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giovedì, novembre 26, 2009

Scienza esatta

Dopo aver avallato truffe quali il buco dell'ozono, la genetica (si veda il post “Ritorno a Camico”), l'estinzione dei dinosauri a causa di un meteorite, ed il riscaldamento globale, la fiducia nei confronti della scienza come soluzione dei problemi materiali e persino morali dell'uomo è entrata in una fase calante che potrebbe non vedere più alcuna risalita.

Tramite la statistica oggi lo scienziato può dimostrare di tutto. La statistica permette di piegare la realtà alle nostre voglie demiurgiche nascoste. Permette di creare una verità artificiale capace di accodarsi ai gusti del momento: se voglio dimostrare che i siciliani sono fessi, ne prendo cinque a caso e se tre hanno un quoziente intellettivo inferiore alla media il gioco è fatto.

E' su questa falsa riga che alcuni ricercatori delle università di Catania, Palermo e Messina, analizzando lo sviluppo di tumori tiroidei nella popolazione dell'isola , dopo aver creduto di constatare una maggiore incidenza nella città di Catania basandosi su rilevamenti fatti in un brevissimo e poco rappresentativo arco di tempo (2002 – 2004), hanno cercato di suggerire che la cosa sia da associare alla presenza del vulcano.

“I residenti della provincia di Catania con la sua regione vulcanica sembra avere una più alta incidenza di cancro tiroideo papillare che altre aree della Sicilia”: queste le allusive conclusioni del gruppo di stipendiati pubblici che senza prova alcuna mettono sul piatto nuovi allarmismi da aggiungere a quelli sui terremoti o sull'inesistente pericolo della febbre suina ampiamente usati dai media per seminare il panico tra la popolazione.

L'articolo è stato pubblicato dal Giornale del National Cancer Istitute (JNCI) di Oxford con il titolo “Papillary Thyroid Cancer Incidence in the Volcanic Area of Sicily” ed è stato subito ripreso dalla stampa internazionale con titoli che “opportunamente” esaltano la presunta connessione vulcanica: “Thyroid cancer may be more common near volcanoes” (Trad.: “Il cancro tiroideo potrebbe essere più comune vicino ai vulcani”, Reuters, 9 novembre 2009)

Ma sono gli stessi ricercatori ad ammettere che le conclusioni da loro stessi indicate non hanno alcuna evidenza scientifica: «Altre spiegazioni non possono essere escluse» ha detto Vigneri, uno del gruppo, aggiungendo anche che “Altri studi sono necessari per determinare quali siano i contaminanti dell'acqua potabile, se ve ne sono, che potrebbero essere coinvolti del aumento del rischio di candro tiroideo”.

L'unico dato che riescono a produrre a favore della loro spiegazione è che “In molti campioni di acqua potabile provenienti dall'area vulcanica abbiamo trovato che 4 metalli il composto naturale radioattivo radon 222 erano superiori alla massima concentrazione accettabile

Un po' pochino per poter lanciare allarmi di questo tipo e papparsi impunemente lo stipendio pubblico. Anche perché ci sono dei particolari forniti dalla stessa ricerca e che conducono in altre direzioni.

Ad esempio, l'incidenza di cancro alla tiroide appare in aumento. Malgrado il breve lasso di tempo considerato, l'articolo cerca di attribuire la cosa ad una migliore qualità dei controlli, ma l'impalcatura traballa lo stesso: l'Etna non è sbucata dal nulla in questi ultimi anni, e se le cause fossero davvero quelle suggerite, avremmo dovuto osservare invece un'incidenza stabile.

Il collegamento all'acqua potabile rende poi la cosa ancora più grottesca. A partire dagli anni 80 il consumo di acque locali è sicuramente diminuito a favore delle acque minerali imbottigliate provenienti dal nord Italia. Se il problema risiede negli elementi disciolti negli acquiferi vulcanici, pur nella maggiore media rispetto alle aree limitrofe, si sarebbe dovuta rilevare una diminuzione dell'incidenza: l'opposto di quanto osservato dagli “scienziati”.

Lo studio, che ha tra l'altro permesso ad uno dei più importanti periodici di divulgazioni scientifica (Scientific American) di titolare “La maledizione siciliana”, rivela anche una maggiore incidenza in città rispetto alle campagne. E questa è un altra stranezza: se la causa è il vulcano, che differenza c'è tra Catania ed il più minuscolo dei paesini etnei? E che differenza ci sarebbe tra Catania, le isole Eolie, Pantelleria o l'area iblea a cavallo tra Catania e Siracusa dove si trovano numerosissimi vulcani oramai estinti?

Se, come rilevato dal team, l'inquinamento industriale è da escludere, viene da chiedersi perchè non si sia proposto ad esempio il cambiamento delle abitudini alimentari avvenuto negli ultimi 10 – 15 anni, più marcato a Catania dove la Grande Distribuzione Organizzata è molto più diffusa che nel resto della Sicilia.

Ma la statistica in Sicilia non se la prende solo con i vivi. Anche i morti devono essere difesi.

Dopo aver “statisticamente” accertato che i Siciliani discendono dai fenici (si veda il post “Figli di”) , ora ci vogliono dire che i nostri antenati sicelioti adoravano il sole.

Un certo Alun M. Salt, in base alla constatazione che i templi ellenici della Sicilia al contrario di tutti gli altri tendono “statisticamente” ad essere orientati preferenzialmente verso est, ha concluso che questo sia stato un omaggio al sorgere dell'astro.

A dire il vero le premesse dello studio (“The Astronomical Orientation of Ancient Greek Temples”) sono interessanti, poiché sembrano indicare una qualche differenziazione tra sicelioti e greci: “Quindi ne concludo che le differenze tra gli allineamenti tra la Sicilia e la Grecia riflettono pressioni differenti nell'espressione dell'identità etnica

L'autore sembrerebbe affermare che culti precedenti in Sicilia abbiano potuto influenzare tale situazione. Ma come sappiamo, qualunque cenno ad una civiltà siciliana preesistente all'arrivo dei coloni greci deve essere bandita dai libri di storia occidentali. E così nel testo dell'articolo la spiegazione della frase diventa paradossale, tanto che il nostro dimostra una totale ignoranza del soggetto studiato:

L'auto-identificazione dei greci di Sicilia come greci che vivevano all'estero potrebbe aver provocato una aderenza agli ideali greci come imperativo per assicurare sia se stessi che i visitatori dalla madrepatria che il fatto che fossero lontani non li faceva meno greci.

I fatti dicono che invece i sicelioti (o greci di Sicilia) tendevano ad evidenziare il più possibile le loro differenze culturali con i greci veri. Basta ricordare la famosa frase pronunciata da Ermocrate, stretega siracusano, durante la guerra del Peloponneso nel 424 a.c. : “Ne ioni, ne dori, ma siciliani”. Quel voler “assicurare” se stessi ed i visitatori della loro grecità, sa tanto dei moderni colonizzati siciliani che sventolano le loro vuote bandiere tricolori negli stadi. Un'immagine che poco si addice ai Siciliani di allora che sconfissero Atene.

Questa dunque sarebbe la causa dell'allineamento solare: “Se vivi in Grecia, non hai bisogno di provare la tua identità greca e la tua religione” ha detto il dottor Salt, “Se vivi all'estero, potresti sentirti meno sicuro della tua identità greca e potresti sentire il bisogno di fare le cose seguendo ancora di più le tradizioni.” (“Ancient Greek worshippers showed inclination towards the Sun”, TimesonLine, 19 novembre 2009)

Anche a voler accettare la teoria del siciliano più greco del greco, a mister Salt l'idea che l'orientamento potrebbe essere quello perchè è ad oriente che si trova la madrepatria, più che il sole, non viene in mente.

No. Mr. Salt, in base alla sua legge statistica crede di poter dire quello che gli pare malgrado, come lui stesso ammette, altri propongano teorie molto meno traballanti ma che avrebbero implicazioni esplosive per i nostri libri di storia:

I templi greci in Sicilia sono chiaramente greci nello stile, ma erano usati in maniera greca o per caso i siciliani usavano l'architettura greca per costruire templi per culti locali come fecero i romani?

Questa è la domanda che altri studiosi si pongono (vedi pubblicazioni 13 e 14 nei riferimenti bibliografici della pubblicazione, disponibile anche in pdf). O in altre parole, forse esisteva già una civiltà in Sicilia che subì l'influsso ellenico ma che lo plasmò per adattarlo alle proprie credenza: i templi “greci” di Sicilia, furono costruiti dai greci o dai.... Siciliani? Il pensiero corre ai templi di Selinunte e di Segesta, piazzati in un territorio storicamente molto poco Greco.

I ricercatori delle università di Catania, Palermo e Messina ci potranno poi dire se anche quei siciliani che costruivano i finti templi greci soffrivano di cancro alla tiroide oppure no.

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venerdì, giugno 26, 2009

Il paradiso deve attendere

La mitica opera del Ponte sullo Stretto compie un passetto in avanti sul titolo di un articolo postato sul sito de La Sicilia il 19 giugno scorso (“Nel 2010 il via per il ponte”, che è già un ritardo rispetto alle dichiarazioni pre-elettorali) ma poi ne fa due indietro nel testo, dove Ciucci chiarisce che del ponte non vedremo la minacciosa ombra nemmeno nel prossimo futuro:

“Determinante l'accordo che abbiamo firmato con il contraente generale che prevede l'individuazione fin dall'inizio di opere propedeutiche, già previste dal contratto e di grande importanza per la viabilità locale, cantierabili già a partire dall'inizio del prossimo anno”

Ad iniziare nel 2010 saranno (forse) le opere propedeutiche al ponte. In realtà le uniche fattibili, visto che il ponte vero e proprio non lo faranno mai.

Non lo faranno mai perchè l'unico interessato a metterci i soldi è lo stato italiano per accontentare i vari Berlusconi, Ligresti, Impregilo. Nessuno fuori da questi vuole rischiarci un euro. Se è tanto importante per lo sviluppo dell'hub infrastrutturale mediterraneo chissà come mai le aziende cinesi non si sono fatte avanti includendolo nel contesto dello sviluppo del porto di Augusta e dell'aeroporto di Catania da loro caldeggiato. E chissà come mai i vari Berlusconi, Ligresti, Impregilo non si sono interessati al porto di Augusta o ad altre opere facenti parte di questo previsto hub (Vedi il post "Complotto terrorista").

Ora che il declino di Berlusconi è iniziato e che la Sicilia è in mano a poteri nemici di Bruxelles, non si vede da dove dovrebbero arrivare questi soldi. Dalla Lega, che oramai ha il nord Italia in pugno e che non ha mai nascosto la sua profonda avversione al progetto?

Certo è possibile che una volta levatisi dai piedi quelli di cui sopra, possano intervenire soggetti che al momento sono in attesa. Si vedrà.

Le nostre preoccupazioni verso il ponte oggi comunque appaiono esagerate. Anche perchè vi è qualcosa di ben più mostruoso del Ponte. Incombe ancora su di noi e sulle future generazioni lo spettro degli inceneritori. Uno spettro ben più terrificante degli sbancamenti di terra necessari per quelle “opere propedeutiche”.

Il mostruoso progetto degli inceneritori prese corpo quando Cuffaro fu appositamente nominato commissario speciale per l'emergenza rifiuti nell'isola.

Il progetto da costui licenziato prevedeva 4 inceneritori capaci di trattare circa 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti annue, a fronte dei 4 milioni complessivamente trattati in Italia al momento. Ed a fronte di un previsto carico di rifiuti da termovalorizzare in Sicilia di 600 mila tonnellate annue.

Non ci vuole molto a capire che ci apprestavamo a diventare la pattumiera d'Italia e forse d'Europa. Questo perchè, essendo in mano ai privati, quegli inceneritori devono assolutamente bruciare quella predeterminata quantità di rifiuti: nessuno potrà bloccarli, o saranno i cittadini a pagare la differenza alle aziende.

Ci apprestavamo o ci apprestiamo?

La commissione europea ha bloccato i bandi grazie ad una tecnicalità (tali bandi non sarebbero stati pubblicizzati adeguatamente e nel rispetto delle norme europee...), e dopo le elezioni la patata bollente è passata al nuovo governo, presieduto da Raffaele Lombardo.

La giunta da lui presieduta si è espressa accogliendo anche le altre richieste delle commissione europea riguardo alla tecnologia da usare, mentre lui stesso il 22 aprile ha usato parole forti (“Piano termovalorizzatori in Sicilia. Decisioni e retroscena. Il Governo Lombardo sceglie: l’ambiente e minor costi”, SiciliaInformazioni.com):

Decidete voi cosa fare di questa storia dei termovalorizzatori, per me tutte le soluzioni vanno bene. Mi basta che – ha spiegato- si rispettino pedissequamente le leggi europee e nazionali in materia di rifiuti, e non vi sia alcuna alea di attentato all’ambiente. A quel punto ha tirato fuori i fascioni di email , che hannom sommerso la Presidenza della Regione nell’ultima settimana. Quelli inviati su invito dell’Associazione “firmiamo” : più di diecimila. Che appunto gli chiedevano di rispettare le previsioni di legge, ed in particolare le ultime novità tecnologiche in materia di bruciatura dei rifiuti e le tabelle obbligatorie sugli obbiettivi da raggiungere in Sicilia nella raccolta differenziata.

Tutto bene quindi, sembrerebbe.

Tutto bene eccetto l'incipit. Quel pilatesco “Decidete voi” che gli ha permesso di scaricare tutto sull'ARRA (l’Agenzia regionale delle acque e dei rifiuti) e su Felice Crosta, il manager dell'agenzia:

La Giunta di Governo ha rimesso all'ARRA (l’Agenzia regionale delle acque e dei rifiuti) le ulteriori attività di definizione del procedimento amministrativo (ndr:iniziatosi con il bando di gara del 2002).

Felice Crosta è in realtà uomo vicino al PDL ed all'UDC. Quindi Lombardo non ha fatto altro che rimettere tutto nelle mani dei terroristi. Ed infatti, dopo pochi giorni, il 30 aprile, siamo punto e a capo (“Termovalorizzatori, la madre di tutte le battaglie politiche in Sicilia. Lo slalom di Felice Crosta”, SiciliaInformazioni.com):

Infatti, i nuovi bandi mantengono, formalmente, il sovradimensionamento complessivo (su tre impianti rimasti in gara) di circa due milioni di tonnellate annue (al netto del sito di Paternò che era capace di 660mila tonnellate annue) da bruciare. A fronte di una produzione verificata in tutta l’Isola, già nel 2004, di appena due milioni e mezzo. Per cui rimane la non considerazione della fisiologica diminuzione della produzione indistinta dei rifiuti, in ottemperanza della logica e degli obblighi di legge sulla raccolta differenziata per il riciclaggio dei rifiuti: che in Sicilia dovrebbe attestarsi obbligatoriamente al 60% entro il 2011.

Rimane fuori solo l'inceneritore di Paternò, il più controverso per la verità, per il quale, come ci ricorda Panzica sullo stesso articolo di SiciliaInformazioni.com, non si può accettare come opportuno ridimensionamento complessivo, il mancato decollo della nuova gara d’appalto per il sito SicilPower a Paternò (per i bacini delle province di Catania e di parte di quella di Messina).

C'è poco da fare: Raffaele Lombardo o non vuole o non può. Come nel caso di Paternò (dove la decisione di lasciar perdere sembra essere stata suggerita dalle accese proteste dei residenti, più che da reali perplessità tecniche) toccherà al popolo organizzarsi.

Anche perchè oltre al pericolo ambientale vi è anche quello economico: gli inceneritori vengono costruiti per usufruire dei (finti) incentivi ambientali CIP6. Ma chi ci assicura che con uno stato così indebitato e sull'orlo della bancarotta questi dureranno veramente 20 anni? Dovessero interrompersi, non credo che i cittadini del nord Italia vorranno pagare la differenza (giustamente). Quindi saremmo noi a dover pagare l'immondizia per 2 o 3 volte e poi ad avere indietro energia elettrica a prezzi ancora una volta maggiorati che dovremo comprarci per forza, visto che a quel prezzo non riusciremo mai ad esportarla verso nord.

Infine, per quanto riguarda il Presidente, sul “volere” non mettiamo parola. Ma sul “potere” i suoi limiti sono ovvi. Anche se lui ed il cavaliere hanno invertito le loro posizioni, ed ora è il siciliano ad avere la le carte migliori in mano, come dimostrato anche dagli accordi che sembrano essere stati raggiunti in queste ore, ciò non significa che gli sia possibile sbarazzarsi in un sol colpo sia dell'estraneo che di Cuffaro, soprattutto ora che i vari pupazzi Orlando, Fini e Di Pietro si sono raggruppati per un assalto finale (vedi il post “Sta per nascere il partito del sud, tra trappole ed insidie”, Comitati delle Due Sicilie 23 giugno 2009).

Siamo ancora tra due fuochi: quello dell'inferno, agitato dalle pagine dell'Economist che dedica un articolo agiografico a Fini ponendolo come successore del Pecoraio alla guida del PDL [*], e quelle degli inceneritori, attizzate dagli interessi privati dei compagni di merende dello stesso Pecoraio.

Nell'attesa, invece di girarci i pollici aspettando che il paradiso scenda sulla terra, non guasterebbe un bel po' di pressione in più sull'argomento a chi di dovere.

Nota: Leggi anche l'articolo “Rifiuti in Sicilia. Le prospettive di un affare da cinque miliardi di euro” di Carlo Ruta, giornalista ragusano famoso per il caso di censura del suo sito “accadeinsicilia.net”.

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[*] Ecco un piccolo estratto dall'articolo del settimanale britannico (Fini to the fore, 4 giugno 2009): “Negli ultimi mesi ha messo in discussione le dure politiche in materia di immigrazione del governo, ha implicitamente lamentato il ruolo attivo della Chiesa Cattolica in politica ed ha ignorato uno dei più durevoli tabù della destra tradizionale entrando in confidenza con degli attivisti omosessuali”.

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giovedì, ottobre 09, 2008

All'ultimo sangue

E' un attacco concentrico. Da tutti i lati contemporaneamente. La saldatura tra Berlusconi e centro-sinistra catanese è giocata su una lama di rasoio. Tutti contro Lombardo. Bene: questa conflittualità porterà Lombardo sempre più verso i Siciliani. D'altronde a suo tempo avevamo fatto notare come non vi sarebbero state alternative per il leader dell'MPA.

Vediamo cosa scrive Lodato:

(...)

Da una parte il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che s'è intestato questo piano di rientro, mettendo all'assessorato il magistrato Massimo Russo.

Di fronte l'ex governatore, Totò Cuffaro e la parte dura di Forza Italia, che ha scelto come portavoce il capogruppo all'Ars, il ragusano Innocenzo Leontini, ma che ha come punti di forza il senatore Firrarello e il presidente della Provincia di Catania, Giuseppe Castiglione.

La guerra è senza quartieri.

(...)

Il progetto di Russo potrebbe essere devastante per tutti, in questo senso anche perchè, secondo il Pdl e l'Udc, non è che abbia previsto tagli indiscriminati, dal punto di vista politico. Ha mirato, dicono, a quelle strutture, a quelle aziende, a quei manager che sono di orientamento non proprio autonomista. Cioè uomini non lombardiani. Così è esplosa la polemica sulla formazione del comitato dei saggi, così sul taglio dei policlinici che Russo vorrebbe accorpare con altre aziende.

(...)La vera discussione si farà in Assemblea, ma una battuta che il senatore Firrarello ha lasciato scappasse via durante una intervista, può essere illuminante: "I nostri assessori nel governo cosa faranno? Ma che devono fare, per quanto contano", Cioè, per quanto li fanno contare, intendeva dire. Il che significa che anche se in Giunta non voleranno sedie, il tempo di fare i conti non può essere così lontano.


Cuffaro schierato con Firrarello (sindaco di Bronte), cioè con Berlusconi. Contro Palazzo D'Orleans. Ma ci vogliono vendere la solita storiella della rivalità tra siciliani. Perché non è così? Perchè se Firrarello non stesse agendo su mandato di Arcore si tratterebbe di insubordinazione, e ne conseguirebbe che Berlusconi sta dalla parte di Lombardo. E' credibile nel clima teso di questi giorni, tra il possibile fallimento del comune di Catania ed il rischio dato dalla spesa sanitaria siciliana fuori controllo che il pecoraio possa accettare una tale insidia portata dal suo ominicchio di fiducia all'ombra dell'Etna (e del pistacchio)? Se fosse Firrarello il ribelle, allora ne conseguirebbe che su queste righe mi dovreste vedere suggerire di appoggiare proprio il sindaco di Bronte.

Che fa, babbiamo?

Nel frattempo Bianco e Licandro, che hanno fiutato il tutto per tempo, attaccano Stancanelli, sapendo in questo di avere il solito appoggio “trasversale”. Sapendo cioè che nessuno da destra cercherà di smontare i loro attacchi.

Ma tenetevi forte perchè sta per aprirsi un altro fronte che presto diventerà il fronte principale, quello giuridico dello statuto:

La Regione Sicilia solleverà conflitto di attribuzione presso la Corte Costituzionale contro il ministero delle Economie e delle Finanze per la riscossione della tassazione sul consumo di alcuni prodotti energetici come il gas e il coke. 

Lo scontro sarà all'ultimo sangue. E se Lombardo dovesse vincere la mano contro Firrarello, sono curioso di vedere chi scenderà in campo ad affrontarlo dopo. Prima o poi lo stesso pecoraio dovrà uscire allo scoperto per non perdere il suo lurido gregge.

Il senatore dei nostri pistacchi

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venerdì, settembre 26, 2008

Un tranquillo scricchiolio di paura

Durante i caldi pomeriggi estivi le avventure del commissario Montalbano scorrono veloci e piacevoli in quei libretti suddivisi in brevi capitoli. Leggendo i racconti non si può fare a meno di sentire i profumi dei luoghi delineati in poche parole dall'autore, non si può fare a meno di credere che quei personaggi scolpiti in brevi e precisi tratti non siano veri e che i fatti narrati non abbiano una qualche relazione con ciò che realmente avviene intorno a noi.

Una sensazione di realismo che colpisce in modo ancora più marcato in particolare in uno di questi piccoli romanzi: "La gita a Tindari", uscito nel 1996. In esso si racconta di una segretissima clinica privata, nascosta da qualche parte in Sicilia, dove da tutto il mondo si recherebbero pazienti particolarmente abbienti ed ai quali verrebbero trapiantati organi provenienti da circuiti “alternativi”, da donatori cioè forse non proprio consenzienti ed in certi casi neanche adolescenti.

Il giro era in pericolo di essere scoperto, per cui chi gestiva il tutto si stava premurando di fare sparire le tracce uccidendo i pesci più piccoli. Tutti. Eccetto uno: il chirurgo che si occupava di eseguire le operazioni che, visto il calibro dei pazienti, dovevano riuscire a tutti i costi. Se vi fosse stato spazio per continuare a lavorare, trovare un altro medico con le stesse capacità disposto a tutto questo non sarebbe stato così facile.

Sanità privata in Sicilia dunque. Un argomento scottante e particolarmente attuale in questi giorni in cui il futuro dell'isola ruota intorno a questo argomento, con Cuffaro che immancabilmente mette i bastoni tra le ruote non appena si toccano le cliniche private.

Ma il motivo per cui si è ripresa la trama del libro di Camilleri è un altro ed è dovuto ad un fatto di cronaca verificatosi lo scorso maggio: l'arresto, tra il 5 ed il 6 del mese, del cardiochirurgo Carlo Marcelletti, originario di Ancona ma primario dell'ospedale civico di Palermo.

Marcelletti è un chirurgo di fama mondiale specializzato in interventi al cuore su soggetti in età pediatrica. Alcuni ricorderanno i controversi tentativi di separazione di gemelle siamesi nei quali si doveva decidere di salvarne una a scapito dell'altra. Un vero e proprio omicidio a sangue freddo.

E questo “background” va puntualizzato prima di ricordare quali siano state le accuse che hanno cagionato l'arresto del “luminare”. La più importante dovrebbe essere quella di peculato, concussione e truffa ai danni dello stato. Praticamente il primario assicurava una corsia preferenziale ai genitori dei piccoli pazienti in cambio di somme di denaro, nel suo caso sotto forma di donazioni ad una onlus.

Certo mai nessun medico in Italia è sceso a tanto, come le nostre visite nello studio PRIVATO del primario di turno possono testimoniare. Ed il solo Marcelletti dovevano andare a prendere, ed a seguito di un esposto anonimo. Vengano da me gli inquirenti che qualche testimonianza senza copertura di anonimato la faccio io. Per parecchi primari. E non solo in Sicilia.

Ma andiamo oltre che la cosa si fa ancora più interessante: un'altra pesante accusa colpisce l'unico medico italiano che (pare) abbia mai tentato di truffare lo stato. Quella di detenzione di materiale pedo-pornografico. Sul suo cellulare sarebbero stati trovati 5-6 mms “hard” (al giornalismo zozzo di questi giorni piace usare terminologie di questo calibro) in cui si ritraevano parti intime di un corpo femminile. E dato che il numero da cui provenivano apparteneva ad una donna avente una figlia minorenne, quelle sono le tette ed il culo della figlia. Una deduzione logica e consequenziale, degna di un paese da operetta come il nostro.

In pratica, prima di farvi inviare messaggi strani dall'amante assicuratevi che i figli siano diventati maggiorenni, o potreste ritrovarvi in carcere con l'accusa (inconsistente, come quella rivolta al chirurgo, ma infamante) di pedofilia.

La somma delle due motivazioni significa solo una cosa: un accusa strumentale ad incastrare il medico per chissà quale motivo, ma che dovrebbe avere a che fare con qualcosa di poco pulito nella quale hanno un posto rilevante i minorenni.

E qui viene la parte interessante. Perchè il 20 maggio seguente (un martedì), all'improvviso la RAI manda in onda la versione televisiva del romanzo di Camilleri di cui abbiamo parlato sopra. Avventure del commissario Montalbano non ne erano state trasmesse il martedì prima, e non ne saranno trasmesse il martedì dopo. Una messa in onda strana e tempestiva, quasi senza preavviso. Strategica. Isolata a bella posta. Nelle cui scene finali si vede il famoso chirurgo del libro tenuto in ostaggio e brutalmente minacciato con una pistola infilata in bocca.

Poi la vicenda è andata via via scemando, e Marcelletti è uscito dalle indecenti cronache dei nostri mass-media. Segno che la minaccia è andata ad effetto?

Dopo anni passati ad analizzare il linguaggio dei mezzi d'informazione italiani (ed occidentali in genere) per capire i messaggi che inviano, non siamo più tanto innocenti. Solo una cosa rimane da capire: chi è che punta la pistola in bocca al primario del Civico di Palermo, e cosa spera di ottenere da quel gesto? Nel film a quel punto il minacciato commette il più grave dei peccati: confessa tutto al commissario che si era finto killer.

Mi sembra di aver udito una sedia improvvisamente scricchiolare dalla paura sotto uno spettatore.

La versione televisiva de “La Gita a Tindari” può essere vista interamente sul sito di RaiFiction. Aspettate qualche minuto per permettere al filmato di caricarsi.
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mercoledì, giugno 04, 2008

Psicofollie


Di seguito, tradotto e commentato (i commenti li trovate tra le parentesi quadre), pubblico un articolo apparso su The Economist dello scorso 24 maggio. Un articolo rivelatore per quello che c'è in serbo per i nostri figli se il potere liberal-finanziario “occidentale” non verrà abbattuto. Una follia totale e totalitaria che non è da venire. E già qui tra noi. Un 1984 il cui 31 dicembre speriamo possa arrivare presto. Altro che nazisti.

Titolo: Droghe furbe

Sottotitolo: Medicine [Droghe nel testo. In inglese i due termini sono interscambiabili quando si parla di medicine. Ma non quando si parla di stupefacenti. Nell'articolo si usa sempre la parola “drugs”, il che genera una certa “confusione” - voluta - al fine di inoculare nel lettore la convinzione che non vi sia alcuna differenza tra le due cose] per farti più furbo sono attualmente in fase di sperimentazione. Bene.

Questa droga è spacciata in ogni angolo di strada americano, e si trova in ogni nazione del mondo. E' psicoattiva, stimolante e porta assuefazione. Coloro che la usano sostengono che accresca lo stato di allerta e la concentrazione, riducendo la fatica. Ma il “picco” non dura e chi è assuefatto deve continuare a consumarla in quantità crescenti [Con questa introduzione si condiziona e si confonde il lettore prima di entrare in argomento. Da questo momento in poi tra caffè ed eroina non vi è più alcuna differenza. E per i fini che si propongono i mandanti dell'articolo in effetti è così].

Visto sotto questa angolatura, il sorseggiare caffè suona più come un qualcosa di abominevole che come la forma più accettata al mondo di abuso di droga. Ma secoli di familiarità hanno messo le persone a loro agio. Nei prossimi anni la scienza probabilmente creerà molte nuove droghe per migliorare la memoria, la concentrazione e la pianificazione. Esse potrebbero benissimo essere meno pericolose del caffè – e sicuramente essere più utili. Ma la gente le tratterà con la stessa tolleranza?

High Time [Vediamo ora cosa sarebbe “meno pericoloso del caffè”, una “droga” che l'uomo conosce da migliaia di anni]

Le nuove medicine per l'aumento cognitivo sono studiate per trattare malattie debilitative come l'Alzheimer, o come i problemi di mancanza d'attenzione e la schizofrenia [Ecco a cosa servono queste sostanze meno pericolose del caffè]. Ma poiché esse agiscono in profondità nei percorsi neuronali del cervello, alcune di esse saranno destinate anche ad aumentare le capacità delle persone di pensare ed imparare. Queste medicine inevitabilmente saranno usate anche da persone in salute [inevitabilmente?]. Questa è la lezione proveniente da medicine quali il Ritalin (metilfenidato) ed il Provigil (modafinile), che sono attualmente ampiamente usate senza prescrizione per migliorare le performance, come la rivista Nature ha scoperto. Quando il giornale inglese ha chiesto ai suoi lettori, esperti di materie scientifiche [e quindi delle cui azioni tutti dovremmo fidarci], all'inizio dell'anno, uno su cinque di quelli che hanno risposto hanno detto di aver usato queste medicine a scopo non curativo, per aiutarsi nella concentrazione o per imparare.

Per molti, “droga” è una parole di quattro lettere [con l'allocuzione “parola di quattro lettere” in inglese si indicano le “parolacce”]. L'uso senza prescrizione è nel migliore dei casi preoccupante è scorretto, e nel peggiore pericoloso ed immorale. Questo modo di pensare porta allo stretto controllo o persino alla proibizionismo ed alla criminalizzazione. [ecco che si scopre la verità sull'anti-proibizionismo: secondo i loro sostenitori esso dovrebbe addirittura diminuire l'uso delle droghe eliminando l'attrazione per la trasgressione. Invece qui si invoca la fine delle restrizioni proprio per il motivo opposto – che poi è quello vero – la loro diffusione ampia e capillare]. Nel Regno Unito, per esempio, il Ritalin è una medicina di classe B. Eppure i controlli stretti potrebbero essere al tempo stesso inutili [certo,fino a quando gente potente come quelli che stanno dietro a questo giornale si diletta di arrotondare spacciando, difficilmente si riuscirà ad estirpare questa depravazione] e sbagliato [perchè impedisce agli stessi di migliorare ulteriormente i proprio profitti].

Inutile, perchè se la gente veramente vuole le medicine, le può facilmente trovare [grazie ai suddetti spacciatori]. I consumatori di droghe si procuravano le loro dosi dalle ricette dei dottori o su internet. Come tutti quelli che abbiano un indirizzo email sanno, il problema non è nella scarsità, ma nel tenere lontane le offerte di Viagra, vero o falso che sia.

E sbagliato perchè queste medicine promettono di fare un sacco di bene [a chi?].

Molta gente usa già il Provigil per turni notturni, jet lag e mancanza di sonno, soffrendo pochi effetti collaterali [Messaggio chiaro: gli effetti collaterali sono cosa di cui non ci dovremmo minimamente preoccupare]. Altri usano i beta-bloccanti per prevenire l'ansia e lo stress da prestazione [quando uno lotta per la giusta causa...]. Gli scienziati usano medicine senza prescrizione per aumentare la concentrazione [e a noi che minchia ce ne dovrebbe fregare?]. Se questo li aiuta a svelare i misteri dell'universo, tanto meglio [ecco qui il motivo per cui ci vogliono convincere a prendere questa spazzatura: per sgobbare ancora di più per LORO]. Se l'assistenza chimica [non si andrà più dal medico, bensì dal chimico, come in effetti fanno oggi gli atleti per migliorare le loro prestazioni] può aiutare ad incrementare la durata della vita utile dell'uomo, i benefici potrebbero essere enormi [Attenzione, questo – posto a metà dell'articolo – è il punto focale del discorso: il concetto di vita utile, delimitato dietro dall'aborto, e davanti dall'eutanasia. Questa frase spiega il motivo per cui le elìte economico-liberali occidentali spendono tante energie per propagandare tali mostruosità. I cosiddetti screening genetici prenatali consentiranno di stabilire se l'essere umano in questione sarà utile o no. L'aborto verrà praticato in base a questa discriminante. Il disegno è unico ed include anche le “droghe” di cui stiamo parlando].

Alcuni sono preoccupati per i vantaggi sleali e per la “pressione” che questi farmaci provocherebbero. Ad ogni modo, milioni di persone soffrono a causa di piccole perdite di memorie non curate. Sarebbe giusto negare aiuto a tutti questi? [qui il tenore cambia, cercano di prenderci per il cuore] Se il timido o lo sventato prendono stimolanti cognitivi, non è così ovvio se questo stia pareggiando il loro campo di gioco o stia dando loro un vantaggio sleale. E' naturale tirare su il corpo che invecchia con qualche aiutino, e non limitare l'aiuto per la mente che invecchia ad un po' di allenamento per il cervello fatto con il Nintendo? [Secondo l'Economist i videogiochi aiutano il cervello a rimanere vigile e tutti dovremmo regalare ai nostri genitori e nonni l'ultima versione del Nintendo, così da allungare la nostra bella sindrome di Peter Pan a tutto l'arco della nostra vita]

Punire l'uso senza prescrizione di stimolanti cognitivi potrebbe essere ingiusto verso coloro che potrebbero trovare queste medicine utili dal punto di vista medico in modo inaspettato. Gli schizofrenici, è stato scoperto di recente, hanno maggiori di diventare pesanti fumatori poiché la nicotina offre sollievo alla loro condizione. Variazioni genetiche fra le persone sono associate con livelli differenti di memoria funzionale. Si potrebbe scoprire che le persone che usano Provigil o Ritalin potrebbero avere un bisogno legittimo ma fino ad ora sconosciuto della medicina. [quanti bei condizionali...]

Ci saranno sempre rischi, ma non maggiori che per altre medicine . Ricordate che le nuove medicine passeranno i test medici poiché possono trattare una malattia, anche se non sono state dichiarate come stimolanti cognitivi [grazie alla corruzione dilagante]. Ci saranno numerosissimi casi di consumatori senza prescrizione abituali, più che nei test clinici, così gli organi di controllo avranno bisogno di monitorarli [non dovranno scoraggiare tale abitudine, dovranno “monitorarla”] per gli effetti collaterali – specialmente nei bambini [Ho letto bene? Bambini? I bambini dovrebbero prendere il Provigil ed il Ritalin di loro iniziativa e senza controllo medico?]. Ma una conoscenza dettagliata degli effetti collaterali delle droghe è a tutto vantaggio della collettività [Si inneggia all'uso dei bambini come inconsapevoli cavie umane. Stiamo rasentando la pedofilia].

Per ogni composto, il compito è minimizzare il danno massimizzando allo stesso tempo la libertà di scegliere [eccetto per i bambini, che saranno usati come cavie senza che neanche lo sappiano]. Potrebbe anche darsi che, come per il viagra, la società dia il benvenuto all'arrivo di composti chimici che facciano ciò che le Omega 3, il ginseng, le vitamine e tutte le altre ciarlatanerie non sono riusciti a fare [le vitamine sono “ciarlatanerie”? Da quando in qua?]. A meno che, naturalmente, tu non voglia mettere fuorilegge anche l'espresso doppio.

E se pensate che l'interpretazione data al discorso sia esagerata, sbagliata o troppo allarmante, controllate qui: i test sui bambini stavano per iniziare. In Italia. Il primo attacco è stato sventato. Per quanto tempo ancora?
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lunedì, gennaio 07, 2008

Il cancro in Italia

Attenzione: dal sito http://napoli.indymedia.org/node/2134 è possibile seguire gli eventi tramite gli aggiornamenti provenienti DIRETTAMENTE dalla gente SENZA i filtri del regime

Nota 10 gennaio: A Pianura la protesta si è costituita in coordinamento ed ha già aperto un sito (www.pianura.org). Un video con le immagini della manifestazione di ieri è già stato pubblicato. Prendiamo nota perchè presto toccherà ai Siciliani organizzarsi e scendere decisi in strada. Il governo infatti sembra ora deciso ad appoggiare la speculazione dei megainceneritori ordita da Cuffaro contro la raccolta differenziata e la costruzione di piccoli impianti gestiti localmente.

Nota 9 gennaio: l'articolo de L'Espresso scritto da Roberto Saviano (utilizzato per il post "Poteri Tossici") che spiega perchè in Campania non c'è spazio per i rifiuti

8 gennaio: Video sugli scontri di ieri registrato dai manifestanti

Cosa fanno gli italioti quando in televisione mostrano le immagini dei bambini di Mumbai (Bombay) che per sopravvivere raccolgono stracci tra la spazzatura?

Giù caterve di proteste contro le colpe dell'occidente che succhia il sangue di quei popoli per il suo benessere, giù con la solidarietà, con le raccolte di fondi, con i sensi di colpa.

Cosa fanno gli italioti quando giunge notizia di centinaia di morti bruciati a causa di un'esplosione in un oleodotto nigeriano?

Giù caterve di proteste contro le multinazionali del petrolio che ci guadagnano miliardi, che alimentano la corruzione cronica di quei regimi politici oppressivi.

Cosa fanno gli italioti quando a Baghdad la gente muore negli ospedali perchè mancano le medicine, manca tutto, ed i medici sono costretti a lavorare in condizioni disperate?

Giù caterve di proteste contro gli eserciti occupanti, contro l'imperialismo dell'occidente che prima finanzia i despoti e poi quando non gli fanno più comodo sgancia le bombe sulla popolazione inerme.

E se per caso situazioni del genere si creano a sud di Roma? Cosa fanno allora gli italioti?

Ah, no! In quel caso la colpa è dei terroni! E certo, cosa credono questi qui? Come si permettono di protestare contro la polizia? Non mi pare che nessun tifoso sia stato ucciso! Come si permettono di dire che un nord ricco li ha sfruttati prendendosi il meglio della loro gioventù e mandandogli in cambio l'immondizia? Che cosa c'entriamo noi se Siracusa è la terza provincia d'Italia per esportazioni (ma come, più avanti dei veneti?) e poi una delle ultime per depositi bancari ed una delle prime per tumori e malformazioni? Vuol dire che non sanno risparmiare, vuol dire che sono incapaci, vuol dire che i loro ospedali non sono all'altezza.

Vuole dire che sono il cancro, in questa Italia: mai definizione fu più tragicamente vera.

Raccogliamo qualche documento per riflettere sulla situazione della Campania. Vi terremo aggiornati. E teneteci aggiornati se anche voi avete qualche altra cosa da proporre.

Un'analisi “tecnica” della situazione

Post de Il Consiglio sul problema dei rifiuti in Campania

La situazione a Pianura minuto per minuto - 7 gennaio

La situazione a Pianura minuto per minuto - 8 gennaio

La situazione a Pianura minuto per minuto - 9 gennaio


La situazione a Pianura minuto per minuto - 10 gennaio


Foto degli scontri (Notte tra il 7 e l'8 gennaio)

Video degli scontri:



Dichiarazione “pesante” dello scrittore Roberto Saviano al TG1:



Altri video: gli scontri del 7 e la situazione l'8 mattina
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domenica, giugno 24, 2007

Poteri Tossici

Quando vediamo dei bambini in pericolo nelle mani dell’orco, tutti vorremmo avere il coraggio di intervenire e di difendere, anche a costo della nostra stessa incolumità, gli innocenti dalle sevizie che sicuramente li attendono.

E questa deve essere stata la molla che ha fatto scattare nei giorni scorsi il tentativo di linciaggio nei confronti di Bertolaso da parte di alcuni cittadini di Ariano Irpino, nell’appennino Campano.

Cosa ha fatto il “mostro” Bertolaso per scatenare le giuste ire dei campani? Nel giro di poche ore ha legalizzato quello che fino ad oggi lo stato ha fatto sottobanco. Ha legalizzato la criminalità organizzata (leggi camorra, leggi mafia) ed il traffico di rifiuti che la ingrassa a spese della salute dei nostri figli.

Ha proposto di smaltire “temporaneamente” i rifiuti solidi urbani in eccesso nelle cave abbandonate senza che si predisponessero gli interventi preventivi per l’impermeabilizzazione del suolo come vuole la normativa e di riaprire le discariche già da tempo chiuse perchè non a norma, esattamente come fa la “camorra”. L’impermeabilizzazione costa, e il satrapo non ne vuole sapere di spendere soldi per i terroni. La mancata impermeabilizzazione significherà inquinamento della falda, che poi significa ortaggi ed acqua inquinata, che poi significa figli nati malformati.

La televisone ha fatto di tutto per dipingere la cosa come una questione interna della Campania, come se fosse colpa loro il fatto di produrre tutti quei rifiuti e che quindi se la dovrebbero vedere loro. Stranamente non era lo stesso nel caso delle scorie radiottive, prodotte al nord ma da smaltire in Basilicata. O forse si?

Infatti il motivo per cui in Campania non c’è posto per i rifiuti locali è che tutto lo spazio è stato occupato da rifiuti di ogni tipo provenienti dal Nord Italia: dal fango dei depuratori, ai rifiuti speciali delle aziende chimiche. Tutti scaricati lì ed un pò anche nel resto del Sud Italia e della Sicilia senza alcuna preoccupazione.

Ma visto che non vorrei si pensasse che qui si vaneggi, continueremo usando dati e parole provenienti da un’inchiesta apparsa su L’Espresso del 7 giugno scorso, dal titolo “Morire di rifiuti” (pag. 40).

“Ma da questo guadagno (il guadagno della camorra nello smaltimento illegale dei rifiuti, ndr), ne hanno ricavato vantaggio le maggiori imprese italiane, negli ultimi trent’anni le discariche campane sono state riempite, le cave rese satolle, ogni possibile spazio utilizzato, la spazzatura di Napoli non è la spazzatura di Napoli. Le discariche campane (...) sono state occupate, invase, colmate dai rifiuti speciali ed ordianri di tutto il paese”

Ed ancora:

“I traffici di rifiuti tossici hanno visto il Sud Italia essere il vero luogo dove far ammortizzare i prezzi elevati dello smaltimento. La camorra ha fatto risparmiare capitali astronomici alle imprese del nord Italia”

“La storia dei rifiuti è la storia di un intero paese che sversa i suoi rifiuti al Sud, e che dal Sud prende risorse”

L’ultima frase è particolarmente rilevante: spiega infatti una parte del valore aggiunto che le imprese del nord Italia riescono ad ottenere dai loro prodotti. Il prezzo dello smaltimento praticamente lo fanno pagare a noi, e siccome non possono certo estorcerci direttamente i soldi, degradano l’ambiente che evidentemente non considerano loro, ma appartenente ad una razza diversa. Il nostro territorio viene cioè consumato e tramutato in un flusso di denaro che fluisce da sud verso nord.

Non possiamo certo fare noi i calcoli, ma sicuramente questo da solo potrebbe spiegare una parte non minoritaria del divario economico.

Viene allora da chiedersi se le aziende siano consapevoli della situazione: secondo le frasi lette nell’articolo si. Se le aziende risparmiano rispetto ai prezzi di mercato certamente si rendono conto che qualcosa non quadra.

Ancora più tragica è la constatazione che la provenienza dei rifiuti in una discarica abusiva sarebbe facilmente rintracciabile ed anche un'indagine superficiale porterebbe subito ad individuare le aziende dalle quali sono stati originati i rifiuti, per cui smantellare l’intera rete sarebbe piuttosto semplice. Se il sistema continua a sostenersi significa che lo Stato non vuole liberarsene. Se non si sa quali siano le imprese che smaltiscono illegalmente i loro rifiuti, ma si sa tutto dei traffici in campania (l’articolo è pieno zeppo di nomi, fatti, date) vuol dire che la giustizia non appena tenta di spostarsi verso nord trova il solito “muro di gomma”.

Contiguità tra imprese del nord e camorra vengono in parte esplicitate:

Una vecchia inchiesta del 1993 mostrò che la massoneria aveva necessità dei contatti con la Campania e con i Casalesi, perchè bisognava trovare con urgenza agli imprenditori del centro-nord un modo per risprmiare sugli sversamenti dei rifiuti

L’immagine che se ne trae (in questa come in molte altre storie) è quella di una criminalità organizzata meridionale gestita dallo stato tosco-padano per meglio sfruttare e saccheggiare il sud Italia e la Sicilia. Ma tutte le inchieste e le indagini ufficiali si fermano sempre al confine con il Lazio.

Per rendersi conto di quanto sia integrale al funzionamento stesso dello stato questo traffico, basterà ricordare che nelle discariche abusive campane si sono ritrovati persino i fanghi dei depuratori di Venezia e Forlì, appartenenti a società a capitale prevalentemente pubblico.

Ce ne abbastanza per accusare lo stato italiano di genocidio: i colonizzatori delle Americhe fuorno accusati di un crimine simile per avere distribuito un paio di coperte al vaiolo tra gli indigeni. Se permettete molto meno di questo.

Nell’articolo si racconta anche la storia di un affiliato che fece notare al boss che in quel modo si contaminavano le falde acquifere. Il boss avrebbe risposto “E a noi che ce ne importa, tanto beviamo l’acqua minerale”. Probabilmente la stessa risposta che il Commissario della Protezione Civile Bertolaso avrà dato al suo “entourage”.


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mercoledì, aprile 04, 2007

Il costo della vita visto da nord

L'aeroporto di Palermo accoglie i turisti con degli eleganti cartelloni pubblicitari che contrastano con i freddi pannelli lasciati nell'aeroporto di partenza e dedicati al culetto di qualche aspirante velina o ai soliti prodotti industriali. A pochi metri dall'uscita della sala degli arrivi è quindi possibile prendere il treno che arriva sino al centro città. Ed è a questo punto che il piacevole benvenuto avuto sino ad ora si interrompe bruscamente.

Dopo aver pagato 4,50 € di biglietto (un prezzo in linea con le altre città d'Europa) saliamo su delle carrozze sporche e malandate, vecchie di almeno vent'anni e che pare non abbiano mai visto un restauro. La linea ferrata sino al centro città è sporca, infestata dai rovi, e ad ogni stazione vediamo materiale ferroviario abbandonato sparso ovunque, proprio come in tutti i paesi del terzo mondo che si rispettino.

Può mai essere questo il benvenuto che la capitale di una nazione che vuole investire sul turismo offre ai suoi più preziosi clienti, i turisti?

Verso la fine degli anni 80 all'arrivo alla stazione di Bologna i ragazzi meridionali ammiravano i graffiti metropolitani che già allora ricoprivano i muri di alcune città del nord. Questi graffiti arrivarono in Sicilia con qualche anno di ritardo, ma è interessante notare come da noi i primi vagiti di questa cosiddetta “arte” metropolitana non comparvero sui muri, ma sulle vecchie carrozze dei treni che le allora FS spedivano in Sicilia, senza neanche ripulirle, ad uso e consumo dei terroni.

Nessun politico locale si è mai lamentato a proposito, anzi: il solito ascaro camuffato da artista impegnato falsificava la realtà sostenendo in un bel film (Lamerica, parliamo del calabrese Gianni Amelio) che le carrozze vecchie venivano date agli albanesi, facendo finta di non sapere che i primi albanesi eravamo noi.

La tesi di Amelio risulta ancora più fuorviante quando pensiamo che gli albanesi sicuramente pagavano il giusto prezzo per lo scadente servizio offerto da quelle vecchie carrozze, mentre i terroni pagavano (e pagano) per lo stesso squallido servizio degli albanesi un prezzo padano.

Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per ogni altro servizio offerto dallo stato nei possedimenti del sud: oggi l'aeroporto di Catania è collegato con molte delle principali città europee e presto con quelle del Nord Africa con voli affollatissimi. Come mai Alitalia non ci ha pensato prima? Costringendoci a fare scalo a Roma o a Milano di fatto estorceva una tratta aerea al nostro portafoglio (per non parlare del tempo).

Per arrivare poi della corrente elettrica: le interruzioni al sud raggiungono livelli insopportabili per le attività produttive, eppure il kWh costa quanto al nord. Ed il gas: non abbiamo bisogno delle infrastrutture, visto che i giacimenti sono a portata di mano, ma dobbiamo scontare sulla nostra bolletta quelle necessarie per l'industrializzazione del nord.

Fino alla sanità: il fatto che da noi gli ospedali non funzionino proprio come dovrebbero non rende alla Regione il costo degli esami e degli interventi inferiore rispetto al Nord Italia.

In pratica tutto questo può essere riassunto in un sovvenziona mento del dispendioso stile di vita padano da parte di tutti i meridionali, che pagano servizi pubblici di competenza statale a prezzi altissimi rendendo di fatto il costo della vita esorbitante per il suo livello effettivo.

Avete mai udito un politico dei nostri dire qualcosa in proposito? Mai. Anzi, ora che al nord incominciano a scricchiolare si sta cercando di fare passare per buono l'esatto contrario, anche perchè il mondo sta cominciando a notare quanto questo divario tra nord e sud sia sospetto.

Non potendo truccare più di tanto le loro graduatorie (peraltro sbugiardate dalle dichiarazioni IRPEF che vedono in Rimini una delle province più povere d'Italia, a dimostrazione del fatto che da quelle parti sono liberi di evadere il fisco quando e come vogliono) pescano strani indici di “well being” (dello “stare bene”) direttamente dal paese delle meraviglie.

E' il caso (esempio tra i tanti) di un articolo apparso su L'Espresso del 5 aprile, 'Si fa presto a dire povero', che inizia con queste parole:

'Non è detto che una famiglia catanese sotto la soglia minima di reddito sia davvero più povera di una che vive a Vicenza con uno stipendio superiore'

Secondo l'articolista altri elementi dovrebbero entrare nel computo come le opportunità, la libertà di realizzazione personale, la qualità della vita. Ora, chiunque abbia una sia pur minima esperienza delle due realtà si rende conto di come una volta presi in considerazione questi ulteriori elementi la famiglia catanese non è più povera, ma MOLTO più povera di quella vicentina, l'unico fatto a vantaggio dei catanesi essendo il clima. Invece secondo il nostro è vero il contrario.

Cosa ancor più sinistra si fa un accenno alla percezione del reddito. Cioè: una famiglia dal reddito x si sentirà comunque povera se tutti gli altri hanno un reddito 5 volte x, mentre sarà felice se sarà circondata da tante famiglie composte da altrettanti poveracci. Praticamente si invoca apertamente il segregazionismo, la costruzione di un muro di cemento a sud del Lazio.

Sicuramente alla lettura delle ultime righe qualcuno potrà sorridere. Mi chiedo allora se anche in Germania qualcun altro a suo tempo abbia sorriso alle prospettive dei lager nazisti pensando che si stesse andando troppo in là con la fantasia, e che mai si sarebbe arrivati sino a quello.

E comunque non mi sembra il caso di verificare la cosa sulla nostra pelle: rimbocchiamoci le maniche e cominciamo a lottare.
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venerdì, febbraio 23, 2007

Mala sanità, malo governo: ed i meridionali pagano

La luce manca in una sala operatoria di Vibo Valentia. La piccola Federica, in quel momento sotto i ferri, entra in coma e muore dopo qualche giorno. Le reazioni non tardano: tra visite immediate del ministro e fiaccolate di sdegno tutti da domani ci penseremo due volte prima di scegliere tra l'ingresso dell'ospedale sotto casa ed un biglietto su un treno della speranza verso il Nord Italia.

Spostiamoci a Firenze, un paio di giorni or sono. A tre persone vengono trapiantati gli organi infetti di una donna sieropositiva. Una vergogna di cui non si era mai sentito prima. Ma non è la stessa storia: niente malasanità nei titoli dei giornali. Solo il “tragico” errore di un analista che ora subirà la meritata gogna mediatica. Niente fiaccolate di vergogna: gli ospedali di Firenze sono ultrasicuri. Non voltatevi, salite pure su quel treno.

Il Blog “Il Consiglio” si propone di sollevare quel velo appiccicaticcio che ricopre la realtà siciliana (ed italiana) di oggi emanando quel puzzo insopportabile di risorgimento in decomposizione.
Uno degli aspetti che più contribuisce ad appesantire la sporca patina che ci avvolge è il supposto “vittimismo” dei meridionali, che da ogni lato vedono complotti, tentativi di sabotaggio e quant'altro ogni decente regime coloniale che si rispetti ha sempre perpetrato ai danni delle sue vittime.

Avvicinare tra di loro azioni che l'ufficialità vuole distinte e separate al contrario di ogni evidenza, sottolineare toni e risvolti della stampa, riportare i fatti in contesti più appropriati: ecco come possiamo cercare di capire finalmente che tipo di vittime siamo, se reali oppure (per dirla alla Molière) immaginarie.

Cercare di capire, ad esempio, come mai i cori al Barbera di Palermo contro la polizia sarebbero vergognosi e quelli di Vicenza a favore dei brigatisti una semplice marachella. Oppure perchè quando un lombardo ed un siciliano delinquono insieme, il settentrionale è un imprenditore ed il meridionale il figlio di un mafioso (ma non mafioso lui stesso, altrimenti pure il lombardo dovrebbe essere accusato di mafia) come per i fatti di Brescia (vedi post).

Telegiornali, radiogiornali, giornali sono pieni dei casi di malasanità siciliana (o meridionale in generale). Il fatto che siano esposti in modo così rumoroso non ci dispiace poi tanto: uno degli effetti di tanta pubblicità è stato lo spingere chi si è visto danneggiato dal solito figlio di papà salito in cattedra grazie alla tipica raccomandazione a sporgere denuncia.

Il conto però non torna quando si allarga l'orizzonte all'Italia intera. Secondo diverse indagini i morti di malasanità in Italia oscillano ogni anno tra i 14 mila ed i 50 mila, tanto che lo scorso settembre i giornali titolarono “Sono 90 al giorno i morti per malasanità in Italia”. Ancora più allarmante è sapere che i dati circa i 320.000 casi di malasanità registrati provengono da una indagine condotta su sei regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Sardegna) tra le quali risulta una sola regione meridionale (più la Sardegna). Come mai questa situazione di sostanziale “parità” tra nord e sud non può essere desunta dalle notizie riportate dai mezzi di informazione?

Sull'onda dei numerosi casi segnalati dalla stampa, il ministro della sanità Livia Turco ha anche disposto una indagine negli ospedali italiani che non ha avuto alcun significato: l'indagine dei NAS infatti tendeva ad evidenziare carenze igienico – sanitarie. I casi riportati dalla stampa si riferiscono invece ad errori umani ed a carenze amministrative che poco hanno a che vedere con l'igiene.

Il settore della sanità pubblica nel Bel Paese è lottizzato, da Milano a Ragusa. I dirigenti vengono selezionati in base al loro allineamento politico perchè gestire una ASL o un nosocomio pubblico significa gestire posti di lavoro traducibili in voti: il più classico dei voti di scambio. I casi di malasanità sono dovuti ad un sistema che ricalca paro paro il sistema di governo. Malasanità e malgoverno vanno a braccetto in tutta la penisola.

L'esempio più clamoroso che da solo chiarisce sia il tipo di gestione che caratterizza gli ospedali italiani, sia cosa realmente significhi malasanità non viene dalla Sicilia, ma dalla Lombardia dove nel '97 veniva smascherato il medico – truffatore Poggi Longostrevi che, tramite una rete di compiacenze politiche (senti che odore di tangenti...), si faceva rimborsare dalla ASL esami mai effettuati. Una truffa da miliardi. Risultato? Il medico nel '98 fu riabilitato dall'ordine (si suicidò nel 2000), mentre i due dirigenti della ASL (meridionali) che denunciarono furono silurati (politicamente).

La sporcizia è ovunque. Una differenza tra nord e sud riguardo alla sanità comunque c'è, e risiede nei bilanci. Quelli di Campania e Sicilia sono addirittura disastrosi (insieme alla regione Lazio fanno il 58% del rosso totale italiano). Ed i soldi non vengono spesi neanche tanto bene. Mancano le strutture ma in compenso si comprano medicine e si eseguono esami in quantità vertiginosa: non sono infrequenti i ritrovamenti di partite di medicinali scaduti negli ospedali e solo una tac su dieci produce una diagnosi positivo (dati Sicilia).

Risultato? Quest'anno i siciliani si troveranno a pagare per gli sperperi un ulteriore addizionale sull'IRPEF che andrà a finire dritta dritta nelle tasche delle multinazionali farmaceutiche (e non mi sembra che in Sicilia ve ne siano poi tante...) ed in quelle delle aziende produttrici di macchinari per la diagnostica (anche per queste: quante sono siciliane?).

Nel frattempo, la mancanza di strutture adeguate (e la pubblicità dei giornali...) spingono i siciliani a spostarsi al nord per le cure esportando valuta da una regione non così ricca che poi paga anche una parte delle cure e delle visite effettuate al di fuori del suo territorio.

Cosa vuol dire tutto questo? Vuol dire il solito flusso di danaro che da sud fluisce verso nord. Ecco perchè per Vibo si fa una fiaccolata e per Firenze si fa velocemente sparire la notizia dalle pagine dei giornali e dei siti.

Ecco perchè all'ISMETT di Palermo si lavora con il cuore in gola: se una tragica fatalità dovesse accadere proprio lì... altro che squalifica del campo per otto giornate. Potremo dire addio al centro di eccellenza trapianti per sempre.
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lunedì, novembre 13, 2006

L'isola da quarto mondo della UE

Lo scorso giovedì forse l'unico quotidiano nazionale a dare un risalto adeguato alle notizie sull'inquinamento del petrolchimico di Gela è stato Avvenire. Riportiamo alcuni stralci dei tre articoli a firma Laura Malandrino apparsi a pagina 9:

A Gela il doppio dei tumori. Petrolchimico nel mirino

<<... I dati parlano chiaro: il rischio di tumori e malformazioni a Gela è il doppio della media nazionale. (...) Dati in linea con la ricerca condotta dai consulenti della Procura della Repubblica di Gela da cui era emerso che tra il 1990 e il 2002 nella cittadina industriale furono registrati 398 casi (su 10.000) di persone con anomalie al sistema nervoso, cardiovascolare, urinario e digerente e ai tegumenti: circa il doppio rispetto a quelli registrati a livello nazionale (205 su 10.000). E da meno non sono certo le anomalie cromosomiche: 50 e 60% in più risptto al resto della Sicilia e del paese. E per questo che a Gela intere famiglie si stanno mobilitando, medici ed amministratori chiedono misure di emrgenza contro l'inquinamento ambientale. (...) Dati allarmanti che hanno indotto Crocetta (il sindaco, ndr) ad annunciare la costituzione di parte civile del Comune ai processi per inquinamento e danno biologico. (...) Da parte nostra non c'è nessuna criminalizzazione del Petrolchimico - dice Enrico Vella, assessore all'Ambiente - quell'industria è la principale fonte di occupazione per la nostra gente. >>

Ed ora le mamme sono pronte a scendere in piazza

<< "Ho visto il mare di casa mia cambiare colore. Fino agli anni sessanta era azzurro, color pavone come lo descrive Tomasi di Lampedusa. Una delle coste più belle della Sicilia sud orientale. Poi, pian piano, l'ho visto diventare del colore caffellatte". A parlare è don Palmiro Priscutto, da 28 anni sacerdote e da 14 assegnato alla parrocchia san Nicola nella frazione Brucoli di Augusta. (...) Negli anni 80 la situazione precipitò. A partire da quel momento la morìa di pesci diventò una costante e nel reparto di pediatria dell'ospedale Muscatello di Augusta le mamme cominciarono a partorire bambini malformati. "Nelle nostre case è entrata la sofferenza - continua il sacerdote - . Eppure la gente non ha saputo reagire a quello che stava succedendo. Facile capirne la ragione: la paura di perdere il posto di lavoro". Oggi la sistuazione però è cambiata. (...) E pensare che ad Augusta passa più del 50% del petrolio italiano, per un valore di 18 miliardi di euro ogni anno; e che il 100% del carburante con cui vola la flotta aerea del nostro paese viene dalle raffinerie siciliane. Come spiega Giacinto Franco, dal 1969 primario del reparto pediatria dell'ospedale di Augusta, ancora oggi il problema più grave è il "ricatto" occupazionale. "Basta pensare a quello che una volta ho sentito con le mie orecchie dalla bocca di un malato terminale nel reparto di oncologia - racconta -. dopo tre mesi di sofferenze atroci per un tumore ai polmoni per cause professionali, mi ha sussurrato: " preferisco morire di tumore lasciando la mia famiglia con la pancia piena, pittosto che morire zappando la terra lasciando i miei cari con la pancia vuota" >>

Pochi commenti a queste parole, se non l'impressione che l'assesore di Gela all'ambiente non abbia alcuna intenzione di porre termine al "ricatto occupazionale", sul quale peraltro generazioni di amministratori locali si sino ingrassate.

All'inizio abbiamo detto che gli articoli erano tre. Il terzo titola L'Eni: "Emissioni entro la norma" e non credo che a nessuno interessi sapere cosa dice. D'altronde se per 60 anni non abbiamo avuto alcun diritto di parola, non vedo perchè ora dovrebbero averlo loro.

Riguardo al nostro titolo (L'isola da quarto mondo della UE) è la parafrasi di un famoso articolo de "The Economist" (L'isola da terzo mondo della UE) riferito alla Sicilia e pieno della solita spazzatura e disinformazione pilotata. C'è da dire che comunque l'isola di Sicilia non può essere inserita nel terzo mondo perchè lì vi sono paesi che si sono già affrancati del giogo coloniale. La Sicilia si trova ancora sotto il tacco dell'ultimo regime colonial-segregazionista al mondo (altro che Corea del Nord...) e non può essere degna di essere inserita nel terzo mondo, insieme a popoli che hanno sofferto e lottato per la loro libertà.

Per chi vuole avere più informazioni su padre Priscutto e la vergogna dei petrolchimici in Sicilia (vedete come grondano sangue le mani dei nostri aguzzini...) può visitare il sito www.terremotodeisilenzi.it
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