alla camera la Lega arriva addirittura all'8,6%.

Una meteora. Ma spinta da chi? In Italia nessuno riesce ad inserirsi nel gioco politico se non fa parte di una certa congrega (vedi il caso Grillo, oramai completamente integrato nel sistema). Come mai nessuno ha fermato la Lega come si è fatto nel caso di esperienze analoghe in Sicilia e nel Sud Italia? Abbiamo esposto le manovre effettuate ai livelli più alti per bloccare L'Altra Sicilia a Bruxelles, ma potremmo anche ricordare la recente esclusione del MIS dalle ultime amministrative locali.

La prontezza con cui i secessionisti padani si sono mossi alla caduta del muro rimane sospetta. Le voci che siano stati proprio i tedeschi a finanziare il tutto corrono, ma probabilmente il movimento è più ampio. Sul suo significato però non vi possono essere dubbi: l'Italia è arrivata al capolinea.

La cosa più curiosa è la battaglia che la Lega porta avanti per ottenere l'ingresso in Europa del solo nord del paese: una follia che avrebbe fatto piombare l'intero sistema economico padano nel caos. I vari stati infatti contribuiscono al bilancio europeo in base al loro PIL, ed il PIL padano in quel momento era tra i più alti d'Europa. Entrando nell'unione monetaria da solo il Nord Italia avrebbe dovuto versare ingenti somme che poi la UE avrebbe girato proprio ai meridionali (e per noi il non averli ricevuti forse è stata una fortuna...).

Insomma, la Lega ai suoi esordi, consapevolmente o no, tentava in tutti i modi di affossare l'economia del nord Italia. Paradossale.

Passa il 1992, passano Falcone e Borsellino, ma non passa ancora l'Italia anche grazie alla famosa 'discesa in campo' di Silvio Berlusconi, il piduista pupillo di Gelli. Quello che succede in quegli anni lo conosciamo bene, con Bossi che fa il bello ed il cattivo tempo saltando da un lato all'altro del parlamento. E con la Lega che cresce, permettendosi addirittura una banca: la Eurocredinord. Che in brevissimo tempo viene ridotta alla bancarotta dai celoduristi.

La storia della Eurocredinord poi si intorbidisce ulteriormente quando Fiorani e Fazio tentano le manovre che sappiamo per salvarla (manovre poi rivelatesi inutili...). Ma la conseguenza principale di tutto questo è una sola, e cioè che la Lega è praticamente fallita, divorata dall'ingordigia dei suoi stessi politici (il che rafforza il sospetto che in fondo anche loro solo marionette sono...). E senza soldi anche i risultati elettorali languono.

Già alle politiche del 2001 i consensi si erano dimezzati. Sarebbero iniziati sin da allora i finanziamenti di Berlusconi a Bossi (al quale stava per essere pignorata la casa). Il corriere l'anno scorso parlò di 70 miliardi versati in nero dal cavaliere. E dopo la storia di Eurocredinord tale dipendenza sicuramente è aumentata, sino alle recenti politiche che hanno visto la completa sottomissione di Lega ed An al progetto del piduista. Ed i voti sono tornati, risaliti ai fasti dei primi anni 90, intorno all'8%.

Tutto questo equivale a dire che quando parla la Lega, non è la Lega che parla, bensì Berlusconi. Quando Calderoli prepara una bozza sul federalismo, non è Calderoli che la prepara, ma Berlusconi. Quando Maroni vieta la trasferta a Milano ai tifosi catanesi, non è Maroni che la vieta ma sempre Berlusconi. Il mandante è sempre lo stesso.

Ed ecco spiegate le strane proposte di Calderoli sul federalismo che se applicate si risolverebbero in un danno incalcolabile ed irreversibile per l'economia padana. Proposte volte alla spartizione dell'Italia in macroregioni con la parte più lucrosa (la piattaforma logistica ed energetica meridionale) non più a vantaggio di tutta l'economia padana, ma sotto il ferreo controllo di Arcore. Russia permettendo.

Ma perchè al cavaliere serve la Lega? Per il lavoro sporco, per aizzare, per fare i padani cornuti ed al tempo stesso felici, tali e quali ai terroni. La Lega sta assolvendo il compito splendidamente, istigando i padani contro i terroni, contro gli arabi, contro gli zingari. Creando uno stato d'assedio fittizio, un odio istituzionalizzato che farà gridare 'evviva' al padano medio al momento del collasso della 'sua' nazione. Al momento della fine del nord. Ecco perchè Blondet chiama Bossi “il terrone del nord” in un esemplare articolo (non più consultabile, visto che il nostro non ha capito niente di Internet e non permette più la lettura gratuita dei suoi articoli) dove i suoi lettori si sono scatenati con un “dagli addosso al terrone” che se non altro dimostra il successo della strategia leghista*. Perchè Bossi sta in pratica servendo la libertà ai “terroni” su di un piatto d'oro.

Ricapitolando, la saga della Lega Nord si compone di due parti principali: negli anni 90 un primo periodo di apparente indipendenza, per il quale è più difficile individuare i mandanti (probabilmente di area tedesca, ma non soltanto), ed un secondo periodo di progressivo asservimento al magnate di Arcore. L'obbiettivo sostanziale non è cambiato: lo smembramento dell'Italia a danno dei padani, i cui interessi la Lega sostiene (a parole) di voler difendere.

Aggiungiamo quindi una data alla nostra cronologia degli eventi che ruotano intorno al 1992:

9 novembre 1989 - Caduta del muro di Berlino
9 dicembre 1989 – Nascita ufficiale della Lega Nord
25 dicembre 1991 – Crollo dell'Unione Sovietica
17 febbraio 1992 – Inizia Tangentopoli
23 maggio 1992 - Omicidio di Falcone
19 luglio 1992 – Omicidio Borsellino
15 gennaio 1993 - Arresto di Riina
9 maggio 1993 - Discorso del Papa ad Agrigento
23 gennaio 1994 - Berlusconi scende in campo
27 marzo 1994 - Berlusconi vince le elezioni


*Su una cosa la Lega ha fallito: non è riuscita ad esasperare i Siciliani che delle sparate dei vari Galan e compagnia bella non sanno cosa farsene. Ed anche l'ultima uscita del ministro Maroni, cose che neanche nell'ultimo paese africano succedono, non provocherà grosse reazioni. Anche se in questo caso il provvedimento del ministro potrebbe essere un avvertimento a qualcun altro... pensiamo al sindaco Stancanelli che chiede soldi per salvare Catania dal fallimento ma che forse Berlusconi non vede abbastanza docile.
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domenica, settembre 07, 2008

Terrone “honoris causa”

E' venuto il momento per i Siciliani di tifare apertamente Lega Nord. Di stringere la mano a Calderoli. Ed al tempo stesso di mantenere le baionette puntate contro chi in Sicilia si dichiara “autonomista” con sempre più parole e con sempre meno fatti.

La bozza sul federalismo licenziata dal ministro contiene dei punti particolarmente interessanti, come ha già fatto notare Giovanni Ciancimino in un buon articolo su La Sicilia di ieri (6 settembre). In particolare quelli sul reddito delle imprese con sede legale fuori dal territorio della regione e sulle accise dei prodotti petroliferi.

Ora, io la bozza non l'ho letta e non ho alcuna intenzione di farlo, perché tanto è inutile. L'importante, se conterrà anche solo dei vaghi riferimenti a questi due punti, sarà che venga approvata. Non ho intenzione di leggerla perché dei contenuti della bozza a noi Siciliani non ce ne frega niente. Qualunque legge di questo tipo emani lo stato, essa non avrà valore legale in Sicilia in quanto non potrà scavalcare il nostro Statuto né da destra (nel senso di autonomia “ristretta”) né da sinistra (autonomia “allargata”) avendo la nostra carta valore di Statuto (come già discusso). Al massimo la Regione potrà recepire i punti che più le interessano fermo restando la loro compatibilità con lo Statuto stesso*.

Questa riforma potrebbe anche essere una porcata, ma il mettere in discussione quei due punti darebbe forza alle richieste della Sicilia che non potranno più essere ignorate, visto che oggettivamente al momento non abbiamo la forza politica di fare tutto da soli. E su questo punto non possiamo che concordare con il Presidente Lombardo che sostiene che una riforma in senso federale ci conviene comunque. Razzolasse altrettanto bene, il nostro!

Ma attenzione a non alzare le baionette! Il pericolo esiste sempre dietro l'angolo, e la svolta verso il nuovo ascarismo è più facile che mai. Tutto quello detto sopra è vero fintantoché il nostro Statuto rimanga inalterato. E come abbiamo altrove ripetuto, gli unici che possano intervenire in questo senso sono l'Assemblea Siciliana ed il nostro caro Presidente. Di questi tempi la differenza tra la vittoria e la sconfitta è sottile come la lama di un rasoio. A scivolare da Nazione al pari dell'Italia, a macroregione senza identità ci vuole poco.

Una riflessione su Calderoli. Le regioni del nord non hanno né imprese con sede legale al sud, né (la maggior parte di esse) possibilità di riscuotere tributi sulle accise petrolifere. Ma allora, gli interessi di chi sta difendendo questa Lega Nord dalla tendenza apertamente suicida?

*Per questo motivo non siamo d'accordo con lo stesso Ciancimino quando dice che potremmo rimetterci qualcosa se le accise dovessero restare fuori dalla bozza e i redditi trasferiti solo in parte (le competenze, cioè le spese, passerebbero comunque alla regioni). A rimetterci sarebbero le altre regioni del mezzogiorno – specialmente la Puglia – ma non noi che, ascari permettendo, avremmo la possibilità di non recepire le norme penalizzanti.
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venerdì, febbraio 15, 2008

Piatto tipico

Su invito del blog A rarika, Il Consiglio esprime il suo punto di vista sulla questione del referendum per l'annessione di Lampedusa alla provincia di Bergamo, già pubblicato insieme ad altri interventi sul blog citato. Un nuovo 1861 per Lampedusa dunque?

Ma il clientelismo esiste solo in Sicilia?
Ma la Sig.ra Maraventano, vicesindaco leghista di Lampedusa, sa benissimo che no, il clientelismo esiste anche in posti come Malpensa, dove i successivi sindaci di Milano hanno banchettato a voti e variazioni di bilancio per ripianare le catastrofi economiche combinate al comune.

Ma lo spreco di risorse pubbliche è una vergogna tutta siciliana?
Ma la Sig.ra Maraventano sa benissimo che no, lo spreco di risorse pubbliche è comunissimo anche nella legaiola Lombardia, dove le province spuntano come i funghi.

Ma la malasanità è un sintomo dell'arretratezza dei siciliani?
Ma la Sig.ra Maraventano sa benissimo che no, che a Milano dopo lo scandalo delle ricette d'oro la Lega ha provveduto a licenziare colui che quello scandalo denunciò, che oltre che di parte politica avversa aveva l'aggravante di essere Siciliano.

Ma la Sig.ra Maraventano sa tutte queste cose, e molte di più, eppure insiste con questa buffonata di una Lampedusa celodurista?

Ma la Sig.ra Maraventano sa che se Lampedusa rimane in Sicilia tra poco perderà la poltrona e non esita a cercare di trascinare i suoi conterranei nel ridicolo e nella disgrazia pur di stare con il sedere al caldo.

Ed una volta passati sotto la giurisdizione di Bergamo? Ma la Sig.ra Maraventano sa che a quel punto nessuno la potrà più schiodare da quella poltrona.

Tutto qui? No. Oggi ho le dita calde. Ed allora fermiamoci un attimo e chiediamoci perchè un vicesindaco leghista proprio a Lampedusa. Possibile che con tutti i pazzi, i colonizzati e gli sdradicati che girano liberi per il sud dell'Italia (isole comprese), sta sciagura doveva capitare proprio a Lampedusa?

Come mai la Lega ha deciso di investire politicamente mandando i soliti 30 denari proprio in quel lembo di Sicilia? Cosa ci sarà di così importante a Lampedusa, novella isola ferdinandea, per cui valga la pena di piantarvi la bandiera mentre in Veneto ed in Lombardia le miriadi di piccole aziende che formano lo zoccolo duro del voto leghista si trovano sull'orlo del fallimento schiacciate dalla concorrenza dell'oriente, dove la MANO D'OPERA è a costo zero?

Ci stiamo avvicinando al nocciolo del problema. Sentite lo scirocco come soffia caldo mentre continuate a leggere... E se ripensate alle notizie dell'ultimo telegiornale lo scirocco soffierà ancora più caldo e furioso, perchè state cominciando a capire con quale faccia di bronzo ci stanno prendendo per i fondelli.

La pasionaria, la cuoca. Ma in fondo è innocua poverina. Tutti quegli articoletti a metà tra la presa in giro e la compassione, per far passare la cosa come una stranezza di paese, un semplice paradosso dovuto all'isolamento.

E nel frattempo a Lampedusa sbarcano a decine, a centinaia ogni giorno. La farsa dei centri d'accoglienza, e poi sù al nord, a sostenere la traballante economia padana. In nero ovviamente. Mentre chi promette di fare qualcosa contro questo scempio, contro la distruzione dell'economia dell'isoletta in realtà sta semplicemente tenendo buoni i suoi compaesani cucinandogli tanti bei piatti di aria fritta.

Sembra solo un paradosso, questo referendum per l'annessione alla provincia di Bergamo. Ma state attenti perchè la cosa potrebbe essere molto più seria.

Leggi anche il nostro post: Immigrazione nella terra di santi e sciacalli
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martedì, novembre 07, 2006

Immigrazione nella terra di santi e sciacalli

La trasmissione "Le Iene" andata in onda martedì della settimana passata (31 ottobre), non ha certo suscitato il clamore delle settimane passate, anche se conteneva un importante servizio (coraggioso ed ingenuo allo stesso tempo) sull'utilizzo di immigrati clandestini nelle campagne del Nord Italia. Come mai (si chiedevano i nostri) stampa e televisioni danno ampio spazio ai casi di sfruttamento solo quando questi avvengono nelle regioni del meridione d'Italia? (Nel servizio si dimostrava come questi casi erano comunissimi anche al nord). Non lo sanno le ingenue Iene che per capire e spiegare "come mai" bisognerebbe allargare di molto l'orizzonte, sino ad includere quelle vere, di iene: a Lampedusa, al terrorismo, al declino demografico italiano, al tracollo economico del Lombardo-Veneto.

Torniamo indietro di qualche mese, ad un editoriale estivo di Busetta su "La Sicilia" nel quale si puntualizzava qualcosa sui fatti di Lampedusa, e cioè che non proprio di sbarchi sull'isola si sarebbe dovuto parlare, perchè a Lampedusa i barconi ci venivano portati dalle navi italiane.
Andiamo ancora più indietro nel tempo, alla fine dell'ottocento, grazie alle immagini di Nuovomondo (il film di Crialese) o agli anni '60 del novecento, con un famoso articolo di Fava sul suo libro "I Siciliani": ambedue facce della medaglia a due conii (quello di latta per noi, quello d'oro per Roma) della diaspora siciliana, continuata ininterrotta per almeno un secolo e gestita ad arte per ricavarne valuta pregiata.

Abbiamo quindi un regime (quello Tosco-Padano) già scaltro nel commercio di carne umana e nel lucrare sulle rimesse degli emigranti, a gestirli nelle loro fabbriche costruite sul dramma di milioni di terroni. Abbiamo poi un'isoletta posta al centro del Mediterraneo, lontana da occhi indiscreti e che comunque già provocava un certo fastidio (invidia, forse è meglio aggiungere) per le sue acque cristalline e spiagge immacolate (ricordiamo che il New York Times qualche anno fa la pose tra le dieci isole dal mare più bello del mondo). Abbiamo infine il declino economico del Lombardo-Veneto, per giunta accoppiato ad un declino demografico generalizzato in Europa che promette di far saltare completamente il sistema delle pensioni.

In pratica ci sono i presupposti per mettere tutti d'accordo (su al nord): a destra come a sinistra, la chiesa ed i massoni, i servizi segreti di mezza Europa. E così possiamo costruire un bel romanzo, che noi ovviamente considereremo solo immaginario.

Tutte le nazioni europee si stanno prodigando nel favorire un'immigrazione per quanto possibile selezionata al fine di ottenere la crescita demografica necessaria al ricambio generazionale. Questo vale ancora di più per l'Italia, il paese che in Europa sta invechiando più velocemente.
Il problema come detto è chiaro a tutti, solo che politicamente spinoso per almeno una parte politica. All'inizio tutto avviene in modo molto caotico: vi sono sbarchi ovunque in Spagna e nel Sud Italia (ricordate che un tempo anche la Calabria e buona parte delle coste Siciliane ne erano affette?) Gli attacchi dell'11 settembre negli Stati Uniti, e la scoperta di cellule terroristiche islamiche (una volta dette semplicemente spie) portano però a più miti consigli: il flusso deve essere controllato.

Si erano già istituiti i centri di accoglienza, quindi si inventarono delle false leggi anti-immigrazione come la Bossi-Fini (abilmente sfruttata dal centro-sinistra ma assolutamente innocua), si fa anche qualche finto accordo con Gheddafi e si mandano indietro un paio di aerei carichi di disperati per "fare la parte". Alla fine la grande idea: deviare tutto il flusso verso un'unica porta d'ingresso, per rendere tutto più facile e per schedare tutti. L'Europa è d'accordo, anche perchè la Sicilia (grazie alla sua posizione) può facilmente diventare l'hub della disperazione mondiale. Viene deciso di convogliare tutti verso Lampedusa (tra i tripudi degli amici di Rimini). Che questa sia una chiara decisione strategica non vi sono dubbi, tanto è vero che l'estate scorsa si è deciso di raddoppiare la capienza del centro di accolgienza dell'isola: evidentemente ne vogliamo ancora di più.

Si scatena nel frattempo una cascata mediatica orchestrata ad arte che ha lo scopo principale di ammansire i Siciliani con una serie infinita di servizi mandati in onda da quel covo che è la sede di Palermo di Rai3. Giornalmente ci fanno credere che la notizia principale per noi sia l'arrivo di un barcone di disperati e non sapere cosa sta succedendo a Palermo (dove gli ascari, presidente incluso, appoggiano il gioco parlando dei "doveri di accoglienza verso chi soffre"). E non dimentiachiamoci uno degli scopi secondari: distruggere il turismo di Lampedusa, per il quale nessuno a Palermo alza un filo di voce.

Ma sorge un piccolo problema logistico: gli immigrati infatti servono alle fabbriche del nord, e non si può rischiare che rimangano al sud dove il clima è più piacevole, a lavorare per i terroni. Allora via con la nuova campagna mediatica anti-meridionale: il caporalato di Foggia, quello di Cassibile, le irregolarità nelle imprese edili siciliane e così via. Ed intanto i numeri dicono qualcos'altro, e cioè che tra il 2004 ed il 2006 le irregolarità sul lavoro degli extracomunitari rilevate dalla guardia di finanza sono circa 2000 l'anno per la Lombardia, 1000 per il Veneto, 500 per il Friuli. Ed a sud? Un centinaio per la Sicilia, circa 150 per la Puglia, 300 per la Campania.

E così abbiamo chiuso il cerchio arrivando, nella terra degli sciacalli, sino al servizio delle Iene.

Ma ovviamente tutto questo è solo immaginazione.
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martedì, giugno 27, 2006

Il Bluff di Bossi

Bossi parla ancora di secessione del nord, e c'è ancora qualcuno che gli crede.... Peggio ancora c'è gente che crede quando si trattava si entrare in Europa il nord non ha abbandonato il sud per lealtà verso la parte più povera della nazione.
E' il momento di smettere di sognare e guardare in faccia la realtà: se siamo entrati in Europa con il nord è perchè al nord conveniva economicamente così. Quello di Bossi era solo un bluff, un ricatto bello e buono: o mi date quello che voglio o faccio saltare tutto.
Il nord a metà degli anni novanta era probabilmente la “nazione” più ricca d'Europa. Nelle prime dieci posizioni della classifica europea delle regioni dal PIL più alto vi erano 5 regioni del nord Italia. Al contrario, nelle ultime dieci posizioni figuravano (e figurano) tutte le regioni meridionali.
La media fa un PIL esattamente corrispondente alla media europea, il che permette alle regioni del nord di risparmiare sui versamenti per il bilancio della comunità europea. Una vera e propria evasione fiscale su base regionale. Ma la cosa più incredibile è che non riusciamo a vedere l'altra parte della realtà, e cioè che, come l'Irlanda, avremmo dovuto ricevere quote del budget europeo di molto superiori ai fondi di Agenda 2000.
In pratica la secessione del nord prima dell'ingresso in Europa avrebbe significato un flusso di denaro dal Nord Italia al Sud Italia: la restituzione di una parte del maltolto.
E volete che Bossi non si sia reso conto di tutto questo?
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