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lunedì, novembre 22, 2010

Gli schiavi

Il vero valore di un conflitto sta nel debito che genera. Se controlli il debito, controlli tutto quanto. E questa è la vera essenza dell'industria bancaria: fare tutti noi, sia che siamo nazioni o individui, schiavi del debito

Così Luca Barbareschi – Berlusconi nel film “The International” risponde agli investigatori curiosi di sapere cosa ci guadagnasse una banca nel fare da mediatore per una compravendita di armi leggere costruite in Cina.

Se nel film si dicesse la verità, dovremmo dedurne che chi debiti non ne ha o chi cerca con successo di tirarsi fuori dal debito è nemico di questo sistema finanziario globale e globalizzante.

La figura qui sotto mostra l'ammontare del debito pubblico per nazione in valore assoluto. Quello che notiamo subito è che i paesi più indebitati (marrone) sono quelli occidentali.



Il valore assoluto del debito potrebbe però trarre in inganno. Forse la mappatura in base alla percentuale del debito rispetto al prodotto interno lordo è più trasparente:



Mentre le nazioni occidentali continuano ad essere tra le più indebitate, vi sono nazioni come la Cina e la Russia la cui posizione migliora notevolmente, nel senso che sono tra quelle che più facilmente possono ripagare il loro debito (consideriamo anche che questi sono dati resi pubblici dalla CIA, la quale potrebbe avere la propensione a mettere in cattiva luce certe nazioni piuttosto che altre).

Infine, l'ultimo grafico mostra il bilancio tra esportazioni ed importazioni delle varie nazioni o, in altre parole, mostra quali nazioni sono capaci di avere un bilancio attivo e pagare il loro debito e quali invece sprofondano sempre più in basso:



Tra i paesi in attivo troverete invariabilmente quasi tutti quelli “nemici” dell'occidente, dalla Cina, alla Russia, all'Iran, al Venezuela, alla Libia. Le due cose sono forse correlate?

La lista completa paese per paese mostra in testa la Cina, mentre in fondo il paese nelle peggiori condizioni sono gli USA, che seguendo il discorso del film sarebbero anche il paese più schiavo del mondo. In altre parole, gli Stati Uniti non sono un paese sovrano ma controllato da chi ne detiene il debito, quindi dalla Cina e da un piccolo gruppo di persone che tengono le leve dell'alta finanza e che dicono ai vari Bush ed Obama dove devono andare a fare le guerra per i loro interessi privati (non certo quelli dell'America come nazione), che poi significa per creare debito.

Quello che il regista del film cerca di dire è che questi signori, succhiato tutto quello che c'era da succhiare in America, stanno ora cercando di mettersi in mezzo tra la Cina ed il resto del mondo. Se ci riusciranno, se riusciranno a diventare i “broker” della Cina, i loro intermediatori, prima o poi riusciranno ad imporre alla Cina le guerre (e quindi il debito) ripetendo lo stesso giochetto a suo tempo fatto con gli USA: quello di fare lievitare il livello di vita di tutti i cittadini e poi minacciare all'improvviso di bloccare tutto e creare un tale malcontento popolare da distruggere la stessa nazione.


Barbusconi

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mercoledì, febbraio 24, 2010

Cineserie

Si è fatto un così gran parlare dello sbarco dei cinesi in Sicilia, tra nuovi aeroporti e rinnovate infrastrutture, che in molti hanno pensato bene di prepararsi per tempo all'evento studiandone la lingua o adottandone gli adagi.

Tra gli adagi, questo popolo di scansafatiche (almeno stando alla vulgata italiota) non poteva che fare proprio il suggerimento di appostarsi sopra un ponte ad oziare aspettando di vedere passare il cadavere del nemico trasportato dalle acque del fiume sottostante.

Ed aspetta oggi, aspetta domani ecco che i cadaveri cominciano a passare. Dapprima uno alla volta, isolati quali avanguardie di un cauto esercito. Poi in gruppetti sempre più consistenti sino a configurare vere e proprie cosche. Da ultimo vedremo passare il folto del plotone: un intero sistema trascinato a valle come irriducibile liquame.

Su quel ponte L'Altra Sicilia si è seduta dopo le ultime elezioni parlamentari italiane quando a pochi giorni dal voto un certo Nicola Di Girolamo fu presentato al Presidente dell'Associazione avente sede a Bruxelles da un tal Sig. Ferretti con il neologico titolo di “Futuro senatore”.

Ecco le parole di Francesco Paolo Catania tratte da una “caustica” intervista:

“Mentre discutevamo con il Console Sorrentino, al pianoterra del consolato davanti al suo ufficio, dalla porta dell’ufficio anagrafe, con mia grande sorpresa, mi  sono trovato davanti al sig. Ferretti, accompagnato da un’altra persona che in quel momento non sapevo chi fosse e che dallo stesso Ferretti mi venne presentato come il futuro senatore del PDL.” (“Francesco Paolo Catania racconta il suo incontro con Nicola Di Girolamo nel consolato di Bruxelles”, ItaliaChiamaItalia.net, 16 maggio 2008)

Allora questo blog commentò osservando che “mai esternazione fu più democratica” (si veda il post “Il pecoraio ha versato il latte”) anche perchè nel giro di poche settimane le denunce per truffa elettorale all'indirizzo dell'oramai “eletto” senatore cominciarono a fioccare.

Gli intrallazzi di Bruxelles, iniziati già due anni prima quando un video di Striscia la Notizia subito ritirato dal sito della nota trasmissione denunciò in maniera chiara ed inequivocabile l'enormità dei brogli, rappresentavano una pericolosa falla nel “sistema” di ricatti e ripicche che teneva (ed ancora tiene) artificialmente in vita questa vile Italia:

Come mai una tale imperizia da parte del PDL che manda in fretta e furia un candidato illegale a coprire un pericolosa falla del sistema? Per la seconda volta nel giro di due anni vi sono prove concrete di brogli elettorali proprio a Bruxelles, dove i Siciliani stanno combattendo per la loro terra.

(…) Dal quartier generale di Arcore si sono dovuti muovere in fretta perchè il pericolo era serio. E se questa piccola svista avrà delle conseguenze in sede giudiziaria, ora che in parlamento la tregua con la magistratura è finita, qualche lacrima di coccodrillo sul latte versato la vedremo scendere sicuramente.
(“Il pecoraio ha versato il latte”, Il Consiglio Blog 22 giugno 2008)

Ebbene, ieri le lacrime sono cominciate a calare copiose ed il cadavere del nostro Nicola di Girolamo è stato avvistato a poca distanza dal ponte dove siedono i Siciliani: per lui è stato chiesto l'arresto non più per sola truffa elettorale, ma anche per l'aggravante mafiosa (“Tlc e 'ndrangheta, riciclaggio da 2 mld. Il gip: «La più colossale frode di sempre»”, Corriere.it 23 febbraio 2010):

Il gip tira in ballo veri e propri metodi mafiosi per descrivere l'associazione per delinquere: «Unisce - scrive il gip - all'inusitata disponibilità diretta di enormi capitali e di strutture societarie apparentemente lecite l'eccezionale capacità intimidatoria tipica degli appartenenti ad organizzazioni legate da vincoli omertosi, la cui violazione è notoriamente sanzionata da intimidazioni e violenze che, spesso, giungono a cagionare l'uccisione sia di quanti si oppongano ai progetti delittuosi che degli stessi appartenenti al sodalizio criminale ritenuti non più affidabili».

Quest'ultima aggiunta pone ulteriori interrogativi: ma la mafia, non era a favore dell'indipendentismo siciliano? Ma come, hanno già a portata di mano L'Altra Sicilia senza rischiare niente, e gli presentano contro Di Girolamo? Che giornalisti, magistrati, massoni e quant'altro si mettano d'accordo una volta per tutte: la mafia è a favore o contro l'indipendenza della Sicilia?

Ma andiamo avanti che mentre la corrente del fiume porta il cadavere ancora più vicino, possiamo notare un foglio di carta stretto tra le mani del morto. Si tratta di una denuncia depositata dal democraticamente eletto senatore alla procura di Roma, denuncia a carico del Presidente de L'Altra Sicilia a causa delle dichiarazioni dello stesso contenute in un articolo apparso su L'Isola, il periodico de L'Altra Sicilia ("Sono gli italiani all'estero rappresentati da imbroglioni?", 14 maggio 2009), e giudicate diffamatorie.

La procura di Roma ha avuto la spiritosa idea di farla arrivare a destinazione a Bruxelles solo pochi giorni fa malgrado fosse stata presentata nel maggio dello scorso anno: c'è da credere che la coincidenza con lo scoppio dello “scandalo” politico non sia casuale.

Voi direte: ma Il Consiglio come le sa tutte queste cose?

Devo confessarvi che raggranellare queste informazioni non è stato così semplice come potrebbe sembrare. Sin da quelle fatidiche elezioni, Francesco Paolo Catania, pur non vivendo in Cina ma a Bruxelles, non ha più connessione ad internet: tra una scusa e l'altra l'azienda belga dopo un guasto in rete non è più riuscita a fornire i servizi richiesti al Presidente de L'Altra Sicilia.

L'inchiesta che ha coinvolto il Di Girolamo ruota attorno a diverse aziende operanti nel campo delle telecomunicazioni (Fastweb, Telecom Italia, Sparkle): ulteriori coincidenze che ci fanno ammirare sempre di più la chiarezza d'intenti del governo cinese.

Continueremo ad aspettare su quel ponte, anche perché oltre ai cadaveri della guarnigione belga potrebbero presto passare quelli della guarnigione svizzera occupata da Casini, dove alcuni candidati sembra abbiano tentato di conquistarsi la poltrona grazie all'assegnazione di schede palesemente nulle.

La calma e la pazienza sono le virtù dei forti. E dei cinesi.

Siciliani con gli occhi a mandorla


Leggi anche: "Su Di Girolamo botta e risposta fra Francesco Paolo Catania e GianLuigi Ferretti", ItaliaChiamaItalia.net 16 giugno 2008
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domenica, gennaio 03, 2010

La via della seta

Dopo Tartaglia e la Maiolo è il turno di Abdulmutallab, il ragazzo con disturbi mentali che avrebbe pianificato ed attuato il complesso attentato su un aereo in volo sull'atlantico imitando un altro deficiente che aveva usato lo stesso tipo di esplosivo, tal Richard Reid autore di una simile performance nel dicembre del 2001 su un volo della American Airlines operante tra Parigi e Miami. Anche in quel caso il folle fu apparentemente fermato dai passeggeri.

Insomma, il mondo sembra essere in mano ad una manica di pazzi criminali.

Abdulmutallab è riuscito con la sua azione degna delle migliori pagine del manuale del perfetto estremista islamico a fare i seguenti favori a certi ambienti di potere USA:

1) Portare l'attenzione sul pericolo islamico nel suo paese d'origine, la Nigeria, dove immediatamente sono ripresi i disordini a sfondo etnico-religioso e dove recentemente sono stati intaccati importanti interessi occidentali, un sentiero che come visto passa anche da casa nostra (si veda il post “Turista per caso”).

2) Tramite la scelta della compagnia aerea su cui viaggiare indisturbato senza passaporto ed armato (la Delta Airlines) richiamare alla mente proprio il petrolio nigeriano, estratto per l'appunto dal delta del fiume Niger.

3) Facilitare l'introduzione forzata negli aeroporti del famigerato “Body scanner” che permetterà ai servizi segreti occidentali di mappare attentamente ogni dettaglio del corpo di ogni passeggero. Anche qui capita casualmente che l'aeroporto di partenza (Amsterdam) sia uno dei pochi al mondo dove uno di questi aggeggi sia funzionante. Ovviamente, non era stato usato in questo caso.

4) Terrorizzare la popolazione della nazione dove il volo era diretto (Stati Uniti) in modo da fare accettare le conseguenti azioni di rappresaglia a scapito di inermi ed ignari civili di un qualche paese straniero.

5) Tramite l'aggancio con questi fantomatici campi d'addestramento “qaedisti” dello Yemen che il ragazzo avrebbe visitato, permettere all'amministrazione americana di agire in quell'area senza risparmio di mezzi e di vite umane (quelle degli inermi civili di cui sopra) e senza avere tra le scatole l'opinione pubblica.

Sappiamo tutti le difficoltà economiche e le divisioni interne che affliggono l'unica [?] superpotenza del pianeta. Purtroppo tali problematiche si riflettono anche nel dispiego di tattiche e sotterfugi.

Nel caso in questione l'enorme falla è stata coperta in modo estremamente maldestro parlando di un padre che “aveva denunciato l'estremismo religioso del figlio [ed] espresso al Dipartimento di Stato le proprie preoccupazioni per le idee radicali e i contatti con gli estremisti del figlio. (Adkronos, 27 dicembre 2009)

Sembra di leggere la storia di un padre che fa la spia sul figlio. Come se domani il vostro vi denunciasse per la foto di Mussolini sul comodino. Secondo un giornalista americano ripreso dal periodico Russia Today (“Detroit jet terrorist attack was staged - journalist”, 29 dicembre) però il padre non aveva denunciato le idee del figlio; ne aveva chiesto la restituzione all'ambasciata USA in Nigeria, dopo aver saputo dove si trovavasse. Esattamente quello che avrebbe fatto qualunque padre preoccupato per le cattive frequentazioni del proprio figlio:

Il padre, un ricco banchiere nigeriano, era andato all'ambasciata degli Stati Uniti il 19 novembre scorso dicendo: «Mio figlio è in Yemen in un campo di terroristi, fate qualcosa»

Qualunque padre proprio no: non tutti padri si sarebbero recati all'ambasciata USA per rintracciare il proprio figlio in un campo di terroristi nello Yemen. Ma un padre che sa come funzionano certe cose, un ricco banchiere nigeriano, forse si. Insomma, tutti sapevano chi fosse e cosa stesse facendo Abdulmutallab, ma nessuno ha fatto qualcosa.

Ma torniamo allo Yemen, dove immediatamente la Casa Bianca, imbeccata dall'imbecille nigeriano, si è detta pronta ad inviare i suoi micidiali caccia.

Il nuovo ordine mondiale (economico e politico) che in questi anni sta vedendo la luce è basato su due poli principali: quello asiatico e quello africano. In Asia sono piazzate quasi tutte le potenze destinate a controllare lo scacchiere globale in questo secolo: Cina, India, Russia, Iran. In Africa si trovano le aree che nei prossimi decenni cresceranno con i ritmi più elevati, dal Nord Africa, oramai prossimo ad un vertiginoso sviluppo, al corno d'Africa tra un decina d'anni circa.

Questo percorso, che potremmo considerare come un moderna via della seta, implica il ritorno delle principali rotte commerciali dall'asse atlantico, che si è imposto a partire dalla scoperta dell'America tagliando fuori il Mediterraneo (ed in particolare il Regno di Sicilia e la Repubblica di Venezia), a quello asiatico-mediterraneo.

La presenza del Canale di Suez eviterà la circumnavigazione del continente nero e farà convergere i flussi commerciali sulle autostrade del mare attraverso alcuni snodi già individuati. I porti di Karachi (attraverso l'Afghanistan ed il Pakistan) e di Burma ad est fungeranno da sbocco per le merci cinesi, mentre Mumbai tornerà ad essere la porta dell'India come ai tempi del Raj britannico.

Ai flussi provenienti da queste tre aree si aggiungeranno quelli del Golfo Persico attraverso l'hub di Dubai e quelli provenienti dal Sud Africa. Essi convergeranno in direzione del Canale di Suez per essere smistati nel Mediterraneo dalla piattaforma logistica siciliana (se i Siciliani saranno capaci di realizzarla) ed in parte risaliranno l'Adriatico verso il Veneto (che potrebbe tornare ad essere la porta dell'Europa verso l'oriente in competizione con le Puglie).

(Ingrandimento)

L'occidente purtroppo è già stato tagliato fuori da tutte queste aree. Ha perso la possibilità di controllare l'India (si veda il post “L'ingresso dell'India”), è stato costretto a programmare il ritiro dall'Afghanistan (si veda il post “Il generale ci va giù duro”), non ha avuto alcun successo nei tentativi di far cadere la dittatura militare in Burma (oggi Myammar). Nel Golfo Persico da un lato lo sceicco di Abu Dhabi ha assestato un duro colpo alle pretese dell'elite finanziaria globale (si veda il post “Un tacchino indigesto”), dall'altro i progressi in Iran si fanno con il contagocce o non si fanno per niente. Il Canale di Suez è in mano agli egiziani che hanno già manifestato la loro posizione aprendo ad Hamas dopo la guerra di Gaza lo scorso anno. Infine nel Mediterraneo i nuovi accordi con la Russia dovrebbero includere la ritirata dalla Sicilia e probabilmente dal Sud Italia (si veda il post “Tutte le scarpe del presidente”).

Rimane un solo punto dove i “folli criminali” possono forzare la mano ad Obama e piantare grane al resto del mondo: il golfo di Aden, il punto in cui tutti quei flussi convergono verso il Canale di Suez, tra la Somalia e lo Yemen, due aree il cui disastro è dovuto più ai tentativi di incursione americani che alle varie teorie lombrosiane dispiegate dai giornalisti italiani.

La tentata invasione USA della Somalia degli anni '90, fallita grazie anche al lavoro clandestino di agenti russi e cinesi (che la propaganda ha poi spacciato per “mercanti d'armi”) era continuata tramite azioni di disturbo volte ad impedire la formazione di uno stato poco favorevole all'intromissione di Washington.

Due anni fa le coorti islamiche (così sono stati ribattezzati in occidente i patrioti somali) erano state quasi annientate dai bombardamenti aerei americani e dall'invasione etiope. A quel punto dal nulla apparvero pirati capaci di assalire petroliere e navi da guerra, il primo (maldestro) esplicito tentativo di controllo delle rotte attraverso lo stretto. La destabilizzazione causata dalla crisi economica ha però ridato fiato alle “coorti” che hanno ricominciato a marciare verso Mogadishu, mentre l'attività piratesca continuava a rilento anche per l'arrivo di navi da guerra dei paesi interessati a bloccare il velleitario tentativo anglosassone (Francia, Russia, Cina, Italia, India). A Washington devono aver capito di non avere più speranze nel corno d'Africa, e stanno ora provando ad intrufolarsi sull'altra sponda. Da notare che Obama preferirebbe il dialogo, ma i suoi nemici interni non ne vogliono sapere.

Dall'Inghilterra Brown è ansioso di buttarsi nella mischia (“Brown convoca un vertice sullo Yemen”, IlSole24Ore.com 1 gennaio 2010):

Il premier britannico Gordon Brown ha convocato il 28 gennaio a Londra un summit con alcuni alleati chiave per definire un fronte di lotta comune contro l'estremismo crescente nello Yemen (...) La riunione è stato indetta a seguito del fallito attacco di Natale sul volo 253.

Il Sole 24 Ore continua tracciando la stessa parabola accennata sopra tra le due sponde del golfo di Aden:

Intanto gli integralisti islamici somali del gruppo al Shabaab hanno dichiarato a Mogadiscio l'intenzione di andare militarmente in aiuto dei gruppi di al Qaida operanti in Yemen, soprattutto in caso di intervento Usa. «Siamo pronti ad attraversare il mare ed a soccorrerli per combattere i nemici di Allah», ha dichiarato oggi a Mogadiscio Sheikh Muktar Rabow Abu Mansur, uno dei loro leader, lanciando un appello analogo a tutti gli arabi perchè si uniscano alla guerra santa. Lo riferiscono numerosi siti somali [?]. Shabaab, che vuol dire gioventù in arabo, è il braccio armato somalo di al Qaida; controlla buona parte della Somalia, e quasi tutta la capitale. In Yemen opera un agguerrito gruppo di terroristi di al Qaida, contro i quali sta combattendo l'esercito regolare, che chiede però aiuti internazionali per sconfiggerli.

L'esercito regolare yemenita non sta combattendo contro alcun terrorista. Nello Yemen è in corso una guerra civile che vede gli sciiti del nord, appoggiati da Iran e forse sottobanco anche da Cina e Russia, opposti al governo centrale appoggiato da americani ed inglesi (esattamente come in Somalia) e nessuno dei ribelli ha mai detto di fare parte di Al Qaeda: più che censurare i blog si dovrebbero censurare certi giornalisti con il patentino.

La risposta cinese all'attentato del folle nigeriano imbarcato sul volo della Delta Airlines proveniente da un imbarco di Amsterdam dove non era installato il body scanner e diretto negli USA dopo un periodo di addestramento nello Yemen non si è fatta attendere:

La Cina ha bisogno di una base navale permanente nel Golfo di Aden per rifornire le proprie unità impegnate nella missione anti-pirateria in Somalia: lo ha affermato uno dei portavoce della marina militare cinese, Yin Zhuo, senza fornire ulteriori dettagli in merito alla localizzazione ma sottolineando come una decisione in merito spetti ai vertici militari. (APCOM – 30 dicembre 2009)

Augusta accoglie le carovane di ritorno dall'oriente

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