Approfondimenti - Il Consiglio News Feed

Visualizzazione post con etichetta Banche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Banche. Mostra tutti i post

lunedì, aprile 04, 2011

Oncologia

La Sicilia è l'unica regione italiana ad essere perennemente commissariata dallo stato centrale tramite la nomina (politica) di uno specifico “commissario” mirata a colmare il vuoto (legale) lasciato dalla disattivazione dell'Alta Corte Siciliana.

Massimo Costa in un recente articolo (“La reale posta in gioco nelle autostrade siciliane”, SiciliaInformazioni.com, 30 marzo 2011) ha evidenziato come la percentuale di ricorsi vincenti presentati da Palermo contro le impugnative di suddetto commissario sia vicina allo zero.

La diatriba tra stato e Regione sulla gestione delle autostrade siciliane ha nuovamente posto sotto la luce dei riflettori la gattopardesca situazione, che a parti culturalmente invertite vede un governo retrivo sbilanciarsi nel tentativo di bloccare il temuto rinnovamento Siciliano.

Il commissario questa volta ha impugnato la legge secondo cui il CAS (Consorzio Autostrade Siciliane) veniva trasformato in Ente Pubblico Regionale. Ma dato che, Alta Corte o non Alta Corte, questa partita si gioca su più fronti, il TAR Sicilia ha risposto con un gesto altamente teatrale... sospendendo lo stato italiano!

E' ancora difficile dire quanto vincente questa mossa si rivelerà nel prosieguo. Intanto l'efficacia del decreto interministeriale del 5 luglio 2010 che aveva disposto la decadenza della concessione tra l’ANAS SpA ed il Consorzio per le Autostrade Siciliane, decreto che nei fatti aveva gratuitamente sottratto la proprietà delle autostrade ai Siciliani, è stata sospesa sino all'udienza del prossimo 22 luglio (“Autostrade, Tar Sicilia sospende decadenza concessione al Cas”, BlogSicilia.it 2 aprile 2011).

Una decisione, quella del TAR isolano, alla quale è difficile non ascrivere una pesante componente politica da inquadrare nel decennale scontro tra il premier Berlusconi ed il potere giudiziario e nella recente alleanza tra il Presidente Lombardo e Fini (o meglio i poteri che dietro di lui si agitano) in funzione squisitamente anti-berlusconiana.

La decisione del TAR indica così una ulteriore escalation dello scontro istituzionale in atto nel paese, uno scontro che forse non può più essere definito nemmeno “istituzionale” tanto efferato esso è diventato: Michele Santoro dopo aver ascoltato in trasmissione Cicchitto e Belpietro descrivere chiaro e tondo la natura politica dello scontro con la magistratura, ha dichiarato che “se è così, se la diagnosi è corretta, le istituzioni sono finite” (“Michele Santoro ascolta Cicchitto e Belpietro”, SiciliaInformazioni.com, 1 aprile 2011).

La “disgrazia” della guerra in Libia (Si veda il post "Surriscaldamento Globale") è stata probabilmente la causa della scintilla che ha portato a questo passo avanti nella dissoluzione dello stato italiano unitario. Il sito di Sky, l'azienda del magnate australiano Murdoch, da sempre nemica di Mediaset, tiene sempre in bella evidenza un articolo che descrive quanto stia tremando il nord Italia a causa della situazione nord-Africana (“Dalla Juve a Unicredit, ecco chi trema con Gheddafi”, 21 febbraio 2011), e non è certo un bel leggere per i padani.

Come se non bastasse, la banca dati del fisco italiano sta restituendo una figura dell'evasione fiscale sul territorio nazionale che non lascia scampo alle aziende settentrionali (“Radiografia dell’evasione in Italia: maglia nera a Messina e Caserta”, Corriere.it 4 aprile 2011):

“[A nord] le somme che non vengono versate nelle casse dell'erario sono molto elevate, mentre nelle zone povere, anche se l'evasione è alta, si può recuperare meno.

Al sud l'evasione è molto più diffusa ma anche estremamente parcellizzata, ed il suo recupero potrebbe rivelarsi poco efficace e costoso. La conseguenza è che lo stato non potrà fare altro che concentrare gli sforzi per rastrellare il denaro necessario al suo stesso sostentamento al nord, dove a quanto pare una parte dei mancati pagamenti è già da addebitare ad aziende che a causa della crisi semplicemente non possono pagare.

L'aumento della pressione non farà altro che esacerbare la crisi bloccando ulteriormente il sistema produttivo padano: lo stato che divora se stesso trasformandosi in cancro.

Tutto questo mentre un altro uragano sta per avvicinarsi.

La continua crescita del costo delle materie prime (petrolio, grano su tutti) e la conseguente inflazione rischiano di portare il sistema finanziario globale ad un nuovo collasso. Per evitare che ciò accada si può fare finta di niente (come del 2008) oppure si può seguire un'altra strada: quella di aumentare i tassi d'interesse incrementando il costo del denaro per raffreddare l'economia.

In pratica questa misura pregiudicherà nuovamente la crescita, ma non agirà sulle diverse economie nazionali allo stesso modo. Essa scaverà un solco ancora più ampio tra le economie “forti” quali ad esempio la Germania, e quelle deboli che saranno scaraventate in una nuova spirale di recessione. Tra queste ultime direi che possiamo porre anche l'Italia.

La BCE (la Banca Centrale Europea), secondo il Financial Times, dovrebbe alzare i tassi d'interesse già nei prossimi giorni (“The punch bowl has to go but the timing is key”, 1 aprile 2011):

Prima che l'economia si surriscaldi generando inflazione, le banche centrali devono iniziare ad alzare i tassi d'interesse. (...)

A Jean-Claude Trichet della BCE piace esprimersi attraverso parole in codice durante la sua conferenza stampa mensile. Il mese scorso ha detto che la BCE rimaneva in “forte vigilanza”, che era un promessa virtuale di un incremento dei tassi questo mese.


Con la inevitabile conseguenza di velocizzare la propagazione delle metastasi.

[Continua a leggere...]

giovedì, febbraio 25, 2010

Intesa segreta

La fine del cadaverico Banco di Sicilia, decretata con uno schiocco di dita dai vertici di Unicredit, non ha sdegnato più di tanto i Siciliani che, mettendo da parte le acute fitte nostalgiche, hanno addirittura salutato con favore la fine di questa lacrimevole telenovela coloniale.

Il voltafaccia di Passera avrebbe invece dovuto fare sobbalzare tutti dalla sedia. Ci siamo già scordati delle sponsorizzazioni degli eventi sull'indipendentismo siciliano (si veda il post “Il rastrello di Montalbano”)? Ci siamo già scordati della triangolazione tra il colosso bancario, Raffaele Lombardo ed il Catania Calcio (si veda il post “Vino dell'Etna”)? E del salvataggio di Gheddafi quando la finanza massonica ha tentato di sgretolare l'ultimo baluardo della finanza cattolico-padana?

La verità è che i mass-media sono riusciti a fare passare sotto il naso agli italiani tutti un fondamentale tassello del nuovo assetto geopolitico volto a ridisegnare il panorama finanziario non solo siciliano o padano, ma di tutta l'Europa.

Il gioco di prestigio è stato effettuato separando tra di loro due notizie che sarebbero dovute andare insieme e che invece, in tempo di federalismo spinto, sono state “regionalizzate” e diramate nei soli territori di presunta competenza.

La prima, destinata a deprimere i terroni, è questa:

Lo stesso giorno in cui i siciliani apprendono che il Banco di Sicilia abbassa le saracinesche e di esso rimarranno solo i fregi agli ingressi delle agenzie regionali per la fusione con Unicredit, arriva di rimbalzo un’anteprima sulle volontà di un altro gruppo bancario, la Banca Intesa San Paolo, di uno shopping nell’Isola per raddoppiare i 200 sportelli e fare nascere un nuovo istituto di credito, Intesa Sicilia, diretta filiazione di Intesa San Paolo. (SiciliaInformazioni.com 21 febbraio 2010).

La seconda, data in pasto ai polenta, invece è questa:

Intesa San Paolo cederà ad Agricole una rete di filiali compresa con 150-200 sportelli entro il 30 giugno. (IlSole24Ore.com 18 febbraio 2010).

E' venuto il momento di rimetterle insieme per cercare di capire cosa stia succedendo nei maggiori gruppi bancari italiani.

Come è facile notare al netto delle due operazioni le dimensioni di Intesa San Paolo rimangono immutate. Ma se i circa 200 sportelli in entrata si aggiungerebbero in Sicilia, per quelli in uscita il Sole 24 Ore suggerisce una “rete di filiali operanti prevalentemente in ambiti territoriali limitrofi a quelli di attuale insediamento di Credit Agricole, già presente nel Paese con CariParma” (“Intesa cede ad Agricole 150-200 sportelli”, IlSole24Ore.com, 18 febbraio 2010)

Nelle nostre città tra le tante sigle padane non ricordiamo di aver mai visto quello della cassa parmense, ed infatti CariParma, se si escludono le filiali di Napoli, è completamente assente dal Sud Italia e dalla Sicilia.

Passera, pressato sull'argomento, non si sbottona ancora (“Ha spiegato che per ora non ancora possibile dire quali saranno gli sportelli che verranno ceduti, nulla è ancora stato definito per cui non è ancora possibile fornire delle notizie certe in merito alla vicenda”, Corrado Passera parla della cessione sportelli a Credit Agricole , PiazzaAffari.info 22 febbraio 2010), ma se la previsione del Sole è corretta, quello di Intesa non è altro che un riposizionamento geografico che, nei ricordati tempi di federalismo spinto, diventa anche un riposizionamento geopolitico.

Che la politica sia uno dei motori principali dell'accordo lo suggerisce anche un'altra consequenziale doppia operazione: 1) Credit Agricole si è impegnata a sgonfiare il suo pacchetto di proprietà in Intesa sino al 2% (al momento la quota è al 5.8%), pacchetto che oggi conferisce il controllo ai francesi (“Intesa San Paolo, ok Antitrust”, IlSole24Ore.com 18 febbraio 2010), e 2) Generali e Credit Agricole hanno sciolto il patto di consultazione nell'azionariato di Intesa siglato appena 6 mesi fa grazie al quale francesi e austro-ungarici prendevano insieme tutte le decisioni che contavano senza bisogno di consultare gli altri azionisti.

Le motivazioni fornite da Passera o dai francesi per queste operazioni le lasciamo a quelli che ancora credono che nell'alta finanza vi siano delle regole da rispettare.

A prima vista la posizione dei francesi in Italia sembrerebbe rafforzata dall'acquisizione delle 200 filiali, ma non bisogna scordare che Agricole è destinata a perdere il controllo di Intesa ed a vedersi tagliata definitivamente fuori dal Sud Italia: una ulteriore barriera alle aspirazioni mediterranee di Sarkozy che si aggiunge a quella schierata dall'ARS contro le grinfie atomiche di Areva (si veda il post “C'est la vie”).

Dall'altra parte Unicredit rappresenta l'ultimo bastione della finanza padana: la decisione di Profumo di arroccarsi al nord sa tanto di “va dove ti porta il cuore” ed è forse l'ultima carta che l'economia padana può giocarsi, una volta persa la Sicilia, per non cadere in mani straniere.

Un articolo di Repubblica (“Profumo comincia da Trieste Alleanza a guida Unicredit per farne la porta d'Europa”, La Repubblica 22 febbraio 2010) delinea chiaramente un progetto post-unitario di ampie vedute. Profumo parla di “un grande progetto per Genova, per Trieste e per il Paese" (...) le due porte naturali del nostro Paese: Genova e Trieste”.

Il piano ha però un punto debole. Esso è infatti troppo sbilanciato sull'area triestina (“l' operazione su Trieste (...) è più matura rispetto a quella gemella su Genova”).

Venezia e Trieste hanno avuto un ruolo di piattaforma logistica continentale in passato quale porta dell'Europa sull'oriente:

Claudio Boniciolli, presidente dell' Autorità portuale di Trieste sostiene che «la ratio di base del progetto è largamente condivisibile, poiché non si tratta che di risvegliare lo storico ruolo di Trieste quale porto privilegiato dei mercati centrali e orientali d' Europa»

La logistica moderna però non è più quella del medio-evo ed un collegamento ferroviario decente tra Taranto e Napoli basterebbe a mettere fuori gioco l'alto Adriatico.

Sempre se è veramente la “Padania libera” il mandante. Questo sbilanciamento a nord-est del progetto è un po troppo targato “Generali”, un lembo di un passato imperiale non tanto remoto: la padella francese potrebbe trasformarsi in una brace mitteleuropea.

La definizione di Parlagreco (SiciliaInformazioni.com) è lapidaria:

Una porta del nord est che risponda ai bisogni di Austria, Ungheria, Baviera e Cekia” (“Bds chiude, Intesa Sicilia arriva”, 23 febbraio 2010)

In Sicilia nel frattempo a piangere non sono certo i vari Lombardo (la Regione detiene una bella fetta di Unicredit e senza il suo avallo politico le cose non sarebbero state così semplici) o i vari Miccichè (il fratello Gaetano è direttore generale di Intesa San Paolo). A piangere saranno al solito i piccoli imprenditori che rischiano di vedersi restringere ulteriormente i cordoni del già limitatissimo credito che riuscivano ad ottenere da quel poco di siciliano che rimaneva nel Banco di Sicilia.

[Continua a leggere...]

domenica, maggio 17, 2009

Una cosa che andava fatta

Alla fine Matarrese è saltato: è questo un esempio di quello che può succedere quando la Sicilia si presenta unita contro i suoi avversari.

Il primo maggio durante l'assemblea di lega, i club della massima competizione italiana hanno unilateralmente deciso di staccarsi dalla serie cadetta e di dar vita ad una associazione: "Diciannove società di Serie A hanno oggi deliberato di costituire la 'Lega Calcio Serie A', conferendo a tale scopo mandato al dottor Maurizio Beretta".

Una soluzione che lo stesso Zamparini ha definito poco soddisfacente, «ma è una cosa che andava fatta». Perché?

Era da febbraio che Matarrese non dormiva più sonni tranquilli a causa degli incubi che gli procurava Zamparini. La svolta è finalmente arrivata con l'alleanza tra Palermo e Catania (vedi il post “Tra Palermo e Catania non mettere il dito”): da quel momento era chiaro che i vertici della lega avessero i minuti contati.

Intanto un Catania in vacanza si è battuto alla pari con la AS Roma, in una delle partite chiave degli ultimi campionati di calcio della massima serie: dal 7-0 del primo incontro, sino alla vittoria del Catania per 3-2 a dicembre, per arrivare alla equilibrata partita vista ieri.

La disfatta della Roma, che l'anno prossimo non andrà in Champion's League e quindi non incasserà abbastanza per salvarsi dalle grinfie di Unicredit (vedi il post “Vino dell'Etna”), ha seguito la stessa parabola, ed ora la Sensi sarà costretta a vendere. L'alternativa è il fallimento.

Ora che Matarrese ed i Sensi sono battuti, la porta delle coppe europee è spianata per Palermo e Catania, e Zamparini non si è fatto attendere: "Porterò Palermo nella Champions". E questa volta dice sul serio.

Matarrese è tornato al potere in Lega a seguito della famosa “moggiopoli”, uno scandalo in stile tangentopoli che come la famosa stagione delle “toghe rosse” più che fare giustizia, ha fatto vendetta.

Esiste la registrazione di una conversazione telefonica che spiega in modo preciso la realtà sullo scandalo che ha stravolto la geografia politica del calcio italiano alla vigilia della coppa del mondo del 2006 (Il Corriere della Sera, 18 maggio 2006):

«Stamattina m' ha chiamato Geronzi... allora senza sape' niente... senza sape' niente ho detto a Geronzi: Cesare mettigli il pepe in culo a Carraro perché mi sembra rincoglionito!»

Queste poche famosissime parole spiegano una cosa direi lampante: non era Moggi il capo di questo gruppo dedito al pilotaggio dei risultati delle partite. Moggi era un esecutore che doveva chiedere ad altri che avessero più potere di lui per riuscire ad ottenere qualcosa: non è credibile che Moggi avesse più potere degli altri due suoi “compari”, Carraro e soprattutto Cesare Geronzi

Allora è facile capire chi fosse il vero obiettivo di “moggiopoli”: quel Cesare Geronzi al vertice di Capitalia, quella banca (attenzione al fondamentale passaggio) che abbiamo visto sponsorizzare l'evento sull'indipendentismo siciliano a Messina un paio di anni fa.

Il titolo dell'articolo del Corriere citato sopra, indica uno dei principali crucci del Geronzi:

Moggi al telefono: «Ora anche la Roma starà agli ordini»

Da dove vengano gli attacchi non è poi così difficile capirlo basta ricordare questa domanda rivolta da un parlamentare della doppiogiochista Lega Nord a Fazio, ex governatore della Banca d'Italia (Fazio respinge accuse parzialità, "amico di tutti i banchieri", MilanoFinanza, 21 gennaio 2004):

"Sono amico di tutti i banchieri, cosa sono queste accuse di parzialità?" ha detto Fazio rispondendo ad un parlamentare della Lega Nord che gli aveva chiesto ragione dei rapporti con il presidente di Capitalia Cesare Geronzi ed, in particolare, gli chiedeva conto di avere affermato di lui "uomini eccezionali in tempi eccezionali".

L'eliminazione del presidente di Capitalia faceva parte della strategia di decapitazione della finanza padana e cattolica attuata dai vertici finanziari anglosassoni, strategia apparentemente riuscita con la nomina di Draghi a governatore della banca d'Italia, ma sostanzialmente fallita a causa dell'arroccamento degli avversari all'interno di Unicredit.

Quella Unicredit che ha poi continuato a sponsorizzare l'indipendentismo siciliano (vedi il post “Il rastrello di Montalbano”) e che ha trovato in Gheddafi il cavaliere bianco che la salverà dal tracollo economico.

Non solo: quella Unicredit che ha continuato la aggressiva politica di accerchiamento nei confronti dei Sensi.

Quali erano gli obiettivi nascosti dietro “Moggiopoli”: in Italia il calcio porta potere attraverso il controllo politico delle ebeti masse cittadine della moderna società occidentale. Il calcio non è per niente l'evento sportivo che ci vogliono fare credere. Esso è un evento prettamente (se non esclusivamente...) politico.

Controllando il campionato di calcio, si controlla consenso. E la AS Roma ha un peso politico non indifferente. Anzi, fondamentale per chi si propone di ridisegnare l'Italia su linee pre-risorgimentali [*]. Ogni potentato economico-politico italiano ha la sua propagine calcistica, dagli Agnelli, ai Moratti, a Berlusconi... sino al piccolo Pulvirenti!

Ed ecco qui nuovamente lo snodo di tutto, il punto di collegamento di tutte le vicende che abbiamo attorcigliato sino ad ora: lo scandalo calcistico esplose con tutta la sua forza in un momento particolare, e questa coincidenza non può essere considerata casuale alla luce dei fatti successi negli anni seguenti, dal 7-0 dell'olimpico, al 2 febbraio del massimino, al 3-2 ed al 4-3 di quest'anno, alla ingloriosa fine di Matarrese e dei Sensi.

Lo scandalo calcistico esplose mentre in vetta alla serie B si trovava il Calcio Catania che, improvvisamente privo dell'appoggio in Lega, cominciò a balbettare sino a rischiare di vedersi superata dal Torino nelle ultime giornate, cosa questa che avrebbe nociuto pesantemente a determinate forze politiche locali.

A quel punto in molti non avevano altra opzione che appoggiare i Siciliani e così riuscirono a compiere l'ultimo sforzo: il Catania fece il sospirato salto di categoria.

Tutti movimenti che sono partiti da molto lontano, da quel famoso 1992 in cui mentre il signor Draghi si trastullava a bordo del Britannia progettando l'attacco a Fazio ed alla finanza cattolica, da Bari lo stesso Matarrese iniziava la battaglia che pochi giorni fa ha definitivamente perduto ("L' odissea di Massimino che vinse il primo round", La Gazzetta dello Sport, 6 giugno 2003):

Ricordate il 31 luglio del '93? E' una data dolorosa per i tifosi rossazzurri. E' il giorno in cui l' allora presidente federale Antonio Matarrese firmò il provvedimento di radiazione della società dell' allora presidente Angelo Massimino per un presunto dissesto finanziario

La battuta di Zamparini è la più adatta a chiudere l'ultimo round della vicenda: «è una cosa che andava fatta».

Ci fermiamo qui questa volta, con la promessa di riprendere l'argomento nuovamente in futuro.

Post Correlati:
Tra Palermo e Catania non mettere il dito
Vino dell'Etna

-----------------
[*] Ed anche per chi a quel progetto si oppone: la scorsa estate si era offerto di comprare la Roma nientepopodimeno che George Soros.

[Continua a leggere...]

martedì, febbraio 17, 2009

Alla conquista della sovranità

Non si vuole suggerire alcuna forma “perfetta” di governo. Ma in parte spiegare perché oggi da ambedue i lati della barricata la politica non riesce a soddisfare le legittime istanze dei cittadini.

Osservando il genere di paesi con i quali la Sicilia sembra allinearsi a livello internazionale qualcuno potrebbe chiedersi se questo è quello che i Siciliani vogliono e quale sia il motivo di queste “alleanze”. Paesi come la Russia, la Libia, l'Oman, l'Algeria, a voler dare retta ai media occidentali, evocano innanzitutto dittature, guerre civili, spregevoli atti terroristici. E per almeno uno di essi (la Libia) una tale visione è oggettivamente difficile da obiettare.

Se poi consideriamo come la vicinanza a quei paesi implichi anche relazioni se non proprio cordiali, per lo meno costruttive con nazioni quali Iran, Siria, Venezuela, ecco che la cosa si complica ancora di più.

Ma i segnali che arrivano indicano una Sicilia diretta proprio in questa direzione. Dal punto di vista storico la cosa non farebbe una grinza: il Regno di Sicilia non ha mai avuto grossi problemi nelle relazioni con l'oriente ortodosso e musulmano. Al contrario, la nostra esistenza è stata più volte messa a rischio da occidente. Basti pensare all'impero romano, alla guerra del Vespro, al Risorgimento.

Ma non possiamo vivere di solo passato. Il presente va analizzato per quello che è. Ed il presente ci dice che quei paesi elencati sono sì accomunati da regimi più o meno totalitari, ma posseggono anche da un'altra importante caratteristica: essi sono Stati Sovrani, nei quali il potere è gestito da un élite interna (e non internazionale come nel caso degli stati fantoccio occidentali) e nei quali il potere politico tiene le redini, mentre quello economico morde il freno.

Una situazione, quest'ultima, diametralmente opposta a quella europea e nordamericana dove, sull'onda lunga di una folle sequela di rivoluzioni “sociali” fatte non si sa bene per conto di chi, si è buttato il bambino con l'acqua sporca e l'abbattimento del potere politico è stato così scrupoloso da lasciare campo libero ad una ristretta oligarchia affaristica internazionale (per l'appunto...), con le conseguenze che tutti oggi possiamo sentire dispiegarsi sulle nostre vite.

Inquadrata da queste considerazioni, la “deriva” siciliana diventa ora più chiara e condivisibile, soprattutto per il corollario che una tale deriva implica: il recupero e la riconquista della sovranità, l'obiettivo esplicito per cui tutti stiamo combattendo.

La riconquista della sovranità è dunque per prima cosa irreggimentazione di quel potere economico che è stato sottratto ai popoli occidentali con uno spietato meccanismo di raffinata e micidiale precisione raggiunto in circa duecento anni di intrighi e cospirazioni: l'indipendenza delle banche centrali dal potere politico.

Tale indipendenza sottrae di fatto ai governi qualunque capacità decisionale in materia di politica economica e la consegna nelle mani non di un anonimo “capitale”, ma di chi quel capitale controlla grazie all'esclusivo diritto a stampare moneta, o meglio pezzi di carta senza alcun valore che non sia i pochi centesimi del costo di produzione, ma che poi vengono a noi rigirati al prezzo stampato.

Il meccanismo si appoggia poi su un sistema elettorale truffa spacciatoci per democrazia nel quale pupazzi senza alcun potere reale che non provenga da quella carta straccia a loro donata dalla stessa élite fanno finta di sfidarsi per poter tenere il posto per un massimo di due mandati consecutivi di pochi anni. Perché solo due mandati consecutivi? Non hanno neanche bisogno di nascondere il motivo. Lo gridano in faccia al popolo schiavo, tanto sono arroganti: per evitare che i politici eletti acquistino un qualche potere! Questo mentre chi stampa cartastraccia-moneta questo potere lo mantiene a vita.

Ecco che aperti gli occhi su questo, diventa all'improvviso chiaro il motivo per cui in questi giorni in Venezuela si è tenuto un referendum, indetto (e vinto...) da Chavez, per l'eliminazione del limite al numero dei mandati. Ecco che la situazione russa, con una presidenza saldamente sotto il controllo di Putin (il quale al più presto ritornerà sul trono), diventa non solo logica ma auspicabile ed auspicata dallo stesso Popolo Russo.

Ed ecco perché i governi-pupazzo occidentali, per conto dell'élite finanziaria, continuano a inveire contro Venezuela e Russia malgrado gli interessi loro e dei loro popoli dovrebbero suggerirgli il contrario.

Un'idea di quanto sia esteso e pericoloso il ricatto a cui siamo soggetti, lo ha dato la rivelazione (segnalatami da un lettore) di un fatto avvenuto in Inghilterra lo scorso 10 ottobre e portato alla luce solo di recente. Secondo un articolo del Daily Mail (“Revealed: Day the banks were just three hours from collapse” del 24 gennaio, parzialmente tradotto in italiano dal blog InformazioneScorretta),

“Il ministero del Tesoro stava preparando l’ordine di chiusura degli sportelli bancari, lo stop alle transazioni elettroniche ed il blocco totale dei bancomat.

Il primo ministro Gordon Brown stava per apparire in tv a reti unificate per annunciare che l’intero sistema finanziario inglese sarebbe stato nazionalizzato.”


La cosa più incredibile (o meglio, credibilissima visto come stanno messe le cose) è che “la nazione era 'molto vicina' ad un collasso completo del sistema bancario poiché 'importanti titolari di deposito' tentarono di ritirare i loro depositi in massa”.

Secondo l'articolo poi Lord Myners (ministro della City) avrebbe detto che «Vi furono due o tre ore quando la situazione è sembrata estremamente deteriorata, nervosa e fragile». In altre parole la situazione fu sistemata in 3 ore, il che vuol dire che tanto ci ha messo lo stato sovrano d'Inghilterra a capitolare ai ricatti di quegli "importanti titolari di deposito" e ad operare i salvataggi poi descritti nel pezzo del Daily Mail. Ecco qui:

“La Banca d'Inghilterra è stata costretta a contattare i creditori della Royal Bank of Scotland in New York e Tokio per persuaderli [come, con le preghierine?, ndr] a non ritirare i loro fondi”

Gli "importanti titolari di deposito" non sono altro che l'élite finanziaria globale, che nel momento in cui lo vorrà, farà precipitare la “nazione” non più sovrana prescelta nel caos più assoluto.

Ovviamente il folle progetto dell'élite (o Entità, così come altrove chiamata...) non si ferma all'occidente. Essa vuole controllare il mondo intero. E per fare questo ha creato un'altra bella cosa: il Fondo Monetario Internazionale (FMI) la cui azione criminale è supportata dall'usura più sfrenata, oggi nota con il nome in codice di “interesse composto”:

L'interesse viene detto composto quando, invece di essere pagato o riscosso, è aggiunto al capitale iniziale che lo ha prodotto. Questo comporta che alla maturazione degli interessi il montante verrà riutilizzato come capitale iniziale per il periodo successivo, ovvero anche l'interesse produce interesse.

L'FMI serve in pratica a condizionare senza troppa fatica l'operato di paesi non ancora propriamente “democratici” (nel senso di privi di ogni potere reale). Invece di ricorrere a fastidiose e poco popolari campagne di occupazione militare che potrebbero protrarsi all'infinito, tali paesi si assalgono una sola volta con una bella guerra economica e li si consegna nelle mani dello strozzino (FMI) che con interessi surreali (ooops... scusate, si dice “composti”) rende il paese schiavo ad perpetuum.

Tutto questo è ben presente nelle menti dei politici delle nazioni ancora più o meno libere. Ecco perché l'Islanda, che aveva sino ad ora resistito le pressioni per entrare nell'Euro, sull'orlo del fallimento ha chiesto un prestito per primi ai russi invece che all'FMI (alla fine è dovuta capitolare).

E nel caso in cui qualcuno sotto controllo abbia il desiderio di ribellarsi, provvedono con un'altra pillola avvelenata inoculata nel budget di ogni paese: il deficit pubblico. Ecco che cosa ha promesso Putin alla Tymoschenko in cambio dell'appoggio ricevuto dall'Ucraina nella storia del taglio delle forniture energetiche all'Europa ("Kiev Turns to Moscow for $5Bln Loan", Moscow Times 10 febbraio 2009, riproposto gratuitamente anche da EffeDiEffe):

Il governo ucraino ha chiesto alla Russia di potersi assicurare un prestito di 5 miliardi di dollari per coprire il proprio deficit nel budget.

Yushchenko ha denunciato l'idea di un nuovo prestito per coprire un deficit fissato al 3% del prodotto internmo lordo malgrado una richiesta dell'FMI di eliminare tutti i deficit.

Senza una revisione del budget, qualunque accordo a lunga scadenza con l'FMI è in dubbio, anche se potessimo mobilizzare tutte le nostre risorse di prestito straniere” ha detto Valery Lytvytsky, top adviser per la Banca Centrale.


Il prestito avrebbe come obiettivo l'eliminazione del deficit pubblico in modo da castrare gli artigli occidentali. Incidentalmente l'odio anglosassone per Putin diventò irreversibile quando costui decise di usare i proventi petroliferi per coprire il deficit pubblico invece di dividerli tra la gente in modo che questa potesse spenderli in superflui prodotti occidentali.

Ma l'élite vuole anche la vita facile, e chiaramente questa non potrà esserci sino a quando dovrà avere a che fare con tutte queste monete da stampare e con tutte queste banche centrali. L'obiettivo è quello di avere un'unica banca centrale con un unica moneta globale, possibilmente non più neanche di carta, ma elettronica. Il primo passo è già stato fatto: dopo averci venduto la favola della fratellanza europea per qualche decennio, ora la verità celata dietro la facciata è venuta fuori con l'Euro. L'eliminazione della moneta nazionale è infatti l'ultimo (piccolo) ostacolo verso l'eliminazione completa (ed irreversibile?) delle sovranità.

Progetti simili esistono già in altre parti del mondo. Il più avanzato (dopo quello europeo, ovviamente) sembra essere quello dell'unione monetaria degli stati arabi riuniti nel GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo). Gli stati facenti parte di questo corpo sono quasi tutti fortemente dipendenti dagli americani e dagli inglesi per un motivo o per un altro. Tutti tranne uno: l'Oman.

Il ministro degli esteri omanita, Yousuf Bin Alawi, alla insistenti richieste di adesione alla moneta unica della penisola arabica, ha risposto con queste decise parole (“Oman has no plans to join the monetary union”, Gulfnews 29 dicembre 2008):

«L'Oman non parteciperà al progetto di unione monetaria nel 2010 e nemmeno del 2100 (...) I nostri fratelli negli altri 5 stati del GCC stanno andando avanti con il progetto dell'unione monetaria ed con l'emissione della moneta unica, ma l'Oman non fa parte di questo progetto»

Guarda caso tra la Sicilia e l'Oman corre un feeling particolare.

Anche in Italia molti sono i movimenti indipendentisti ed autonomisti che da sud a nord, richiamandosi alla sovranità del proprio popolo, si sono espressi a favore di una moneta locale indipendente dall'Euro [*].

In Sicilia siamo molto più avanti: Francesco Paolo Catania ha confermato che un dettagliato progetto economicamente credibile in forma di proposta di legge è in fase di completamento da parte de L'Altra Sicilia, anticipato da una analisi generale dei costi e dei benefici che una tale operazione comporterebbe (“Una ''moneta'' siciliana? Una provocazione... seria”, ottobre 2008):

Forse la vera scelta è tra la dipendenza e l'indipendenza economica. La strada da noi tracciata indirizzerebbe la Sicilia verso un'autosufficienza economica che ci farebbe più liberi (magari nell'immediato un po' più poveri, poi più ricchi, ma da subito più liberi); al contrario la strada attuale è quella di una dipendenza economica senza sbocchi, di un'economia asfittica e assistita, dove poi fatalmente tutta la società va in cancrena e fiorisce solo il malaffare.


-----------------------
[*] Non dovrebbe stupire nessuno che la Lega Nord non faccia parte del lotto, visto che la sua stessa esistenza non è altro che un'appendice di quelle élite finanziarie, come già descritto (vedi il post “Lega pagana”).
[Continua a leggere...]

mercoledì, maggio 28, 2008

Il rastrello di Montalbano

Cerco un centro di gravità permanente,
che non mi faccia mai cambiare idea
sulle cose e sulla gente



“Basta con queste macchiette di Montalbano!”, tuonava un paio di anni or sono l'allora presidente della provincia regionale di Catania, Raffaele Lombardo, mentre arringava la folla intervenuta ad un comizio in Piazza Università, nel cuore della città etnea. E lo gridava proprio di fronte al palazzo dove 60 anni prima si recava al lavoro un certo Antonio Canepa, di giorno professore di storia delle dottrine politiche in quella università, di notte (o ogni qualvolta gli eventi lo richiedessero) Mario Turri, rivoluzionario impenitente.

Da quel momento Andrea Camilleri e Raffaele Lombardo sembrano legati da uno strano filo del destino a quella figura inconsapevolmente evocata in quella calda serata. Un legame che i due continuano a trattare con ambiguità, ma dal quale non riusciranno a liberarsi facilmente.

E difatti ambiguo è stato il loro recente abbocco tra i due, posto a metà strada tra la decisione di Lombardo di fare dedicare una via cittadina al nostro professore ed una recente pièce teatrale sulla vita dell'indipendentista scritta da Camilleri, anche lui reclutato alla causa Siciliana.

Su di un articolo di presentazione pubblicato da Repubblica (ma sempre firmato dal Camilleri) non possiamo che condividere appieno il punto di vista dell'FNS, per cui non ci dilungheremo su un giudizio complessivo. Si deve però rilevare un strana particolarità.

Il legame (ideale) di Camilleri con Canepa risale a molti anni addietro, a quando sul finir di guerra il nostro andava in bicicletta da Serra di Falco a Porto Empedocle, come raccontato durante una tappa del Giro d'Italia. Nell'articolo di Repubblica il papà di Montalbano confessa che durante quei tragitti si dedicava anche a qualcos'altro:

«Chi scrive, allora diciottenne e all'ultimo anno di liceo, venne sorpreso e fermato dalla polizia mentre, munito di un rastrello, sconciava più manifesti che poteva».

Manifesti dell'esercito italiano. E non dei manifesti qualunque, ma la goccia che fece traboccare il vaso dell'insofferenza Siciliana verso il regime italiano, come spiegato nell'articolo. Quindi aggiunge:

«Ero tutt'altro che separatista. Ero solo un giovane italiano nato in Sicilia che si era sentito gravemente offeso».

Alla faccia dell'ipocrisia! Un colpo alla botte ed uno al cerchio...

Ma non è ancora questo il punto. L'articolo chiude così:

«Antonio Canepa è sepolto nel cimitero di Catania, nel viale dei siciliani illustri, vicino a Giovanni Verga e ad Angelo Musco».

Allora: sono rincoglioniti i Siciliani che seppelliscono Canepa accanto a Verga ed a Musco, o è Camilleri in preda ad una forma di demenza senile che gli fa rinnegare le sue “irresponsabili” azioni giovanili? Nessuno dei due. Camilleri malgrado l'età è furbissimo. Ci rivela che lui non è tanto d'accordo con questo pezzo che tuttavia ha diligentemente firmato. Lui da quest'opera teatrale (e da Canepa) per ora ci prende le distanze. Sembra voglia suggerirci che, in vista dell'anniversario della nascita del martire, stia lavorando su commissione. In altre parole, c'è uno sponsor dietro.

Ed allora seguiamo la sua traccia ed andiamo al sito del Festival di Massenzio, per il quale l'opera è stata scritta ed all'interno del quale è stata presentata.

Bingo.

Ricorderete che lo scorso ottobre a Messina si tenne una mostra sull'indipendentismo Siciliano. Tra gli sponsor incredibilmente faceva capolino Capitalia, allora proprietaria del Banco di Sicilia. Invece sul sito del festival romano tra gli sponsor troviamo Unicredit, quella Unicredit che recentemente ha acquisito proprio Capitalia. Ora, se dopo la prima potevamo al massimo proporre una teoria, oggi possiamo tranquillamente dire di trovarci di fronte ad una strategia.

Una banca che si occupa di fare propaganda all'indipendentismo siciliano? Dovrebbero essere dei folli. Chi può avere tanto potere da costringerli a fare una cosa del genere? A meno che... a meno che in Capitalia ieri, ed in Unicredit oggi non ci si stia posizionando favorevolmente in vista dell'arrivo del nuovo ordine che potrebbe presto nascere.

Non diamo più ascolto a chi ci dice ancora che l'indipendentismo fu una 'esaltante stagione vissuta da una minoranza', a chi tra le bombe atomiche, le camere a gas, le atrocità di fascisti e partigiani e le fucilate di Badoglio contro i palermitani che chiedevano il pane, si permette di chiamare l'EVIS una organizzazione terroristica che, nelle parole dello stesso Camilleri (ma siamo nel 2002, ed il nuovo centro di gravità non lo attirava ancora...), 'lasciò una lunga scia di sangue dietro di sé'.

Pur con i piedi in più staffe, sono tutti pronti al salto. Nel caso in cui. Come per il colpo al cerchio e quello alla botte di Camilleri: lui quel rastrello non lo ha gettato. Lo ha solo nascosto. Ed appena verrà il momento, dopo aver messo il bianchetto sul “tutt'altro che separatista”, non mancherà di riprenderlo in mano agitandolo con forza.

Ed ora finalmente ascoltiamoci la vera storia di quel professore dell'università di Catania dalla voce della sola persona che lo possa ancora “sentire”, la figlia Teresa, nella bellissima testimonianza raccolta da Rino Baeli:




[Continua a leggere...]

giovedì, marzo 08, 2007

Fratelli d'Italia 2

Ed eccoci arrivati ad una nuova rassegna dei Fratelli d'Italia, dopo il discreto successo della prima.

Oggi partiamo da un mago dello sport:


Il grande Luciano Moggi, a capo di una vera e propria cupola. Solo che non si tratta di un siciliano, bensì di un Toscano di Siena.

Altre differenze con la fantomatica cupola siciliana? Beh, in Sicilia ogni tanto qualcuno si pente o qualcuno denuncia. Nel mondo del calcio padano nessuno si pente e nessuno denuncia. Ma non usate la parola omertà, per carità! Quella è geneticamente cucita addosso ai soli siciliani.

Torniamo ora ai furbetti del quartierino: dopo Fiorani, un altro protagonista di quella gloriosa pagina dell'epopea delle banche italiane, dove alla fine gli unici a pagare sono comunque i siciliani, che nel giro di pochi anni si sono visti requisire tutte le loro banche:

Il signor Ricucci, odontotecnico romano, riuscito quasi a comprarsi RCS non si sa coi soldi di chi, insieme appunto ad un gruppetto di amici. Sposa uno dei volti della TV italiana, Anna Falchi. La coppia effettivamente rappresenta bene la tipica famiglia italiana, base di quel capitalismo familiare che ha fatto le fortune di tante zone ricche dello stivale.

Non si capisce quindi come non si parli di loro sul maestoso portale Italia.it, messo appunto per diffondere l'immagine dell'Italia nel mondo e di cui ci siamo già occupati.

Ora vogliamo riproporre il suo logo da 75.000 € insieme agli altri protagonisti di questa serie di post:

Ci siamo permessi di metterlo a confronto con una nuova versione costata quanto 10 minuti di connessione ADSL (Tariffa FLAT). La strana 't' viene qui sostituita da un più significativo 'asso di mazze' siciliano simboleggiante il famoso "Gioco delle Tre Carte" alla cui propaganda sembra effettivamente dedicato il portale.

A presto!
[Continua a leggere...]

lunedì, gennaio 15, 2007

Fratelli d'Italia

Invece di inveire contro questo governo o il precedente, contro Bossi o contro il solito politico locale, il Corriere della Sera o RAI3, perchè non andare oltre e vedere chi sono veramente i nemici contro cui stiamo lottando? Sono veramente tanto terribili, furbi, spietati? A chi rispondono i politici italiani e per conto di chi fanno finta di avere ricette infallibili per risolvere l'inesistente “questione meridionale” (inesistente perchè creata da loro stessi) salvo poi smentirle appositamente ad ogni tornata elettorale per creare sempre più confusione nelle colonie d'oltrecortina?
Guardare in faccia questi “Fratelli d'Italia” ci può aiutare, per capire se sono poi così forti o se per caso non siamo noi a non voler combattere parandoci dietro un malinteso “rispetto delle regole”.


Lapo Elkann tenta di risalire...


Partiamo dal primo: Lapo Elkann, erede di una delle dinastie più potenti dell'italietta sabauda. Sappiamo tutti di quali altezze morali il rampollo è capace. Guardiamolo mentre il Sole 24 Ore lo osanna e lo coccola per cercare di recuperare il terreno perduto.



Callisto Tanzi: pagheremo per anni sul latte che tu hai versato


Passiamo ad un'altra perla di ragazzo: Callisto Tanzi. Gli italiani vogliono strafare, ed in una repubblica dove la legge dovrebbe essere uguale per tutti, loro la fanno ancora più uguale, almeno per alcuni. Non solo le manie di grandeur di questo ominicchio sono state ripianate con soldi pubblici (cioè con i nostri soldi, i soldi dei siciliani), non solo dobbiamo ancora ritrovarci tra gli scaffali dei supermercati quel simbolo di corruzione, per giunta pare se la spassi tranquillo, Ceausesco nostrano, ancora libero tra le mura di una reggia costruita sul sangue dei risparmiatori.




Fazio e Fiorani....


Chiudiamo infine questa nostra prima rassegna di “Fratelli d'Italia” con una bella coppia: Fazio – Fiorani. Davvero una bella coppia, non c'è che dire. Il primo si era già fatto notare in combutta con l'ex presidente della repubblica, il mai osannato abbastanza Ciampi, per la distruzione del Banco di Sicilia. L'altro, il manager rampante Giampiero Fiorani (un eroe per la gente del suo paesotto lombardo, Lodi) salito agli onori delle cronache per la scalata alla Antonveneta Insieme avevano messo in piedi una banca basata sul nulla che senza soldi stava diventando un colosso, trasformando la BPL (banca Popolare di Lodi) in BPI (Banca Popolare Italiana). Quanti rimproveri dai giornali per le banche siciliane che andavano soppresse perchè non rispettavano le regole. Intanto BPI esiste ancora.... e Fiorani? Dietro le sbarre? Ma neanche per sogno: invece del 41 bis, le ultime notizie lo danno di nuovo al lavoro. Chissà per cosa...
Vedete da che gente ci stiamo facendo mettere sotto? Credete veramente che siano così forti? Oppure è solo che preferiamo chiuderci nel nostro torpore invece di uscire gli artigli? Cosa direte ai vostri figli tra qualche anno? Che ci siamo fatti prendere per i fondelli (letteralmente...) da Lapo Elkann?
[Continua a leggere...]

mercoledì, novembre 08, 2006

Non è ancora troppo tardi

Cuffaro alza il tiro e minaccia la chiusura delle raffinerie siciliane se la finanziaria non verrà cambiata.

Una presa di posizione che sicuramente non avrà conseguenze pratiche (verrei vedere come farà a chiuderle se prima non si decide ad applicare lo statuto siciliano che lo renderebbe capo della polizia... a meno che non decida di incatenarsi ai cancelli!) ma che credo si debba giudicare positivamente perchè se non altro rende esplicito, almeno dal punto di vista politico, un fatto: le raffinerie a noi praticamente non servono, mentre sono di importanza vitale per lo stato italiano. Anche se questo lo sappiamo già, ora anche il Presidente della Regione accetta ufficialmente questa versione dei fatti.

La cosa strana è però un'altra, e cioè la dichiarazione di Miccichè che dovrebbe andare accoppiata a quella di Cuffaro. L'esponente di Forza Italia ha infatti minacciato una uscita della Regione da Capitalia.
Attenzione: associare questa minaccia alla prima le da una luce alquanto sinistra. La Regione è infatti entrata nel patto di sindacato della Banca Romana come scambio per le azioni che deteneva nel Banco di Sicilia, un'oerazione finanziaria che in fin dei conti avrebbe potuto portare grossi vantaggi alle imprese siciliane.
Ora Miccichè ci "suggerisce" che tale operazione non è servita alla Sicilia, bensì ad interessi esterni. Ciò in pratica viene a dire che l'operazione è stata conclusa contro i nostri interessi con l'avallo dei nostri deputati. E non stiamo parlando degli anni '50...

Presidente, a che gioco giochiamo? Anzi... a che gioco abbiamo giocato? A quali condizioni siamo entrati nel patto di sindacato? Non è che per caso abbiamo messo i soldi dei siciliani in cambio di una manciata di voti dovuti all'elemosina di quattro posti di lavoro?

Comunque appoggiamo le dichiarazioni dei nostri rappresentanti: non è ancora troppo tardi per cambiare registro.

Non è ancora troppo tardi. Ma fino a quando?
[Continua a leggere...]