Approfondimenti - Il Consiglio News Feed

Visualizzazione post con etichetta Rifiuti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rifiuti. Mostra tutti i post

giovedì, novembre 25, 2010

Riso amaro

Risale al 25 maggio del 2008 il post con il quale su queste pagine si delineavano i motivi che stanno portando alla realizzazione dei mega-inceneritori nel sud Italia, in particolare in Campania ed in Sicilia (si veda il post “Spazzatura d'occidente”).

Si era anche visto come non poteva certo esserci la criminalità organizzata a sobillare la popolazione del napoletano contro la riapertura delle discariche e il completamento degli impianti di incenerimento quando la criminalità organizzata ha invece ogni interesse alla loro costruzione.

Una volta costruiti, essi verebbero infatti gestiti direttamente da loro (dai malavitosi). Sotto mandato dello stato centrale, ovviamente.

E' bene ricordare come il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, aveva a suo tempo già sussurrato in commissione parlamentare quale fosse il vero punto critico del diabolico sistema così ben congeniato:

Legambiente non considera la soluzione la scelta la migliore che si potesse adottare, soprattutto – e questo forse è il punto – senza prevedere una selezione dei rifiuti a monte e un riciclaggio degli stessi.

(si veda ancora il post “Spazzatura d'occidente”)

La mancanza di un sistema di selezionamento dei rifiuti apre al porta alla possibilità di bruciare di tutto. E mentre da una discarica si può sempre tirare fuori una prova, i fumi di una ciminiera una volta dispersi sono irrecuperabili. Le prove vanno letteralmente in fumo.

Il tutto è stato ora dimostrato, “per la prima volta in Italia”, da una indagine della Procura della Repubblica di Pavia che nei giorni scorsi ha sequestrato un impianto di termovalorizzazione della Riso Scotti, la nota azienda produttrice di riso.

Oltre agli scarti della lavorazione del riso, il sito bruciava clandestinamente “legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane e industriali che per le loro caratteristiche chimico-fisiche superavano i limiti massimi di concentrazione di metalli pesanti (cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo)” (“SCOTTI ENERGIA: VALE 30 MLN L'AFFARE DELL'ENERGIA SPORCA”, Agenzia Parlamentare 24 novembre 2010 – da notare come alcune grosse testate nazionali abbiano omesso di citare le acque reflue industriali)

Eliminare le prove era facilissimo: «la centralina di rilevamento presente nell’impianto funzionava male: dai report non risultavano variazioni tra una rilevazione e l’altra. Impossibile non accorgersene» spiega il comandante della guardia forestale lombarda (“Traffico illecito di rifiuti: sequestrato l'impianto della Riso Scotti Energia” Corriere.it 17 novembre 2010).

Ovviamente nessuna traccia di mafia, mentre troviamo il segnale di un coordinamento degli apparati di controllo pubblici che necessita di una regia posta molto in alto nelle istituzioni: “Tutto ciò era possibile grazie ai falsi certificati rilasciati da laboratori di analisi chimiche compiacenti”.

Ma la cosa più allarmante è la mancanza di consapevolezza nella popolazione circa le reali conseguenze di questa situazione:

La lolla miscelata con scarti industriali, inoltre, veniva anche venduta, senza alcuna autorizzazione, per la produzione di lettiere per animali, in particolare pollame e suini, e per la produzione di pannelli di legno.”

“Le indagini proseguono soprattutto per accertare l'aspetto più controverso e grave dell'intera vicenda: gli effetti degli scarichi dell'impianto sulla salute pubblica. Sulla qualità dell'aria e lo stato di salubrità degli impianti di zootecnia.


Preparando il nostro bel timballo con riso prodotto nei campi intorno a Pavia o consumando i prodotti degli allevamenti industriali italiani, che fanno uso di lolla inquinata (tra gli altri..), a cosa andiamo incontro? Nessuno sembra essersi lamentato più di tanto.

Questo non è un caso isolato, ma il sistema: l'industria italiana non potrebbe reggersi senza questi sotterfugi. E non essendo riusciti ancora a mettere in funzione gli impianti del sud, il “sistema” deve ripiegare su quello che si trova a nord: “i rifiuti bruciati irregolarmente nell'impianto arriverebbero da Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Campania”.

Ma se diamo credito al breve spazio di tempo intercorso tra la bocciatura da parte di Bertolaso del supposto piano rifiuti [*] della Regione Siciliana, che vorrebbe riaprire uno spiraglio alla realizzazione degli inceneritori in Sicilia, e la pubblicazione dei risultati dell'indagine, allora dobbiamo anche credere che il confronto si svolga su fronti piuttosto ampi e che le nostre speranze non siano ancora andate in fumo:

La vera questione dirimente tra le previsioni della commissione, supportate dal Governo regionale, e quelle del Governo nazionale e' ancora una volta la realizzazione degli inceneritori”, sostiene Legambiente Sicilia (Liberonews, 12 novembre 2010).

E' questa la nostra battaglia più importante.

--------------------
[*] Quello bocciato non è il piano rifiuti ma le linee guida.


Vedendo quei rifiuti passa la voglia di ridere

[Continua a leggere...]

martedì, marzo 30, 2010

Gli spiritosi della Repubblica delle banane

Il governo siciliano presieduto da Raffaele Lombardo negli ultimi mesi non può certo essere accusato di immobilismo. Nel giro di poche sedute i temi dei rifiuti, del piano case, della sanità sono stati affrontati con una decisione (ed un decisionismo) raramente visto sin dai tempi della nascita dello Statuto Autonomistico.

I risultati potrebbero essere epocali e non solo per la Sicilia. Se gli stessi provvedimenti fossero stati presi a Milano o a Parigi ne sarebbero venuti fuori titoloni per mesi. Ma nessuno a nord ha interesse a svelare la propria impotenza politica.

E neanche a sud nessuno ha interesse a farlo: i mezzi d'informazione preferiscono sbattere in prima pagina una qualche insignificante scossa di terremoto o l'ultimo morboso delitto prodotto dal degrado sociale in cui versano le nostre comunità piuttosto che un minimo entusiasmo per le cose che in fondo si muovono.

Siamo lontani dal poter cantare vittoria, sia chiaro. Ma certe “svolte” vanno sottolineate.

Il nuovo piano rifiuti è una vera è propria rivoluzione contro la rapina, il genocidio e la colonizzazione. Chi aveva redatto il vecchio piano dovrebbe essere accusato di crimini contro l'umanità insieme alle aziende che credevano di poter profittare da esso. Il nuovo cancella tutto e sposta l'attenzione sulla raccolta differenziata e sul riciclo.

Il piano case, anche se tenta di salvaguardare un genere di impresa che dovrebbe invece essere boicottato il più possibile, quello delle costruzioni che andrebbero al più abbattute per lasciare il posto ai pomodori, presenta una particolarità che lo mette all'avanguardia e cancella 20 anni di follie legislative italiane: la possibilità di ampliamenti dei corpi abitativi non è stata estesa alle costruzioni abusive, malgrado siano state già sanate. Un seme che se curato a dovere darà presto come frutto la totale svalutazione delle case in questione, case che nessuno vorrà più acquistare sapendo che non avranno gli stessi “diritti” di quelle tirate su legalmente.

Per quanto riguarda la sanità, qualunque provvedimento sarebbe insufficiente a raddrizzare un settore in mano alle multinazionali del farmaco che andrebbe riscritto da zero. Ma avere avuto la forza di serrare qualche fila potrebbe per lo meno regalarci una speranza.

A questi vanno aggiunti altri due eventi che si potrebbe definire epocali.

Il primo è la definitiva approvazione del PEARS, il Piano Energetico ed Ambientale della Regione Siciliana, dopo il via libera del CGA. Il testo non è del tutto soddisfacente a causa di certe ambiguità che dovranno poi essere risolte in sede legislativa, ma anche qui una pietra miliare è stata posata assecondando l'inevitabile declino del petrolio e puntando ad una certa autosufficienza senza però cedere alle fandonie catastrofiste dei fanta-ambientalisti globali.

Il secondo è l'eclatante iniziativa di approvazione di legge popolare di rescissione delle leggi sulla privatizzazione dell'acqua: un altra prima assoluta in occidente che i nostri inutili giornalistucoli hanno pubblicizzato per poche ore ed a mala voglia sulle prime pagine delle testate online. Niente analisi critiche a supporto in questo caso. Ma non se la vantavano di essere tutti di sinistra? Poco credibile che si sia riusciti a portare a termine una tale iniziativa con la partecipazione di 135 consigli comunali senza avere un qualche benestare dall'alto.

Ripeto: dobbiamo ancora vedere come saranno poi applicate le leggi, se queste virate epocali non si disperderanno nei soliti mille rivoli delle burocrazia e del malaffare o se invece si tradurranno in benefici per tutti. Ma da ora in avanti di scuse ne avremo poche: le fondamenta sono state poste.

Certo, la Corte Costituzionale fa finta di non capire lo Statuto e ci nega il gettito fiscale proveniente dalla produzione di idrocarburi. Solo che questa notizia era attesa ed anzi gioca a nostro favore. Senza dare ascolto ai soliti piagnistei secondo i quali la Sicilia sarebbe sempre più schiava dei poteri del nord Italia (ne sono rimasti ancora, di poteri, al nord Italia?), il governo centrale al momento è tanto allo sbando che se si volesse salvare l'unità del paese l'applicazione dello Statuto sarebbe l'ultima possibilità rimasta, visto che toglierebbe terreno alle pulsioni separatiste più forti che non sono poi le pagliacciate leghiste, ma le istanze derivanti proprio dall'avanzata siciliana, come sottolineato correttamente da Napolitano (si veda il post “Fiato sospeso”).

Il punto è che la spaccatura italiana in due è stata già decisa in più ampi lidi e non c'è più niente da fare. Lombardo si è anche permesso di minacciare in modo ancora più esplicito:

Il presidente [Lombardo] si è rivolto “all’autorevolezza morale e istituzionale del nostro Presidente della Repubblica, affinché, nel suo ruolo di rappresentante e di garante dell’unità nazionale, possa richiamare tutti i soggetti investiti di responsabilità pubbliche a considerare con animo più equanime i problemi del nostro Mezzogiorno ed in particolare della Sicilia, affinché si eviti il rischio, che vedo grandissimo, della disgregazione del Paese e di una conflittualità sociale ingovernabile ("La corte costituzionale nega imposte alla Sicilia", Raffaele Lombardo Blog 27 marzo 2010)

Il provvedimento della Corte Costituzionale va a favore del Nord Italia, mentre la conflittualità adombrata da Lombardo è di matrice siciliana e meridionale. Sarà la scusa per la rottura.

E per quanto riguarda le nuove accuse di mafia rivolte allo stesso Lombardo, diramate durante lo svolgersi delle elezioni in alcune aree chiave del sud del paese si commentano da sole.

Lo stesso procuratore D'Agata, presunto titolare della fantomatica inchiesta il cui nome è stato messo in piazza da Repubblica, si è lasciato andare a dichiarazioni preoccupate, capendo di essere stato messo in mezzo ad un meccanismo che potrebbe schiacciarlo al minimo movimento di ingranaggi:

La notizia non e' stata certo diffusa dall'Azione Cattolica, c'è chi ha interesse a creare uno stato di tensione sul mondo politico, vera o falsa che sia la notizia...” ("Lombardo indagato, il procuratore di Catania: "Dietro la diffusione della notizia c'è una matrice politica", SiciliaInformazioni.com 29 marzo 2010)

Quel fesso di Bolzoni, sempre dalle pagine di Repubblica, si crede spiritoso nel dare del “califfo” al Presidente Lombardo: Un "califfo" nella palude siciliana. Anche il neo-boss Liga bussò da lui (Repubblica.it 29 marzo 2010)

Motivo delle accuse:oltre agli altri eventi “epocali” elencati sopra, il tentativo da parte dell'indagato di conquistare il Sud Italia, che quei “poteri” del nord oramai allo sbando vorrebbero tenersi stretto il più a lungo possibile.

Una specie di colpo di stato dei poveracci. Poveracci di spirito, si intende.

[Continua a leggere...]

sabato, settembre 12, 2009

De cinere surgo

Il profumo di polvere pirica si respirava da tempo tra gli ultimi rifiuti risorgimentali rimasti ancora ad ammorbare l'aria in Sicilia. La miccia accesa dal tramonto del cuffarismo e catalizzata dai risultati delle scorse europee nell'isola è giunta alla fine del suo percorso:

"La giunta regionale siciliana ha ritenuto nulli gli atti che dipendono dalla gara di realizzazione dei termovalorizzatori nell'Isola, dichiarata illegittima dalla Corte di Giustizia Europea"

Un terremoto annunciato che squarcia il velo sulla realtà politica della Sicilia di oggi. La gara per la costruzione dei megainceneritori varata dal governo Cuffaro e bocciata dalla corte europea è andata definitivamente deserta. Si ricomincia da zero.

Ecco come esordisce Ignazio Panzica su SiciliaInformazioni.com in un articolo che consiglio a tutti di leggere attentamente (“Saltato “l‘affaire” termovalorizzatori in Sicilia: eccovi “i retroscena” ed i possibili sviluppi. Vincono Lombardo e Cracolici, perdono quelli dell’asse Udc-ex Fi”, 11 settembre 2009):

“Il gioco non vale più la candela”, è stata la sintetica, ma efficace, valutazione fatta da un grosso manager del giro di una delle “società di scopo”, che i quattro termovalorizzatori in Sicilia li doveva costruire. E’ stato questo giudizio, secco e conciso, pronunciato con la giusta punta di cinico realismo, in un summit riservato e di altissimo livello (tenutosi fuori dalla Sicilia), che ha posto la pietra tombale su questa megaoperazione da 5 miliardi e mezzo di euro.

Senza voler ancora dichiarare vittoria per la Sicilia e per i Siciliani (che genere di piano varerà ora la giunta Lombardo?), vi sono dei punti da evidenziare.

Il primo e più importante deriva da una semplice dichiarazione effettuata dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante l'inaugurazione dell'impianto di Acerra:

“Ed ora tocca alla Sicilia” (“Berlusconi accende Acerra”, LaSiciliaWeb.it, 26 marzo 2009)

Raffaele Lombardo non ha sconfitto solo Cuffaro o Felice Crosta, il manager dell'ARRA incaricato del genocidio del popolo siciliano tramite incenerimento dei rifiuti. Il Presidente della Regione Siciliana ha sconfitto Berlusconi, Bertolaso e diversi gruppi affaristici globali (in particolare la tedesca Falck) che stavano dietro a quest'ultimo, personaggio stranamente tenuto nella massima considerazione sia a destra che a sinistra.

Questo per chi ancora si ostina o considerare Lombardo un pupazzo di Arcore.

La cosa è oramai tanto evidente che non si può più tacere e Fassino, rompendo i ranghi, la rende pubblica:

"La crisi di autorita' di Berlusconi, la sua caduta di autorevolezza, la crepa, la frattura nel centrodestra e' cominciata in Sicilia. Tanto e' vero che il presidente del Consiglio a Palermo non riesce piu' a governare il Pdl"

Non è un caso che lo faccia proprio in concomitanza con l'uscita della notizia sugli inceneritori.

Possiamo criticare il modo in cui ciò avviene, ma in Sicilia in questo momento comandano i Siciliani.

Il secondo punto da discutere riguarda le fantastiche dichiarazioni di Salvino Caputo, presidente della Commissione parlamentare Attività Produttive:

"Bisogna capire veramente come mai gli imprenditori e i grandi gruppi italiani ed europei che operano nel settore energetico ambientale rinuncino a uno dei più grandi appalti realizzati negli ultimi anni da un ente pubblico, in un momento in cui in tutto il continente imperversa uno stato di grave crisi economica e imprenditoriale".

In Sicilia sarebbe attesa, come pagliacciata di contorno alla vicenda, una commissione d'inchiesta. Dove si indirizzerà questa commissione di straccioni è già stato indicato:

Previste inoltre le audizioni dei procuratori distrettuali antimafia di Palermo e Caltanissetta

Si spera insomma di pescare in quel poco ed asfittico torbido che è rimasto. La mafia avrebbe spaventato gli imprenditori? Ma come, secondo gli ultimi capovolgimenti acrobatici Berlusconi è sempre stato in mano alla mafia [*], e si sarebbe permesso di appoggiare la costruzione degli inceneritori contro la volontà dei suoi padroni?

Il quadro oramai fa acqua da tutte le parti, e non entreremo più nei dettagli. Chi vuole ancora credere a queste bestialità e libero di farlo. I Siciliani nel frattempo vanno avanti senza guardarsi indietro.

Il pezzo forte arriva però dagli ambientalisti. Ed è questo il terzo punto che metteremo in evidenza.

"Anche i bandi di gara per i termovalorizzatori con procedura negoziata sono andati deserti: l'ennesimo fallimento mette la Sicilia a rischio di una pesantissima multa da parte dell'Ue, senza un rapido intervento del governo e dell'Assemblea regionale"

Indovinate chi si lamenta per il fallimento del piano di devastazione oncologico della Sicilia (“Il flop dei termovalorizzatori”, LaSiciliaWeb.it 11 settembre 2009): il WWF! Proprio loro, quelli del Fondo CONTRO natura! Ce li saremmo aspettati entusiasti del fallimento del piano. Evidentemente abbiamo frainteso i loro interessi.

Otto anni fa, in questo stesso giorno (11 settembre) il mondo mutò drammaticamente nel giro di poche ore. La sconfitta di certe lobby affaristiche globali questo 11 settembre segna il ritorno ufficiale sulla scena di un antico e mai domo attore, il Regno di Sicilia.

ANimuus TUus Dominus

----------------------------
[*] Vedi ad esempio certe allusioni estrapolate dalle dichiarazioni di Ciancimino junior apparse proprio oggi (guarda caso...) sui giornali: “Per certo so che Berlusconi era piuttosto una vittima della mafia”.

[Continua a leggere...]

mercoledì, luglio 15, 2009

Roulette siciliana

E ci risiamo con il nucleare. La rincorsa italiana all'atomo è ri-cominciata grazie all'approvazione del Ddl sviluppo:

Il governo potrà pilotare l'Italia nel ritorno al nucleare. Avrà sei mesi di tempo per localizzare i siti degli impianti, potrà definire i criteri per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, dovrà individuare le misure compensative per le popolazioni che saranno interessate dalle nuove strutture. Per la costruzione di centrali, è noto, saranno necessari anni, ma l'iter sarà velocizzato. Viene poi creata una agenzia per la sicurezza del nucleare.

Non poche nel mondo politico sono le voci critiche. Il blog “Reverse Information” ne riprende alcune (“Passa il nucleare, alcune reazioni”, 9 luglio 2009).

Secondo il governatore dell'Emilia Romagna (Vasco Errani), “con l’approvazione del disegno di legge sullo sviluppo e in materia di energia il Governo abbia imboccato una strada sbagliata, dando per scontata una scelta, quella del ritorno al nucleare, su cui pesa la possibilità di un pericoloso passo indietro, in particolare sul versante ambientale, essendo irrisolto il problema dello smaltimento delle scorie radioattive”.

Invece, secondo il suo collega toscano (Claudio Martini), “La posizione della Toscana è scritta nel piano energetico regionale. Siamo contrari”.

Proseguendo poi con la Bresso (Piemonte): “Il nucleare e’ una scelta sbagliata dal punto di vista strategico, economico e anche della sicurezza per i cittadini”.

Fino alle critiche di Vendola (Puglia) (“Le centrali nucleari sono impianti a rischio rilevante. La Puglia vuole continuare a essere la terra delle rinnovabili, il parco delle energie rinnovabili piu’ interessante d’Europa.”) e De Filippo (Basilicata) (“La Regione Basilicata non si accoda alle espressioni di giubilo che da qualche parte si levano per l’approvazione definitiva da parte del Senato del ddl sviluppo. E non lo fa soprattutto in relazione al ritorno del nucleare: scelta inopinata ed avventurosa dal punto di vista della sicurezza, priva di ogni seria valutazione di fattibilita’ sul piano economico e tecnologico.”)

Una posizione netta, sembra. Vediamo ora cosa è successo in Sicilia.

Raffaele Lombardo si defila dichiarando che “Non abbiamo dato la nostra approvazione incondizionata – spiega – perchè ci sono alcuni aspetti da valutare. In particolare bisogna stabilire se il ritorno al nucleare possa portare dei vantaggi di tipo economico e che la tecnologia da utilizzare sia totalmente sicura. E’ un progetto molto impegnativo e per questo credo che sia fondamentale fare un referendum per capire se i siciliani sono d’accordo o meno” (Nucleare sì, nucleare no “In Sicilia ci vorrà un referendum”, LiveSicilia.it 10 luglio 2009)

Ma ancora più interessante è la posizione del più diretto interessato, il neo-assessore all'industria Massimo Venturi (“L’assessore Venturi sul nucleare: ”Si deve aprire il confronto”. LiveSicilia.it 11 luglio 2009) che prima dichiara “Penso che la realizzazione di una centrale nucleare di ultima generazione sia un fatto positivo, che ci permetterebbe di essere moderni e rimanere almeno per una volta al passo con i tempi.”, ma che poi chiude ritornando sui solchi del Presidente: “occorre coinvolgere in questa decisione tutti i siciliani, come ha detto il governatore Raffaele Lombardo” con un referendum sul cui esito non si può dubitare: NO.

Saltellando tra i levigati contorni di queste parole, la sostanza delle due dichiarazioni è esplosiva, in quanto l'esecutivo Siciliano non sta dicendo si o no. Invece sta puntualizzando a quello nazionale che “qui decidiamo noi” se sì oppure no. Una dichiarazione la cui forza risiede proprio nella in questa sottigliezza e che sbilancia in modo sensibile chi la pronuncia.

La stessa cosa è stata ribadita da Gianfranco Miccichè in una intervista rilasciata ad AffarItaliani.it e ripresa sul rinato blog personale:

Siamo una realtà, concreta, istituzionalizzata, e vincente. Ma lo siamo, per ora, solo in Sicilia.

Il Partito del Sud, ancora da formare, è già vincente in Sicilia. Anche qui, tra le parole, si vuole mandare lo stesso chiaro messaggio: “in Sicilia comandiamo noi”.

Queste "assunzioni di responsabilità" di Lombardo, Miccichè e Venturi stanno per essere messe duramente alla prova.

Nell'intervista il nostro, in una di quelle esternazioni così poco politiche che rendono così tanto “alla mano” la sua figura istituzionale, si sbilancia su Tremonti:

Tremonti vota Lega?
“Sicuro! E’ leghista, sfido chiunque a dimostrare che non ha votato Lega nelle ultime prove elettorali…”.


Un Tremonti che si dimostra poco accorto quando, messo all'angolo dagli eventi, rivela in tutta la sua interezza la natura delinquenziale di un altro progetto terroristico tanto amato da certi poteri “nordisti”: il piano rifiuti della Regione Siciliana.

Il recente bando per la costruzione degli inceneritori (bando ricalcante le vergogne cuffariane) è andato deserto, dando nei fatti mano libera a Palazzo d'Orleans che ora potrà (volendo) modificare il piano secondo linee più consone al territorio.

Prima di fare questo, si apprende ora che Lombardo abbia chiesto parere tramite una lettera di “interpretazione autentica” al gabinetto del Ministero dell'Economia romano. Il Tremonti manda a dire che sì, si può rifare tutto (nei fatti ammettendo la totale fallacia del precedente progetto) ma inserendo una clausola rivelatrice (“Appalti termovalorizzatori in Sicilia. Colpo di scena: una lettera di Tremonti lascia “mani libere” a Lombardo”, SiciliaInformazioni.com 14 luglio 2009):

“purché emerga dalla variante progettuale che il Governo regionale immagina debba prevedere una “parità di potenza energetica da produrre” secondo quanto era già previsto dal Piano Cuffaro.”

In pratica il ministero ammette non solo che il progetto Cuffaro non stava né in cielo né in terra, ma ammette anche che con i rifiuti quel progetto non aveva niente a che fare. Il vero nodo del tutto è la produzione di energia, rivelando il dolo esplicitamente.

Lo stato, tramite le finte crisi dei rifiuti innescate a comando con la compiacenza di dipendenti comunali che ritardavano senza motivo il pagamento di stipendi e tariffe, dei sindacati che subito dichiaravano lo sciopero nella raccolta dei rifiuti, e di giornalisti che si fanno trovare pronti con le macchine fotografiche, vuole trasformare il sud in una piattaforma per la produzione di energia e lo smaltimento di rifiuti prodotti altrove (stessa produzione di energia = stessa quantità di rofiuti da smaltire).

Lombardo (e in base alle dichiarazioni rilasciate in quell'intervista, anche Miccichè) sono chiamati a provare quello che hanno suggerito, cioè che qui comandano loro. E lo devono fare proprio in questa occasione, visto che il primo si è sbilanciato non poco.

L'enorme quantità di rifiuti che quei mostri richiederebbero “porterebbe in sè l’incognita di spogliare la Regione di ogni prerogativa, sia di programmazione del settore rifiuti, che di loro legittimo controllo diretto. Quindi, una parte strategica della filiera dei rifiuti finirebbe, esclusivamente, nelle mani di privati, legittimamente interessati a massimizzare il loro profitto, con riverberi non benefici sulle future aliquote Tarsu”

per questo il leader siciliano “pensa ad impianti di dimensioni sensibilmente più piccoli, parecchio meno costosi, più numerosi (da 4 a 6/7), ma soprattutto tecnologicamente di ultima generazione, e senza camino verticale. L’unica, materiale garanzia, che questi impianti non possano produrre un inquinamento eco-ambientale.”

(Su termovalorizzatori e rifiuti in Sicilia, Lombardo è “revisionista” e dice all’Arra: “adesso si cambia tutto”, SiciliaInformazioni.com 4 luglio 2009)


Alla roulette degli inceneritori Lombardo e Miccichè puntano la faccia. I Siciliani si giocano la salute dei propri figli.

----------------------------------
Post correlati:
Il paradiso deve attendere
Complotto terrorista

[Continua a leggere...]

venerdì, giugno 26, 2009

Il paradiso deve attendere

La mitica opera del Ponte sullo Stretto compie un passetto in avanti sul titolo di un articolo postato sul sito de La Sicilia il 19 giugno scorso (“Nel 2010 il via per il ponte”, che è già un ritardo rispetto alle dichiarazioni pre-elettorali) ma poi ne fa due indietro nel testo, dove Ciucci chiarisce che del ponte non vedremo la minacciosa ombra nemmeno nel prossimo futuro:

“Determinante l'accordo che abbiamo firmato con il contraente generale che prevede l'individuazione fin dall'inizio di opere propedeutiche, già previste dal contratto e di grande importanza per la viabilità locale, cantierabili già a partire dall'inizio del prossimo anno”

Ad iniziare nel 2010 saranno (forse) le opere propedeutiche al ponte. In realtà le uniche fattibili, visto che il ponte vero e proprio non lo faranno mai.

Non lo faranno mai perchè l'unico interessato a metterci i soldi è lo stato italiano per accontentare i vari Berlusconi, Ligresti, Impregilo. Nessuno fuori da questi vuole rischiarci un euro. Se è tanto importante per lo sviluppo dell'hub infrastrutturale mediterraneo chissà come mai le aziende cinesi non si sono fatte avanti includendolo nel contesto dello sviluppo del porto di Augusta e dell'aeroporto di Catania da loro caldeggiato. E chissà come mai i vari Berlusconi, Ligresti, Impregilo non si sono interessati al porto di Augusta o ad altre opere facenti parte di questo previsto hub (Vedi il post "Complotto terrorista").

Ora che il declino di Berlusconi è iniziato e che la Sicilia è in mano a poteri nemici di Bruxelles, non si vede da dove dovrebbero arrivare questi soldi. Dalla Lega, che oramai ha il nord Italia in pugno e che non ha mai nascosto la sua profonda avversione al progetto?

Certo è possibile che una volta levatisi dai piedi quelli di cui sopra, possano intervenire soggetti che al momento sono in attesa. Si vedrà.

Le nostre preoccupazioni verso il ponte oggi comunque appaiono esagerate. Anche perchè vi è qualcosa di ben più mostruoso del Ponte. Incombe ancora su di noi e sulle future generazioni lo spettro degli inceneritori. Uno spettro ben più terrificante degli sbancamenti di terra necessari per quelle “opere propedeutiche”.

Il mostruoso progetto degli inceneritori prese corpo quando Cuffaro fu appositamente nominato commissario speciale per l'emergenza rifiuti nell'isola.

Il progetto da costui licenziato prevedeva 4 inceneritori capaci di trattare circa 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti annue, a fronte dei 4 milioni complessivamente trattati in Italia al momento. Ed a fronte di un previsto carico di rifiuti da termovalorizzare in Sicilia di 600 mila tonnellate annue.

Non ci vuole molto a capire che ci apprestavamo a diventare la pattumiera d'Italia e forse d'Europa. Questo perchè, essendo in mano ai privati, quegli inceneritori devono assolutamente bruciare quella predeterminata quantità di rifiuti: nessuno potrà bloccarli, o saranno i cittadini a pagare la differenza alle aziende.

Ci apprestavamo o ci apprestiamo?

La commissione europea ha bloccato i bandi grazie ad una tecnicalità (tali bandi non sarebbero stati pubblicizzati adeguatamente e nel rispetto delle norme europee...), e dopo le elezioni la patata bollente è passata al nuovo governo, presieduto da Raffaele Lombardo.

La giunta da lui presieduta si è espressa accogliendo anche le altre richieste delle commissione europea riguardo alla tecnologia da usare, mentre lui stesso il 22 aprile ha usato parole forti (“Piano termovalorizzatori in Sicilia. Decisioni e retroscena. Il Governo Lombardo sceglie: l’ambiente e minor costi”, SiciliaInformazioni.com):

Decidete voi cosa fare di questa storia dei termovalorizzatori, per me tutte le soluzioni vanno bene. Mi basta che – ha spiegato- si rispettino pedissequamente le leggi europee e nazionali in materia di rifiuti, e non vi sia alcuna alea di attentato all’ambiente. A quel punto ha tirato fuori i fascioni di email , che hannom sommerso la Presidenza della Regione nell’ultima settimana. Quelli inviati su invito dell’Associazione “firmiamo” : più di diecimila. Che appunto gli chiedevano di rispettare le previsioni di legge, ed in particolare le ultime novità tecnologiche in materia di bruciatura dei rifiuti e le tabelle obbligatorie sugli obbiettivi da raggiungere in Sicilia nella raccolta differenziata.

Tutto bene quindi, sembrerebbe.

Tutto bene eccetto l'incipit. Quel pilatesco “Decidete voi” che gli ha permesso di scaricare tutto sull'ARRA (l’Agenzia regionale delle acque e dei rifiuti) e su Felice Crosta, il manager dell'agenzia:

La Giunta di Governo ha rimesso all'ARRA (l’Agenzia regionale delle acque e dei rifiuti) le ulteriori attività di definizione del procedimento amministrativo (ndr:iniziatosi con il bando di gara del 2002).

Felice Crosta è in realtà uomo vicino al PDL ed all'UDC. Quindi Lombardo non ha fatto altro che rimettere tutto nelle mani dei terroristi. Ed infatti, dopo pochi giorni, il 30 aprile, siamo punto e a capo (“Termovalorizzatori, la madre di tutte le battaglie politiche in Sicilia. Lo slalom di Felice Crosta”, SiciliaInformazioni.com):

Infatti, i nuovi bandi mantengono, formalmente, il sovradimensionamento complessivo (su tre impianti rimasti in gara) di circa due milioni di tonnellate annue (al netto del sito di Paternò che era capace di 660mila tonnellate annue) da bruciare. A fronte di una produzione verificata in tutta l’Isola, già nel 2004, di appena due milioni e mezzo. Per cui rimane la non considerazione della fisiologica diminuzione della produzione indistinta dei rifiuti, in ottemperanza della logica e degli obblighi di legge sulla raccolta differenziata per il riciclaggio dei rifiuti: che in Sicilia dovrebbe attestarsi obbligatoriamente al 60% entro il 2011.

Rimane fuori solo l'inceneritore di Paternò, il più controverso per la verità, per il quale, come ci ricorda Panzica sullo stesso articolo di SiciliaInformazioni.com, non si può accettare come opportuno ridimensionamento complessivo, il mancato decollo della nuova gara d’appalto per il sito SicilPower a Paternò (per i bacini delle province di Catania e di parte di quella di Messina).

C'è poco da fare: Raffaele Lombardo o non vuole o non può. Come nel caso di Paternò (dove la decisione di lasciar perdere sembra essere stata suggerita dalle accese proteste dei residenti, più che da reali perplessità tecniche) toccherà al popolo organizzarsi.

Anche perchè oltre al pericolo ambientale vi è anche quello economico: gli inceneritori vengono costruiti per usufruire dei (finti) incentivi ambientali CIP6. Ma chi ci assicura che con uno stato così indebitato e sull'orlo della bancarotta questi dureranno veramente 20 anni? Dovessero interrompersi, non credo che i cittadini del nord Italia vorranno pagare la differenza (giustamente). Quindi saremmo noi a dover pagare l'immondizia per 2 o 3 volte e poi ad avere indietro energia elettrica a prezzi ancora una volta maggiorati che dovremo comprarci per forza, visto che a quel prezzo non riusciremo mai ad esportarla verso nord.

Infine, per quanto riguarda il Presidente, sul “volere” non mettiamo parola. Ma sul “potere” i suoi limiti sono ovvi. Anche se lui ed il cavaliere hanno invertito le loro posizioni, ed ora è il siciliano ad avere la le carte migliori in mano, come dimostrato anche dagli accordi che sembrano essere stati raggiunti in queste ore, ciò non significa che gli sia possibile sbarazzarsi in un sol colpo sia dell'estraneo che di Cuffaro, soprattutto ora che i vari pupazzi Orlando, Fini e Di Pietro si sono raggruppati per un assalto finale (vedi il post “Sta per nascere il partito del sud, tra trappole ed insidie”, Comitati delle Due Sicilie 23 giugno 2009).

Siamo ancora tra due fuochi: quello dell'inferno, agitato dalle pagine dell'Economist che dedica un articolo agiografico a Fini ponendolo come successore del Pecoraio alla guida del PDL [*], e quelle degli inceneritori, attizzate dagli interessi privati dei compagni di merende dello stesso Pecoraio.

Nell'attesa, invece di girarci i pollici aspettando che il paradiso scenda sulla terra, non guasterebbe un bel po' di pressione in più sull'argomento a chi di dovere.

Nota: Leggi anche l'articolo “Rifiuti in Sicilia. Le prospettive di un affare da cinque miliardi di euro” di Carlo Ruta, giornalista ragusano famoso per il caso di censura del suo sito “accadeinsicilia.net”.

----------------------
[*] Ecco un piccolo estratto dall'articolo del settimanale britannico (Fini to the fore, 4 giugno 2009): “Negli ultimi mesi ha messo in discussione le dure politiche in materia di immigrazione del governo, ha implicitamente lamentato il ruolo attivo della Chiesa Cattolica in politica ed ha ignorato uno dei più durevoli tabù della destra tradizionale entrando in confidenza con degli attivisti omosessuali”.

[Continua a leggere...]

venerdì, aprile 17, 2009

Complotto terrorista

Infrastrutture. Quali sono quelle che i Siciliani vogliono e quelle che non vogliono. Quale quelle il cui iter non incontrerebbe praticamente opposizione popolare, e quali quelle destinate a provocare accese discussioni. Quali quelle che avrebbero un sicuro ritorno politico (traduco: numero di voti) e quali quelle che non si capisce bene se i voti li portino o li tolgano. Infine: quali quelle veramente utili per la Sicilia ed i Siciliani, quali quelle inutili o addirittura dannose.

Porti, Aeroporti, ferrovie, autostrade, rigassificatori, centrali nucleari, ponti, inceneritori: da queste parti tutti sembrano voler costruire qualcosa, più che in ogni altra parte d'Italia. Non tutti siamo ingegneri, imprenditori, ambientalisti o esperti di politica energetica. Quindi come fare a capire dove potrebbe nascondersi il tranello, l'imbroglio, la futura strage? Quale di queste opere ci viene offerta con l'asterisco del centro oncologico annesso? Quali possono davvero rappresentare un'occasione di sviluppo?

Certo non si possono accontentare tutti: un aeroporto provoca rumore, una autostrada significa la penetrazione di un territorio prima indisturbato, un porto la distruzione di chilometri di costa. Ma chi in Sicilia si opporrebbe veramente alla creazione di un hub aereo internazionale? Chi si è opposto alla riconversione di Comiso? Chi sta protestando per la costruzione della Catania-Siracusa-Gela? Neanche certe frange ambientaliste dedite solo a pescare nel torbido si sono immaginate di appigliarsi a qualcosa.

Viene da chiedersi allora perchè non sentiamo mai politici di livello nazionale sposare questi progetti. Anche senza avere intenzione di realizzare niente. Tanto per prenderci per il culo. Lo hanno fatto per tante cose. Per la ricostruzione di Messina o del Belice, ad esempio.

Mai nessuno che ci vuole prendere per il culo promettendoci il porto di Augusta o il più importante hub del Mediterraneo!

Invece eccoli buttarsi sul ponte. Sugli inceneritori. Sulle centrali nucleari. Rischiando, prima di una elezione, di perdere importanti consensi. Anzi, la “mitica” opera del ponte ricompare puntualmente pochi mesi prima di ogni elezione, per poi sparire dalle pagine dei giornali il giorno dopo il conteggio dei voti.

Quando Berlusconi dice che i Siciliani non sono italiani al 100% senza il ponte, credete che non lo sappia di dire qualcosa che nel breve termine potrebbe costare dei voti?

Lo sa, lo sa benissimo. Ma evidentemente in quel momento non sta facendo campagna per il nostro voto. Lui sta parlando a qualcun altro.

In ogni caso, questo potrebbe non significare niente. Un'opera anche se controversa potrebbe essere auspicabile. Un'opera voluta da poteri che non ci piacciono tanto, potrebbe comunque essere vantaggiosa per il territorio. Ma allora come fare a distinguere?

E proprio qui sta la stranezza principale. Perchè del ponte o degli inceneritori o delle centrali si dice che ci siano dietro gli interessi dell'Impregilo e di altre imprese del nord. Ma questo non basta a giustificare tanta ostinazione.

Si dice che costruire un'opera ingegneristica come il ponte fungerebbe da vetrina per il “made in Italy” (o meglio, per il “made in North Italy”...). Ma è vero? Realizzare il principale porto del Mediterraneo ad Augusta sarebbe sicuramente una vetrina altrettanto importante. Lo stesso nel caso di un hub aeroportuale intercontinentale che funzioni realmente: la progettazione e realizzazione di Malpensa ha portato solo risatine di compassione alle aziende che lo hanno realizzato.

Se le aziende del nord hanno bisogno di lavorare, si faccia realizzare loro la connessione veloce Messina-Catania-Palermo. Invece, malgrado l'acqua alla gola, nessuno si sogna di salvarle con un'opera del genere, per la quale ci sarebbero fondi europei, ragionali e privati.

Il punto è che queste opere servono veramente allo sviluppo della Sicilia. E quindi non vanno realizzate. Né in Sicilia né tanto meno nel Sud Italia.

Invece, malgrado il nostro territorio produca più energia di quella necessaria, si vuole costruire una centrale nucleare tra Ragusa e Palma di Montechiaro, si vogliono realizzare inceneritori che da soli brucerebbero più immondizia (indifferenziata) di tutti quelli costruiti sinora in Italia messi insieme.

E come insistono per queste opere! Sembra quasi che l'energia serva a loro o che ci debbano bruciare la loro di immondizia. Sembra...

Volete che per il ponte il discorso non sia diverso? Lasciando da parte la questione ambientale, se il ponte portasse veramente dei vantaggi alla Sicilia ed al resto del Sud Italia, nessuno si sbraccerebbe per iniziare i lavori. Con il ponte credono di continuare a costringerci a passare da loro prima di arrivare nel resto del mondo. Credono di poterci imporre il pizzo ancora una volta.

Siamo a questo paradosso: si preferisce fare una figura barbina iniziando i lavori per un'opera, quella del ponte, che non si sa neanche se si possa realizzare, tanto per tirare la caretta per qualche altro anno, piuttosto che rilanciare le stesse aziende padane in grande stile con opere di alto profilo politico ed ingegneristico che hanno però il difetto di essere utili anche ai terroni.

Ecco un buon modo per distinguere opere a noi vantaggiose da quelle decisamente dannose: se trovano consenso trasversale in tutto lo stivaletto, se vedono favorevoli i politici romani ed il miope sistema produttivo padano, appartengono sicuramente alle seconde. Appartengono sicuramente al trittico terrorista composto da inceneritori, reattori nucleari e ponte.

Nota finale: in verità un politico di livello nazionale che abbia proposto qualcosa di realmente importante per lo sviluppo del sud c'è stato, ed anche di recente. Si tratta di Massimo D'Alema, che ha portato avanti la battaglia per l'alta velocità tra Bari e Napoli, infrastruttura importante per il Sud Italia almeno quanto la Augusta-Termini Imerese lo è per la Sicilia. La sua battaglia è anche stata sul punto di avere successo. Il governo Berlusconi ha pensato di stornare i fondi che avrebbero dovuto finanziare l'opera (Bari - Uil: "I numeri della crisi sono pesanti", Corriere del Sud 26 marzo 2009):

Inevitabile anche un accenno ai pesanti tagli che il Governo Centrale ha compiuto sui FAS, per la Puglia: “Fra le infrastrutture – ha spiegato Pugliese - sono rimaste solo la Leuca-Maglie ed il nodo di Bari. Tutti gli altri finanziamenti sono stati cancellati. Non ci sono le bonifiche delle aree di Brindisi e Taranto, non c’è l’edilizia ospedaliera, non c’è più l’alta velocità Bari-Napoli...

[Continua a leggere...]

sabato, maggio 31, 2008

Al cinema


[Continua a leggere...]

domenica, maggio 25, 2008

Spazzatura d'occidente

Il 13 marzo 2007 Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, fu ascoltato dalla commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

Il testo dell'audizione (reperibile in rete) offre uno spaccato preciso dell'argomento. Vediamo di inserirlo nel contesto della attuale situazione di crisi del napoletano.

Una prima sintesi del fenomeno si trova alla pagina 5:

«Osservando, però, l’evoluzione di questo mercato, abbiamo notato che, accanto agli esponenti delle famiglie mafiose, il mondo dei rifiuti si è andato popolando sempre più di una varietà di soggetti che, nella gran parte dei casi, non ha un precedente criminale, ma si collega con i criminali.

L’impressione generale suggerisce che il grosso affare dell’emergenza rifiuti non sia semplicemente il frutto di un'attività criminale occasionale, ma sia legato a un preciso orientamento di alcuni settori del mondo produttivo, sia locale che nazionale, desiderosi – com’è logico per qualsiasi impresa – di ridurre i costi attraverso una costante violazione delle regole del gioco e, di conseguenza, di aumentare i propri profitti.»


L'emergenza rifiuti è da considerarsi un affare in sé. Non è da vedersi solo nell'ottica della conseguenza di determinati traffici che hanno colmato le discariche (abusive o legali) della Campania. Questo “affare” dell'emergenza rifiuti poi non è gestito esclusivamente dalla criminalità organizzata, ma in modo sempre più invasivo anche da soggetti esterni a questo mondo.

A questa dichiarazione però sembra non essere dato seguito nel corso dell'audizione. Poi poco più sotto Grasso dice qualcos'altro che merita attenzione:

«Un breve accenno va fatto ai termovalorizzatori (...). La questione dei termovalorizzatori è molto dibattuta. In merito, ci sono molte pressioni da parte di Legambiente che non considera la soluzione scelta la migliore che si potesse adottare, soprattutto – e questo forse è il punto – senza prevedere una selezione dei rifiuti a monte e un riciclaggio degli stessi. In quest’ottica, il termovalorizzatore dovrebbe essere usato solo per il residuo. Si tratta, comunque, di scelte discrezionali su cui non possiamo intervenire, dovendo limitarci ad accertare se si verificano reati nel momento in cui si pongono in essere queste soluzioni.»

La dice in modo che sembrerebbe casuale e ribadendo che queste sono scelte discrezionali, sulle quali non si può intervenire giuridicamente. Eppure se la esprime in questi termini legandola alla raccolta differenziata (ed aggiungendo un rafforzativo “e questo è forse il punto”) vuol dire che la considera parte integrante del discorso. Una divagazione che avrebbe dovuto suscitare curiosità nella commissione. E forse Grasso divaga sperando di suscitare quella curiosità. Ma il discorso cade, e nessuno della commissione crede di dovere approfondire.

Ma mentre a Napoli esplode la protesta dei cittadini, spunta fuori una notizia che potrebbe spiegare il motivo di “quel breve accenno su scelte su cui non possiamo intervenire”. La magistratura di Terni sequestra l'inceneritore cittadino. Motivo? Pare che lì si bruciassero rifiuti tossici:

«La magistratura tuttavia vuole verificare se tra i rifiuti inceneriti possano essere capitate sostanze nocive o [addirittura, ndr] radioattive»

A questo punto la volontà di costruire inceneritori che brucino tutto senza selezione dei rifiuti a monte (come ad esempio si vorrebbe fare in Sicilia...) diventa ancora più sospetta.

Nascondere i rifiuti tossici in una discarica in mezzo a rifiuti normali non vuol dire farli sparire. Sono sempre lì. Sarebbe semplicissimo analizzarli e risalire all'origine di quei rifiuti. Anzi è stato già fatto. Il “seppellimento” non è più un metodo così sicuro.

Si potrebbero mandare nei paesi nel terzo mondo, come fa TUTTO l'occidente. Ma questa via, anch'essa non più tanto sicura essendo il trucco oramai svelato (e Grasso ne parla nella stessa audizione), potrebbe rivelarsi comunque più costosa dell'incenerimento quasi in loco.

Inoltre i volumi di rifiuti tossici da fare scomparire in Italia ed in Europa aumenteranno esponenzialmente nei prossimi anni. Se fino a poco tempo fà questo (insieme al traffico di clandestini da destinare al lavoro nero nelle fabbriche) era un affare per pochi imprenditori senza scrupoli con le giuste connessioni, ora a causa dell'avanzata cinese e del crollo economico occidentale è diventato la discriminante a seconda della quale un'azienda veneta (tanto per fare un esempio tra quelli riportati sempre nella stessa audizione...) potrà sopravvivere ovvero dichiarare fallimento.

Gli interessi dietro all'emergenza rifiuti e di conseguenza dietro la costruzione degli inceneritori sono così più chiari di quello che potrebbe sembrare. In mezzo ci sono non solo le grosse imprese che dovrebbero costruirli (Impregilo su tutte), ma anche l'intero sistema produttivo del nostro paese e non solo, visto che pare in Campania si siano trovati anche rifiuti provenienti dall'estero (Vedi che furbi i tedeschi? Scambiano i loro rifiuti nocivi con le nostre ecoballe, e per giunta li paghiamo per questo. Un doppio guadagno: “trasi munnizza e nesci oro”, staranno dicendosi in teutonico dialetto...).

E la criminalità organizzata locale e già pronta al salto, come deduciamo sempre dalla stessa audizione:

«Si tratta quasi sempre di imprese che in passato si occupavano di trasporto terra e che si sono riciclate nel più remunerativo settore della gestione dei rifiuti.»

Se ora la criminalità si occupa di gestione complessiva dei rifiuti, la destinazione finale di questi rifiuti non è più decisiva, anche perchè la “camorra” potrebbe arrivare ad ottenere la gestione stessa degli inceneritori. E dopo l'incenerimento niente più tracce: anche quando si dovessero registrare anomalie nelle emissioni sarebbe impossibile risalire all'origine del rifiuto tossico.

L'affare dell'emergenza rifiuti nasce da lontano: il campo le è stato preparato pazientemente.













Ed ora interpretiamo la crisi campana in base a quanto detto.

Per capire quello che sta succedendo basta notare che Bassolino è ancora al suo posto. Nessuno ne parla più sui giornali, di Bassolino. E nessuno fa caso al fatto che la soluzione proposta dal governo Berlusconi è la stessa identica di quella proposta dal governo Prodi. Quindi tutti gli interessi di cui sopra sono ancora al loro posto e di conseguenza al suo posto rimane lo stesso Bassolino, che la “crisi” ha magistralmente provocato tramite ritardi e calibratissime inefficienze.

Ed allora, visto che le proteste continuano, non ci vengano più a raccontare balle dicendo che è la camorra che soffia sul fuoco della rivolta popolare. Sarebbe come dire che lo stato sta combattendo la mafia. Per giunta tutto lo stato compatto, da destra a sinistra, e con tutte le sue istituzioni. Per la prima volta da 150 anni a questa parte. Ma chi vogliono fare fessi?

L'interesse della camorra è proprio nella costruzione degli inceneritori, e momentaneamente nella riapertura delle discariche (dove li staranno gettando i rifiuti tossici in questo periodo?) come sempre coincidente con quello di certi “poteri forti” esterni al territorio da essa controllato.

Rimane solo una cosa da capire. Forse la più importante. Vorremmo tanto credere che le rivolte del napoletano siano pura e semplice rabbia popolare. Fino alle elezioni si poteva pensare che dietro ci fossero elementi di centro-destra. Ma ora non possiamo pensarlo più. Eppure ci sembrano troppo forti e troppo bene organizzate per dire che sia il “popolo” ad autogestirsi.

E se tutti i poteri “occidentali” si sono raggruppati preoccupati dallo stesso lato (come detto, al punto da mettere da parte le sacrosante critiche a Bassolino) vuole forse dire che qualcun altro è entrato in gioco? Ma chi? Chi è che “aizza la massa”, nelle parole di Gasparri, se tutti la stanno combattendo?

La situazione campana è in qualche modo da mettere in relazione con i pesanti dissidi occorsi in questi giorni in Sicilia tra l'MPA-UDC e Berlusconi? La chiusura forzata (ed illegale) della discarica di Bellolampo vicino Palermo oltre ad essere una minaccia per Lombardo, serve anche a confermare ai diretti interessati che le due cose sono in qualche modo collegate?
[Continua a leggere...]

lunedì, gennaio 14, 2008

Il giro del mondo

“In più, la polizia sostiene che la Camorra scarica a Napoli camion e camion di rifiuti dalle industrie del nord Italia a prezzi più bassi della competizione legale, aggiungendoli al cumulo di rifiuti”.
8 gennaio 2008 – The Telegraph (Gran Bretagna)

“La camorra ha esacerbato il problema smaltendo illegalmente i rifiuti industriali provenienti dal nord Italia nei siti del meridione”.
8 gennaio 2008 – Somalinews (Somalia)

“Gli inquirenti dicono che la camorra paga i camionisti per raccogliere i rifiuti industriali di aziende nel nord Italia a prezzi più bassi di quelli possibili nel mercato legale”.
8 gennaio 2008 – Macau Daily Times (Cina)

“Eliminando la competizione con offerte sottocosto e stravolgendo le procedure di sicurezza, l'ecomafia manda rifiuti indutriali dal nord e li scarica illegalmente nelle aree attorno a Napoli in un giro d'affari che l'ambientalista Raffaele Del Giudice dice raggiunga un valore di crca 2,5 miliardi di euro all'anno”.
9 gennaio 2008 – IOL News for South Africa (Sud Africa)

“Aziende gestite dalla camorra vincono in genere i contratti per lo smaltimento dei rifiuti delle industrie del nord Italia eliminando la competizione con offerte sottocosto, quindi lo smaltiscono illegalmente e senza trattamento nei fiumi e nelle discariche campane”.
9 gennaio 2008 – Fox News (USA)

“La camorra ha riempito le discariche, non solo con rifiuti urbani ma anche con rifiuti industriali trasportati da tutta l'Italia”.
9 gennaio 2008 – Reuters (USA)

“Molte discariche in Campania sono controllate dalla camorra, che fa ottimi affari stravolgendo le procedure di trattamento dei rifiuti e scaricando rifiuti industriali provenienti dal nord”.
10 gennaio 2008 – Sydney Morning Herald (Australia)

“«Un quarto dei rifiuti tossici ed industriali prodotti nel nord Italia è spedito a sud attraverso aziende del nord con legami con la Camorra», ha aggiunto Raffaele Del Giudice, un altro attivista di Legambiente”.
10 gennaio 2008 – National Post (Canada)

“Molte discariche in Campania sono controllate dalla camorra, che fa ottimi affari stravolgendo le procedure di trattamento dei rifiuti e scaricando rifiuti industriali provenienti dal nord”.
11 gennaio 2008 – AFP Agence France Press (Francia)

“Eliminando gli operatori legali con offerte sottocosto, le gang hanno preso controllo di discariche come quella di Pianura. Le gang controllano anche lo smaltimento di rifiuti ed usano i siti che gestiscono per smaltire non solo i rifiuti urbani napoletani ma anche, e questo è il fatto cruciale, i rifiuti tossici industriali provenienti da lontano”.
11 gennaio 2008 – The Independent (Gran Bretagna)

Nel frattempo al nord...

E così i rifiuti vengono mandati in Sicilia in base ad accordi non dissimili da quelli che la camorra avrebbe fatto con le aziende del nord...

Nota ore 10:00 Am - Apprendiamo con piacere che oltre al MIS (leggi il comunicato) anche L'Altra Sicilia ha organizzato una protesta simbolica contro l'arrivo dei rifiuti in Sicilia. Alleghiamo il testo del comunicato stampa appena arrivato:

Navi spazzatura verso la Sicilia

Bruxelles, 13 gennaio 2008

L'ALTRA SICILIA, constatato il pericolo gravissimo che corre in questo momento la Sicilia, con l'arrivo della quantità più impottante dei rifiuti provenienti dalla Campania destinati alla solidarietà delle varie regioni, si oppone al connubbio PRODI/CUFFARO

Domani 14 gennaio alle ore 9, Francesco Paolo Catania, consigliere del Com.it.es (Comitato degli Italiani all'estero) per la circoscrizione Bruxelles-Brabante-Fiandre, eletto nella lista L'ALTRA SICILIA, nonché presidente dello stesso movimento, occuperà, simbolicamente la sede consolare italiana di Bruxelles insieme ad un gruppo di simpatizzanti in segno di protesta contro l'arrivo dei rifiuti campani in Sicilia.

"Non capiamo cosa c'entri la Sicilia in tutto questo" sostiene Catania, "ci sono prove inconfutabili di come in Campania non ci sia posto per la spazzatura perchè le industrie del nord hanno occupato tutto lo spazio con i loro rifiuti tossici. Siano loro solidali".

"La verità purtroppo" continua Catania, "è che ancora una volta i politicanti siciliani riescono a dare il peggio di se stessi. La connessione tra l'arrivo dei rifiuti in Sicilia ed il via libera del governo allo scellerato piano dei rifiuti di Cuffaro è sin troppo ovvia. L'ennesima truffa ai danni del Popolo Siciliano si sta consumando e noi Siciliani della Diaspora non abbiamo intenzione di stare a guardare".

[Continua a leggere...]

lunedì, gennaio 07, 2008

Il cancro in Italia

Attenzione: dal sito http://napoli.indymedia.org/node/2134 è possibile seguire gli eventi tramite gli aggiornamenti provenienti DIRETTAMENTE dalla gente SENZA i filtri del regime

Nota 10 gennaio: A Pianura la protesta si è costituita in coordinamento ed ha già aperto un sito (www.pianura.org). Un video con le immagini della manifestazione di ieri è già stato pubblicato. Prendiamo nota perchè presto toccherà ai Siciliani organizzarsi e scendere decisi in strada. Il governo infatti sembra ora deciso ad appoggiare la speculazione dei megainceneritori ordita da Cuffaro contro la raccolta differenziata e la costruzione di piccoli impianti gestiti localmente.

Nota 9 gennaio: l'articolo de L'Espresso scritto da Roberto Saviano (utilizzato per il post "Poteri Tossici") che spiega perchè in Campania non c'è spazio per i rifiuti

8 gennaio: Video sugli scontri di ieri registrato dai manifestanti

Cosa fanno gli italioti quando in televisione mostrano le immagini dei bambini di Mumbai (Bombay) che per sopravvivere raccolgono stracci tra la spazzatura?

Giù caterve di proteste contro le colpe dell'occidente che succhia il sangue di quei popoli per il suo benessere, giù con la solidarietà, con le raccolte di fondi, con i sensi di colpa.

Cosa fanno gli italioti quando giunge notizia di centinaia di morti bruciati a causa di un'esplosione in un oleodotto nigeriano?

Giù caterve di proteste contro le multinazionali del petrolio che ci guadagnano miliardi, che alimentano la corruzione cronica di quei regimi politici oppressivi.

Cosa fanno gli italioti quando a Baghdad la gente muore negli ospedali perchè mancano le medicine, manca tutto, ed i medici sono costretti a lavorare in condizioni disperate?

Giù caterve di proteste contro gli eserciti occupanti, contro l'imperialismo dell'occidente che prima finanzia i despoti e poi quando non gli fanno più comodo sgancia le bombe sulla popolazione inerme.

E se per caso situazioni del genere si creano a sud di Roma? Cosa fanno allora gli italioti?

Ah, no! In quel caso la colpa è dei terroni! E certo, cosa credono questi qui? Come si permettono di protestare contro la polizia? Non mi pare che nessun tifoso sia stato ucciso! Come si permettono di dire che un nord ricco li ha sfruttati prendendosi il meglio della loro gioventù e mandandogli in cambio l'immondizia? Che cosa c'entriamo noi se Siracusa è la terza provincia d'Italia per esportazioni (ma come, più avanti dei veneti?) e poi una delle ultime per depositi bancari ed una delle prime per tumori e malformazioni? Vuol dire che non sanno risparmiare, vuol dire che sono incapaci, vuol dire che i loro ospedali non sono all'altezza.

Vuole dire che sono il cancro, in questa Italia: mai definizione fu più tragicamente vera.

Raccogliamo qualche documento per riflettere sulla situazione della Campania. Vi terremo aggiornati. E teneteci aggiornati se anche voi avete qualche altra cosa da proporre.

Un'analisi “tecnica” della situazione

Post de Il Consiglio sul problema dei rifiuti in Campania

La situazione a Pianura minuto per minuto - 7 gennaio

La situazione a Pianura minuto per minuto - 8 gennaio

La situazione a Pianura minuto per minuto - 9 gennaio


La situazione a Pianura minuto per minuto - 10 gennaio


Foto degli scontri (Notte tra il 7 e l'8 gennaio)

Video degli scontri:



Dichiarazione “pesante” dello scrittore Roberto Saviano al TG1:



Altri video: gli scontri del 7 e la situazione l'8 mattina
[Continua a leggere...]