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giovedì, novembre 25, 2010

Riso amaro

Risale al 25 maggio del 2008 il post con il quale su queste pagine si delineavano i motivi che stanno portando alla realizzazione dei mega-inceneritori nel sud Italia, in particolare in Campania ed in Sicilia (si veda il post “Spazzatura d'occidente”).

Si era anche visto come non poteva certo esserci la criminalità organizzata a sobillare la popolazione del napoletano contro la riapertura delle discariche e il completamento degli impianti di incenerimento quando la criminalità organizzata ha invece ogni interesse alla loro costruzione.

Una volta costruiti, essi verebbero infatti gestiti direttamente da loro (dai malavitosi). Sotto mandato dello stato centrale, ovviamente.

E' bene ricordare come il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, aveva a suo tempo già sussurrato in commissione parlamentare quale fosse il vero punto critico del diabolico sistema così ben congeniato:

Legambiente non considera la soluzione la scelta la migliore che si potesse adottare, soprattutto – e questo forse è il punto – senza prevedere una selezione dei rifiuti a monte e un riciclaggio degli stessi.

(si veda ancora il post “Spazzatura d'occidente”)

La mancanza di un sistema di selezionamento dei rifiuti apre al porta alla possibilità di bruciare di tutto. E mentre da una discarica si può sempre tirare fuori una prova, i fumi di una ciminiera una volta dispersi sono irrecuperabili. Le prove vanno letteralmente in fumo.

Il tutto è stato ora dimostrato, “per la prima volta in Italia”, da una indagine della Procura della Repubblica di Pavia che nei giorni scorsi ha sequestrato un impianto di termovalorizzazione della Riso Scotti, la nota azienda produttrice di riso.

Oltre agli scarti della lavorazione del riso, il sito bruciava clandestinamente “legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane e industriali che per le loro caratteristiche chimico-fisiche superavano i limiti massimi di concentrazione di metalli pesanti (cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo)” (“SCOTTI ENERGIA: VALE 30 MLN L'AFFARE DELL'ENERGIA SPORCA”, Agenzia Parlamentare 24 novembre 2010 – da notare come alcune grosse testate nazionali abbiano omesso di citare le acque reflue industriali)

Eliminare le prove era facilissimo: «la centralina di rilevamento presente nell’impianto funzionava male: dai report non risultavano variazioni tra una rilevazione e l’altra. Impossibile non accorgersene» spiega il comandante della guardia forestale lombarda (“Traffico illecito di rifiuti: sequestrato l'impianto della Riso Scotti Energia” Corriere.it 17 novembre 2010).

Ovviamente nessuna traccia di mafia, mentre troviamo il segnale di un coordinamento degli apparati di controllo pubblici che necessita di una regia posta molto in alto nelle istituzioni: “Tutto ciò era possibile grazie ai falsi certificati rilasciati da laboratori di analisi chimiche compiacenti”.

Ma la cosa più allarmante è la mancanza di consapevolezza nella popolazione circa le reali conseguenze di questa situazione:

La lolla miscelata con scarti industriali, inoltre, veniva anche venduta, senza alcuna autorizzazione, per la produzione di lettiere per animali, in particolare pollame e suini, e per la produzione di pannelli di legno.”

“Le indagini proseguono soprattutto per accertare l'aspetto più controverso e grave dell'intera vicenda: gli effetti degli scarichi dell'impianto sulla salute pubblica. Sulla qualità dell'aria e lo stato di salubrità degli impianti di zootecnia.


Preparando il nostro bel timballo con riso prodotto nei campi intorno a Pavia o consumando i prodotti degli allevamenti industriali italiani, che fanno uso di lolla inquinata (tra gli altri..), a cosa andiamo incontro? Nessuno sembra essersi lamentato più di tanto.

Questo non è un caso isolato, ma il sistema: l'industria italiana non potrebbe reggersi senza questi sotterfugi. E non essendo riusciti ancora a mettere in funzione gli impianti del sud, il “sistema” deve ripiegare su quello che si trova a nord: “i rifiuti bruciati irregolarmente nell'impianto arriverebbero da Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Campania”.

Ma se diamo credito al breve spazio di tempo intercorso tra la bocciatura da parte di Bertolaso del supposto piano rifiuti [*] della Regione Siciliana, che vorrebbe riaprire uno spiraglio alla realizzazione degli inceneritori in Sicilia, e la pubblicazione dei risultati dell'indagine, allora dobbiamo anche credere che il confronto si svolga su fronti piuttosto ampi e che le nostre speranze non siano ancora andate in fumo:

La vera questione dirimente tra le previsioni della commissione, supportate dal Governo regionale, e quelle del Governo nazionale e' ancora una volta la realizzazione degli inceneritori”, sostiene Legambiente Sicilia (Liberonews, 12 novembre 2010).

E' questa la nostra battaglia più importante.

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[*] Quello bocciato non è il piano rifiuti ma le linee guida.


Vedendo quei rifiuti passa la voglia di ridere

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mercoledì, ottobre 07, 2009

I segreti di Pulcinella

Il momento di cominciare a fare trapelare anche sui media ufficiali i dettagli su quello che sta accadendo in Italia dietro le quinte è arrivato.

Le recenti aggressioni nazionali ed internazionali a Berlusconi, per una volta finalmente efficaci, hanno causato una accelerazione degli eventi la cui prima conseguenza di un certo peso è stato l'avvio della formazione del PDL Sicilia a Palermo da parte degli uomini vicini a Miccichè (vedi il post “Vota Stefania”).

Questo inaspettata novità del “PDL Sicilia” probabilmente non è altro che un ripiego, essendo venuti a mancare i tempi tecnici per la formazione di un vero Partito del Sud. Cosa questo voglia dire lo possiamo intuire dalla ricaduta dei detriti di fango precipitati sui siciliani a Messina: la Sicilia potrebbe andare avanti per la sua strada arrivando persino a dichiarare quella indipendenza che ha già nei fatti, ma che non ha esplicitato per poter continuare a lavorare per la liberazione del Sud.

Sintomatiche a questo proposito le parole di Bertolaso di fronte al disastro messinese (“Messina, la Sicilia e il Meridione di serie B”, SiciliaToday.net 3 ottobre 2009):

“Siamo in Sicilia, c'è una protezione civile siciliana, noi da domani andiamo via”

Ma torniamo subito a quel “trapelare dei dettagli”. Qualche mese fa nel trattare gli eventi del subcontinente indiano abbiamo fatto riferimento alla situazione dello Sri Lanka, isola di notevole importanza per lo sviluppo infrastrutturale dell'oceano indiano.

Il parallelo con la Sicilia va ben oltre l'aspetto geografico e la funzione di hub che la nostra isola si appresta a ricoprire per il Mediterraneo.

Nella vittoriosa lotta contro la guerriglia terrorista interna dei Tamil[*], il governo di Colombo ha trovato il supporto economico e militare di India, Cina e Russia (vedi il post “L'ingresso dell'India”).

La cosa era risaputa e persino ovvia, ma i media occidentali evitavano accuratamente di riferire la cosa per chiari motivi propagandistici. Non appena la guerra civile si è conclusa gli altarini sono stati invece scoperti in modo da poter accusare strumentalmente il governo cingalese di connivenza con regimi totalitari ed antidemocratici (segnatamente Cina e Russia).

In Italia il sentore della presenza sul campo di paesi stranieri “non alleati” è stato negli ultimi anni sempre più forte anche se stranamente nessun analista si è mai azzardato a dire qualcosa. I motivi, al solito, sono prevalentemente propagandistici, sia dall'una che dall'altra parte: l'opinione pubblica ha un peso rilevante in questi eventi e di deve cercare in tutti i modi di manipolarla.

Nessuno però, per quanto ci si sforzi, potrà mai spiegare con forze interne o anche “alleate” alcuni fenomeni verificatisi nel Bel Paese, quali la rivolta di Pianura contro il piano rifiuti del governo, occasione nella quale ricordiamo anche la sinistra si schierò con Bertolaso [**]. O le strane ed ordinatissime fughe dal centro accoglienza di Lampedusa.

Fenomeni intorno ai quali non abbiamo sentito il solito puzzo anglosassone che circonda casi come quello dell'omicidio Moro, della strage di Ustica o del rampimento di Abu Omar.

Ora, visto il precipitare e soprattutto l'irreversibilità degli eventi, i primi sussurri riguardo la presenza “attiva” in Italia dei servizi segreti di paesi quali la Russia o la Libia vengono fuori. Essi infatti serviranno a posizionare di fronte all'opinione pubblica lobotomizzata dell'occidente la Sicilia (ma anche il resto d'Italia se non riescono a sbolognare anche Tremonti) tra i cattivi, alleata di regimi dispotici e reazionari (nonché sovrani, ma questo particolare verrà taciuto).

Ieri (6 ottobre) il Corriere della Sera ha pubblicato delle indiscrezioni circa l'aiuto apparentemente chiesto dal premier Silvio Berlusconi ai servizi segreti di “una potenza amica non alleata”.

Non alleata significa senza dubbio “non occidentale”, mentre per amica deve probabilmente intendersi “amica del premier”. Non possiamo non pensare alla Russia, con la Libia subito dopo a pochissima distanza.

Questo aiuto sarebbe dovuto arrivare per difendersi dal complotto anti-italiano ordito dai cosidetti “alleati” [sic!]. Ma non sembra credibile che ci si possa riferire solo agli eventi dell'ultimo mese: non è così all'improvviso che si possa creare una rete di agenti capace di mettersi subito in azione. Questa rete operativa deve esistere da lungo tempo ed avere degli appoggi forti sul territorio che si sono potuti instaurare, per quanto riguarda la Sicilia, a seguito dell'abbattimento avvenuto negli anni '90 del capillare sistema di controllo mafioso. Tanto forti, ad esempio, da convincere Obama ad abbandonare la protezione della base di Sigonella contro i missili di Mosca (vedi il post “Tutte le scarpe del presidente”).

Evidentemente quel territorio è già definitivamente perso.

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[*] Guerriglia Tamil solo in apparenza, visto che l'esercito delle tigri del Tamil non era altro che un'operazione dei servizi segreti americani ed inglesi.

[**] E per chi ancora pronuncia il nome della camorra invano, consiglio il post “Spazzatura d'occidente”: è stato proprio il Procuratore Antimafia Piero Grasso a legare la costruzione dei termovalorizzatori con gli affari illeciti connessi al ciclo dei rifiuti. Quale miglior soluzione dell'incenerimento potrebbe esserci per nascondere definitivamente un rifiuto tossico...

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sabato, maggio 31, 2008

Al cinema


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domenica, maggio 25, 2008

Spazzatura d'occidente

Il 13 marzo 2007 Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, fu ascoltato dalla commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

Il testo dell'audizione (reperibile in rete) offre uno spaccato preciso dell'argomento. Vediamo di inserirlo nel contesto della attuale situazione di crisi del napoletano.

Una prima sintesi del fenomeno si trova alla pagina 5:

«Osservando, però, l’evoluzione di questo mercato, abbiamo notato che, accanto agli esponenti delle famiglie mafiose, il mondo dei rifiuti si è andato popolando sempre più di una varietà di soggetti che, nella gran parte dei casi, non ha un precedente criminale, ma si collega con i criminali.

L’impressione generale suggerisce che il grosso affare dell’emergenza rifiuti non sia semplicemente il frutto di un'attività criminale occasionale, ma sia legato a un preciso orientamento di alcuni settori del mondo produttivo, sia locale che nazionale, desiderosi – com’è logico per qualsiasi impresa – di ridurre i costi attraverso una costante violazione delle regole del gioco e, di conseguenza, di aumentare i propri profitti.»


L'emergenza rifiuti è da considerarsi un affare in sé. Non è da vedersi solo nell'ottica della conseguenza di determinati traffici che hanno colmato le discariche (abusive o legali) della Campania. Questo “affare” dell'emergenza rifiuti poi non è gestito esclusivamente dalla criminalità organizzata, ma in modo sempre più invasivo anche da soggetti esterni a questo mondo.

A questa dichiarazione però sembra non essere dato seguito nel corso dell'audizione. Poi poco più sotto Grasso dice qualcos'altro che merita attenzione:

«Un breve accenno va fatto ai termovalorizzatori (...). La questione dei termovalorizzatori è molto dibattuta. In merito, ci sono molte pressioni da parte di Legambiente che non considera la soluzione scelta la migliore che si potesse adottare, soprattutto – e questo forse è il punto – senza prevedere una selezione dei rifiuti a monte e un riciclaggio degli stessi. In quest’ottica, il termovalorizzatore dovrebbe essere usato solo per il residuo. Si tratta, comunque, di scelte discrezionali su cui non possiamo intervenire, dovendo limitarci ad accertare se si verificano reati nel momento in cui si pongono in essere queste soluzioni.»

La dice in modo che sembrerebbe casuale e ribadendo che queste sono scelte discrezionali, sulle quali non si può intervenire giuridicamente. Eppure se la esprime in questi termini legandola alla raccolta differenziata (ed aggiungendo un rafforzativo “e questo è forse il punto”) vuol dire che la considera parte integrante del discorso. Una divagazione che avrebbe dovuto suscitare curiosità nella commissione. E forse Grasso divaga sperando di suscitare quella curiosità. Ma il discorso cade, e nessuno della commissione crede di dovere approfondire.

Ma mentre a Napoli esplode la protesta dei cittadini, spunta fuori una notizia che potrebbe spiegare il motivo di “quel breve accenno su scelte su cui non possiamo intervenire”. La magistratura di Terni sequestra l'inceneritore cittadino. Motivo? Pare che lì si bruciassero rifiuti tossici:

«La magistratura tuttavia vuole verificare se tra i rifiuti inceneriti possano essere capitate sostanze nocive o [addirittura, ndr] radioattive»

A questo punto la volontà di costruire inceneritori che brucino tutto senza selezione dei rifiuti a monte (come ad esempio si vorrebbe fare in Sicilia...) diventa ancora più sospetta.

Nascondere i rifiuti tossici in una discarica in mezzo a rifiuti normali non vuol dire farli sparire. Sono sempre lì. Sarebbe semplicissimo analizzarli e risalire all'origine di quei rifiuti. Anzi è stato già fatto. Il “seppellimento” non è più un metodo così sicuro.

Si potrebbero mandare nei paesi nel terzo mondo, come fa TUTTO l'occidente. Ma questa via, anch'essa non più tanto sicura essendo il trucco oramai svelato (e Grasso ne parla nella stessa audizione), potrebbe rivelarsi comunque più costosa dell'incenerimento quasi in loco.

Inoltre i volumi di rifiuti tossici da fare scomparire in Italia ed in Europa aumenteranno esponenzialmente nei prossimi anni. Se fino a poco tempo fà questo (insieme al traffico di clandestini da destinare al lavoro nero nelle fabbriche) era un affare per pochi imprenditori senza scrupoli con le giuste connessioni, ora a causa dell'avanzata cinese e del crollo economico occidentale è diventato la discriminante a seconda della quale un'azienda veneta (tanto per fare un esempio tra quelli riportati sempre nella stessa audizione...) potrà sopravvivere ovvero dichiarare fallimento.

Gli interessi dietro all'emergenza rifiuti e di conseguenza dietro la costruzione degli inceneritori sono così più chiari di quello che potrebbe sembrare. In mezzo ci sono non solo le grosse imprese che dovrebbero costruirli (Impregilo su tutte), ma anche l'intero sistema produttivo del nostro paese e non solo, visto che pare in Campania si siano trovati anche rifiuti provenienti dall'estero (Vedi che furbi i tedeschi? Scambiano i loro rifiuti nocivi con le nostre ecoballe, e per giunta li paghiamo per questo. Un doppio guadagno: “trasi munnizza e nesci oro”, staranno dicendosi in teutonico dialetto...).

E la criminalità organizzata locale e già pronta al salto, come deduciamo sempre dalla stessa audizione:

«Si tratta quasi sempre di imprese che in passato si occupavano di trasporto terra e che si sono riciclate nel più remunerativo settore della gestione dei rifiuti.»

Se ora la criminalità si occupa di gestione complessiva dei rifiuti, la destinazione finale di questi rifiuti non è più decisiva, anche perchè la “camorra” potrebbe arrivare ad ottenere la gestione stessa degli inceneritori. E dopo l'incenerimento niente più tracce: anche quando si dovessero registrare anomalie nelle emissioni sarebbe impossibile risalire all'origine del rifiuto tossico.

L'affare dell'emergenza rifiuti nasce da lontano: il campo le è stato preparato pazientemente.













Ed ora interpretiamo la crisi campana in base a quanto detto.

Per capire quello che sta succedendo basta notare che Bassolino è ancora al suo posto. Nessuno ne parla più sui giornali, di Bassolino. E nessuno fa caso al fatto che la soluzione proposta dal governo Berlusconi è la stessa identica di quella proposta dal governo Prodi. Quindi tutti gli interessi di cui sopra sono ancora al loro posto e di conseguenza al suo posto rimane lo stesso Bassolino, che la “crisi” ha magistralmente provocato tramite ritardi e calibratissime inefficienze.

Ed allora, visto che le proteste continuano, non ci vengano più a raccontare balle dicendo che è la camorra che soffia sul fuoco della rivolta popolare. Sarebbe come dire che lo stato sta combattendo la mafia. Per giunta tutto lo stato compatto, da destra a sinistra, e con tutte le sue istituzioni. Per la prima volta da 150 anni a questa parte. Ma chi vogliono fare fessi?

L'interesse della camorra è proprio nella costruzione degli inceneritori, e momentaneamente nella riapertura delle discariche (dove li staranno gettando i rifiuti tossici in questo periodo?) come sempre coincidente con quello di certi “poteri forti” esterni al territorio da essa controllato.

Rimane solo una cosa da capire. Forse la più importante. Vorremmo tanto credere che le rivolte del napoletano siano pura e semplice rabbia popolare. Fino alle elezioni si poteva pensare che dietro ci fossero elementi di centro-destra. Ma ora non possiamo pensarlo più. Eppure ci sembrano troppo forti e troppo bene organizzate per dire che sia il “popolo” ad autogestirsi.

E se tutti i poteri “occidentali” si sono raggruppati preoccupati dallo stesso lato (come detto, al punto da mettere da parte le sacrosante critiche a Bassolino) vuole forse dire che qualcun altro è entrato in gioco? Ma chi? Chi è che “aizza la massa”, nelle parole di Gasparri, se tutti la stanno combattendo?

La situazione campana è in qualche modo da mettere in relazione con i pesanti dissidi occorsi in questi giorni in Sicilia tra l'MPA-UDC e Berlusconi? La chiusura forzata (ed illegale) della discarica di Bellolampo vicino Palermo oltre ad essere una minaccia per Lombardo, serve anche a confermare ai diretti interessati che le due cose sono in qualche modo collegate?
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lunedì, gennaio 14, 2008

Il giro del mondo

“In più, la polizia sostiene che la Camorra scarica a Napoli camion e camion di rifiuti dalle industrie del nord Italia a prezzi più bassi della competizione legale, aggiungendoli al cumulo di rifiuti”.
8 gennaio 2008 – The Telegraph (Gran Bretagna)

“La camorra ha esacerbato il problema smaltendo illegalmente i rifiuti industriali provenienti dal nord Italia nei siti del meridione”.
8 gennaio 2008 – Somalinews (Somalia)

“Gli inquirenti dicono che la camorra paga i camionisti per raccogliere i rifiuti industriali di aziende nel nord Italia a prezzi più bassi di quelli possibili nel mercato legale”.
8 gennaio 2008 – Macau Daily Times (Cina)

“Eliminando la competizione con offerte sottocosto e stravolgendo le procedure di sicurezza, l'ecomafia manda rifiuti indutriali dal nord e li scarica illegalmente nelle aree attorno a Napoli in un giro d'affari che l'ambientalista Raffaele Del Giudice dice raggiunga un valore di crca 2,5 miliardi di euro all'anno”.
9 gennaio 2008 – IOL News for South Africa (Sud Africa)

“Aziende gestite dalla camorra vincono in genere i contratti per lo smaltimento dei rifiuti delle industrie del nord Italia eliminando la competizione con offerte sottocosto, quindi lo smaltiscono illegalmente e senza trattamento nei fiumi e nelle discariche campane”.
9 gennaio 2008 – Fox News (USA)

“La camorra ha riempito le discariche, non solo con rifiuti urbani ma anche con rifiuti industriali trasportati da tutta l'Italia”.
9 gennaio 2008 – Reuters (USA)

“Molte discariche in Campania sono controllate dalla camorra, che fa ottimi affari stravolgendo le procedure di trattamento dei rifiuti e scaricando rifiuti industriali provenienti dal nord”.
10 gennaio 2008 – Sydney Morning Herald (Australia)

“«Un quarto dei rifiuti tossici ed industriali prodotti nel nord Italia è spedito a sud attraverso aziende del nord con legami con la Camorra», ha aggiunto Raffaele Del Giudice, un altro attivista di Legambiente”.
10 gennaio 2008 – National Post (Canada)

“Molte discariche in Campania sono controllate dalla camorra, che fa ottimi affari stravolgendo le procedure di trattamento dei rifiuti e scaricando rifiuti industriali provenienti dal nord”.
11 gennaio 2008 – AFP Agence France Press (Francia)

“Eliminando gli operatori legali con offerte sottocosto, le gang hanno preso controllo di discariche come quella di Pianura. Le gang controllano anche lo smaltimento di rifiuti ed usano i siti che gestiscono per smaltire non solo i rifiuti urbani napoletani ma anche, e questo è il fatto cruciale, i rifiuti tossici industriali provenienti da lontano”.
11 gennaio 2008 – The Independent (Gran Bretagna)

Nel frattempo al nord...

E così i rifiuti vengono mandati in Sicilia in base ad accordi non dissimili da quelli che la camorra avrebbe fatto con le aziende del nord...

Nota ore 10:00 Am - Apprendiamo con piacere che oltre al MIS (leggi il comunicato) anche L'Altra Sicilia ha organizzato una protesta simbolica contro l'arrivo dei rifiuti in Sicilia. Alleghiamo il testo del comunicato stampa appena arrivato:

Navi spazzatura verso la Sicilia

Bruxelles, 13 gennaio 2008

L'ALTRA SICILIA, constatato il pericolo gravissimo che corre in questo momento la Sicilia, con l'arrivo della quantità più impottante dei rifiuti provenienti dalla Campania destinati alla solidarietà delle varie regioni, si oppone al connubbio PRODI/CUFFARO

Domani 14 gennaio alle ore 9, Francesco Paolo Catania, consigliere del Com.it.es (Comitato degli Italiani all'estero) per la circoscrizione Bruxelles-Brabante-Fiandre, eletto nella lista L'ALTRA SICILIA, nonché presidente dello stesso movimento, occuperà, simbolicamente la sede consolare italiana di Bruxelles insieme ad un gruppo di simpatizzanti in segno di protesta contro l'arrivo dei rifiuti campani in Sicilia.

"Non capiamo cosa c'entri la Sicilia in tutto questo" sostiene Catania, "ci sono prove inconfutabili di come in Campania non ci sia posto per la spazzatura perchè le industrie del nord hanno occupato tutto lo spazio con i loro rifiuti tossici. Siano loro solidali".

"La verità purtroppo" continua Catania, "è che ancora una volta i politicanti siciliani riescono a dare il peggio di se stessi. La connessione tra l'arrivo dei rifiuti in Sicilia ed il via libera del governo allo scellerato piano dei rifiuti di Cuffaro è sin troppo ovvia. L'ennesima truffa ai danni del Popolo Siciliano si sta consumando e noi Siciliani della Diaspora non abbiamo intenzione di stare a guardare".

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lunedì, gennaio 07, 2008

Il cancro in Italia

Attenzione: dal sito http://napoli.indymedia.org/node/2134 è possibile seguire gli eventi tramite gli aggiornamenti provenienti DIRETTAMENTE dalla gente SENZA i filtri del regime

Nota 10 gennaio: A Pianura la protesta si è costituita in coordinamento ed ha già aperto un sito (www.pianura.org). Un video con le immagini della manifestazione di ieri è già stato pubblicato. Prendiamo nota perchè presto toccherà ai Siciliani organizzarsi e scendere decisi in strada. Il governo infatti sembra ora deciso ad appoggiare la speculazione dei megainceneritori ordita da Cuffaro contro la raccolta differenziata e la costruzione di piccoli impianti gestiti localmente.

Nota 9 gennaio: l'articolo de L'Espresso scritto da Roberto Saviano (utilizzato per il post "Poteri Tossici") che spiega perchè in Campania non c'è spazio per i rifiuti

8 gennaio: Video sugli scontri di ieri registrato dai manifestanti

Cosa fanno gli italioti quando in televisione mostrano le immagini dei bambini di Mumbai (Bombay) che per sopravvivere raccolgono stracci tra la spazzatura?

Giù caterve di proteste contro le colpe dell'occidente che succhia il sangue di quei popoli per il suo benessere, giù con la solidarietà, con le raccolte di fondi, con i sensi di colpa.

Cosa fanno gli italioti quando giunge notizia di centinaia di morti bruciati a causa di un'esplosione in un oleodotto nigeriano?

Giù caterve di proteste contro le multinazionali del petrolio che ci guadagnano miliardi, che alimentano la corruzione cronica di quei regimi politici oppressivi.

Cosa fanno gli italioti quando a Baghdad la gente muore negli ospedali perchè mancano le medicine, manca tutto, ed i medici sono costretti a lavorare in condizioni disperate?

Giù caterve di proteste contro gli eserciti occupanti, contro l'imperialismo dell'occidente che prima finanzia i despoti e poi quando non gli fanno più comodo sgancia le bombe sulla popolazione inerme.

E se per caso situazioni del genere si creano a sud di Roma? Cosa fanno allora gli italioti?

Ah, no! In quel caso la colpa è dei terroni! E certo, cosa credono questi qui? Come si permettono di protestare contro la polizia? Non mi pare che nessun tifoso sia stato ucciso! Come si permettono di dire che un nord ricco li ha sfruttati prendendosi il meglio della loro gioventù e mandandogli in cambio l'immondizia? Che cosa c'entriamo noi se Siracusa è la terza provincia d'Italia per esportazioni (ma come, più avanti dei veneti?) e poi una delle ultime per depositi bancari ed una delle prime per tumori e malformazioni? Vuol dire che non sanno risparmiare, vuol dire che sono incapaci, vuol dire che i loro ospedali non sono all'altezza.

Vuole dire che sono il cancro, in questa Italia: mai definizione fu più tragicamente vera.

Raccogliamo qualche documento per riflettere sulla situazione della Campania. Vi terremo aggiornati. E teneteci aggiornati se anche voi avete qualche altra cosa da proporre.

Un'analisi “tecnica” della situazione

Post de Il Consiglio sul problema dei rifiuti in Campania

La situazione a Pianura minuto per minuto - 7 gennaio

La situazione a Pianura minuto per minuto - 8 gennaio

La situazione a Pianura minuto per minuto - 9 gennaio


La situazione a Pianura minuto per minuto - 10 gennaio


Foto degli scontri (Notte tra il 7 e l'8 gennaio)

Video degli scontri:



Dichiarazione “pesante” dello scrittore Roberto Saviano al TG1:



Altri video: gli scontri del 7 e la situazione l'8 mattina
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