Approfondimenti - Il Consiglio News Feed

martedì, agosto 01, 2006

Segregazione e meridione

Finalmente la verità comincia a venire a galla. Chi sono i mafiosi? da dove vengono?

Date un occhiata a questo articolo della Sicilia....

L'articolo parla di un'azienda bergamasca e dice "l'uomo originario di Roma".... vedremo se ora costui sarà imputato per mafia, altrimenti la conclusione sarà quella che tutti già sappiamo: le leggi antimafia nascondono semplicemente dei provvedimenti razziali.

1861: l'anno in cui la mafia ebbe inizio.
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lunedì, luglio 10, 2006

"Avete unito il paese"

Queste le surreali ed al tempo stesso lucide parole del capo dello stato dopo la vittoria dell'Italia ai campionati del mondo di calcio.
Surreali (ed anche un pò puerili) perchè è incredibile sentire un capo dello stato ammettere così candidamente che il paese da lui presieduto in realtà non esiste (e dovrebbe esistere grazie ad una partita di calcio), lucide perchè indicano nello stato una precisa coscienza della situazione del paese che non c'è.
Uno stato che non sa più dove aggrapparsi mentre il paese si disgrega affida tutto a questa vittoria ai campionati del mondo, come se la politica, l'economia, la realtà di oppressione che lo stato italiano ha sempre rappresentato per una buona metà dei suoi abitanti, potessere essere surrogati e guidati da una squadra di atleti.
Invece proprio attraverso questa vittoria è possibile intravedere la crisi in cui versa l'Italia costruita nel 1862 e poi ri-costruita nel 1946. Proprio questo oramai estremo affidarsi praticamente solo alla fortuna ci dice tutto.
Uno stato che si gioca il suo futuro ai calci di rigore e nel frattempo perde i pezzi, assaltato dai colossi energetici russi, deluso dalle sue aziende più coccolate, incredibilmente apertamente schierato contro i suoi stessi servizi segreti.
Una guerra civile sotterranea combattuta con armi silenziose ma i cui contorni stanno a poco a poco venendo a galla, combattuta da poteri estranei ai suoi confini geografici ma da sempre presenti nell'ombra e che si giocano l'assetto della penisola (e delle isole annesse) dalla caduta della Casa dei Borbone.
Siamo vicini ad un nuovo 1946 o alla fine di un ciclo storico iniziato quasi 150 anni fa?
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sabato, luglio 08, 2006

IX. Un piano energetico per lo sviluppo della Sicilia

Intere generazioni di politici hanno amministrato la Sicilia per conto dell'invasore basandosi su un semplice refrain, vecchio di 150 anni: il rilancio del sud, il suo sviluppo economico. Forse il più gigantesco affare di clientelismo politico mai visto sulla terra, una immensa baraccopoli di Messina nella quali i Siciliani sono stati relegati dopo il terremoto dell'unificazione con la promessa di una ricostruzione mai avvenuta.
Si è mai tentato realmente di creare un vero sistema economico nel Sud Italia in generale, ed in Sicilia in particolare? Sicuramente è vero che lo sviluppo ha bisogno di infrastrutture. Ma a monte delle infrastrutture vi è qualcos'altro, senza cui niente può essere prodotto: l'energia.
Qualunque azione volta allo sviluppo programmatico di un territorio deve partire dalla consapevolezza che per attuarne i progetti serve energia.
Ponti , ferrovie, autostrade, non servirebbero a niente senza avere l'energia a disposizione per renderli funzionali, vuoi che essa sia benzina, energia elettrica, o altro.
Attualmente in Sicilia non si produce abbastanza energia per ospitare un economia avanzata. Quella elettrica basta a stento per coprire il fabbisogno attuale e viene in gran parte utilizzata dal petrolchimico, dal quale la nostra economia trae pochissimi benefici.
Ma cosa più grave, non vi sono progetti per ampliarne la produzione in modo adeguato ad un processo di sviluppo. Quindi è inutile farsi illusioni.
Tutte le aree del pianeta in via di forte espansione economica stanno investendo capitali economici e politici immensi sulla generazione di energia: Cina, India, Brasile, Messico stanno programmando il loro sviluppo partendo da precise previsioni dei loro fabbisogni energetici futuri.
In Italia invece si è programmato e si tenta di programmare solo per il nord. Il gas scorre sotto i nostri piedi, ma poi tutti i depositi di stoccaggio strategico sono a nord, le vie di trasferimento dell'energia vanno sempre da sud a nord e mai viceversa (l'interconnessione tra Grecia e Puglia manderà l'energia solo in direzione nord), Il Sole 24 Ore continua a denunciare il fatto che i rigassificatori debbano essere costruiti al nord vicino alle zona produttive del paese, e tale asserzione può avere senzo solo ammettendo che non vi è all'orizzonte nessuno sviluppo economico del sud. L'unica programmazione energetica che si è tentato di fare al sud è stata quella di mandarci le scorie radioattive delle loro centrali.
La Sicilia si deve quindi dotare di un piano energetico per crescere.
La materia prima non manca: gas e petrolio raffinato ne abbiamo già in abbondanza, ed a prezzi che DOVREBBERO essere più bassi che nel resto d'Europa, per i costi di trasporti praticamente annullati grazie alla CENTRALITA' della Sicilia.
Un piano energetico siciliano dovrebbe innanzitutto basarsi sulla produzione di energia elettrica tramite gas (piano dei rigassificatori e graduale smantellamento delle raffinerie), cominciando a prepararsi per il dopo petrolio incorraggiando la produzione di carburanti organici come l'etanolo e l'utilizzo dell'energia solare. Fonti che le strafottenti lobby italiane del petrolio ci impediscono di utilizzare.
Inoltre vi sono importanti scelte strategiche da compiere anche su un altro fronte: un territorio variegato e difficile come il nostro non potrà basarsi su impianti di produzione di grandi dimensione se non a costi ambientali notevolissimi, ma dovrà affidarsi alla produzione diffusa: piccole centrali solari ed eoliche, impianti di temovalorizzazione degli scarti agricoli, riciclaggio, tutti su base locale.
ogni condominio dovrebbe contribuire alla produzione di energia elettrica, ogni industria dovrebbe inserire nel suo ciclo produttivo la valorizzazione energetica dei suoi scarti di lavorazione.
Tutto questo porterebbe (tra l'altro) alla rinascita della campagna ed al ritorno dell'impresa agricola veramente produttiva.
Questo significa programmare lo sviluppo. Lo sviluppo non è costruire strade e ponti per dare lavoro alle fallimentari imprese del nord.
Ma da dove dovrebbero arrivare i capitale per avviare tutto ciò?
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giovedì, luglio 06, 2006

Citazioni

Le banche al sud ci sono già e funzionano bene.

(Beniamino Anselmi, amministratore delegato del Banco di Sicilia in un'intervista pubblicata dal Sole 24 Ore Sud il 5 luglio 2005. Beniamino Anselmi è (ovviamente) Toscopadano. Piacentino, per l'esattezza).
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mercoledì, luglio 05, 2006

Il sud è ricco di infrastrutture

Avete presente tutte quelle classifiche sulla vivibilità, sulla pulizia, sul PIL, sulla criminalità, sulle spiagge in cui sguazza quest'italietta e che immancabilmente condannano le città e le regioni meridionali ad occupare TUTTE la seconda metà della graduatoria? Risultati da guardare con sospetto, certo, come quello sulla vivibilità, dove contano il numero di altalene, ma non i giorni di sole, grazie a regole che sembrano fatte su misura.
Sembra uno scherzo, ma queste graduatorie influenzano flussi economici di una certa consistenza, come quello turistico o la scelta per il posizionamento di una sede aziendale.
Il genio e la sfacciataggine Tosco-Padana possono però raggiungere vette impensabili, come nel caso della graduatoria infrastrutturale del mezzogiorno, preparata dall'Istituo Tagliacarne. In questo caso le differenze tra nord e sud non sono più così nette, e può capitare che Vibo Valentia sia più “infrastrutturata” di Milano.



Infrastrutture risalenti al periodo pre-unitario: le mura greche di Vibo

Si, a questo può giungere la vigliaccheria settentrionale pur di rubare: a dire che a Vibo si sono spesi troppi soldi per le infrastrutture, ed a Milano non abbastanza, malgrado i soldi buttati nel più inutile aeroporto del mondo (Malpensa).
Come ottenere questo risultato? Semplice, sovvertiamo le regole della progettazione economica: da oggi non sono più le infrastrutture la base per creare sviluppo, ma viceversa. La classifica si basa infatti sulla “domanda potenziale”, nuovo, ennesimo ed inutilissimo parametro posto a freno dell'economia del sud. In pratica, si tiene conto della richiesta che c'è sul territorio per ulteriori infrastrutture. Ma noi ci chiediamo, in un territorio dove non c'è niente, in un deserto economico dove prevale l'economia del bar, che richiesta ci deve essere? Ed infatti il Rapporto Tagliacarne questo vuole dire: sottosviluppati siete e sottosviluppati dovete rimanere.


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lunedì, luglio 03, 2006

Perchè è morto Dalla Chiesa?

"non insista, perchè se c'è un collegamento con la morte di Mattei, sarebbe un omicidio di stato, ed io contro lo stato non ci vado"

Questa sarebbe stata la risposta data dall'allora capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa alla vedova del giornalista De Mauro. Queste sono parole pesanti, che sarebbero dovute rimbalzare da un TG all'altro il 14 giugno scorso in un susseguirsi di smentite e conferme. Queste sono parole che hanno bisogno di una spiegazione, sulle quali si potrebbero fare congetture, ipotesi, ricostruire fatti, anche se solo in via ipotetica.
Ed invece niente. I giornalisti nazionali non le hanno quasi notate (vogliono farci credere). Le testate regionali invece le hanno riportate, almeno questo merito possiamo darglielo.

Noi non abbiamo bisogno di aggiungere niente al quadro che si va componendo ai nostri occhi. Alla conferma del fatto che in Calabria a sparare non sembra sia stata la 'ndrangheta ma un avversario politico, alla incredibile facilità con cui il procuratore Grasso assicura alla giustizia persino i responsabili di omicidi di mafia compiuti nei primi anni 90, non aggiungiamo niente se non qualche riflessione elementare:
Ma come? Non c'era l'omertà in Sicilia? Non era impossibile penetrare questo muro? Come mai il toscano Vigna non aveva avuto alcun successo?

La verità, dicevamo, si comporrà ai nostri occhi da sola. La verità su cosa è questa "mafia", su chi la comanda(va), su chi ha ucciso Dalla Chiesa, Falcone e tanti altri verrà a galla. Ed allora la storia saremo noi a scriverla. Da vincitori.
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giovedì, giugno 29, 2006

VIII. Sicilia hub energetico del Mediterraneo

Quello che rimarrà di Priolo

Il sistema di distribuzione del gas è rigido a causa delle tubature che servono per il suo trasporto lungo tragitti di migliaia e migliaia di chilometri. Esiste però una tecnologia che, malgrado i costi più alti rispetto alle classiche “pipelines” permette di trasportare il gas via mare. LNG: Liquid Natural Gas, e cioè gas raffreddato al punto di condensazione, caricato sulle navi e scaricato agli estremi delle reti distributive in corrispondenza di un rigassificatore (vedi foto sopra).
Attorno a queste strutture si è creato molto trambusto ultimamente. Il fatto da tenere in considerazione è che i rigassificatori vanno considerati più come infrastrutture che come impianti di produzione industriale, anche se ovviamente la loro progettazione deve soddisfare determinati criteri ambientali. Essi infatti non producono alcunchè, ma servono solo a riscaldare il gas arrivato in forma liquida per riportarlo in forma gassosa (vedi foto).
La tecnologia dell'LNG necessita di investimenti notevoli, superiori a quelli dei metanodotti, e che solo con le ultime impennate del prezzo del petrolio sono diventati convenienti. Regala però la possibilità di far arrivare il gas direttamente dal paese di produzione a quello di consumo senza tenere conto di chi o cosa ci sia nel mezzo. Sempre che i due paesi abbiano a disposizione un porto dove piazzare le infrastrutture necessarie.
Il posizionamento dei rigassificatori deve comunque tener conto di altri fattori economici, per cui piazzarne uno proprio davanti all'uscio di casa potrebbe avere come conseguenza un costo del gas troppo elevato.
Ecco di nuovo come la Sicilia entra in gioco prepotentemente e grazie alla sua posizione, anche nel mercato globale dell'LNG.
Abbiamo già visto come da qui passino alcune delle maggiori arterie vitali per il trasporto di energia verso l'Europa. Il piazzare dei rigassificatori proprio qui rafforzerebbe le caratteristiche di “hub” energetico che la Sicilia già possiede.
Malgrado le grida di chi vuole il rigassificatore a Livorno o a Ravenna, alla fine probabilmente costerà comunque meno comprare il gas proveniente dalla Sicilia, sempre a causa di quei giorni di navigazione in più.
E' anche vero che i rigassificatori hanno un impatto ambientale. Ma allora quale dovrebbe essere la strategia della Sicilia?
Bisogna delineare un percorso da seguire per la creazione dell'”hub energetico” Sicilia:
1) Messa in sicurezza immediata delle raffinerie e degli impianti industriali esistenti con bonifica territoriale
2) Smantellamento impianti petrolchimici non direttamente connessi con la raffinazione del petrolio
3) Inizio costruzione rete rigassificatori con collegamenti ai principali metanodotti esistenti
4) Graduale passaggio da “hub” petrolifero ad “hub” del gas e quindi graduale chiusura delle raffinerie, anche in risposta alle mutate condizioni del mercato mondiale di distribuzione dell'energia.
5) Sviluppo turistico e post-industriale delle aree bonificate

Tutto ciò significa creare un piano energetico PER la Sicilia, mirante cioè allo sviluppo della Sicilia, e non alla sua spoliazione in funzione padana.

In English: LNG Wikipedia

Prossima Puntata: IX. Un Piano energetico per lo sviluppo della Sicilia
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martedì, giugno 27, 2006

Il Bluff di Bossi

Bossi parla ancora di secessione del nord, e c'è ancora qualcuno che gli crede.... Peggio ancora c'è gente che crede quando si trattava si entrare in Europa il nord non ha abbandonato il sud per lealtà verso la parte più povera della nazione.
E' il momento di smettere di sognare e guardare in faccia la realtà: se siamo entrati in Europa con il nord è perchè al nord conveniva economicamente così. Quello di Bossi era solo un bluff, un ricatto bello e buono: o mi date quello che voglio o faccio saltare tutto.
Il nord a metà degli anni novanta era probabilmente la “nazione” più ricca d'Europa. Nelle prime dieci posizioni della classifica europea delle regioni dal PIL più alto vi erano 5 regioni del nord Italia. Al contrario, nelle ultime dieci posizioni figuravano (e figurano) tutte le regioni meridionali.
La media fa un PIL esattamente corrispondente alla media europea, il che permette alle regioni del nord di risparmiare sui versamenti per il bilancio della comunità europea. Una vera e propria evasione fiscale su base regionale. Ma la cosa più incredibile è che non riusciamo a vedere l'altra parte della realtà, e cioè che, come l'Irlanda, avremmo dovuto ricevere quote del budget europeo di molto superiori ai fondi di Agenda 2000.
In pratica la secessione del nord prima dell'ingresso in Europa avrebbe significato un flusso di denaro dal Nord Italia al Sud Italia: la restituzione di una parte del maltolto.
E volete che Bossi non si sia reso conto di tutto questo?
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sabato, giugno 24, 2006

VII. La tassa del tubo ed i prigionieri di Guantanamo Bay

La Sicilia non è niente in questo momento: non è una nazione indipendente, non è parte integrante di uno stato nazionale perchè lo statuto (e quindi la costituzione di questo “stato” nazionale) non è stato mai applicato, non siamo ufficialmente una colonia. Viviamo in un limbo istituzionale e giuridico, con un parlamento fantoccio svuotato persino dei più elementari poteri. Sembra quasi che la nostra isola sia un'estensione di Guantanamo Bay, il famigerato carcere USA.
Per un attimo qualche anno fa abbiamo provato ad alzare un dito per dire la nostra, ma subito ci siamo ritrovati la mano schiacciata sotto il tacco italiano, e per giunta con tutto il peso dell'Europa sopra.
E sì. Perchè ora che c'è anche il gas il discorso si fa diverso: ora è tutta l'Europa ad aver bisogno della posizione della Sicilia. Ora che il Mare del Nord è al tramonto e che l'unica alternativa è essere schiavi della Russia.
Per un attimo abbiamo provato a riappropriarci della nostra posizione, del nostro essere “hub” naturale del sistema economico mondiale: a questo avrebbe portato (almeno idealmente) la tanto esecrata “tassa del tubo”, il pagamento di un pedaggio al passaggio del gas in cambio dello sfruttamento della nostra posizione.
L'Europa intera ha tremato e ci ha schiacciato sotto un cumulo si sentenze-farsa dedotte dalle sue inutili leggi.
Tassa del tubo che poi il governo italiano, con una sfacciataggine degna di un ladruncolo da quattro soldi, ha tentato di estendere all'intero territorio nazionale: insomma, l'idea è buona, ma i soldi li prendiamo noi. Nessuna protesta da qui.


Le vie del gas non sono infinite


Comunque i fatti rimangono quelli: il modo più economico di trasportare il gas è tramite gasdotti con i tratti marini più brevi possibile. All'Europa il gas può arrivare da tre o quattro vie: dal Mare del Nord, dove i giacimenti sono in via di esaurimento, da est, cioè dalla Russia o dall'Asia centrale tramite Turchia e Grecia, o da sud, dal Nord-Africa attraverso la Sicilia. Visto che la paura di diventare troppo dipendenti dalla Russia fa 90, l'altra alternativa è il Sud Italia: Puglia (dai Balcani) e Sicilia (Libia ed Algeria).
Tutti i territori attraversati da un gasdotto ricevono un pedaggio (in denaro o in natura tramite gas). La Sicilia (o la Puglia) niente.
Poi però quando ci ritornano le merci prodotte con l'energia che gli abbiamo mandato noi gratis siamo costretti a pagare il trasporto, un sovrapprezzo dovuto alla nostra “marginalità”. Com'è facile ribaltare la verità in questo teatrino delle parti.
Ma lo stato italiano (e l'Europa) si rende conto di questa “dipendenza” dalla Sicilia? O siamo noi che stiamo andando troppo in là? Basta guardare al più redente progetto di gasdotto dall'Algeria: il GALSI. Questi passerebbe dalla Sardegna, e da lì di dirigerebbe in Toscana. Un progetto dai costi spropositati rispetto ad un ennesimo metanodotto passante dalla Sicilia, e che può essere giustificato solo con la voglia di “differenziare” ulteriormente, di by-passare gli infidi siciliani.
E nel frattempo entra in scena un'altra tecnologia: il trasporto di gas liquido (LNG).

Prossima Puntata: VIII. Rigassificatori e depositi sotterranei. Dove e perchè?


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